Esplosioni e nube nera: in fiamme deposito d’auto a Ponticelli

fiamme doposito auto

Dopo il crollo del balcone durante la festa del Patrono, Napoli ieri è stata colpita anche da una seconda calamità che ha richiesto l’intervento di decine di pompieri. A Ponticelli, al deposito d’auto Scarpato, è divampato, in tarda serata, un incendio che ha causato diverse esplosioni per la presenza di carburante all’intero delle circa 500 vetture ferme nel piazzale. Se il rogo, durato oltre 5 ore e che ha creato una nube di fumo nero che ha coperto il cielo, ora è stato placato, si teme però che il materiale andato a fuoco abbia liberato sostanze tossiche, vista la presenza di benzina e gasolio nei serbatoi delle vetture che si trovavano al deposito. Ancora non sono note nè l’origine nè la dinamica dell’incendio e non è stato stabilito se il fatto abbia avuto origine dolosa o colposa.

Alessandra Iacullo: una mano femminile dietro la sua morte?

Alessandra Iacullo-tuttacronaca

Alessandra Iacullo, uccisa giovedì sera a Ostia con delle coltellate a collo, labbra, guance e braccia, potrebbe essere morta per opera di una donna. Lo dicono i medici che hanno eseguito l’autopsia, secondo i quali i tagli trovati sul corpo della 30enne sono opera di una mano femminile. La ragazza, che ha cercato di difendersi, ha graffiato il suo assassino (o assassina), offrendo così agli inquirenti la possibilità di analizzare frammenti di pelle estratti da sotto le sue unghie. Gli stessi inquirenti, intanto, stanno esaminando i tabulati del traffico telefonico delle ultime ore di vita di Alessandra: chi l’ha incontrata e uccisa, infatti,  l’aveva probabilmente contattata telefonicamente poco prima. Non solo, nel mirino investigativo c’è il rapporto tra la giovane e un’altra donna con la quale la vittima potrebbe aver avuto un litigio prima di essere colpita. Ma non si esclude neppure che possa invece essere stato un uomo, ingelosito o infastidito dalla relazione, ad aver colpito la ragazza. La dinamica ancora resta confusa, ma la relazione sembra essere un perno centrale nelle indagini tanto che sono al vaglio alcuni messaggi affettuosi che Alessandra avrebbe scambiato, su Facebook e con il telefonino, con una donna 60enne, già interrogata. Essendo ancora nell’ambito dell’ipotesi, la polizia continua a vagliare tutte le piste, continua a scavare nell’ambiente frequentato dalla vittima ed ha già sottoposto ad interrogatorio una trentina di persone.

Domani le autopsie sui membri della famiglia Piccolo

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Dopo che anche il 24enne Claudio è stato dichiarato formalmente morto, domani avranno luogo le autospie sui corpi della famiglia Piccolo. Oltre al ragazzo, il padre Michele, su cui saranno eseguiti anche gli esami tossicologici, la sorella Letizia e la madre Maria Chimienti. Al 55enne è stato eseguito anche l’esame dello stub, per rilevare eventuali tracce di polvere da sparo che potrebbero confermare l’ipotesi che sia stato lui a sparare con un’arma che i carabinieri ancora continuano a cercare. Stando alla prima ricostruzione, infatti, si tratterebbe di un omicidio-suicidio: Michele Piccolo potrebbe aver ucciso le due donne nel pomereggio e atteso quindi il rientro del figlio dal lavoro la sera per colpire anche lui prima di togliersi la vita annegandosi nella piscina della loro villa, probabilmente in seguito ad assunzione di sedativi. Gli inquirenti comunque non hanno ancora escluso altre piste. Nel frattempo è emerso che, prima dei fatti, i coniugi si sono recati a Bari per una visita da un noto neurochirurgo che ha riferito ai carabinieri la circostanza poi confermata da un testimone che dice di aver visto la coppia verso le 17.30 mentre rientrava in paese.

Sequestrata coca nel Porto di Gioia Tauro

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La quadra mobile di Reggio Calabria, insieme all’Agenzia delle Dogane con il coordinamento della Dda reggina e della Procura di Palmi, ha proceduto al sequestro di un carico di 190 kg di cocaina nascosti in un container in transito, sbarcato nel porto di Gioia Tauro dalla nave Bellavia. L’operazione è stata resa possibile da riscontri documentali e controlli che hanno portato a individuare la droga. La sostanza, divisa in 148 panetti, era stata nascosta in sacchi di juta e plastica confusi con altri contenenti caffè.

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