900 curricula per 3 posti: tutte vogliono lavorare da Benetton

commesse-benetton-tuttacronacaAll’interno del centro commerciale “La Fattoria”, a Rovigo, sta per alzare le serrande il nuovo negozio Benetton. Fra tutti i preparativi, forse l’impresa più ardua è l’assunzione delle tre commesse: sono 900 i curricula pervenuti. Maria Luisa Manuali, assistente del titolare Corrado Frigeri e con lui impegnata nelle selezioni, spiega: “Ci sono arrivati 900 curriculum una situazione davvero drammatica perché tantissime erano preparate e adatte, un po’ di tutte le età, alcune ancora studentesse, altre che hanno dei grossi problemi alle spalle, ad esempio il padre disoccupato o in cassa integrazione e l’onere di badare al sostentamento della famiglia”.

Noi siamo vivi… ma l’Inps che ne pensa? Il caso della signora Adriana

adriana-proietti-morta-inps-tuttacronacaCi si sveglia la mattina, si trascorre la giornata tra impegni e attività, ci si emoziona, si sente qualche parente o amico, si scambia qualche parola con un passante. Si sa di essere vivi. Poi però capita che arrivi l’Inps a dire che non è così: “Lei, signora, è morta”. E’ accaduto alla 71enne Adriana Proietti, oltre 50 anni trascorsi accanto al marito barista, che è mancato a luglio. Ora lotta per ottenere la pensione di reversibilità. Ma il foglio che ha con sè le sta rovinando la vita: “Domanda di pensione. Il soggetto risulta deceduto. Non è possibile procedere con nuove domande” si legge su un pezzo di carta stampato dal sito dell’Inps. La signora Adriana soffre per la perdita del compagno di una vita: “Romano era l’amore della mia vita” racconta. Lei, che è nonna, ha una grande forza nonostante la morte di quell’uomo che la malattia le ha strappato il 7 luglio. Ma non si dà per vinta e nel piccolo locale del Tuscolano, in via Otricoli, c’è la fila per consolare una donna, vedova, che secondo lo Stato è semplicemente deceduta. C’è chi prova a strapparle un sorriso, ironizzando sulla situazione: “Adriana sei sicura che sei morta? Eppure ti vedo in formissima…”. Eppure l’Inps l’ha cancellata e lei non ha alcun diritto di ottenere la pensione di reversibilità del marito, Romano Castagni, morto a 73 anni. “Ma io sono viva! Viva! Possibile stia succedendo veramente? dopo tutto quello che ho passato con la morte di mio marito, adesso anche questa storia assurda” dice ai microfoni del Messaggero.it. Oltre al dolore della perdita, l’affronto della “mala” burocrazia. Racconta, ancora sconvolta, la donna: “Giovedì sono andata al Caf di via Nocera Umbra per avviare le pratiche per chiedere la pensione di reversibilità l’impiegata attraverso il sito internet dell’Inps ha iniziato la procedura, ma si è dovuta fermare: ‘Signora, lei risulta defunta’ mi ha detto l’impiegata”. Adriana stringe il foglio stampato dal sito internet dell’Inps: è stato inserito il codice fiscale della donna, un codice identificativo unico che non può far incorrere in errori di omonimia. La signora Adriana prosegue: “Proietti è un cognome molto comune, ma il codice fiscale dovrebbe togliere ogni dubbio. Tra l’altro nel paese dove sono nata, Castel di Tora, non ci sono altre signore con il mio nome, nate il mio stesso giorno e anno”. Un errore, quindi, confermato anche dall’impiegata del Caf Acai di via Nocera Umbra 131: “Purtroppo dall’Inps risulta che la signora è deceduta – dice l’impiegata che si è occupata della pratica – abbiamo effettuato la domanda online sul sito dell’Inps e non ci sono dubbi”. Cosa potrebbe essere successo? “Forse uno scambio di persona nel momento dell’inserimento dei dati, anziché inserire il nome del marito, è stato digitato quello della moglie” ipotizza l’impiegata senza però essere sicura di cosa possa essere accaduto. Adriana mostra il certificato di morte inviato all’Inps: “Abbiamo comunicato il decesso di mio maritoe la pensione è stata subito bloccata”. Cosa farà ora Adriana? “Il Caf mi ha detto che devo portare all’Inps il foglio dal quale risulta che sono deceduta. Ci andrò, spiegherò la situazione, gli farò vedere che sono viva”.

Il derby con la gaffe! Sky sbaglia lo stemma ufficiale della Roma

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Sky Sport commette una gaffe che per i tifosi romanisti sarà difficile da digerire. L’emittente privata a pagamento che trasmette in diretta le partite di campionato, nell’annunciare il derby previsto per domani tra Roma e Lazio sbaglia lo stemma dei giallorossi e ripropone quello dell’anno precedente. Inoltre la lupa è nera e non parzialmente grigia come in quello originale. Una svista, forse per la fretta che però è stata immediatamente notata dai tifosi e le polemiche sono scoppiate nelle radio sportive della capitale. Il clima di derby è iniziato e l’adrenalina sale, anche su un errore banale.

  

Omicidio di Udine: spunta l’ipotesi del movente sessuale

silvia-gobbato-tuttacronacaE’ stato Nicola Garbino ad aver strappato la vita, accoltellandola, a Silvia Gobbato. Lo studente fuoricorso ha confessato e gli investigatori non hanno dubbi al riguardo. Quello che non convince del racconto del 36enne, però, è il movente. Stando a quanto ha raccontato, avrebbe avuto intenzione di rapire l’avvocatessa nel primo pomeriggio di martedì, mentre faceva jogging lungo l’ippovia del Cormor alle porte di Udine, per poi chiedere il riscatto. Gli inquirenti però non ne sono convinti e ora si fa strada il movente sessuale. Nella notte, nel frattempo, è arrivata la prova schiacciante della sua colpevolezza. I carabinieri del Ris di Parma hanno effettuato la prima analisi sugli indumenti e sui guanti sequestrati a Garbino. All’interno del guanto destro, trovato insieme agli indumenti e al coltello nella borsa con cui il sospettato si stava allontanando giovedì dalla zona del crimine, sono state isolate tracce di sangue della vittima e dell’uomo, compatibili con la ferita che gli è stata riscontrata proprio sulla mano. Sui pantaloni e sulla felpa della tuta sono state trovate tracce copiose di sangue della vittima. Per quel che riguarda il coltello, in acciaio e con una lama lunga 25-30 cm, verrà analizzato in un secondo momento. L’arma è stata probabilmente lavata nel torrente Cormor e appare sporca di fango. Non presenta tracce evidenti di sangue, che verranno ricercate con esami più approfonditi. Ma “le indagini non sono concluse” e, probabilmente, Garbino aveva già fatto dei sopralluoghi e organizzato l’agguato con cura. Come riporta il Gazzettino, martedì si è nascosto tra gli alberi in un punto che conosceva, dove avrebbe portato poi una ragazza. Voleva legarla a un albero per chiedere il riscatto con il cellulare della vittima. Ha atteso pazientemente, un paio d’ore, fino a che è passata Silvia. L’ha scelta a caso, perché era sola e correva piano. La sua reazione avrebbe scatenato però la furia omicida, durata nemmeno un minuto. Un attimo prima che uno dei testimoni arrivasse sulla scena con il cane e si accorgesse del telefonino a terra, in mezzo al sentiero. L’uomo ha riferito che, guardandosi intorno, ha avuto l’impressione di vedere un’ombra muoversi tra gli alberi.

Sul luogo del delitto, sono stati portati dei fiori e dei messaggi in ricordo della giovane vita spezzata.

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Zuniga o non Zuniga? In Colombia svelano davvero la decisione del giocatore?

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Zuniga e le sue trattative con il Napoli secondo i media colombiani, per il contratto che scadrà  giugno 2014, alla fine si accaserà a parametro zero al Barcellona, consumando quella che sarebbe un’autentica beffa per Juventus e Inter, che a lungo l’hanno corteggiato nel corso dell’estate.

Secondo la stampa locale, tutto sarebbe legato al rinnovo di Dani Alves con i catalani, come spiegato dal giornalista di ‘Radio Caracol’, Carlos Alemàn, ai microfoni di ‘Sportitalia’. “Lunedì ci sarà un incontro tra Bigon e Calleri per sapere se il giocare rinnova col Napoli. – ha rivelato – Noi sappiamo che sarebbe un contratto di due anni a 3 milioni di euro più bonus. E lunedì si saprà anche se lui andrà al Barcellona o no. Tutto dipende dal rinnovo di Dani Alves al Barcellona. Crediamo che Zuniga stia aspettando il Barcellona”. 

Per i media colombiani, la pista Juventus non sarebbe completamente tramontata, ma i bianconeri sarebbero stati scavalcati dai blaugrana nelle preferenze personali del giocare. “Non so se la pista bianconera sia sfumata. – ha dichiarato Alemàn – ma credo che lui preferisca Barcellona perché è il suo sogno. Lo ha detto mille volte qui in Colombia che gli piace il Barcellona. Noi abbiamo fatto anche delle chiamate alla sua famiglia e lo hanno detto che sicuramente lui sceglierà il Barcellona perché è il suo sogno”.

L’appello di Parolisi al telefonista anonimo

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Solo quattro giorni al processo d’Appello per il caso Melania Rea e Parolisi, ex caporal maggiore dell’Esercito, condannato all’ergastolo in primo grado perché giudicato colpevole dell’omicidio volontario aggravato della moglie Melania Rea, si appella a colui che per primo vide il corpo a terra e telefonò da una cabina telefonica in piazza San Francesco per avvertire del cadavere della donna. Parolisi lancia l’appello attraverso i suoi legali:

«Nessuno ti ha mai visto, nessuno sa chi sei. La tua mancanza di coraggio non sta aiutando in nessun modo la vera giustizia – dice -. Cos’hai visto, quando l’hai visto e cosa hai fatto. Da uomo a uomo, ti prego, riprendi il tuo coraggio. Fammi uscire da questo tunnel ed aiuta soprattutto Melania a trovare pace e verità».

Scossa di terremoto lungo la costa marchigiana

terremoto-ancona-tuttacronacaLa Rete Sismica Nazionale dell’INGV ha rilevato nell’Adriatico centro settentrionale un sisma di magnitudo 2.3 avvenuto a profondità di 8.6 km alle ore 8:45. L’evento è avvenuto in mare, al largo delle coste marchigiane, tra i comuni di Loreto, Numana e Sirolo (AN) e Porto Recanati (MC).

Muore 24enne in discoteca a Roma, tragedia nel cuore di Testaccio

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E’ giallo su una 24enne romana che la scorsa notte è morta dopo essere stata colta da un malore mentre si trovava in una discoteca di Testaccio, a Roma con un’amica. Colpita da un malore, è stata trasportata all’ospedale Fatebenefratelli, dove però è arrivata già morta. Sono ora in corso le indagini dei militari della stazione Aventino per chiarire le cause del decesso. Dalle prime ipotesi si ritiene che la giovane possa aver avuto una crisi respiratoria, come confermerebbero alcuni medicinali trovati nella borsetta della ragazza.

Tokyo lancia l’allarme per Fukushima: “si rischia l’apocalisse”

fukushim-apocalisse-tuttacronacaStando a quanto riporta l’agenzia Reuters, Fukushima era una struttura a rischio, degradata dall’incuria e le autorità giapponesi hanno finora mentito non solo ai giapponesi ma al mondo intero. L’impianto andava chiuso molti anni fa, ancora prima del disastro del marzo 2011. E anche da allora, tuttavia, la centrale non ha smesso di emettere radiazioni letali. Ora è giunto il tempo per Tokyo di ammetterlo, anche se nessuno sa esattamente in che stato siano i reattori collassati: si teme addirittura una imminente “liquefazione” del suolo. A novembre prenderà il via l’operazione più pericolosa: inizierà la rimozione di 400 tonnellate di combustibile nucleare con un’operazione che non è mai stata tentata su questa scala: si tratta di contenere radiazioni equivalenti a 14.000 volte la bomba atomica di Hiroshima. L’operazione di bonifica di Fukushima costerà 11 miliardi di dollari e saranno necessari 40 anni, ammesso che tutto vada bene. Il Washington’s Blog riassume che gli scienziati non hanno idea del vero stato dei nuclei dei reattori: le radiazioni potrebbero investire la Corea, la Cina e la costa occidentale del Nord America. E anche gli scienziati lanciano l’allarme. “Se anche solo una delle piscine di stoccaggio dovesse crollare”, avvertono l’esperto nucleare Arnie Gundersen e il medico Helen Caldicott, non resterebbe che “evacuare l’emisfero nord della Terra e spostarsi tutti a sud dell’equatore”. Un allarme di così vasta portata, che disorienta anche gli esperti più prudenti. Secondo Akio Matsumura, già consulente Onu, la rimozione dei materiali radioattivi dai bacini del combustibile di Fukushima è “una questione di sopravvivenza umana”. Il New York Times riporta che migliaia di lavoratori e una piccola flotta di gru si preparano a “evitare un disastro ambientale ancora più profondo, che ha già reso la Cina e gli altri paesi vicini sempre più preoccupati”. Obiettivo, neutralizzare le oltre 1.300 barre di combustibile esaurito dall’edificio del reattore 4. Il Japan Times conferma infine che “Le conseguenze potrebbero essere di gran lunga più gravi di qualsiasi incidente nucleare che il mondo abbia mai visto: se una barra di combustibile cadesse, si rompesse o si impigliasse mentre viene rimossa, i possibili peggiori scenari includono una grande esplosione, una fusione nel bacino o un grande incendio”.

Spiragli per i Marò?

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Una questione che doveva già essere risolta da tempo e che invece continua nel suo lento e inesorabile calvario. Ora sembrerebbe che si potrebbero essere alcuni spiragli per la risoluzione del caso dei marò. Così l’inviato del governo italiano, Staffan de Mistura, ha deciso di rinviare la sua partenza dalla città indiana dichiarando:

“Di fronte a questa situazione in movimento  ho deciso di rinviare la mia partenza. Ho intenzione di restare fino a quando le autorità indiane non risolveranno il problema” de Mistura ha poi aggiunto “Al momento, grazie anche alla nostra azione, vedo degli spiragli positivi e quindi ho deciso di restare perché sia costante la pressione volta al reperimento di una soluzione che permetta di andare avanti”.

De Mistura ha poi sottolineato che, “di fatto, le indagini della Nia sono concluse e resta solo la nota questione dell’interrogatorio dei quattro marò” che, con Latorre e Girone, formavano il team di sicurezza della Enrica Lexie il 15 febbraio 2012, giorno dell’incidente in cui trovarono la morte due pescatori indiani.

“La nostra posizione – ha concluso l’inviato del governo italiano – è chiara: i quattro sono a disposizione ma non verranno in India. Per cui la Nia deve essere autorizzata a procedere in un altro modo per raccogliere le loro dichiarazioni”.

E’ possibile che sulla base del materiale a loro disposizione gli investigatori della Nia abbiano qualche difficoltà a presentare capi di imputazione solidamente motivati nei confronti degli imputati, per cui l’interrogatorio di Renato Voglino, Massimo Andronico, Antonio Fontana e Alessandro Conte viene considerato essenziale.

Intanto però i marò tedeschi che uccisero l’indiano sono rientrati in tempi record!  Quando smetterà l’India di schernire l’Italia? Mesi fa ci furono anche un rogo di protesta organizzato dai pescatori del Kerala contro Massimiliano La Torre e Salvatore Girone. In quell’occasione furono bruciati fantocci con la foto dei marò e del premier indiano che secondo la popolazione non aveva concesso una licenza in Italia.

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La battaglia tra abortisti e pro-life in Usa passa per la clinica degli orrori

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In Usa l’aborto può essere effettuato sino alla 20° settimana di gestazione. La legge è stata rivista a giugno 2013 dopo la sconvolgente vicenda del medico abortista Kermit Gosnell, condannato all’ergastolo il 14 maggio per l’omicidio di centinaia di bambini e di una donna. Gosnell, dipinto come un mostro, è diventato il simbolo alla lotta contro l’aborto per i pro-life che si sono avvalsi di lui per teorizzare su tecniche disumane e crudeli. Ciò che faceva il medico andava infatti ben oltre la legalità dell’aborto che secondo la vecchia legge americana non sarebbe dovuto avvenire oltre le 22 settimane. Nel gruppo pro life nel 2010 viene realizzato il documentario di Lila Rose, attivista dei diritti per la vita che con una serie di interviste, girate fingendosi incinta ha sponsorizzato la sua campagna contro l’aborto, dando voce a tre assistenti della Aaron Women’s Clinic di Houston diretta da Douglas Karpen.

Di seguito è stata trascritta l’intervista.

Deborah Edge: Ero un’assistente. Ho fatto di tutto nella clinica e uno dei miei compiti era di essere la sua (del medico,ndr) prima assistente. Facevo attenzione, ma non sapevo che fosse illegale. Quando praticava un aborto oltre le 22 settimane accadeva quasi sempre che il feto uscisse completamente dalla pancia della madre prima che lui gli tagliasse il midollo spinale o introducesse uno degli strumenti chirurgici per afferrare il cranio del bambino e ucciderlo. Non ero cosciente dicevo: “Bé è un aborto, questo è quello che succede”, ma non sapevo che era illegale. In molte occasioni usava questo processo: dilatava l’utero e poi lo evacuava. La maggior parte delle volte vedevamo il feto che usciva completamente dal grembo materno e che era certamente vivo perché si muoveva e dalla cassa toracica si capiva che respirava: quello era il momento in cui lui gli rompeva il midollo spinale e anche la scatola cranica, prendeva il forcipe o il dilatatore e lo conficcava nel cranio del feto…

Domanda: Lei ha visto succedere questo?

D.E: Oh sì credo tutte le mattine… se avevamo 20 aborti di questi sono sicura che da tre a quattro nascevano vivi prima di essere assassinati.

Domanda: Lei vedeva il bambino vivo ucciso fuori dal grembo.

D.E: Sì, anche che lui gli torceva la testa con le sue mani.

Domanda: Lei ha visto questo?

D.E: Sì signore. Krystal Rodriguez: Qualche volta lo introduceva anche nello stomaco.

Domanda: Cosa?

K.R: Usava il forcipe dentro lo stomaco.

Domanda: Lei ha visto questo?

K.R: Sì.

D.E: Usava qualsiasi cosa che fosse veloce.

Gigi Aguilar: Ti ricordi quella volta che il feto uscì ed era vivo e aprì i suo occhi e afferrò le sue mani?

Domanda: Cosa è successo?

D.E: Pensava che fosse morto invece il bambino ha aperto gli occhi e ha aperto le mani afferrando le sue (del medico, ndr). Poi è seguita la procedura.

G.A: Era vivo, lui pensava non lo fosse: era pronto a metterlo nella sacca ma…

Domanda: E parlò di questo.

K.R: Non parlava mai di queste cose, non faceva commenti… noi prendevamo il feto e lo mettevamo nella sacca e quando la aprivamo, mio Dio, rimanevamo incredule da quanto fosse grande ed eravamo sudate perché ci voleva quasi un’ora: praticare l’aborto di un bambino tanto grande è davvero dura. A volte non riusciva a tirarlo fuori tutto, allora lo tirava fuori pezzo per pezzo e c’era tutto il pavimento sporco di sangue. Ci sono state occasioni in cui alcune donne in travaglio arrivavano durante la notte con i crampi e venivano alla clinica e gli davano queste pillole chiamate Cytotec: dopo un’ora circa facevano effetto e l’utero cominciava a contrarsi. In molti casi le donne correvano in bagno e in alcune occasioni partorivano il figlio nel water. Una addirittura partorì prima di arrivare qui. Ne fu data anche notizia: lasciò il figlio nel McDonald’s prima di arrivare e nessuno sapeva di chi era, ma noi sapevamo che era di una nostra paziente.

G.A: Ti ricordi quella donna che ha avuto il figlio nel corridoio?

Domanda: Cosa è successo a quel bambino?

K.R: Lo ha preso con un panno e lo ha buttato nella pattumiera.

D.E: Ricordo i piedi dei bambini muoversi e mi irritava: lui gli teneva i piedi, inseriva il forcipe dentro l’utero, stringeva il cranio del bambino e vedevi che le dita dei piedini si aprivano di scatto. Pensavo: “Oh mio Dio e poi le persone dicono che loro non sentono”. Ma come non sentono? Spesso ci guardavamo tra noi assistenti, ci scendevano le lacrime e ci dicevamo: Ma perché? Lui è così avido, pensavo. Per una aborto come quello si pagano quattrocento o cinquecento dollari K.R: Se i pazienti pagavano lui faceva questi aborti. Domanda: E tu hai mai assistito?

K.R: Sì e ricordo che dicevo: «Non voglio entrare, non voglio». E lui: «Tu puoi farcela e se non riesci gira la faccia di là».

D.E: Spesso voleva fossi io a rispondere al telefono, perché sapeva che ero brava a parlare con le pazienti, così da convincerle a venire nella clinica… ma ci sono molte altre cose: spesso feriva le pazienti, lacerava gli uteri o le loro cervici senza dirglielo e quando venivano il giorno dopo le medicava, ma senza spiegare loro che aveva l’utero lacerato.

G.A: E se c’erano pazienti che facevano troppe domande preferiva che le addormentassimo.

D.E: L’unico commento che faceva era per ricevere altri soldi, la donna sentiva male? Mi diceva: «Vai a parlarle e dille che ha bisogno di essere addormentata». Non avevano scelta e dovevano poi pagare per l’intervento.

Domanda: Quindi tutti sapevano quello che succedeva, non solo voi.

G.A: Sì, tutti sanno.

D.E: Le donne che entravano qui non sapevano a cosa andavano incontro. Molte domandavano se loro figlio avrebbe sentito male e mi arrabbiavo perché mi dicevo: «Ma perché questo dovrebbe importarti se vieni qui a uccidere tuo figlio?». Perché farsi questa domanda? Certo qualcuno avrebbe potuto rispondere: «Sì, sente!», ma non era il nostro lavoro dirlo. Il nostro lavoro era mettere quella persona nel sacchetto dei rifiuti.

Chiaramente l’intervista è stata realizzata da un membro dell’associazione Pro-life e come tale non può essere oggettiva perché mira a portare avanti la lotta contro l’aborto. E’ però senza dubbio uno spaccato interessante per capire come negli Usa, ma anche in altre parti del mondo, ci si interroghi sull’aborto e sull’illegalità che a volte ruota intorno a questa pratica. Cosa avverrebbe però se fosse vietato? I dati delle nazioni in cui l’aborto viene vietato non lasciano dubbi: in Cile, dove l’aborto è illegale, si assiste a un numero elevatissimo di interruzioni di gravidanza tra i 120.000 e i 160.000 all’anno secondo le stime più attendibili, su una popolazione di appena sei milioni di donne tra i 15 e i 64 anni.

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