Mein Kampf: la copia autografata da Hitler battuta all’asta a 65mila dollari

mein-kampf-tuttacronacaSecondo gli esperti della casa d’aste quei due libri non superavano il valore di 25mila dollari, somma per la quale erano stati acquistati nel 2012 in un’asta a Bonhams, a Londra. In realtà ieri, battuti nuovamente all’asta alla Nate D. Sanders di Los Angeles, hanno fatto incassare 64.850 dollari. Si tratta di una copia in due volumi di Mein Kampf, il pamphlet ideologico di Adolf Hitler che delinea l’ideologia antisemita del regime nazista. I volumi furono regalati da Hitler all’ufficiale delle SS Josef Bauer e riportano due dediche, una risalente al 1925 e l’altra all’anno successivo, in cui il Fuhrer augura un buon Natale a Bauer, uno dei primi membri del partito nazista.

Hitler visse fino a 95 anni… in Brasile! La tesi in un libro

hitler_america_latina-tuttacronacaAdolf Hitler si è suicidato nel suo bunker nel 1945? E’ quanto racconta la storia ufficiale ma nel corso degli anni in molti hanno avanzato l’ipotesi che invece si sia dato alla fuga raggiungendo l’America Latina come molti gerarchi nazisti. Anche Simoni Renee Guerreiro Dias, che al riguardo ha scritto un libro, “Hitler in Brasile – la sua vita e la sua morte”, è dell’idea che il Führer morì in incognito nel 1984 in una piccola città al confine tra il Brasile e la Bolivia. L’autrice brasiliana avanza anche una prova fotografica oltre a sostenere che Hitler si rifugiò in Argentina e poi in Paraguay prima di stabilirsi nello stato brasiliano del Mato Grosso.La giornalista, inoltre, mostra una fotografia in cui il presunto leader nazista è in compagnia di una donna di colore, Cutinga, con cui sembra avesse una relazione. Una teoria bizzarra anche perché il dittatore sarebbe morto all’età di 95 anni e avrebbe anche “rinnegato” le sue convinzioni frequentando una donna di razza non ariana. Simoni ha intenzione di fare il test del DNA a un parente di Hitler e di confrontare i risultati con quelli sui resti di questo uomo a Lipsia.

Berlusconi chiede scusa per il paragone con le persecuzioni degli ebrei

berlusconi-scuse-tuttacronacaIn una nota dell’ufficio stampa di Riccardo Pacifici, Presidente della Comunità ebraica di Roma, si legge che sabato sera “il Presidente della Comunità Ebraica di Roma era a cena in un ristorante a Portico d’Ottavia. Nello stesso locale, a un tavolo poco distante, si trovava Berlusconi con alcuni suoi ospiti. E durante il pasto l’ex premier ha chiesto a Pacifici di avvicinarsi per salutarlo. I due si sono intrattenuti in un colloquio che ha visto Berlusconi scusarsi per i paragoni con le persecuzioni contro gli ebrei, frasi che avevano suscitato indignazione”. Nella nota, redatta dal portavoce della Comunità Ebraica di Roma, Fabio Perugia, si legge ancora che Pacifici “ha spiegato serenamente che nessun paragone di quel tipo è accettabile e un chiarimento sarebbe stato più efficace in un incontro successivo”. Inoltre, il presidente ha ribadito che “la frase inserita nel libro di Bruno Vespa sarebbe dovuta, a suo avviso, essere cancellata in una seconda edizione del testo. L’ex premier ha concordato con la proposta di Pacifici. I due si sono quindi salutati e hanno proseguito la serata ognuno con i propri ospiti”.

Berlusconi e la “polemica smaccatamente strumentale” sulla sua frase

silvio-berlusconi_tuttacronaca“I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso.” Questa la frase che ha innescato le polemiche e indignato la comunità ebraica. E ora Silvio Berlusconi prende la parola per spiegare le sue dichiarazioni: “Una polemica smaccatamente strumentale su una frase estrapolata da un ampio contesto”. E sottolinea: “La mia storia, la mia amicizia verso Israele non consentono alcun dubbio sulla mia consapevolezza della tragedia dell’Olocausto e sul mio rispetto del popolo ebraico”.

Berlusconi shock: i miei figli come gli ebrei ai tempi di Hitler…ed è polemica

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«I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso» così Berlusconi che genera polemiche infinite e poi ribadisce la sua ferma volontà di voler rimanere in Italia «Sono italiano al 100 per cento. – continua Berlusconi – In Italia ho le mie radici. In Italia sono diventato quello che sono. Ho fatto qui l’imprenditore, l’uomo di sport, il leader politico. Questo è il mio paese, il paese che amo, il paese in cui ho tutto: la mia famiglia, i miei amici, le aziende, la mia casa, e dove ho avuto successo come studente, come imprenditore, come uomo di sport e come uomo di Stato. Non prendo neppure in considerazione la possibilità di lasciare l’Italia». «Il primo sentimento è stato di non volerci credere, che fosse impossibile che capitasse a me tutto questo, e da lì il rifiuto di prendere in considerazione qualsiasi ipotesi, perchè tutte sarebbero comunque ingiuste», aggiunge il Cavaliere, che si dice indignato per quanto gli è capitato. «Sono stato assalito da una profonda indignazione, che da allora non mi ha lasciato mai. Ho molto pensato a quanto soffrirebbero mio padre e mia madre se fossero qui. E mi sono chiesto come avrebbero voluto che mi comportassi. Credo con la stessa dignità che mi hanno sempre insegnato».

Immediata la replica della comunità ebraica che ha ritenuto il paragone «non soltanto inappropriato e incomprensibile ma anche offensivo della memoria di chi fu privato di ogni diritto e, dopo atroci e indicibili sofferenze, della vita stessa».  Renzo  Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane, ha poi sottolineato che «l’Italia repubblicana è un paese democratico. La Germania nazista era una spietata dittatura governata da criminali che teorizzavano e commettevano i più gravi delitti contro l’umanità. Contro gli ebrei i nazisti si accanirono con spietata crudeltà tanto che, alla fine di quel tragico periodo, gli ebrei dovettero contare oltre sei milioni di morti». «La vita degli ebrei d’Europa sotto il nazismo – ha aggiunto il presidente dell’Unione – fu segnata da un vortice nero di violenza, persecuzione, morte. Una catastrofe che non è soltanto del popolo ebraico ma dell’umanità intera».

Lo spot Mercedes tira in ballo Hitler? Solo il video di alcuni studenti…

mercedes-hitler-tuttacronacaFine 1800 circa. A Branau am Inn, in Austria, una grossa berlina metallizzata, uscita dalla fabbrica di Stoccarda, fa la sua apparizione lasciando meravigliati i residenti. Sembra non esserci nessun rischio per gli abitanti, come dimostra il fatto che l’auto si arresta prima d’investire due bambine che giocano. Alla fine, però… Non è la trama di un film sulla falsariga di Ritorno al Futuro. Non è neanche il nuovo spot della Mercedes. Nonostante così possa sembrare. Nel video, infatti, sembra essere messo in risalto il sistema di frenata automatica dell’auto, così come la casa automobilistica tende a mettere l’accento sugli avanzati sistemi di sicurezza montati sulle vetture. Il filmato altro non è se non la tesi realizzata da un gruppo di studenti dell’accademia del cinema di Ludwigsburg. E se la rete apprezza, la Mercedes sembra non impazzire per la clip, tanto che gli studenti Tobias Haase, Jan Mettler e Lydia Lohse hanno dovuto evidenziare nel filmato che non esiste nessuna correlazione con la casa automobilistica tedesca. Ma quello che ci si chiede osservando fino alla fine, è cosa potrebbe essere accaduto se il dittatore più sanguinario della storia avesse avuto un destino diverso. Nel video infatti, ambientato nel paese natale di Adolf Hitler, appare anche un bambino che gioca con il suo aquilone e davanti al quale l’auto non si blocca. Solo in seguito scopriamo che il nome del giovane è proprio Adolf. Una riflessione finale, anzi due, sono d’obbligo: come sarebbe il mondo se le macchine avessero un’anima? E dove andremmo a finire se la tecnologia potesse decidere su vita e morte?

Il vino i ritratti di Hitler e Mussolini. Shock a Rimini!

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Lo ha denunciato una coppia di norvegesi, Paret Havard e Geysa Furulund, che ha raccontato a The Local, di aver trovato in Italia alcuni vini con l’etichetta raffigurante i volti di Adolf Hitler e Benito Mussolini. I vini sono prodotti dalla Lunardelli di Udine e erano in bella mostra in un negozio di Rimini.

«Siamo rimasti attoniti» hanno detto «attoniti anche nell’apprendere che tali bottiglie vengono vendute un po’ ovunque, anche a Roma, e sono considerate alla stessa stregua di souvenir per turisti… un vino speciale per persone speciali. Siamo rimasti sorpresi che vi fosse un negozio che commercializzava un prodotto del genere» hanno aggiunto, precisando che le bottiglie avevano etichette con su scritto “Adolf Hitler” e “Mein Fuhrer” e in alcuni casi anche il simbolo della svastica.

L’azienda vinicola Lunardelli di Udine, che produce le bottiglie ed è attiva dal 1995, si è sempre difesa dalle critiche affermando di voler dedicare la sua linea “Storia” alle «vite di personaggi famosi in Italia e nel mondo, come Che Guevara, Winston Churchill, Stalin, Napoleone…». Sul sito dell’azienda compaiono diverse categorie, divise in “Esercito italiano”, “Ventennio”, “Collezione comunismo” e “Der Fuhrer”.

Siamo di fronte all’ennesimo caso di apologia del fascismo e del nazismo? Un’altra volta la nostra Carta viene ignorata per fare apologia o forse, il che è ancora più agghiacciante, semplice business basandolo anche sulla provocazione?

Rinvenuto il diario di Alfred Rosenberg, collaboratore di Hitler

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Il Museo dell’Olocausto di Washington ha affermato che “La documentazione è di notevole importanza per lo studio del nazismo. Una prima veloce analisi del contenuto getta una nuova luce su importanti aspetti legati alla politica del Terzo Reich”. Si sta parlando di un ritrovamento davvero notevole, il diario di Alfred Rosenberg, dove il gerarca nazista, uno trai più potenti nonché stretto collaboratore di Hitler, ha riversato tutti i suoi segreti. Le 400 pagine del manoscritto sono state trovate nello Stato di New York, a Buffalo, a casa di un accademico legato ad un procuratore del processo di Norimberga.

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