L’Imu si finanzia con le pensioni! Anziani pronti a emigrare?

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Levare la seconda rata dell’Imu si abbatterà sui pensionati e non solo quelli d’oro. Oggi doveva arrivare in Consiglio dei Ministri il decreto per eliminare la seconda rata dell’Imu, ma invece il provvedimento è slittato perché deve andare di pari passo con quello sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia che a sua volta deve attendere un via libera da parte della Bce. A bloccare il provvedimento sarebbe lo stop alla cancellazione per beni e terreni agricoli, contestato dal ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo. I soldi non ci sono per le coperture ma l'”ariete” scagliata dall’ex Pdl sul governo continua a far sentire i propri esiti negativi e  all’orizzonte si profila un’altra mazzata per gli italiani. Non era meglio magare l’Imu? Come ricorda oggi La Stampa, la copertura finanziaria per lo stop a giugno della prima rata non ha funzionato, con il flop della sanatoria sulle slot machine. All’appello mancano 1,2 miliardi (2 miliardi sono stati racimolati dall’aumento al 120% degli acconti Irap e Ires di banche e assicurazioni).

Per questo c’è il rischio concreto che scatti la “clausola di salvaguardia”, come stabiliva il decreto sulla rata dell’Imu, ossia un aumento automatico delle accise sui carburanti.

Se già mancano i soldi per finanziarie l’abolizione della prima rata, figuriamoci quelli per la seconda. Per coprire il solo stop all’Imu sulla prima casa servirebbero ben 2,4 miliardi. Ma a questi potrebbero aggiungersi i 400 milioni necessari per esentare i fabbricati agricoli (una battaglia a cui gli agricoltori non vogliono rinunciare), più altri 500 milioni voluti dai comuni.

Il tutto mentre il commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli, promette tagli a destra e a manca. I tagli – spiega Cottarelli in un colloquio con il Corriere della Sera – non riguarderanno solo le pensioni d’oro, ma a che quelle d’argento. L’Italia – riconosce il commissario – “ha fatto un’ottima riforma (la riforma Fornero, ndr) che assicura la riduzione dei flussi di spesa per i prossimi vent’anni. Pochi paesi sono riusciti a farla”.

Detto questo, secondo Cottarelli nel presente il Paese “ha un grosso problema: una spesa in rapporto al Pil che è troppo alta, tra le più alte del mondo”. Per questo – aggiunge – “sarà necessario toccare le pensioni d’oro e d’argento. L’approccio della legge di Stabilità è di congelare la perequazione. So che esistono difficoltà a livello costituzionale. Ma c’è una scelta da fare”.

Che rimane agli anziani? Emigrare?

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Imu chi colpirà? Una proposta per la stangata sui villini.

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Imu così si chiama il nuovo incubo italiano. Un governo che cerca soluzioni al bilancio e che non può però rinunciare alla tassa più odiata dagli italiani (anche perché probabilmente c’è chi su questa tassa ci impiantato un’intera campagna elettorale e ha concorso a farne lo stendardo di ogni lotta). Che la tassa, così come era formulata, non potesse essere riproposta era sotto gli occhi di tutti, il problema era trovare come rideterminare l’Imu e consentire comunque un afflusso di risorse nelle casse statali. Sembra proprio che non ci possa essere nulla che garantisca allo stato in tempi brevi e con flussi certi di sostituire la tassa sulla casa. Così tra le tante ipotesi al vaglio c’è anche quella che esenterebbe i cittadini che pagano meno di 600 euro. E chi colpirà? I proprietari di villini! In questo modo nove italiani su dieci sarebbero esentati, ma ci sarebbero coloro che pagherebbero quasi il doppio. Alla prossima proposta chi sarà colpito?

Aggiornamento: 

Sembrerebbe scongiurato il pericolo di una stangata sui villini, almeno da quanto si apprende dalle fonti di palazzo Chigi. Al centro della polemica c’è il Pdl con Brunetta che sembra deciso a non voler abbandonare la lotta dietro cui si decide gran parte del futuro delle larghe intese.

«Solo con una terapia d’urto di questo tipo si può finalmente invertire la rotta», è la parola d’ordine del capogruppo del Pdl, Brunetta.

Mentre il presidente della commissione Esteri di Montecitorio, Fabrizio Cicchitto snocciola gli ultimi «dati odierni sul calo dei consumi e sul livello elevatissimo di pressione fiscale» per dimostrare ancora una volta che «c’è un problema di domanda e che in questo contesto va affrontato e risolto il problema dell’Imu».

I falchi del Pdl, per tenere alta la bandiera, non rinunciano poi ad andare all’attacco del ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, che per cancellare del tutto l’Imu dovrebbe trovare una copertura di circa 4 miliardi. Il ministro, affonda Maurizio Gasparri, è «assolutamente inadeguato al ruolo, il governo deve affrontare sfide difficili, che vanno sostenute con lealtà, e proprio per questo dico che ci vuole un ministro dell’Economia, non una figura grigia e inadeguata».

Chi ha inventato l’Imu ora tuona per toglierla. I sindaci in rivolta

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Non si parla d’altro in Italia. L’Imu è al centro di ogni controversia politica e rischia di far cadere il fragile governo Letta che si è appena insediato. Ma chi ha inventato l’Imu? Era il marzo 2011 e all’interno del progetto del federalismo fiscale il governo Berlusconi sostituì la vecchia Ici con una nuova tassa che sarebbe dovuta partire nel 2014. Poi a novembre 2011 il nuovo esecutivo capitanato da Mario Monti ne anticipò l’entrata in vigore nel 2012 estendendola alla prima casa, inglobando l’Irpef fondiaria e aumentando le rendite catastali facendo una vera e propria strage sociale. Si snaturò il criterio stesso dell’Imu (il federalismo fiscale) poiché oltre 23,7 miliardi, di cui 4 miliardi provenienti dalla prima casa, andarono direttamente nelle casse dello Stato centrale. Cosa restava ai Comuni? I soldi dell’Ici più una quota sulla prima casa e gli eventuali aumenti discrezionali. Iniziò così la battaglia Anci e Tesoro. Secondo i sindaci, infatti, a Roma hanno sottostimato il gettito della vecchia Ici di almeno un miliardo di euro rubandolo, dunque, ai comuni. A dicembre, Monti cede alle pressioni del Parlamento e decide che l’Imu 2013 andrà tutta ai Comuni, con l’eccezione di opifici, alberghi, fabbricati commerciali etc: con questa novità però – calcolando anche il miliardo della nuova Tares sui servizi indivisibili – lo Stato azzerava i suoi finanziamenti ai comuni.

Ora però si cambia ancora e le casse dei comuni sono destinate a rimanere vuote… sembra ormai certo che bisognerà tornare ai trasferimenti da Roma.

“Questa è la cosa drammatica – spiega Alberto Zanardi, professore di Scienza delle Finanze a Bologna – La dialettica tra erario e comuni viene moltiplicata perché ogni anno cambiamo l’imposta e bisogna stabilire da capo quel che sarebbe stato il gettito”. Togliendo l’Imu sulla prima casa bisognerà trovare una cifra compresa tra i 3,3 e i 4 miliardi. É il primo, enorme problema: circa il 25 per cento dei Comuni, infatti, aveva aumentato l’aliquota sull’abitazione principale ricavandone un extragettito, altri avevano intenzione di farlo quest’anno (Napoli e Bologna, ad esempio), tutti avevano già inglobato quelle maggiori tasse nel bilancio di previsione per il 2013. L’inghippo? I trasferimenti statali saranno tarati sull’aliquota base del 4 per mille – senza aumenti – per evitare che chi ha faticato per tenere basse le tasse venga alla fine penalizzato. Spiega il primo cittadino di Bolzano Luigi Spagnolli: “Il presidente Letta ha annunciato che non si pagherà l’Imu sulla prima casa: dovranno però dirci come e dove prendere quei soldi già messi a bilancio”.

Discorso che riguarda anche la Tares, altra imposta comunale, se si deciderà di rimandarla all’anno prossimo. “In questo stato di incertezza – dice il vicesindaco di Genova Stefano Bernini – non riusciremo ad avere un bilancio: senza certezza di entrate, i Comuni saranno costretti ad andare avanti a dodicesimi (di mese in mese) con il rischio di spendere di più”. Non solo: i sindaci – se i trasferimenti statali fossero rallentati come è accaduto negli ultimi anni – potrebbero trovarsi ad avere pure problemi di liquidità. “Effettivamente c’è un problema e lo affronteremo”, dice il neoministro Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia.

Intanto a rischio ci sono la manutenzione delle strade, il verde, i rifiuti, il welfare, gli asili e altri servizi.

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