“Siamo fatti di rotture e ricostruzioni”: Laetitia Casta e la rottura con Accorsi

laetitia-casta-tuttacronacaLaetitia Casta si confessa nel corso di un’intervista a Vanity Fair, che le dedica la copertina nel numero uscito oggi, mercoledì 26 febbraio. “Rompere con un uomo ti obbliga a ricostruirti, a crescere. Ti costringe a voltare pagine essenziali e a rimetterti in gioco. Siamo fatti di rotture e ricostruzioni: io, almeno, sono fatta così. Provo dolore all’inizio, ma devo sempre toccare il fondo per risalire”. La modella e attrice francese parla così della fine del suo rapporto con Stefano Accorsi, dopo dieci anni assieme. Dopo la fine di un rapporto, racconta la Casta, “a farti male non è mai il dolore dell’ultima storia, ma quello che hai provato prima, nell’infanzia. L’ultimo abbandono è come una puntura di richiamo, ma il vaccino lo hai fatto da piccola. Crescere vuol dire imparare a gestire il disagio, perché diventi sempre meno doloroso”. Ma Laetitia confessa anche di stare benissimo mentre già si parla di un nuovo amore, rigorosamente italiano. “Qualcuno poteva pensare che sarei rimasta da sola tutta la vita?”. Poi la ricetta dell’amore: “Voglio diventare vecchia con il fuoco negli occhi, non arrendermi mai. Perché restare insieme, quando si è cambiati: forse per raccontarsi bugie?”. Reinventarsi in coppia può essere un esercizio interessante: molti lo fanno. “Li invidio, mi piacerebbe, ma non sopporto la menzogna. Preferisco andare dove mi porta l’istinto, Anche se so che è la strada più difficile. Forse cambierò, ma per il momento voglio vivere così. Come una disadattata felice”.

A Napoli i cartelli stradali cambiano volto… in una notte!

napoli-clet-tuttacronacaE’ Repubblica che racconta come alcuni cartelli segnaletici di Napoli appaiano ora diversi. Questo dopo le incursioni notturne di Anacleto Abraham, in arte Clet, che “in sella alla sua bicicletta, è andato in giro per la città a trasformare i cartelli stradali perché ritiene che la mostra più bella sia la strada.” Il pittore e scultore francese, classe ’66 che vive e lavora in Italia dal ’90 e figlio dello scrittore Jean-Pierre Abraham che divenne guardiano del faro di Ar-Men, al largo dell’île de Sein in Bretagna, si è avvicinato alla street art quattro anni fa: “Ero pronto per affrontare il pubblico e dare sfogo al desiderio di contrappormi al potere, simbolicamente rappresentato dai cartelli stradali. La legge giustifica se stessa, non preserva il cittadino che la rispetta solo perché ha paura e non perché crede nelle regole. Attraverso l’arte, quale voce ribelle, offro l’opportunità di aprire gli occhi e sviluppare senso critico nei confronti del potere”. E a chi critica i suoi interventi appellandosi alla sicurezza risponde: “I cartelli stradali servono all’organizzazione della viabilità, l’unica sicurezza è l’attenzione e responsabilità del guidatore. Paradossalmente i cartelli permettono un transito più veloce e teoricamente più pericoloso”.

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