Come Kabobo: algerino aggredisce un passante con la mannaia

aggressione-mannaia-milano-tuttacronacaPaura a Milano, alla stazione Centrale, dove un 31enne  algerino, come dimostrano le immagini registrate dalle telecamere a circuito chiuso,   ha aggredito un 39enne tunisino. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polfer che hanno arrestato l’aggressore. La vittima è stata colpita al volto e al braccio con un coltello da macellaio con lama larga circa 5 cm e lunga 30 cm. È grazie alle immagini che l’algerino è stato identificato, catturato e arrestato dalla Polfer martedì sera, l’accusa è di tentato omicidio. L’aggressione del 39enne tunisino sarebbe avvenuta per futili motivi, ancora da chiarire.

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Accetta vs coltello: lite “armata” tra due tassisti per un cliente

lite-tassisti-tuttacronacaNotte con duplice arresto all’area Arrivi del Terminal 1 dell’aeroporto di Fiumicino dov’è scoppiata una violenta rissa, con tanto di coltello e accetta, tra un noleggiatore con conducente (Ncc) e un abusivo per un cliente da trasportare con l’auto fino a Roma. Gli arresti sono stati effettuati  da una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia di Fiumicino aeroporto e ora i due uomini, in attesa di essere processati, dovranno rispondere dei reati per lesioni aggravate e porto illegale di armi. Tutto è iniziato quando i due uomini, uno dei quali in possesso di regolare licenza di auto a noleggio con conducente, ha iniziato a discutere con un «tassista» abusivo, per chi di loro doveva accaparrarsi un cliente appena giunto da Milano in tarda serata. Dalla lite alla violenza il passo è stato breve: uno ha estratto dall’auto un coltello di medie dimensioni, l’altro un’accetta. Per fortuna non si sono feriti gravemente; un uomo ha riportato solo una leggera ferita sulla nuca, l’altro varie contusioni. Per entrambi una prognosi rispettivamente di 7 e 5 giorni.

Omicidio a colpi di accetta: accade nel Pistoiese

omicidio-accetta-tuttacronacaEra iniziata come una banale lita tra compagni di stanza quella che poi è genereta in tragedia in una casa famiglia di Massa e Cozzile, in provincia di Pistoia. Un uomo, colto da una furia omicida, ha colpito la sua vittima, sembra con un’accetta, provocandone la morte. Gli addetti della struttura sono intervenuti subito bloccando l’omicida prima dell’intervento della polizia.

54enne ucciso con un’accetta in provincia di Latina

omicidio-accetta-tuttacronacaUcciso a colpi di accetta dall’affittuario. E’ successo nella zona di Sant’Ilario a Cisterna, in provincia di Latina. L’omicida, un 37enne romano che si era trasferito da nove mesi, probabilmente ha compiuto il delitto al culmine di una lite avvenuta nell’appartamento dove vive. Dopo il gesto, ha chiamato il 113 per costituirsi e gli agenti della squadra mobile e del commissariato di Cisterna, giunti intorno alle 8.30, l’hanno trovato ad attenderli per farsi arrestare.

Il dramma della disoccupazione diventa tragedia familiare.

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Una lite furibonda tra padre e figlio. Lui Giuseppe Paolino, 72 anni, originario di Torre del Greco, presumibilmente al culmine di un acceso diverbio ha ucciso a colpi d’accetta il figlio Nunzio di 36 anni, disoccupato. Il giovane assassinato, da un paio di anni, si era trasferito dal Napoletano a casa del padre pensionato, che si trova in via Nigrisoli 136 a Sant’Alberto, frazione nella campagna di Ravenna.

Secondo i vicini di casa, Giuseppe Paolino era una persona tranquilla, nessuno mai si sarebbe aspettato questo tragico evento. Le liti c’erano frequentemente, ma erano sempre per il lavoro che mancava al figlio e per i soldi che non bastavano più.

La prima a trovare il cadavere del 36enne è stata la sorella, arrivata assieme a un amico dalla vicina frazione di Savarna, forse avvertita dal padre. La ragazza è stata poi portata all’ospedale in stato di choc. Il 72/enne è sceso di casa solo all’arrivo di carabinieri e ambulanze del 118; quindi – secondo i testimoni – ancora sanguinante ha alzato le braccia al cielo ammettendo di avere ammazzato il figlio. L’uomo, vedovo e in passato camionista, era stato sposato un paio di volte e ha avuto numerosi figli: il 36enne era nato dalla prima relazione.

 

L’uomo che ha aggredito l’ex moglie con un’accetta: “Sono stati gli slavi”

accetta-moglie-tuttacronacaMercoledì sera scorso, secondo quanto emerso dalle indagini, Stefano Rizzo, in preda a un raptus di lucida e feroce follia, avrebbe raggiunto l’abitazione dell’ex moglie Gianangela Gigliotti dove l’avrebbe ripetutamente colpita con una katana o un’accetta. Quindi si sarebbe dato alla fuga, mentre la donna agonizzava in una pozza di sangue. Dopo di che, per 90 ore, ha fatto perdere le tracce. Fino a quando, ieri sera, la Panda della Asco, con cui si era dato alla fuga, stata trovata dal Piave a Cortellazzo, tra Jesolo ed Eraclea nel Veneziano. Ai carabinieri che l’hanno fermato con l’accusa di tentato omicidio ha dichiarato: “Mi hanno legato. Non c’entro con l’agguato feroce e bestiale a mia moglie”. Ma secondo Federico, il figlio 22enne, l’agguato era premeditato: “Si è portato un’accetta da casa. Non voleva parlare, ma uccidere. A spingerlo un odio feroce”. La scena del crimine conferma questa verità, del resto congruente a quella ricostruita dai militari. Rizzo presenta la sua: “Ero in casa di mia moglie quando siamo stati aggrediti da due slavi. Mi hanno legato e imbavagliato. Non c’entro con l’aggressione alla mia ex moglie”. Il 54enne, ridotto all’impotenza, avrebbe così assistito all’aggressione: “Sono stati gli slavi. Mi hanno portato via legato e mi hanno abbandonato vicino al Piave. Non sono stato io”.  Ma il tentativo di crearsi un alibi non sembra aver sortito effetti: i risultati investigativi parlano di una versione diversa. Rizzo è stato quindi trasferito nel carcere di Santa Bona.

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Ferisce gravemente l’ex moglie a colpi d’accetta

accetta-sangue-femminicidio-tuttacronacaSi trova in prognosi riservata all’ospedale di Treviso una donna che è stata colpita varie volte con un’accetta. L’autore del gesto è l’ex marito che, dopo l’aggressione, è fuggito. I carabinieri di Conegliano e di Treviso hanno già iniziato le ricerche. Il fatto è avvenuto nel Coneglianese.

Albanese perde al videopoker, poi torna con un’accetta e distrugge il locale

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Ha 47 anni Nure Bregu, un albanese che oggi, dopo aver perso al videopoker 5000 euro è uscito dal locale gestito da cinesi e poco dopo si è ripresentato con un’accetta per fare a pezzi le macchinette infernali. La vicenda si è svolta a Fontaniva nel padovano, dove i clienti increduli hanno assistito alla scena rimanendo shockati dalla violenza dell’immigrato. Alla fine dopo aver distrutto  7 videopoker  l’uomo ha alzato il pollice in segno di vittoria mostrandosi soddisfatto alle telecamere a circuito chiuso del locale.

 

Conducente di un bus aggredito da romeno con piede di porco

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E’ stato aggredito da un romeno armato di un piede di porco, l’autista di autobus che oggi, alla periferia di Roma, è stato ferito alla testa. Il romeno sembrerebbe che volesse salire sul mezzo, ma il conducente avrebbe opposto resistenza e a quel punto sarebbe scattata la rabbia del romeno. Lo straniero ha anche rotto alcuni finestrini del mezzo e oltre al piede di porco con cui ha colpito l’autista possedeva anche un’accetta, una roncola e alcuni coltelli. Roma è una città sicura?

 

Torna a casa il bimbo conteso!

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E’ già tornato a casa con la madre il bambino di 10 anni di Cittadella al centro di una dura controversia tra i genitori per la quale la Cassazione ha emesso una nuova sentenza che da’ ragione alla donna. ”E’ tornato con me ieri sera – ha detto la donna – Mi ha detto ‘mamma riportami a casa, voglio che finisca questo incubo”’.

La donna, non avendo trovato subito il figlio nella casa-famiglia di Padova dove è ospitato, si è presentata a casa del padre, fino a ieri unico affidatario, mostrando copia della sentenza dei supremi giudici che avevano cassato il decreto della Corte d’Appello di Venezia. “Lui – ha detto, riferendosi all’ex coniuge – ha richiuso subito la porta, ma il bambino ha sentito la mia voce ed è uscito dalla casa, salendo nella mia macchina”.

Il bambino tornerà nella scuola di Cittadella da dove era stato prelevato a forza nell’ottobre 2012. Lo ha confermato la madre, sostenendo che la scuola ha già dato il nulla osta. “Può tornare nella sua classe quando vuole” ha aggiunto. Nei mesi scorsi, quand’era nella casa-famiglia, il ragazzino – compirà 11 anni ad aprile – era stato inserito in una scuola elementare di Padova. “Nonostante il caos – ha detto la donna – ha avuto una pagella con tutti 9 e 10”.

 

LA CASSAZIONE DA’ RAGIONE ALLA MAMMA DEL BIMBO CONTESO

bimbo conteso- mamma- cassazione

Nel suo ricorso, la madre del bambino aveva richiamato le «perplessità» del mondo accademico internazionale sulla sindrome da alienazione parentale, che, invece, i giudici del merito, sulla base di una consulenza tecnica effettuata nel processo, avevano ritenuto centrale nel caso del piccolo, caratterizzato da un «forte conflitto di fedeltà nei confronti della madre» e un «ingiustificato rifiuto di rapporti con il padre». La Corte d’appello di Venezia aveva dunque disposto con un decreto che il bambino venisse affidato al padre e inserito in una casa famiglia, con la programmazione di incontri con entrambi i genitori sulla base di un programma psicoterapeutico. La Cassazione, con una sentenza (l’udienza si è svolta il 6 marzo scorso) ha annullato con rinvio alla Corte d’appello di Brescia il decreto dei giudici di secondo grado di Venezia. Le critiche esposte dalla difesa della mamma nel ricorso sulla “Pas” «non sono state esaminate nel provvedimento impugnato – rilevano gli ermellini – così violandosi il principio secondo cui il giudice del merito non è tenuto a esporre in modo puntuale le ragioni della propria adesione alle conclusioni del consulente tecnico d’ufficio, potendo limitarsi ad un mero richiamo di esse, soltanto nel caso in cui non siano mosse alla consulenza precise censure, alle quali, pertanto, è tenuto a rispondere per non incorrere nel vizio di motivazione».

Altro principio «disatteso e non meno importante» nel decreto della Corte d’appello di Venezia, riguarda, rilevano i giudici di piazza Cavour, «la necessità che il giudice del merito, ricorrendo alle proprie cognizioni scientifiche, ovvero avvalendosi di idonei esperti, verifichi il fondamento, sul piano scientifico, di una consulenza che presenti devianze dalla scienza medica ufficiale». Infatti, si legge nella sentenza, «il rilievo secondo cui in materia psicologica, anche a causa della variabilità dei casi e della natura induttiva delle ipotesi diagnostiche, il processo di validazione delle teorie, in senso popperiano, può non risultare agevole, non deve indurre a una rassegnata rinuncia, potendosi ben ricorrere alla comparazione statistica dei casi clinici». Di certo, conclude la Cassazione, «non può ritenersi che, soprattutto in ambito giudiziario, possano adottarsi delle soluzioni prive del necessario conforto scientifico, come tali potenzialmente produttive di danni ancor più gravi di quelli che le teorie ad esse sottese, non prudentemente e rigorosamente verificate, pretendono di scongiurare». Sulla base di questi principi, dunque, la Corte d’appello di Brescia dovrà riesaminare il caso.

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