VELENO NELL’ACQUA? Sempre più cromo in quella bresciana

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C’è sempre più cromo nell’acqua che scende dai rubinetti della zona ovest di Brescia e della Bassa Valtrompia. L’aumento sarebbe dovuto a una conseguenza geofisica, il che significa che non è aumentato l’inquinamento, ma la zona risente dei veleni rilasciati nell’ambiente negli anni passati e che ora proseguono la loro corsa verso la falda più profonda.

Come scrive il Corriere della Sera:

Un «inquinamento a norma di legge», come quello di altre sostanze cancerogene (tetracloroetilene e tricloroetilene, benzene, trialometani, cloruro di vinile) presenti in minuscole tracce nell’acqua pubblica che abbevera la Leonessa. Tracce che rimangono nonostante gli accurati filtraggi a cui la sottopone il gestore. Tracce che il nostro organismo assimila, insieme ad altri inquinanti che ingeriamo con il cibo.

Dopo lo scandalo del Pcb e delle diossine provenienti dalla Caffaro, ora arriva il cromo esavalente. I dati della Asl identificano la presenza media di cromo intorno ai 10 microgrammi per litro, mentre la legge parlano di un limite massimo di 5 microgrammi per l’acqua di falda, che si alza a 50 microgrammi per quella che scende dal rubinetto: limite definito dall’Unione Europea 15 anni fa; ad oggi nessuno Stato membro ha considerato un livello apposito per il cromo esavalente che (prodotto principalmente dall’industria) è anche il più tossico per l’organismo.

Ma cosa dicono le linee guisa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità? La concentrazione di cromo nelle acque destinate al consumo umano deve essere di norma inferiore ai 2 microgrammi al litro.

Cosa succede all’estero? Per esempio negli Usa dove l’industrializzazione è sempre stata spinta ai massimi livelli? Prendiamo il caso della California, stato in cui è presente anche la Silicon Valley, dove il valore-guida per il cromo esavalente negli acquedotti è stato abbassato nel 2011 da 0,06 a 0,02 microgrammi/litro, cioè portato a una soglia 500 volte più bassa rispetto a Brescia.

Da dove viene l’inquinamento della falda acquifera di Brescia? Dalla storia industriale della città e della Val Trompia dove i bagni di cromo erano una protezione essenziale per le lavorazioni metalliche. Nella zona si producevano dalle posate alle armi e il cromo era largamente usato. Il problema è stato nello smaltimento e nella mancanza di controlli. Spesso si sversavano le scorie liquide nei corsi d’acqua o nel terreno. Ne è una prova il Mella dove per decenni sono finiti quintali e quintali di liquidi tossici che hanno inquinato i pozzi nella bassa valle, parte della città, fino ad arrivare nella Bassa, dove si coltivava il grano. Le ripercussioni sull’agricoltura sono state ingenti e ora non possono esser “lavati” via facilmente.

Come scrive sempre il Corriere della Sera:

L’acqua di Concesio ad esempio oggi è la peggiore della provincia. Ma presentano livelli preoccupanti anche Villa Carcina e Bovezzo. A Brescia la qualità dell’acqua è molto peggiore nella zona occidentale della città dove si sovrappone in parte al sito Caffaro e sembra seguire il corso del Mella. A2A è stata peraltro costretta a mettere fuori rete pozzi anche bal Villaggio Sereno e a Folzano perché il cromo superava i limiti di legge. Nell’ultimo quinquennio il Comune sta tenendo sotto controllo 46 pozzi, pubblici e privati. E ha individuato i principali focolai di inquinamento Obiettivo della Loggia è portare i privati alla bonifica e non far ricadere gli enormi costi sulla collettività. Come purtroppo sta accadendo per la Caffaro.

Si riuscirà a non far sostenere i costi ai cittadini che oltre l’inquinamento devono subire anche le ripercussioni economiche che questo comporta?

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PCB da Brescia ad Anniston… si muore di tumore.

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Un’inquinamento inodore e incolore che procura morte. La Caffaro a Brescia, la Monsanto ad Anniston.

Presso l’impianto Monsanto di Anniston e nella Caffaro di Brescia, sono stati prodotti di policlorobifenili (PCB). Il Pcb è dannoso per l’uomo, provoca il cancro e soprattutto può dare asma, glicemia, pressione alta. Il Pcb è una molecola che si trova nel terreno inquinato e per rimuoverla occorre togliere circa 40 cm di terra. Inoltre il Pcb entra nella catena alimentare e si diffonde nella zona.

A Brescia c’è una emergenza sanitaria, un allarme che tutti vogliono nascondere e che riguarda 25mila tra uomini, donne e bambini. Sono gli abitanti della zona che si estende a sud della Caffaro, la fabbrica adesso chiusa che dagli anni trenta fino a metà degli anni 80 ha prodotto migliaia di tonnellate di Pcb (policlorobifenili), al pari della diossina un pericoloso cancerogeno, sversandone centinaia di tonnellate allo stato puro nell’ambiente circostante.

Che cosa è stato fatto finora? Quasi nulla. Un’ordinanza del Comune, in vigore da dieci anni, vieta alle persone che vivono nelle zone contaminate di passare sulle superfici non coperte da asfalto o da cemento, mentre la bonifica non è mai partita perché la Caffaro è una società fallita, una scatola vuota senza soldi e al ministero dell’Ambiente risorse non ce ne sono. Quindi se in Alabama la Monsanto ha pagato non solo la bonifica, ma anche l’indennizzo delle persone affette da malattie derivanti da Pcb, a Brescia la gente continua a vivere, e ad ammalarsi, in mezzo a questa tossina che entra nel sangue ed è riscontrabile anche nel latte materno. In Italia i cittadini pagano anche con la vita le scelte di pochi irresponsabili che pensano al profitto a tutti i costi, anche se ricchezza significa privare dell’infanzia i bambini, anche se significa immergere le madri nei sensi di colpa perchè convinte che la verdura prodotta nel proprio orto è sana.

Anche perchè a Brescia il comune non si costituisce parte lesa… CHE INTERESSI CI SONO? CHE VERGOGNE DOBBIAMO ANCORA SOPPORTARE IN ITALIA SULLA PELLE DEI NOSTRI FIGLI, PARENTI E AMICI?

Paolo Corsini, sindaco di Brescia fino al 2008, getta la palla al ministero dell’Ambiente, e si leva ogni responsabilità. Quando gli viene chiesto come mai non ha avviato una procedura contro l’azienda, minaccia di denunciare il giornalista di diffamazione.

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