“Mi piaciono i contrasti. La vita odierna è piena di contrasti.”

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-Gianni Versace-

Uno sguardo a… maccheroni ripieni alla calabrese

La ricetta puoi trovarla QUI!

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Gianni Versace… l’ultimo saluto

Gianni Versace… il backstage

Gianni Versace… la vita

Gente di Reggio Calabria… Gianni Versace

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Uno sguardo a Reggio Calabria… la cattedrale

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Uno sguardo a Reggio Calabria… il castello

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Uno sguardo a… REGGIO CALABRIA

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Il terzo Papa è ai Fori Imperiali ed è praghese!

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Somiglia a Karol Wojtyla, ma dice di essere praghese. Staziona ai Fori Imperiali a metà strada tra Piazza Venezia e Colosseo, in completo bianco, con tanto di zuccotto, croce al collo e libro aperto in grembo, a simulare un testo sacro… un Papa perfetto! In realtà l’uomo di mezza età chiede le elemosina, ma la trovata è geniale.

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La strage di Genova è dovuta anche all’uscita di Ponente insabbiata?

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Cosa è successo al porto di Genova? Era una normale manovra di uscita dal porto, un’operazione che si compie migliaia di volte l’anno… una nave che si allontana dall’uscita di Ponente perché al momento non è utilizzabile dalle grandi navi essendo insabbiata e si avvicina a quella di Levante in retromarcia, quando arriva nell’avamporto, assistita da due rimorchiatori, ed è qui che l’imbarcazione inizia quella che in gergo si chiama la cosìdetta evoluzione, una virata di 180 gradi per mettere la prua verso sinistra, in posizione di uscita. Ma qualcosa non va per il verso giusto e la Jolly Nero impazzisce, non è più controllabile , invece di rallentare, per poi ripartire con i “motori avanti”, la portacontainer continua inesorabilmente a indietreggiare fino a schiantarsi con la parte sinistra della poppa contro la torre dei piloti e colpendo anche gli edifici di fianco sbriciolandoli. Di solito nei porti ci si muove a bassissime velocità (di norma sono 3 nodi pari a 6 km orari), ma si deve anche contare l’inerzia che è un fattore ingovernabile e pericolosissimo in mare se non controllato.  La nave, lunga 240 metri e larga 30, è diventata una vera e propria “bomba” che si è abbattuta sul molo. Inutile dire che i rimorchiatori su una nave di queste dimensioni certo non possono far nulla in caso di un’avaria, non hanno la potenza necessaria per contrastare la forza di una portacontainer. Il resto è stata una maledizione o una sfortuna… la nave ha colpito la parte della banchina nella quale vi erano più persone in quel momento.

Quanto all’ipotesi di un errore umano sembra molto improbabile. Genova è il primo porto d’Italia  ha piani di sicurezza di livello e non ha mai messo in luce alcun problema di traffico in entrata o in uscita. Riflettiamo anche su un altro aspetto. Che se in mare aperto tra l’equipaggio si utilizza una turnazione, nell’entrata e nell’uscita dal porto, l’equipaggio invece è tutto impiegato per le manovre  in atto. Ciò non toglie però le responsabilità alla flotta. Sono già indagati, infatti, sia il comandante della nave sia il pilota del porto. Ma che compiti ha quest’ultimo? “Il pilota sale a bordo della nave prima della partenza e scende appena la nave ha raggiunto la distanza di sicurezza dal porto – spiega  Nicolò Carnimeo, docente di diritto della navigazione all’Università di Bari – Materialmente è l’equipaggio che manovra la nave e il comandante a dare gli ordini”. Il pilota,in definitiva affianca il capitano e lo consiglia per le manovre.  “Da quanto ho capito finora – conclude il professore – è stata una strana manovra. Un pilota la fa 5 volte al giorno. Ma verosimilmente tutto è stato causato da un guasto meccanico. Dopotutto la Messina è una compagnia di primo livello, con equipaggi preparati e comandanti esperti”.  Come mai allora, avendo effettuato un controllo preventivo a bordo nessuno si è accorto del guasto meccanico? Era un guasto non riscontrabile ai controlli di routine o il controllo è stato fatto approssimativamente?

L’Atalanta sfida la Juventus campione d’Italia: 0-1

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Per i bianconeri i giochi sono fatti e son finiti in festa per il 29simo scudetto, il secondo consecutivo. All’Atleti Azzurri d’Italia, quindi, sono i bergamaschi a dover “soffrire”, cercando almeno il punto che manca per raggiungere la soglia dei 40, la vittoria però non è un’impresa semplice: i bianconeri a Bergamo non perdono dalla stagione 2000/01.

Sono subito i neo campioni d’Italia a cercare la rete, con Giaccherini che impegna Consigli già al 3′. Quattro minuti dopo ci sono già problemi in casa bergamasca: Raimondi infortunato deve cedere il posto a Giorgi. La Juve cerca in gol a tutti i costi e lo trova al 18′ con Matri servito da Pirlo: il numero 32 approfitta di Consigli fuori dai pali per siglare la sua ottava rete in campionato: 0-1. I bergamaschi provano a reagire ma la difesa bianconera non lascia passare nessuno. Al 28′ però Guida è costretto a sospendere l’incontro: il continuo lancio di fumogeni non permette di giocare. Quando finalmente si rimette il pallone in campo, sono sempre i ragazzi di Conte a far la partita, continuando il pressing in attacco. L’Atalanta però non demorde: al 38′ Bonaventura approfitta di un pasticcio della difesa bianconera e trova libero Denis in area che cerca il gol di piattone, batte Storari, ma trova il legno. Al termine del primo tempo, i ragazzi di Colantuono non possono rimproverarsi nulla: parziale più che dignitoso per loro.

Subito calda la ripresa, con un sinistro insidioso di Isla che dopo una serpentina trova tiro e la doppia deviazione in corner. Anche l’Atalanta ci prova: cross di Cigarini che non trova Denis ma grazie alla parabola sfiora il palo alla sinistra di Storari. Al 12′ Giaccherini spreca una palla dopo una buona azione corale bianconera e sono i bergamaschi a provarci ancora ma l’occasione gol è ancora per i campioni d’Italia: uno due tra Matri e Isla, il cileno serve l’assiste per l’autore del primo gol bianconero che non ci arriva per un soffio proprio nel mezzo dell’area piccola. Brutto errore di Vidal al 36′ solo davanti al portiere, subito dopo ci prova due volte l’Atalanta con Parra, ma la difesa bianconera non perdona. Al 45′ l’ultimo sussulto: Giaccherini spreca un contropiede bianconero mandando la palla all’esterno della rete. Termina così, dopo due minuti di recupero, la prima prova della Juventus ormai regina: 0-1.

Inter-Lazio… arriverà il riscatto per la tifoseria lombarda? No, è 1-3

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L’Inter di Stramaccioni, con la sconfitta di Napoli, ha terminato questa difficile annata, avendo perso le poche speranze di un piazzamento utile per partecipare alle coppe europee. Tuttavia, i meneghini hanno l’obbligo di rialzarsi, anche per dare un segnale forte alla tifoseria e alla società che la squadra intende seguire ancora il proprio tecnico.

Subito Lazio in avanti Lulic per Candreva. Handanovic esce fino al limite dell’area e fa sua la sfera. Risponde subito l’Inter: Alvarez dalla destra rientra e calcia di sinistro, troppo centrale per impensierire Marchetti. Poi c’è la verticalizzazione di Cambiasso a cercare Rocchi, Marchetti esce di testa fuori dall’area e si scontra con Konko. Quest’ultimo ha la peggio e rimane a terra. Dopo un minuto si alza e sembra poter proseguire la gara. Al 9′ ancora Lazio in attacco, Lulic va via sulla sinistra a Jonathan e serve un bel pallone per Klose che al momento della conclusione viene stoppato da Juan Jesus. Ma risponde subito l’Inter con una splendida azione di Kovacic che partendo dalla sua metà campo arriva fino in area laziale, appoggia sulla destra per Rocchi cui destro viene deviato in angolo da Marchetti. Inizia un batti e ribatti in area laziale, mette fine all’azione Jonathan con una ”trivela” sbilenca che termina sul fondo. Sicuramente meglio l’Inter nel primo quarto d’ora. La squadra di Stramaccioni si è distinta anche nel pressing. E’ il 16′ quando Juan Jesus sventa di testa una possibile minaccia su un cross di Konko. Nei primi 20′ si possono contare molti i cross, ma entrambe le difese sono attente.  Al 23′ arriva il vantaggio della Lazio. Cross di Candreva dalla destra, Handanovic sbaglia completamente il tempo dell’uscita e buca l’intervento. Il pallone rimbalza tra Floccari e Ranocchia e sembrerebbe di quest’ultimo la deviazione decisiva. E’ autogol e 0-1!  Un minuto più tardi ci poteva essere il raddoppio. Lanciato in contropiede, Candreva si trova tutto solo davanti ad Handanovic, ma il suo diagonale termina fuori di un soffio. Jonathan cade male, al 28′,  e si fa male alla spalla. E’ costretto a uscire al suo posto Benassi.  A 10′ dalla fine del tempo regolamentare c’è il pareggio dell’Inter con un cross pennellato dalla sinistra di Pereira , Alvarez salta più in alto di tutti e con l’aiuto della traversa trova il pareggio. Ed è ancora l’Inter che al 36′ con il destro improvviso di Cambiasso da fuori area colpisce il palo, complice anche Marchetti che si supera e con un colpo di reni devia il pallone. Continua a spingere l’Inter. Buona prova fin’ora di Pereira che in fase offensiva sta spingendo molto. E’ il 48′ quando arriva il cross di Candreva dalla destra, Ranocchia tocca da dietro Floccari che stava spingendo il pallone in rete. Non senza difficoltà Bergonzi assegna il rigore. Hernanes dal dischetto non sbaglia.

Un buon primo tempo con le squadre che si sono affrontate a viso aperto. Forse qualche errore di troppo per entrambe e il brutto autogol di Ranocchia, poi c’è stato Alvarez che ha riportato la situazione in pareggio. Nella parte finale della partita si è vista molta più Inter rispetto alla Lazio schiacciata nella sua metà campo che ha subito l’azione degli avversari. Ma a tempo scaduto, in pieno recupero è arrivato il rigore a favore della squadra biancoceleste che Hernanes trasforma senza problemi.

Alla ripresa Dias lascia il posto  a Ciani. La prima azione è per Guarin che dopo essersi liberato benissimo fa partire un bolide di destro che fa la barba al palo. All’8′ della ripresa c’è l’ennesimo infortunio per l’Inter… la maledizione continua. Ranocchia in occasione del colpo di testa probabilmente ha avuto un problema muscolare, non ce la fa ed  entra Pasa.  Al 10′ Rocchi viene fermato ingiustamente in fuorigioco. Sarebbe stato a tu per tu con Marchetti. Questo episodio è molto dubbio. Continua la buona trama offensiva dell’Inter. La squadra neroazzurra continua a collezionare corner ma senza esito positivo. Cross di Alvarez, al 14′, pallone per Guarin che stoppa di testa ma calcia fuori di un soffio.  Dopo i primi 20 minuti giocati all’attacco l’Inter ora sembra aver allentato un po’ la presa. La Lazio può tornare a respirare. Scocca il 25′ quando Cana, senza averne bisogno fa un fallo su Guarin. Il rigore è nettissimo. Alvarez dal dischetto sbaglia tutto. L’argentino scivola e calcia altissimo. Nulla di fatto si resta sull’ 1 a 2. Cala il gelo nello stadio un errore del genere nessuno se lo poteva attendere e la partita prende una piega diversa da questo momento. Si inizia subito con la risposta della Lazio con il  destro da fuori di Hernanes, Handanovic si distende e devia in angolo. Poi Guarin di nuovo carica il destro da fuori area ma trova ancora un’ottima risposta di Marchetti. Al 32′ come spesso accade se si sbaglia il rigore del pareggio è quasi matematico che vada in gol la squadra che lo ha subito ed ecco infatti che Onazi lascia partire un missile di collo esterno destro da fuori area. Handanovic non può arrivarci. E’ 1-3 Lazio strepitosa sul finale di partita.

La partita che doveva essere di riscatto per l’Inter si trasforma in un’ odissea senza fine con tanto di rigore sbagliato in modo rocambolesco da Alvarez come non si vede neppure nella serie pulcini. Poi è il caos mentale dei neroazzuri e naturalmente i biancocelesti ne approfittano per siglare il terzo gol. Tra infortuni, incidenti ed errori non è proprio un bel periodo per la squadra di Stramaccioni.

L’inter nella 37/a giornata di campionato giocherà contro Genoa mentre la Lazio incontrerà Sampdoria

Siena-Fiorentina, a entrambe serve la vittoria, ma… 0-1

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Delicatissima partita al Franchi di Siena. Il derby toscano è una partita che entrambe le squadre non solo non possono fallire, ma neppure pareggiare. Al termine della gara di oggi, una delle due squadre dirà probabilmente addio ai propri sogni di gloria.

La prima azione è della Fiorentina. Cuadrano subito in avanti conclude da lontano, palla a lato di poco. Dopo 14′ di gioco Mati Fernandez lancia sulla destra Pasqual, l’ex Ternana mette in mezzo per Rodriguez che insacca a porta vuota colpendo di pancia! 0-1! Ora il Siena vede da vicino i fantasmi della retrocessione. Calello ruba palla a Pasqual, al 25′, ci pensa Compper  a risolve la situazione che  diventando pericolosa. Al 42′ Larrondo va vicino al 2-0: scatta sul filo del fuorigioco ma poi spedisce a lato il pallone.

Finisce con la Fiorentina in vantaggio il primo tempo a Siena con una partita giocata a ritmi bassi e che Rodriguez è riuscito a sbloccare al 14′, poi è mancata la determinazione per il raddoppio anche se allo scadere del primo tempo Larrodo è andato vicino al secondo gol.

Al 56′ il Siena è vicino all”1-1 Su cross di Angelo, Rodriguez svirgola e rischia di insaccare nella propria porta, ma l’autogol non si concretizza. I padroni di casa iniziano quindi ad aumentare la pressione: ci prova pure Calello, anche se con scarsi esiti. Al 63′ gran destro di Emeghara, come al solito Rodriguez ci mette una pezza e Viviano blocca facilmente la palla. Seguono due punizioni in breve successione per la Fiorentina: prima Jovetic non trova lo specchio della porta, poi Pasqual impegna Pegolo. All’84 Toni va vicinissimo al gol. Il giocatore entrato pochi attimi prima,  colpisce la traversa in scivolata. I giochi si chiudono qui con la Fiorentina che si aggiudica la vittoria senza troppi sforzi e un Siena che vede l’incubo della serie B ormai prossimo e inevitabile.

Il Siena ora si deve preparare a incontrare il Napoli mentre la Fiorentina aspetterà il Palermo

La partita con il lutto al braccio: Sampdoria-Catania 1-1

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I liguri ospitano al Luigi Ferraris gli etnei che si sono dimostrati la squadra rivelazione del campionato con Maran che ha già ottenuto il record di punti della società in serie A. Ma i ragazzi di Delio Rossi hanno bisogno della vittoria: per i blucerchiati in caduta libera in classifica, il match potrebbe rappresentare un’ultima spiaggia per la salvezza aritmetica.

Si gioca con il lutto al braccio in onore della tragedia della scorsa notte che ha provocato la morte di sette persone al porto di Genova. Viene rispettato il minuto di silenzio ma ci sono cori contro la Lega Calcio che ha imposto la partita fosse giocata: è l’unica volta in cui si sente rumore dagli spalti, non è serata per il calcio questa. Sono comunque i padroni di casa a controllare il gioco nei minuti iniziali, anche se nessuna delle due squadre riesce ad impensierire l’avversaria. Al 13′ Renan calcia dalla bandierina cercando la rete catanese, ma trova solo le braccia di Frison. A metà del primo tempo, sembra la Samp abbia trovato un po’ di convinzione, ma ancora non c’è spettacolo in campo. E’ il 36′ quando i ragazzi di Rossi riescono a sbloccare il risultato: palla a Rena dalla rimessa, crossa dalla sinistra e De Silvestri raccoglie di testa battendo Frison: 1-0. Il primo tempo termina così, senza azioni a rallegrare il gioco.

Né Rossi né Maran hanno effettuato sostituzioni e tornano in campo gli stessi 22 giocatori già schierati. Il Catania prova a premere per agguantare il pareggio ma perde rapidamente la presa: pessimo inizio di ripresa con mancanza di controllo da parte di entrambe le squadre. Nonostante il controllo di palla dei sampdoriani, al 23′ è il Catania che trova la soluzione grazie ad una punizione: Lodi mette in mezzo, Bergessio fa sponda e Spolli si ritrova con la porta vuota per una cattiva uscita di Da Costa, di testa non deve fare altro che depositare la sfera in gol: 1-1. I liguri perdono rapidamente fiducia dopo il pareggio: continua il possesso di palla, ma non sono incisivi e arrivano a prendere un palo con Sansone al 31′. I ragazzi di Rossi iniziano a soffrire mentre la squadra di Maran cerca in vantaggio con nuovo vigore. Bisogna aspettare gli ultimi minuti dell’incontro perché la Samp ritrovi la voglia di vincere con De Silvestri che arriva vicino alla doppietta ma viene respinto in corner. I blucerchiati provano ad insistere, ma i giochi sono fatti: il triplo fischio arriva sull’1-1.

Torino-Genoa è sfida salvezza. Risultato finale 0-0

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Cruciale sfida salvezza in Piemonte: il Torino, che sembrava salvo ma ha subito una serie di sconfitte che ne hanno messo a repentaglio la permanenza nella massima serie, non può più sbagliare. La squadra di Ventura si è sempre dimostrata viva, ma la classifica piange e per la salvezza mancano almeno 2-3 punti, da conquistare in questo finale di stagione. Gli  8 punti nelle ultime 4 gare, invece, hanno ridato ossigeno alla classifica del grifone, che vede il traguardo vicino. Le due vittorie consecutive, firmate dall’uomo simbolo, Marco Borriello, hanno fatto intravvedere la luce in fondo al tunnel, ma i genovesi devono ora concretizzare quanto di buono fatto nell’ultimo mese.

Il Genoa gioca con il lutto al braccio in memoria delle vittima del tragico incidente al porto di Genova della scorsa notte

Dopo 10 minuti di gioco le due formazioni sembrano più attente a difendersi che non ad attaccare. Al 24′ Cerci si fa vedere in avanti: il suo esterno sinistro è controllato da Frey, sfuma una buona occasione. Due minuti più tardi prova Bianchi con una girata che si spegne a lato della porta difesa da Frey. Dopo qualche fiammata, il ritmo della partita è tornato ad essere molto basso. Darmian, al 37′, crossa sul secondo palo per D”Ambrosio ma sbaglia la misura del traversone. Poi scorrono via i minuti senza nessuna azione pericolosa.

Poche occasioni e molta noia: è questa la sintesi dei primi 45 minuti di Torino Genoa. Il risultato, va da sè, è di 0-0.

La prima azione è di Borriello che cerca l’assolo, ma dal limite dell’area non trova la porta. I primi minuti della ripresa ricalcano il primo tempo: ritmi bassi e gioco sterile. Partita bloccata e emozioni praticamente nulle: Torino-Genoa si sta trascinando verso il fischio finale. E quando arriva anche con 5′ minuti di recupero di cui nessuno sentiva il bisogno è una liberazione per tutti. Partita orrenda.

Nel prossimo turno il Torino incontrerà mentre il Genoa giocherà contro l’Inter contro il Chievo.

Bologna- Napoli… i giochi son fatti! E’ 0-3

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Bologna e Napoli si affrontano al Dall’Ara senza quasi più pretese dal proprio campionato. I bolognesi sono ad un punto dalla matematica salvezza mentre ai partenopei ne mancano due per centrare il secondo posto e la qualificazione ai gironi di Champions League.

Parte subito in avanti il Bologna, che deve farsi perdonare dai tifosi dopo la prova di domenica scorsa. Il Napoli però non ha intenzione di farsi intimorire e prova subito a spingere sull’accelleratore. E’ subito lotta al centrocampo. Al 6′  Dzemaili ruba un ottimo pallone sul fondo, entra in area e cerca Hamsik sul secondo palo, ma Stojanovic è attento e bravo a smanacciare. Un minuto dopo Contrasto ruvido a metà campo, Gilardino difende il pallone ma alza un po’ il gomito e viene ammonito. Kone protesta eccessivamente e prende il secondo giallo della partita. Partita nervosa e non molto bella nei primi minuti di gioco, il pallone è prevalentemente a centrocampo, ma ci sono anche tanti errori in fase di impostazione.  Poi arriva anche il mezzo pasticcio Morleo Stojanovic, per poco Cavani non ne approfitta. Gran palla di Insigne, al 15′, che di prima lancia Maggio sul fondo, ma il cross di quest’ultimo viene intercettato dalla difesa bolognese. Grandissima percussione centrale di Zuniga che, al 17′, poi apre per Cavani che entra in area e crossa, ma la palla sfila davanti alla porta ed esce. Cresce il Napoli, tiro da fuori di Insigne alto sulla traversa. Ancora Napoli, al 19′, su un’altra indecisione dei centrocampisti bolognesi. Cavani ruba palla e parte, tira da fuori area ma la palla sfila fuori a fil di palo. E un minuto dopo prova a rispondere il Bologna con un bel cross di Diamanti che costringe De Sanctis all’uscita di pugni per anticipare Gilardino. Prima sotituzione del Napoli con Inler al posto di Behrami. Scocca il 23′ quando su un errore di impostazione di Inler, la palla viene rubata da Diamanti che ci prova da fuori area, ma De Sanctis risponde alla grande. Al 27′ è buona azione del Napoli con Dzemaili che mette in mezzo un buon pallone, ma Cavani viene anticipato. Non passa neppure un minuto e ‘è la risponde del Bologna con Diamanti che mette in mezzo un buon pallone che Gilardino e Kone mancano di un soffio. Al 32′ è Diamanti a provare la botta rasoterra che non impensierisce De Sanctis. Partita molto nervosa, tanti contrasti duri. Anche in panchina c’è molto nervosismo e l’arbitro espelle il team manager partenopeo. Al 39′ è l’ennesima corsa a tutto campo di Zuniga a preoccupare il Bologna, ma Motta riesce ad anticiparlo all’ultimo nche se l’arbitro fischia il fallo. Sugli sviluppi della punizione battuta molto bene da Diamanti, nessuno riesce a deviare la palla che   lambisce il palo ed esce. Al 43′ brutto errore di Hamsik che si fa trenta metri palla al piede e poi sbaglia un facile appoggio per Cavani. Al 46’, in pieno recupero, c’è da rimarcare la gran palla di Lazaros per Gilardino, che però sbaglia il colpo di testa.

Una prima parte di gara giocata su buoni ritmi, peccato che ci siano stati troppi errori da una parte e dall’altra.

Alla ripresa la partita diventa subito nervosissima e immediatamente cala l’interesse. Solo al 7′ arriva la bella palla di Dzemaili per Hamsik, che invece di chiudere il triangolo scarica in porta il sinistro che si insacca. Due minuti più tardi prova a rispondere il Bologna con un tiro da lontano di Taider, che si spegne alto sulla traversa. Al 15′ è buona la palla conquistata da Diamanti e la mettere in mezzo per Gilardino, che però non ci arriva per un soffio. Un minuto più tardi c’è il rigore per il Napoli dopo che Stojanovic stende in area Cavani, l’uruguayano dal dischetto non sbaglia. Prova a rispondere il Bologna, ma la difesa partenopea non soffre. Azione prepotente  di percussione per  Cavani, al 22′, che resiste alla carica di Soerensen e riesce a servire Dzemaili che tutto solo insacca facile. Al 33′ continua ad attaccare il Napoli con un ottimo Cavani che gira benissimo con il sinistro, ma la difesa ribatte. Scivolano via i minuti e il risultato non cambia. Vince il Napoli!

Una partita che improvvisamente ha cambiato ritmo e la differenza tecnica tra le due squadre è emersa. Il Bologna è affondato sotto un Napoli che continua a mietere vittime. Ottimo in campo Cavani.

Nella penultima giornata di campionato il Bologna si troverà a giocare contro il  Parma e il Napoli contro il Siena.

Palermo – Udinese o vittoria o serie B per i siciliani, ma è 2-3

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Le ultime speranze di salvezza del Palermo passano per questa partita: i ragazzi di Sannino, autori di una grande rimonta nell’ultimo scorcio di stagione, non hanno alternative ai tre punti per continuare a sperare, dato che il Genoa è avanti di 3 punti.

La prima azione è per Miccoli che ci prova subito da fuori, ma Benatia devia di testa in angolo. Munoz di testa non trova la porta, commettendo forse anche fallo in attacco. Al 6′ Scintille tra Dossena e Basta, partita subito nervosa. Al 9′ Muriel sblocca subito il risultato, con un destro preciso sotto la travera a beffare Sorrentino in uscita. E’ 0-1 per l’Udinese. Fischi al Barbera, col Palermo che dopo il gol ha subito il colpo. Tacco di Ilicic per Kurtic, al 14′, che però calcia sul fondo.Il Palermo ci prova ma gli errori sono troppi. Al 32′ calcio di rigore per il Palermo, fallo in area su Miccoli. Proprio Miccoli dal dischetto trasforma con qualche brivido: palla sotto la travera e sigla l’ 1-1. Al 38′ c’è anche il gol annullato a Dossena, un ex, per una posizione di fuorigioco.

Si torna negli spogliatoi sull’1-1 ma è diverso lo stato d’animo. Per l’Udinese quel pareggio è quasi una sconfitta anche perchè aveva amministrato bene il primo tempo, mentre per il Palermo è un trampolino di lancio per iniziare alla grande un secondo tempo dopo che si è recuperato lo svantaggio.

All’inizio della ripresa subito c’è una grandissima occasione per Miccoli, che calcia alto su tiro-cross di Barreto. E due minuti più tardi si registra un altro errore del capitano rosanero, che sbaglia la misura del tocco sotto. Al 53′ calcio di rigore per l’Udinese, fischiato un fallo di mano ad Aronica in area. Dal dischetto Di Natale sbaglia clamorosamente. Risultato che resta sull’1 a 1. Al 64′ raddoppio dell’Udinese, con Angella che devia di testa un angolo di Di Natale. Peccato che il Palermo stava crescendo, invece resta freddato dal gol. Al 70′ palo dell’Udinese con Badu.  Per dieci minuti calma piatta poi all’80’ c’è il pareggio si Hernandez che si inventa un gran sinistro da trenta metri per il 2-2. Ma dura poco… Tre minuti più tardi torna in vantaggio l’Udinese  con Benatia  che gela nuovamente il Barbera, e sigla il 3 a 2 per i friulani.

Il secondo tempo è iniziato alla grande per i siciliani poi si sono spenti ma hanno anche saputo reagire al nuovo vantaggio dell’Udinese, purtroppo poi Benatia ha trovato la rete decisiva, che costa un campionato ai rosanero che quasi sicuramente a questo punto dovranno lasciare la serie A.

Nel prossimo turno Fiorentina -Palermo  e Udinese-Atalanta

In campo senza uno scopo: Cagliari-Parma 0-1

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I ducali raggiungono il Cagliari a Trieste, dove i sardi sono esiliati a causa delle vicende del loro stadio Is Arenas. Non è una partita calda per quanto riguarda il campionato: entrambe le squadre sono in zona salvezza da diverse partite e quindi ci si aspetta un gioco aperto fin da prima del fischio d’inizio.

Il fatto che le squadre debbano limitarsi a giocarsi il decimo posto in classifica non aiuta: dopo dieci minuti la partita ancora è lenta, entrambe le squadre faticano ad impostare il gioco e mancano di convinzione. Bisogna attendere il 12′ perché ci sia il primo corner, a favore del Cagliari, che si risolve con un nulla di fatto. Bisogna aspettare il 18′ per avere una qualche reazione tra le fila del Parma: prima una buona giocata di Amauri per Parolo, subito dopo il cross di Rosi per Belfodil. Entrambe le azioni terminano in un nulla di fatto, ma almeno la partita è stata un po’ ravvivata. La parentesi però dura troppo poco: si torna ad un gioco noioso con squadre poco reattive e attacchi non finalizzati. Bisogna attendere il 41′ per avere una prima vera azione, che nasce dal Cagliari: Dessena crossa ad aggirare i difensori, raccoglie Thiago Ribeiro che prova a calciare in scivolata ma sfiora la sfera da solo davanti a Mirante. Il primo tempo termina senza minuti di recupero e privo di emozioni.

La ripresa inizia senza sostituzioni nelle formazioni… né nell’emozione del gioco: si va di calci lunghi tanto quanto imprecisi. Ibarbo dimostra di essere il più attivo in campo: si lancia in velocità, saltando un uomo e calciando violentemente verso la porta. Mirante para in tuffo. La partita sembra finalmente trovare vigore che però rapidamente di spegne nonostante le sostituzioni in entrambe le squadre: quando mancano 20 minuti di gioco, sembra non ci sia più nulla da dire. L’unico gol del Parma, siglato da Amauri, viene annullato per carica sul portiere. Bisogna attendere il 36′ perchè la partita si sblocchi: Marchionni batte un corner sul quale Amauri colpisce di testa verso la porta, Agazzi respinge sui piedi di Rosi che deve solo appoggiare in rete. 0-1. Gli ultimi minuti scorrono con un Parma che tenta di manetenere il vantaggio gestendo un pallone che i siciliani, da parte loro, non sanno amministrare. Il Parma cerca il raddoppio nel recupero, con Biabiany che crossa per Palladino che colpisce di testa cercando l’angolo lontano: Agazzi para in tuffo. Il Cagliari cerca l’assalto per tentare il pareggio ma il tentativo è vano. Il match termina 0-1.

Il nudismo a Napoli fa proseliti! In processione dietro all’uomo… nudo

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Il nudismo a Napoli fa proseliti e così quando un uomo decide di sfilare completamente nudo in strada – tra il traffico napoletano e i passanti increduli – un poliziotto cerca inutilmente di convincerlo a rientrare in auto… L’uomo non si ferma e il poliziotto lo insegue per centinaia di metri e, a sua insaputa, dietro di lui inizia una vera e propria processione…

Pubblicità blasfema per un Compro Oro di Varese, c’è Francesco…

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Una pubblicità blasfema è apparsa a Castellanza, vicino Varese ed è stato shock per tutti. Papa Francesco è inginocchiato davanti al proprietario di una catena di compro oro, con l’invito a seguire il suo esempio e “liberarsi dei propri preziosi” e sotto al Pontefice appare la scritta “fai come lui per il tuo oro, vai dal numero uno”. L’immagine è comparsa sul cartellone pubblicitario di un’attività di compravendita di oro usato con sedi a Monza e in provincia di Varese e di Milano, montato su un camion a Castellanza. I titolari dell’attività difendono la scelta di utilizzare l’immagine di Papa Francesco, però, perché “è un riferimento al fatto che il Pontefice ha deciso di rinunciare alle ricchezze”.

La crisi oltre che svuotare le tasche sta svuotando i cervelli!

M5S pronto a votare Casson ma arriva la telefonata dal Colle!

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“Noi Felice Casson l’avremmo votato”. È Mario Michele Giarrusso a spiegarlo. Il senatore del Movimento 5 stelle parla chiaro: “Ieri non abbiamo votato scheda bianca, come ha fatto il Pd, per caso”. L’ex magistrato del Partito democratico evidentemente rispecchiava i requisiti di trasparenza e autorevolezza richiesti dai grillini. O forse convergere sul suo nome sarebbe stato un modo come un altro per bloccare l’elezione di Nitto Palma, fedelissimo di Silvio Berlusconi, alla presidenza della commissione Giustizia del Senato.

Fatto sta che i senatori a 5 stelle hanno fatto arrivare chiaro e forte il messaggio: “Abbiamo reso nota la nostra disponibilità a votare il candidato del Pd sia allo stesso Casson, sia al capogruppo Luigi Zanda”. Forse non sarebbe bastato per spuntarla, ma poco ci sarebbe mancato.

Ma, a quanto emerso dalle dichiarazioni post-voto, due leghisti si sono astenuti, e su Palma sarebbero confluiti due voti Democratici, arrivati per scongiurare eventuali sorprese. Secondo la versione di Giarrusso il perché è presto spiegato: mancava la volontà politica di affossare la candidatura dell’ex Guardasigilli. “Noi fino a stamattina siamo rimasti della nostra idea. Zanda e Casson lo sapevano, ma alla fine hanno deciso di virare sulla scheda bianca”, dice Giarrusso. Che continua: “È arrivata una telefonata dal Colle, perché altrimenti il governo sarebbe stato a rischio e Palma non poteva saltare. Noi in terza votazione abbiamo votato un nostro nome solo per poter arrivare al ballottaggio e dare fino all’ultimo la possibilità al Pd di ripensarci. Ma Zanda ha deciso di continuare su quella strada”. Se ci fosse stata la volontà, insomma, il Pd avrebbe potuto contare sul Movimento 5 stelle per l’elezione di un suo esponente. La prima volta dall’inizio della legislatura.

Che gioco sta facendo il Pd? E’ possibile avere un Enrico Letta ricattato  e un Pd osannante verso il Cav. per avere la governabilità in Italia? Il Pd è morto e Berlusconi gode di ottima salute… la condanna di oggi sarà stracciata in Cassazione dal suo amico Giorgio Santacroce anche lui eletto con i voti del Pd

Contro un Pescara demotivato, partita facile del Milan: 0-4

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All’Adriatico il Pescara, già matematicamente retrocesso, non aveva nulla da perdere. Storia diversa per il Milan che deve difendere il vantaggio di quattro punti sulla Fiorentina per approdare ai preliminari di Champions League.

Dopo un minuto di silenzio in ricordo di Andreotti, la palla è stata subito del Milan e Balotelli ha lasciato il segno fin dal 2′ con una traversa. L’inizio equilibrato si spezza al 9′ quando Cosic stende Nocerino in area: Balotelli dal dischetto non sbaglia. 0-1. Il Pescara ci prova anche se dopo qualche minuto già si vede la difficoltà della squadra che cede agli avversari il possesso di palla. Per una buona azione bisogna aspettare però il 17′ quando Robinho serve Niang in posizione sospetta e che comunque non trova la palla per la conclusione e fa sfumare l’azione. Il francese però non demorde e ci riprova qualche minuto dopo con un tiro in diagonale che finisce fuori non di molto alla destra della porta di Perin. Arriva al 27′ la prima azione pescarese, con Sculli che scivola dietro la linea difensiva ma conclude in maniera non pericolosa. Al 33′ arriva il raddoppio del Milan con Muntari che batte Perin di sinistro. 0-2

Il primo tempo si chiude senza recupero, con un Milan che ha avuto gioco facile su un Pescara demotivato.

Alla ripresa, Nobili sostituisce Sculli con Celik ma fin da subito si prospettano diversi cambi da parte di entrambe le squadre visto il movimento sulle panchine. Il Pescara ci prova ma ancora una volta il Milan trova l’occasione: cross di Robinho da sinistra, Flamini irrompe al centro dell’area e di destro supera Perin: 0-3. Passano solo sei minuti quando la sfera arriva a Balotelli mentre si trova sotto porta: 0-4. Il possesso di palla quasi costante del Milan porta ad una buona occasione per Pazzini, che però l’estremo difensore riesce a bloccare. Per il resto della ripresa gioco relativamente vivace, ma ormai i giochi sono stati fatti ed i rossoneri mantengono un buon vantaggio sulla Fiorentina.

Condanna Berlusconi: 4 anni per Mediaset… pronto Santacroce in Cassazione.

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I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno confermato la condanna di Silvio Berlusconi nell’ambito del processo per frode fiscale sui diritti tv Mediaset. In primo grado il leader Pdl era stato condannato a quattro anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, mentre il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, era stato assolto per non aver commesso il fatto. Ma ora ci sarà il ricorso in Cassazione dove è pronto Giorgio Santacroce, fresco di nomina a risolvere il problema del Cavaliere senza macchia e senza paura!

La crisi del nord Italia… a Padova i pensionati vendono le dentiere

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Oro e argento è finito per i pensionati padovani che ora cercano di vendersi anche le protesi dentarie in oro. Il dramma della provincia italiana del nord fa da bilancia alla crisi sempre più dilagante nella penisola. Proliferano i Compro Oro e in Via Tommaseo, in pieno centro a Padova, appare la scritta che si acquistano anche le protesi dentarie: «Nessuno viene qui a togliersi un dente – racconta il titolare -, ma sì, c’è chi si presenta con singoli denti o intere protesi in oro. Non capita tutti i giorni, ma succede e nemmeno così raramente come si potrebbe pensare». Le protesi fruttano dai 5 ai 10 euro il grammo in base alla caratura dell’oro. Sempre il proprietario di “OroinEuro” afferma «Non mi è mai capitato che arrivino a vendere oggetti preziosi dicendomi che il denaro serve per acquistare alimentari, ma tutti hanno bollette da pagare, rate del mutuo da integrare o scadenze Equitalia inevitabili – continua il titolare -. Lo scorso anno abbiamo avuto una forte impennata di clienti in corrispondenza del pagamento delle rate dell’Imu. In tanti hanno venduto l’oro di famiglia per poter fra fronte alla tassa».

 

Il dolore di Max per l’amico Bruno… La storia spezzata dei Fichi d’India.

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Dopo che qualche giorno fa erano circolate anche le voci su una presunta morte di Bruno Arena, cabarettista dei Fichi d’India, colpito quattro mesi fa da un’emorragia cerebrale, torna a parlare Max Cavallari, amico di una vita di Bruno.  

«Non riesce a muoversi e parlare ma è sveglio e vuole che gli parli. Ero depresso e temevo di non riuscire più a lavorare, perciò questa sit-com la dedico anche a Bruno». Così l’altra metà dei Fichi d’India ha commentato lo stato di salute di Bruno«Vorrei pubblicare un libro sui nostri 25 anni di carriera», conclude Cavallari che agli amici ha confidato tutta la sua voglia e la sua speranza di tornare a lavorare con l’amico e compagno di lavoro Bruno. “Riusciremo a farlo, lo sento e ne sono convinto”.

Da ADESSO a SCEGLI TU… Così Renzi abolisce il finanziamento ai partiti.

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Renzi parte proprio dal finanziamento pubblico ai partiti. Parte da quel problema che oggi più che mai divide la casta dai normali cittadini. Parte dando vita a una bozza elaborata dall’onorevole Dario Nardella e dal professor Francesco Clementi, con l’intento di abrogare “tutte le norme che attribuiscono ai movimenti o partiti politici un rimborso in relazione alle spese elettorali sostenute”.

Quindi il primo punto è negare tout court il finanziamento e lanciare invece l’agevolazione del credito di imposta per i contributi elettorali (40 per cento del contributo versato, con un limite di 10 mila euro). Poi si pensa anche  premi che incentivino le “migliori pratiche democratiche. Oggi – dice l’ex vicesindaco di Firenze Nardella – il finanziamento pubblico è “insostenibile, a maggior ragione di fronte a una politica che si mostra sempre più incapace di decidere ma che, al tempo stesso, continua ad autoalimentarsi senza una reale e trasparente responsabilità”.

Beppe Grillo attacca Flores!

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Ieri sera Ballarò ha divulgato i risultati di un sondaggio il cui quesito era:
“Definirebbe il MoVimento 5 Stelle
– un gruppo integralista che non va oltre la protesta
– la vera opposizione che serve al Paese”
e ha decretato che il M5S è “un gruppo integralista che non va oltre la protesta”. Il sondaggio si distingue per rigorosità e professionalità, l’impegno profuso per screditare scientificamente il M5S è sicuramente encomiabile: i servi sono sempre più zelanti dei loro padroni.
Colgo l’occasione per lanciare un sondaggio:
“Definirebbe Giovanni Floris
– un vero giornalista
– un dipendente assunto dal pdmenoelle alla Rai?”
Votate!

Per avere uno sguardo a 360°, i sondaggi immediatamente precedenti riguardavano il PD (con scelta tra: “in forte difficoltà, che non sa darsi una linea politica chiara” oppre “forte e responsabile, capace di reggere alle difficoltà”) e il PdL (“regge solo grazie a Berlusconi” o “serio tornato al governo grazie alle sue capacità e proposte”).

E’ la crisi che ci sta obnubilando la  mente? Giornalisti preparati e pluripremiati come Flores che fanno sondaggi “sopra le righe” e che possono poi generare contestazioni e incrementare il clima di tensione che in Italia è già massimo (basta pensare agli episodio di ieri a Napoli o all’attentato a Palazzo Chigi).  Cosa sta succedendo all’informazione italiana? Da giornalisti che intervistano il figlio 11enne di Preiti a sondaggi fulmicotone… Si è persa l’etica di fare informazione e di svolgere un inchiesta senza fare scandalismo o innescare pericolose reazioni?

Francesco Nitto Palma passa… sconfitta per il Pd. E per l’Italia onesta?

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Francesco Nitto Palma è stato eletto presidente della Commissione Giustizia al Senato. Alla quarta votazione ha ottenuto 13 voti, mentre ci sono state otto schede bianche, una nulla e quattro per Mario Michele Giarrusso del Movimento 5 Stelle. L’elezione è stata accolta con un applauso dal Pdl. Poco prima c’era stata la terza fumata nera. Sui 26 presenti, alla terza votazione, Palma aveva ottenuto 13 voti, mentre c’erano state nove schede bianche e quattro indicazioni per Giarrusso. Dopo la bocciatura di ieri, Renato Schifani aveva dichiarato: “Resta lui il nostro candidato”, riferendosi all’ex magistrato vicino a Silvio Berlusconi.

“A noi quest’accordo non è piaciuto, ma io penso che gli accordi vadano rispettati e quindi ho votato a favore di Nitto Palma”, ha dichiarato il senatore di Svp, Karl Zeller, uscendo dalla Commissione Giustizia del Senato. Mentre il capogruppo di Scelta civica al Senato, Gianluca Susta, ha detto: ”Quello a cui abbiamo assistito con la votazione sulla presidenza Nitto Palma in Commissione Giustizia è davvero il teatrino della vecchia politica. Hanno votato senza battere ciglio Formigoni in commissione Agricoltura e poi qui, dopo aver preso un accordo preciso, non lo hanno rispettato”.

Il Partito democratico, nel frattempo, propone la rinuncia all’indennità di funzione per i parlamentari che fanno parte degli uffici di presidenza delle commissioni di Senato e Camera. “Serve un segnale vero di sobrietà”, hanno spiegato i capigruppo del Pd alla Camera, Roberto Speranza, e al Senato, Luigi Zanda. E hanno aggiunto: “I gruppi parlamentari del Pd proporranno che tutti i senatori e i deputati eletti negli uffici di presidenza delle commissioni, presidenti, vicepresidenti e segretari, rinuncino alle indennità di funzione previste per tali incarichi”.

Ma su cosa non hanno le indennità i parlamentari?

Un sindaco “esemplare”: ricatti sessuali alle donne e rapporti con la mafia

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Un sindaco “esemplare”  Giovanni Santomauro, primo cittadino di Battipaglia, che ricattava sessualmente due donne entrambe separate dai mariti, con i figli e in gravi difficoltà economiche. Prometteva che si sarebbe attivato al fine di un lavoro o di un contributo comunale… un ricatto meschino perpetrato ai danni della popolazione più debole. Ma non è meno grave che il sindaco avesse rapporti con ditte legate al clan dei Casalesi ai quali regolarmente affidava appalti del Comune.  Un sindaco veramente “esemplare” Giovanni Santomauro, che oggi è finito agli arresti domiciliari.

Troppa violenza sui social network… Mentana minaccia di andarsene!

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Non ce la fa più il direttore del tg di La7 di ricevere insulti da utenti nascosti dietro anonimi nickname che passano le loro misere giornate a “scagliare” improperi con chi cerca di fare informazione. Persone che cercano solo la lite, che attaccano pesantemente solo per il gusto di passare un po’ di tempo in una giornata monotona e probabilmente “umiliante” da lavoratore sottopagato o da disoccupato frustrato. Enrico Mentana non ci sta e “minaccia” di cancellare i suoi profili dai social network perché sembra che il popolo della rete rifiuti ogni forma di dialogo e si accontenti solo di sterili monologhi costruiti tra parolacce e accuse sterili… forse nella speranza che il loro tweet divenga “famoso” e loro possano per qualche secondo nella loro vita non sentirsi inutili.

Mentana scrive, a proposito di una presunta frase di Ferrara contro i siciliani e di una pronunciata da una sua giornalista a proposito di ‘ndrangheta e Luigi Preiti:

Fattoidi di twitter: se adesso io scrivessi “ si vergogni per quella frase detta in tv da (nome a piacere) contro i lombardi, o gli ebrei, o i mancini”, tempo pochi minuti si creerebbe una vera e propria catena di Sant’Antonio di proteste, recriminazioni, offese e intimazioni di rettifica all’indirizzo del malcapitato, ovviamente a nome del popolo lombardo, della comunità ebraica o di tutti i mancini. Il quale malcapitato dovrebbe poi passare il tempo a rispondere che in effetti quelle cose non le ha mai dette, e pochi se ne accorgerebbero, nel diluvio di ulteriori accuse e parole di indignazione. Mi è successo pochi giorni fa per una frase mai pronunciata da una nostra giornalista sull’equazione calabresi/ndrangheta per il caso Preiti, e si sta ripetendo pari pari per un’altra frase attribuita a Ferrara su siciliani e mafia nel dibattito su Andreotti, alla quale per di più io non avrei contrapposto un’immediato e isoluto moto di sdegno. Uno l’ha scritto, e tanti gli vanno dietro come pappagalli, solo per sentito cinguettare. E come per ogni passaparola il fattoide si ingigantisce, in parallelo con lo sdegno verso chi ha addirittura osato accostare – non si sa bene in che termini, perchè è tutto un “mi dicono” o un linkare a specchio – le parole mafia e Sicilia. Incredibile dictu.

Spari a pochi metri da JLo… la star sospende l’intervista

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JLo terrorizzata sul set del suo ultimo video, “Live it up”, girato sulla spiaggia di Fort Lauderdale, Florida. Un fuori programma che ha letteralmente atterrito la star e l’ha fatta fuggire mentre stava rilasciando una intervista al giornalista Rob Marciano de “La Presse” che non ha perso l’occasione per lanciare un tweet: “Colpi di pistola sparati sulla spiaggia di Fort Lauderdale durante la mia intervista a JLo. La sicurezza ha subito portato via la star. Si sentono le ambulanze giungere a circa 400 metri da noi. La polizia conferma, si tratta di spari, nessun ferito”.

Poi si è ricostruito l’accaduto: una lite scoppiata nella zona nord della spiaggia, davanti alla zone dei bagni, dove qualcuno durante una rissa avrebbe preso un’arma ed esploso dei colpi in aria. JLo ha comunque fatto sapere che l’evento l’ha sconvolta e nei prossimi giorni riprenderà le riprese del suo video.

Stonehenge a New York… due miti che si incontrano!

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Due miti a confronto la  famosa Rockfeller Plaza di New York e i giganti degni di Stonehenge di Human Nature, opera monumentale firmata da Ugo Rondinone per il programma di commissioni “Public Art Fund”.  Ciò che è ancestrale si fonde con  il contemporaneo, con il cuore della Big Apple che da sempre è il centro nevralgico della vita quotidiana della nevrotica New York City. Il piccolo esercito di 9 giganti  in pietra alti circa cinque metri e pesanti quindici tonnellate oscillano dall’essere divinità a guardiani del tempo. Sculture che ci rimettono in contatto con il passato senza sradicarci dal nostro presente. Ci danno la chiave per guardare al quotidiano con occhi di chi ha la memoria di quei megaliti ancestrali un po’ progenitori accoglienti e un po’ giudici severi.  La mostra sarà visibile fino al 7 giugno.

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Ricattavano i preti minacciandoli di calunniarli di essere gay

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Che onta peggiore ci può essere in questo momento per un prete se non dirgli di essere un gay? Così Fouad Ghergui, 48enne di origine marocchina, insieme a un amico, oggi defunti, minacciarono un alto prelato e un parroco della provincia di Padova, di rivelare alla “stampa e ai superiori ecclesiastici” le loro relazioni di carattere omosessuale se non avessero immediatamente avuto 5000 euro. Questo accadeva nel 2010 quando i due sacerdoti decisero di presentare una denuncia nei confronti dei due individui, che da luglio andavano avanti con minacce e richieste di denaro.  A distanza di 3 anni arriva la condanna a un anno e otto mesi di reclusione con la sospensione della pena. Fouad Ghergui gestiva insieme al suo amico diverse attività commerciali, compreso un locale a luci rosse in un quartiere cittadino frequentato da gay. I due sostenevano che i sacerdoti frequentavano assiduamente il loro locale e che avevano avuto rapporti sessuali con loro. Di fronte a tanti lavoratori onesti, sembra un’onta per la comunità marocchina avere tra i loro connazionali personaggi come Fouad Ghergui, pronti a diffamare ed estorcere denaro. Quando verranno emarginati anche dalle proprie comunità coloro che commettono reati nel nostro territorio? Quando ci sarà cooperazione tra le etnie in modo da facilitare l’integrazione, invece di continuare nel silenzio e nell’omertà a difendere anche chi sbaglia e attirarsi l’odio contro?

La satira americana su Berlusconi… impietoso How I Met Your Mother

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“How I Met Your Mother” – Alla fine arriva mamma – è una sitcom americana molto conosciuta anche in Italia da chi ha l’abbonamento a Sky o a Mediaset Premium. Ambientato a New York la serie ha come protagonista Ted, personaggio  intorno a cui ruotano diversi amici tra cui Lily, la maestra d’asilo che vuole trasferirsi in Italia.

Mentre in Italia è in corso la settima stagione, in America è già visibile l’ottava e nel 23° episodio, chiamato “Something Old” e trasmesso il 6 maggio dalla Cbs è stata inserita dagli sceneggiatori una battuta su Berlusconi.

 Nel corso dei preparativi in vista del trasloco Ted,  afferma: “Questa sedia è qui da sempre, dovete portarla con voi in Italia”. E il suo amico Marshall gli risponde così: “Ted l’Italia non ha bisogno di una cosa rugosa, rossa, con delle crepe e che puzza di alcol e droga. In Italia hanno già l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi”.  

Street View e il gatto a due zampe!

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Su Google Street View è stato immortalato quello che sembra essere un “micio alieno” o un esperimento uscito fuori dal laboratorio di qualche scienziato pazzo… forse più probabilmente è solo un errore della Google Car che spia tutti i giorni le strade del mondo e a volte neppure lei è immune dagli sbagli. Ma cosa succede al mondo mentre noi siamo occupati a far altro? Ecco una galleria che ci racconta la realtà ripresa dalle Google cars: 

 

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Tra poche ore conosceremo il nome dell’assassina di Alessandra?

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Il cerchio si stringe sempre più e sta per incastrare senza dubbio una persona che  Alessandra Iacullo, la trentenne massacrata a coltellate e morta per dissanguamento giovedì notte, in una via isolata di Dragona, conosceva bene.  Alessandra ha lottato per difendersi quando ha capito le intenzioni dell’assassina, ne sono prova le coltellate rinvenute sugli avambracci. E proprio quella difesa forse condurrà al nome della donna che l’ha uccisa, perché sotto le unghie di Alessandra sono state raccolte tracce biologiche, che potrebbero rivelarsi preziose per risalire al dna dell’assassino. Gli inquirenti ormai credono che a breve il giallo di Ostia possa essere risolto.

 Intanto la polizia ha rintracciato anche la sessantenne, l’amica di Alessandra incontrata su Facebook e con la quale la 30enne aveva un rapporto molto particolare. Insieme a lei e al marito aveva viaggiato molto (a spese della coppia), da Sharm a Barcellona. Questa amicizia non era condivisa dalla madre della giovane, ma Alessandra continuava a voler frequentare la coppia e in particolare la donna.

 Intanto si raggiunti a capire la morte di Alessandra: dissanguamento, probabilmente la quantità maggiore di sangue è stata persa dalle ferite riportate alla giugulare dove la giovane era stata raggiunta da 2 profonde coltellate.
  

E’ stato interrogato anche l’uomo, anche lui molto più grande di lei, con il quale un anno fa la 30enne aveva avuto una relazione poi troncata. L’uomo è conosciuto come “Mariuccio” a Dragona e ha un passato da detenuto   per un omicidio e per spaccio di stupefacenti. Ma quell’uomo ha numerosi testimoni che giurano di averlo visto all’ora dell’omicidio in un bar della zona, tranquillamente seduto a bere. Quindi gli investigatori hanno escluso che l’autore del delitto possa essere lui e lo hanno rilasciato, anche perché dalla profondità delle coltellate si evince che probabilmente il coltello era tenuto in mano da una mano femminile.  

Un aiuto rilevante all’identificazione della donna che ha ucciso Alessandra nelle prossime ore verrà sicuramente dai tabulati dei due telefonini della vittima che sono stati ritrovati nella sua borsa.

93 anniversario per Saul Bass, Google gli dedica un Doodle animato

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Se fosse ancora in vita Saul Bass oggi festeggerebbe i suoi 93 anni. In molti si chiederanno “ma chi è costui”?  Il newyorkese del Bronx che cambiò la pubblicità, il designer innovativo che realizzo loghi e immagini per aziende del calibro di AT&T, United Airlines, Minolta, Contintental e Warner Communications… ma soprattutto colui che fece diventare arte i titoli di testa dei film, tanto che fu definito “il mago”.

Da semplice dovere di elencazione, Bass, ne fece una forma d’arte, un film nel film.  Lavorò con  Alfred Hitchcock, Billy Wilder (Quando la moglie è in vacanza), Stanley Kubrick, Martin Scorsese e Otto Preminger. Fu proprio quest’ultimo a far disegnare a Bass, la locandina del film Carmen Jones. Poi lo stesso Preminger gli chiese di lavorare alla realizzazione di una seconda locandina, quella de L’uomo dal braccio d’oro, di cui poi lo stesso artista curò anche i titoli di testa, sintetizzando la dipendenza da cocaina con delle linee bianche diritte che poi si uniscono in un braccio.

Quello che molti considerano davvero un capolavoro è  la sequenza introduttiva per “Anatomia di un omicidio”, sempre realizzata per l’amico  Preminger nel 1959. L’immagine raffigurava la sagoma di un cadavere divisa in più parti – ripresa anche nel Doodle di oggi -, che rimane intera solo per un istante. L’arte di Bass era proprio quella di riassumere un intero film in pochi minuti. Questa sintesi estrema sarà  poi sfruttata da altri maestri del cinema tra cui Alfred Hitchcock e Stanley Kubrick.

Il Manchester United saluta Sir Alex Ferguson

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Dopo 27 anni, Sir Alex Ferguson lascia la sua Manchester United. Ad annunciarlo ufficialmente, dopo i rumors dei giorni scorsi, lo stesso club che dovrà salutare uno dei monumenti del calcio mondiale e che ha portato ai Red Devils 13 Premier League, l’ultima quest’anno, e due Chamapions League. E’ lo stesso 71enne Ferguson a scrivere una nota apparso sul sito dello United, che ha appena vinto il ventesimo titolo nazionale: “E’ il momento giusto per una decisione molto difficile. Per me era importante lasciare la struttura nelle migliori e più forti condizioni possibili. La qualità della rosa che ha appena vinto il campionato e la sua età media garantiscono altri successi negli anni a venire. Abbiamo un centro di allenamento molto efficiente, tra i migliori al mondo. Sono felice e onorato di assumere il ruolo di direttore e ambasciatore del club nel mondo, non vedo l’ora di cominciare. Devo ringraziare la mia famiglia, per l’amore e sostegno. Mia moglie Cathy è stata una figura essenziale durante tutta la mia carriera”. Tra le motivazioni di Sir Ferguson, stando ai tabloid inglesi, ci sarebbero dei problemi di salute che tormentano da tempo il manager scozzese mentre il Times sottolinea che questa scelta riapre le porte dello United a Mourinho. Sembra infatti il Chelsea non voglia pagare la clausola rescissoria al Real Madrid, senza contare i problemi sullo staff richiesto dal portoghese. Ma Mourinho non sarebbe l’unica opzione per la panchina dello United, anche David Moyes, attuale manager dell’Everton, è nella lista dei candidati.

Amato nega e attacca il governo: sono dei fuoricorso!

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Uomo d’altri tempi Amato che non riesce a comprendere un mondo in evoluzione.

“Sono giorni di grande amarezza per me credo non solo per me” rompe così il silenzio con un intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere. Fu Eugenio Scalfari che negli anni ’80 coniò  il soprannome (oggi si direbbe nickname) Dott. Sottile con un doppio riferimento: sia per il suo  acume politico sia per la gracilità fisica.  Ora il Dott. Sottile di nuovo prova a spiegare: “Considero che quel che mi è accaduto abbia profili di immoralità. In particolare da parte di diffamatori di professione, che hanno contribuito ad alimentare con ripetute falsità il clima che c’è stato in alcuni ambiti nei miei confronti” E guardando al futuro aggiunge: “Rischiamo di avvitarci in questa forma di purificazione attraverso lo zainetto sulle spalle, appagandoci di portare davvero la cuoca di Lenin in Parlamento, mettiamola così: siamo passati dal governo dei professori al Parlamento dei fuoricorso”. Parole di un uomo che si sente messo da parte, seppur con una pensione di 31mila euro al mese (di cui una parte va in beneficenza, ma la somma è comunque ingente).

E poi minaccia chi in queste settimane lo ha diffamato. L’ironico Dottor Sottile, scaglia l’ennesima pietra: “L’unica ragione per cui sono contento della loro esistenza è che, in un periodo di magra professionale, il reddito di mia figlia già ha cominciato a trarre profitto da questi incorreggibili propalatori di falsi”.

E così se la prende con il suo acerrimo nemico, il leader del M5S: “Il signor Grillo – spiega – che mi definisce sul suo blog tesoriere di Craxi mente sapendo di mentire: usa il termine che possa farmi apparire il più spregevole possibile. Io non ho mai avuto a che fare con le finanze del Psi”.

Purtroppo gli anni passano e Amato spera di dissipare i dubbi nelle memorie dei cittadini… ma internet è impietosa perfino Wikipedia dice: “Fu deputato del PSI dal 1983 al 1994 al fianco di Bettino Craxi, del quale fu prima antagonista e poi consigliere economico e politico fino a diventare sottosegretario alla Presidenza del consiglio nei due governi Craxi I e Craxi II”. Senza citare il Fatto Quotidiano che parla di Amato come “uomo di craxiana memoria”, o lettera43.it, o la Repubblica  che nel lontano 8 febbraio ’97 riporta una frase di Craxi che inveiva contro Amato dal suo rifugio ad Hammamet:  “tu lo sapevi benissimo, caro Giuliano, avevi le mani in pasta come me, pagavi le tue campagne elettorali con i soldi del cassiere di Via del Corso e raccoglievi fondi anche per conto tuo”. E queste non sono letture solo a mezzo di Twitter diffamatori, ma della stampa accreditata che riporta notizie da fonti certe.  

Ma come fa un vice anche se non ha agito personalmente a non sapere?

Bilancio disastroso a Genova: 7 vittime, 3 ancora risultano dispersi

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Si continua a cercare i dispersi al porto di Genova mentre sale il numero delle vittime. 7 sono i corpi recuperati in mare, 3 sono stati identificati. Oltre a Daniele Frantantoio, guardia costiera di 30 anne originario di Rapallo, tra le vittime c’è anche Davide Morella, 33 anni, di Bisceglie, militare della Capitaneria di porto di Genova e e Michele Robazza, 31 anni, di Livorno, del corpo piloti di Genova.

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Le squadre di sommozzatori e soccorritori continuano a cercare i 3 dispersi, intanto si è appreso ceh nell’ascensore che è finito in mare al momento dell’impatto vi erano 3 persone e non si è a conoscenza se  sono finite in mare o sono ancora sotto le macerie della torre crollata,una struttura in cemento alta oltre 50 metri. Al Molo Giano si continua a lavorare per cercare di liberare la banchina da ciò che resta della torre di controllo del porto. Si spera nelle prossime ore di ritrovare le persone che mancano all’appello.

I feriti accertati sono 4 di cui due sono stati ricoverati in codice rosso, mentre altri due sono meno gravi. Secondo una prima ricostruzione i quattro si sono salvati perché sarebbero riusciti a gettarsi in mare prima del crollo della torre.

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La maledizione e i misteri delle navi Jolly di Ignazio Messina.

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Quello di ieri sera è l’ennesimo incidente accorso a una nave Jolly della flotta Messina.

Sono 25 anni che le navi dell’armatore Ignazio Messina sono tristemente note nelle cronache italiane e spesso si è parlato che su queste navi si potesse anche effettuare un traffico illegale di rifiuti radioattivi, ma le prove non sono mai emersi. E’ uno sei tanti misteri di Stato. In particolare i traffici illegali legati alla criminalità organizzata girerebbero intorno alla Jolly Rosso e alla Jolly Amaranto.

E’ il lontano 1987 quando la Jolly Rubino cade vittima si uno dei primi attacchi dei pirati dell’era moderna. Era la notte tra il  2 e il 3 settembre e ad assaltare la nave sono i Guardiani della rivoluzione iraniani. Alcuni membri dell’equipaggio rimangono feriti, interviene la Marina militare. Un piccolo incidente se confrontato con quello che invece accade sulla stessa nave il 10 settembre del 2002. Mentre l’imbarcazione procede verso il Sudafrica,sulla rotta Durban-Mombasa, scoppia un incendio a bordo e l’equipaggio viene soccorso attraverso l’impiego di un eleicottero… cosa c’era a bordo? La portacontiner era piena di merce pericolosa: vernici, redine, additivi, gomma… e naufraga in uno dei parchi naturali più importanti al mondo, un vero e proprio paradiso terrestre:  il Greater St Lucia Wetland Park. Il disastro ambientale è ingente e la compagia sborsa 7 milioni di dollari per le operazioni di contenimento dei materiali e recupero del carburante.

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Ma il caso più famoso resta quello della Jolly Rosso, la nave dei veleni. La Rosso si arenò alle Formiciche, ad Amantea, Cosenza, il 14 dicembre 1990, e l’equipaggio fu recuperato grazie all’intervento di due elicotteri della Guardia Costiera. Si aprono tre inchieste (successivamente tutte archiviate) per scoprire l’effettivo contenuto della motonave. La prima dal sostituto procuratore di  Domenico Fiordalisi, nel 1992, che ne ordinò la demolizione. Poi, nel 1999, la richiesta d’archiviazione del sostituto procuratore di Reggio Calabria Albero Cisterna e infine nel 2009 quella del sostituto procuratore di Paola Francesco Greco. Pur non avendo elementi sufficienti sulla compagnia Messina, tutti esprimono nei loro documenti molti e pesanti dubbi sul carico effettivo, sul ruolo di alcuni personaggi che hanno ruotato intorno alla vicenda, sulla ditta olandese prima assoldata per il recupero, poi pagata e allontanata, sulla falla misteriosa e sui rifiuti trasportati in gran fretta dalle stive della nave a due discariche nei pressi del comune calabrese. E infine, su chi ha potuto interrare migliaia di metri cubi di rifiuti tossici e radioattivi nel fiume Olivo, proprio dove la nave spiaggiò. Ma le indagini rimangono aperte. A questo caso, e in generale al traffico di rifiuti tossici dall’Italia ai Paesi africani, oltre che alle presunte pratiche d’interramento e affondamento di navi zeppe di materiali speciali e radioattivi, è stato collegato l’omicidio della giornalista Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio.

E’ il 2002 quando la nave portacontainer Jolly Verde, un “bestione” di circa 30 mila tonnellate e lunga quasi 200 metri speronò Ponte Libia, abbattendo una gru pacheco alta oltre 40 metri. Fortunatamente l’incidente avvenne di notte, se fosse accaduto di giorno sarebbe stata una strage.

Arriviamo così all’aprile 2009. La Jolly Smeraldo viene attaccata dai pirati al largo di Mogadiscio. Attraverso due manovre, la nave riesce comunque a sventare l’assalto e riprendere la sua rotta.

La Jolly Amaranto, altra nave dal carico composito, si è invece arenata all’imbocco del porto di Alessandria d’Egitto il 13 dicembre 2010. Prima dello strano incidente l’imbarcazione era rimasta in balia delle onde per tre giorni e tre notti a una trentina di miglia dall’approdo, a causa di un’avaria ai motori. Alla fine due rimorchiatori sono riusciti ad agganciarla e l’hanno trainata fino all’ingresso del porto: nonostante l’estrema cautela della manovra una delle due pilotine è entrata in avaria e la Amaranto ha iniziato a imbarcare acqua, inclinandosi da un lato e affondando. Tutti salvi i 21 membri dell’equipaggio.

Ma non finisce qui la sventura, maledizione, mistero e segreto della flotta Messina. E’ l’11 agosto 2011 e la Jolly Grigio è protagonista, a Ischia, di una drammatica collisione che portò all’inabissamento del peschereccio “Giovanni Padre”. Uno scontro che causò la morte di Vincenzo e Alfonso Guida, i due marinai di Ercolano che erano rimasti intrappolati all’interno dell’imbarcazione.

Se nel 2012, il gup Alessio Natale aveva assolto dall’accusa di favoreggiamento Aniello Puglisi, il comandante del Jolly Grigio, misure cautelari erano state disposte due marittimi arrestati, Mirko Sarnelli e Maurizio Santoro, accusati di omicidio colposo plurimo e di naufragio colposo.  Entrambi – come aveva confermato l’ ammiraglio Domenico Picone, comandante della Capitaneria di porto di Napoli – era risultati positivi al narcotest. 

Sono decisamente troppi gli incidenti a queste navi e troppi i misteri che ruotano intorno alla flotta Messina.

Lutto cittadino a Genova: identificata una vittima. La procura apre un fascicolo

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Il sindaco Marco Doria ha proclamato per domani il lutto cittadino a Genova a seguito del “gravissimo incidente avvenuto nel porto, che colpisce l’intera città” ed ha espresso  “il cordoglio dei genovesi ai familiari di coloro che hanno perso la vita nello svolgimento del proprio lavoro.” a cui il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando ha aggiunto quello “di tutta la comunità ligure”. “Il mio pensiero in questo momento è per le vittime, i feriti, i dispersi e le loro famiglie – ha dichiarato -. Mi unisco al dolore e alla preoccupazione del presidente dell’Autorità Portuale, del Sindaco di Genova e di tutti gli operatori portuali per questo colpo al cuore della nostra città”.

Il bilancio provvisorio dell’urto della Jolly Nero contro il molo la scorsa notte è di tre vittime e sei dispersi, ma Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale di Genova, non riesce a comprendere l’accaduto: “E’ davvero difficile riuscire a spiegare cosa sia successo, perché la nave non doveva essere lì. La nave stava uscendo, di questo siamo certi. Ma una nave di quelle dimensioni non fa manovra lì. E’ davvero inspiegabile al momento quanto successo”. Merlo, in mattinata, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente del consiglio Letta per fare il punto della situazione, mentre, nella giornata odierna,il ministro Lupi arriverà a Genova per un sopralluogo al Molo Giano.

Mentre continuano le ricerche dei dispersi, uno dei quali ieri sera avrebbe ricevuto una telefonata da sotto le macerie ma la sconnessione della linea non ha permesso l’identificazione del posto, è stata resa nota l’identità di una delle tre vittime del crollo della torre di controllo. Si tratta del 30enne Daniele Fratantonio. L’uomo, originario di Rapallo, dove oggi le bandiere saranno tenute a mezz’asta, al momento dell’incidente lavorava alla centrale operativa della guardia costiera e si trovava nella torre piloti, assieme alle altre 12 persone coinvolte. Per quanto riguarda le altre due vittime dell’impatto, si tratterebbe di un pilota del porto e di un militare della guardia costiera. A seguito dell’incidente, il procuratore capo di Genova, Michele di Lecce, ha annunciato che la procura ha aperto un fascicolo: “Stiamo ascoltando diverse persone. L’ipotesi è quella di omicidio colposo contro ignoti”.

Il terremoto spinge la gente in strada in provincia di Perugia

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Continua lo sciame sismico iniziato il 20 aprile nel norde della provincia di Perugia. Nella notte sono state registrate cinque scosse, la più forte delle quali di 3.6 sulla scala Richter, e arriva così a 57 il numero di fenomeni dello sciame sismico con magnitudo uguale a superiore a 2 verificatesi finora. A Città di Castello e nell’Alto Tevere umbro non sono stati segnalati danni nè a persone nè a cose, ma è stata grande la paura: la gente è corsa in strada spaventata e molti cittadini non volevano rientrare nelle loro abitazioni. Il Comune ha così deciso di aprire il Palasport per dar loro rifugio mentre i tecnici ed i vigili del fuoco sono al lavoro per verificare eventuali danni.

“Gli uomini si dividono in due gruppi: il primo, infinitamente numeroso, …

futuro

… cui appartengono coloro che si affannano per le cose volgari e comuni, che percorrono solo strade note già esplorate da altri; il secondo, molto piccolo, cui appartengono gli uomini che attribuiscono un valore straordinario a ciò che sanno di dover fare. Costoro non si accontentano se non della gloria, respirano l’aria del secolo successivo che dovrà cantare le loro imprese e vivono quasi nell’eternità! Sono uomini sui quali una strada nuova esercita un fascino irresistibile. Per Alessandro, è stata la strada di Persia; per Colombo, la rotta delle Indie; per Napoleone, il cammino che portava al dominio del mondo; per San Martin, la libertà dell’America.”

-Maria Eva Duarte de Perón-

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