Sollevato l’avviso di restrizione: Alma Shalabayeva può lasciare il Kazakistan

Alma-Shalabayeva-tuttacronacaAlma Shalabayeva e la figlia Aula erano state espulse dall’Italia lo scorso 31 maggio. Ora la moglie dell’ex banchiere e dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, può lasciare il Kazakistan. E’ infatti stato sollevato, con il pagamento della cauzione, l’avviso di restrizione imposto precedentemente. Lo ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri, secondo quanto scrive l’agenzia di stampa russa Rapsi, specializzata in argomenti giuridici. A novembre, l’Ufficio del procuratore generale del Kazakistan ha riferito che la donna aveva fatto appello alle autorità per ottenere il permesso di lasciare il Paese. A luglio, ricorda Rapsi, il Kazakistan aveva emesso una pena non detentiva nei confronti della Shalabayeva perchè in possesso di un passaporto falso.

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Svolta sul caso Shalabayeva: la perizia rischia di accusare il Viminale

alma-shalabayeva-tuttacronacaSi compone di sette pagine il documento che, come spiega il Messaggero, rischia di mettere definitivamente sotto accusa il comportamento della Questura di Roma e del Viminale nel caso del rimpatrio di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente e banchiere kazako Mukhtar Ablyazov. Si tratta di una perizia di parte ordinata dagli avvocati della figlia maggiore della donna che conferma punto per punto il sospetto che era circolato fin dalla scorsa estate:

per «creare» il documento valido per l’espatrio a nome della figlia di Alma, la piccola Alua di appena sei anni, gli uomini dell’ambasciata avrebbero utilizzato la fotografia presente nel passaporto centrafricano che Alma Shalabayeva ha consegnato agli uomini della Polizia al momento della perquisizione e del fermo che in poche ore l’ha portata prima nel Cie di Ponte Galeria e quindi sull’aereo diretto in Kazakistan. Insomma, qualcuno all’interno delle nostre forze dell’ordine avrebbe passato il documento all’ambasciata kazaka che avrebbe quindi elaborato un documento solo apparentemente proveniente dall’Asia centrale.

La perizia è stata firmata da un esperto di grafica in tre dimensioni, Fabio Pisterzi, che spiega che l’elaborazione fatta sulla foto della bambina è in realtà molto semplice: “Con uno scanner è possibile riprodurre l’immagine ed eliminare gli elementi sovraimpressi”, scrive rispondendo al quesito se le foto siano identiche e se “quindi derivino dal medesimo scatto”. Dunque una elaborazione semplice, di copiatura e aggiustamento. “La parte interessata”, il volto, è stata “ritagliata” mentre il vestito è stato sovraimpresso e questo fa sì che, al posto del collo della piccolina c’è il collo di un’altra persona. La relazione viene quindi conclusa specificando che “l’elaborazione è stata fatta utilizzando il programma Photoshop”. La perizia è stata conclusa lo scorso 4 ottobre e finirà in mano al pm Eugenio Albamonte. Ma, spiega ancora il Messaggero, “l’atto di accusa è rivolto anche alla Questura e al Viminale (dove si aspetta con ansia una puntata di Report dedicata al caso). Ma è anche possibile che a questo punto Astolfo Di Amato l’avvocato di Madina Ablyazova, la sorella maggiore di Alua, decida di rivolgersi anche alla procura di Perugia.”

Aleppo distrutta, ecco le immagini della tragedia umanitaria

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La guerra civile che sta dilaniando la Syria ha mietuto già migliaia di vittime, una di queste è anche una città: Aleppo. Lo denuncia Amnesty International che ha diffuso le nuove immagini satellitari della città da cui emerge: “come il profondo disprezzo per il diritto internazionale umanitario stia causando vaste distruzioni, morti e sfollamenti”.

Secondo Amnesty, l’analisi condotta dall’American association for the advancement of science (Aaas) “lascia pochi dubbi sul motivo principale della fuga di metà della popolazione, una campagna di bombardamenti aerei indiscriminati da parte delle forze governative, che ha ridotto in macerie intere zone della città e ucciso e ferito un numero incalcolabile di civili”.

Oltre alla distruzione delle infrastrutture, l’analisi documenta ampi danni al suq al-Madina e alla città vecchia (patrimonio dell’umanità dell’Unesco), così come la distruzione della grande moschea, luoghi centrali della comunità.

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Delegazione del M5S da Alma Shalabayeva: “Aiutatemi”

1-m5s-shalabayeva-tuttacronacaUna delegazione del M5S ha fatto visita ad Alma Shalabayeva, la moglie dell’oligarca kazako espulsa dall’Italia con la figlioletta Alua di 6 anni nella casa di Alamty, durante la quale la donna ha ricostruito la giornata del 30 maggio. Durante il dettagliato resoconto, la donna lascia anche qualche accusa a Roma, ad esempio l’ipotesi di manomissione del passaporto, la cui presunta falsificazione è stata la causa del rimpatrio. E’ lei a raccontare che le hanno restituito il documento ‘manomesso”: più “spesso” di quello rilasciato dall’Africa Centrale che era stato presentato. Oltre a questo, non avrebbe ricevuto risposta ogni volta che ha provato a chiedere “asilo politico”. La Shalabayeva spiega che le hanno gettato il telefonino, impedendole contatti, e si sono limitati a dirle che la sua “deportazione era firmata ad alto livello”. Mentre chiede un aiuto all’Italia per rivedere il marito, torna a ribadire la sua intenzione di tornare a Roma. La sua ricostruzione è stata postata, in video streaming, sul Blog di Beppe Grillo. In quei momenti, non ha neanche potuto contattare la sorella al cellulare: “Me lo hanno buttato”, dice sottolineando di aver chiesto l’asilo politico, spiegando di chi era moglie e della protezione data a suo marito da Londra. Ma non riceve risposta, le sue affermazioni sembrano sbattere contro un muro di gomma, in particolare dalla poliziotta di scorta, una certa “Laura”. A Ciampino dove madre e figlia entrano “accompagnate da 12 persone armate”, Alma racconta di aver chiesto in inglese: ‘I need a political asylum’ ma “Laura è uscita dalla stanza come se non avesse sentito” per poi tornare di corsa e prendere “mia figlia per mano, uscendo. L’ho inseguita, siamo saliti su un pulmino e lì ho richiesto ‘Why not?’. Lei si è girata, mi ha accarezzato la gamba, e si è rigirata verso il finestrino”. La Shalabayeva spiega ancora che Laura, che “era sempre al telefono con qualcuno”, ha rivolto “molte domande di politica, sui rapporti tra il presidente kazaco e quello russo”, registrando tutto su un I-Phone. Poi la scelta: portare Alua con sè o lasciarla alla guardia del corpo. “Prima di rispondere ho chiesto ancora in inglese: ‘Posso avere l’asilo politico?’ Ma uno degli uomini ai piedi dell’aereo ha risposto che era impossibile: troppo tardi”, l’ordine è stato “firmato a livello molto alto, da due autorità italiane. Non so quali”. Quindi l’arrivo in Kazakhistan dove sono arrivate “senza legale, senza interprete, senza passaporto, senza effettuare alcun controllo alla dogana, senza biglietto, e senza nessuna possibilità di ottenere l’asilo politico”. Uno dei rappresentanti dell’ambasciata kazaca avrebbe trascorso quasi tutto il viaggio nella cabina di pilotaggio. “Solo dopo ho saputo che la mia famiglia intendeva tramite il procuratore dell’Austria far tornare l’aereo in Europa”. Ma il kazaco era al telefono controllando che l’aereo andasse “nella direzione giusta”. Quindi lancia un appello: “Vorrei tornare in Italia al più presto possibile. Voglio vedere i miei figli e mio marito”. E sottolinea di non “credere, sinceramente, nella giustizia dei tribunali. Se vogliono, mi arresteranno, rischio da due fino a 4 anni”. Come rischia il marito, contro cui “non c’era nessuna prova: spero molto nell’aiuto del popolo italiano”. Daniele Del Grosso, membro della delegazione del M5S che nei prossimi giorni avrà anche incontri istituzionali a Astana, ha spiegato che attorno a lei sembrano non esserci controlli. All’ANSA;, contattato al telefono, ha speigato: “È sicuramente seguita. Ma noi non abbiamo visto nessuno di sospetto”.

MUKHTAR ABLYAZOV ARRESTATO IN FRANCIA!

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The end? Mukhtar Ablyazov è stato arrestato a Cannes, in Francia. A comunicare la notizia è stato il suo avvocato, il quale ha precisato che a fermare il dissidente kazako sono state le forze speciali d’Oltralpe. Tutti si ricorderanno il caso scoppiato in Italia in occasione dell’espulsione dall’Italia della moglie Alma Shalabayeva e della figlia minorenne del dissidente. 

La Francia intanto smentisce la notizia dell’arresto e alla parola “arrestato” risponde che non sono al corrente del fermo di Ablyazov. Fonti locali hanno aggiunto a chi chiedeva conferma dell’arresto: “Ci sembrerebbe strano perché tutto passa da noi”. Ma la Russia ne chiede l’estradizione.  Da caso a giallo kazako?

Aggiornamento 31 luglio 2013, 21,50: Arriva la conferma il dissidente kazako, Mukhtiar Abliazov, è stato arrestato nel pomeriggio a Mouans-Sartoux, vicino Grasse. Lo conferma al Financial Times la polizia giudiziaria di Marsiglia. Sono state le autorità ucraine a chiederne l’arresto. L’oligarca potrebbe essere trasferito a Parigi. Anche la Russia ha richiesto l’estradizione del dissidente, che aveva ottenuto asilo dalla Gran Bretagna nel 2011. Un appello a evitare che Mukhtar Ablyazov sia estradato in modo “illegale” come è successo a Roma alla moglie Alma Shalabayeva e alla figlia Alua. A lanciarlo via Facebook è il figlio del dissidente kazako. “Cari amici – scrive Madiyar Ablyazov sul social network – mio padre è stato arrestato. Vi sarò grato per sempre se condividerete questo articolo per evitare un’estradizione rapida e illegale come è già successo in Italia per mia madre e mia sorella”.

Caso Shalabayeva: per Letta è avvenuto all’insaputa degli 007

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Oggi il presidente del Consiglio, Enrico Letta è tornato sulla questione dell’espulsione di Alma Shalabayeva, e ha ribadito che a suo giudizio i servizi segreti non sapevano della presenza di Ablyazov e di sua moglie in Italia, né dell’espulsione della donna. “Non erano tenuti a saperlo in quanto il dissidente kazako non rappresentava un pericolo per la sicurezza nazionale”, ha scritto in una nota al Copasir Letta, dicendosi disponibile a una audizione sul tema dei servizi segreti.

 

Falso il passaporto di Alma Shalabayeva. Bonino “Tormentata, ma non mi dimetto”

passaporto-shalabayeva-tuttacronacaIl ministro degli Esteri Emma Bonino, intervenendo alle commissioni Esteri di Camera e Senato sulla vicenda Ablyazov, ha detto: “È una vicenda di grande delicatezza, sulla quale si impone la massima chiarezza: una vicenda che tocca aspetti di grandissima rilevanza per il nostro Paese e per i suoi valori fondamentali”. Ha quindi aggiunto: “La mia credibilità personale è per me un grande patrimonio” ed ho vissuto “con grande amarezza in queste settimane. Sono stata tormentata e non ci ho dormito ma non ho mai pensato di dimettermi”. E ancora: “I nostri interventi sono stati dunque continui, incessanti e continueranno fino a quando necessario, nella considerazione che poichè si agisce da governo a governo si deve evitare, almeno in questa fase, che una serie di azioni e reazioni indebolisca la nostra struttura diplomatica ad Astana”. Riguardo al comportamento dell’ambasciatore kazako a Roma, l’ha definito “intrusivo” e “inaccettabile”. Astana “ci ha fatto sapere di volere buoni rapporti con l’Italia. Ritengo evidente che, dopo questo episodio, la qualità dei rapporti dipenderà dalla disponibilità dei responsabili di Astana” a dare la loro “imprescindibile collaborazione” e “pieni diritti e libertà di movimento ad Alma: valuteremo, tempestivamente, le misure più opportune da adottare nei confronti dell’ambasciatore Yelemessov”. Al momento, comunque, ad essere prioritaria è la “tutela delle due cittadine kazakhe,è quanto che ci sta più a cuore. Stiamo svolgendo e continueremo a fare con forte determinazione interventi, a Astana, Bruxelles, Vilnius, per la piena libertà di movimento di Alma e la figlia: lo sento come obbligo morale, prima che politico”. Ancora il ministro ha dichiarato di ripensare “a qualche critica che ho letto circa un mio asserito silenzio sulla questione: la realtà è che ho invece, sin dal primo momento, promosso e sollecitato il massimo chiarimento su un caso così rilevante. L’ho fatto con l’animo e la passione di chi si occupa da una vita di diritti civili ma ho agito sulla base del rispetto delle istituzioni alle quali sono tenuta da Ministro”. La Bonino ha quindi proseguito spiegando di riferire sulla vicenda Ablyazov “con la serenità di chi non ha lesinato alcuno sforzo, con la sensibilità di chi per passione e attività politica ha fatto della tutela dei diritti umani la ragione di un’intera esistenza e con la mia diretta testimonianza”. La Farnesina, ha svolto una “continua e scrupolosa attività” attraverso i suoi uffici “chiamati a gestire ex post le conseguenze di un caso per il quale abbiamo finora, giustamente, dibattuto sulla dinamica ex ante”.

Nel frattempo, secondo quanto riferisce il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, è stato accertato dall’ufficio Interpol del Centrafrica, nell’ambito delle attività investigative svolte dalla questura di Roma, che il passaporto esibito da Alma Shalabayeva alle autorità italiane ed emesso dalla Repubblica Centrafricana “risulta falsificato”. Il vicepremier kazako Yerbol Orynbayev a Bruxelles, riguardo l’ipotesi di espulsione dell’ambasciatore kazako in Italia, ha dichiarato: “Aspettiamo la decisione ufficiale” che verrà presa dall’Italia e quando sarà presa “reagiremo”. Il fatto che, dopo quanto successo, l’ambasciatore kazako in Italia sia praticamente inutile “è solo un punto di vista” ha aggiunto. Lunedì scorso il ministro degli Esteri Emma Bonino aveva osservato che l’ambasciatore kazako non sarebbe più “una persona utile ai kazaki” perchè dopo quanto accaduto “non lo riceverebbe più nessuno”. Il vicepremier ha quindi aggiunto, per quanto riguarda il ritorno di Alma Shalabayeva e sua figlia in Italia, il Kazakistan non ha “nessun problema”,  ma l’Italia “deve fornire garanzie” che Shalabayeva tornerà in Kazakistan in caso venga chiamata a testimoniare in un processo, in questo caso “il governo kazako non ha nessun problema a lasciarla ripartire”. Il vicepremier ha però sottolineto che la donna nel nostro Paese “rischia quattro anni di prigione per il suo passaporto falso: quindi il suo rientro è in dubbio”. Del caso kazako, secondo quanto riferito dal presidente di turno del Consiglio Ue, il ministro degli esteri lituano Linas Linkevicius, si è parlato durante il Consiglio di cooperazione con il Kazakistan. “La presidenza continua a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda”, ha detto Linkevicius senza aggiungere altri dettagli.

Il fotoreporter Mattia Cacciatori rischia il processo in Turchia

mattia-cacciatori-turchia-tuttacronacaIl fotoreporter italiano Mattia Cacciatori era stato arrestato a Istanbul il 6 luglio e trattenuto due giorni. Ora è lui stesso, dopo essere stato informato da un collega turco, a comunicare che i giudici turchi intendono rinviarlo a processo. Su Cacciatori grava l’accusa di aver partecipato a una marcia non autorizzata, filmando i manifestanti in piazza Taksim. E’ stato lui stesso a dichiarare: “Stavo facendo solo il mio lavoro e i magistrati hanno violato un principio democratico”. Il video che segue è un’intervista che risale a dopo il rilascio.

Caso Shalabayeva: “I kazaki ordinarono il blitz”. La ricostruzione del prefetto Valeri

shalabayeva-kazaki-tuttacronacaIl Corriere della Sera spiega che nuovi e clamorosi particolari sono stati rivelati dal responsabile della segreteria del capo della polizia Alessandro Valeri cha ha riferito come il gabinetto del ministro dell’Interno seguì ogni fase dell’operazione kazaka. Tanto che la seconda irruzione del 29 maggio scorso nella villetta di Casal Palocco, dove si riteneva fosse nascosto Mukhtar Ablyazov, fu decisa nell’ufficio del prefetto Giuseppe Procaccini. E ordinata ai poliziotti direttamente dall’ambasciatore Andrian Yelemessov. La conferma arriva dal prefetto Gaetano Chiusolo, il capo della Direzione Centrale Anticrimine, che ricevette sul suo cellulare le disposizioni del diplomatico. I loro verbali, così come quelli di tutti gli altri funzionari coinvolti, sono stati consegnati al Parlamento in vista della votazione sulla mozione di sfiducia contro Angelino Alfano prevista per oggi al Senato e conclusasi con la vittoria dei no. Negli atti allegati all’inchiesta condotta dal prefetto Pansa si legge quante e quali irregolarità e omissioni siano state commesse fino al rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, mettendo tutti gli uffici della polizia a disposizione di un’autorità straniera. Il titolare del Viminale ha sempre dichiarato “Non ne sapevo nulla” salvo poi essere smentito dallo stesso Procaccini.

E’ lo steso Valeri a raccontare: “Il 28 sera dopo le 20 fui chiamato dal prefetto Procaccini per recarmi nel suo ufficio per comunicazioni urgenti. Nell’ufficio del capo di gabinetto trovai l’ambasciatore Yelemessov e un consigliere della stessa ambasciata. Dopo le presentazioni il capo di gabinetto mi rappresentò che le autorità Kazake avevano segnalato la presenza in Italia di un pericoloso latitante. Lo stesso ambasciatore rappresentò ampiamente i motivi di preoccupazione in ordine alla pericolosità del latitante, precisando che lo stesso era armato, accompagnato da uomini armati e con collegamenti con il terrorismo internazionale. Nella circostanza consegnò un carteggio inerente lo stesso latitante, tra cui una copia del bollettino di ricerche internazionali diramato dall’Interpol. Il prefetto Procaccini me ne consegnò una copia. Rappresentai all’ambasciatore che si sarebbe dovuto rivolgere alla questura e lui mi riferì che quella mattina aveva parlato della cosa con il dirigente della Squadra mobile Renato Cortese, a cui aveva fornito gli stessi elementi informativi, con precisa indicazione della villa ove il latitante si nascondeva. Chiamai attraverso il cellulare Cortese, il quale confermò di avere incontrato l’ambasciatore e che già avevano organizzato una perquisizione nella villa alle prime ore del giorno dopo. Raccomandai di tenermi informato.” Quindi Valeri contatta tre persone: Francesco Cirillo, vicecapo della polizia, il prefetto Chiusolo e “subito dopo il vicecapo vicario”, Alessandro Marangoni. Il racconto prosegue: “Il mattino dopo, il giorno 29 intorno alle ore 7, venni informato dell’esito negativo delle ricerche. Immediatamente riferii l’esito delle ricerche al prefetto Procaccini e al prefetto Marangoni. Qualche ora dopo, in ufficio, fui riconvocato dal prefetto Procaccini perché era ritornato l’ambasciatore Yelemessov. Mi recai da lui ed il diplomatico esternò dubbi sulla efficacia dell’intervento fatto dalla polizia italiana, sostenendo che il latitante poteva essere nella villa in qualche nascondiglio appositamente realizzato. Non ricordo bene se avvisai io la questura o Chiusolo, oppure fu lo stesso ambasciatore che mi disse di aver informato la Questura”. Chiusolo, nella sua deposizione, spiega che le cose non sono andate esattamente così: “Il 29 mattina la dottoressa Luisi Pellizzari, il capo dello Sco, il Servizio centrale operativo, mi riferì l’esito negativo delle ricerche. Nella stessa mattinata ho ricevuto una telefonata da parte del prefetto Valeri che mi riferiva che l’ambasciatore, con il quale si trovava nella stanza del capo di gabinetto, sosteneva che il latitante potesse essere ancora nella villa di Casal Palocco e che lo stesso disponeva di ulteriori informazioni. Per queste ragioni l’ambasciatore mi avrebbe richiamato ed in effetti dava i miei recapiti telefonici all’ambasciatore per contattarmi”. Pansa ammetterà poi al Parlamento che il contatto si è rivelato molto più invasivo. Verbalizza Chiusolo: “Circa un’ora dopo ricevevo una telefonata dall’ambasciatore che mi precisava che allo scopo di fornirmi necessari dettagli sarebbe venuto nel mio ufficio. In effetti non giungeva lui nel mio ufficio, ma l’addetto legale dell’ambasciata per parlarmi di queste ulteriori informazioni. Lo saluto soltanto e lo faccio accompagnare dalla Pellizzari che riceve le informazioni sul ricercato e trasmette i relativi dati alla Mobile”.

A questo punto avviene la seconda irruzione: nessun segno della presenza di Ablyazov ma, al suo posto, vengono trovate la moglie e la figlia. Alma Sharabayeva è prelevata ed espulsa. In seguito arriva la decisione di rimpatriarla. Tra i numerosi agenti dell’immigrazione e della questura presenti con lei al momento di trasferimento all’aeroporto di Ciampino, l’unica donna è l’assistente capo Laura Scipioni. E’ lei che, nel verbale, ricostruisce ciò che accadde nello scalo. Afferma anche: “Fui informata che erano arrivati il console e il consigliere d’ambasciata. Durante l’incontro con il console, il consigliere, con atteggiamento preoccupato mi mostrava il biglietto da visita del prefetto Procaccini dicendo che stava cercando di contattarlo, fatto che riferivo al dottor Conti, funzionario addetto della Polaria”. A questo punto il consigliere avrebbe fatto cinque tentativi di chiamata prima di allontanarsi per parlare: dettaglio che potrebbe dimostrare che il gabinetto venne informato anche delle procedure di espulsione. Da parte sua, Procaccini ha sempre dichiarato che solo il blitz era di sua conoscenza. Ma sono i verbari a confermare che non solo tutti erano a conoscenza di quanto stava accadendo ma anche che si sono messi a disposizione delle autorità kazake, in un primo tempo provando ad arrestare Ablyazov, fosse un dissidente, quindi consegnando loro sia la moglie che la figlia. LA Scipioni ha ammesso che la signora “mi disse che suo marito era stato in prigione e molti loro amici erano stati uccisi dagli uomini del presidente”. Forse questo sarebbe stato sufficiente per credere che Alma Shalabayeva era davvero in pericolo, come cercava di spiegare da due giorni.

Mozione di sfiducia al Alfano: Letta difende il vicepremier. In Senato vince il no

ALFANO-sfiducia-tuttacronacaSi vota la mozione di sfiducia del M5S ad Alfano, presentata in merito alla gestione del caso Ablyazov, oggi in aula al Senato. E’ il senatore grillino Mario Michele Giarrusso a spiegare il motivo della sfiducia: “non è un atto politico, ma per dare dignità al nostro Paese, perché la barbarie non vi può albergare”. Il pentastellato ha aggiunto: “è stato gettato enorme discredito sul nostro Paese, l’operato del ministero dell’Interno ci ha fatto vergognare di essere italiani”. La senatrice Anna Maria Bernini (Pdl) replica che ad Alfano, “vittima di una campagna orchestrata per mettere il crisi il governo”, deve arrivare “una fiducia piena”. La senatrice spiega anche come “Alma e la sua bambina devono essere aiutate a tornare, non usate”. Bisogna superare, invita la Bernini, “il meccanismo perverso delle strumentalizzazioni”. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ribadisce invece che il governo, e quindi anche Angelino Alfano, non sapeva e non è stato coinvolto nella vicenda Ablyazov. Proprio perché l’esecutivo era all’oscuro di tutto, sottolinea, “l’espulsione della moglie di Ablyazov e della sua figlioletta è per noi motivo di imbarazzo e discredito”.

Al termine della votazione, il Senato ha bocciato la mozione con 226 no e 55 sì. Il Pd ha votato no alla sfiducia turandosi il naso e Zanda ha chiesto al ministro di valutare le dimissioni almeno da uno dei suoi incarichi. E’ stato quindi recepito il messaggio iniziale di Letta: “Il voto che vi chiedo oggi non è solo un ‘no’ alla mozione di sfiducia presentata da Sel e Movimento cinque stelle, che ovviamente rispetto. Quello che chiedo è nuovo atto di fiducia al governo che ho l’onore di presiedere”. Nichi Vendola, via Twitter, ha commentato al termine della votazione: “Credo che con il voto di oggi al Senato – con penoso,patetico, impudico salvataggio di #Alfano – è andato in scena il copione dell’ipocrisia”. E ancora: “governo Letta è gravato da un’ombra morale, non soltanto da un’ipotetica politica. Sono prigionieri politici di #Berlusconi #Alfano“. E se Berlusconi, alla domanda dei giornalisti se gli sia piaciuto il discorso di Letta, ha risposto “Sì, molto”, Alfano ha dichiarato “C’era una mozione di sfiducia che è stata bocciata e io sono soddisfatto”.

Ablyazov diventa un criminale anche per gli inglesi…

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Improvvisamente  Mukhtar Ablyazov da rifugiato politico diventa criminale anche per gli inglesi. Dopo i mandati di cattura internazionali emessi dalla Russia e dal Kazakistan, ora è la giustizia britannica a scagliarsi contro il dissidente politico. Al centro ci sarebbe una villa, la Carlton House, da 18 milioni di sterline nella prestigiosa Bishop’s Avenue di Londra, nota per essere la strada dei ricchi londinesi. La villa, composta da 7 camere da letto, bagno turco per dodici persone, piscina coperta e sala da ballo, immersa in un parco, sarebbe stata fuori dalla portata di Ablyazov dopo che i beni dell’imprenditore erano stati congelati dalla giustizia inglese per rispondere alle richieste della giustizia russa e di quella kazaka. Come ha potuto quindi il kazako acquistare la villa?  Ablyazov avrebbe usato una società di comodo, intestata ad una famiglia inglese che faceva da prestanome, a cui destinare i proventi della vendita di una torre nel centro di Mosca di sua proprietà. Un giudice inglese per questa truffa avrebbe emesso nel novembre 2012 un mandato di cattura. Ablyazov in sostanza sarebbe stato accusato per aver destinando i proventi di una torre di sua proprietà a Mosca a una famiglia inglese che avrebbe fatto da prestanome per una società che poi ha provveduto all’acquisto della villa… ma non si muove così tutta l’alta finanza per evadere le tasse? Perché questo accanimento contro un dissidente e rifugiato politico in palese difficoltà? Dopo il mandato firmato dal giudice il kazako sarebbe scappato da Londra e avrebbe trascorso un periodo in Francia e poi sarebbe anche giunto in Italia fino al 25 maggio, tre giorni prima del blitz. Ora l’uomo è introvabile. Ammesso, solo per un istante, che l’uomo abbia commesso una truffa per necessità, come ha potuto l’Italia consegnare la moglie e la figlia al governo kazako e farle diventare ostaggi per ricattare Ablyazov? All’insaputa del ministro dell’Interno e di quello degli Esteri una donna e una bambina sono in pericolo di vita in mano a un governo che da anni dà la caccia ad  Ablyazov?

Ieri l’incontro a Londra tra Cameron e Letta e oggi la notizia del mandato di cattura britannico contro Ablyazov?

Chi governa in Italia? Procaccini: “informai Alfano, mi sento offeso”.

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Secondo Giuseppe Procaccini, Angelino Alfano fu informato dell’incontro con l’ambasciatore kazako. In tale circostanza, essendo il Capo di Gabinetto all’oscuro che Ablyazov fosse un dissidente e un rifugiato politico, riferì al ministro che l’ambasciatore del Kazakistan era «venuto a parlare della ricerca di un latitante» e di aver passato la pratica al prefetto Alessandro Valeri.

L’ex Capo di Gabinetto di Alfano spiega a La Repubblica «Il 28 maggio, nel tardo pomeriggio, inizio sera, dopo che era già stato in Questura, ho ricevuto nel mio ufficio al Viminale l’ambasciatore kazako, che mi ha rappresentato la situazione di questo pericoloso latitante che si sarebbe trovato in una villa a Casal Palocco. E ho quindi immediatamente interessato della questione il Dipartimento della Pubblica sicurezza nella persona del dottor Valeri». L’incontro era stato sollecitato dallo stesso Alfano: «ero stato informato che l’ambasciatore doveva riferirmi una questione molto delicata». Poi al ministro dell’Interno riferì «verbalmente» il giorno successivo, il 29 maggio.

Procaccini prosegue nell’intervista al quotidiano affermando: «mi risulta  che anche nelle banche dati Interpol sul soggetto in questione non vi fossero informazioni diverse dai reati per i quali era ricercato». Come mai ci sono schede incomplete nelle banche dati dell’Interpol? Come mai nessuno ha visto su internet? Sarebbe bastato ricercare Ablyazov su Google per sapere che quel “pericoloso latitante” fosse invece un “rifugiato politico”, come mai nessuno a fatto una ricerca?

Secondo Procaccini poi, dopo il blitz, non gli venne comunicato il fermo di Alma Shalabayeva e di sua figlia. L’ex Capo di Gabinetto afferma  «A me venne solo comunicato dal Dipartimento, in modo sintetico, che la ricerca del latitante in questione aveva dato esito negativo. Che il soggetto non era stato trovato in quella casa». Quindi l’espulsione della Shalabayeva è avvenuta a insaputa di Angelino Alfano, di Enrico Letta, del Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno e del ministro degli Esteri? Ma chi governa in Italia? Ma il Kazakistan ci governa e si muove autonomamente sul nostro territorio? Dove è la sovranità dello Stato italiano? Il Capo di Gabinetto ha quindi saputo dell’espulsione attraverso la stampa.

Quanto alle sue dimissioni, Giuseppe Procaccini afferma: «un gesto di serietà, un gesto assolutamente gratuito» – e poi aggiunge – Ho continuamente ripercorso la vicenda e mi sono anche interrogato se qualcosa mi fosse sfuggita», si legge, ma «tutto mi riporta alla obiettiva circostanza di non essere stato informato» sull’espulsione.

 

Renzi come un fiume in piena travolge Letta e il Pd

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Matteo Renzi è un fiume in piena quando interviene alla presentazione del libro “Facciamo giustizia” di Michele Vietti.

“Prendo atto che il vicepremier va alle 20 alla Camera: dopodiché, la vicenda riguarda il presidente del Consiglio, sia lui a valutare quello che è accaduto”, così ha affermato il sindaco di Firenze, sul caso Ablyazov. Renzi, poi ha aggiunto: “Immagino andrà in aula egli stesso e dovrà prendere posizione sulla vicenda, dovrà dire se le considerazioni di Alfano lo avranno convinto o no”. Queste parole rischiano di travolgere l’esecutivo Letta e il Pd?

La Shalabayeva si è autoespulsa?

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Giuseppe Tiani segretario generale del Siap (sindacato italiano appartenenti polizia) dichiara «Nella vicenda di Alma Shalabayeva tecnicamente la polizia ha agito in modo ineccepibile e rispettoso della normativa avendo ricevuto, altresì, la convalida dell’autorità giudiziaria. Non possiamo, quindi, accettare che il conflitto politico sottotraccia, in seno all’atipica maggioranza che sostiene il governo, faccia ricercare capi espiatori al di fuori della logica politica». Il Siap attende che «la verità dei fatti confermi il rispetto delle leggi».

Il direttore del servizio segreto interno, generale Arturo Esposito, ha riferito oggi al Copasir dicendo che l’Aisi non è stato coinvolto nella vicenda della cattura della moglie della figlia del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. «Con questa audizione – ha spiegato il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito – è stata confermata la completa estraneità del nostro servizio alla vicenda, che è stata soltanto un’operazione di polizia attuata su richiesta di Interpool e Criminalpol. I servizi – ha aggiunto – non se ne sono mai occupati come ci ha anche comunicato con una lettera il direttore del Dis, Giampiero Mazzolo».

Nella relazione di Pansa  sul caso Ablazov, secondo quanto si apprende da fonti del Viminale, si legge «’In nessun momento è pervenuta o è stata individuata negli archivi di polizia informazione che rilevasse lo status di rifugiato di Ablyazov». Abbiamo rifugiati a insaputa del governo italiano?

Per Alfano l’espulsione è avvenuta a sua insaputa. La Bonino e la Farnesina non hanno «alcuna competenza in materia di espulsione di stranieri, né accesso ai dati» sui rifugiati politici in Paesi terzi.

Quindi la Shalabayeva si è autoespulsa?

Il Pd prova a mettere una “toppa” sul caso Shalabayeva? Epifani non ci sta?

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Alfano riferirà sul caso Shalabayeva alle 18. Intanto gli umori dei diversi schieramenti politici si possono tagliare con il coltello e c’è anche chi prova a mettere acqua sui carboni ardenti. E’ il caso del capogruppo del Pd al senato Luigi Zanda che cerca di prendere tempo e non rispondere alla scomoda domanda che tutti in queste ore si pongono: il pd voterà le mozioni di sfiducia di Sel e M5S? Zanda afferma: “Prima vogliamo ascoltare cosa dirà il ministro in aula alle 18”.

Epifani intanto, non ha dubbi: se Alfano si dimette crolla l’esecutivo.

Il segretario del Pd ha spiegato a Letta e Franceschini che «su una vicenda come questa non possiamo far finta di nulla, non possiamo accontentarci, non ci possono essere zone d’ombra, vogliamo chiarezza sui responsabili». Sarebbe stato proprio Epifani a dichiarare a tu per tu con i “suoi”: «Non siamo più disposti ad immolarci a tutti i costi.» Avrebbe poi aggiunto «Su una vicenda così complessa e che vede in gioco i diritti di una moglie e di una bambina e sulla quale non venisse fatta piena chiarezza, il Pd non è disposto a reggere».

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Ecco il punto: il segretario del Pd ha spiegato ai suoi interlocutori che oramai c’è un problema di tenuta politica per il Pd: «Su una vicenda così complessa e che vede in gioco i diritti di una moglie e di una bambina e sulla quale non venisse fatta piena chiarezza, il Pd non è disposto a reggere». Fino al punto di chiedere la testa del ministro dell’Interno, laddove si ravvisasse una evidente responsabilità oggettiva? Su questo, non conoscendo cosa è scritto nella relazione di Pansa, il leader del Pd non ha fatto richieste lapidarie, ma si è fatto capire: «In merito alle responsabilità non ci possono essere tabù o aggiustamenti». Come dire: se non si fa chiarezza, anche la posizione di Alfano è in discussione. Ecco perché, dopo aver sentito Epifani, il presidente del Consiglio si è vieppiù convinto sull’operazione trasparenza, anche a costo di una decapitazione ai vertici della polizia. Ecco perché, con la stessa logica di conquistare «scalpi» simbolici, il presidente del Consiglio ha chiesto a Roberto Maroni la testa (senza poi ottenerla) di Roberto Calderoli.

Ma se il Pd non vota la mozione di sfiducia quanto elettorato rischia di perdere? Ancora una volta gli elettori del Pd saranno disposti a tapparsi il naso e votare ancora per la sinistra dopo quest’ennesima prova di debolezza del partito?

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Cadono le teste nel caso Shalabayeva

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Se fossero i tempi di Agatha Christie forse il nuovo capitolo legato al caso Shalabayeva si chiamerebbe “le tre piccole teste che cadono”. Lo aveva fatto intendere Pansa nei giorni scorsi che ci sarebbero state teste che sarebbero cadute per quel che è accaduto tra il 28 e il 31 maggio con l’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia di 6 anni.

Cadono le teste, ma non sono quelle importanti. Il primo a dover rassegnare le dimissioni è il capo di Gabinetto del ministro Giuseppe Procaccini.  Il braccio destro del ministro, salito all’incarico ai tempi del ministro Cancellieri. Un prefetto che, in quota – si dice – a un’area che fa riferimento a Berlusconi, ma anche a Monti. È lui a ricevere il 28 maggio l’ambasciatore kazako Andrian Yelemessov e il suo primo consigliere che premono per la cattura di Ablyazov avvistato da agenti privati (anche questo fatto dovrà essere chiarito) in via di Casalpalocco al civico 3. 

Trema la poltrona di Alfano… Letta lo proteggerà?

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Trema la poltrona di Angelino Alfano. Il M5S e il Sel hanno infatti depositato alla Camera la mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro dell’Interno. Al centro della richiesta c’è, naturalmente, la vicenda per l’espulsione di Alma Shalabayeva. Cosa farà ora Enrico Letta? Proteggerà il suo governo di larghe intese o sarà travolto dal caso kazako? Anche La Repubblica oggi ha allargato la falla chiedendo le dimissioni di Alfano senza mezzi termini.  Sembra quasi che il tempo di Letta sia scaduto da quello che si legge sul quotidiano di Ezio Mauro, che per la prima volta mira proprio sul Ministro dell’Interno. D’altra parte Alfano è in una posizione debole, quella linea politica intrapresa da tempo nel nostro paese che si basa sempre e solo su “a mia insaputa” non regge più nell’opinione pubblica. Ecco perché oggi tutto il Pdl, sembrerebbe anche su richiesta di Silvio Berlusconi che si trova in Russia ospite del suo amico Putin, si sia schierata a far quadrato intorno ad Alfano. “Il partito di Repubblica vuole usare Alfano come bomba umana per fare esplodere il governo Letta-Alfano, ma non per l’interesse del paese e degli italiani coi loro tanti problemi, ma per l’interesse del suo candidato Renzi”. Queste le parole che si sentono risuonare intorno al partito del centro destra e si percepisce il timore e la paura.

 

Il presidente kazako in vacanza in Sardegna, ospite di un amico di Berlusconi

NURSULTAN-E-BERLUSCONI-tuttacronacaL’Italia è in fermento per lo scandalo dell’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia e il presidente kazako Nursultan Nazarbaev ha scelto San Teodoro, in Sardegna, per concedersi cinque giorni di relax. La villa scelta per la vacanza, dove con il presidente sono giunti famiglia, servitù e plotone di sicurezza, è del comprensorio H2O di cui è proprietario Ezio Maria Simonelli, vicino da sempre a Berlusconi. Repubblica descrive Simoncelli con queste parole: “Studio in centro a Milano, una lenzuolata di cariche alla Bocconi, ma soprattutto nelle società del gruppo Fininvest (è anche nel collegio sindacale della Mondadori), presidente dei revisori dei conti della Lega Calcio e candidato alla presidenza – lo scorso dicembre – da Adriano Galliani, altro suo vecchio amico.” E’ lo stesso quotidiano a spiegare che il presidente è arrivato una settimana fa, nel momento in sul governo italiano iniziavano ad addensarsi i dubbi per l’espulsione “sospetta” della moglie e della figlia di uno dei suoi principali oppositori, il dissidente Mukhtar Ablyazov.

Nel frattempo, ieri, un comunicato del ministro degli Esteri kazako ha precisato che la Shalabayeva “non è in prigione né agli arresti domiciliari, ma ha solo un obbligo di dimora ad Almaty”. Altre informazioni sulla donna sono state riferite dalla figlia maggiore, la 25enne Madina Ablyazovova: “Alma, mia madre, ora è ad Almaty, a casa dei genitori. Viene monitorata, filmata e pedinata da vicino. È trattenuta in Kazakistan come ostaggio”. “Mia madre non è mai stata una fuggitiva”, ha spiegato. “Quando il regime kazako l’ha presa, e subito dopo essere stata mandata in Kazakistan contro la sua volontà, le autorità kazake hanno mosso delle accuse penali nei suoi confronti per poter fare di lei un ostaggio. Ha sempre avuto con sé documenti validi, che confermavano il suo status sia in Inghilterra che in Europa. Inoltre, ha sempre avuto un passaporto kazako emesso regolarmente”.

Memorie di una kazaka: il blitz contro la Shalabayeva

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Neppure si fosse trattato di un killer seriale, invece che di una mamma con la propria figlia in fuga da un regime, quello kazako, che le voleva solo ostaggio per condannare a morte Mukhtar Ablyazov. Un racconto duro, aspro e spietato quello che emerge dal memoriale rilasciato dai legali della Shalabayeva al Financial Times datato 22 giugno, che se fosse confermato, aprirebbe una triste pagina di storia italiana. Si porrebbero domande sul ruolo del ministero dell’Interno, su quello degli Esteri, sulla polizia e sui servizi.

Al suo interno, il racconto degli ultimi tre giorni vissuti dalla moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov in Italia, dalla notte del blitz alla permanenza al Cie di Ponte Galeria fino alla partenza per Astana. Secondo quanto scritto da Alma, a fare irruzione sono state «30-35» persone, più «una ventina» rimasti fuori all’edificio: «Erano vestiti di nero. Alcuni di loro avevano catene d’oro al collo, molti avevano la barba, uno una capigliatura punk con una cresta». Tra loro anche «una donna, di circa 30 anni, che mi ha accompagnato dovunque andassi nella casa», scrive ancora la moglie di Ablyazov al quale gli autori del blitz chiesero le generalità e, solo dopo diversi minuti di esitazione e di tensione crescente, la donna decise di mostrare loro il suo passaporto centrafricano. «Non avevano nessun segno esterno da cui si potesse capire che erano poliziotti e militari. Ma tutti avevano delle pistole e parlavano tra loro in italiano», sono le parole della donna che racconta come ad un certo punto le fu ordinato di vestirsi e di venire via: «Con me non avevo né soldi, né documenti, non avevo un avvocato né un interprete».

Poi, come se tutto questo non bastasse, c’è anche un capitolo, dedicato agli insulti. Secondo la  Shalabayeva, quella tremenda notte, gli fu gridato in italiano, frasi che non riusciva a capire «…L’unica cosa che ho potuto distinguere in questa serie di offese fu ‘p*****a russa’…  Avevo una sola sensazione in quel momento: erano venuti ad ucciderci senza un processo, un’indagine, senza che nessuno lo avrebbe mai saputo».

Cosa è davvero accaduto e per ordine di chi?

La mano lunga del Cavaliere dietro il caso Alma Shalabayeva?

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Forse è solo la voce isolata di un senatore del Pd in dissenso con il governo delle larghe intese, ma quando a rilasciare un’intervista è l’ex pm Felice Casson sicuramente quella voce deve essere quanto meno ascoltata.

“Si tratta di una violazione gravissima dei diritti umani. Non è accettabile che uno stato democratico si comporti così. Ci sono responsabilità che vanno individuate a livello politico e di struttura tecnica. E l’amicizia tra Berlusconi e il presidente kazako getta un’ombra pesante sulla vicenda. Vanno condotti accertamenti e chiederò che sia Letta a occuparsene in prima persona. Non lo può fare il ministro dell’Interno Alfano, che è sotto accusa nella stessa vicenda…”.

Per Felice Casson il caso dell’espulsione dall’Italia della moglie e della figlia del dissidente kazako Ablyazov potrebbe essere quel terremoto politico che mina il ruolo dell’Italia in ambito internazionale: “deve essere Letta – dice Casson – a occuparsene in prima persona: è sbagliato affidare gli accertamenti ad Alfano che è sotto accusa”.

Di seguito l’intervista rilasciata all’Huffington Post da:

Sel e Movimento 5 stelle presenteranno una mozione per chiedere le dimissioni di Alfano, dopo il caso kazako. E’ una scelta che potrebbe condividere?

Le opposizioni fanno il loro mestiere, loro ritengono che sia il momento giusto per presentare una mozione di sfiducia. Io dico che vanno individuati bene tutti i livelli di responsabilità politica e tecnica.
Ancora una volta ci rendiamo conto che nel ministero degli Interni c’è una struttura, una catena di comando riservata che sfugge al controllo della politica e i ministri che arrivano, che siano tecnici o politici, non sono in grado di rendersene conto.

Lei mette in dubbio che Alfano non sapesse?

C’è questo problema di struttura che va capito e va verificato quanto sapeva il ministro. Perché da un certo momento in poi certamente è stato informato. Bisogna vedere quando, da chi e in che modo. Se non ha saputo nulla o non ha capito, sarebbe ancora più grave. Vorrebbe dire che non ha compreso la struttura del ministero degli Interni.

Il caso della signora Ablyazov, espulsa in quattro e quattr’otto pur avendo documenti in regola e secondo una dinamica oscura, ricorda dunque altri episodi della nostra storia che pure hanno messo in cattiva luce gli organi preposti all’ordine e alla sicurezza?

Il G8 di Genova, certo, e altri episodi del passato. E se in qualche momento, in quest’ultima vicenda, qualcuno ha parlato di norme rispettate, io dico che sono state invece raggirate e sfruttate per una motivazione extraistituzionale.

C’è chi dice che con la signora Ablyazov sia stata usata particolare premura nella procedura di espulsione per fare un favore al presidente kazako Nazarbayev, amico di Berlusconi nonché capo di uno stato ricco di petrolio. Illazioni?

Per il momento sono voci, però, nella fase in cui si sta cercando di capire cosa è successo, va considerata anche questa indicazione come pista da seguire.

Anche l’amicizia con Berlusconi?

Tutte, fino a quando non sarà stata fatta chiarezza.

Come giudica il comportamento del Pd? Timido in questa vicenda?

Dico del comportamento del premier: chiaro e lineare quando parla della necessità di trasparenza assoluta. Va dato atto a Letta che ha assunto una posizione da uomo di Stato, ha chiesto accertamenti e dovrà trarne le conseguenze. Perché gli accertamenti non può dirigerli il ministro degli Interni Alfano che viene accusato della stessa vicenda. Devono essere autonomi.

In che senso?

Letta trovi lo strumento adeguato. Va bene la relazione del capo della polizia Pansa, ma gli accertamenti deve seguirli il presidente del Consiglio. Questo è un gravissimo fatto interno con risvolti di diritto internazionale molto importanti.

Un altro problema per il governo delle larghe intese?

Lo sarebbe per qualsiasi governo al di là della composizione strana e anomala di questa maggioranza. Il collegamento fatto dalla stampa il tra il perseguitato Ablyazov, il dittatore kazako e la sua amicizia con l’ex premier Berlusconi getta un’ombra più pesante: va chiarita fino in fondo. Se ne dovrebbe interessare anche il Copasir, anche se sembra che nella vicenda i servizi non c’entrino.

Quanto a lei, porrà la questione in termini formali?

Farò un’interrogazione per capire dal premier cosa intende fare, come intende muoversi. Ripeto: non mi pare sufficiente affidare l’indagine interna al ministro Alfano.

 

Quel pasticciaccio brutto dell’estradizione di Alma Shalabayeva

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Continua la scia di polemiche su una storia che rischia davvero di mettere in crisi il governo italiano già ampiamente in imbarazzo sulla scena internazionale. Tra la dichiarazione di Angelino Alfano, ministro dell’Interno, che ha sostenuto che l’estradizione di Alma Shalabayeva e sua figlia Alua,  è avvenuta a sua insaputa e la revoca dell’espulsione che suona come un mea culpa, il caso kazako va avanti e mette a dura prova le larghe intese. Il dietrofront ci è stato da parte dell’Italia ma la grave  mancanza d’informazione all’esecutivo  pesa come una tegola sul Premier Letta che aveva già dovuto compiere diversi slalom dopo le sentenze di Berlusconi e in attesa che la Cassazione si pronunci sul caso Mediaset il 30 luglio.

Ora arriva anche un’indagine interna, che dovrà chiarire cosa successe veramente in quelle ore precedenti che poi portarono all’estradizione della moglie del dissidente kazako Muhktar Ablyazov e la bambina di sei anni. Sull’intera vicenda pesa anche un giallo diplomatico, innescato da un fax con cui la Farnesina avrebbe negato l’immunità diplomatica della signora, come riporta Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera.

E ‘ il 28 maggio quando la storia ha inizio. Un martedì mattina in cui due kazaki, Andrian Yelemessov, ambasciatore in Italia e il suo primo consigliere Nurlan Zhalgasbayev, si presentano in Questura nell’ufficio del Capo della Mobile, Renato Cortese.

Quale è il motivo della visita?

L’agenzia privata Syra che ha i suoi uffici a Roma dietro un compenso di 5000 euro pagato dal regime di Astana, ha individuato la casa dove si nasconderebbe il dissidente Muhktar Ablyazov.

MA Cortese non ha proprio idea di chi possa essere Muhktar Ablyazov, ecco quindi che l’ambasciatore e e il suo primo consigliere gli fanno un profilo dell’uomo da cui emerge che Ablyazov è uno “tra i più pericolosi ricercati dall’Interpol”.

I due mostrano alcuni documenti che documenterebbero come quest’uomo sia abituato a girare armato  e sia anche un fiancheggiatore oltre che finanziatore del terrorismo. Insomma un “colpo” che incastrerebbe un “criminale internazionale”.

Cortese spiega che comunque in Italia per arrestare un uomo serve un provvedimento legittimo, non una semplice “soffiata”, così prende tempo e consulta la banca dati della polizia, ma quel nome non compare. Forse sarebbe bastato andare su internet e vedere chi davvero fosse  Muhktar Ablyazov e capire che dal 2001, il “pericoloso kazako” è in realtà un oppositore del regime vigente nel suo Paese d’origine.

Oppresso dai kazaki, Cortese, alza il telefono e chiama invece, la divisione dell’Interpol al Viminale. Il funzionario che risponde trova quel nome nel loro archivio ed accanto c’è il “bollino rosso”: per appropriazione indebita e truffa ai danni dello stato. A questo punto, dopo poche ore, nel pomeriggio, arriva un fax dall’Interpol con l’ordine di cattura internazionale. Nessuno parla dello status di rifugiato politico che  Ablyazov ha ottenuto a Londra.

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Come si giustifica? Che la notizia non è presente sul database dell’Interpol, quindi non esiste, anche se i siti web parlano ampiamente del tentativo di Ablyazov di fondare insieme ad altri dissidenti del governo  Nazarbaev, un partito che doveva portare un radicale cambiamento nel Paese:  Scelta Democratica del Kazakistan.

A mezzanotte, 50 agenti della Digos e della Mobile fanno irruzione nella villetta romana a via di Casal Palocco n.3 dove si nasconderebbe Ablyazov. In realtà nella villetta stanno dormendo solo Alma Shalabayeva e sua figlia Alua, ospiti della cognata Venera e del marito Bolat. La moglie di Ablyazov viene costretta a sedersi su una sedia e viene interrogata con durezza. Il cognato Bolat viene colpito. La donna viene anche accusata di avere un passaporto falso: è centroafricano e riporta il cognome da nubile della donna, Ayan. Dopo 15 ore di interrogatorio Alma Shalabayeva cede e confessa di essere la moglie Muhktar Ablyazov. Viene quindi portata in una cella, dove una compagna le presta un cellulare e la Shalabayeva chiama a casa. Prima dell’espulsione le viene solo concessa una rapida udienza con i suoi avvocati. Poi c’è solo Ciampino e il volo  verso Astana su un jet privato con due diplomatici kazaki.

Uno dei legali della Shalabayeva,  Vincenzo Cerulli Irelli  comunica ai media italiani alcuni dettagli della detenzione della moglie di Ablyazov, dopo che il governo ha revocato il provvedimento di espulsione:

Alma Shalabayeva e sua figlia Alua “non hanno subito maltrattamenti, per ora”. La moglie del dissidente kazako Muhktar Ablyazov e la bambina di sei anni, si trovano “agli arresti domiciliari in casa del padre di lei. Per raggiungerla – ha spiegato l’avvocato –  abbiamo dovuto prendere contatto con un console in Kazakistan. Non ci risultano ulteriori pericoli per la signora ma suo marito è il maggiore oppositore del regime e questo ci fa temere per il futuro.  E’ importante che i riflettori su questa vicenda restino accesi”.

Alma Shalabayeva e sua figlia Alua “non hanno subito maltrattamenti, per ora”. La moglie del dissidente kazako Muhktar Ablyazov e la bambina di sei anni, si trovano “agli arresti domiciliari in casa del padre di lei”. Dopo il dietrofront del governo Italiano, che ieri ha revocato l’espulsione della donna, evidenziando una grave mancanza d’informazione all’esecutivo e annunciando un’indagine interna, è uno dei legali della Shalabayeva, Vincenzo Cerulli Irelli a comunicare i particolari sulla sua detenzione in Kazakhistan.

Lettera di Muhktar Ablyazov al Premier italiano:

“Caro Mr Letta, grazie per questa decisione coraggiosa, ma adesso temo che il regime di Nazarbayev reagirà mandando mia moglie Alma in prigione e la mia bimba Alua all’orfanotrofio”, impedendo quindi che possano tornare in Italia. Lo scrive l’oppositore kazako Mukhtar Ablyazov in un messaggio al premier Enrico Letta e consegnato a La Stampa. Il messaggio arriva all’indomani della decisione del governo italiano di ritirare l’espulsione.

“Fino ad oggi ho avuto paura che il governo italiano serrasse i ranghi, negando l’illegittimità di quanto avvenuto, ma non è successo”, rileva Ablyazov, che si dice “molto grato al popolo italiano per aver reagito a questa orribile vicenda, per non essere stato insensibile”.Tuttavia “temo che il Kazakistan adesso non lascerà andare Alma e Alua, non potranno lasciare il Paese”, afferma Ablyazov, che chiede aiuto all’Italia perché “Alma e Alua ora si trovano in una situazione di grave pericolo. Il piano del regime di Nazarbayev è di mandare mia moglie in prigione e mia figlia in un orfanotrofio”.

Aggiornamento del 13 Luglio 2013, 17.30:

Il governo di Astana ha precisato all’ANSA che Alma Shalabayeva “non è in prigione o agli arresti domiciliari” ma ha obbligo di residenza ad Almaty perché “sotto inchiesta sul rilascio del passaporto per il marito e i famigliari in cambio di tangenti”.

“Al fine di evitare la possibilità che esca dal Paese prima del termine delle indagini a suo carico, Shalabayeva si trova con l’obbligo di dimora ad Almaty (dove ha scelto volontariamente di vivere con i genitori durante il periodo dell’inchiesta) – spiega il dicastero kazako in una nota – Tutti i suoi diritti e le sue libertà previsti dalle legge della Repubblica del Kazakistan e dal diritto internazionale, sono al momento pienamente rispettati e le forze dell’ordine kazake garantiranno che lo siano anche in futuro”.

Nel comunicato si ricorda che “Mukhtar Ablyazov continua a nascondersi dagli organi inquirenti di diversi Paesi” e che il Kazakistan “continuera’ il suo lavoro coi partner all’estero per ulteriori indagini al fine di consegnarlo alla giustizia”. Allo stesso tempo, il dicastero ha assicurato che la Shalabayeva non rischia di essere accusata dei crimini del marito.

 

Il rimpatrio di Alma Shalabayeva: Italia schiava del Kazakistan?

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Si torna a parlare dell’ “anomalo” rimpatrio della moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, Alma Shalabayeva. 

In Italia ci si interroga se sia giusto consegnare la moglie di un presunto “nemico del popolo” insieme alla figlia di soli 6 anni nel silenzio più assoluto. Solo ora che la  Shalabayeva si trova agli arresti domiciliari ad Almaty  emergono forse i primi tasselli di un caso che sicuramente può essere paragonato a quello di Abu Omar.

E’ stato solo un pasticcio o l’Italia è succube del Kazakistan o di servizi segreti che ordinano e comandano sul territorio italiano? 

Sel e M5S hanno chiesto a gran voce le dimissioni di Angelino Alfano aggiungendo anche che ” Sessanta milioni di italiani con Alfano non sono al sicuro” arriva secca la risposta del capogruppo Pdl Renato Brunetta “Sinistra e libertà e Movimento 5 Stelle, non avevo argomenti attaccano in modo scomposto e assolutamente fuori luogo il ministro dell’Interno”.

Intanto arriva il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri che si difende  “tutte le procedure sono state perfette, tutto in regola e secondo la legge».

Ma che ci sia qualcosa di anomalo è lo stesso avvocato della donna rimpatriata, Riccardo Olivo, che afferma: “Anche se l’Italia ha deciso di espellere Shalabayeva per un motivo qualunque, come mai l’ha fatto così in fretta e perché proprio in Kazakistan?. Il Kazakistan è un paese dove non si estradano neppure i delinquenti veri, nemmeno gli sgozzatori di persone”.

E ci sarebbe anche da aggiungere che in un paese come l’Italia in cui non si espelle nessuno, proprio la Shalabayeva viene rimpatriata in poche ore?

Ecco che arriva una lunga riunione tra il premier Enrico Letta e i ministri Angelino Alfano, Emma Bonino e Anna Maria Cancellieri per “mettere a punto la posizione dell’Esecutivo italiano” sulla vicenda.

Al termine un comunicato con cui Palazzo Chigi annuncia che:

“Il Ministero dell’Interno, acquisite anche le valutazioni legali previste per legge, provvederà ad attivare la revoca in autotutela del provvedimento di espulsione sulla base delle circostanze e della documentazione sopravvenute, che consentono ora, e anzi impongono, una rivalutazione dei relativi presupposti”. E’ quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi, in merito alla posizione italiana sulla vicenda del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, riparato a Londra e ricercato in patria per presunte truffe, la cui moglie Alma Shalabayeva il 31 maggio scorso è stata allontanata dall’Italia insieme alla figlia di sei anni. “A seguito della revoca del provvedimento di espulsione – si legge ancora – che verrà immediatamente resa nota alle autorità kazake attraverso i canali diplomatici, la signora Alma Shalabayeva potrà rientrare in Italia, dove potrà chiarire la propria posizione”.

Ora che si trova agli arresti? Dal 31 maggio si agisce solo ora?

“Tuttavia, resta grave la mancata informativa al governo sull’intera vicenda, che comunque presentava sin dall’inizio elementi e caratteri non ordinari. Tale aspetto sarà oggetto di apposita indagine affidata dal Ministro dell’interno al Capo della Polizia, al fine di accertare responsabilità connesse alla mancata informativa”.
E’ importante sottolineare, si legge ancora, “che il governo, colti i profili di protezione internazionale che il caso ha sollevato, si è immediatamente attivato, attraverso sia il Ministero dell’interno sia il Ministero degli affari esteri, per verificare le condizioni di soggiorno in Kazakhstan della signora e della figlia, nonchè a garantirle il pieno esercizio del diritto di difesa in Italia avverso il provvedimento di espulsione convalidato dal giudice di pace”.
All’esito della presentazione del ricorso “avverso tale provvedimento – prosegue Palazzo Chigi -, sono stati acquisiti in giudizio e conseguentemente dalla pubblica autorità italiana, documenti, sconosciuti all’atto dell’espulsione, dai quali sono emersi nuovi elementi di fatto e di diritto che, unitariamente considerati, hanno consentito di riesaminare i presupposti alla base del provvedimento di espulsione pur convalidato dall’autorità giudiziaria”.
“In considerazione di ciò – precisa Palazzo Chigi – il Ministero dell’Interno, acquisite anche le valutazioni legali previste per legge, provvederà ad attivare la revoca in autotutela del provvedimento di espulsione sulla base delle circostanze e della documentazione sopravvenute, che consentono ora, e anzi impongono, una rivalutazione dei relativi presupposti”.
A seguito della revoca del provvedimento di espulsione, “che verrà immediatamente resa nota alle autorità kazake attraverso i canali diplomatici – conclude la nota -, la signora Alma Shalabayeva potrà rientrare in Italia, dove potrà chiarire la propria posizione.

Intanto una delegazione di parlamentari del Movimento Cinquestelle ha annunciato che andrà in Kazakhistan per verificare il rispetto dei diritti individuali e politici e visitare Alma Shalabayeva.

E’ stata anche presentta un’interpellanza parlamentare da parte di Sel e M5S per venire a conoscenza di “quali azioni siano state assunte per ricevere le dovute assicurazioni circa l’incolumità e la sicurezza di Alma Shalabayeva e della sua figlia minorenne Alua prima di deciderne l’espulsione verso un Paese tristemente noto per la sistematica e ben documentata violazione dei diritti umani”. Ma  si chiede anche “se è vero che alcuni alti funzionari della Questura di Roma coinvolti nell’operazione siano in seguito stati promossi a cariche più elevate”.

Turchia: il giorno dei garofani rossi

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Un altro giorno di protesta pacifica in Piazza Taksim a Istanbul, dove in migliaia sono scesi in strada portando dei garofani rossi a una settimana dall’assalto da parte delle forze antisommossa di Gezi Park. La risposta della polizia è stata di lasciare 20 minuti di tempo ai manifestanti per lasciare la piazza, trascorsi i quali hanno hanno iniziato ad usare gli idranti. Lancio di garofani ma non solo da parte di chi protesta: in serata in migliaia hanno iniziato a “suonare” con pentole e clacson. Nel frattempo altri 31 manifestanti sono stati incriminati a Istanbul e Ankara con l’accusa di avere organizzato manifestazioni antigovernative e provocato violenze: sale così a più di 100 il numero delle persone prelevate in case e uffici e finite in manette. I servizi segreti del Mit hanno iniziato inoltre a indagare su presunti ‘collegamenti esteri’ del movimento di protesta delle ultime tre settimane, che invece viene ritenuto spontaneo dalla maggior parte degli osservatori. Scontri invece ad Ankara dove gli agenti hanno utilizzato gas lacrimogeni e idranti.

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Fuoriprogramma a Istanbul: la ragazza che balla in bikini tra i manifestanti

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Fuoriprogramma oggi a Istanbul, in piazza Taksim dove, mentre continua la protesta non violenta de “L’uomo in piedi”, #standingman, contro il premier Erdogan, una ragazza ha stupito i presenti suscitando curiosità mista a irritazione presentandosi in bikini e iniziando a ballare. La ragazza, che ha detto di chiamarsi Mine Dost e di esser tedesca, con le cuffie nelle orecchie catalizzando su di sè l’attenzione.

E se gli uomini osservavano con attenzione la danza applaudendo l’esecuzione, altri l’hanno criticata bollandola come esibizionista. In particolar modo, la ragazza è stata redarguita da una donna velata. La Dost si è poi rivestita e allontana, accompagnata da due poliziotti. Stando alle sue dichiarazioni, la dottoressa voleva “far riflettere” con la sua danza. Ha poi aggiunto che “la libertà deve arrivare in Turchia”. Quando tutto è tornato alla normalità, la protesta ha ricominciato a svolgersi regolarmente.

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#standingman: nuova forma di protesta in Turchia

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Ha cambiato volto la protesta in Truchia. Dopo gli scontri, ieri Piazza Taksim e le strade di Istanbul sono state caratterizzate dall’immobilità. Alcuni manifestanti sono rimasti immobili, in piedi, senza parlare. Dopo i primi che si sono paralizzati, in molti li hanno imitati, restando fermi sul posto fino a tarda sera, quando ormai erano una folla. La polizia, inizialmente, si è avvicinata ai dimostranti silenziosi e li ha perquisiti mentre loro restavano immobili. Alcuni sono stati fermati e subito dopo rilasciati. Con il passare del tempo, gli agenti si sono limitati a osservare a distanza, senza intervenire. Immediata la risposta delle rete dove hanno iniziato a circolare le foto dell’iniziativa e su Twitter è apparso un hashtag coniato per l’occasione: #standingman (“uomo in piedi” in inglese).

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A Istanbul ferito e fermato dalla polizia un fotografo italiano

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Stanno confluendo in decine di migliaia nel centro di Istanbul, per due raduni previsti nel pomeriggio, uno pro, l’altro anti Erdogan che fanno temere possibili nuovi, gravi incidenti. Anche la scorsa notte si è risolta in violenza e caos, dopo il brutale assalto della polizia ieri sera al Gezi Park di Taksim ordinato da Erdogan e oggi in molti stanno arrivando anche dalla sponda asiatica attraverso il Ponte sul Bosforo per protestare contro il blitz delle forze antisommossa. L’accusa dei manifestanti, oltre per la brutalità dimostrata dalla polizia, è per il fatto che siano stati attaccati indiscriminatamente anche donne e bambini. Nel frattempo, la Piattaforma Taksim, che riunisce i 116 movimenti di protesta, ha accusato Erdogan di aver trasformato il Paese “in una zona di guerra”: “continueremo e nessuno potrà fermarci”. Diversi medici hanno ipotizzato la presenza di agenti chimici nell’acqua degli idranti della polizia, che ha causato piaghe ai manifestanti.

Ma la polizia turca ha aperto anche la caccia ai giornalisti e diversi cronisti sono stati picchiati o arrestati. Sul sito di Rsf Europa sono state diffuse fra l’altro le immagini dell’arresto del giornalista turco Gokhan Bicic, fermato e buttato a terra da quattro agenti. Dalle finestre la gente ha urlato ai poliziotti di lasciarlo stare, poi ha iniziato a buttare oggetti di ogni tipo sugli agenti, che lo hanno comunque trascinato via. Anche un fotografo italiano, Daniele Stefanini, è stato ferito e fermato durante gli incidenti accorsi la notte scorsa, come hanno indicato fonti dell’ambasciata d’Italia in Turchia. Il 28enne è stato ferito nel quartiere di Bayrampasha, dove un avvocato l’ha poi soccorso e trasportato in ospedale. Il fotografo, messo in stato di fermo dalla polizia, è assistito dalle autorità consolari italiane .

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Prima l’ultimatum, poi le ruspe a Gezi Park

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Il premier Recep Tayyip Erdogan aveva lanciato un ultimatum ai giovani che a centinaia occupano Gezi Park intimando loro di andarsene, dopo di che la polizia turca è scesa in Piazza Taksim a Instanbul con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni contro diverse centinaia di persone riunite sulla piazza per solidarietà con gli occupanti del parco. Nel frattempo, all’interno dell’area verde, le ruspe delle forze dell’ordine hanno iniziato a distruggere la tendopoli, conosciuta anche come città della libertà, eretta dai manifestanti. Ai giornalisti è stato negato l’accesso alla zona.  I giovani avevano infatti deciso di restare, annunciando anzi una nuova mobilitazione in tutto il paese “contro ogni ingiustizia”. La scorsa notte, inoltre, ci sono stati nuovi scontri a Ankara, dove la polizia ha disperso brutalmente nella zona di Tunali una manifestazione pacifica, usando i gas lacrimogeni arrestando, secondo i manifestanti, 50 persone. Per domani è previsto il secondo maxi-raduno, dopo il primo tenutosi oggi, del partito islamico Akp di Erdogan, in appoggio al premier mentre in diverse città sono state annunciate diverse manifestazioni in opposizione al leader. Dall’inizio della protesta tre giovani manifestanti sono stati uccisi, 5mila feriti, 50 sono gravi, 11 hanno perso la vista.

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Il cane della rivolta Turca: Sunglasses Motorcycle Dog

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Ogni protesta deve avere il suo simbolo… in Turchia arriva quindi Sunglasses Motorcycle Dog ovvero “il cane motociclista con gli occhiali da sole”. Quasi una mascotte che sta invadendo il web il cane definito ‘hipster’ per via degli occhiali da sole e il collare che indossa, colpisce per la sua fedeltà al padrone. Dorme in terra e fa da “cuscino” al proprietario poi sale sul motorino pronto a ricominciare la protesta e non disdegna mai un obiettivo.  Il primo a notare questo bizzarro manifestante è stato Stoyan Nenov, un fotografo di Reuters che domenica scorsa ha immortalato il cane sulla motocicletta nei dintorni di Piazza Taksim e ha diffuso la foto.

Intanto si registra anche la prima vittima tra le forze dell’ordine. E’ morto in ospedale un poliziotto turco che era rimasto gravemente ferito cadendo da un ponte mentre inseguiva un gruppo di manifestanti.

Mentre nella notte erano state arrestate 24 persone a Smirne  accusate di avere “incitato ai disordini e fatto propaganda”, pubblicando dei tweet di sostegno alle proteste.

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Il mondo si coalizza con i manifestanti di Piazza Taksim: per loro pranzo da asporto

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Continuano le proteste in Turchia e la scorsa notte la polizia ha arrestato 24 persone a Smirne, con l’accusa di avere “incitato ai disordini e fatto propaganda” a sostegno delle manifestazioni contro il premier, Recep Tayyip Erdogan mentre altre 14 persone sono ricercate. Sembra, stando alle fonti locali del principale partito di opposizione, il Chp, gli arrestati avessero solo invitato, attraverso Twitter, a partecipare alle proteste di piazza che si stanno tenendo in Turchia. Ma se la polizia combatte strenuamente la protesta, migliaia di anonimi sostenitori della rivolta hanno ordinato su Internet, anche dall’estero, pasti da recapitare ai manifestanti di Piazza Taksim. Il direttore di Yernel Sepeti, una delle principali catene di fast food a domicilio del Paese, ha spiegato che ieri sono state ricevute oltre mille ordinazioni. “Ci sono stati alcuni problemi di consegna, ma tutto è stato risolto”.

Il nuovo caso Abu Omar è targato Kazakistan?

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La storia si ripete… e già si parla di nuovo caso Abu Omar, anche se servirà del tempo per capire veramente cosa sia accaduto a una cittadina del Kazakistan, moglie di un dissidente politico kazako, con regolare permesso di soggiorno Ue, che con la figlia di sei anni sono state trasferite con la forza su un aereo austriaco, prenotato dallo stesso ministero degli Interni di Vienna, che le ha portata in Kazakistan. Ora sono affidate alle autorità locali, pur non avendo commesso nessun reato. La vicenda accade a Roma, nel quartiere residenziale di Casal Palocco, dove Alma Shalabayeva, moglie dell’uomo d’affari (e oppositore politico) Mukhtar Ablyazov, vive. In realtà l’operazioen della Digos doveva essere proprio volta a riportare in patria il dissidente e non la moglie e la figlia, ma non trovando il marito, hanno espulso la Alma Shalabayeva e sua figlia. La versione ufficiale è che la donna sarebbe stata espulsa dall’Italia in quanto in possesso di un falso passaporto africano. Ma chi è Mukhtar Ablyazov?  è un avversario del regime di Nursultan Nazarbayev, già sottoposto in passato a violente misure di detenzione, denunciate anche da Amnesty International. Il governo nega tali misure e ribatte invece che Ablyazov ha derubato una delle principali banche del paese. L’uomo però ha deciso di fuggire alla persecuzione nei suoi confronti ed è scappato a Londra ottenendo anche  un visto di rifugiato politico. A questo punto è scoppiata l’ira del  governo di Astana che è arrivato anche a minacciare le rappresaglie contro le imprese britanniche attive nel paese. Intanto nel 2009 la famiglia si è dovuta dividere e la moglie di Ablyazov ha ottenuto dalla Lettonia un regolare permesso Ue che le consentiva quindi di vivere in Italia, insieme alla figlia. Ma quando sembrava che la tranquillità fosse stata raggiunta… è stata invece rispedita nel suo paese d’origine dove ora si trova agli arresti domiciliari insieme alla bambina di 6 anni.

Ora che i kazaki hanno nelle mani la famiglia di  Ablyazov è chiaro che l’uomo diventa più ricattabile. L’intento sarebbe quello di liberare la moglie e la figlia, se l’uomo d’affari si consegnasse al governo kazako per essere condannato.

Il sindaco che nega l’acqua alla polizia turca!

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Dice “no”, dice “basta al massacro”, dopo 3 morti in altre città della Turchia, il sindaco di Antalya, ha negato l’acqua del comune per rifornire gli idranti della polizia. Così Mustafa Akaydin, primo cittadino del paradiso turistico della costa mediterranea della Turchia e membro del partito all’opposizione, si è schierato apertamente contro il governo del premier Recep Tayyip Erdogan. Il diniego è stato motivato con una nota in cui il sindaco chiariva che concedere i rifornimenti di acqua alla polizia sarebbe stato svuotare le riserve della città e non avere poi acqua a sufficienza in caso di futuri incendi che ogni estate si verificano nella zona.

Arrivano le prime ammissioni sulle vittime degli scontri turchi

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Le rivolte in Turchia ormai vanno avanti da giorni e stanno, come un’epidemia, montando di città in città. Nell’ultima notte i manifestanti hanno protestato ad Ankara dove sono stati dati alle fiamme alcuni uffici del partito islamico Akp, la forza politica che ha permesso a  Tayyip Erdogan, di diventare premier. Nella notte si è reso necessario anche isolare le strade intorno agli uffici del primo ministro e sono stati lanciati alcuni lacrimogeni dalla polizia per far indietreggiare i manifestanti che si stavano avvicinando al palazzo.

Arrivano anche le prime ammissioni sulle vittime degli scontri. In particolare è stata diffusa la notizia della morte di un giovane ferito da un colpo d’arma da fuoco alla testa ad Ankara.

Non si placa ancora la rivolta in Turchia, che entra ormai nel quarto giorno: nella notte tra il 2 e il 3, la protesta si è trasferita da Istanbul alla capitale Ankara dove i manifestanti hanno dato fuoco ad alcuni uffici del partito islamico Akp del premier Tayyip Erdogan. Sempre nella notte, le strade intorno all’ufficio del primo ministro sono state isolate mentre i poliziotti hanno usato gas lacrimogeni per respingere l’avanzata dei manifestanti.. Lo ha riferito il segretario generale della Fondazione turca per i diritti umani, Metin Bakkalci, da Ankara. «Il giovane si chiama Ethem Sarisuluk ed è stato raggiunto da un colpo di pistola alla testa. Si trova in stato agonizzante e i medici hanno dichiarato la sua morte cerebrale», ha spiegato Bakkalci.

Nelle prime ore dell’alba di lunedì ad Ankara la protesta sembra che sia stata sedata, almeno al momento non si registrano scontri. Invece, è notizia delle ultime ore, che gli scontri si sono spostati a Smirne (Izmir), città nel centro-occidentale della Turchia.

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Qui i manifestanti hanno lanciato molotov contro le sedi del partito Akp. Intanto a Instabul sono state danneggiate fermate dei bus e segnali stradali.

Erdogan contro Twitter: “una minaccia per la società”

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Cosa sta succedendo in Turchia? Forse gli italiani dovrebbero prestare la massima attenzione alle tensioni turche perché, con le debite differenze, quei temi ci possono domani riguardare da vicino. C’è una politica che per non modificare se stessa sta tentando di modificare le regole del viver civile, imponendole con la violenza. Sullo sfondo c’è la religione, un potere forte che vuole imporsi su quello laico. Un potere quello religioso amministrato spesso da chi ha anche molte risorse finanziarie da poter impiegare per far attuare le proprie politiche facendosi scudo della religione e del credo. E se in Italia, torna alla ribalta il problema dell’aborto, che dovrebbe essere un diritto ormai consolidato, in Turchia il problema sono i precetti legati all’islamismo. In realtà dietro a ogni lotta si cela la volontà di “sottomettere” dei gruppi… in Turchia i laici, in Italia le donne e il loro diritto di scelta. Il premier Recep Tayyip Erdogan oggi ha definito Facebook e Twitter una “una minaccia per la società”, in Italia c’è chi ancora si intestardisce a dire che non si può fare politica in rete… effettivamente non si può fare se bisogna mantenere alcuni privilegi!

Ma di cosa ha paura il premier Recep Tayyip Erdogan? Delle testimonianze, come quella di Ajda, studentessa di Istanbul, di 22 anni, che sono due giorni che occupa il parco Gezi e racconta così la sua verità:

“Si è sparsa la voce su Internet e hanno chiesto a chiunque tenesse al parco di Gezi di venire a fermarne e protestarne la demolizione. Ma alcuni sostenitori del governo hanno dato false notizie, creando il caos.”

La minaccia era un enorme palazzo simile ai vecchi palazzi militari che esistevano più di 100 anni fa e ancora una volta Ajda spiega che:

“Lo fanno solo per ragioni economiche, il loro è un ego spropositato. Stanno facendo lo stesso nel Bosforo dove vogliono costruire un terzo ponte e stanno abbattendo centinaia di alberi. Le loro idee di destra hanno davvero disgustato i giovani”

Ma non avevano detto motivi religiosi?

“Ma non è per etica religiosa. Se avessero un po’ di fede, non si comporterebbero come hanno fatto in questi due giorni. Vogliono farci apparire come violenti, come se non avessimo ragioni per protestare ma lo facessimo tanto per farlo. Ho visto dei poliziotti in borghese che distribuivano alcol a gruppi di manifestanti per farli ubriacare e confonderli. I media non raccontano la verità. Ma io ho visto con i miei occhi e sentito di persona la brutalità della polizia, non hanno pietà. Molti di noi sono feriti. Io ho sentito poliziotti che urlavano al conducente del veicolo ‘vai avanti, uccidili, uccidili!’ Sembra un videogame della playstation. Hanno ucciso una ragazza passandole sopra con un carrarmato. Ma questo i media non lo dicono. Basta vedere le immagini sui social network, è tutto lì, ma l’informazione cambia le cose, non ne parla””, conclude Ajda.

Ma insieme ai giovani ci sono anche i professori, quelli come l’insegnante Cansu:

“Non è umano quello che sta succedendo qui. Usano il gas delle bombe chimiche che provoca una sensazione simile al soffocamento per un’ora, un’ora e mezza. In tutto il resto del mondo questo tipo di armi è proibito”.

Per i regimi internet è davvero una minaccia? E come inizia la delegittimazione del mezzo di comunicazione? Forse avviene con le continue pressioni che vengono fatte ai bloggers o le perquisizioni negli appartamenti di chi posta una foto di pessimo gusto? Il cattivo gusto è un reato?

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In Turchia i morti diventano fantasmi?

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I morti in Turchia diventano fantasmi? Secondo Amnesty International negli scontri di ieri ci sarebbero stati almeno due morti ad Istanbul ma il bilancio ufficiale degli scontri, secondo il ministro degli interni Muammer Guler, è invece di 79 feriti, 53 civili e 26 agenti.  Dove sono i morti?

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Anche oggi la tensione è molto alta, sono state erette anche delle barricate da parte  dei manifestanti a piazza Taksim.

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Ma negli uffici del potere sembra che la situazione sia calma, restano solo gli agenti in tenuta anti-sommossa. Prima o poi il governo confermerà o smentirà le vittime di ieri?

Amnesty denuncia: in Italia si stanno erodendo i diritti umani!

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Il rapporto 2013 di Amnesty International sulla situazione dei diritti umani nel mondo fa emergere un quadro sconfortante sulla situazione Italiana: “Una progressiva erosione dei diritti umani, ritardi e vuoti legislativi non colmati, violazioni costanti e forse in aumento”. Quello che non viene risparmiato da critiche è la politica italiana da critiche,  che registra nel 2012 “una situazione con molte ombre”: dalla violenza contro le donne al mancato inserimento del reato di tortura nel codice penale fino al nuovo accordo per il controllo dell’immigrazione sottoscritto con la Libia che, secondo il presidente della sezione italia, Antonio Marchesi, “rischia di mettere a repentaglio la vita e l’incolumità di migranti e richiedenti asilo”. Ecco allora che Amnesty chiede la “sospensione” di un accordo che, secondo l’Ong, è stata oltretutto siglato “senza trasparenza”. Oltre a questo, nello stesso anno le condizioni dei Cie “sono state ben al di sotto degli standard internazionali” e “le tutele legali per il rimpatrio dei migranti irregolari sono state violate in molte occasioni”. Altri due punti messi in evidenza sono poi la presenza del reato di clandestinità e le “continue violazioni” dei diritti dei rom, che hanno reso contraddittorio il governo  Monti, che ha sì approvato la `Strategia nazionale d’inclusione dei rom´ ma, contemporaneamente, ha presentato il ricorso contro il Consiglio di Stato che dichiarava illegittima la cosiddetta “emergenza nomadi” in vigore dal 2008: la Cassazione ha confermato il verdetto del Consiglio di Stato ma, nel frattempo, si è continuato ad applicare il “Piano nomadi”, con sgomberi forzati e trasportando i rom “in campi segregati”. Ma si parla anche di omofobia, dell’aumento di casi di violenza contro le donne e degli “ostacoli incontrati da chi chiede giustizia per coloro che sono morti mentre si trovavano nelle mani di agenti dello Stato o sono stati torturati o maltrattati in custodia”. Ecco allora che viene rilanciato il “pacchetto riforme” in 10 punti per i diritti umani in Italia, con l’obbiettivo di eliminare le criticità emerse e che era già stato proposto da Amnesty a tutti i candidati alle ultime elezioni. All’epoca tutti avevano apposto la propria firma ma ora “è arrivato il momento di mantenere le promesse. Non regge l’alibi della crisi, né quello della presunta limitazione dell’agenda del governo”.

La stregoneria… uccide le donne. Papua 2.0!

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In Papua Nuova Guinea esiste ancora la caccia alle streghe. Pochi giorni fa due donne anziane sono state torturate e decapitate in pubblico. La polizia ha tentato di intervenire per salvarle, ma è stata fermata dalla folla che assisteva alla gogna nell’isola orientale di Bougainville. Lo ha riferito il quotidiano locale Courier Post.

“Non abbiamo potuto fare assolutamente nulla”, ha detto al quotidiano il capo della polizia locale, Herman Birengka, aggiungendo che altri uomini avevano tentato di liberare le due, invano. Le vittme erano state catturate e fatte prigioniere martedì.

Nell’isola, specie nelle regioni più remote, sono ancora in molti a non accettare le cause naturali di morte. Solo poche settimane fa sei donne accusate di praticare la stregoneria sono state torturate con ferri roventi durante un “sacrificio di Pasqua” nella provincia degli altipiani meridionali.

E in febbraio una giovane di 20 anni, anch’essa accusata di stregoneria e della morte di un ragazzo, era stata denudata, cosparsa di benzina e bruciata viva. Questo mese Amnesty International ha fatto appello al governo di Port Moresby perché combatta con più vigore le credenze di stregoneria che alimentano la violenza contro le donne.

Skype cinese sarebbe… monitorato!

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“SKYPE è uno strumento di controllo e censura nelle mani del Governo di Pechino”. Non è una voce di corridoio, o una mera ipotesi, ma il risultato di uno studio svolto dall’informatico americano Jeffrey Knockel. Il ricercatore dell’Università del New Mexico è riuscito, in anni di analisi del software (quello che in gergo informatico si chiama reverse engineering) a decifrare il sofisticato sistema di sorveglianza incluso in Skype. Ed è riuscito a individuare una lista completa di termini, qualche migliaio in tutto, che, se utilizzati all’interno delle chat, innescano il controllo da parte del governo cinese. Digitare parole come Amnesty International, Tienanmen, Medici senza Frontiere o BBC News, innesca il meccanismo di sorveglianza: Skype invia una copia del messaggio ai propri server, insieme al nome utente del mittente, la data e l’ora della conversazione. La lista di parole da controllare è inclusa in parte in Skype, ma si arricchisce di nuovi termini giorno dopo giorno, grazie a un sistema di aggiornamento che permette al governo cinese di tenere sempre sotto controllo i temi più caldi.

È importante precisare come non si tratti esattamente del programma di proprietà da Microsoft, che noi italiani e tanti utenti in tutto il mondo usano, bensì di una versione modificata di Skype denominata TOM-Skype.  Microsoft, infatti, rende disponibile in Cina il software attraverso una joint venture con TOM Online, operatore mobile di Hong Kong a cui il colosso di Redmond ha concesso di modificare a proprio piacimento il programma. Nella guida online di Skype viene chiaramente spiegato che cosa sia TOM-Skype e perché il software venga modificato: “TOM Online fornisce l’accesso a Skype ai clienti in Cina, usando una versione modificata che si attiene alle normative cinesi, denominata TOM-Skype”.

Nonostante le modifiche apportate al software non siano riconducibili a Microsoft, l’azienda fondata da Bill Gates non fa certo una “bella figura” come ha evidenziato Knockel in una recente intervista pubblicata da BusinessWeek: “Mi sarei aspettato di più da Microsoft. Vorrei che dichiarassero pubblicamente perché consentono che TOM-Skype sorvegli i propri utenti”.

Ma Microsoft come risponde alle accuse di controllo e censura? Contattata da Repubblica sull’argomento, l’azienda, per bocca di un portavoce di Skype, ha rilasciato questa dichiarazione: “In Cina, il software Skype è reso disponibile tramite la joint venture con TOM Online. In qualità di partner maggioritario di questa joint venture, TOM Online ha stabilito le procedure necessarie conformi agli obblighi stabiliti dalle leggi locali. Anche se siamo un partner minoritario, ci rendiamo conto di avere comunque delle responsabilità. Microsoft sta lavorando per mettere in atto i cambiamenti più appropriati necessari per risolvere questa criticità. Siamo consapevoli di quanto gli utenti Skype amino il nostro servizio, per questo ci impegniamo ad attuare azioni concrete per aumentare ulteriormente la nostra trasparenza e responsabilità”.

Il silenzio degli oppressori… E la Grecia e allo stremo!

Nel silenzio dei media Europei diventa sempre più tragica la condizione dei Greci! Con spavalda arroganza i dictat dell’Ue impongono a un popolo ormai alla fame di distruggere i prodotti della terra per conseguire un assurdo e spettrale equilibrio della produzione totale. Poi la polizia ha massacrato alcuni ragazzi anarchici rei confessi di aver assalito alcune banche e di aver diviso i soldi con cittadini allo stremo La polizia ha ritoccato anche le loro foto con i visi massacrati… Per fortuna è accorsa Amnesty International a denunciare l’accaduto. Ma intanto in Europa dopo aver massacrato la capacita di resistenza dei Greci si comincia a chiedere a gran voce che vengano cacciati dall’Euro. Ma ci siamo impazziti? E’ questa l’europa dei Popoli?  O è solo quella di pochi affaristi senza scrupoli? E perchè i nostri media tacciono?

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