Lucia Annibali, l’avvocatessa sfregiata con l’acido, tra nuovo volto e coraggio

lucia-annibali-tuttacronacaEra il 16 aprile quando due uomini si sono introdotti nella sua abitazione e l’hanno sfregiata con l’acido. Dopo quasi 5 mesi Lucia Annibali, come aveva promesso prima dei suoi sette interventi di chirurgia plastica, ha deciso di mostrarsi al mondo, con un volto nuovo, ma il coraggio e la determinazione di sempre. E’ pronta a ricominciare “tutto daccapo con la mia nuova faccia, con il naso un po’ così, con gli occhi fra l’orientale e la riempita di botte, con le sopracciglia da tatuare e la bocca buona per sorridere, finalmente, dopo l’ultima operazione. Ma posso fare di meglio e di più. Sono sicura che so fare di meglio e di più”. E Lucia è certa che il mandante dell’aggressione “è stato lui, il mio ex”. Parla dell’avvocato Luca Varani, attualmente in carcere accusato di lesioni gravissime, stalking e tentato omicidio. “È il mandante dell’aggressione” dice il pubblico ministero Monica Garulli che ha fatto arrestare anche i due albanesi esecutori materiali dell’agguato. Lucia, che al Corriere ha mostrato le foto del suo nuovo volto, spiega: “Quello che so di lui è nelle carte, fuori dall’inchiesta non voglio più nemmeno nominarlo. La sua sorte non mi interessa minimamente. Devo pensare a me e a guarire il più possibile, lo devo a me stessa. Voglio riordinare la vita partendo proprio da quello che mi è successo. Devo dire la verità, non sto morendo dalla voglia di tornare al mio lavoro di avvocatessa, e invece mi piacerebbe moltissimo aiutare in qualche modo gli ustionati, occuparmi delle donne schiacciate da uomini inetti e incapaci di convivere con le loro fragilità. Alle donne voglio dire ‘voletevi bene, tanto, tantissimo. Credete in voi stesse e sappiate che ogni atto di violenza subita non dipende mai da voi che amate l’uomo sbagliato ma da lui che lo commette’. Agli ustionati come me invece dico di tenere duro e avere pazienza, tanta pazienza”.

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Ora che si avvicina il 18 settembre, data del suo 36° compleanno, l’avvocatessa ha anche scritto una lettera, piena di speranza e coraggio, per se stessa e per i medici che si sono presi cura di lei. “Il 16 aprile 2013 alle 21:30 sono stata brutalmente aggredita e strappata alla vita. La parte di me che è sopravvissuta ha lottato con tutte le sue forze. Attraverso la speranza ho sopportato i dolori del corpo più intensi e le notti più buie per tornare alla vita. E in parte ce l’ho fatta. La strada è ancora lunga… ma quest’anno, per il mio compleanno, il 18 di settembre, voglio festeggiare per celebrare la vita, l’amore e l’amicizia. Voglio ringraziare, con il cuore traboccante d’amore, i miei medici di Parma che stanno avendo cura di me, rendendo possibile il miracolo. Voglio raggiungere con un forte abbraccio la mia famiglia e i miei amici perché sono stati la ragione della mia lotta. E sono grata a tutte le persone che ho incontrato, a chi ha avuto un pensiero per me, per aver reso incredibile il mio viaggio di ritorno. A quelle donne schiacciate da uomini inetti e incapaci di convivere con le proprie fragilità, dico di volersi bene, tanto, tantissimo! Di lottare e credere in se stesse, nelle proprie idee e in ciò che suggerisce loro il cuore. È in questi luoghi che si trova la verità, non nelle parole che escono dalla bocca di quegli uomini. Comunque vada, ne sarà valsa la pena perché ogni atto di violenza non dipende mai dalla donna che ama l’uomo sbagliato, ma dall’uomo inetto che lo commette. Agli ustionati come me dico di tenere duro e avere pazienza, tanta pazienza. Sopportiamo il martirio del corpo e curiamo la ferita dell’anima, coltivando la speranza tutti i giorni perché ogni giorno è un passo verso la guarigione: ogni giorno è un po’ più facile di quello precedente. E impariamo che la nostra identità non è data dall’aspetto esteriore, ma da quello che c’è nel nostro cervello e nel nostro cuore. Infine, a me stessa, dico… Buon 36esimo compleanno Luci!!!”

I due giovani eroi che salvano una coppia dall’auto in fiamme

jacopo-caccia-nicola-bertasa-tuttacronacaHanno rischiato la morte il 24enne Giordano Lanfranchi e la fidanzata Stefania dopo uno schianto sulla strada tra Gandino e Cazzano Sant’Andrea, in provincia di Bergamo. Lungo la stessa via si sono trovati a passare anche Jacopo Caccia, 18 anni, e Nicola Bertasa, 20, che viste le fiamme che avviluppavano l’auto sono accorsi ad aprire le portiere per estrarne i passeggeri.  Ora Giodano sta ancora lottando in terapia intensiva, mentre Stefania ha riportato un trauma alla schiena ed è fuori pericolo. La vettura, la Mercedes del padre del giovane, si era ribaltata e aveva preso fuoco dopo essere finita contro la ringhiera di una villa. Fortunatamente Jacopo, che ha un contratto di due mesi in una ditta della zona e stava viaggiando in motorino, e Nicola, imbianchino disoccupato che percorreva la strada in auto, non hanno perso tempo ad intervenire, come racconta il Corriere della Sera. Racconta il primo:”Ho riconosciuto Giordano. Ho aperto la portiera e tirato fuori la sua fidanzata”. E spiega: “Si lamentava – dice ancora Jacopo -. Non ce l’avrebbe fatta a uscire da sola”. La 22enne, impiegata, sarà forse operata a giorni alla schena per il brutto trauma riportato nello schianto. Aggiunge Nicola: “Ero in macchina con Erika (la sua fidanzata ndr) e altri amici. Abbiamo sentito il botto. Sono andato a segnalare l’incidente, ho suonato alla casa di fronte per chiedere una canna dell’acqua”. Contemporaneamente, Jacopo cercava di tirare fuori dall’abitacolo Giordano. Ma non ne aveva la forza. Ha cominciato a gridare, sono arrivate alcune persone, ma erano tutti troppo spaventati per intervenire.” Il 18enne ricorda ancora: “Dicevano di non andare perché quell’auto sarebbe esplosa. Poi ho visto dentro quel ragazzo che tentava di fare qualcosa e mi sono buttato anch’io. Insieme abbiamo salvato anche Giordano”. I vigili del fuoco sono arrivati, ma l’auto ormai era carbonizzata. “Senza Jacopo e Nicola – dice il papà di Giordano, Marino, meccanico – oggi ci sarebbero due funerali”.

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