Sollevato l’avviso di restrizione: Alma Shalabayeva può lasciare il Kazakistan

Alma-Shalabayeva-tuttacronacaAlma Shalabayeva e la figlia Aula erano state espulse dall’Italia lo scorso 31 maggio. Ora la moglie dell’ex banchiere e dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, può lasciare il Kazakistan. E’ infatti stato sollevato, con il pagamento della cauzione, l’avviso di restrizione imposto precedentemente. Lo ha riferito il portavoce del ministero degli Esteri, secondo quanto scrive l’agenzia di stampa russa Rapsi, specializzata in argomenti giuridici. A novembre, l’Ufficio del procuratore generale del Kazakistan ha riferito che la donna aveva fatto appello alle autorità per ottenere il permesso di lasciare il Paese. A luglio, ricorda Rapsi, il Kazakistan aveva emesso una pena non detentiva nei confronti della Shalabayeva perchè in possesso di un passaporto falso.

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Svolta sul caso Shalabayeva: la perizia rischia di accusare il Viminale

alma-shalabayeva-tuttacronacaSi compone di sette pagine il documento che, come spiega il Messaggero, rischia di mettere definitivamente sotto accusa il comportamento della Questura di Roma e del Viminale nel caso del rimpatrio di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente e banchiere kazako Mukhtar Ablyazov. Si tratta di una perizia di parte ordinata dagli avvocati della figlia maggiore della donna che conferma punto per punto il sospetto che era circolato fin dalla scorsa estate:

per «creare» il documento valido per l’espatrio a nome della figlia di Alma, la piccola Alua di appena sei anni, gli uomini dell’ambasciata avrebbero utilizzato la fotografia presente nel passaporto centrafricano che Alma Shalabayeva ha consegnato agli uomini della Polizia al momento della perquisizione e del fermo che in poche ore l’ha portata prima nel Cie di Ponte Galeria e quindi sull’aereo diretto in Kazakistan. Insomma, qualcuno all’interno delle nostre forze dell’ordine avrebbe passato il documento all’ambasciata kazaka che avrebbe quindi elaborato un documento solo apparentemente proveniente dall’Asia centrale.

La perizia è stata firmata da un esperto di grafica in tre dimensioni, Fabio Pisterzi, che spiega che l’elaborazione fatta sulla foto della bambina è in realtà molto semplice: “Con uno scanner è possibile riprodurre l’immagine ed eliminare gli elementi sovraimpressi”, scrive rispondendo al quesito se le foto siano identiche e se “quindi derivino dal medesimo scatto”. Dunque una elaborazione semplice, di copiatura e aggiustamento. “La parte interessata”, il volto, è stata “ritagliata” mentre il vestito è stato sovraimpresso e questo fa sì che, al posto del collo della piccolina c’è il collo di un’altra persona. La relazione viene quindi conclusa specificando che “l’elaborazione è stata fatta utilizzando il programma Photoshop”. La perizia è stata conclusa lo scorso 4 ottobre e finirà in mano al pm Eugenio Albamonte. Ma, spiega ancora il Messaggero, “l’atto di accusa è rivolto anche alla Questura e al Viminale (dove si aspetta con ansia una puntata di Report dedicata al caso). Ma è anche possibile che a questo punto Astolfo Di Amato l’avvocato di Madina Ablyazova, la sorella maggiore di Alua, decida di rivolgersi anche alla procura di Perugia.”

Delegazione del M5S da Alma Shalabayeva: “Aiutatemi”

1-m5s-shalabayeva-tuttacronacaUna delegazione del M5S ha fatto visita ad Alma Shalabayeva, la moglie dell’oligarca kazako espulsa dall’Italia con la figlioletta Alua di 6 anni nella casa di Alamty, durante la quale la donna ha ricostruito la giornata del 30 maggio. Durante il dettagliato resoconto, la donna lascia anche qualche accusa a Roma, ad esempio l’ipotesi di manomissione del passaporto, la cui presunta falsificazione è stata la causa del rimpatrio. E’ lei a raccontare che le hanno restituito il documento ‘manomesso”: più “spesso” di quello rilasciato dall’Africa Centrale che era stato presentato. Oltre a questo, non avrebbe ricevuto risposta ogni volta che ha provato a chiedere “asilo politico”. La Shalabayeva spiega che le hanno gettato il telefonino, impedendole contatti, e si sono limitati a dirle che la sua “deportazione era firmata ad alto livello”. Mentre chiede un aiuto all’Italia per rivedere il marito, torna a ribadire la sua intenzione di tornare a Roma. La sua ricostruzione è stata postata, in video streaming, sul Blog di Beppe Grillo. In quei momenti, non ha neanche potuto contattare la sorella al cellulare: “Me lo hanno buttato”, dice sottolineando di aver chiesto l’asilo politico, spiegando di chi era moglie e della protezione data a suo marito da Londra. Ma non riceve risposta, le sue affermazioni sembrano sbattere contro un muro di gomma, in particolare dalla poliziotta di scorta, una certa “Laura”. A Ciampino dove madre e figlia entrano “accompagnate da 12 persone armate”, Alma racconta di aver chiesto in inglese: ‘I need a political asylum’ ma “Laura è uscita dalla stanza come se non avesse sentito” per poi tornare di corsa e prendere “mia figlia per mano, uscendo. L’ho inseguita, siamo saliti su un pulmino e lì ho richiesto ‘Why not?’. Lei si è girata, mi ha accarezzato la gamba, e si è rigirata verso il finestrino”. La Shalabayeva spiega ancora che Laura, che “era sempre al telefono con qualcuno”, ha rivolto “molte domande di politica, sui rapporti tra il presidente kazaco e quello russo”, registrando tutto su un I-Phone. Poi la scelta: portare Alua con sè o lasciarla alla guardia del corpo. “Prima di rispondere ho chiesto ancora in inglese: ‘Posso avere l’asilo politico?’ Ma uno degli uomini ai piedi dell’aereo ha risposto che era impossibile: troppo tardi”, l’ordine è stato “firmato a livello molto alto, da due autorità italiane. Non so quali”. Quindi l’arrivo in Kazakhistan dove sono arrivate “senza legale, senza interprete, senza passaporto, senza effettuare alcun controllo alla dogana, senza biglietto, e senza nessuna possibilità di ottenere l’asilo politico”. Uno dei rappresentanti dell’ambasciata kazaca avrebbe trascorso quasi tutto il viaggio nella cabina di pilotaggio. “Solo dopo ho saputo che la mia famiglia intendeva tramite il procuratore dell’Austria far tornare l’aereo in Europa”. Ma il kazaco era al telefono controllando che l’aereo andasse “nella direzione giusta”. Quindi lancia un appello: “Vorrei tornare in Italia al più presto possibile. Voglio vedere i miei figli e mio marito”. E sottolinea di non “credere, sinceramente, nella giustizia dei tribunali. Se vogliono, mi arresteranno, rischio da due fino a 4 anni”. Come rischia il marito, contro cui “non c’era nessuna prova: spero molto nell’aiuto del popolo italiano”. Daniele Del Grosso, membro della delegazione del M5S che nei prossimi giorni avrà anche incontri istituzionali a Astana, ha spiegato che attorno a lei sembrano non esserci controlli. All’ANSA;, contattato al telefono, ha speigato: “È sicuramente seguita. Ma noi non abbiamo visto nessuno di sospetto”.

MUKHTAR ABLYAZOV ARRESTATO IN FRANCIA!

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The end? Mukhtar Ablyazov è stato arrestato a Cannes, in Francia. A comunicare la notizia è stato il suo avvocato, il quale ha precisato che a fermare il dissidente kazako sono state le forze speciali d’Oltralpe. Tutti si ricorderanno il caso scoppiato in Italia in occasione dell’espulsione dall’Italia della moglie Alma Shalabayeva e della figlia minorenne del dissidente. 

La Francia intanto smentisce la notizia dell’arresto e alla parola “arrestato” risponde che non sono al corrente del fermo di Ablyazov. Fonti locali hanno aggiunto a chi chiedeva conferma dell’arresto: “Ci sembrerebbe strano perché tutto passa da noi”. Ma la Russia ne chiede l’estradizione.  Da caso a giallo kazako?

Aggiornamento 31 luglio 2013, 21,50: Arriva la conferma il dissidente kazako, Mukhtiar Abliazov, è stato arrestato nel pomeriggio a Mouans-Sartoux, vicino Grasse. Lo conferma al Financial Times la polizia giudiziaria di Marsiglia. Sono state le autorità ucraine a chiederne l’arresto. L’oligarca potrebbe essere trasferito a Parigi. Anche la Russia ha richiesto l’estradizione del dissidente, che aveva ottenuto asilo dalla Gran Bretagna nel 2011. Un appello a evitare che Mukhtar Ablyazov sia estradato in modo “illegale” come è successo a Roma alla moglie Alma Shalabayeva e alla figlia Alua. A lanciarlo via Facebook è il figlio del dissidente kazako. “Cari amici – scrive Madiyar Ablyazov sul social network – mio padre è stato arrestato. Vi sarò grato per sempre se condividerete questo articolo per evitare un’estradizione rapida e illegale come è già successo in Italia per mia madre e mia sorella”.

Caso Shalabayeva: per Letta è avvenuto all’insaputa degli 007

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Oggi il presidente del Consiglio, Enrico Letta è tornato sulla questione dell’espulsione di Alma Shalabayeva, e ha ribadito che a suo giudizio i servizi segreti non sapevano della presenza di Ablyazov e di sua moglie in Italia, né dell’espulsione della donna. “Non erano tenuti a saperlo in quanto il dissidente kazako non rappresentava un pericolo per la sicurezza nazionale”, ha scritto in una nota al Copasir Letta, dicendosi disponibile a una audizione sul tema dei servizi segreti.

 

Falso il passaporto di Alma Shalabayeva. Bonino “Tormentata, ma non mi dimetto”

passaporto-shalabayeva-tuttacronacaIl ministro degli Esteri Emma Bonino, intervenendo alle commissioni Esteri di Camera e Senato sulla vicenda Ablyazov, ha detto: “È una vicenda di grande delicatezza, sulla quale si impone la massima chiarezza: una vicenda che tocca aspetti di grandissima rilevanza per il nostro Paese e per i suoi valori fondamentali”. Ha quindi aggiunto: “La mia credibilità personale è per me un grande patrimonio” ed ho vissuto “con grande amarezza in queste settimane. Sono stata tormentata e non ci ho dormito ma non ho mai pensato di dimettermi”. E ancora: “I nostri interventi sono stati dunque continui, incessanti e continueranno fino a quando necessario, nella considerazione che poichè si agisce da governo a governo si deve evitare, almeno in questa fase, che una serie di azioni e reazioni indebolisca la nostra struttura diplomatica ad Astana”. Riguardo al comportamento dell’ambasciatore kazako a Roma, l’ha definito “intrusivo” e “inaccettabile”. Astana “ci ha fatto sapere di volere buoni rapporti con l’Italia. Ritengo evidente che, dopo questo episodio, la qualità dei rapporti dipenderà dalla disponibilità dei responsabili di Astana” a dare la loro “imprescindibile collaborazione” e “pieni diritti e libertà di movimento ad Alma: valuteremo, tempestivamente, le misure più opportune da adottare nei confronti dell’ambasciatore Yelemessov”. Al momento, comunque, ad essere prioritaria è la “tutela delle due cittadine kazakhe,è quanto che ci sta più a cuore. Stiamo svolgendo e continueremo a fare con forte determinazione interventi, a Astana, Bruxelles, Vilnius, per la piena libertà di movimento di Alma e la figlia: lo sento come obbligo morale, prima che politico”. Ancora il ministro ha dichiarato di ripensare “a qualche critica che ho letto circa un mio asserito silenzio sulla questione: la realtà è che ho invece, sin dal primo momento, promosso e sollecitato il massimo chiarimento su un caso così rilevante. L’ho fatto con l’animo e la passione di chi si occupa da una vita di diritti civili ma ho agito sulla base del rispetto delle istituzioni alle quali sono tenuta da Ministro”. La Bonino ha quindi proseguito spiegando di riferire sulla vicenda Ablyazov “con la serenità di chi non ha lesinato alcuno sforzo, con la sensibilità di chi per passione e attività politica ha fatto della tutela dei diritti umani la ragione di un’intera esistenza e con la mia diretta testimonianza”. La Farnesina, ha svolto una “continua e scrupolosa attività” attraverso i suoi uffici “chiamati a gestire ex post le conseguenze di un caso per il quale abbiamo finora, giustamente, dibattuto sulla dinamica ex ante”.

Nel frattempo, secondo quanto riferisce il Dipartimento di Pubblica Sicurezza, è stato accertato dall’ufficio Interpol del Centrafrica, nell’ambito delle attività investigative svolte dalla questura di Roma, che il passaporto esibito da Alma Shalabayeva alle autorità italiane ed emesso dalla Repubblica Centrafricana “risulta falsificato”. Il vicepremier kazako Yerbol Orynbayev a Bruxelles, riguardo l’ipotesi di espulsione dell’ambasciatore kazako in Italia, ha dichiarato: “Aspettiamo la decisione ufficiale” che verrà presa dall’Italia e quando sarà presa “reagiremo”. Il fatto che, dopo quanto successo, l’ambasciatore kazako in Italia sia praticamente inutile “è solo un punto di vista” ha aggiunto. Lunedì scorso il ministro degli Esteri Emma Bonino aveva osservato che l’ambasciatore kazako non sarebbe più “una persona utile ai kazaki” perchè dopo quanto accaduto “non lo riceverebbe più nessuno”. Il vicepremier ha quindi aggiunto, per quanto riguarda il ritorno di Alma Shalabayeva e sua figlia in Italia, il Kazakistan non ha “nessun problema”,  ma l’Italia “deve fornire garanzie” che Shalabayeva tornerà in Kazakistan in caso venga chiamata a testimoniare in un processo, in questo caso “il governo kazako non ha nessun problema a lasciarla ripartire”. Il vicepremier ha però sottolineto che la donna nel nostro Paese “rischia quattro anni di prigione per il suo passaporto falso: quindi il suo rientro è in dubbio”. Del caso kazako, secondo quanto riferito dal presidente di turno del Consiglio Ue, il ministro degli esteri lituano Linas Linkevicius, si è parlato durante il Consiglio di cooperazione con il Kazakistan. “La presidenza continua a seguire con attenzione gli sviluppi della vicenda”, ha detto Linkevicius senza aggiungere altri dettagli.

Caso Shalabayeva: “I kazaki ordinarono il blitz”. La ricostruzione del prefetto Valeri

shalabayeva-kazaki-tuttacronacaIl Corriere della Sera spiega che nuovi e clamorosi particolari sono stati rivelati dal responsabile della segreteria del capo della polizia Alessandro Valeri cha ha riferito come il gabinetto del ministro dell’Interno seguì ogni fase dell’operazione kazaka. Tanto che la seconda irruzione del 29 maggio scorso nella villetta di Casal Palocco, dove si riteneva fosse nascosto Mukhtar Ablyazov, fu decisa nell’ufficio del prefetto Giuseppe Procaccini. E ordinata ai poliziotti direttamente dall’ambasciatore Andrian Yelemessov. La conferma arriva dal prefetto Gaetano Chiusolo, il capo della Direzione Centrale Anticrimine, che ricevette sul suo cellulare le disposizioni del diplomatico. I loro verbali, così come quelli di tutti gli altri funzionari coinvolti, sono stati consegnati al Parlamento in vista della votazione sulla mozione di sfiducia contro Angelino Alfano prevista per oggi al Senato e conclusasi con la vittoria dei no. Negli atti allegati all’inchiesta condotta dal prefetto Pansa si legge quante e quali irregolarità e omissioni siano state commesse fino al rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, mettendo tutti gli uffici della polizia a disposizione di un’autorità straniera. Il titolare del Viminale ha sempre dichiarato “Non ne sapevo nulla” salvo poi essere smentito dallo stesso Procaccini.

E’ lo steso Valeri a raccontare: “Il 28 sera dopo le 20 fui chiamato dal prefetto Procaccini per recarmi nel suo ufficio per comunicazioni urgenti. Nell’ufficio del capo di gabinetto trovai l’ambasciatore Yelemessov e un consigliere della stessa ambasciata. Dopo le presentazioni il capo di gabinetto mi rappresentò che le autorità Kazake avevano segnalato la presenza in Italia di un pericoloso latitante. Lo stesso ambasciatore rappresentò ampiamente i motivi di preoccupazione in ordine alla pericolosità del latitante, precisando che lo stesso era armato, accompagnato da uomini armati e con collegamenti con il terrorismo internazionale. Nella circostanza consegnò un carteggio inerente lo stesso latitante, tra cui una copia del bollettino di ricerche internazionali diramato dall’Interpol. Il prefetto Procaccini me ne consegnò una copia. Rappresentai all’ambasciatore che si sarebbe dovuto rivolgere alla questura e lui mi riferì che quella mattina aveva parlato della cosa con il dirigente della Squadra mobile Renato Cortese, a cui aveva fornito gli stessi elementi informativi, con precisa indicazione della villa ove il latitante si nascondeva. Chiamai attraverso il cellulare Cortese, il quale confermò di avere incontrato l’ambasciatore e che già avevano organizzato una perquisizione nella villa alle prime ore del giorno dopo. Raccomandai di tenermi informato.” Quindi Valeri contatta tre persone: Francesco Cirillo, vicecapo della polizia, il prefetto Chiusolo e “subito dopo il vicecapo vicario”, Alessandro Marangoni. Il racconto prosegue: “Il mattino dopo, il giorno 29 intorno alle ore 7, venni informato dell’esito negativo delle ricerche. Immediatamente riferii l’esito delle ricerche al prefetto Procaccini e al prefetto Marangoni. Qualche ora dopo, in ufficio, fui riconvocato dal prefetto Procaccini perché era ritornato l’ambasciatore Yelemessov. Mi recai da lui ed il diplomatico esternò dubbi sulla efficacia dell’intervento fatto dalla polizia italiana, sostenendo che il latitante poteva essere nella villa in qualche nascondiglio appositamente realizzato. Non ricordo bene se avvisai io la questura o Chiusolo, oppure fu lo stesso ambasciatore che mi disse di aver informato la Questura”. Chiusolo, nella sua deposizione, spiega che le cose non sono andate esattamente così: “Il 29 mattina la dottoressa Luisi Pellizzari, il capo dello Sco, il Servizio centrale operativo, mi riferì l’esito negativo delle ricerche. Nella stessa mattinata ho ricevuto una telefonata da parte del prefetto Valeri che mi riferiva che l’ambasciatore, con il quale si trovava nella stanza del capo di gabinetto, sosteneva che il latitante potesse essere ancora nella villa di Casal Palocco e che lo stesso disponeva di ulteriori informazioni. Per queste ragioni l’ambasciatore mi avrebbe richiamato ed in effetti dava i miei recapiti telefonici all’ambasciatore per contattarmi”. Pansa ammetterà poi al Parlamento che il contatto si è rivelato molto più invasivo. Verbalizza Chiusolo: “Circa un’ora dopo ricevevo una telefonata dall’ambasciatore che mi precisava che allo scopo di fornirmi necessari dettagli sarebbe venuto nel mio ufficio. In effetti non giungeva lui nel mio ufficio, ma l’addetto legale dell’ambasciata per parlarmi di queste ulteriori informazioni. Lo saluto soltanto e lo faccio accompagnare dalla Pellizzari che riceve le informazioni sul ricercato e trasmette i relativi dati alla Mobile”.

A questo punto avviene la seconda irruzione: nessun segno della presenza di Ablyazov ma, al suo posto, vengono trovate la moglie e la figlia. Alma Sharabayeva è prelevata ed espulsa. In seguito arriva la decisione di rimpatriarla. Tra i numerosi agenti dell’immigrazione e della questura presenti con lei al momento di trasferimento all’aeroporto di Ciampino, l’unica donna è l’assistente capo Laura Scipioni. E’ lei che, nel verbale, ricostruisce ciò che accadde nello scalo. Afferma anche: “Fui informata che erano arrivati il console e il consigliere d’ambasciata. Durante l’incontro con il console, il consigliere, con atteggiamento preoccupato mi mostrava il biglietto da visita del prefetto Procaccini dicendo che stava cercando di contattarlo, fatto che riferivo al dottor Conti, funzionario addetto della Polaria”. A questo punto il consigliere avrebbe fatto cinque tentativi di chiamata prima di allontanarsi per parlare: dettaglio che potrebbe dimostrare che il gabinetto venne informato anche delle procedure di espulsione. Da parte sua, Procaccini ha sempre dichiarato che solo il blitz era di sua conoscenza. Ma sono i verbari a confermare che non solo tutti erano a conoscenza di quanto stava accadendo ma anche che si sono messi a disposizione delle autorità kazake, in un primo tempo provando ad arrestare Ablyazov, fosse un dissidente, quindi consegnando loro sia la moglie che la figlia. LA Scipioni ha ammesso che la signora “mi disse che suo marito era stato in prigione e molti loro amici erano stati uccisi dagli uomini del presidente”. Forse questo sarebbe stato sufficiente per credere che Alma Shalabayeva era davvero in pericolo, come cercava di spiegare da due giorni.

Mozione di sfiducia al Alfano: Letta difende il vicepremier. In Senato vince il no

ALFANO-sfiducia-tuttacronacaSi vota la mozione di sfiducia del M5S ad Alfano, presentata in merito alla gestione del caso Ablyazov, oggi in aula al Senato. E’ il senatore grillino Mario Michele Giarrusso a spiegare il motivo della sfiducia: “non è un atto politico, ma per dare dignità al nostro Paese, perché la barbarie non vi può albergare”. Il pentastellato ha aggiunto: “è stato gettato enorme discredito sul nostro Paese, l’operato del ministero dell’Interno ci ha fatto vergognare di essere italiani”. La senatrice Anna Maria Bernini (Pdl) replica che ad Alfano, “vittima di una campagna orchestrata per mettere il crisi il governo”, deve arrivare “una fiducia piena”. La senatrice spiega anche come “Alma e la sua bambina devono essere aiutate a tornare, non usate”. Bisogna superare, invita la Bernini, “il meccanismo perverso delle strumentalizzazioni”. Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ribadisce invece che il governo, e quindi anche Angelino Alfano, non sapeva e non è stato coinvolto nella vicenda Ablyazov. Proprio perché l’esecutivo era all’oscuro di tutto, sottolinea, “l’espulsione della moglie di Ablyazov e della sua figlioletta è per noi motivo di imbarazzo e discredito”.

Al termine della votazione, il Senato ha bocciato la mozione con 226 no e 55 sì. Il Pd ha votato no alla sfiducia turandosi il naso e Zanda ha chiesto al ministro di valutare le dimissioni almeno da uno dei suoi incarichi. E’ stato quindi recepito il messaggio iniziale di Letta: “Il voto che vi chiedo oggi non è solo un ‘no’ alla mozione di sfiducia presentata da Sel e Movimento cinque stelle, che ovviamente rispetto. Quello che chiedo è nuovo atto di fiducia al governo che ho l’onore di presiedere”. Nichi Vendola, via Twitter, ha commentato al termine della votazione: “Credo che con il voto di oggi al Senato – con penoso,patetico, impudico salvataggio di #Alfano – è andato in scena il copione dell’ipocrisia”. E ancora: “governo Letta è gravato da un’ombra morale, non soltanto da un’ipotetica politica. Sono prigionieri politici di #Berlusconi #Alfano“. E se Berlusconi, alla domanda dei giornalisti se gli sia piaciuto il discorso di Letta, ha risposto “Sì, molto”, Alfano ha dichiarato “C’era una mozione di sfiducia che è stata bocciata e io sono soddisfatto”.

Ablyazov diventa un criminale anche per gli inglesi…

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Improvvisamente  Mukhtar Ablyazov da rifugiato politico diventa criminale anche per gli inglesi. Dopo i mandati di cattura internazionali emessi dalla Russia e dal Kazakistan, ora è la giustizia britannica a scagliarsi contro il dissidente politico. Al centro ci sarebbe una villa, la Carlton House, da 18 milioni di sterline nella prestigiosa Bishop’s Avenue di Londra, nota per essere la strada dei ricchi londinesi. La villa, composta da 7 camere da letto, bagno turco per dodici persone, piscina coperta e sala da ballo, immersa in un parco, sarebbe stata fuori dalla portata di Ablyazov dopo che i beni dell’imprenditore erano stati congelati dalla giustizia inglese per rispondere alle richieste della giustizia russa e di quella kazaka. Come ha potuto quindi il kazako acquistare la villa?  Ablyazov avrebbe usato una società di comodo, intestata ad una famiglia inglese che faceva da prestanome, a cui destinare i proventi della vendita di una torre nel centro di Mosca di sua proprietà. Un giudice inglese per questa truffa avrebbe emesso nel novembre 2012 un mandato di cattura. Ablyazov in sostanza sarebbe stato accusato per aver destinando i proventi di una torre di sua proprietà a Mosca a una famiglia inglese che avrebbe fatto da prestanome per una società che poi ha provveduto all’acquisto della villa… ma non si muove così tutta l’alta finanza per evadere le tasse? Perché questo accanimento contro un dissidente e rifugiato politico in palese difficoltà? Dopo il mandato firmato dal giudice il kazako sarebbe scappato da Londra e avrebbe trascorso un periodo in Francia e poi sarebbe anche giunto in Italia fino al 25 maggio, tre giorni prima del blitz. Ora l’uomo è introvabile. Ammesso, solo per un istante, che l’uomo abbia commesso una truffa per necessità, come ha potuto l’Italia consegnare la moglie e la figlia al governo kazako e farle diventare ostaggi per ricattare Ablyazov? All’insaputa del ministro dell’Interno e di quello degli Esteri una donna e una bambina sono in pericolo di vita in mano a un governo che da anni dà la caccia ad  Ablyazov?

Ieri l’incontro a Londra tra Cameron e Letta e oggi la notizia del mandato di cattura britannico contro Ablyazov?

Chi governa in Italia? Procaccini: “informai Alfano, mi sento offeso”.

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Secondo Giuseppe Procaccini, Angelino Alfano fu informato dell’incontro con l’ambasciatore kazako. In tale circostanza, essendo il Capo di Gabinetto all’oscuro che Ablyazov fosse un dissidente e un rifugiato politico, riferì al ministro che l’ambasciatore del Kazakistan era «venuto a parlare della ricerca di un latitante» e di aver passato la pratica al prefetto Alessandro Valeri.

L’ex Capo di Gabinetto di Alfano spiega a La Repubblica «Il 28 maggio, nel tardo pomeriggio, inizio sera, dopo che era già stato in Questura, ho ricevuto nel mio ufficio al Viminale l’ambasciatore kazako, che mi ha rappresentato la situazione di questo pericoloso latitante che si sarebbe trovato in una villa a Casal Palocco. E ho quindi immediatamente interessato della questione il Dipartimento della Pubblica sicurezza nella persona del dottor Valeri». L’incontro era stato sollecitato dallo stesso Alfano: «ero stato informato che l’ambasciatore doveva riferirmi una questione molto delicata». Poi al ministro dell’Interno riferì «verbalmente» il giorno successivo, il 29 maggio.

Procaccini prosegue nell’intervista al quotidiano affermando: «mi risulta  che anche nelle banche dati Interpol sul soggetto in questione non vi fossero informazioni diverse dai reati per i quali era ricercato». Come mai ci sono schede incomplete nelle banche dati dell’Interpol? Come mai nessuno ha visto su internet? Sarebbe bastato ricercare Ablyazov su Google per sapere che quel “pericoloso latitante” fosse invece un “rifugiato politico”, come mai nessuno a fatto una ricerca?

Secondo Procaccini poi, dopo il blitz, non gli venne comunicato il fermo di Alma Shalabayeva e di sua figlia. L’ex Capo di Gabinetto afferma  «A me venne solo comunicato dal Dipartimento, in modo sintetico, che la ricerca del latitante in questione aveva dato esito negativo. Che il soggetto non era stato trovato in quella casa». Quindi l’espulsione della Shalabayeva è avvenuta a insaputa di Angelino Alfano, di Enrico Letta, del Capo di Gabinetto del Ministro dell’Interno e del ministro degli Esteri? Ma chi governa in Italia? Ma il Kazakistan ci governa e si muove autonomamente sul nostro territorio? Dove è la sovranità dello Stato italiano? Il Capo di Gabinetto ha quindi saputo dell’espulsione attraverso la stampa.

Quanto alle sue dimissioni, Giuseppe Procaccini afferma: «un gesto di serietà, un gesto assolutamente gratuito» – e poi aggiunge – Ho continuamente ripercorso la vicenda e mi sono anche interrogato se qualcosa mi fosse sfuggita», si legge, ma «tutto mi riporta alla obiettiva circostanza di non essere stato informato» sull’espulsione.

 

Renzi come un fiume in piena travolge Letta e il Pd

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Matteo Renzi è un fiume in piena quando interviene alla presentazione del libro “Facciamo giustizia” di Michele Vietti.

“Prendo atto che il vicepremier va alle 20 alla Camera: dopodiché, la vicenda riguarda il presidente del Consiglio, sia lui a valutare quello che è accaduto”, così ha affermato il sindaco di Firenze, sul caso Ablyazov. Renzi, poi ha aggiunto: “Immagino andrà in aula egli stesso e dovrà prendere posizione sulla vicenda, dovrà dire se le considerazioni di Alfano lo avranno convinto o no”. Queste parole rischiano di travolgere l’esecutivo Letta e il Pd?

La Shalabayeva si è autoespulsa?

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Giuseppe Tiani segretario generale del Siap (sindacato italiano appartenenti polizia) dichiara «Nella vicenda di Alma Shalabayeva tecnicamente la polizia ha agito in modo ineccepibile e rispettoso della normativa avendo ricevuto, altresì, la convalida dell’autorità giudiziaria. Non possiamo, quindi, accettare che il conflitto politico sottotraccia, in seno all’atipica maggioranza che sostiene il governo, faccia ricercare capi espiatori al di fuori della logica politica». Il Siap attende che «la verità dei fatti confermi il rispetto delle leggi».

Il direttore del servizio segreto interno, generale Arturo Esposito, ha riferito oggi al Copasir dicendo che l’Aisi non è stato coinvolto nella vicenda della cattura della moglie della figlia del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. «Con questa audizione – ha spiegato il vicepresidente del Copasir, Giuseppe Esposito – è stata confermata la completa estraneità del nostro servizio alla vicenda, che è stata soltanto un’operazione di polizia attuata su richiesta di Interpool e Criminalpol. I servizi – ha aggiunto – non se ne sono mai occupati come ci ha anche comunicato con una lettera il direttore del Dis, Giampiero Mazzolo».

Nella relazione di Pansa  sul caso Ablazov, secondo quanto si apprende da fonti del Viminale, si legge «’In nessun momento è pervenuta o è stata individuata negli archivi di polizia informazione che rilevasse lo status di rifugiato di Ablyazov». Abbiamo rifugiati a insaputa del governo italiano?

Per Alfano l’espulsione è avvenuta a sua insaputa. La Bonino e la Farnesina non hanno «alcuna competenza in materia di espulsione di stranieri, né accesso ai dati» sui rifugiati politici in Paesi terzi.

Quindi la Shalabayeva si è autoespulsa?

Il Pd prova a mettere una “toppa” sul caso Shalabayeva? Epifani non ci sta?

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Alfano riferirà sul caso Shalabayeva alle 18. Intanto gli umori dei diversi schieramenti politici si possono tagliare con il coltello e c’è anche chi prova a mettere acqua sui carboni ardenti. E’ il caso del capogruppo del Pd al senato Luigi Zanda che cerca di prendere tempo e non rispondere alla scomoda domanda che tutti in queste ore si pongono: il pd voterà le mozioni di sfiducia di Sel e M5S? Zanda afferma: “Prima vogliamo ascoltare cosa dirà il ministro in aula alle 18”.

Epifani intanto, non ha dubbi: se Alfano si dimette crolla l’esecutivo.

Il segretario del Pd ha spiegato a Letta e Franceschini che «su una vicenda come questa non possiamo far finta di nulla, non possiamo accontentarci, non ci possono essere zone d’ombra, vogliamo chiarezza sui responsabili». Sarebbe stato proprio Epifani a dichiarare a tu per tu con i “suoi”: «Non siamo più disposti ad immolarci a tutti i costi.» Avrebbe poi aggiunto «Su una vicenda così complessa e che vede in gioco i diritti di una moglie e di una bambina e sulla quale non venisse fatta piena chiarezza, il Pd non è disposto a reggere».

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Ecco il punto: il segretario del Pd ha spiegato ai suoi interlocutori che oramai c’è un problema di tenuta politica per il Pd: «Su una vicenda così complessa e che vede in gioco i diritti di una moglie e di una bambina e sulla quale non venisse fatta piena chiarezza, il Pd non è disposto a reggere». Fino al punto di chiedere la testa del ministro dell’Interno, laddove si ravvisasse una evidente responsabilità oggettiva? Su questo, non conoscendo cosa è scritto nella relazione di Pansa, il leader del Pd non ha fatto richieste lapidarie, ma si è fatto capire: «In merito alle responsabilità non ci possono essere tabù o aggiustamenti». Come dire: se non si fa chiarezza, anche la posizione di Alfano è in discussione. Ecco perché, dopo aver sentito Epifani, il presidente del Consiglio si è vieppiù convinto sull’operazione trasparenza, anche a costo di una decapitazione ai vertici della polizia. Ecco perché, con la stessa logica di conquistare «scalpi» simbolici, il presidente del Consiglio ha chiesto a Roberto Maroni la testa (senza poi ottenerla) di Roberto Calderoli.

Ma se il Pd non vota la mozione di sfiducia quanto elettorato rischia di perdere? Ancora una volta gli elettori del Pd saranno disposti a tapparsi il naso e votare ancora per la sinistra dopo quest’ennesima prova di debolezza del partito?

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