Chi sono i veri, imbattibili campioni di calcio? Lo svela una ricerca!

Holly-e-Benji-tuttacronacaDi calciatori forti, fortissimi, ce ne sono diversi, e la prossima estate li rivedremo tutti in Brasile pronti a lottare perchè la loro Nazionale trionfi. Ma difficilmente riusciranno ad eguagliare le incredibili prestazioni dei due fuoriclasse con i quali sono cresciute intere generazioni di bambini: Holly e Benji. In realtà negli anni è più volte apparso in rete uno studio scientifico che rendeva note le incredibili abilità dei due supereroi del calcio, ma visto che si avvicina il mondiale, meglio dare una ripassatina ai concetti.

Basta qualche calcolo di trigonometria e, tenendo presente il raggio della terra, l’altezza di un osservatore e la linea che va dall’osservatore fino alla linea dell’orizzonte, si ottiene che la distanza a cui un giocatore vede l’orizzonte é di 4,53 Km. Nel cartone, la traversa della porta compare quando un giocatore é più o meno sulla tre-quarti campo, il campo risulta lungo circa 17,8 Km. E in questo spazio infinito Holly e i compagni della New Team corrono a perdifiato per intere partite, spesso con recuperi dai risvolti drammatici. Al triplo fischio, quindi, gli eroi giapponesi percorrono mediamente 250 chilometri, a velocità stratosferiche intorno a 150km/h, per inseguire il sogno di giocare un giorno in Brasile. E come se non bastasse: acrobazie, tiri che attraversano il campo e voli incredibili da parte dei portieri… chi vorrebbe trovarsi a giocare contro un team così?

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Juve, tra l’offerta per Higuain e le nuove maglie

Gonzalo Higuain-juventus-tuttacronaca

Offerta da 22 mln di euro contro una valutazione da 30, si potrebbe trovare un accordo a 25. E’ su questi poli che si sta gestendo la trattativa tra Juve e Real per l’attaccante franco-argentino Higuain. Probabilmente l’incontro avverrà il 20 maggio nella sede della squadra spagnola, dove i dirigenti bianconeri incontreranno Florentino Perez. Ma Conte ha già fatto sapere che “Higuain non basta” anche se, considerato l’arrivo anche di Llorente, è un buon punto di partenza, ammesso di spuntarla contro i club inglesi, a cui ora si è aggiunto anche l’Arsenal. Ma nel mirino ci sono anche altri giocatori: Ibrahimovic, Cavani e Jovetic, tre nomi per i quali Conte è deciso a combattere.

Nel frattempo una novità in casa bianconera c’è: la nuova maglia. Presentata dalla Nike e senza le stelle per volere della società, la divisa ha un design ispirato agli anni 80 bianconeri, con fit sottile, strisce più strette e collo a V. All’interno sono impressi uno scudetto e la data 1897, anno di fondazione del Club. Neri con una striscia di silicone stampato lungo ogni lato invece i pantaloncini mentre i calzettoni sono bianchi con un inserto nero sul retro.

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Foto tratte da juvestore.com

Emanuela Orlandi: prima il flauto, ora una busta…

emanuela-orlandi-flauto-tuttacronaca

Cristina Orlandi, sorella di Emanuela, ha confermato che il flauto ritrovato nella chiesa di Sant’Apollinare dietro una formella della Via Crucis potrebbe essere quello appartenuto alla ragazza, questo perchè la custodia dello strumento della giovane presentava gli stessi angoli consumati. La redazione di Chi l’ha visto si è quindi recata nel negozio dove la famiglia l’aveva acquistato, usato, cercando la conferma e nella speranza di risalire all’insegnante di musica che l’aveva venduto. Il titolare del negozio, confrontando lo strumento con quello di una foto in cui Emanuela suona il suo, ha confermato si tratta dello stesso modello. Al momento il flauto è in mano alla polizia, che spera di estrarne il dna dal beccuccio. Nel frattempo, una busta anonima è stata recapitata ad una ex compagna della scuola di musica dell’Orlandi. All’interno, delle foto di guardie svizzere nell’atto del giuramento, con alcune scritte e date che ricordano un codice e dei negativi di foto non decifrabili, eccetto per una che raffigura un teschio con una scritta sulla fronte. All’interno del plico c’erano anche una bustina che contiene un ciuffo di capelli, un fiore di tulle, un pezzo di stoffa e del materiale non identificato, simile a terriccio. Il tutto è ora in mano agli inquirenti.

Quel flauto maledetto… sarà dell’Orlandi?

flauto, orlandi, ritrovamento, tuttacronaca

La magistratura sta facendo tutte le rilevazioni per appurare se quel flauto sia veramente appartenuto a Emanuela Orlandi o invece sia un depistaggio come ce ne sono stati tanti in questi anni. Quel che di sicuro non è difficile è entrare in possesso, oggi, di un flauto della ditta Rampone e Cazzani dei primi anni ’80. Basta andare su Google e digitare “Flauto traverso Ramponi e Cazzani”. Oltre che tramite eBay e Kijiji, se ne possono trovano in vendita a Milano, a Udine, a Palermo, etc…

Si scopre così che ne sono stati venduti alcuni esemplari in diverse località italiane.

Più complesso sarebbe avere a disposizione il Dna dell’Orlandi, bisognerebbe fare un vero e proprio appostamento e far toccare loro casualmente l’oggetto (cosa veramente irrealistica) o raccogliere un fazzoletto di carta che è stato usato da uno della famiglia (il che è quasi impossibile).

DON GIOVANNI POP, ovvero Filippo Timi!

filippo timi-dongiovanni-tuttacronaca

Quinte d’oro e plastica, pavimento luminoso, fondale con angeli michelangioleschi e un materasso a forma di crocifisso su cui giace un uomo che si sta iniettando una dose di eroina.
Si apre così l’attesa messa in scena del Don Giovanni di Filippo Timi, di cui l’attore perugino è autore e regista, che ha debuttato il 27 febbraio scorso al Teatro Franco Parenti. Ed è subito chiaro che del libretto di Da Ponte-Mozart a cui l’opera si ispira c’è ben poco. O forse solo l’essenziale, scarnificato.

Un concentrato di cinismo e brutalità che ha contagiato anche l’universo creaturale che lo circonda, come anticipato dal sottotitolo vivere è un abuso mai un diritto. È proprio questa la forza e l’originalità del lavoro di Timi, aldilà degli eccessi provocatori a cui negli anni ci ha abituato: l’aver capovolto la centralità dell’impianto scenico-narrativo. Don Giovanni non è più il motore eliocentrico da cui dipendono tutti i guai, ma è un virus che ha contaminato il pianeta e di cui ogni personaggio porta il seme propulsivo.

Sono gli altri i veri protagonisti della pièce, a cui Timi regala ampio spazio relegando al Don Giovanni un ruolo non proprio secondario ma certamente di collante, di deus ex machina che dall’alto un po’ manovra e po’ osserva questa umanità alla deriva.

Un’umanità fatta di figure nevrotiche e strabordanti come i vestiti che indossano – vere e proprie meraviglie kitsch realizzate dallo stilista di Prada Fabio Zambernandi – che si lasciano andare ad un linguaggio caricaturizzato ed esagerato, come quello rottermeiresco di Donna Anna, che da bambina indifesa si trasforma – letteralmente – in una macchina da guerra desiderosa di vendetta nei confronti di chi ha ucciso suo padre, perché ha tolto a lei la possibilità di farlo.

Il risultato fastoso del lavoro timiano è dettato dall’aver unito elementi che, apparentemente
insensati, contribuiscono alla costruzione di questa Babele impazzita. Proiezioni di video presi da You tube fanno da corollario ad una scenografia prorompente e ad una colonna sonora che spazia dai Pink Floyd ai Queen passando per le sigle dell’Uomo tigre e della Sirenetta.

Uno spettacolo in cui il Pop, frequenti le gag di matrice cabarettista, il coinvolgimento attivo del pubblico, le brevi coreografie, e le incursioni di una cultura Anni ’80, diversi gli espliciti richiami a Kubrick, la fanno da padroni. Il tutto farcito con una dose di lieve blasfemia: se doveste immaginare Lucifero in carne ed ossa, vi verrebbe in mente di fargli indossare un uniforme da Generale delle SS color rosa shocking?

 

Auguri… puntuali!

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AUGURI ALLO SWATCH, 30 anni di precisione svizzera!

Era il 1 marzo 1983 e a Zurigo fu lanciato o Swatch! Era la risposta all’orologio giapponese digitale, era “l’ultimo tentativo” di risollevare l’industria degli orologi svizzeri che stava fallendo.

Chi fu a salvare l’industria svizzera dell’orologio? Nicolas G. Hayek, un cinquantenne, nato in una ricca famiglia del nord del Libano e trasferitosi in Svizzera negli anni Cinquanta, dopo il suo matrimonio con la figlia di un industriale del paese alpino. Fu lui a capire che fondendo due aziende del settore era possibile fare un orologio di estrema precisione, quasi indistruttibile e soprattutto dal design accattivante. La sfida era proprio combattere quegli orologi giapponesi comodi, tecnologici, ma decisamente brutti e lanciare invece orologio “trendy”.  Così l’orologio divenne la moda e lo Swatch divenne il simbolo degli anni ’80. Gli Swatch cambiarono anche il modo di fare pubblicità degli orologi, vendendoli come un prodotto giovane e accessibile in campagne pubblicitarie molto creative e aggressive. Una credenza da sfatare è poi che lo Swatch sia un nome svizzero… nulla di più errato era l’abbreviazione di second watch, cioè ci si augurava che tutti ne comprassero più di uno (cosa che poi avvenne). Era insomma l’idea rivoluzionaria di passare da un oggetto di uso quotidiano a un oggetto di culto. Non si puntava sull’orologio di lusso, ma su un fenomeno di massa.

Nicolas G. Hayek è morto nel 2010, a 82 anni, per un infarto che lo ha colpito nel quartier generale della Swatch a Biel, dove stava lavorando nonostante la veneranda età.

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Anni ’80! Tuffo nel passato stasera per i concorrenti di Masterchef

Oltre alla prova esterna e la sfida a suon di dolci, gli aspiranti chef dovranno reinventare dei piatti tipici degli anni ’80.

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