Storie di concorsi truccati… caso Èupolis!

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Quando l’aritmetica non torna, probabilmente il concorso è truccato! Èupolis, l’istituto di ricerca, statistica e formazione della Regione Lombardia  indice un concorso per assegnare 40 borse di studio.

I bandi sono due: uno per 31 “giovani laureati”, l’altro per 9 “dottori di ricerca”. Ed è proprio uno dei candidati al secondo concorso che ha fatto partire le indagini con una dettagliata denuncia inviata al procuratore capo Edmondo Bruti Liberati.

Nell’esposto uno degli aspiranti ricercatori tagliati fuori, Antonio Alizzi, professore a contratto di management per l’editoria all’università di Verona, spiega come si sia ritrovato dal primo al secondo posto in graduatoria per una delle nove aree messe a bando. Nella selezione per titoli era risultato, con 40 punti, in cima alla classifica. Alle prove orali, che si svolgono il 18 dicembre, totalizza altri 39 punti e arriva a 79. Ma davanti a lui c’è Filippo Cristoferi, brillante studioso molto inserito nei giri di Comunione e liberazione, tra le firme del Sussidiario – la rivista d’area del movimento e già collaboratore e borsista di Éupolis. Cristoferi ha un punto in più di Alizzi: 80. Ed è molto curioso, osserva il suo concorrente, visto che nella valutazione dei titoli aveva solo 31 punti e per la prova orale altri 46. Come si arriva a 80? Con un incremento di tre punti della valutazione ufficiale, che nella somma finale viene portata da 31 a 34 punti.

Proviamo a chiedere lumi a Stefano Bruno Galli, presidente di Éupolis fino a gennaio, quando ha lasciato l’incarico per candidarsi come consigliere regionale con la lista “Maroni presidente”: «Non ho seguito io quel concorso e nemmeno le consulenze: di tutto si è sempre occupato il direttore generale, Alberto Brugnoli». Brugnoli, manager di area Cl, professore di Economia all’università di Bergamo, replica che «è tutto chiarissimo, limpido. Ci sono stati candidati che hanno chiesto la revisione delle loro valutazioni. Ma ora c’è un procedimento in corso in autotutela, ne parliamo quando sarà tutto definito».

A guardare i documenti del concorso, però, la versione di Brugnoli non emerge così lampante. Si scopre, invece, che ci sono due graduatorie: una parziale, pubblicata il 12 dicembre e subito rimossa dal sito Internet, nella quale viene riportato il “vecchio punteggio”. E una definitiva  ma resa nota solo in seguito ai candidati  che rettifica i punteggi. Il 14 dicembre la commissione giudicatrice viene convocata «per le vie brevi» e il vicepresidente, «considerata l’assenza del presidente, dà atto di avere da quest’ultimo ricevuto alcune richieste di candidati relativamente ai punteggi attribuiti nella valutazione dei titoli». La richiesta di revisione, però, non riguarda Cristoferi ma un’altra candidata che è stata «erroneamente esclusa, per mero errore materiale nella trasmissione degli atti». Già che c’è, la commissione riconsidera anche il punteggio di Cristoferi e sostiene di essersi accorta che «non è stato attribuito un punteggio coerente ai titoli e alle pubblicazioni allegati alla domanda da lui presentata». Nessuna spiegazione, però, su quali siano stati gli errori emendati.

Alizzi non è l’unico a contestare gli esiti del concorso. Anche Giuseppe Feola, l’avvocato che assiste un altro candidato  in questo caso per quanto riguarda il bando per i “giovani laureati”  è pronto a dare battaglia legale contro il concorso. «Appare evidente che l’unica differenza tra il curriculum del mio assistito e quello dei vincitori sta nel fatto che non avesse pregressi rapporti con Éupolis. Altri, invece, hanno potuto vantare dottorati di ricerca all’interno dell’ente. Se la borsa era riservata ai giovani laureati e se c’erano anche borse riservate ai giovani dottori, non era più corretto che i detentori di questi titoli concorressero per le borse a loro riservate?». Il risultato è stato che alla fine, tra i “giovani laureati”, figurerebbero ricercatrici ultraquarantenni che già collaborano da tempo con l’istituto. Una stabilizzazione dei precari mascherata? «Non è così» assicura Brugnoli, che respinge l’immagine di un carrozzone iperfinanziato, generoso di incarichi a ciellini e dai risultati “incerti” sul piano della ricerca.

Solo nel 2011 Éupolis ha ricevuto dalla Regione 12,6 milioni di euro per progetti che vanno da un generico “contributo per le attività istituzionali  anno 2011” (3,5 milioni come prima tranche) al “trasferimento risorse gestione osservatori Dg Famiglia” (2,2 milioni). Il 42,6 per cento dei 55 milioni spesi in ricerche, su cui un audit interno ha sollevato perplessità, sono finiti a Éupolis, che vanta tra i suoi consulenti diversi ciellini tra cui l’ex sottosegretario formigoniano Robi Ronza, fondatore del Sabato, e sua figlia. Ma Brugnoli assicura che il suo non è un feudo Cl: «Sono pochi nomi, selezioniamo solo gente competente…».

 

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