Renzi si rimbocca le maniche e lancia l’aut-aut: o l’accordo con il PdL o le urne!

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Matteo Renzi rilascia un’intervista al Corriere ed entra subito nella questione: “Pensiamo a cos’è successo nel mondo dal 25 febbraio a oggi. In Vaticano c’era ancora Ratzinger; in un mese è stata scritta una pagina di storia. Il pianeta corre. E l’Italia è totalmente ferma. Le aziende chiudono. La disoccupazione aumenta. E la politica perde tempo. La tempistica prevista dalla Costituzione va rispettata. Ma qui si sta facendo melina. Si rinvia tutto alla scelta di un presidente della Repubblica più sensibile a dare l’incarico a Tizio o a Caio. Ma questo alimenta l’antipolitica. La vera moralità non è solo tagliare i costi; è rendere efficiente quel che fai”.

Nell’intervista fiume, il sindaco di Firenze ha tenuto a sottolineare che per, quel che concerne Berlusconi, il Pd deve sbrigarsi a prendere una decisione: se è il capo degli impresentabili, allora si torna al voto subito, altrimenti è un interlocutore forte di 10 milioni di elettori: “In un momento si vagheggia Berlusconi in manette, in un altro ci si incontra di nascosto con Verdini. Non si può stare così, in mezzo al guado.” Quello contro cui si batte al momento, infatti, è l’atteggiamento del Pd che “punta a prendere tempo e a eleggere un capo dello Stato che ci dia più facilmente l’incarico di fare il nuovo governo”. Se non si sbilancia facendo nomi su chi vedrebbe al Quirinale (“l’importante è che sia una personalità autorevole”), ha ben chiare le cose che andrebbero fatte, a partire da oggi stesso: “Anziché vivacchiare, rendiamo utile questo tempo. Bersani riunisca fin dalla prossima settimana i gruppi parlamentari. Non l’ennesima direzione che diventa una seduta di autocoscienza; i gruppi parlamentari, che tra l’altro sono quasi tutti bersaniani. Giovani in gamba, persone di valore, che però si sono riuniti finora, credo, solo tre volte. Lanciamo una proposta forte. Il sindaco d’Italia: una nuova legge elettorale, grazie a cui si sa subito chi ha vinto. Abolizione del Senato, che diventa la Camera delle autonomie, con i rappresentanti delle Regioni e i sindaci delle grandi città che vanno a Roma una volta al mese e lavorano senza ulteriori indennità; così il Parlamento è più efficiente e costa la metà”. L’importante è poi smettere di farsi umiliare dall’arroganza e la tracotanza del MoVimento ma reagire applicando i tagli alla politica e abolendo il finanziamento pubblico ai partiti. L’intervista fiume prosegue toccando il tema “dieci saggi”: “Cosa ci possono dire di nuovo Violante e Quagliariello? Non sono certo la soluzione, al più possono essere concausa della crisi. Lo dico con grande rispetto per il presidente Napolitano: dare la colpa a lui per l’impasse è come dare la colpa al vigile se in città c’è traffico. Ma ora il Pd deve avere un sussulto di orgoglio: via il Senato, via le province, legge elettorale dei sindaci. Una gigantesca operazione di deburocratizzazione, con una grande scommessa sull’on line. E un piano per il lavoro, che dia risposte al dolore delle famiglie e alle sofferenze delle imprese. Vedo invece che hanno ancora rinviato il decreto per pagare i debiti della pubblica amministrazione, e mi chiedo: ma questi da quanto tempo non vanno in un’azienda?”. Se per ora non si pone il problema delle primarie, che comunque chiederebbe in caso di ritorno alle urne, su Berlusconi le idee le ha ben chiare: “Io non voglio Berlusconi in galera. Voglio Berlusconi in pensione”.

Matteo Renzi e Andrea Serra!

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C’è chi prova a cambiare la politica e chi la finanza. Matteo Renzi ha provato con il suo Pd, Andrea Serra ha cercato, anni fa, di smantellare le Assicurazioni Generali, “l’Istituzione” finanziaria più importante d’Italia, e ha contestato il presidente Antoine Bernheim. Le accuse più dirette sono che Bernheim è vecchio e guadagna troppo. Quelle più argomentate sono che il gruppo dirigente si garantisce la riconferma non per i risultati che ottiene, ma grazie al vecchio schema delle relazioni. Il forziere Generali investe nelle società indicate dei suoi azionisti più importanti (Mediobanca, Unicreditoe alcune fondazioni amiche delle prime due) e nel solito circolo dei salotti buoni (Rcs, Italmobiliare, Telecom, Pirelli). Risolvere i problemi agli imprenditori amici è più importante che ottenere rendimenti positivi per i propri azionisti.

Matteo Renzi si è trovato sulla strada Pierl Luigi Bersani e un apparato per molti versi simile a quello che può essere appunto una struttura complessa come possono essere le Assicurazioni generali. Si è trovato a competere, non con le scatole cinesi dell’alta finanza, bensì con i rapporti di casta. Si è trovato di fronte ai muri di una sovrastruttura così antica da poter essere annoverata come una associazione segreta in cui i legami “di sangue” sono così vincolanti che l'”intruso” può e deve essere annientato. Come? Con il vecchio e buon metodo democristiano… la diffamazione. Era complicato trovare le ombre in Matteo Renzi, ma con un abile tattica denigratoria, appresa da tanti anni di politica, il Pd non ci ha impiegato molto a “creare” il granello di sabbia nero… lo ha importato direttamente dalle Cayman. Ecco quindi sì, che Andrea Serra non è più il rottamatore dell’Alta finanza, ma il proprietario di conti nei paradisi fiscali!

E la parola Cayman funziona sull’elettore di sinistra… funziona perché richiama immediatamente un arricchimento illecito che è proprio della “destra”. Sì, perché l’elettore di sinistra, in fondo, può anche sottostare allo scandalo Mps, può credere che il Pd, nonostante le foto di Bersani con i più alti vertici dell’Istituto bancario, sia profondamente estraneo dalla politica dei derivati… Ma se si parla di paradisi fiscali, ecco l’elettore di sinistra, almeno di una certa sinistra quella più retrograda e con la paura costante di rinunciare a quelle posizioni “sicure” e “retrograde”  in nome di un’ideologia di cui ormai  restano, molto spesso,  solo i luoghi comuni.

E ora che i finanziamenti di Renzi sono stati pubblicati, che l’alone di mistero e di diffamazione è stato raso al suolo (forse troppo tardi) cosa resta da fare al Sindaco di Firenze?

Forse è ora di una nuova Carboneria!

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