Il caso Esposito visto dalla Cassazione: Santacroce intervista inopportuna

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«In linea generale, come più volte ribadito anche dalla nostra Giunta, è decisamente poco opportuno che un magistrato titolare di un procedimento rilasci dichiarazioni alla stampa su un proprio processo, soprattutto se di grande eco mediatica». Ma in questo caso, «trattandosi di una sentenza già pronunciata ed irrevocabile, quanto pubblicato non può produrre alcuna conseguenza di carattere processuale». Così il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, commenta le polemiche innescate dall’intervista al Mattino del presidente della sezione feriale della Cassazione, Antonio Esposito, sulla sentenza Mediaset.

Certe «regole di opportunità», spiega Sabelli, «devono valere soprattutto quando si è in presenza di processi sui quali c’è una grande attenzione mediatica: l’obiettivo è quello di evitare che si dia il ‘la’, come in questo caso, a polemiche fondamentalmente inutili». Nel caso in questione, però, «stiamo parlando di una sentenza irrevocabile: con la lettura del dispositivo si forma il giudicato e una volta che si forma il giudicato nessuna intervista può avere riflessi di natura processuale. Le parole del giudice Esposito hanno seguito questa sentenza, non l’hanno in alcun modo anticipata. E questo, secondo me, e a leggere rigorosamente la norma, esclude anche la possibilità di interventi di carattere disciplinare».

Un compito difficile quello di Sabelli  che improvvisamente si è trovato a dover fronteggiare una situazione inaspettata.

Arriva anche la smentita alla smentita:

Ma la replica del direttore del Mattino, Alessandro Barbano, non si è fatta attendere. «Posso assicurare voi e i miei lettori che l’intervista è letterale, cioè sono stati riportati integralmente il testo, le parole e le frasi pronunciate dal presidente di cui ovviamente abbiamo prova».
«Non posso commentare la smentita – ha detto Barbano intervenendo al programma di Rai Radio 1 ‘Start, la notizia non può attendere’ – ma posso commentare, di fronte a qualunque sede, che il presidente Esposito ha pronunciato esattamente le parole con la sintassi e la conseguenza logica con cui noi le abbiamo pubblicate».

Barbano ha sottolineato di avere la registrazione dell’intervista e ha proseguito: «Bisognerà capire perché questa smentita». E ancora: «Posso immaginare che il presidente della Cassazione abbia valutato a posteriori che, in qualche modo, spiegare le motivazioni della condanna prima di averla emessa possa avere per lui un ritorno non positivo. Però non è una colpa da attribuire ai giornalisti ma alla responsabilità e alla maturità di chi parla».

Ma chi è Antonio Esposito?

Secondo Il Giornale Antonio Esposito, padre di Ferdinando, reo di essere stato visto in alcune cene con l’imputata Nicole Minetti, avrebbe fatto “insabbiare”  la procedura disciplinare nei confronti del figlio.

Altri dettagli si possono apprendere leggendo l’articolo pubblicato poi da polisblog.it, che in parte riporta anche altre affermazioni de Il Giornale:

Saputo che Esposito doveva decidere del destino di Berlusconi, si è deciso di derubricare il tutto a “cena inopportuna” e niente sanzioni. Scrive il Giornale:

L’8 luglio viene fissata l’udienza del Cavaliere davanti alla Suprema corte per il 30 del mese e subito dopo, l’11 luglio, si fa sapere che il rampante pm di Milano non rischia nessuna azione disciplinare per la sua solo «inopportuna» cena al ristorante «Il Bolognese» del capoluogo meneghino con l’ex consigliera regionale che, all’epoca, doveva essere ancora giudicata nel processo Ruby bis, con Lele Mora ed Emilio Fede. Il procuratore generale, Gianfranco Ciani, dirama la notizia che sono state archiviate le accuse nate dalla segnalazione fatta a maggio del 2012 dal capo della procura di Milano, Edmondo Bruti Liberati.

Al di là del fatto che sia corretto derubricare le cene tra il pm e l’imputata e al di là dei dubbi – che il Giornale esprime – sulla figura di Ferdinando Esposito; sembra parecchio pretestuoso pensare che le due cose siano collegate al solo scopo di non macchiare la figura del giudice che avrebbe condannato Berlusconi. Anche perché le colpe dei figli non necessariamente devono ricadere sui padri. Ma comunque, Libero non vuole essere da meno; e così riesce a collegare addirittura il “licenziamento” di Vitaliano Esposito – ex procuratore generale della Corte di Cassazione, fratello di Antonio – voluto dal Pdl per il suo ruolo di garante ambientale dell’Ilva.

Una decisione, il licenziamento che conferma “l’incredibile vocazione all’hara-kiri che contrassegna il centrodestra italiano, sempre pronto a fare la cosa sbagliata al momento sbagliato” (nelle parole di Libero). Per la precisione, ecco il racconto della vicenda:

Mezz’ora prima che Antonio Esposito riunisse in Camera di Consiglio la sezione feriale della Corte di Cassazione che avrebbe reso definitiva la condanna di Silvio Berlusconi, il Pdl al Senato votava il licenziamento in tronco di Vitaliano Esposito, fratello del magistrato che aveva nelle sue mani il destino del Cavaliere

Nel cortocircuito politico-giudiziario che a partire da Berlusconi sembra ormai venir dato per scontato anche dai giornali di area le due cose non possono che essere direttamente collegate:

Vitaliano Esposito, fratello di Antonio ed ex procuratore generale della Corte di Cassazione, è stato nominato il 15 gennaio scorso dal premier Mario Monti e dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini, «garante dell’esecuzione delle prescrizioni contenute nell’autorizzazione integrata ambientale per l’Ilva di Taranto». (…) Il 2 luglio un deputato di Matera del Pdl, Cosimo Latronico, depositava l’emendamento 1.83 che stabiliva: «È soppressa la figura del Garante e le relative funzioni sono trasferite al commissario (Enrico Bondi, ndr)» (…) Nessuno però nel partito del Cavaliere si è accorto di quanto stava avvenendo, e nemmeno nelle fila dell’esecutivo c’è stato qualcuno a cui è venuto il dubbio sull’opportunità di fare uno sgarbo di questo tipo alla famiglia Esposito.

Uno “sgarbo alla famiglia Esposito”, come se si parlasse di camorristi invece che di giudici dei ranghi più alti. Non male, per quei “moderati” che hanno in mente prima di tutto “la pacificazione” del paese.

Nell’estate torrida della giustizia, la Cassazione è nella bufera?

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Un’intervista al Mattino, che poi è stata rettificata avrebbe gettato ombre e dubbi sul giudice Antonio Esposito, presidente della sezione feriale della Cassazione che ha giudicato Silvio Berlusconi sul caso Mediaset. In quell’intervista il giudice Esposito avrebbe anticipato le motivazioni di quella sentenza, dicendo che Berlusconi, in realtà sapeva quanto accadeva in Mediaset circa la gestione dei diritti tv, e che quindi non è stato condannato in base al principio del “non poteva non sapere”.  Il giudice della Cassazione, secondo quanto riportato da Il Mattino, avrebbe affermato che si può essere condannati in base al presupposto che l’imputato non poteva non sapere. ”Potrebbe essere un’argomentazione logica, ma non può mai diventare principio alla base di una sentenza”. Quindi, parlando del motivo per cui si è giunti alla condanna, sottolinea nell’articolo: ”Tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva, tu non potevi non sapere, perché Tizio, Caio e Sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. E’ un po’ diverso dal non poteva non sapere”.

Poi c’è stata la smentita e rettifica.

Nell’intervista il magistrato si sarebbe poi soffermato anche sulla tempistica della sentenza, chiarendo come non ci sia stata alcuna fretta: ”C’e’ un principio generale che attiene allo spirito della formazione della sezione feriale della Corte di Cassazione”, questo collegio di giudici ”serve ad evitare che i processi subiscano la condanna del tempo con la prescrizione”, quindi spiega ”a me come presidente della sezione feriale non restava altro che fissare la data in tempo non utile ma utilissimo e ravvicinato onde evitare la prescrizione”.

Infine, sulle polemiche nei suoi confronti, afferma: ”Non rispondo perché chiederò ad altre sedi la tutela della mia onorabilità”. Riguardo alle parole del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dopo la sentenza, Esposito afferma: ”Sono sempre di saggezza istituzionale e rigore costituzionale”.

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