La prima uscita pubblica del ministro per l’Economia: trapela ottimismo

Pier-Carlo-Padoan-tuttacronacaPier Carlo Padoan, nuovo ministro per l’Economia, ha avuto martedì la sua prima uscita pubblica. Padoan, intervenuto a un convegno alla Camera sul festival della dottrina sociale della chiesa ha detto: “Adesso ci aspetta una riscossa e abbiamo l’energia per riformare il Paese: profondamente, radicalmente. Dobbiamo rimuovere le strozzature che imbrigliano la nostra società, aprire la nostra società al contributo dei più giovani e di tutti coloro che sono impegnati a dare qualcosa di sè al bene comune”. E ha continuato: “La nostra epoca ci pone davanti all’urgenza di affrontare un generale impoverimento che rende più difficile affrontare le differenze e accogliere le diversità. Durante gli anni che abbiamo alle spalle, gli italiani hanno dovuto affrontare una crisi straordinaria, che ne ha messo a dura prova la resistenza come individui e come collettività nazionale. In questo contesto tutto è diventato più difficile: il talento non trova spazio per esprimere il proprio potenziale, la sofferenza non trova uno spazio adeguato alle proprie qualità. Le diseguaglianze crescenti sono uno dei tratti più drammatici di questa crisi globale”. E ancora: “Abbiamo bisogno di fare crescere l’economia, abbiamo bisogno di creare occupazione, abbiamo bisogno di migliorare le nostre prospettive future in modo stabile: lavorando per migliorare l’istruzione e la ricerca e per sostenere la competitività delle imprese. Sappiamo cosa dobbiamo fare e il programma nazionale di riforma in corso di definizione tradurrà i nostri obiettivi in azioni concrete”.

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La Chiesa “graziata”: niente Tasi

chiesa_tasi-tuttacronacaNel testo definitivo del dl Salva roma, approvato venrdì dal Consiglio dei ministri e che dovrebbe apparire nella gazzetta ufficiale oggi, c’è scritto che la Chiesa riesce a salvarsi anche dalla Tasi, così come aveva fatto con l’Imu: “I fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto” sono esenti dal pagamento della nuova tassa sugli immobili. Esenti dall’imposta, come previsto, anche gli immobili di proprietà della Santa Sede indicati nel Trattato lateranense.  Il comma 3 dell’articolo 1 del testo che ha ricevuto il bollino della Ragioneria generale dello Stato estende di fatto alla Tasi le esenzioni previste per l’Imu, relative – si legge nella relazione tecnica al provvedimento – “agli immobili posseduti dallo Stato, nonchè agli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni, dalle comunità montane, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali”. Inoltre viene disposta ai fini Tasi delle esenzioni “già previste ai fini Imu, di cui all’art. 7 del d.lgs. n.504 del 1992 in materia di Ici”, tra cui appunto anche quelle per la Chiesa.

Napolitano e la lettera contro i decreti legge con dentro qualsiasi cosa

Boldrini,_Napolitano_and_Grasso_tuttacronacaIl Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato oggi venerdì 27 settembre una lettera al presidente del Senato Pietro Grasso e al presidente della Camera Laura Boldrini, con la quale invita il Parlamento a “verificare con il massimo rigore l’ammissibilità degli emendamenti ai disegni di legge di conversione” rispettando criteri di attinenza e omogeneità dei provvedimenti. Napolitano fa riferimento al decreto cosiddetto “salva Roma” e, in genere, agli esiti dell’ingolfamento parlamentare. Come quello che si èverificato in questi ultimi giorni,  durante i quali il Parlamento ha introdotto nei decreti una serie di emendamenti che non c’entravano più nulla con lo scopo originale dei provvedimenti. Ecco il testo della lettera come riportato dal Post:

Le modalità di svolgimento dell’iter parlamentare di conversione in legge del decreto legge 31 ottobre 2013, n. 126 recante misure finanziarie urgenti in favore di Regioni ed Enti locali ed interventi localizzati nel territorio – nel corso del quale sono stati aggiunti al testo originario del decreto 10 articoli, per complessivi 90 commi – mi inducono a riproporre alla vostra attenzione la necessità di verificare con il massimo rigore l’ammissibilità degli emendamenti ai disegni di legge di conversione.

Numerosi sono stati i richiami formulati nelle scorse legislature da me – in presenza di diversi Governi e nel rapporto con diversi Presidenti delle Camere – e già dal Presidente Ciampi alla necessità di rispettare i principi relativi alle caratteristiche e ai contenuti dei provvedimenti di urgenza stabiliti dall’articolo 77 della Costituzione e dalla legge di attuazione costituzionale n. 400 del 1988.

Come è noto questi principi sono stati ribaditi in diverse pronunce della Corte Costituzionale. In particolare nella sentenza n. 22 del 2012 la Corte ha osservato che “l’inserimento di norme eterogenee rispetto all’oggetto o alle finalità del decreto spezza il legame logico-giuridico tra la valutazione fatta dal Governo dell’urgenza del provvedere e i provvedimenti provvisori con forza di legge”, valutazione fatta sotto la propria responsabilità e sottoposta a giudizio del Capo dello Stato in sede di emanazione. Conclude la Corte affermando che “la necessaria omogeneità del decreto legge deve essere osservata anche dalla legge di conversione”, riservandosi la facoltà di annullare le disposizioni introdotte dal Parlamento in violazione dei suindicati criteri.

Proprio a seguito di questa sentenza il 22 febbraio 2012 ho inviato ai Presidenti pro-tempore delle Camere una lettera nella quale avvertivo che di fronte all’abnormità dell’esito del procedimento di conversione non avrei più potuto rinunciare ad avvalermi della facoltà di rinvio, pur nella consapevolezza che ciò avrebbe potuto comportare la decadenza dell’intero decreto legge, non disponendo della facoltà di rinvio parziale. Esprimevo inoltre l’avviso che in tal caso fosse possibile una parziale reiterazione che tenesse conto dei motivi posti alla base della richiesta di riesame. La stessa Corte Costituzionale, del resto, fin dalla sentenza n. 360 del 1996, ha posto come limite al divieto di reiterazione la individuazione di nuovi motivi di necessità ed urgenza.

Rinnovo pertanto nello stesso spirito di collaborazione istituzionale l’invito contenuto in quella lettera ad attenersi, nel valutare l’ammissibilità degli emendamenti riferiti ai decreti legge, a criteri di stretta attinenza allo specifico oggetto degli stessi e alle relative finalità, anche adottando – se ritenuto necessario – le opportune modifiche dei regolamenti parlamentari.

Approvato il Salva-Roma. E arrivano 700 milioni per lavoro e occupazione

salva-roma-tuttacronacaMattinata dedicata al decreto Milleproroghe quella ordierna al Parlamento al termine della quale il premier Enrico Letta, in conferenza stampa, non solo ha ufficializzato la procedura per la nomina a presidente dell’Istat di Pier Carlo Padoan ma ha anche annunciato una riforma complessiva del procedimento legislativo entro il 2014.  Oltre al Milleproroghe, il Consiglio dei ministri ha approvato le “norme essenziali” del decreto Salva-Roma dopo che la vicenda del dl con le “difficoltà incontrate” ha reso evidente come “in questo Paese sia essenziale una riforma complessiva del procedimento legislativo” che deve essere fatta “nel 2014”, ha detto il presidente del Consiglio, secondo cui l’attuale “procedimento legislativo non è più quello di una democrazia moderna”.  Il Cdm ha varato un “complesso intervento per salvare i finanziamenti dei fondi strutturali” che altrimenti si sarebbero persi, ha aggiunto il premier, precisando che si tratta di una riallocazione di fondi per 6 miliardi e 200 milioni. Ma Letta ha anche parlato di uno stanziamento di 700 milioni per misure a sostegno del lavoro e dell’occupazione. Il premier ha spiegato che 150 milioni vanno per le decontribuzione dell’occupazione giovanile, 200 per l’occupazione femminile e per i più anziani e 350 per interventi a sostegno della ricollocazione dei disoccupati. Gli interventi 2014 di contrasto alla povertà saranno di 800 milioni, ha annunciato il premier spiegando che sono stati ‘recuperati’ 300 milioni che si aggiungono ai 500 già stanziati a questo fine.

Domani è il giorno del “Milleproroghe”

milleproroghe-tuttacronacaDue giorni di festa sono trascorsi e domani si torna al lavoro. Lo farà anche il governo che ormai è giunto alla resa dei conti per quel che riguarda i provvedimenti economici. Dopo che il decreto Salva Roma, ormai trasformatosi in un “salva-tutti” per quanto vi era stato infilato dentro, è stato bocciato da Napolitano, c’è da chiedersi cosa accadrà. Il governo intende tentare di porre riparo a quanto accaduto inserendo i capitoli più urgenti in un altro decreto legge, il Milleproroghe: arriva a fine anno e proroga tutto ciò che non si è riusciti a fare in un anno. Il dl è in agenda per domani mattina e servirà vararlo con la massima urgenza, sia a per tamponare alcune emergenze a questo punto rimaste in sospeso, sia per fronteggiare le polemiche già esplose sul “Salva-Roma” e che non mancheranno di ripetersi. Tre temi hanno una particolare rilevanza: affitti d’oro, Salva-Roma (l’originale) e divieto d’incrocio tra stampa e tv. Non si parlerà invece delle norme sulla Tasi, la tassa sulla casa, che il governo ha fatto sapere che saranno inserite nel provvedimento sull’Imu in scadenza a fine gennaio. Come ricorda Repubblica:

Uno dei punti dolenti riguarda gli affitti d’oro, pagati dallo Stato e dalle sue istituzioni, nonostante un patrimonio immobiliare prestigioso, ampio e spesso inutilizzato o male impiegato. La questione è stata sollevata in particolare dal Movimento Cinquestelle che ha spinto alla fine anche il Pd a votare un emendamento utile a rescindere in tempi molto rapidi questi onerosi contratti d’affitto. Per poi accorgersi dell’esistenza di un altro codicillo, inserito però nella legge di Stabilità, che di fatto lo “neutralizzava”. Alla fine il Salva-Roma, come detto, è saltato del tutto, per l’intervento di Napolitano. E dunque ora la partita  –  che non può essere più ignorata, visto il pressing degli ultimi giorni e la minaccia di ostruzionismo parlamentare del M5S  –  passa al Milleproroghe.

Poi le altre due questioni calde. Da una parte le norme per “salvare” Roma dal default, motivo originario del decreto Salva-Roma, poi trasformato in un omnibus buono per saziare tutte le clientele. Il sindaco Marino le attende con impazienza (si tratta di “spostare” 400 milioni di debito sulla gestione commissariale). Dall’altra parte, la proroga del divieto antitrust per chi possiede reti televisive di acquistare anche quote di giornali. A mezzanotte del 31 dicembre scade. E tra un brindisi e un altro, l’Italia dalle mille anomalie, potrebbe ritrovarsi con un nuovo tycoon, senza averne però granché bisogno.

Rinvio invece per la casa e le norme sulla Tasi, la componente servizi della nuova imposta sugli immobili che dal 2014 sostituirà l’Imu (la Iuc). Alla fine la legge di Stabilità non ha modificato l’impianto del governo (a tre gambe: Tasi, Tari e Imu sulle seconde abitazioni) e – come annunciato oggi – non sarà modificato nemmeno dal milleproroghe. Ma i Comuni nei giorni scorsi hanno minacciato il governo di rottura nei rapporti istituzionali se non provvederà ad alzare il tetto alle aliquote (portando a 3,5 per mille quello sulla prima casa e all’11,6 per mille l’altro sulle seconde). E se non vi saranno nuove risorse (oltre i 500 milioni già stanziati) per consentire detrazioni per le prime abitazioni simili a quelle concesse con la vecchia imposta. Il ministro Delrio ha promesso che si arriverà ad una dote complessiva di 1,3 miliardi.

Poi c’è il problema della mini-Imu (coda velenosa dell’Imu 2013). Va pagata entro il 24 gennaio prossimo ed è pari al 40 per cento della differenza tra l’aliquota fissata dal sindaco e quella base (in più di un quarto dei Comuni italiani, di cui oltre cinquanta città capoluogo, nel 2013 è stata decisa un’aliquota più alta). Sarà possibile detrarla già dalla prima rata della Tasi? Oppure decideranno i sindaci? Infine, la questione del blocco degli sfratti, da prorogare per le famiglie più deboli e in difficoltà.

Il Governo fa un passo indietro: rinuncia al Dl Salva Roma

letta-napolitano-tuttacronacaIl Governo aveva appena incassato la fiducia per il Dl Salva Roma ma, dopo le perplessità espresse dal presidente della Repubblica e dopo un colloquio Letta-Napolitano, ora ha rinunciato alla conversione in legge dello stesso. Il decreto milleproroghe del 27 dicembre regolerà solo le situazioni urgenti: le norme sulla base delle quali il Comune di Roma ha approvato il proprio bilancio e la correzione della norma relativa agli affitti di immobili da parte della P.A.

Il Governo incassa la fiducia alla Camera sul Dl Salva Roma

dl-salva-roma-tuttacronacaCon 340 sì e 155 no, il Governo ha incassato la fiducia alla Camera sul decreto “Salva Roma”. Il 27 dicembre ci sarà, invece, il voto finale sul decreto. Il testo dovrà poi essere rinviato al Senato, a seguito delle correzioni introdotte a Montecitorio, per essere convertito in legge entro il 30 dicembre. La Conferenza dei capigruppo di palazzo Madama ha deciso che il voto sul Dl si svolgerà sabato 28 dicembre. Nel passaggio a Montecitorio é stata soppressa la norma che avrebbe tagliato i trasferimenti ai Comuni impegnati nella limitazione delle sale per slot machine autorizzate. Rimane invece il nodo degli affitti dei palazzi della politica. Come riassume il Sole 24 Ore, per quel che riguarda la vicenda degli affitti d’oro della Camera, 22 milioni di euro all’anno sborsati per pagare il canone di vari edifici che ospitano uffici, tra questi il centralissimo palazzo Marini, ha tenuto impegnata l’aula di Montecitorio in un crescendo di accuse, denunce e colpi di scena. E mentre la Lega ha agitato un forcone in aula, il governo è stato costretto a mettere la fiducia sul decreto Salva Roma («decreto sulle misure finanziarie urgenti in favore di regioni ed enti locali»), che altrimenti rischiava di non essere convertito in legge in tempo utile. La fiducia, alla fine, è passata. Ancora il quotidiano, riepiloga quella che è stata la battaglia dei pentastellati dello scorso week-end:

 in un decreto approvato qualche giorno fa (la cosidetta “manovrina”) era stato approvato un emendamento del M5s che consente anche alla Camera e al Senato di recedere dagli affitti da loro stipulati, anche in mancanza della clausola rescissoria. In questo modo si sperava che l’amministrazione di Montecitorio potesse liberarsi del pesante fardello degli affitti multimilionari dovuti all’imprenditore Scarpellini e trovare qualche altra sistemazione più a buon mercato. Peccato che in un altro decreto, il cosiddetto Salva Roma si scopre che una “manina” aveva eliminato quella norma, rendendo di nuovo libera la Camera di versare i suoi affitti d’oro. Se ne accorgono nuovamente i Cinque Stelle, che gridano alla truffa: e così la Camera, nella notte tra venerdì e sabato, corre ai ripari e corregge la correzione. Sembra proprio che i contratti d’oro possano essere finalmente disdetti. Ma è una falsa illusione. Spulciando bene le carte, nella serata di domenica la Lega e il movimento Cinque Stelle scoprono che nella Legge di Stabilità (in procinto di essere definitivamente approvata domani dal Senato) qualcuno ha piazzato un codicillo che neutralizza la norma anti-affitti. Di nuovo tutto in alto mare. Nel caos che segue, i leghisti e i Cinque Stelle chiedono a gran voce che il governo corregga subito il pasticcio intervenendo sul decreto Salva Roma, in discussione a Montecitorio. L’Esecutivo si impegna a risolvere (si spera una volta per tutte) l’intricata questione tra qualche giorno. Lo farà nel decreto Milleproroghe, che uscirà da palazzo Chigi il 27 dicembre. Lega e M5s restano sul chi vive. Hanno ancora un’arma da sfruttare: se il governo non manterrà la promessa, riapriranno le ostilità il 27 alla Camera quando, archiviata la fiducia, si tratterà di dare il via libera al decreto Salva Roma con il voto finale sul provvedimento. In serata arriva l’appoggio di Matteo Renzi alla battaglia dei Cinque Stelle. «Su questo hanno ragione, nessuno ha il monopolio delle buone idee», dice il segretario democratico da Fabio Fazio. «Non vedo perché alla Camera – aggiunge – non si debba fare qualche sacrificio ed accettare di avere uffici un pò più piccoli»

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