“Tutto senza chiederti nulla”: lo spot targato Mediaset

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Qui non incassiamo finanziamenti pubblici
qui non siamo colossi americani
qui contiamo solo sulle nostre forze
e qui ogni mattina arrivano migliaia di persone
che cercano di fare il massimo per regalare una televisione moderna, vivace e completa.
Undici reti gratuite e centinaia di programmi in onda ogni giorno, anche su Internet.
Che non ti costano niente, niente.
Nemmeno un bollettino postale.
Così… giusto per ricordarlo.

Recita così lo spot commerciale che in questi giorni va in onda sulle reti Mediaset. “Tutto senza chiederti nulla”, perfetto esempio di autopropaganda che arriva proprio a breve distanza sulla sentenza che giornali e media hanno presentato come “Diritti tv – Mediaset”. All’arrivo di tutta questa pubblicità negativa, il Biscione ha quindi deciso di correre ai ripari mettendo al lavoro gli addetti al marketing che hanno tenuto a sottolineare che l’azienda non incassa finanziamenti pubblici, al contrario della Rai, nè è un colosso americano, all’opposto della Sky di Murdoch.

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“Dona il tuo profilo”: quando i social network lottano per i diritti

1actionaid-profilo-twitter-facebook-povertà-tuttacronacaL’organizzazione internazionale indipendente ActionAid da oltre 40 anni è impegnata al fianco delle comunità del Sud del mondo. Scopo: garantire le migliori condizioni di vita e il rispetto dei diritti fondamentali. Ora lancia una nuova iniziativa: Dona il tuo profilo. Basta scegliere uno dei protagonisti delle storie di povertà ed esclusione sociale e donargli il proprio profilo Facebook o Twitter inserendo una sua foto e raccontando la sua esperienza. Scegliendo i protagonisti, si scopre che non si deve per forza guardare lontano. Si può condividere la storia di Ajamira, “per dar voce ai diritti delle donne indiane”, quella di Emelyne, “per dar voce al diritto allo studio di tutti i bambini”, oppure quella di Abel, “per dar voce al diritto alle terre di tutti”. Ma c’è anche la scuola G. Rodari de L’Aquila, “per dar voce al diritto ad avere un futuro dei giovani de L’Aquila”. Sul sito si legge: “Puoi iniziare da qui, semplicemente donando il tuo profilo, un’azione che non ti costa nulla ma che darà voce a persone coraggiose come Emelyne, Abel, Ajmira e tutta la scuola G. Rodari de L’Aquila. E se vuoi continuare ad aiutarci potrai: diventare un attivista, fare una adozione a distanza, sostenere uno dei nostri progetti, donare il tuo 5×1000”.

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“Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza…

oblò-citazione-aforisma-bob-dylan-tuttacronaca…anche quando il mare è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro.”

– Bob Dylan –

“Il mare non ha paese nemmeno lui, …

mare-tuttacronaca… ed è di tutti quelli che lo sanno ascoltare”

-Giovanni Verga- (I Malavoglia, 1881)

“In certi momenti ci si lascia volontariamente cadere …

cadere-tuttacronaca… per vedere se c’è ancora qualcuno disposto a sorreggerci”

-Giovanni Soriano- (Maldetti. Pensieri in soluzione acida, 2007)

Il supereroe mascherato che offre il suo aiuto nella metro di Tokyo

supereroe-metro-tokyo-tuttacronacaTadahiro Kanemasu è un 27enne che si aggira per la metropolitana di Tokyo vestito con una tutina verde che ricorda quelle dei Power Rangers. Senza cercare nè soldi nè fama, presta il suo aiuto ai passeggeri che ne hanno bisogno: siano persone appesantite dai pacchi, anziani o mamme con il passeggino. Impiegato in un negozio di alimentari il giovane, nel tempo libero, si mette all’ingresso della metro aspettando… qualcuno che abbia bisogno del suo aiuto. Dopo tre mesi, ormai è considerato un’attrazione, con tanto di fan che chiedono autografi e foto.  “Per questioni culturali, i giapponesi faticano a offrire e accettare aiuto da altri perché poi si sentono in debito. Indossare questa maschera mi ha aiutato molto a superare il problema.” Il supereroe ora spera di poter trovare altre persone che possano unirsi a lui, visto che il tempo a sua disposizione è solo di un paio d’ore. “Vorrei mettere insieme una squadra di volontari per offrire questo servizio in pianta stabile”.

Buon viaggio… con Google!

-google-vacanza-tuttacronacaPer essere sicuri di trascorrere una vacanza perfetta (o quanto più possibile simile)… basta una connessione internet con cui connettersi a Google, fonte di servizi ad hoc per viaggiare in totale relax. Ma come fare? Innanzitutto bisogna programmare la vacanza, individuando il luogo in cui soggiornare. Negli ultmi giorni l’interesse sembra essersi concentrato sulle case vacanze: per scoprire di più sull’ubicazione e sui servizi che potete trovare… basta dare un’occhiata a Street View, e le domande trovano risposte. L’ultilizzo è semplice anche per chi non è pratico: basta connettersi da computer a Google Maps, inserire l’indirizzo ricercato sulla barra di navigazione in alto, selezionare l’omino giallo (Pegman) e trascinarlo sul punto della mappa che si vuole esplorare per poi spostarsi con le frecce da un posto all’altro. Se invece si usa lo smartphone: aperta l’applicazione Google Maps e digitato l’indirizzo in alto, si deve cliccare il pin rosso vicino all’indirizzo e poi la schermata Street View per iniziare a scorrere le immagini del luogo prescelto. Si può ricorrere poi a Business Photos, un programma dedicato alle attività commerciali, che conta attualmente più di 100mila affiliati sparsi nel mondo, per avere uno sguardo all’interno dell’attività consentendo così di avere un’idea più precisa su cosa poter trovare (per negozi e alberghi) e mangiare (per i ristoranti). Una volta trovata la meta, bisogna programmare il viaggio. E sempre Google permette di scoprire la situazione sulle strade in tempo reale per regolarci quindi di conseguenza. Prima di mettersi al volante, meglio dunque visualizzare il percorso sullo smartphone e guardare con attenzione i colori sulle linee di percorso: il verde indica via libera, il giallo rallentamenti e il rosso è segnale di traffico intenso e/o problemi sulla carreggiata. Per concentrarsi sulla guida è possibile attivare il sistema di navigazione a voce, che vi guida alla meta senza dover continuamente metter mano al telefono (per impostarlo è sufficiente un click sulla freccia blu in basso a destra della schermata del tragitto). Se invece volete dialogare con lo smartphone, allora potere sfruttare i servizi vocali e iniziare a chiedere informazioni su indirizzi e località. Ed è possibile anche “salvare” il credito selezionando la mappa interessata e consultandola offline: basta scrivere il luogo ricercato e poi digitare sulla barra di ricerca “ok maps”. Ma su Google Maps trovate anche la funzione Esplora, perfetta per quando serve una pausa, magari per un caffè o uno spuntino: vi permette di trovare locali, ristoranti e altre attrazioni nelle vicinanze. E in caso di incertezza sulla scelta… ci sono le recensioni, tra cui anche 35mila pareri di professionisti al lavoro per Zagat, che girano il mondo per valutare negozi, hotel e ristoranti. E se poi vi trovate dentro ambienti in cui avete paura di perdere l’orientamento, come grandi centri commerciali, è arrivata anche la nuova funzione “Mappe d’interni”: vi guida verso l’uscita più vicina con lo zoom delle mappe e le planimetrie del luogo. Tra le strutture coperte anche gli aeroporti di Orio al Serio e Venezia e le stazioni Roma Termini, Napoli Centrale e Torino Porta Nuova (qui trovate l’elenco completo). A questo punto… non resta che la vostra volontà di godervi le meritate vacanze!

Michele torna al pozzo maledetto… pellegrinaggio alla “tomba” di Sarah

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Michele Misseri è un uomo dilaniato dal rimorso di non aver retto di fronte alle domande puntuali e precise che esigevano una risposta… Lui ha dato tante risposte, spesso contrastanti. Versioni su versioni in cui i frammenti di verità poi sono emersi poco a poco e hanno segnato la via dell’ergastolo, in primo grado, per Cosima Serrano e sua figlia Sabrina. Ma Michele ha fatto condannare anche il fratello Carmine e al nipote Cosimo. Famiglie distrutte per un crimine orrendo. Ora Michele cerca “il perdono della famiglia” con una “condanna esemplare”, ma per il momento non è arrivata. Michele Misseri ora si sente doppiamente colpevole e fa quello che da sempre lo fa stare meglio, che gli allevia temporaneamente il dolore: diventare un protagonista-vittima-colpevole davanti ai mezzi di informazione. Un protagonismo patologico, dettato da quel suo sentirsi inadatto, emarginato dalla sua stessa famiglia, innocente e ancor più colpevole.

Così percorre di nuovo la strada verso il pozzo del ritrovamento, un gesto da vero colpevole, come in un film. Purtroppo Misseri dovrà rassegnarsi a fare i conti con la realtà diversa… con quella realtà che ancora una volta gli leva anche il “protagonismo dell’assassino” perhè da uomo fragile quale è, non l’ha uccisa lui Sarah.        

 

Valentina Misseri: mia madre e mia sorella sono innocenti

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Valentina Misseri, la sorella di Sabrina, a quarto Grado parla dando le spalle alla telecamera: vorrebbe che la gente dimenticasse la sua faccia. Lei si vergogna, di essere figlia di quel Michele che ha ucciso una ragazzina di 15 anni, la sua stessa nipote. Quello di cui assolutamente non si vergogna sono la madre e la sorella, della cui innocenza è certa. Quello che l’ha fatta più soffrire è stato l’applauso in aula alla parola “ergastolo”, lo stesso che aveva accompagnato l’arresto delle due donne. Quello che non accetta è che tutte le persone che dichiarano di volere la verità e la giustizia per Sarah, altro non desiderano che conoscere la “loro” verità, non quella effettiva. E’ assolutamente certe dell’innocenza delle due donne e crede ad ogni parola pronunciata dal padre quando ha affermato la sua colpevolezza. E si chiede dove siano le prove contro Cosima, sicura che la sorella non abbia fatto nulla per sviare le indagini. Da sorella, da figlia, non riesce a trovare nessuna prova, nessuna affermazione che le riesca ad instillare il dubbio circa la loro innocenza. Non dubita però della colpevolezza del padre. Lo stesso Michele si autoaccusa ormai da anni, inascoltato: troppe versioni ha offerto dell’accaduto, inizialmente accusando la figlia per poi ripiegare sulla sua stessa persona.

Sarah, Sabrina… e un uomo, tra loro

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Sabrina, in alcuni sms, aveva confidato ad un’amica di non piacersi, che avrebbe desiderato “cambiarsi dalla testa ai piedi”,.Giocava a fare la femme fatale con Ivano per conquistarlo, lo provocava con un atteggiamento disinibito, reale o recitato che fosse. Il gioco si fa poi più spinto, con uno scambio di messaggi espliciti tra i due e atteggiamenti equivoci anche davanti agli occhi di Sarah che, invece di essere allontanata, veniva tenuta vicina durante “i giochi” per scattare foto. Ivano si sarebbe poi tirato indietro e questo avrebbe reso Sarah una persona scomoda, di troppo e, soprattutto, a conoscenza di troppi particolari. Tutto questo, la gelosia per un ragazzo, la vergogna del rifiuto, la paura di essere “smascherata” come una poco di buono, se anche non fossero state le cause scatenanti potevano rappresentare, per la pubblica accusa, delle concause in presenza di dissapori, come testimoniato da una lite avvenuta tra le due ragazze la sera prima dell’omicidio che però, secondo l’avvocato difensore, non sarebbe stato che un semplice rimprovero da parte della maggiore.

Da madre a madre: l’amarezza di Concetta

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Concetta, intervistata, racconta come sta vivendo questo periodo, in una casa troppo silenziosa che rende l’assenza di Sarah quasi un urlo e a confronto con una sorella che non le ha mai dichiarato, direttamente il proprio pentimento. Concetta non si è mai recata a trovare né Cosima né la nipote, convinta che sarebbero state loro ad attaccarla, dandole addosso perché non crede alla loro innocenza a causa di tutto il materiale presentato. “Devi credere alla nostra innocenza”, così le avrebbero detto. Per la madre di Sarah, Sabrina è solo una ragazza psicologicamente debole, succube di una Cosima che ha le sue certezze ma con il suo atteggiamento è solo riuscita a nuovere alla figlia che, probabilmente, senza di lei avrebbe avuto una pena più breve. Secondo Concetta, Cosima avrebbe quindi fatto di tutto per proteggere la figlia, senza riuscirci: la donna termina così il suo intervento: “Se invece di proteggere tua figlia la distruggi… ammazza che mamma!”

Caso Scazzi: una sentenza destinata a ribaltarsi?

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L’avvocato Coppi, difensore di Sabrina, continua ad essere sicuro di sé: troppi dubbi in questo dibattimento, lasciano un’ autostrada enorme aperta per il ribaltamento della sentenza. E infatti il processo è stato giostrato con perizia dagli avvocati, che si sono consegnati alla verità degli uomoni e degli atti processuali molto più che non a prove mai rinvenute. Decisione della Corte che è stata appresa in diversi modi: se Michele si è nascosto, per piangere in pace, Anna Pisanò, amica di Sabrina e testimone a suo carico, afferma che non si aspettava altro di diverso ma nega di averla mai accusata: “ho solo riferito i fatti”. Intanto la madre Concetta è ben consapevole che, nonostante l’ergastolo sia la giusta pena per un assassinio tanto efferato, ciò non colmerà il vuoto lasciato da Sarah. Anche gli abitanti di Avetrana, che da tempo ormai avevano deciso la colpevolezza delle due donne, si schierano a favore dei giudici anche se questo non cambierà la situazione: “La Sarah, ormai non c’è più”. E proprio su chi vive in questo piccolo paese ci si interroga: davvero nessuno ha visto nulla, a parte il fioraio che ha ritrattato la prima versione parlando di un sogno? A solo sentire il termine omertà, tutti negano: “Omertà, omertà… ci facciamo solo i fatti nostri.”

Intanto sono stati trasmessi i dati che riguardano Ivano Russo, Alessio Pisello, Giuseppe Serrano e tre testimoni legati al fioraio ed a ciò che ha visto/sognato che saranno probabilmente processati per falsa testimonianza.

Cosima a Sabrina: “Perché piangi? Lo sapevamo che finiva così!”

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A Quarto grado si parla del caso Scazzi, ora che si è appena concluso il primo grado di giudizio con una condanna all’ergastolo per Sabrina e Cosima. Arriva quel fotogramma catturato per sbaglio, con una Sabrina, che ha vietato alle telecamere di riprenderla da quando è entrata in carcere, che cammina a testa bassa e si passa la mano sul volto per coprire le lacrime. Un’emozione catturata della ragazza, mentre sua madre, la sfinge di Avetrana, non ha estraniato nulla: impassibile Cosima, così come l’abbiamo sempre vista in questi anni. La corazza si spezza per un attimo solo quando è in auto con la figlia: ora che è tutto terminato l’abbraccia, la prima manifestazione di affetto in tutto questo tempo. Ed implacabile arriva la sua domanda: “Perché piangi? Lo sapevamo che finiva così!”.

 

Le impressioni a caldo dopo la sentenza Scazzi… Concetta e Giacomo.

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E’ stata ospite a Domenica Live Concetta Scazzi insieme al marito Giacomo. Ieri vi è stata la sentenza che ha condannato all’ergastolo Sabrina e Cosima Misseri e

«Al momento della sentenza, Sabrina è scoppiata a piangere, mentre mia sorella come al solito ha una sola espressione. Il capofamiglia in casa Misseri era Cosima. Michele si è sottomesso alla volontà della moglie. E il giudice ha capito perfettamente come sono andate le cose e la psicologia di queste persone», così Concetta approva la sentenza della Corte d’Assise e poi prosegue affermando: «Michele era un buon zio. Non era in grado di fare tutto da solo. Doveva esserci qualcuno con lui ad occultare il corpo. Per Michele provo compassione anche se ha fatto qualcosa di gravissimo».

Anche nel ricordo di quella maledetta giornata c’è forse già il presentimento di una tragedia che si era già consumata, ma che ancora era celata ai genitori:  «Eravamo insieme ad Avetrana quando Sarah è scomparsa. L’abbiamo cercata ovunque. Quando Sabrina è arrivata la seconda volta, dicendo che di Sarah non c’era traccia, abbiamo avuto come un presentimento. Abbiamo detto: “Andiamo in caserma”».

E il fratello di Sarah come ha reagito alla sentenza? «Claudio come ragazzo è molto pessimista: Non arrendiamoci perché tutto potrebbe succedere, c’è il secondo grado».

Poi, a Domenica Live va in onda la video-intervista a Michele Misseri: «Ho un rimorso dentro che prima o poi esploderà: perché non c’è nessuna prova che confermi che sono stata io. Devo liberarmi dalla mia coscienza, quell’angelo biondo deve sapere perché è morto. Quando ho sentito la parola ergastolo mi sono sentito morire. Con questa sentenza, Sarah ancora piange. Solo dio può dimostrare che io dica la verità». Poi, qualche timore: «Già mi hanno dato un calcio. Io non posso uscire di casa: non ho nessuno, sono solo».
E Concetta commenta: «Michele è un povero comico drammatico». E quando la D’Urso chiede: «Perché minaccia di togliersi la vita?», la mamma di Sarah risponde: «Chiedetelo a lui. E poi, uno che vuole uccidersi non lo dice».

Un cane baby sitter! Ecco la storia di Orca, Lily e Cheryl.

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Orca è un golden retriever che si rende utile in casa. Da quando vive sotto lo stesso tetto di un neonato è diventato una perfetta baby sitter. Aiuta, infatti, la sua padrona a cambiare i pannolini alla figlia Lily. Cheryl Alexander è una mamma disabile e le basta dire solo una parola per far sì che il cane recuperi la stuoia, le salviette umidificate e un pannolino nuovo riuscendo anche a sbarazzarsi di quello vecchio.

 Cheryl fa l’insegnante e soffre di distrofia malattia neurovascolare che limita fortemente i suoi movimenti. “A causa del dolore, a volte è impossibile piegare o fare i compiti più semplici”. Orca è un cane da assistenza specializzato. “Io lo chiamo piccolo aiutante della madre. Lui è un cane meraviglioso – afferma Cheryl – Lily lo ama. Ora dice che ha tre genitori”.

COLPO DI SCENA AL PROCESSO SCAZZI: IL NIPOTE AIUTO’ MISSERI!

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«Ho sempre detto che il movente della gelosia di Ivano non mi convinceva, che c’era qualcosa di losco e quello che è emerso ieri lo conferma». Lo ha detto Concetta Serrano, madre di Sarah Scazzi, entrando in aula prima dell’udienza odierna del processo per l’uccisione della figlia. Concetta ha fatto riferimento, con quel ‘losco’, alle abitudini a sfondo sessuale che aveva la comitiva di cui faceva parte Sabrina Misseri, come fare spogliarelli o andare a vedere le coppiette, coinvolgendo presumibilmente anche Sarah. Concetta ha aggiunto che «è possibile» che Cosima abbia inseguito Sarah e abbia partecipato al delitto, secondo la tesi dell’accusa, perchè «lei è di altra tradizione, di altra generazione e non accettava questo stile di vita di Sabrina». «Non è vero, come hanno detto – ha aggiunto – che io odio Sabrina e Cosima. Mi fa rabbia che loro ce l’abbiano ancora con Sarah e continuino a dire che sono innocenti nonostante l’evidenza».

In una intercettazione ambientale Carmine Misseri, parlando con la moglie, indica esplicitamente il coinvolgimento anche del nipote Cosimo Cosma nella soppressione del cadavere di Sarah Scazzi nel pozzo in contrada Mosca, operazione che sarebbe stata eseguita da Michele Misseri insieme al fratello e al nipote. Lo ha riferito il pm Mariano Buccoliero nella requisitoria al processo in Corte di Assise per il delitto della quindicenne di Avetrana. Cosma, ha sostenuto il pm, ha dato due versioni su cosa fece nel pomeriggio del 26 agosto 2010, giorno dell’uccisione di Sarah. Nella prima disse di essere stato a lavorare in campagna dalle 15.30 alle 21; nella seconda disse di essersi trattenuto a casa sino alle 18.30, ma perchè a quell’ora Cosma risponde ad una telefonata di Michele sul cellulare della moglie, che è nell’ abitazione. In realtà, ha affermato il pm, dalle 13.42 alle 16.26 Cosma non è in casa e dice il falso. «Quel giorno – ha aggiunto – Michele in auto, col cadavere di Sarah nel cofano, passò a prendere dalla sua abitazione il nipote Cosimo e, facendo una piccola deviazione, andò al pozzo per nascondere il corpo. Quel giorno lì erano in tre, non conosciamo però i ruoli che ebbero nella soppressione del cadavere».

Quando un tetto può salvarti la vita!

new orleans tetti

Dai tetti posso arrivare richieste di aiuto, come è successo a New Orleans dopo che l’uragano Katrina aveva inondato l’intera città nel settembre 2005. I tetti sono diventati rifugi da cui mandare i propri SOS: “Siamo qui!”, “Gli aiuti?”, “Bambini, vi vogliamo bene!”. Messaggi che più di una volta hanno salvato la vita a persone che si erano trovate in difficoltà.

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