11 febbraio: Mandela Day. Il giorno della liberazione

Nelson-Mandela-Leaves-Prison-in-February-1990-tuttacronacaEra l’11 febbraio 1990 e il lungo incubo finiva, per un uomo, per il suo Paese, per il Mondo. Lui era Nelson Mandela e quel giorno tornava libero dopo oltre 27 anni di prigionia. Il futuro Premio Nobel per la Pace era stato incarcerato nel 1962, condannato a 5 anni prima e all’ergastolo poi. Ma il leader della lotta all’apartheid è più forte di tutti coloro che vogliono piegarlo, che cogliono farlo desistere dalla voglia di combattere contro la segregazione. Lui vince. E continuerà a farlo. Le pressioni della comunità internazionale costringono il governo di Johannesburg e il presidente De Klerk ad aprire la porta del carcere. Fuori, ad aspettarlo, la moglie Winnie Madikizela. E l’intero pianeta.

Addio a Madiba, l’uomo che insegnò a essere liberi

Nelson+Mandela-morto-tuttacronacaSe n’è andato Madiba, lasciando dietro di sè un vuoto difficilmente colmabile ma anche tante lezioni, tanti ricordi, tanti momenti da portare nel cuore. Il primo presidente sudafricano dopo l’apartheid e Premio Nobel per la pace nel 1993, è morto. Ne dà notizia la Cnn. L’annuncio è stato fatto dal presidente del Sudafrica, Jacob Zuma in un commosso discorso televisivo alla nazione. Zuma ha ordinato il lutto nazionale.

“Adesso riposa, adesso è in pace”, ha detto Zuma annunciando la scomparsa del leader sudafricano all’età di 95 anni. “La nostra nazione ha perso un grande figlio”, ha proseguito. Mandela avrà funerali di Stato. “Voglio ricordare con semplici parole la sua umiltà, la sua grande umanità per la quale il mondo intero avrà grande gratitudine per sempre”. Così il presidente sudafricano, Jacob Zuma, nel ricordare Nelson Mandela. Nel suo annuncio Zuma si è rivolto ripetutamente a Mandela col suo popolare e affettuso soprannome: Madiba.

Nelson Rolihlahla Mandela è nato il 18 luglio 1918 ed è stato il primo presidente a essere eletto dopo la fine  dell’apartheid, di cui fu strenuo oppositore, nel suo Paese e premio Nobel per la pace nel 1993 insieme al suo predecessore Frederik Willem de Klerk. Madiba mosse i primi passi verso la conquista della libertà degli uomini nel 1941, quando, con il cugino Justice, fu messo di fronte al fatto di doversi unire in matrimonio con una ragazza scelta dal capo Thembu Dalindyebo. I ragazzi non voleva sottomettersi a questa condizione ma le possibilità erano solo due:  o sposarsi e andare contro il loro massimo principio,  la libertà, oppure non farlo mancando così di rispetto a tribù e famiglia. Scapparono assieme, verso Johannesburg.

Studioso di legge, Mandela fu presto coinvolto nell’opposizione al minoritario regime sudafricano, che negava i diritti politici, sociali, civili alla maggioranza nera sudafricana. Si unì quindi all’African National Congress (ANC) nel 1942. Trascorsi appena due anni, fondò l’associazione giovanile Youth League, insieme a Walter Sisulu, Oliver Tambo e altri. Distintosi nella  campagna di resistenza del 1952 organizzata dall’ANC, ebbe un ruolo importante nell’assemblea popolare del 1955, la cui adozione della Carta della Libertà stabilì il fondamentale programma della causa anti-apartheid. Il 5 dicembre 1956 fu arrestato e accusato di tradimento. Il processo terminò nel 1961, con l’assoluzione di tutti gli imputati. Mandela e i suoi colleghi appoggiarono la lotta armata dopo l’uccisione di manifestanti disarmati a Sharpeville, nel marzo del 1960, e la successiva interdizione dell’ANC e di altri gruppi anti-apartheid. Sua compagna nella lotta antirazzista fu la seconda moglie, Winnie Madikizela, sposata nel 1958 e da cui si separò nel 1992. Diventato comandante dell’ala armata Umkhonto we Sizwe dell’ANC (“Lancia della nazione”, o MK), della quale fu anche co-fondatore, nel 1961, fu arrestato nell’agosto dell’anno successivo. Il 12 giugno 1964 lui, e con lui i suoi compagni di lotta, furono giudicati colpevoli e condannati all’ergastolo. Nei 26 anni di prigionia, Mandela si coinvolse sempre di più nell’opposizione all’apartheid, mentre lo slogan “Nelson Mandela Libero” risuonò in tutte le campagne anti-apartheid del Mondo. Il suo personale messaggio, da dietro le sbarre, fu: “Unitevi! Mobilitatevi! Lottate! Tra l’incudine delle azioni di massa e il martello della lotta armata dobbiamo annientare l’apartheid!” Solo l’11 febbraio del 1990, Madiba tornò ad essere un uomo libero. Fu durante gli anni di detenzione che ebbe l’occasione di leggere una poesia in inglese del poeta Britannico William Ernest Henley, del 1875, dal nome Invictus: la principale causa del suo continuare la vita in prigione nell’arco di 26, lunghi anni.

Tornato in libertà, divenne prima Presidente dell’ANC (luglio 1991 – dicembre 1999) quindi presidente del Sudafrica (maggio 1994 – giugno 1999). Fu lui a presiedere la transizione dal vecchio regime basato sull’apartheid alla democrazia, guadagnandosi il rispetto mondiale per il suo sostegno alla riconciliazione nazionale e internazionale e istituì un tribunale speciale, la cosiddetta Commissione per la Verità e la Riconciliazione (Truth and Reconciliacion Commission, TRC). Il 18 luglio 1998, giorno del suo ottantesimo compleanno, si risposò con Graca Machel, di ventidue anni più giovane di lui e che lo accompagnerà fino alla fine. Era il 2004 quando, a 85 anni, Madiba annuciò di volersi ritirare dalla vita pubblica e di voler passare il maggior tempo possibile con la sua famiglia, finché le condizioni di salute glielo avessero concesso. Ha comunque fatto un’eccezione nel luglio 2004 confermando il suo duraturo impegno nella lotta contro l’Aids recandosi a Bangkok per parlare alla XV conferenza internazionale sull’AIDS, malattia che si rimprovera di non aver sufficientemente combattuto durante la sua presidenza. Il 27 giugno 2008 a Londra, nell’Hyde Park, si è svolto un grande concerto per ricordare i suoi novant’anni, il suo impegno nella lotta contro il razzismo e il suo contributo alla lotta contro l’AIDS. A sorpresa Nelson Mandela ha voluto essere presente al concerto, accolto da una straordinaria ovazione di circa 500 000 persone. Ai lati del palco campeggiava il numero 46664, il numero che era scritto sulla sua giubba durante la permanenza in carcere. Il 18 luglio 2009, giorno del suo novantunesimo compleanno, un fantasmagorico tributo chiamato “Mandela Day” gli hanno riservato i grandi dello spettacolo, della politica e della cultura mondiale al Radio City Music Hall di New York (USA), manifestazione disertata dal festeggiato per “motivi di salute e di età”. Già gravemente indebolito, non potè partecipare alla cerimonia di apertura dei mondiali di calcio in Sudafrica del 2010, a causa della morte della nipote di 13 anni in un incidente automobilistico, ma la folla l’ha accolto con immutabile amore alla cerimonia di chiusura.

“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso” 

-Nelson Mandela-

Fonsai e i 451mila euro a La Russa quando era ministro

fonsai-larussa-tuttacronacaNell’inchiesta Fonsai, che vede indagati per corruzione Salvatore Ligresti e Giancarlo Giannini, spunta un altro nome eccellente. Dagli atti dell’inchiesta di Milano emergerebbe infatti, secondo il quotidiano Repubblica, che quando era ministro della Difesa, tra il 2009 e il 2010, Ignazio La Russa percepì dal gruppo Fonsai 451mila euro come “parcelle spese sinistri” e “altre prestazioni di servizi”. “Non può sfuggire la singolare preferenza che Isvap esprime per il matrimonio Unipol-Fonsai”. È Fulvio Gismondi, ex attuario di Fonsai, a ricostruire davanti al pm di Milano Luigi Orsi tutte le fasi che portano alla fusione tra la galassia Ligresti e la compagnia bolognese guidata da Carlo Cimbri, durante le quali ci sono stati controlli “morbidi” da parte dell’autorità di controllo, rapporti personali tra Salvatore Ligresti e Giancarlo Giannini, ma anche lettere in cui l’Isvap detta le condizioni di un matrimonio ‘obbligato’.  Nella sua testimonianza del 16 aprile 2012, gismondi ha svelato che “il 19 marzo scorso si è tenuta l’assemblea di Fonsai in vista della quale sia Consob che lsvap hanno inviato 2 distinte missive al Cda della società. Consob scrive a Fonsai e, sostanzialmente, chiede di sapere come la società intende risolvere il problema della ricapitalizzazione. Isvap, invece, chiede a Fonsai di precisare che il progetto di ricapitalizzazione è finalizzato alla fusione con Unipol. Si coglie in modo palmare il pregiudizio della vigilanza assicurativa, nella visione della quale esiste esclusivamente l’integrazione Unipol-Fonsai”.  Due giorni dopo, Gismondi è ancora più esplicito sul “carattere partigiano e pregiudiziale delle comunicazioni di Isvap a Fonsai e a Premafin”. Nel verbale si legge: “Si consideri innanzitutto la missiva da lsvap a Fonsai datata 12 marzo 2012. L’ultimo inciso di questa lettera recita: ‘si richiama l’attenzione di codesta società affinchè, nella rappresentazione agli azionisti, siano correttamente esplicitate motivazioni e destinazione dell’aumento stesso, in coerenza con le iniziative rappresentate a questa autorità'”.  ln sostanza, sottolinea Gismondi, l’Isvap chiede a Fonsai “di spiegare che l’aumento di capitale si va a fare secondo lo schema della integrazione con Unipol. A questo progetto l’Isvap fa riferimento quando scrive ‘iniziative rappresentate a questa autorità'”. “Per contrasto legga la nota Consob del 14 marzo scorso indirizzata a Fonsai. Vi si legge semplicemente che la società vigilata indichi quali iniziative sta promuovendo. Pure rilevante è la missiva Isvap a Fonsai del 16 marzo scorso che dà per scontata la salvezza di Fonsai attraverso la operazione con Unipol”.

La morte di Simona Riso: gli inquirenti propendono per il suicidio

simona-riso-tuttacronaca“Mia sorella non si è suicidata. E’ stata aggredita e uccisa”. E’ quanto ritiene Nicola Riso, fratello di Sima, la 28enne morta a Roma dopo esser stata rinvenuta agonizzante nel cortile del palazzo dove viveva. Ma nonostante le perplessità della famiglia, gli inquirenti hanno concentrato le proprie attenzioni sull’ipotesi investigativa secondo la quale la giovane di origini calabresi potrebbe essersi suicidata gettandosi dal terrazzo della propria abitazione. Alla base del gesto si potrebbe celare la disperazione derivante da un trauma, una violenza sessuale, consumata in passato da una persona a lei vicina.  Quello che  rafforza i dubbi della famiglia sono proprio le dichiarazioni di Simona che, portata in ospedale e poco prima del decesso, avrebbe affermato ai medici del pronto soccorso di essere stata oggetto di violenza sessuale senza spiegare però quando questa sarebbe avvenuta e, comunque, non confermate dalla perizia autoptica. Prossimamente inizieranno delle audizioni per ascoltare le persone più vicine alla giovane e che potrebbero aver raccolto le sue confidenze: serviranno per tracciare un quadro chiaro del profilo psicologico della ragazza. Per questa settimana, inoltre, si attendono i risultati delle perizie disposte dagli inquirenti: quella tossicologica e quella sulle tracce organiche trovate sulla maglietta che la giovane indossava, ancora agonizzante, al momento del ritrovamento. Nell’attesa degli esiti delle perizie e delle audizioni gli inquirenti procederanno per omicidio volontario.

Cancellieri-Ligresti: parla il procuratore capo di Torino

caselli-tuttacronacaE’ il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, a prendere la parola in difesa del ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, riguardo le telefonate intercettate con la famiglia Ligresti. Il procuratore, intervenendo a SkyTg24, ha spiegato che gli arresti domiciliari a Giulia Ligresti “sono stati concessi esclusivamente sulla base di due fatti concreti, obiettivi, provati: le condizioni di salute assolutamente incompatibili con il carcere (come una perizia di un qualificato professionista ha certificato) e la richiesta di patteggiamento intervenuta ben prima che ci fossero le telefonate dii cui le cronache di queste giorni sono piene”. “Assolutamente nient’altro, questo e soltanto questo”. E aggiunge: “Sarebbe arbitraria, sarebbe infondata qualunque ipotesi di circostanze esterne che in qualche modo abbiano influito sulle decisioni dell’autorità giudiziaria. Abbiamo agito, come sempre, in base alla legge e gli atti processuali sono lì a dimostrarlo”. Lo stesso concetto era stato esposto in una nota anche dalla procura di Torino. I domiciliari a Giulia Ligresti sono stati concessi per una serie di “circostanze obiettive” e “sarebbe arbitraria e del tutto destituita di fondamento ogni illazione che ricolleghi la concessione degli arresti domiciliari a circostanze esterne di qualunque natura”. Caselli sottolinea, in particolare, che “tutte le risultanze del fascicolo (ormai pubbliche e riscontrabili: documenti, acquisizioni processuali, atti d’indagine e accertamenti peritali) testimoniano in modo univoco e incontrovertibile che la concessione degli arresti domiciliari è avvenuta esclusivamente in base alla convergenza di decisive circostanze obiettive: le condizioni di salute verificate con consulenza medico-legale e l’intervenuta richiesta di ‘patteggiamento’ da parte dell’ imputata, risalente al 2 agosto e perciò di molto antecedente le conversazioni telefoniche oggetto delle notizie”.

Fonsai: il ministro della Giustizia pronto a riferire in Aula

giulia_ligresti_fonsai-tuttacronacaDopo che da varie parti politiche si sono levate voci di richiesta di spiegazioni e dopo diverse accuse, ha preso la parola il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, replica sul caso di Giulia Ligresti spiegando che nella vicenda non vi è stata nessuna interferenza con le decisioni degli organi giudiziari, ma solo un intervento “doveroso” finalizzato ad impedire eventuali gesti autolesivi. La Cancellieri si è inoltre detta, in una lettera ai Capigruppo di Camera e Senato, “pronta a riferire in Parlamento”.

Cancellieri e Ligresti: dal mondo politico si levano richieste di chiarimenti

anna_maria_cancellieri-tuttacronacaBeppe Grillo e Lega Nord “unite” su un fronte comune: che il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri dia dei chiarimenti sulla “vicenda torbida” che la vedono coinvolta nella vicenda Ligresti per quel che riguarda il passaggio ai domiciliari di Giulia Ligresti. In un’tercettazione, risalente al 17 luglio scorso e in possesso dell‘Adnkronos, la si sente rivolgersi a Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti, dicendo: “Comunque guarda, qualsiasi cosa io possa fare conta su di me, non lo so cosa possa fare però guarda son veramente dispiaciuta”. Ma M5S e Lega non sono gli unici a voler capire. Danilo Leva, responsabile giustizia del Pd, chiede chiarezza: “È opportuno che il ministro Cancellieri, alla luce di quanto viene riportato da una agenzia di stampa, chiarisca il senso delle parole da lei proferite nel corso di una telefonata con Gabriella Fragni, compagna di Salvatore Ligresti. Si tratta di una vicenda estremamente delicata su cui è necessario garantire la massima trasparenza. Bisogna inoltre fugare ogni dubbio che possano esistere detenuti di serie A e di serie B”. Ma la telefonata tra Cancellieri e Fragni non è l’unica intrattenuta tra le due famiglie. Il nucleo di polizia tributaria della Gdf di Torino ha scritto, in un’annotazione del 29 agosto scorso agli atti dell’inchiesta su Fonsai, “Dal monitoraggio delle conversazioni telefoniche è emerso che lo stesso ex direttore generale di Fondiaria-Sai”, Piergiorgio Peluso, figlio del ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, “continua a intrattenere rapporti con alcuni dirigenti del Gruppo, interessandosi sia alle vicende giudiziarie che di quelle societarie”. Come riporta l’Huffington Post, nella stessa annotazione la Gdf spiega le ragioni per cui è necessario ai fini delle indagini captare le conversazioni telefoniche della stessa figlia di Salvatore Ligresti e di Peluso.

Quest’ultimo, scrive la Gdf, “è stato dal mese di giugno 2011 al mese di settembre 2012 direttore generale di Fondiaria-Sai spa, con deleghe strategiche”. La posizione, si legge ancora nell’atto, “di top manager all’interno della società, ha fatto sì che Piergiorgio Peluso avesse stretti legami con la famiglia Ligresti e altri alti dirigenti del gruppo Fonsai”. Dalle intercettazioni, spiegano ancora i finanzieri, è emerso che Peluso “continua a intrattenere rapporti con alcuni dirigenti del Gruppo, interessandosi sia alle vicende giudiziarie che di quelle societarie”.

Tragedia indiana: sale il numero dei morti per la ressa al tempio

ressa-tempio-india-tuttacronacaL’emittente privata Cnn-Ibn ha reso noto il nuovo bilancio, in costante aumento, delle vittime a seguito della ressa verificatasi in un tempio del Madhya Pradesh, nell’India centrale. Stando alle nuove stime si parla di 89 morti, dei quali 17 bambini, 31 donne e 41 uomini, stando all’ultimo aggiornamento della polizia. Il capo del governo locale, Shivraj Singh Chauhan, ha ordinato un’inchiesta per verificare le cause della tragedia e accertare eventuali responsabilità. Inoltre, è stato preannunciato un risarcimento per le famiglie delle vittime e del centinaio di feriti.

Alessia Polita e l’incidente alla sua ultima gara: “Avevo scelto di terminare”

polita-lamarra-tuttacronacaAlessia Polita e Eddi La Marra. Due piloti, un’unica passione. Quelle due ruote lanciate a folle velocità che li fanno incontrare, conoscere, innamorare e condividere tutto, anche quel circuito di Misano dove entrambi finiscono disarcionati dalle loro moto. Il 15 giugno Alessia cade e da là inizia la lotta all’ospedale Bufalini di Cesena. Lui le sta sempre accanto e combatte con lei. Il 27 agosto è Eddi a cadere. I ruoli d’invertono. Alessia gli sta vicino e gli infonde coraggio e speranza. Perchè quel loro legame non si spezza, è molto più forte di ogni avversità. “C’è che la pioggia ci mette un po’ del suo, che la realtà si presenta ogni mattino anche senza mettere la sveglia, sì, perché l’ultima sveglia che ho messo è stata quella del 15 giugno, alle ore 7.47 precisamente. Mi piaceva mettere il 47 dappertutto (anche sul mio casco la sera prima, avevo messo il suo adesivo Eddi 47), si viveva in simbiosi, 47 di qua 51 di lá…”. ​ Racconta lei, la 27enne che in un istante ha visto la sua vita cambiare per sempre e che ora è tornata a casa, mentre Eddi si trova nella clinica Santa Lucia di Roma. “Certe volte ci si guardava negli occhi e nemmeno ci si parlava, perché ci capivamo al volo – scrive Alessia nel profilo Facebook Lady Polita – fatto sta che spesso mi viene in mente quel maledetto giorno…. Quel 15 che messo al contrario sarebbe un 51; ma sì che poi questi sono piccoli dettagli che vuoi guardare per trovare il calcolo matematico del tuo incidente e dire che era tutto scritto e non si poteva evitare. Quelle piccole e maledette coincidenze che ti danno un perché a quanto successo”. Ricordare fa male, ma ora deve farlo perchè si è fatta spiegare l’accaduto da chi ha visto i fotogrammi dell’incidente. “Io ricordo fino al momento che la moto mi si è impennata davanti e mi ha disarcionato, poi più nulla…. Solo dopo essere entrata nella clinica dell’autodromo che mi hanno rianimato mi ricordo poi tutto… 9 spaccate entro in pit lane, lo trovo lì – scrive riferendosi a Eddi – davanti al suo box che mi guarda passare, mi saluta con uno dei suoi unici meravigliosi sorrisi e con senso di ‘mi raccomando’ mi lascia scorrere davanti ai suoi occhi… Il ‘mi raccomando’ aveva il suo significato, perché avevamo parlato ore la sera prima di addormentarci, sui piccoli problemi di assetto che non avevo risolto, e che finalmente era la mia ultima gara. Ero stanca di fare conti con soldi che non c’erano più, se si cadeva, avevo problemi anche per cambiare i pezzi, era diventato pesante, amavo le moto, ma avevo scelto di terminare. La mia ultima gara e poi lo avrei seguito ovunque”. Ma la corsa non l’ha vista tagliare il traguardo. La curva era la 16. Le ore le 9.07. Altri numeri che non potrà dimenticare. “Quel terribile volo che mi ha rovinato la vita davanti ai suoi occhi – conclude Alessia – pagherei per non avergli fatto vedere il mio incidente in diretta, tutto, pur di sentire di nuovo quell’adrenalina che ti toglie il fiato dietro quella griglia di partenza; altrettanti soldi pur di vedere quel semaforo spegnersi e ammucchiarsi in 40 dentro una curva… Pagherei l’oro del mondo anche per una semplice passeggiata tra il paddock… Ormai completi io e lui… Un pilota deve essere pronto a tutto… Ma questo scusatemi è surrealismo! E sapete perché”.

L’attacco al Westgate: restano le macerie. E cadaveri intrappolati?

westgate-macerie-tuttacronacaDel Westgate Mall di Nairobi, lo shopping center che un gruppo di terroristi islamici ha assaltato lo scorso sabato mattina, restano le macerie. Il bilancio, ancora provvisorio, delle vittime è stato aggiornato a 72 dopo l’intervento delle forze speciali e l’uccisione dei membri del commando. Ma il Guardian riporta che sarebbero centinaia i cadaveri sepolti sotto quello che resta del mall. “Un obitorio si sta preparando per ricevere 160 cadaveri”, scrive il quotidiano. Una fonte degli 007 kenioti ha affermato: “Nel centro commerciale c’erano 200 lavoratori e 800 persone che facevano shopping. Le mura del supermercato sono crollate, ci sono molti cadaveri”.

Si aggrava il bilancio delle vittime in Pakistan: 327 morti

terremoto-pakistan-tuttacronacaAumenta il bilancio delle vittime causate dal devastante terremoto che ieri ha colpito la provincia del Beluchistan, in Pakistan. Secondo fonti locali, avrebbero perso la vita almeno 327 persone a causa della scossa di magnitudo 7.7, alla quale hanno fatto seguito almeno  nove repliche, di magnitudo compresa tra i 5.9 e i 4.3 gradi della scala Richter.

L’attacco al Westgate: i terroristi parlano di 137 vittime

nairobi-westgate-tuttacronacaTre giornate di lutto, a partire da oggi, in memoria delle 67 vittime dell’attacco al centro commerciale Westgate Mall di Nairobi. A comunicarlo, ieri, il presidente Uhuru Kenyatta. Altri 11 sospetti assalitori sono stati arrestati. Come riferisce la Bbc online, il presidente inoltre spiegato che secondo notizie di intelligence “una donna britannica e due o tre cittadini americani potrebbero essere coinvolti nell’attacco”. Quanto alla nazionalità degli assalitori, le informazioni sono ancora in corso di verifica. “Non possiamo confermare i dettagli al momento. Gli esperti sono al lavoro per accertare la nazionalità dei terroristi”, ha detto il presidente. The Daily Mail ha inoltre riportato che la polizia kenyota ha arrestato un cittadino di nazionalità britannica presso l’aereoporto della capitale del Kenya. L’uomo, 35 anni, è stato fermato lunedì pomeriggio al controllo dei passaporti mentre si preparava a salire su un volo della Turkish Airlines. Un portavoce del Foreign Office del Regno Unito ha dichiarato di essere a conoscenza dell’arresto, riporta il Daily Mail. Ma se le autorità hanno parlato di 67 vittime, il gruppo estremista islamico al-Shebab ha fornito il bilancio delle vittime tramite il suo account Twitter, spiegando che sono morti 137 ostaggi.  Nel messaggio anche un’accusa alle forze kenyane: avrebbero utilizzato “gas chimici” per mettere fine all’assedio e “provocato il crollo dell’edificio, seppellendo le prove e tutti gli ostaggi sotto le macerie”.

Westgate Mall: il presidente dichiara il lutto nazionale

westgate-mall-tuttacronacaIl presidente del Kenya Uhuru Kenyatta ha confermato oggi che il bilancio delle vittime dell’assalto terroristico al Westgate Mall, centro commerciale di Nairobi, è salito a 67. Ha quindi agginto: “Nel blitz delle forze dell’ordine 5 fondamentalisti sono stati uccisi mentre 11 sono sotto custodia cautelare”. Il presidente ha inoltre dichiarato il lutto nazionale a partire da mercoledì: “Saranno tre giorni di preghiera dopo l’attacco dei terroristi che il Kenya ha sconfitto”.

Paura in Kenya: si minacciano nuovi attacchi

Shabaab-kenya-tuttacronacaPaura in Kenya dove ancora non ha avuto fine l’orrore dell’attacco al centro commerciale Westgate di Nairobi da parte degli integralisti islamici somali Shabaab. Ora un loro portavoce ha minacciato nuovi blitz nello stato africano. “Noi lanciamo un avvertimento al governo keniano e a tutti coloro che lo sostengono, se vogliono la pace che lascino il nostro territorio”, ha detto in un messaggio web.

Elliot: a soli 4 anni, affronta un terrorista al Westgate

Elliot-Prior-tuttacronacaSi nascondeva in una cella frigorifera di un supermarket al Westgate Mall, a Nairobi, il piccolo Elliot Prior, di soli 4 anni. Con lui la madre Amber, la sorellina di 6 anni Amelia e un altro ragazzo. Speravano si sfuggire all’orrore ma uno dei fondamentalisti li ha trovati e ha sparato un colpo contro la donna, che stava tentando la fuga. Il piccolo, coraggioso Elliot, ha affrontato a quel punto chi aveva ferito la madre alla gamba dicendogli: “Sei un uomo cattivo”. Nel frattempo Amber lo supplicava di lasciarli andare. A quel punto il terrorista, come la madre di Elliot ha raccontato al Daily Mail, ha notato l’accento francese e le ha chiesto di convertirsi all’Islam. “Io ho cercato di essere gentile e disponibile e io gli ho risposto che lo avrei fatto”. Così il musulmano ha regalato due barrette di Mars ai due bimbi e li ha lasciati andare, concludendo: “Per favore dimenticatemi, noi non siamo dei mostri”.

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Westgate Mall: l’incubo non è finito!

westgate-nairobi-tuttacronacaDura ormai da sabato mattina l’incubo del Westgate, il centro commerciale di Nairobi assalito da parte del gruppo somalo al Shabaab. Il Ministero dell’Interno del Kenya aveva detto che tutti gli ostaggi di Westgate erano stati liberati e che il centro commerciale era stato “ripulito” dalle forze speciali, senza incontrare “resistenza”. Risale a ieri sera la ricognizione delle forze speciali per accertarsi non ci fossero altri ostaggi e l’assedio fosse terminato. Tuttavia, secondo alcune fonti della sicurezza nel centro commerciale ci sarebbero ancora “uno o due” uomini armati, sfuggiti al blitz di lunedì sera. Sono stati invece alcuni testimoni a raccontare di aver udito sporadici colpi d’arma da fuoco e un’esplosione provenienti dall’interno del Mall. I terroristi sarebbero stati localizzati vicino a un casinò in uno dei piani alti del Westgate. Amina Mohamed, ministro degli Esteri, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, ha dichiarato che nel commando c’erano “due o tre americani e una cittadina britannica”, mentre il gruppo degli Shabaab, che ha rivendicato l’attacco, ha postato su Twitter una lista con nome e provenienza di 17 terroristi, molti dei quali residenti in Occidente, in particolare in Usa, Gran Bretagna e Svezia.

E’ finito l’incubo del Westgate? Forze speciali in ricognizione

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Secondo il portavoce del governo kenyota Manoah Esipisu il centro commerciale Westgate di Nairobi è stato “ripulito”, dalle forze speciali, senza incontrare “resistenza”.  Ovvero, non ci sono più ostaggi dei terroristi islamici.

“Penso che tutti gli ostaggi siano stati liberati, ma non vogliamo correre alcun rischio”,con queste parole Esipisu ha confermato la notizie e poi ha aggiunto  “Le nostre forze speciali  sono all’interno del palazzo e ne stando controllando ogni parte. Per il momento non incontrano resistenze”. Secondo Episu quindi la fine dell’assedio dovrebbe essere vicina. E’ davvero finito l’incubo?

Il ministro, in una conferenza stampa in diretta tv, ha dichiarato che “due terroristi sono stati uccisi nel blitz in cui quasi tutti gli ostaggi sono stati liberati, forse ne rimane solo qualcuno”. Il ministro ha precisato che i “terroristi hanno appiccato le fiamme all’edificio per tentare una manovra diversiva”.  Il governo ha anche fatto sapere di aver “arrestato alcune persone all’aeroporto per interrogarle”. Questi atti avrebbero portato alla  colonna di fumo che si è vista fuoriuscire dal centro commerciale. Anche 10 esplosioni sono state udite nell’area, riferiscono le tv locali, precisando che dopo le deflagrazioni è iniziata una sparatoria e le forze di sicurezza hanno tirato numerosi lacrimogeni.

Il bilancio delle vittime è di 69 morti e oltre 175 feriti. Tra le vittime, riferisce il Foreign Office, anche quattro cittadini britannici. Nel bilancio provvisorio delle vittime almeno 13 sono stranieri: tra questi figurano almeno due francesi, tre britannici e una olandese – tra i quali l’architetto Ross Langdon, con doppia nazionalità australiana, e la moglie incinta di otto mesi, Elif Yavuz – un sudafricano, una donna sudcoreana e una cinese, un peruviano e due indiani, oltre al celebre poeta ghanese Kofi Awoonor.

Gli Shabaab hanno attaccato il centro commerciale Westgate di Nairobi perché è un luogo “di incontro dei dirigenti kenioti, e perché ci sono negozi ebrei e americani”: così Abulaziz Abu Muscab portavoce militare degli integralisti islamici in una intervista con al Jazira. “Prima di imputarci le vittime civili, il Kenya dovrebbe interrogarsi sulle ragioni che lo portano a bombardare i somali nei campi profughi”, ha aggiunto, sottolineando che le vittime musulmane “non sono nostra responsabilità: i militari ci hanno sparato, noi abbiamo risposto al fuoco”.

Quando Twitter… nuoce al politico! La gaffe di Cameron

david-cameron-gaffe-tuttacronacaIl Primo Ministro inglese David Cameron ha aperto un account ufficiale nell’ottobre 2012 e in passato aveva messo in guardia sui pericoli di Twitter, dichiarando: “Too many tweets might make a twat” (“Troppi tweet possono fare un idiota”). Ora proprio Twitter è stato teatro di una nuova gaffe, che arriva a pochi giorni di distanza dalla foto pubblicata su Instagram da sua cognata dove lo si vede dormire. Sabato sera, dopo l’attacco terroristico al centro commerciale di Nairobi, Cameron ha utilizzato il social per fare le condoglianze al Presidente Kenyatta, annunciando anche un’imminente dichiarazione del Ministro degli Esteri, William Hague.

cameron-tweet-tuttacronacaTra le risposte ricevute via Tweet, una diceva: “David Cameron please call off William Hague. Hasn’t Kenya suffered enough today?”, ovvero: “David Cameron per favore richiami William Hague. Il Kenya non ha sofferto abbastanza per oggi?”.  Proprio questo messaggio è stato inserito tra i preferiti dell’account di Cameron: operazione che normalmente viene fatta in segno di approvazione per il contenuto. L’impressione era quindi che il Primo Ministro approvasse il sarcasmo e la critica contro Hague. Il Daily Mail ha ipotizato che possa essere stato un giovane membro dello staff di Cameron addetto al suo account a segnare tra i preferiti proprio il Tweet che attaccava il Ministro degli Esteri e che proveniva da un account satirico intitolato a Norman Tebbit, ex ministro del Lavoro del governo Thatcher. Il tweet è stato poco dopo rimosso dai preferiti di Cameron (e poi cancellato anche da Twitter) e un suo portavoce ha dichiarato: “È un account molto offensivo al quale il Primo Ministro non vorrebbe mai essere associato”.

Tra le vittime di Nairobi anche il poeta Kofi Awoonor

kofi_awoonor-nairobi-tuttacronacaTra le vittime dell’attacco terroristico al Westgate Mall di Nairobi c’è anche il poeta e diplomatico ghanese Kofi Awoonor, 78 anni, uno dei più famosi intellettuali del continente africano. Lo studioso si trovava in Kenya per partecipare allo Storymoja Hay Festival di Nairobi, una manifestazione letteraria molto popolare in programma in questi giorni. Awoonor, nato nel 1935, si è laureato nel 1960 alla University College of Ghana. Il suo primo libro di poesia, Rediscovery, scritto mentre si trovava all’università e pubblicato nel 1964, come la maggior parte della sua opera era basato sulla riscoperta della poesia orale africana. Il poeta conseguì poi il dottorato presso la Stony Brook University di New York nel 1972. Due delle sue opere più famose, This Earth, this Brother, e My Blood, furono scritte negli Stati Uniti. Era il 1975 quando fece ritorno in Gana per dirigere il dipartimento di Inglese presso l’Università di Cape Coast. Arrestato con l’accusa di complicità a un golpe contro la giunta militare, imprigionato senza processo, venne poi rilasciato: Awoonor racconterà l’esperienza in The house by the Sea. Uscito dal carcere, il letterato diventò politicamente attivo iniziando a dedicarsi maggiormente alla saggistica. Dal 1990 al 1994 Awoonor è stato Ambasciatore del Ghana alle Nazioni Unite, dove ha diretto il comitato contro l’Apartheid. Era anche uno stimato e amato professore di letteratura inglese e africana presso l’Università del Ghana. Il poeta Kwame Dawes, suo cugino, ha commentato: “Kofi Awoonor era uno dei maggiori poeti africani e lo era da molti anni. Tutti lo rispettavano e lo ammiravano. È stato un grande colpo e un’immensa perdita”.

La terrorista britannica, “vedova bianca” al servizio degli islamici

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Nel commando che ha assaltato il centro commerciale di Westgate, a Nairobi, ci sarebbe anche una donna di origini britanniche, originaria di Aylesbury, nella contea del Buckinghamshire, Samantha Lewthwaite, la “vedova bianca” del terrorismo internazionale. La 29enne  è la vedova di Germaine Lindsay, uno dei kamikaze dell’attentato alla metro di Londra del luglio 2005 in cui vennero uccise 52 persone. Madre di tre figli, ricercata per complicità negli episodi di Londra, è sospettata anche di aver partecipato in prima persona all’attentato del giugno 2012 in un locale di Mombasa, in Kenya, che ha provocato tre morti e 25 feriti. Della donna si sono perse le tracce nel marzo 2012 quando fu intercettata mentre attraversava  la frontiera dal Kenya alla Somalia. I sospesti si sono concentrati su di lei quando alcuni testimoni hanno affermato che nel commando vi era anche una donna.

Tuttavia gli Shabaab alla Bbc avrebbero negato:  “non ci sono americani o britannici” nel commando armato che ha attaccato il centro commerciale. L’uomo,  che si dice affiliato agli islamisti Shabaab e che si fa chiamare “Abu Omar”, smentisce anche la presenza della “vedova bianca” nel gruppo, Samantha Lewthwaite: “Si tratta solo di voci infondate”.

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SALTATI IN ARIA! Epilogo triste a Nairobi, finisce nel peggiore dei modi

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Forse è finita la battaglia tra le forze dell’ordine kenyote e gli islamisti armati, barricati da sabato nel centro commerciale di Westgate, a Nairobi. Secondo fonti locali, infatti, i miliziani si sarebbero fatti esplodere in aria causando una vera e propria carneficina. Sarebbe quindi finita nel modo peggiore e il bilancio delle vittime è di 69 morti (tra cui 4 britannici) e 175 feriti che era stato confermato ieri, ora è destinato a salire a seguito di queste nuove esplosioni.

Questa mattina il centro è stato scosso da tre forti esplosioni, che hanno fatto levare dal complesso una fitta colonna di fumo nerastro. Secondo alcune fonti di sicurezza, le esplosioni sono state provocate dal tentativo delle unità speciali keniote di penetrare nell’edificio passando dal tetto. “Siamo noi che abbiamo causato le esplosioni, stiamo cercando di entrare nel centro commerciale attraverso il tetto”, hanno dichiarato le fonti. La televisione nazionale ha trasmesso immagini dal sito dell’assedio, mostrando soldati in tuta mimetica correre intorno all’edificio per prendere posizione in punti diversi dai precedenti. Anche un blindato per il trasporto truppe è stato visto spostarsi. Giornalisti e operatori erano già stati fatti allontanare in precedenza, soltanto al personale sanitario è stato consentito rimanere vicino al Westgate.

Polizia e soldati kenioti avevano dato il via a un blitz ieri sera, promettendo una “soluzione rapida” e affermando che la maggior parte degli ostaggi sarebbe stata evacuata di lì a poco. Ma così non è stato. E, secondo la Croce Rossa, durante il blitz sarebbero stati trovati altri nove corpi. Più di mille persone sarebbero state soccorse. Secondo una fonte di polizia, una decina di assalitori sarebbe ancora all’interno del centro commerciale. Vi sarebbero ancora ostaggi, ma non si sa quanti e in quali condizioni.

Stamane, dopo una violenta sparatoria udita all’interno del centro commerciale, gli stessi jihadisti hanno avvertito che giustizieranno gli ostaggi che ancora detengono (più di una decina) se le forze di sicurezza del Kenya tenteranno di sopraffarli. Abbiamo autorizzato i mujahedeen all’interno del centro commerciale ad agire contro i prigionieri” se continuerà l’operazione delle forze di sicurezza keniote contro di loro. Lo ha detto, in una dichiarazione pubblicata online, il portavoce del al Shabaab, Mohamud Rage. Sempre online, il gruppo terroristico somalo, denuncia come “un tentativo di intimidazione delle forze israeliane e altri governi cristiani” con la loro presunta partecipazione a sostegno delle forze keniote nel blitz in corso al Mall di Nairobi Westgate.

Orrore a Nairobi: sale a 68 il numero delle vittime dell’attacco al Mall

kenya-westgatemall-tuttacronacaStando alla stampa locale a Nairobi, in Kenya, sarebbe in corso l’attacco delle teste di cuoio kenyane, aiutate da esperti Usa, israeliani e britannici, per liberare gli ostaggi all’interno del centro commerciale Westgate. Nel frattempo, una forte esplosione è stata sentita nei pressi dell’edificio. Gli ultimi aggiornamenti vedono salire il bilancio delle vittime: sarebbero almeno 68, come annuncia la Croce Rossa locale che ha rinvenuto altri 9 corpi. Gli autori dell’assalto, che ancora trattengono un numero imprecisato di ostaggi, sono mujaheddin legati ai ribelli somali al Shabaab. Il gruppo Shabaab, che ha legami con al Qaeda, ha rivendicato l’attacco e in passato aveva più volte minacciato attentati sul territorio se Nairobi non avesse ritirato le proprie truppe dal Corno d’Africa. L’ex premier Raila Odiga ha intanto reso noto che il governo sta comunicando con i militante ancora asserragliati all’interno dello shopping center: “Esiste una comunicazione tra loro e i leader politici del paese”, ha detto ai giornalisti. “È un’operazione difficile. Ogni sforzo verrà fatto per trarre in salvo gli ostaggi”. Quando l’attacco è partito, all’interno del Mall si trovavano oltre mille persone, molte famiglie con bambini e fin da ieri si era a conoscenza della morte di vari stranieri, tra i quali due francesi e due canadesi, incluso un diplomatico. Ma tra le vittime ci sono anche almeno due bambini e alcuni componenti della famiglia dello stesso presidente del Paese, Uhuru Kenyatta. La Farnesina ha confermato la morte di un somalo sposato con un’italiana, mentre tutti gli italiani sono in salvo. Il viceministro degli Esteri, Marta Dassù ha riferito che “sono stati 13 i cittadini italiani coinvolti direttamente nell’attacco al centro commerciale di Nairobi, ora tutti in salvo”. Ha quindi precisato: “Naturalmente la nostra Unità di crisi riesce a seguire le persone che si sono registrate e le informazioni vanno prese con beneficio di inventario. In queste ore il lavoro dell’Unità di crisi è stato molto importante in raccordo con l’ambasciata in Kenya. Ci siamo tenuti costantemente in contatto con le persone che erano nel centro commerciale attraverso il telefono e così via. Gli italiani sono salvi ma purtroppo sono morte molte altre persone o locali o di altri paesi come Francia e Canada”.

Una supertestimone: “Anch’io ho rischiato di morire per colpa di Pizzicolo”

Andrea_Pizzocolo-lodi-tuttacronacaGli investigatori della questura di Lodi avrebbero ricevuto la denuncia di una donna che avrebbe riferito: “Anche io ho rischiato di morire per colpa di Pizzocolo”. L’uomo è accusato dell’omicidio della 18enne romena Lavininia Ailoaiei. Sull’identità della donna gli inquirenti, che non confermano neanche la sua esistenza, viene mantenuto il più stretto riserbo. Si viene così intanto rafforzando la pista del serial killer mentre continua a pieno ritmo l’analisi dei filmati salvati nei computer del killer. Pizzocolo aveva realizzato, con l’ausilio di telecamere nascoste nelle stanze di alcuni motel della Lombardia, numerosi filmati pornografici girati da Pizzocolo. Resta ancora il mistero sul giro vorticoso di denaro sui conti del ragioniere mentre si continua a seguire la pista del regista di “snuff movies”, film nei quali viene ripresa la morte in diretta. Gli inquirenti hanno ricostruito decine di serate passate dal killer nei motel tra le province di Lodi, Milano, Cremona e Varese.

Nairobi: continua l’orrore

kenya-shopping-centre-tuttacronacaE’ assediato da un gruppo armato da oltre 20 ore il centro commerciale Westgate Mall di Nairobi dall’interno del quale si sono uditi provenire colpi d’arma da fuoco, come hanno riferito testimoni. Imprecisato il numero di ostaggi detenuto mentre, nel frattempo, sul luogo sono arrivati dei rinforzi dell’esercito con caschi e giubotti antiproiettile, alcuni con dei lancia granate. La Croce Rossa ha intanto reso noto il nuovo bilancio provvisorio dell’attacco al centro commerciale: si tratta di 43 morti e 200 feriti.

Gli integralisti somali Shabaab hanno rivendicato su twitter l’attacco: “L’attacco al #WestgateMall – recita il testo – è soltanto una piccolissima frazione di quello che i musulmani somali hanno sofferto per mano degli invasori kenyiani”. “I mujaheddin che oggi sono penetrati a Westgate», il centro commerciale di Nairobi assaltato da un gruppo armato, “hanno ucciso più di cento infedeli kenyani e la battaglia prosegue”, hanno affermato i ribelli. “Solamente gli infedeli sono stati uccisi”, proseguono gli jihadisti, mentre “tutti i musulmani presenti sul posto” sono stati risparmiati e “scortati fuori dal centro dai nostri mujaheddin prima che iniziasse l’attacco”.

Non riesci a farti servire al bancone di un bar? Uno studio spiega come fare!

cocktails-tuttacronacaRiuscire a farsi servire in tempi rapidi anche se il bancone del bar è affollato? Dei ricercatori tedeschi hanno scoperto il modo per catturare l’attenzione dei baristi. Lo studio, che è stato pubblicato dalla rivista Frontiers In Psichology, è stato condotto da un’equipe dell’Università di Bielefeld e ha messo in luce come sia il linguaggio corporeo a fare la differenza. Come riporta The Huffington Post, gli autori hanno spiegato: “I risultati hanno rivelato che il personale del bar risponde a due specifici segnali non verbali”. Quello che è importante, dunque, è “In primo luogo, che i clienti si posizionino direttamente al bancone e poi che guardino uno dei camerieri.” Quando questi due gesti compaiono assieme, il barista tiene in maggior considerazione il cliente. “Se uno di questi due segnali era assente, si riteneva che i clienti non avessero poi troppa intenzione di captare l’attenzione dei baristi” ha commentato a The Telegraph il dottor Sebastian Loth. “Questo indica chiaramente che entrambi i segnali son necessari”. Per capire bene le strategie che la gente utilizza per ordinare da bere al bancone, gli studiosi hanno raccolto foto e video di diversi locali sia tedeschi che inglesi. Dopo di che hanno analizzato sia le immagini che tutti i gesti che venivano compiuti, dall’occhiolino al mostrare del denaro. I ricercatori hanno quindi scoperto che la tecnica utilizzata era esattamente quella che era stata classificata come la più efficace: avvicinarsi al bancone e fissare il cameriere. Solo una persona su 15 mostra invece il portafoglio e meno di una ogni 25 gesticola all’indirizzo del cameriere. Dopo aver effettuato queste analisi, i ricercatori hanno provato a utilizzare gli stessi segnali in laboratorio, con l’ausilio di un cameriere-robot chiamato James. Oltre a scoprire quale fosse la maniera migliore per chiedere una bevanda, lo studio è stato finalizzato a promuovere la tecnologia robotica in modo che i modelli possano riconoscere e interpretare il comportamento sociale umano nel modo migliore. Loth ha spiegato che “James si è diretto solo dalle persone la cui postura indicava chiaramente che desideravano chiedere un bicchiere: solo se il sistema era certo che i clienti volevano ordinare, James rispondeva.”

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Un italiano è stato ucciso nel centro commerciale a Nairobi?

sparatoria-centro-commerciale-westgate-nairobi-tuttacronacaNonostante la Farnesina abbia detto che i dieci italiani presenti al Westgate Mall di Nairobi, oggi preso d’assalto da uomini armati, fossero tutti in salvo, sembra che tra le vittime ci sia un cittadino italiano. A riferirlo Massimo Albertizzi, inviato del Corriere della Sera in Kenya intervistato da Skytg24. Il giornalista ha spiegato che si tratterebbe di un italiano di origine somala, residente a Torino, che si trovava nell’edificio con la moglie incinta. Sarebbe stato ucciso, ha detto Alberizzi, all’inizio dell’attacco “terroristico”. Sono almeno 22 le vittime dell’assalto al Westgate Mall, dove ora il gruppo di uomini armati, che secondo la sicurezza si tratta di un gruppo terroristico, sarebbe “accerchiato” dalle forze speciali kenyane.

La Farnesina comunica: gli italiani a Nairobi si sono salvati

nairobi-centrocommerciale-tuttacronacaErano 10 gli italiani che si trovavano all’interno del Westgate Mall, il centro commerciale di Nairobi preso d’assalto da un gruppo armato. La Farnesina ha comunicato che tutti si sono salvati. Sei di loro sono riusciti a uscire dal piano terra dello shopping center prima che la situazione degenerasse. Gli altri erano rimasti all’interno dell’edificio, ma ora sono al sicuro. Dalle prime informazioni, risultava che fossero solo due i connazionali bloccati nella struttura.

Strage al centro commerciale di Nairobi: anche degli italiani tra gli ostaggi

nairobi-strage-tuttacronacaSecondo quanto riporta la Croce Rossa locale, sarebbero al momento 15 i morti dell’attacco armato al centro commerciale Westgate Mall di Nairobi, in Kenya. Il capo della polizia, Benson Kibue, che viene citato dallo Standard Digital, pensa che potrebbe trattarsi di un attacco terroristico. Ci sarebbero circa 10 persone armate coinvolte. Al momento, si procede all’operazione di evacuazione dello shopping center e al recupero delle persone all’interno dell’edificio. Gli uomini armati che hanno assaltato lo shopping center di Nairobi “parlavano una lingua straniera, forse arabo o somalo” e hanno “giustiziato” numerosi clienti.

Un giornalista spagnolo che si trova sul posto, ha detto all’ANSA che “L’attacco al centro commerciale Westgate di Nairobi è ancora in corso e all’interno ci sono anche italiani, ma non posso confermare al momento quanti sono”. Aggiungendo: “Le vittime sono decine, e gli assalitori parlano una lingua simile all’arabo o al somalo”. Uhuru Kenyatta, presidente del Kenya, riporta il giornale kenyota Daily Nation, è costantemente informato della situazione al centro commercialei, dove continua lo scontro con la polizia. Intanto, la Croce rossa del Paese scrive su Twitter che “decine di feriti” sono state soccorse e che vengono trasportate in diversi ospedali.

Paola Vairoletti: la notte “agghiacciante” e il diario con le pagine strappate

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La sera del 2 dicembre 2004 la 18enne Paola Vairoletti scomparve. Dopo alcuni giorni si tolse la vita gettandosi dalla torre dell’acquedotto municipale di Savigliano, in provincia di Cuneo. La ragazza era una studentessa del liceo Soleri, tra i suoi professori il professor Giordano. Un testimone, al riguardo, racconta: “Il professor Giordano mi ha detto di aver saputo che sul suicidio di Paola Vairoletti c’era un patto del silenzio”. Tutto era iniziato nel maggio del 2012, quando una donna, in compagnia di una psicologa, presenta un esposto in Procura: “Mio figlio frequenta la IV B del liceo Soleri. Si comporta in maniera assurda. Non mangia, non dorme, cerca di non fare pipì, disegna croci rovesciate. Fa temi sulla necrofilia, dice di essere satanista. Abbiamo saputo che già un’altra allieva, morta suicida nel 2004, aveva confidato al professor Giordano di essere seguace di Satana.” I carabinieri iniziano le indagini: seguono il filone esoterico ma finiscono con lo scoprire che Valter Giordano ha due relazioni quasi parallele con due allieve. E ora la questione del “patto del silenzio”. A questo punto carabinieri e Procura di Saluzzo sono concordi: bisogna ripartire dalla morte di Paola. E vengono alla luce due elementi inediti: il mistero del suo diario e una notte “agghiacciante” che avrebbe trascorso circa quattro settimane prima di compiere il gesto estremo. E si torna alla tesi del satanismo. Paola scomparve il 2 dicembre. La mattina di quello stesso giorno, la ragazza, quando esce di casa per recarsi al Soleri di Saluzzo fa una cosa che si stacca dalle sue abitudini: porta con sè il suo diario personale. Lo stesso diario che ha sempre tenuto a casa chiuso in un cassetto. L’intenzione è di lasciarlo sul parabrezza del suo ragazzo, che lo troverà una volta uscito dal lavoro. Stando alle notazioni degli investigatori stilate nel 2004, quindici minuti dopo il ragazzo sale in auto ma del diario non c’è traccia. Almeno così viene messo a verbale pochi giorni dopo il 7 dicembre, data in cui viene trovato il corpo senza vita della 18enne. Lo stesso diario ricompare qualche giorno dopo la sua sparizione, davanti al portone dell’abitazione del ragazzo. Gli inquirenti ora si chiedono: chi l’ha lasciato e perchè? E soprattutto: chi ne ha strappate delle pagine? L’ipotesi dell’accusa, ora, pensa si tratti del professor Giordano che si era tenuto il diario in casa per molto tempo. Ma nella ricostruzione del 2004 le pagine già mancavano quando il ragazzo di Paola trova il diario, che poi passa ai carabinieri di Savigliano che a loro volta lo riconsegnano alla famiglia della ragazza. A questo punto il professore, con insistenza, chiede loro di poterne disporre. Lo ottiene e lo trattiene per diversi mesi. Ora sono ancora gli investigatori a trovarsi tra le mani il diario. E se a strappare le pagine del diario fosse stata la stessa persona che lasciò un biglietto sulla tomba della ragazza? Biglietto ritrovato dal prof e consegnato ai carabinieri. Cosa c’è scritto in quell’appunto? L’altra domanda è: cosa c’era scritto sulle pagine strappate? Si pensa potesse esserci il resoconto di una “notte agghiacciante” trascorsa da Paola quattro settimane prima della sua scomparsa, a novembre. Si conosce solo come terminò. La 18enne avrebbe dovuto trascorrerla con degli amici, s’ignora di chi si trattasse, in un pub nei dintorni di Savigliano. Quello che è noto è che Paola venne ritrovata da alcuni amici, suoi conoscenti di ritorno da una festa, abbandonata e fuori di sè, ubriaca, che vagava nella notte. I ragazzi la riportano a casa, ma da allora non sarà più la stessa. Quella sera non era semplicemente ubriaca: dava l’impressione di aver visto qualcosa di agghiacciante. Non si sa cos’abbia visto o vissuto, ma ogni sorriso e speranza lascia la sua vita per sempre. Quello che è noto è che la sera del 2 dicembre, dopo quattro settimane trascorse rinchiusa in se stessa, ha un appuntamento con i gruppi parrocchiali a cui si reca con la madre. Giunte alla chiesa, scoprono che la riunione è saltata e la madre la riaccompagna a casa, prima di recarsi a un appuntamento. Paola resta nell’abitazione con il padre, che va a dormire alle 22.30. Lei si chiude in camera, sfoglia un libro di filosofia e, attorno alle 23, esce. Un’ora dopo, la madre darà l’allarme. Il cellulare della giovane resta acceso per qualche ora. Dopodichè risulterà spento. Il telefono era stato sequestrato dai carabinieri e analizzato prima di essere riconsegnato alla famiglia ripulito. Ma qui, spiega Il Fatto, il dato decisivo per risolvere buona parte del mistero è l’analisi dei tabulati di quel telefonino: basterebbero a ricostruire i movimenti di Paola dal 2 al 6 dicembre 2004. Dove andò? Un dato di primissimo piano su cui gli investigatori mantengono il riserbo. Anche perché l’autopsia sul corpo della ragazza dimostrò che nelle ultime ore aveva mangiato: dove e con chi? Quello che è certo è che, per il materiale reperito, si ritiene che Paola fosse legata ad ambienti satanici.

Aaron Alexis: ucciso l’ex marine autore della sparatoria a Washington

aaron-alexis-washington-tuttacronacaE’ stato il sindaco di Washington, Vincent Gray, a confermare che, a seguito della sparatoria nel quartier generale della Marina nella Navy Yard, avvenuta ieri, “i morti sono 13 e i feriti 8, ma che il bilancio non è ancora definitivo”. A seminare il terrore un ex militare proprio della Marina, il 34enne Aaron Alexys, che era stato congedato perchè, stando a quanto riportano i media americani, Il cecchino, era affetto da “Post-traumatic stress disorder”. L’uomo è stato ucciso dalle forze dell’ordine durante la sparatoria. In passato era già stato protagonista di episodi violenti. Partito dal Texas, aveva un contratto, a tempo determinato fino al congedo, alla Navy Yard in qualità di consulente nel settore tecnologico. L’uomo era stato decorato con la medaglia “Global War on Terrorism Service” e quella del “National Defense Service”, due onorificenze piuttosto comuni dopo aver partecipato attivamente per ruoli a servizio della nazione dopo l’11/9. E’ probabile che lunedì sia entrato con una vecchia carta identificativa, o con una rubata. Discordante anche la versione sul luogo dove Alexys si trovasse. Alcuni testimoni hanno raccontato di spari dal quarto piano di un palazzo. Di certo, assicura il governo federale, non era con un complice. Alcuni funzionari hanno rivelato ai media USA che Alexys soffriva di “seri disturbi mentali”: stando a quanto riportato, soffriva di paranoie e “sentiva voci” nella sua testa. Era anche stato recentemente in cura per questi problemi. Anche i familiari dell’uomo hanno confermato agli investigatori che Alexis era in cura per i suoi disturbi mentali. In occasione dell’anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, l’attuale leader di al Qaida aveva diffuso un messaggio audio in cui incitava ad attaccare l’America sul suo territorio. Il presidente Barack Obama, non potendosi sbilanciare sul movente e sulla matrice della sparatoria, si è limitato a parlare di “atto di codardia”.

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“Ora raddrizziamo la nave Italia”, Mentana lancia l’amo e Saviano abbocca

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I media stanno raccontando istante per istante una di quelle imprese destinate a fare la storia del mondo. Le caratteristiche l’evento le ha tutte e non c’è da stupirsi che i più grandi media del mondo stiano puntando i loro obiettivi sull’Isola del Giglio e sulla tragedia della Concordia. Così Enrico Mentana dalla sua pagina Facebook, lancia un fatwa proprio sul grande evento che ogni sta catalizzando l’attenzione di milioni di spettatori:

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Lanciato l’amo a pochi minuti di distanza, per pura coincidenza (anche sfortunata), Saviano abbocca e scrive sul suo profilo Facebook:

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Insomma il siparietto è completo, ma sicuramente se Saviano è stato il primo, non sarà sicuramente l’ultimo a cadere nella rete…

Rotazione Concordia: il relitto si è staccato dal fondale

costa-concordia-stacco-tuttacronacaL’ingegnere Sergio Girotto, responsabile delle operazioni di raddrizzamento di Micopori, ha detto in conferenza stampa: “Quando abbiamo raggiunto le seimila tonnellate abbiamo visto il distacco dal fondo, lo abbiamo visto dalle telecamere, la forza di applicazione è nel range che ci aspettavamo”. Proseguono dunque i lavori, con il relitto della Concordia che si è staccato dal fondale marino dell’Isola del Giglio dove era incagliato da oltre un anno e mezzo.

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Regista di snuff movies? Pizzocolo e il “giro di denaro vorticoso”

lavinia-pizzoccolo-lodi-tuttacronacaContinua a indagare sull’omicidio dell’escort romena 18enne Lavinia Simona Aiolaiei la Questura di Lodi, che  si sta avvicinando alla verità sulla morte per strangolamento mentre faceva sesso con il suo assassino. Il ragioniere 41enne Andrea Pizzocolo avrebbe cinque conti correnti a lui intestati, “un giro di denaro vorticoso” che non si addice a un ragioniere che guadagna 1.800 euro al mese con moglie e figli a carico, spiegano gli investigatori che ipotizzano l’uomo fosse un regista di snuff movies. Si tratta di film legati al mercato nero, venduti a cifre esorbitanti, che ritraggono scene di sesso estremo e terminano con la morte di una persona. L’ipotesi giustificherebbe le telecamere rinvenute nella stanza del Moon Motel di Busto Arsizio e quella nascosta nell’orologio del killer. Bisognerà però attendere il proseguimento delle indagini per scoprire se l’ipotesi corrisponde alla realtà.

L’assassino di Lavinia: caccia alle decine di donne che ha filmato

lavinia-omicidio-lodi-tuttacronacaAndrea Pizzicolo, il ragioniere 41enne fermato per l’omicidio di Lavinia Simona Ailoaiei, la 18enne romena abbandonata in un campo di San Martino in Strada, ha girato un video dell’agonia della giovane con tre telecamere digitali ad alta definizione nascoste nella stanza del motel Moon di Busto Arsizio e del motel Silk vicino a Lodi. Per i primissimi piani è invece stata utilizzata una minitelecamera a fibra ottica acquistata in rete e che teneva nascosta nel cinturino dell’orologio. In Questura a Lodi sono convinti si tratti di un’attrezzatura da specialista che non si concilia con un incidente casuale. Il giudice Isabella Ciriaco, che ha convalidato il fermo dell’uomo, ha visto i filmati: “Anche la descrizione più dettagliata e realistica non può rendere con sufficiente giustizia la freddezza, la lucidità, la tenacia e la crudeltà che trasuda dai filmati”. Sarebbe a dire, come spiega La Stampa, che le immagini mostrano come il ragioniere non si lasciò prendere dal panico non riuscendo a rompere le cinghie di plastica che stavano ammazzando la sua vittima in un gioco erotico condiviso, ma che quasi sicuramente l’epilogo che avrebbe avuto la vicenda sarebbe stato accettato se non addirittura programmato. La differenza è sostanziale e rischia di valergli l’ergastolo. La vittima, come ha stabilito l’autopsia, è morta in un motel di Busto Arsizio prima di essere abbandonata in un campo di mais del lodigiano. Ma nell’auto di Pizzicolo sono state trovate anche altre telecamere e schede video mentre nella sua abitazione gli investigatori hanno rinvenuto ulteriori riprese riversate in dvd con immagini ad alta definizione. In questi filmati l’uomo appare protagonista di altri incontri con decine di ragazze più o meno giovani, europee ma quasi sicuramente straniere, probabilmente contattate via internet. Nessuno conosce che fine abbiano fatto queste giovani e l’ipotesi dell’assassino seriale sembra essere quella a cui gli investigatori credono meno, considerato che non ci sono casi aperti su donne scomparse. Potrebbe però essere che l’uomo sia un frequentatore attivo di siti dove vengono postati video di sesso estremo. Al riguardo, si attenderanno le risposte che daranno i suoi computer. Le ragazze riprese potrebbero offrire più informazioni, una volta identificate. Per quel che riguarda i vicini di Pizzocolo hanno solo riferito che, quando era solo in casa, l’uomo riceveva molte ragazze, spesso straniere, anche giovani.  E hanno aggiunto che le tapparelle erano sempre abbassate e di notte si sentiva sempre, solo il rumore continuo della doccia aperta.

Grigoletto confessa: l’ha uccisa in ufficio!

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Ormai i dubbi erano svaniti e gli inquirenti avevano più di una certezza (come ad esempio il sangue della vittima che era stato rinvenuto nell’auto dell’uomo) che Claudio Grigoletto avesse ucciso la 29enne brasiliana, Marilia Rodrigues.  “Ha ammesso di aver commesso il delitto, ma ha dato una ricostruzione diversa che non ci soddisfa”. Così ha detto il pm titolare dell’inchiesta, Ambrogio Cassiani, all’uscita del carcere di Brescia Canton Mombello, dove per circa 3 ore ha parlato con Grigoletto. Ancora molti i misteri che avvolgono la vicenda, ma sembra che la ricostruzione non tarderà ad arrivare. Per quello che riguarda la ricostruzione dell’imprenditore, l’uomo avrebbe raccontato di aver avuto una colluttazione con Marilia Rodrigues, la quale avrebbe battuto la testa a terra cadendo. Riguardo i segni sul collo della vittima, Grigoletto li avrebbe spiegati con il fatto che la brasiliana aveva avuto delle convulsioni e lui intendeva frenarle. In seguito, resosi conto della morte della giovane, si è lavato per poi recarsi al campo volo di Bedizzole dove doveva tenere una lezione di volo. Stando a inquirenti e investigatori, il racconto dell’imprenditore contrasta con alcuni dati oggettivi emersi dalle indagini, come il fatto che Marilia non è morta a causa delle ferite alla testa ma per strozzamento.

Lavinia, uccisa per un gioco erotico, ripresa mentre moriva

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Shock in procura per alcuni video trovati sull’automobile di Andrea Pizzocolo, il 41 enne di Arese accusato di aver ucciso la 18enne Lavinia Simona Ailoaiei. La morte della ragazza potrebbe quindi non essere stato un incidente come ipotizzato in un primo tempo ma un omicidio volontario. Il quadro quindi che starebbe prendendo forma sarebbe un quadro più complesso con le accuse di vilipendio di cadavere e le aggravanti della premeditazione, le sevizie e i motivi abietti e futili. In quella stanza del Motel Moon di Busto Arsizio e del Motel Link di San Martino in Strada si sarebbero consumati atti di una violenza che la stessa procura, vedendo i video, avrebbe definito «raccapricciante». I dettagli sui contenuti naturalmente non sono stati diffusi ma sembrerebbe svanire l’ipotesi di un tragico incidente. Arese al momento si è avvalso della facoltà di non rispondere.

 

Svolta nel caso della donna trovata morta nelle campagne del Lodigiano

donna-uccisa-lodi-tuttacronacaLa pozia ha fermato il presunto killer della donna, una romena di 18 anni che è stata trovata morta nelle campagne di San Martino in Strada ieri. Si tratterebbe di un italiano di 41 anni che avrebbe ucciso per strangolamento. La giovane, che s’ipotizza sia stata uccisa in un altro luogo, è stata rinvenuta con due fascette autobloccanti da elettricista strette attorno al collo. Il suo cadavere è stato rinvenuto grazie a un agricoltore. Il Procuratore capo della Repubblica di Lodi, Vincenzo Russo, ha spiegato che le indagini cercheranno di verificare se “la poveretta sia stata violentata prima di venire uccisa. La dinamica è abbastanza chiara: qualcuno l’ha ammazzata e successivamente l’ha scaricata già nuda sul posto per poi fuggire via”. Il tratto di campagna in cui è stato rinvenuto il corpo, che al momento del ritrovamento era nudo, non è lontano dalla statale via Emilia che conduce da Lodi a Codogno e quella stradina di campagna, soprattutto la sera, è parecchio frequentata da giovani che raggiungono il centro ricreativo dalla zona del Piacentino. Si indaga anche nel mondo della prostituzione. Questo fa pensare che ci potrebbero essere dei testimoni.

Aggiornamento ore 12:47

Vicenzo Russo, procuratore della Repubblica, ha spiegato che il 41enne fermato ha confessato di aver conosciuto la giovane via Internet e e di averla uccisa strangolandola durante un gioco erotico. L’uomo ha confessato anche di aver avuto un rapporto sessuale con la vittima quando era già morta. Gli sono stati contestati l’omicidio volontario e atti osceni su cadavere.

L’omicidio di Marilia: tracce di sangue trovate nell’auto di Grigoletto

marilia_rodrigues_tracce-sangue-tuttacronacaE’ in custodia cautelare Claudio Grigoletto, presunto omicida della giovane brasiliana Marilia Rodrigues, a Gambara, in provincia di Brescia. I carabinieri del Ris, che per tutto il giorno hanno analizzato la scena del crimine, l’ufficio della Alpi aviation do Brasil, con sede nel paese Bresciano, hanno controllato anche tre auto poste sotto sequestro: quella della vittima e due dell’uomo. Su una di quest’ultime i militari avrebbero trovato tracce del sangue della ventinovenne.

Brasiliana uccisa: Grigoletto e le missioni inventate in Afghanistan

marilla-grigoletto-gambara-tuttacronacaSorridente in compagnia delle sue due figlie: è la foto che Claudio Grigoletti ha postato in Facebook lo stesso giorno in cui ha trovato la morte la 29enne Marilla. Se davvero è stato lui a uccidere la ragazza, il suo sorriso in quell’immagine raggela. Il 32enne, sposato, ambizioso imprenditore con la passione del volo, è titolare con un socio di tre società che vendono ultraleggeri in Brasile e aveva una segretaria che tutti gli invidiavano. Al campo volo di Bedizzole, dove il pilota addestrava i suoi allievi, dicono: “Stavano sempre assieme, eravamo certi che tra di loro ci fosse una relazione”. E quando sono venuti a conoscenza della gravidanza di Marilla, nessuno ha dubitato che il padre fosse il datore di lavoro. Quello della giovane era un mondo ristretto: pochi amici e nessuna casa. Motivo per il quale l’inchiesta è stata rapida. “Frequentava appena 4 o 5 persone” elenca il procuratore Fabio Salamone. Oltre a Claudio, l’altro socio Roberto Tomellini, l’ex fidanzato Andrea, l’amica Federica che seguiva le lezioni per diventare pilota, e Paolo, il dipendente dell’azienda che doveva fornire i velivoli da piazzare in Sudamerica. E se Grigoletto ha negato sia l’omicidio sia, in un primo momento, la relazione con Marilla, i magistrati sembrano convinti del contrario. Era lui stesso infatti a pagare l’albergo a Ponte San Marco, sulla statale verso il Garda, dove andava con la giovane tutti i lunedì e dove l’ex hostess ha dimorato dal 16 agosto fino alle notte prima del delitto. Praticamente non aveva mai lasciato l’albergo, mangiando in camera solo riso bianco e piatti leggeri. Anche il personale era preoccupato per lei, per, come riporta il Corriere, “quella povera ragazza con la pancia che cresceva e il corpo che s’ingraciliva”. L’uomo, infastidito, avrebbe risposto: “La rispedisco in Brasile” e sembra  che anche lei stesse pensando di tornare in patria, stretta in un amore che non non lasciava spiragli e un lavoro senza troppi affari che probabilmente sarebbe finito a settembre. Nel frattempo Jessica, la moglie dell’uomo, doveva aver iniziato a sospettare qualcosa. Due immagini e altrettanti commenti in Facebook trasmettono questa impressione. Nella prima, accompagnata dalla scritta “Un giorno la bellezza scompare”, si vedono delle ballerine brasiliane, un un’altra, con il testo “Lei è una vera donna”, appare una ragazza che accudisce un uomo malato. I muri d’ipocrisia che Grigoletto aveva costruito avevano dunque iniziato a sgretolarsi dopo Ferragosto e lui reagisce creando un falso account, spiega sempre il Corriere, “per spedire mail a nome della sua segretaria, manda a se stesso messaggi che lo scagionano e che invece indicano nell’amico Paolo il padre del futuro bambino. Li mostra alla moglie. Lei non ci casca. Le assicura che organizzerà per fine agosto un incontro a quattro: lui e la moglie, Marilia e l’ignaro Paolo. Se è così, è un appuntamento che deve far saltare a tutti i costi”. Forse covava la speranza di riuscire a risolvere la situazione. Del resto appariva “sicuro e un po’ sbruffone”. Franco Pasini, creatore della pista di volo che frequentava, spiega che “Non era molto credibile, ma pieno di voglia di fare”. La prima volta che si presentò al campo volo, raccontò dell’arruolamento nei marines e delle missioni in Afghanistan con gli F16.  Ma ancora: “È finita con conti in sospeso e liti con i soci. A uno di loro Grigoletto si era offerto da consulente e poi aveva preteso un compenso da 14 mila euro. L’altro c’era rimasto male, era finita a carte bollate. Dopo un po’ di tempo avevano trovato nell’hangar chiuso a chiave quattro aerei con le ruote bucate. Nessuno ha mai capito chi fosse il responsabile”.

Le ultime notizie spiegano che l’uomo, arrestato, “ha rilasciato dichiarazioni spontanee, quindi abbiamo collaborato” ha spiegato il suo legale, Elena Raimondi, dopo l’interrogatorio di convalida del fermo nel carcere di Canton Mombello. Riguardo la paternità, però, il legale ha detto: “Stiamo attendendo anche noi le risultanze degli esami perché sono emerse altre relazioni” che la ragazza avrebbe avuto con un altri uomini.

La verità di Massimo Di Cataldo: c’è stata una lite, ma non l’ho picchiata

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Una nuova verità emergerebbe dal caso Di Cataldo. Dopo che l’ex compagna Anna Laura, ha deciso di postare alcune foto con il viso tumefatto e mostrare quello che sarebbe un feto morto di un aborto causato, secondo la ex, dalle percosse ricevute dal compagno, ora a parlare è il cantante.

“E’ vero, abbiamo avuto una lite, ma non l’ho mai picchiata. Sono stufo di essere etichettato come un mostro. Anna Laura ha tentato di distruggermi, come uomo e come artista, ma ho fiducia nella magistratura e so che la verità verrà a galla”. E’ lo sfogo, in un’intervista all’Ansa, di Massimo Di Cataldo, il cantante indagato per procurato aborto in seguito alle foto choc pubblicate su Facebook da parte dell’ex compagna.

“Troppo spesso vengo preso come esempio negativo quando si parla di violenza sulle donne – dice Di Cataldo- o addirittura di femminicidio, come accaduto durante una trasmissione tv. Questa è diffamazione, sono cose che mi feriscono molto”.

Di Cataldo non nasconde che quella mattina di giugno lui e la sua compagna ebbero una discussione, anche piuttosto accesa. “Alla fine lei è andata su tutte le furie – ricorda – e mi ha sbattuto fuori di casa. Il suo viso era perfetto, non aveva alcun segno”. “Appena ho visto le foto – continua – sono rimasto senza parole. Io non ho fatto niente per ridurla in quel modo. Probabilmente ci siamo anche un po’ spintonati. Magari l’ho fermata mentre andava su tutte le furie, ma non l’ho mai picchiata”.

“Ora l’indagine dovrà stabilire come sono andate le cose. Se è vero che ha avuto un aborto, e se questo e’ derivato da questo choc o meno -spiega- Io non sapevo che lei fosse incinta e neanche lei a quanto pare. Ci sono tanti altri fattori che potrebbero aver causato l’aborto, come la sua vita sregolata insieme a personaggi che ritengo discutibili”.

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Di Cataldo geloso di un amico dell’ex compagna?

1millacci-dicataldo-tuttacronacaSi arricchisce di nuovi particolari la vicenda delle presunte percosse che il cantante Massimo Di Cataldo avrebbe inferto all’ex compagna Anna Laura Millacci. A dare nuove informazioni è l’artista romano Wright Grimani, che sul social blu afferma di essere amico della donna. L’uomo, dopo aver visto delle foto pubblicate dal settimanale Oggi in cui la Millacci appariva come ospite di una festa avvenuta il 18 giugno scorso, la sera in cui ha dichiarato di essere stata picchiata dal compagno. La si vede sorridente e con il volto intatto. “Sento il dovere di dire alcune cose dopo aver visto le foto pubblicate dal settimanale Oggi” scrive Wright Grimani. “La sera stessa dell’aggressione e cioè il giorno 18 giugno abbiamo deciso a tarda ora di uscire per incontrare amici. Si è truccata scrupolosamente utilizzando un fondotinta molto coprente. Ed infatti il suo volto risultava esteticamente a posto. Ma all’interno della bocca aveva ancora i tagli che ho potuto notare in modo evidente e che le provocavano dolore”. L’uomo nella lettera scrive che si assume “tutta la responsabilità di ciò che dico, sono cose che ho detto la mattina del 31 luglio 2013 agli inquirenti durante il mio interrogatorio come persona informata sui fatti”. E aggiunge: “Premetto che, circa 12 ore prima, sono stato io a chiedere ad Anna Laura Millacci di farsi delle fotografie dopo che mi ha telefonato pochi minuti dopo la sua aggressione. Sono stato il primo ad essere informato sull’accaduto. Lei non aveva alcuna intenzione di sporgere denuncia, in primis per preservare la bimba e poi per non mettere il suo ex compagno in una situazione difficile visto Il momento non troppo felice della sua carriera artistica”. E ancora:  “Le dissi allora che le foto le sarebbero servite a ‘memoria futura’, per potersi ricordare sempre dell’accaduto. Il motivo scatenante del litigio è stata la sua gelosia nei miei confronti. Il suo ex ha visto una canzone che avevo postato privatamente a lei su Facebook con annesse alcune parole dolci ed un cuore”.  E spiega: “Anna Laura non lo amava più e lui lo sapeva molto bene. Immediatamente dopo l’aggressione Anna Laura l’ha sbattuto fuori di casa”.

La madre di una delle vittime dell’incidente di Santiago fa riflettere “le cariche”

carolinabesada-santiago-tuttacronacaFaro de Vigo ha pubblicato la lettera della madre di una delle vittime dell’incidente ferroviario di Santiago de Campostela, la 18enne Carolina Besada Garrido. La donna spiega che “mia figlia mi ha sempre detto di essere orgogliosa di avere una madre lottatrice e so che non le sarebbe piaciuto che rimanessi in silenzio. Questo è un omaggio per lei. A tutti coloro che hanno aiutato i nostri cari e noi in questi difficili momenti, voglio dire che ogni loro gesto ha riempito di calore la nostra anima. Chi si è sentito scioccato da quello che è successo, deve sapere che la sua empatia ci dà forza. Tutti loro ci hanno ricordato che il mondo è pieno di esseri eccezionali. A chi, come noi, prova dolore per la sua perdita, mando un abbraccio sincero e tutto il mio affetto. Pensiamo che siano in pace e lasciamo che il tempo ci aiuti affinchè il loro ricordo c’inondi d’amore. Grazie per tutti gli abbracci, i baci e le parole sincere d’incoraggiamento che abbiamo ricevuto, anche dalle persone che non conoscevamo, anonimi o con ‘cariche’.”

Dopo i sentiti ringraziamenti, la madre di Carolina lancia anche un attacco a chi ha causato o “approfittato” della tragedia solo per “mostrarsi”. Continua infatti lo scritto: “E infine voglio rivolgermi a quelli che si credono ‘importanti’ e hanno sfilato davanti ai nostri occhi per offrirsi alle telecamere, con i loro completi e uniformi, per ‘farsi vedere’, dopo che noi avevamo già trascorso dodici ore di angoscia, non sapendo se avremmo potuto riabbracciare i nostri cari. Anche al macchinista che, se verrà confermata, ci ha spezzati con la sua irresponsabilità. A coloro che sono venuti a mostrarci una falsa simpatia perchè la loro carica o il loro partito lo ‘esigeva’ (che sappiano che è questo quello che trasmettono; avreste dimostrato una qualche compassione rimanendo nei vostri lussuosi uffici). A coloro che hanno ceduto alle pressioni ‘dall’alto’ e ci hanno torturato promettendo informazioni che ancora non ci hanno fornito. A coloro che preferiscono ‘tagliare’ vite piuttosto che dover rinunciare alla loro auto ufficiale. Mi rivolgo a voi per dirvi che le vostre azioni vi stanno facendo marcire il cuore, ma forse non è troppo tardi perchè voi cambiate e collaboriate per rendere questo mondo un posto dove la cosa importante tornino ad essere le persone.”

Il treno deragliato a Santiago: il macchinista parlava al telefono?

santiago-macchinista-arrestato-tuttacronacaSono ufficialmente 78 le vittime del disastro ferroviario di mercoledì scorso. Ora il macchinista del treno deragliato nei pressi di Santiago de Campostela, Francisco Josè Garzon Amo, è accusato di “omicidio per imprudenza”. Il presidente della giunta della Galizia, Alberto Nunez Feijoo, ha affermato che “Non poteva essere così”, precisando che  “il tratto interessato dall’incidente non è stata ancora adeguato all’alta velocità”. Il mezzo viaggiava a 190 Km/h in un tratto con il limite di 80 Km/h. Per gli investigatori l’accusato, che dal suo profilo Facebook, sembra avesse il “vizio della velocità“, potrebbe essersi distratto parlando al telefono.

La Farnesina conferma: un italiano tra i morti di Santiago de Campostela

incidente-santiago-tuttacronacaLa conferma arriva dalla Farnesina: una delle vittime del treno deragliato a causa dell’alta velocità a Santiago de Campostela, in Galizia. è il 25enne Dario Lombardo, originario di Messina. I genitori del giovane sono giunti in Spagna e il rientro della salma avverrà nei prossimi giorni. Nel frattempo il macchinista del treno, Francisco Josè Garzon Amo, 52enne, è stato formalmente arrestato e si trova piantonato in ospedale. L’uomo lavorava da 30 anni in ferrovia e da 10 era alla guida di un treno. Nel frattempo i tecnici stanno assemblando la scatola nera del convoglio, ha detto una portavoce della corte suprema regionale della Galizia.

La figlia che ha sparato al padre: la controllava in modo eccessivo

1spara_padre_cusignana_giavera_montello_tuttacronacaHa compiuto ieri 17 anni, dopo aver sparato al padre 76enne la sera prima, stanca di sentirsi controllata in modo eccessivo e che il genitore leggesse i suoi sms. Quando l’uomo è tornato a casa prima del previsto dall’azienda di cui è proprietario, una nuova lite, degenerata. Massimo Montino, avvocato difensore della ragazza, ha commentato: È stato uno scatto d’ira senza premeditazione, un delitto d’impeto”. Alle 17.35 di mercoledì alcuni residenti della zona sentono degli spari provenire dalla villa in cui vivono padre e figlia, qualcuno contatta il 112. I rilievi scientifici dei carabinieri hanno portato a una prima ricostruzione, che ha ancora dei punti poco chiari. Ma anche i protagonisti hanno aggiunto degli elementi. Da quanto si è appurato, padre e figlia hanno litigato in cucina, dopo di che la giovane è andata a recuperare una Beretta nella stanza dell’uomo. Caricata l’arma con 5 proiettili calibro 22, lo raggiunge in garage e spara due colpi che saranno in seguito rinvenuti inesplosi perchè la sicura era ancora inserita. La ragazza la sblocca e fa ancora fuoco: il proiettile raggiunge l’uomo alla gamba sinistra. Il genitore tenta di mettersi in salvo, ma all’esterno della casa, ovvero sul vialetto d’ingresso, viene di nuovo raggiunto da due colpi al braccio sinistro e poi alla testa e stramazza a terra in una pozza di sangue. A quel punto la giovane è sotto shock. 5 minuti dopo arriva la zia, con la quale aveva appuntamento, e le dice “Papà sta morendo”. Sono le 17.43 quando giungono sul posto i carabinieri, preceduti dall’elicottero del Suem, contattato proprio dalla zia. L’imprenditore, trasportato al Ca’ Foncello, viene sottoposto nella notte a due delicati interventi chirurgici e ora è fuori pericolo. La ragazza, quasi sempre impassibile, viene accompagnata poco dopo le 21 a Mestre per essere interrogata dal pm della Procura per i minori, dove si avvale della facoltà di non rispondere. La notte la trascorre nel carcere minorile di Santa Bona. Domani sarà sentita nell’udienza di convalida dal gip. L’accusa è di tentato omicidio. Nella giornata di ieri è tornata in Italia dal Brasile anche la madre della ragazza che verrà sentita oggi dagli investigatori.

Il disastro ferroviario di Santiago: anche un italiano tra le vittime

incidente-santiago-tuttacronacaSarà l’esame del Dna previsto per oggi a confermare ufficialmente l’identità, ma tra i morti dell’incidente di Santiago ci sarebbe anche un 25enne originario della Sicilia ma residente in Germania con i genitori. La presunta vittima italiana, secondo quanto reso noto dalle autorità galiziane, sarebbe Dario Lombardo, di Forza d’Agrò, provincia di Messina. Al momento, le vittime accertate sono 80, 19 delle quali già identificate. 140 sono invece le persone rimaste ferite, cinque sono in coma, secondo fonti dei soccorritori. “La nostra priorità in questo momento è identificare le vittime” ha detto il vicepresidente della giunta della Galizia, Alfonso Rueda, il quale ha riferito che i nomi delle vittime saranno resi noti solo dopo il completamento delle identificazioni e la comunicazione ai familiari. Rueda ha rilevato che “le operazioni di soccorso sono state tempestive”. Sul posto operano circa 500 tra vigili del fuoco, soccorritori e agenti di polizia e della Guardia civil. Anche il premier spagnolo si è recato sul luogo della tragedia. “Ho avuto l’opportunità di visitare alcuni feriti all’Università di Santiago di Compostela”, ha poi raccontato Rajoy, che ha ringraziato “tutta la popolazione di Santiago” così come “tutti i funzionari, i dipendenti pubblici, di tutti i settori. Il comportamento da parte loro è stato esemplare. Vorrei congratularmi anche con le forze di polizia della regione galiziana e vorrei ringraziare il ministero dell Infrastrutture, i soccorritori, i vigili del fuoco, il personale sanitario”.

Alessio Di Giacomo: una morte da eroe

esplosione-pescara-tuttacronacaAlessio Di Giacomo avrebbe compiuto 22 anni a settembre, ma è andato incontro alla morte nel tentativo di salvare il padre Mauro, titolare della ditta di fuochi d’artificio esplosa oggi nel Pescarese, e lo zio. Non era al lavoro con i familiari al momento dell’esplosione ma è voluto correre per prestare aiuto, senza che i soccorritori potessero fermarlo. La seconda esplosione l’ha centrato in pieno, fermandolo per sempre. “Siamo arrivati sette minuti dopo il primo lo scoppio – ha confermato il responsabile del 118 pescarese – è stato come vedere una scena di guerra con lapilli e materiale ricaduto fino a quattro chilometri. Ho visto dopo l’esplosione un ragazzo che mi è corso vicino e gli ho detto di allontanarsi. Dopo non l’ho visto più”.

Il macchinista del treno del disastro di Santiago aveva il vizio della velocità

santiago-macchinista-tuttacronacaFrancisco Josè Garzon Amo, il macchinista del treno deragliato a Santiago De Compostela, non è nuovo alle imprese di velocità. Solo qualche mese fa si vantava infatti sulla sua pagina Facebook della velocità raggiunta dal treno che stava guidando, pubblicando la foto del tachimentro che indicava circa 200 Km/h. Al momento dell’incidente di ieri, il mezzo viaggiava a 190 km/h, in un tratto dove il limite massimo consentito è di 80 kilometri orari. Quando pubblicò la foto in Facebook, aggiunse il commento: “Sono al limite non posso andare di più” e al commento “Ma se vai a 200”, rispose: “Ma il tachimentro non è truccato”. Una terza persona s’intromise nella conversazione osservando: “Se ti becca la Guardia Civil (la polizia spagnola) rimani senza punti”. Il macchinista aggiunse la battuta: “Che bello sarebbe andare in parallelo alla Guardia Civil e superarli facendo saltare l’autovelox. Ah ah, che bella multa per Renfe”.

Esplosione in fabbrica: nessuna speranza di trovare i 3 dispersi

esplosione-fabbrica-fuochi-tuttacronacaSi continua a lavorare a Villa Cipressi di Città Sant’Angelo, in provincia di Pescara, dove questa mattina ha avuto luogo un’esplosione di materiale pirotecnico. Emanuele Cherubini, responsabile provinciale del 118 di Pescara impegnato nel coordinamento dei soccorsi in collaborazione con le forze dell’ordine sul luogo dell’esplosione ha dichiarato: “Purtroppo non abbiamo più speranze che trovare solo i resti dilaniati dei corpi dei tre dispersi”. Enzo Marinelli, capitano della compagnia di Montesilvano ha spiegato: “la situazione può cambiare di momento in momento però è accertato che il morto è un giovane della famiglia Di Giacomo di circa 20 anni, che in totale ci sono 6 feriti e che risultano tre dispersi”. Si tratta del titolare dell’azienda, Mauro Di Giacomo, di Federico Di Giacomo (che dovrebbe essere il nipote) e di Roberto Di Giacomo anche lui parente del titolare. Ad aver perso la vita nell’esplosione è stato Alessio Di Giacomo. Adriano, fratello di Mauro e Federico, oggi non era con ifratelli per via di una visita medica: “Non avevamo operai, era un’azienda familiare la migliore d’Abruzzo”. L’uomo non riesce a capacitarsi di quanto accaduto, non trova motivazioni: “Era il miglior laboratorio d’Abruzzo, avevamo rifatto tutto da capo, era tutto nuovo. Belle coperture, tutte coibentate, muri da 40 centimetri”. Cosa può dunque essere accaduto? “So che Mauro si stava preparando perchè doveva andare a Chieti, stava lavorando sulle ‘bombè già chiuse, ma il nostro era un ambiente fresco e all’avanguardia. Non so proprio darmi una spiegazione”. Anche il genero di Federico Di Giacomo, Loris, è arrivato sul luogo della tragedia ed ha confermato che “la fabbrica era tra le più in regola per perfezione e pulizia. Anche io ho fatto questo lavoro, e tutti sappiamo che i discorsi sulle tragedie sono all’ordine del giorno: sai quando inizi non sai se finisci”.

esplode-fabbrica-artificio-tuttacronacaTra le persone disperse, risultava anche una donna di 85 anni che è stata ritrovata illesa. L’anziana è stata in seguito trasferita all’ospedale di Penne (Pescara). A causa della seconda esplosione, anche un Vigile del Fuoco era rimasto ferito in maniera grave: l’uomo è stato trasferito con l’elisoccorso all’ospedale civile di Pescara. L’uomo è stato investito dalle macerie di una seconda esplosione della fabbrica mentre si trovava con la camionetta a 20 metri dal fabbricato. Secondo una prima ricostruzione ha riportato fratture e un trauma grave all’ addome. In zona stanno operando un centinaio di uomini con mezzi aerei e terrestri. In alcune zone limitrofe la fabbrica di fuochi d’artificio ci sono ancora fuoco e fiamme su cui stanno lavorando i Vigili del Fuoco. A Villa Cipressi sono arrivati i vertici provinciali delle forze dell’ordine con a capo del questore di Pescara Paolo Passamonti.

Il disastro ferroviario di Santiago: sale il numero dei morti, 77. Gaffe del premier

spagna-incidente-tuttacronacaMariano Rajoy, poche ore dopo il disastro ferroviario di Santiago di Campostela, ha diffuso un comunicato di condoglianze. Come ha fatto notare il quotidiano El Pais, però, il premier spagnolo ha fatto una gaffe: a un certo punto della comunicazione, infatti, si fa riferimento alle vittime del terremoto della città cinese di Gansu: un cordoglio in copia carbone insomma, con le frasi adatte in ogni circostanza e solo i nomi dei soggetti protagonisti della vicenda da cambiare. Se qualcuno si ricorda di farlo.
1374706645_500413_1374709176_noticia_grandeIntanto è cresciuto il numero delle vittime: l’ultimo bilancio fornito dal Tribunale della Galizia parla di 77 morti e 143 feriti. Sul posto sono intervenuti la polizia nazionale, i vigili del fuoco e il soccorso sanitario. Per il governo spagnolo, come ha riferito in serata la portavoce del primo ministro Mariano Rajoy che ha convocato una riunione d’emergenza del governo spagnolo a Madrid, prevale l’ipotesi dell’incidente causato da un errore umano dovuto all’alta velocità.

L’ipotesi è stata poi confermata dalle dichiarazioni del macchinista del convoglio, riportate da El Pais. L’uomo, che è rimasto illeso, avrebbe ammesso di aver preso la curva a velocità elevata, ma non ne avrebbe spiegato i motivi. Alcuni tecnici stimano che il treno viaggiasse a oltre 180 chilometri orari, mentre nel tratto interessato il limite è di 80 km/h.

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