La grande bellezza… e la scalata al successo. In lizza per l’Oscar

La-grande-bellezza-Sorrentino-tuttacronacaContinua la sua scalata alla fama il film di Paolo Sorrentino “La grande bellezza”. Dopo il trionfo agli Europeans Film Award e l’ingresso nelle nomination per i Golden Globe, da sempre visti come anticamera per gli Oscar, il titolo italiano è entrato nella shortlist di nove titoli ancora in gara per l’Oscar come miglior film straniero. I cinque titoli finalisti saranno annunciati insieme alle altre candidature il 16 gennaio.

“La grande bellezza” prova a conquistare l’America: candidato agli Oscar

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Roma si offre indifferente e seducente agli occhi meravigliati dei turisti, è estate e la città splende di una bellezza inafferrabile e definitiva. Jep Gambardella ha sessantacinque anni e la sua persona sprigiona un fascino che il tempo non ha potuto scalfire. È un giornalista affermato che si muove tra cultura alta e mondanità in una Roma che non smette di essere un santuario di meraviglia e grandezza.

La Commissione di Selezione per il film italiano da candidare all’Oscar istituita dall’ANICA, su invito della “Academy of Motion Picture Arts and Sciences”, ha designato “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, a rappresentare il cinema italiano alla selezione del Premio Oscar per il miglior film in lingua non inglese. La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino vede protagonisti Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte e Isabella Ferrari.

L’annuncio delle cinquine che parteciperanno al premio Oscar per il miglior film in lingua non inglese sarà dato giovedì 16 gennaio 2014, mentre la cerimonia di consegna dell’86esimo premio Oscar si svolgerà domenica 2 marzo 2014.

L’Oscar si tingerà d’azzurro? I 7 film autocandidatisi per la statuetta

oscar-italia-tuttacronacaEra il 1998 quando Roberto Benigni, balzando da una poltrona all’altra, percorse la distanza che separava il suo posto in sala dal palco e, soprattutto, da quella statuetta che è il sogno di tutti gli addetti di cinema. Era il 1998 e Sofia Loren pronunciò quelle magiche parole: “And the Oscar goes to… ROBERTO!”

Nel 2006, La bestia nel cuore, interpretato da Giovanna Mezzogiorno e diretto da Cristina Comencini, venne nominato come miglior film straniero.

Da allora, più nulla.

Quest’anno ci riprovano, in sette. Sono i titoli tricolore che hanno presentato la loro autocandidatura per la statuetta per il miglior film in lingua non inglese. Lo ha reso noto ieri l’Anica. Sarà la Commissione di Selezione, il 25 settembre, a ufficializzare il film che sarà poi chiamato a rappresentare il nostro Paese ai prossimi Premi Oscar. Bisognerà però attendere il 16 gennaio 2014, giorno dell’annuncio delle cinquine, per sapere se la scelta sarà stata vincente e il/la regista prescelto/a potrà volare a Los Angeles per assistere alla cerimonia di consegna il 2 marzo. I film che guardano a questa meta sono: La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, Miele di Valeria Golino, Viva la Libertà di Roberto Andò, Viaggio Sola di Maria Sole Tognazzi, Razza Bastarda di Alessandro Gassman, Salvo di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia. A sorpresa arriva anche il thriller con venature drammatiche Midway tra la vita e la morte di John Real, nome d’arte del 24enne che ha girato la sua opera, 29 copie in tutta Italia, con meno di 100mila euro.

Cala il sipario? Il cinema e lo stato di agitazione permanente contro i tagli

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Era il 5 maggio quando il neo premier Letta aveva fatto la sua apparizione a Che tempo che fa e, dopo aver toccato vari temi, aveva dichiarato “mi prendo l’impegno: io mi dimetto se facciamo altri tagli alla scuola, alla ricerca e alla cultura”. Forse la scarsa memoria italiana, forse il clima estivo che fa pensare ad altro, forse ancora lo spauracchio Iva e Imu, fatto sta che la parola non è stata mantenuta e sembra nessuno ne sia rimasto colpito. Almeno questa era l’impressione che si aveva fino ad oggi. Ma nelle ultime ore il clima si è fatto rovente: a Cinè – Le giornate professionali di cinema, in corso a Riccione, le associazioni del settore cinematografico, tra cui Anica, Agis, Anec, Anem, Apt e Centoautori, hanno annunciato lo stato di agitazione permanente contro i tagli al tax credit. A infiammare ulteriormente gli animi è intervenuto Veronesi che ha proposto di bloccare tutto “con uno sciopero a oltranza, devono capire che la nostra risposta sarà dura. Si può fare creando una cassa comune in cui i più ricchi mettono dei soldi, e chi perde il lavoro può attingere là, per sei/sette mesi, un anno, quanto serve. Per bloccare una cosa del genere basta fermarsi”. Il regista ha poi aggiunto: “Qui non si parla di artisti che vogliono fare i film, ma delle migliaia di precari, di lavoratori del mondo del cinema. Quello dei tagli è un passo veramente sbagliato di un governo nuovo che sta mettendo il piede in una fossa. Io non sono per chiedere incontri o mediare. Loro non ci sono venuti incontro mai, ci hanno sempre detto di sì come ai cretini, ora la reazione dev’essere forte, solo così se ne accorgeranno”. Ma le associazioni di settore non lo seguono su tutta la linea, essendo ancora aperte al dialogo pur tenendo pronto un calendario d’iniziative bellicose come il presidio nelle sedi del Ministero della cultura e la possibilità, che qualcuno accarezza, di non mandare i film italiani ai grandi festival autunnali di Venezia e Roma. Tutto questo per riportare il tax credit, dimezzato dal governo nel 2014, almeno ai 90 milioni di euro iniziali per poi riuscire a stabilizzarlo nel tempo. Anche il presidente dell’Anica Riccardo Tozzi è intervenuto al riguardo: “Tutto il cinema è unito nella battaglia per il tax credit, dagli autori alle film Commission e se non otterremo quello che chiediamo prenderemo tutte le iniziative per bloccare il cinema italiano. Ci troviamo di nuovo nella situazione di lottare contro i tagli, e stavolta è particolarmente sbalorditivo, visto che c’è un presidente del Consiglio che si era impegnato a dimettersi se ci fossero stati tagli alla cultura. Eppure questo è il più drammatico taglio al nostro settore degli ultimi anni”. Ma trova anche una giustificazione per questo atteggiamento, dichiarandosi convinto che “Letta sia in buona fede, c’è stato un malinteso. Al governo non hanno capito che questa decisione rischia di avere effetti micidiali, così rischia di essere falcidiato soprattutto il nostro cinema d’autore, resterebbero solo opere prime e commedie blockbuster”. Stando a Tozzi, quindi, il governo non si sarebbe reso conto che l’introduzione del tax credit rappresentava la soluzione contro la riduzione costante del Fondo Unico per lo spettacolo, che oggi, aggiunge  il presidente dall’Anec Lionello Cerri, “è di 478 milioni di euro complessivi, di cui solo 71 milioni per cinema, nei quali sono inclusi anche i 30 che vanno al Festival di Venezia a Cinecittà luce e alla Scuola nazionale di Cinema. Il cinema non pubblico lavora su 40 milioni di euro, di cui 20 per la produzione cinematografica”. Ma nella discussione è intervenuto anche il cugino del premier, l’ad di Medusa Giampaolo Letta: “Non vi farò fare il titolo Letta contro Letta le premesse per un ascolto da parte del governo sono delle migliori, ma a maggior ragione dobbiamo far sentire la nostra voce. Iniziative, come quelle fatte nel 2010 al festival di Roma erano state efficaci. I soldi ci sono o c’erano, basta poco”.

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