L’accampamento romano autorizzato da Marino

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Il sindaco del pedale, sarà ricordato anche per essere il primo sindaco ad aver autorizzato un campeggio nel cuore della Città Eterna consegnando il giardino antistante la Basilica di San Giovanni in Laterano ai Cobas che il 18 ottobre prossimo potranno piantare le loro tende e dormire in piazza. Un vero accampamento in un luogo pubblico che ancor prima di essere installato già è stato definito ad alto rischio di incidenti. E pure se ci sono rassicurazioni da parte delle forze dell’ordine che saranno poste a presidio dell’accampamento, i timori restano. Non sarebbe la prima volta che manifestanti violenti o estranei alla manifestazione si annidino proprio tra quanti invece vorrebbero protestare pacificamente. Quale migliore opportunità di accamparsi a Piazza San Giovanni in Laterano? Forse il sindaco di Roma, amante della cultura, avrà pensato di poter ricreare un “accampamento romano” e dopo la liberazione dei Fori Romani ha pensato bene di poter istituire un vero e proprio campeggio all’interno di una Piazza la cui basilica è solo uno dei monumenti artistici. Lì accanto vi sono le mura romane e la Scala Santa, aree che dovrebbero essere tutelate e valorizzate e non diventare luogo di bivacco e campeggio ad altissimo rischio.

E per questo tra Prefettura e Campidoglio pare ci siano stati non pochi attriti nell’ultima riunione del comitato per la sicurezza. Il prefetto Pecoraro ha chiaramente detto: “Rischiamo di trasformare piazza San Giovanni in un fortino, un posto ingestibile soprattutto perché il sabato arriveranno moltissimi antagonisti, No Tav e No Global, e anche anarchici”.

I commercianti della zona già annunciano che probabilmente chiuderanno. Troppo alto il timore ed il rischio di vedere le proprie vetrine ed i propri negozi devastati. 

 

Arrestati gli anarchici, accusati di 13 attentati commessi tra il 2010 al 2013

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Sono stati arrestati all’alba di oggi  Gianluca Iacovacci e Adriano Antonacci, 29 e 26 anni, il primo di Frascati e il secondo di Genzano, ritenuti una sorta di «franchising» dei movimenti anarchici collegati alla Fai/Fri, la Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale. Una cellula ombra ancora più inquietante perché i due arrestati – ai quali è stata contestata l’associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, atti di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi in concorso, incendio, furto aggravato, deturpamento e imbrattamento di cose altrui – erano incensurati, sconosciuti alle forze dell’ordine, sebbene secondo gli investigatori partecipassero attivamente a manifestazioni di piazza.

Secondo le accuse Iacovacci sarebbe  stato il dna scoperto dai carabinieri del Ris sul nastro adesivo usato per fissare le batterie al timer della bomba artigianale scoppiata l’11 dicembre dell’anno scorso davanti alla Banca del Credito Cooperativo di Genzano. Ma altre tracce riconducibili al trentenne sono state trovate anche su un guanto recuperato il 19 luglio 2012 sul teatro dell’attentato all’Unicredit e alla Bnl di Frascati.

Sempre secondo le accuse Gianluca Iacovacci e Adriano Antonacci, apparterrebbero all’area «anticivilizzatrice» della Fai, che «si inserisce nella rete internazionale informale e antiautoritaria di gruppi anarchici, lanciata nel 2010 dalla Cospirazione delle cellule di fuoco, che ha portato negli ultimi tre anni al compimento di numerosi attentati in Italia e all’estero». Tra questi la gambizzazione di Roberto Adinolfi, avvenuta a Genova il 7 maggio dell’anno scorso da parte del «Nucleo Olga Fai-Fri». Secondo il gip Maurizio Caivano, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, Iacovacci e Antonacci, «a seguito degli appelli lanciati dagli organismi operanti anche in altri Paesi e sulla base di una scelta strategica connessa alla loro militanza», andavano arrestati per evitare che potessero compiere «ulteriori delitti della stessa specie, ovvero con finalità eversive». E il procuratore Capaldo sottolinea come «siamo in presenza di un mondo sommerso e la non eclatanza del gesto non esclude che questi soggetti non possano in un futuro arrivare ad uccidere».

 

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