Da dove ripartiamo: gli ultimi 7 giorni…

riassunto settimanale

Dal punto di vista politico, questa settimana è stata ricca di eventi, a partire da lunedì quando, mentre i manifestanti in piazza protestavano, Napolitano ha accettato di tornare ad assuemere il ruolo di Presidente della Repubblica. Un capo in mezzo alla baraonda che è la politca italiana, quando non si capisce più chi sta con chi, dove sono gli inciuci, i franchi tiratori girano a piede libro e… i ministri fuggono in autoambulanza per non aver a che fare con i cittadini che li hanno eletti! Insomma, dopo Berlusconi che, dimessosi dal ruolo di premier, quando ha sentito profumo di elezioni (e odore di tribunale) ha deciso di tornare in campo, dopo Monti che aveva assicurato che terminato il periodo di governo tecnico sarebbe tornato alla sua Bocconi, anche Re Giorgio non ce l’ha fatta a lasciare i palazzi del potere, nonostante avesse ripetuto all’infinito che una sua ricandidatura sarebbe stata al limite del ridicolo… Nel frattempo, con un PD allo sfascio e un’idea di governo basato sulle larghe intese, bisognava trovare la persona adatta per la leadership. Dopo un rapido giro di consultazioni, la scelta è caduta su Enrico Letta che si è trovato nella scomoda situazione di dover creare un governo ben sapendo che assicurarsi la fiducia al momento non è il compito più semplice del mondo. Eppure ce l’ha fatta (che riesca a farlo durare è un altro discorso e molto dipenderà dalla volontà di Berlusconi) e ieri ha presentato la sua lista di 21 nomi, tra i quali 7 donne, con un ministro di colore, Cecile Kyenge, che non è nato sul suolo Italiano, insomma, una dichiarazione di guerra alla Lega! Ma tutto quello che ha fatto la politica in questi anni, le vite che ha calpestato, schiacciato, dilaniato per quel giuramento troppe volte non rispettato, quello che anche oggi hanno ripetuto e che si conclude con “nell’interesse esclusivo della Nazione”, non poteva continuare a passare impunito. Così oggi, mentre il nuovo governo era intento nella sua celebrazione, all’esterno di Palazzo Chigi è avvenuta la tragedia: una sparatoria che, non potendo ferire i politici, ha colpito due carabinieri. Altri due militari in ospedale, mentre ieri un terzo, Tiziano Della Ratta, ha perso la vita in servizio. Sembra che le vite degli eroi quotidiani siano destinate a terminare senza pace: ce l’ha dimostrato Fermo Santarossa, un imprenditore che ha preferito la morte all’obbligo di licenziare i suoi dipendenti. Una tragedia consumata in silenzio, per non disturbare. Una lezione di dignità. Non solo la crisi, anche il male di vivere, la depressione, un dolore troppo grande per essere portato… Alessia Olimpo, 35 anni, non ce l’ha fatta a riprendersi, nonostante una bellissima figlia, nonostante l’amore del marito Alberto Calderoli: si è tolta la vita, portando la piccola con sè, forse per evitarle quella lotta che si chiama vita. Che è a volte dura, altre pericolosa, ma che sa essere anche il viaggio più meraviglioso che si possa intraprendere, se solo una piccola luce dentro ci aiuta ad illuminare la strada.

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C’è bisogno di leggerezza, sì, indubbiamente! Allora spazio ai programmi più amati, alle ultime indiscrezioni, al gossip che permette di guardare altrove. Quello che forse lascia un po’ di amarezza è troppo spesso fanno parlare gli scandali, si guarda al “buio” dei famosi di turno per non sentirli troppo distanti da noi o, forse, per non idealizzarli. Poi si guardano i talent, nella speranza di ritrovarsi un giorno là in mezzo, forse perchè l’attenzione mediatica fa in qualche modo sentire vivi. Fatto sta che questa settimana l’apice dell’interesse l’ha raggiunto la notizia che Miguel Bosè lascia Amici! Ebbene sì, anche gli “amici” a volte si trasformano in nemici. E infatti la lettera di Selvaggia Lucarelli indirizzataa Belen Rodriguez, che vorrebbe essere la summa della corretta maternità assume le tinte di un’anima che si rode nell’invidia: potere delle copertine patinate! E che dire poi della favola tutta italiana di Cenerentola? Una cassiera che fa battere il cuore al calciatore più corteggiato dal gossip… sì, stiamo parlando di Cavani e della sua Maria Rosaria. Miracoli del tempo che scorre: una volta il principe arrivava su un cavallo, non era sposato, non aveva figli… ora di cavalli ne ha a migliaia, tutti rinchiusi in un motore, tradisce la moglie incinta e l’apice della sua carriera la raggiunge rincorrendo il pallone assieme ad altri 21 uomini in pantaloncini corti. Lo stadio non sarà un castello ma… l’amore dona una fantasia immensa! E a proposito di immaginazione…quella umana non ha limiti, lo dimostrano le biblioteche piò originali del mondo: strutture fantasiose ed accoglienti che permettono di perdersi in mezzo a mondi altri. Perchè di una cosa siamo certi: come un ottimo libro… non c’è nulla. E se non bastano per fugare gli incubi, forse potrebbe riuscirci un piccolo amico a quattro zampe: guardare il video che segue per credere!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK! 

Uno sguardo a… Filetto di maiale all’alloro.

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La ricetta puoi trovarla QUI!

Penelope Cruz sul set di… Nine di Rob Marshall

Penelope Cruz sul set di… Non ti muovere di Sergio Castellitto

Penelope Cruz sul set di… Tutto su mia madre di Pedro Almodovar

Gente di Alcobendas… Penelope Cruz

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Uno sguardo ad Alcobendas… il centro dell’arte

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Uno sguardo ad Alcobendas… il teatro.

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Uno sguardo ad… ALCOBENDAS, Madrid, Spagna.

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Gli albanesi che sfregiarono Lucia Annibali e una strana casualità

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Continua in ospedale l’odissea di Lucia Annibali, l’avvocato 35enne, aggredito lo scorso aprile nel suo appartamento a Pesaro, da due albanesi, probabilmente mandati dall’ex  Luca Varani. Ma mentre le condizioni della donna restano stabili, la polizia ha fermato  Altistin Precetaj, 28 anni, albanese di Scutari, che si sospetta essere uno dei due esecutori materiali del gesto che hanno sfigurato l’Annibali. L’albanese è stato localizzato dai carabinieri in un casolare di Novilara, dove aspettava che le acque si calmassero per scappare all’estero. Resta ancora ricercato l’altro albanese,
Rubin Talaban, 31 anni, suo concittadino, considerato l’uomo che ha materialmente gettato l’acido addosso alla vittima. I due albanesi sono stati incastrati dalle immagini di una telecamera di sicurezza che li ha ripresi in Via Rossi, la sera dell’agguato, a pochi passi dall’abitazione di Lucia Annibali. Precetaj, difeso dall’avv. Umberto Levi, avrebbe detto di aver incontrato casualmente Talaban, di aver preso un caffé con lui per poi andare a trascorrere la serata in un circolo dopo aver lasciato l’amico.

Talaban, e questa è la prima casualità, era stato fermato circa 3 settimane prima dell’agguato dalla polizia per un controllo: con sé aveva una bottiglia di acido e non aveva saputo spiegare perche’ se la portasse dietro. Il nervosismo gliel’aveva fatta scivolare di mano e l’acido era caduto, ferendolo, su un piede dell’agente che lo stava controllando. Fatti gli accertamenti del caso, Talaban era stato allontanato con foglio di via, ma evidentemente era rimasto in zona. Altro aspetto ‘strano’ della vicenda, e probante per i carabinieri, il tentativo di Varani di disfarsi di una Smart immatricolata nel 2004, in ottime condizioni d’uso, facendola rottamare. La city car, però, non è stata demolita, e su quella – e altre auto in uso al professionista – i carabinieri del Ris stanno effettuando rilievi perché la convinzione degli investigatori è che vi siano tracce di acido, in particolare sul blocco dell’accensione, posto tra i due sedili, che risulta corroso. Varani inoltre si sarebbe presentato una seconda volta dall’autodemolitore per richiedergli indietro i sedili con la scusa di volerli vendere su E-Bay. Gli inquirenti sono convinti che Varani fosse ossessionato dalla donna, che lo aveva lasciato a ottobre dopo aver scoperto che il compagno non aveva mai troncato la relazione con la sua fidanzata ‘storica’, da cui peraltro l’uomo aspetta un figlio. A febbraio, è emerso dalle indagini, Lucia Annibali se l’era ritrovato sul pianerottolo di casa. Entrando, aveva avvertito un forte odore di gas. Aveva così chiamato un tecnico scoprendo che alla caldaia mancava del tutto una guarnizione. Vi era stato quindi già un tentativo di uccidere la donna, la quale ha dichiarato di non aver mai voluto sporgere denuncia per non rovinare professionalmente l’uomo.

La gaffe di Marra sul ministro di colore per l’Integrazione

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Momento di imbarazzo per Donato Marra, segretario generale della presidenza della Repubblica, che  durante il giuramento del nuovo governo si è chiesto come avrebbe dovuto pronunciare il nome del ministro di colore all’Integrazione Cecile Kyenge.

“Questa come si leggerà?”, dice Marra che, come si sente nel video trasmesso dal canale del Quirinale.

L’analisi sul paese di Stefano Rodotà da Fazio a Che tempo che fa.

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“Sa l’elettorato del Pci…” Stefano Rodotà scivola su questo lapsus a “Che tempo che fa”, nel rispondere a una domanda di Fabio Fazio, poi si corregge e ammette  “Sa, l’elettorato del Pd è molto complicato”.

Ma perchè la sinistra non l’ha votato? Fazio fa la domanda che qualsiasi italiano, di destra e di sinistra, si sta chiedendo dal giorno dell’elezione del Presidente della Repubblica e Rodotà risponde con una domanda “Dovevo andare a chiedere di candidarmi? Ma io ho una storia lì dentro…” Una storia che passa dal Pci e arriva al Pds… una storia che va ben oltre alla sinistra dilaniata dalle correnti e piena di protagonismi. Una storia che si riallaccia ai veri valori di uguaglianza e di diritti delle persone. Quei diritti calpestati dalla superficialità di alcuni politici e dalla corruzione di altri, quei diritti negati  dalla maleducazione di chi per troppi anni ha trattato il parlamento come un luogo dove “bivaccare” con insulti e “condanne” sommarie verso intere fasce della popolazione.  Forse è tempo davvero di iniziare a pensare a nuovi equilibri… Rodotà pensa a Vendola.   

Assaltato il ministero dell’Interno in Libia

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Gruppi di uomini armati hanno cercato di assaltare il ministero dell’Interno a Tripoli. La tensione sale in Libia, ma “questi attacchi non ci metteranno mai in ginocchio e noi non ci arrenderemo”, ha riferito lo stesso premier, Ali Zeidan, dopo che altri gruppi di miliziani avevano tentato anche di penetrare all’interno del ministero degli Esteri.

Quanto costano agli italiani gli ex presidenti di Camera e Senato? 500 mln

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Quanto costano agli italiani gli ex presidenti di Camera e Senato? 500 milioni all’anno!

Benefit che consitono, tra l’altro, nell’assegnazione di un’auto blu, di un ufficio in pieno centro e di uno staff di personale, tutto gratuito per dieci anni. Per rinunciarci, basta dichiararlo in una lettera che, per ora, ha presentato solo Pierferdinando Casini.
La Iena Filippo Roma ha provato a chiedere spiegazioni a diversi ex presidenti della Camera, tra cui Fausto Bertinotti, Irene Pivetti, Gianfranco Fini e Renato Schifani, ma ha raccolto solo reazioni irritate.

Parla la donna incinta ferita nella sparatoria di Palazzo Chigi

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Si è trovata fianco a fianco con un attentatore. E’ ancora sconvolta Marina Stolfi, che insieme al marito, Andrea erano usciti a fare una passeggiata sotto il sole di Roma. Quando sono partiti gli spari, Marina,  incinta al quarto mese di gravidanza, stavano camminando tranquillamente con il loro figlio nel passeggino. Intanto la polizia stava transennando la piazza per l’arrivo dei ministri e a quel punto la famiglia Stolfi si è trovata accanto a Luigi Preiti che ha iniziato a sparare. Cinque,sei, sette colpi e l’universo è cambiato. Urla e sangue. Andrea, 39 anni, cerca di mettere a riparo suo figlio, portando il passeggino, dietro la guardiola, ma il bambino cade e si ferisce uno zigomo. Nulla di grave, ma è il panico. Marina, invece rimane ferita a un braccio, anche per lei tanta paura, ma non ci sono rischi. Anche Andrea alla fine si troverà una ferita superficiale sulla gamba. Alla fine la famiglia sta bene, vengono anche trasportati al Santo Spirito per gli accertamenti. Sono increduli che hanno sfiorato la tragedia restando quasi illesi.

Ma Andrea ricorda quegli attimi con precisione: «Avevamo parlato proprio ad uno dei carabinieri, che stava transennando la piazza e ci aveva detto di tornare indietro. Ho rischiato di essere al suo posto. Quell’uomo in giacca e camicia poteva colpire anche me e soprattutto la mia famiglia. La differenza è solo di qualche metro, abbiamo rischiato di essere colpiti anche noi».

Per far passare la paura ci vorrà del tempo, ma l’importante è che nessuno di loro è stato ferito gravemente.

Le emozioni del secondo tempo di Milan-Catania: 4-2!

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Le squadre tornano in campo dopo un primo tempo inaspettato tanto quanto avvincente. Milan sempre in attacco, palle gol che si sono sprecate, Catania che amplifica la difesa per impedire che la rete venga violata. Al 30′ il colpo di scena: Legrottaglie insacca alle spalle di Amelia: 0-1. I rossoneri si scatenano ulteriormente ma solo al 45′ Frison, estremo difensore siciliano all’esordio assoluto in serie A, capitola davanti ad un destro a incrociare di Flamini.

Tornano in campo gli stessi 22 del primo tempo, la determinazione rossonera è rimasta invariata così la compattezza della difesa catanese anche se è passata a 3 con Izco salito a destra. I ragazzi di Allegri cercano implacabilmente il raddoppio, due corner non postano a nulla di fatto mentre El Shaarawy, al 6′, obbliga Frison a tuffarsi a destra per respingere. L’incontro continua ad essere entusiasmante: il Milan attacca, il Catania difende salvo poi cercare il contropiede in velocità pur non facendo soffrire gli avversari. Frison, al debutto in serie A, sta giocando un’ottima partita, all’11’ respinge in corner anche Montolivo. La squadra di Maran approfitta del calo di pressione offensiva dei milanesi che iniziano ad essere un po’ affaticati: Barrientos calcia in profondità per Bergessio: pallonetto di sinistro che batte Amelia: 1-2! Allegri cerca nuove soluzioni sostituendo Nocerini con Pazzini: la formazione passa a 4-2-3-1. Al 26′ El Shaarawy spreca una palla con un pessimo tiro a lato: la squadra non sta reagendo. Balotelli viene ammonito per proteste: il cartellino gli offre la carica che stava cercando: destro violento che Frison riesce a respingere, Pazzini si avventa sulla sfera e insacca di sinistro a porta sguarnita: 2-2! Al 31′ contropiede rossonero: Montolivo in area serve El Shaarawy, Frison respinge ma Pazzini è pronto sulla ribattuta: 3-2! Doppio cartellino giallo dell’arbitro Massa: ammoniti Barrientos e Flamini a seguito di un parapiglia: i catanesi circondano l’arbitro perché il contropiede è nato da un presunto fallo di Boateng sul loro numero 28. Negli ultimi minuti di gioco la squadra di Allegri cerca di amministrare il vantaggio e il ritmo cala. Al primo minuto di recupero, Izco atterra Balotelli in area di rigore, Mario da dischetto non perdona: 4-2!

Nonostante il calo di ritmo nella fase finale, non sono mancate le emozioni in questa partita che riconsegna il terzo posto ai Milanesi.

Rodotà è pronto a mettersi al fianco di Vendola.

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“Ho partecipato a molti cantieri in questi anni e parteciperò anche a questa discussione che si sta aprendo”. Lo ha detto Stefano Rodotà a ‘Che tempo che fa?’ rispondendo alla domanda se volesse partecipare al cantiere della sinistra che vuole aprire Vendola.

Gasparri condanna Grillo per l’attentato e Veltroni prende le difese del M5S

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«Urla, aizza, minaccia, esalta al qaeda e poi qualcuno spara. Chiare le colpe.Sappiamo chi ha incoraggiato i violenti. C’è chi ha se minato violenza, sappiamo bene chi sia, prima qualcuno delira poi arriva il disperato armato. C’è chi  ha invocato bombardamenti sui palazzi della politica poi uno va lì e spara ai carabinieri. Ci sono responsabilità evidenti. Un abbraccio ai carabinieri feriti. Avrà pure sparato un pazzo ma c’è gente che evoca violenza da troppi giorni in quelle vie di Roma».  Così il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Pdl), lancia accuse dai social network.
Infine, con un tweet, polemizza con Gianfranco Rotondi, suo compagno di partito, reo di aver preso le difese di Grillo affermando: «Nessuno speculi sulla vicenda di stamane con la sparatoria nei pressi di palazzo Chigi per associare il Movimento 5 stelle alla violenza. Il clima di attacco alla politica non è figlio di Grillo, al massimo ne ha tratto legittimamente vantaggio».

Secca la replica di Gasparri: «Solidarizza con i carabinieri, non con chi non lo merita».

Il Pdl si spacca quindi sulla sparatoria di Palazzo Chigi, con un Gasparri che, purtroppo, non riesce a guardare il disagio profondo che si vive in Italia. Sarebbe fin troppo facile e strumentale accusare Grillo che, al contrario, ha sempre professato la linea pacifica di protesta. La verità è che Gasparri non vuole vedere in faccia la gravissima condizione socio-economica che attanaglia il nostro Paese e si rifugia in un’accusa sterile e infondata.

Dal blog Grillo risponde seccamente:  «Ci discostiamo da questa onda che spero finisca lì perchè il nostro MoVimento non è assolutamente violento. Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale».
Mentre in una nota congiunta i capigruppo del M5S Roberta Lombardi e Vito Crimi dichiarano «A nome di tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle esprimiamo la nostra ferma condanna per il folle gesto di violenza perpetrato poco fa davanti a Palazzo Chigi ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà umana e civile ai tre Carabinieri in servizio ed al passante feriti. La democrazia non accetta violenza».

In soccorso di Grillo e dell’M5S arriva anche il Twitter di Walter Veltroni: «Ciò che è accaduto a Roma lo chiariranno gli inquirenti. Chiamare in causa, per il clima, il M5S è un errore grave e una strumentalizzazione». Lo scrive su twitter Walter Veltroni commentando la sparatoria davanti a palazzo Chigi.

Il tweet di Veltroni spazza via anche il “Chi semina vento raccoglie tempesta” di La Russa  «Abbiamo sempre sostenuto che la predicazione dell’odio e dell’abbattimento dell’avversario, che si manifesta anche col sistematico disturbo organizzato delle manifestazioni altrui a cui il centrodestra non si è mai accodato, può portare le persone psicologicamente predisposte all’uso criminale della violenza. Scontate le condanne anche sincere di ogni parte politica ma non basta per sentirsi tutti assolti. Ai feriti e all’Arma dei Carabinieri la mia totale vicinanza e solidarietà».

Quando riusciranno i nostri partiti a fare un “mea culpa” per la situazione in cui versa la popolazione italiana e smetteranno di ribalzarsi le colpe di partito in partito? Soprattutto quando smetteranno di trovare colpe  al M5S anche per una stella cadente?

Milan-Catania: il primo tempo che non ti aspetti! 1-1

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Allegri ha i giorni contati, 5 per l’esattezza. Tanti quanto gli ultimi incontri, quelli neccessari per assicurarsi il terzo posto e centrare l’obbiettivo Champions. Senza il risultato, considerato anche che la Fiorentina oggi ha scavalcato i rossoneri, ci sono due possibilità: probabilmente dovrà dire addio ad una direzione con il quale non c’è mai stata una grande intesa, sempre che invece non scelgano di riconfermarlo e a quel punto spetterebbe all’allenatore decidere se restare o cedere al pressing di Roma e Napoli. Del resto è noto che a Miranello il piano B è già pronto, su volere di Berluscono: Clarence Seedorf, che ancora non ha il patentino, ma difficilmente rifiuterebbe la panchina. Per fortuna sua e della squadra, comunque, Allegri oggi ritrova in campo Balotelli e si scontra con una squadra che non ha grandi velleità pur essendo in un buon piazzamento con l’Europa League non lontana.

Le squadre scendono al Meazza di Milano sotto la pioggia, ma il campo non è in condizioni proibitive. Al 3′ arriva già un episodio da moviola: Boateng calcia al centro e Legrottaglie intercetta con un braccio molto largo. Subito dopo Balotelli guadagna una punizione che regala a sua volta un angolo. Nei primi minuti l’intensità di gioco dei rossoneri regale buone azioni, mentre il Catania deve ancora entrare completamente in partita. I ragazzi di Maran continuano a regalare punizioni agli avversari, che però non riescono a chiudere con successo. Balotelli sembra voler recuperare il tempo perso anche se non riesce ancora a finalizzare l’azione. Al 16′ interviene in scivolata su un cross basso di Boateng ma sfiora appena il pallone sottoporta mentre al minuto successivo lancia sul fondo. La squadra di casa domina la partita e ha l’ennesima occasione gol al 24′ con un cross dalla destra, Balotelli e Flamini non riescono a deviare, entrambi si lamentano per le marcature “energiche” dei difensori del Catania. Due minuti dopo Bergessio viene ammonito per essere entrato in scivolata in ritardo su Abate che esce zoppicando, rientra subito, ma le condizioni non sembrano migliorate. Colpo di scena al 30′! Nocerino falloso su Barrientos fa guadagnare un calcio di punizione per il Catania, Lodi scodella al centro e Legrottaglie di testa anticipa tutti e batte Amelia: 0-1! Subito dopo Gomez cerca il raddoppio ma trova Amelia sulla sua strada. I rossoneri passano al contrattacco, ma Boateng colpisce la traversa. La partita si scalda e si accende una mischia nell’area del Catania: conclusione di Balotelli a botta sicura respinta da un difensore, il pallone arriva a Montolivo che calcia, Frison respinge. Il Milan reagisce alla grade dopo il gol subito. Continua ad essere falloso il Catania: già tre cartellini gialli per la squadra di Maran (Bergessio, Frison, Legrottaglie), solo uno per i rossoneri (De Sciglio). I ragazzi di Allegri continuano a giocare ininterrottamente in attacco, ma senza esito. La svolta arriva al 45′: Abate calcia un cross, Boateng di petto passa a Flamini che di destro insacca alle spalle di Frison: 1-1! Un minuto di recupero e Massa manda tutti in spogliatoio.

 

Emma e il calcio a Miguel!

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Dopo tante polemiche forse emerge la verità ed è tra le più sconcertanti. L’alterco di “Amici” fra Miguel Bosé ed Emma Marrone sarebbe degenerato dietro le quinte e dalle frecciatine reciproche si sarebbe passati ai fatti: un calcio che Emma avrebbe dato a Miguel si era già parlato, ma ora emergono i particolari e quel calcio sarebbe andato a finire  proprio sul fondoschiena di Bosé. A quel punto il coach avrebbe deciso di abbandonare la trasmissione, forse sarà felice anche Maria De Filippi che ancora non gli ha perdonato l’eliminazione di Emanuele…

Parte l’Alf-etta! Il governo Alfano-Letta domani chiederà la fiducia

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Domani alle 15 Enrico Letta chiederà la fiducia in parlamento e poi la macchina governo si metterà in moto. Che macchina sarà? Un’Alfetta. Un’auto che dovrà dribblare molte questioni scottanti: dal conflitto d’interessi che ormai sarà accantonato, a quei processi del signor B. che probabilmente si concluderanno in pene lievi, nonostante gli sforzi della Bocassini.

Ma cosa c’è sul tavolo? Al primo posto l’economia! Non a caso Letta ha arruolato Fabrizio Saccomandi, un nome e una garanzia, visto che subito dopo la laurea in Economia, conseguita presso la Bocconi, entrò, a soli 26 anni, a Bankitalia.

Il primo provvedimento sarebbe quello fortemente voluto dal Pd, ma che forse troverebbe terreno fertile anche in casa Pdl di cancellare e restituire l’Imu sulla prima casa a chi ha un Imu pari a 500 euro per poi ridistribuire l’intera tassa sulle altre fasce di contribuenti considerati a reddito elevato. Così di andare ancora una volta a colpire la classe media, riducendo e deprimendo maggiormente i consumi che sono già ai minimi storici. Che fine faranno l’aumento dell’Iva e della Tares? Forse non passeranno, ma il futuro di queste due tasse è molto incerto. Quindi l’Alfetta dovrà vedere come muoversi su questo terreno accidentato…

Poi ci sarà il problema esodati… ancora i numeri continuano a essere incerti. A giugno finisce la cassa integrazione in deroga e bisognerà trovare il modo di garantire tutti. Qui il terreno si fa tortuoso e la strada è in salita… sarebbe più opportuno avere un suv, ma è già tanto avere un Alfetta.

Poi arriviamo alle spese per le missioni all’estero e a quelle da sostenere per l’acquisto dei famigerati F35. O si cambia strada o si vola… chissà se l’Alfetta è predisposta anche per i vuoti d’aria?

Quel che è certo è che l’Alfetta si blinda e aumenta la scorta ai ministri dopo gli spari di oggi!

La villa di Bruno Vespa!

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Si trova a Cala Feola, all’isola di Ponza, la villa di Bruno Vespa che è ora oggetto di indagine. In particolare la procura di Latina ha aperto un fascicolo per appurare se siano stati commessi, o meno, degli abusi edilizi. Al momento non ci sono iscritti nel registro degli indagati. Due le questioni aperte: il conduttore ha presentato istanza di condonoal Comune e per un locale grotta, che oggi è un deposito per gommoni, che le autorità hanno respinto. E poi una piscina nata come “vasca di accumulo per le acque a servizio dei mezzi antincendio”. E che oggi è anche una piscina con tutti i comfort. Cosa dice l’interessato? “Si tratta di una vasca anti-incendio – ha commentato Vespa – con permesso di balneazione, autorizzata da 7 enti diversi. E’ giusto che la magistratura faccia gli accertamenti. Staremo a vedere”. Gli agenti della Forestale hanno fatto un sopralluogo e relazioneranno al pm.

 

Le immagini religiose sul sito dell’attentatore di Roma? Un fake?

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Alcune testate riportano la notizia che andando sul Facebook di Luigi Preiti, l’uomo che questa mattina ha aperto il fuoco davanti a Palazzo Chigi, mentre il governo Letta giurava al Quirinale, si può notare come il profilo sia invaso da immagini religiose. In particolare si possono vedere immagini del carcere di Rebibbia con la frase: “Misericordia di Dio speranza unica dei disperati, Confido in te”.

E’ poco probabile che il profilo sia quello dell’attentatore anche perché risulta un diploma di ragioneria conseguito nel ’92.

Inoltre c’è chi, in queste ore, si cambia il nome per assumere quello di Luigi Preiti e scrive:

“FESTA DELLA LIBERAZIONE DI STO C***O. ONORE AL DUCE BENITO MUSSOLINI. ONORE A TUTTI I CAMERATI ASSASSINATI. W IL FASCISMO. MORTE VIOLENTA PER TUTTI I DEPUTATI E SENATORI. DUCE! DUCE! DUCE!”

Perchè non vi è controllo su Facebook? Si sospendono profili per aver inviato un messaggio di troppo, ma non si condanna l’apologia fascista che la nostra Costituzione vieta? E’ intollerabile che si permettano queste violazioni alla Carta.

Le parole di Vendola sull’attentato di Palazzo Chigi!

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“Un disperato o pazzo spara ed è tutta colpa di chi dissente, di chi non si piega all’inciucio… Non sentite puzzetta di regime?”

Così il leader del Sel commenta l’attentato di oggi avvenuto a Palazzo Chigi che ha visto il ferimento di due carabinieri e l’arresto di Luigi Preiti, un ragioniere di Rosarno ceh da 20 giorni sembra che progettasse il gesto di protesta. Un uomo in crisi personale, un pazzo o forse qualcuno che con una notevole abilità e freddezza riesce a sparare al collo di un poliziotto che indossa il giubotto antiproiettile ferendolo gravemente e con altrettanta lucidità riesce a gambizzare un altro carabiniere prima di essere fermato? Quante persone, impugnando una pistola avrebbero tale precisione?

I dissidenti del Pd depongono le armi!

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Puppato, Gozi, Zampa firmano un documento nel quale dichiarano che voteranno la fiducia al governo

“In questo momento drammatico per il nostro Paese e per la democrazia sentiamo l’obbligo di rappresentare, piu’ di quanto non sia avvenuto nel recente passato, un popolo che soffre e che teme per il proprio futuro. Abbiamo richiamato la necessita’ che il governo presieduto da Enrico Letta, pur nelle grandissime difficolta’ di fare sintesi di linee politiche fortemente diverse, nascesse nuovo, anche nelle figure, e garante dell’unica necessita’ di individuare soluzioni ai problemi urgenti dell’Italia. E’ con questo spirito che accordiamo la fiducia a questo governo assumendoci le nostre responsabilita’ di eletti”

Inoltre sottolineano che: “Non vogliamo creare l’ennesima area organizzata all’interno del Partito Democratico soprattutto perche’ siamo convinti che le correnti e i gruppi di potere siano stati il principale problema del nostro Partito e della nostra azione parlamentare. Anche ascoltando i nostri elettori e il Paese lavoreremo affinche’ il Partito Democratico diventi quello che avevamo promesso e che aveva ridato speranza ed entusiasmo a milioni di italiani”.

Poi si augurano che le riforme che l’Italia attende da 20 anni ora avvengano in tempi rapidi e che si possa finalmente realizzare una democrazia maggioritaria che funzioni con una legge elettorale che restituisca ai cittadini la capacita’ di scegliere i propri eletti. Nel documento vi è anche un richiamo forte all’emergenza sociale con un governo che possa dare delle risposte in tempi rapidi e che venga applicata una vera politica economica e sociale che rompa con i tagli lineari del passato e il rigore cieco e controproducente perche’ “troppa austerità uccide”.

Il documento si chiude con una dichiarazione che spiega il loro appoggio al governo Letta e le motivazioni che li hanno spinti a prendere questa decisione  “E’ questo il senso della nostra fiducia: un atto di responsabilita’ individuale e collettiva che ci assumiamo nei confronti di tutti gli italiani e di coloro che ci hanno dato fiducia con il loro voto. Una fiducia che vogliamo meritarci ogni giorno di più’”

In un primo momento era circolata la voce che anche Civati avesse sottoscritto il documento, ma è arrivata la secca smentita dal profilo Facebook del politico che ha affermato:

“Circola da qualche minuto un documento che include anche la mia firma e in cui annuncio il mio voto di fiducia al governo. Non so come sia uscito, ma non ho firmato alcuna dichiarazione di fiducia e quindi smentisco Come ho detto più volte in questi giorni, e ancora poche ore fa in diretta su Rai 3, le mie perplessità sul governo Letta rimangono, e prenderò una decisione in merito alla fiducia solo dopo averne discusso, come ho ripetutamente richiesto, domattina con il resto dei colleghi del Pd. Non prima”.

La brutta partita di Parma-Lazio: 0-0

Parma-Lazio1

I biancocelesti arrivano a Parma forti della loro posizione di ottavi in classifica a otto punti dal Milan terzo. Il Parma naviga a metà classifica, fuori dalla zona salvezza e fuori dalla lotta per un posto in Europa, non hanno sogni di gloria e sono reduci da due sconfitte di fila con Udinese e Inter; stessi risultati della Lazio con Juventus e Udinese. Donadoni schiera titolare Mesbah con Gobbi che siede in panchina. Sugli esterni Biabiany e Marchionni con punte Amauri e Belfodil. Confermato nel ruolo di regista Valdes. Petkovic fa partire dal primo minuto Ederson alle spalle di Klose e da ancora fiducia ad Onazi schierandolo nei primi undici.

I ritmi sono subito alta: Cross di Biabiany ed Amauri appena dentro l’area piccola impatta di testa. Marchetti attento, respinge. Il Parma pressa alto mentre, dopo i primi minuti, la Lazio deve ancora trovare le misure. All’11’ Cross di Candreva. Klose riesce a stoppare e la rimette in mezzo per Ederson. Mirante in presa alta anticipa la punta. La partita prosegue equilibrata. Klose ha una buona possibilità al 25′ ma la palla vola alta. Tredici minuti dopo una mischia in area della Lazio: Paletta non riesce a spingere dentro il pallone.

Il primo tempo, con due squadre poco aggressive e più preoccupate a non prendere gol che a farlo, termina sullo 0-0.

La ripresa si apre con un’occasione per Amauri! Cross di Biabiany, la punta lasciata sola dal dischetto del rigore tenta la conclusione al volo: la palla sfiora il palo. La Lazio non riesce ad uscire dalla propria metà campo e quando ci riesce Ederson non riesce a concretizzare. Al 15′ arriva un’occasione per il Parma: Parolo cerca la porta ma viene murato da Biava. Al 31′ occasione per Kozak che solo davanti a Mirante cerca di fargli il tunnel. Portiere reattivo che respinge. Splendido l’assist di Diaz dalla difesa. Quattro minuti dopo arriva un’opportunità d’oro per la Lazio con Radu solo sul secondo palo e mezzo metro dalla porta: di testa manda alto. Nei minuti di recupero la Lazio finalmente ci riesce: Kozak insacca ma la rete è annullata per fuorigioco.

La Roma appare sempre più lontana dall’Europa dopo una partita dalle poche emozioni.

 

Spettacolo a senso unico! Sampdoria-Fiorentina: 0-3

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Al Marassi arriva una Fiorentina che vuole cercare di agguantare una clamorosa qualificazione alla Champions. Il distacco dal terzo posto del Milan è di un solo punto e la squadra di Montella ha guadagnato sette punti nelle ultime tre gare. Ad attendere i viola c’è una Samp tutto sommato tranquilla anche se la matematica non le consente ancora di festeggiare la salvezza.

La partita inizia con toni rilassati, con una prima buona azione dei viola già al 12′ con Pizarro che ci prova da fuori area, conclusione centrale e parata facile di Romero anche se è dal 21′ che sembrano entrare pienamente in gara diventando più incisivi in attacco, pur collezionando principalmente angoli, anche se fino a questo momento si son viste molte palle gettate via. Al 36′ gran botta di Cuadrado che col destro la mette all’angolino da oltre 30 metri: 0-1. Forse Romero parte in ritardo. Al 42′, con i doriani vacillano in difesa, Ljajic ne approfitta e la piazza all’angolino di destro: 0-2. La Sampdoria sembra non essere ancora entrata in partita al termine del primo tempo mentre i viola hanno preso il volo dal 25′.

Nel secondo tempo sembra di avere un’unica squadra in campo anche se la Samp cerca di reagire.  Al 28′ Ljajic se ne va sulla destra, assist perfetto per Aquilani che non può sbagliare di destro sottoporta: 0-3. Per il resto una ripresa che non offre il buon gioco dei primi 45 e con i bergamaschi che si concedono molti falli.

La Fiorentina legittima nella ripresa il doppio vantaggio del primo tempo, continuando a controllare senza problemi e hanno anche la forza di segnare la terza rete con Aquilani. Troppo scarsa la reazione della Sampdoria, che nel finale si innevorsisce anche mentre Gastaldello si vede sventolare davanti un cartellino rosso. Fiorentina momentaneamente terza in classifica con 61 punti, in attesa dello scontro tra Milan e Catania. La Samp resta a 38, non ancora salva.

Manca la convinzione in Sicilia. Palermo-Inter: 1-0

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Al Barbera di Palermo i padroni di casa, che hanno ottenuto 8 punti nelle ultime 4 gare, devono giocarsi il tutto per tutto per non retrocedere mentre i nerazzurri, decimati, cercano i tre punti per un piazzamento in Europa.

Ritmi blandi in un inizio di partita in cui il possesso è dei nerazzurri mentre al 7′ arriva il primo brivido: buona opportunità su punizione per il Palermo che viene battuta corta, Kurtic libera sulla corsia di sinistra Garcia, che arriva sul fondo e serve Miccoli, parata difficile per Handanovic. Al 10′ il Palermo in vantaggio: su lancio di Barreto Silvestre liscia lasciando palla a Miccoli, che cadendo serve Ilicic che di precisione batte Handanovic fuori posizione: 1-0. Altro brutto colpo per Stramaccioni: Zanetti esce in barella e viene ricoverato, sarà sottoposto a una risonanza magnetica per valutare l’entità dell’infortunio al tendine d’Achille. La partita non offre grandi emozioni almeno fino al 32′ quando arriva la prima occasione per il nerazzurri: cross di Pereira, testa di Rocchi, poi Alvarez gira verso la porta. Fuori di poco. Subito dopo la squadra subisce il contropiede: Ilicic va sul fondo e trova Miccoli a centro area: Handanovic para in tuffo. Il primo tempo, con tre minuti di recupero, termina senza altre particolari giocate. Preoccupazione per le condizioni di Zanetti.

La ripresa si apre con una conclusione improvvisa di Jonathan che Sorrentino manda in angolo mentre all’8′ il preparato dei portieri nerazzurri viene espulso per proteste. Alcarez ci prova al 10′ con una bella iniziativa personale sulla corsia di destra mette un pallone morbido per la testa di Schelotto, che schiaccia male e facilita la presa di Sorrentino. L’Inter sembra giocare melgio in queso secondo tempo, anche se senza esito. Al 22′ Miccoli di sinistro calcia violentemente in porta, Handanovic si esalta in un autentico miracolo mentre pochi minuti dopo alvarez chiude male e calcia troppo alto. A pochi minuti dalla fine il Palermo però sta ancora mirando al pareggio: Hernandez calci di sinistro  ma Handanovic non concede il raddoppio.

Il Palermo ha giostrato benissimo il suo vantaggio mente l’Inter, anche dopo l’infortunio di Zanetti, è sempre più sfiduciato.

Letta giura, a Palazzo Chigi si spara… 1978: la fiducia di Andreotti, il rapimento Moro

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“Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della nazione”.

Mentre i ministri pronunciavano la formula di rito e firmavano davanti a Napolitano i loro incarichi, davanti a Palazzo Chigi si consumava la tragedia. Due momenti, due scene, due istantanee diverse di un Paese profondamente dilaniato.

Ci riporta indietro negli anni quando rapirono Aldo Moro proprio nel giorno del primo dibattito sulla fiducia al nuovo governo Andreotti IV.

Il rapimento Moro si collocò in quell’atmosfera pesante della fine degli anni 70 e nei giorni in cui si era in procinto di fare quel “compromesso storico” che doveva riavvicinare la Democrazia Cristiana al Partito Comunista Italiano.

Oggi invece la sparatoria, che sembra opera di un uomo in crisi, colpito da gravi disagi economici e personali, è avvenuta nel giorno del giuramento del governo Letta.

Quello che si deve analizzare è il contesto sociale in cui avviene: da una pressione fiscale insostenibile per molti cittadini, al problema della disoccupazione (soprattutto giovanile) e da quella sfiducia nel futuro che sembra trasversale a diverse generazioni. In un clima in cui gli italiani hanno perso anche gran parte del loro potere d’acquisto, sono incerti sul futuro e temono manovre finanziarie che possono gravare ancor di più su bilanci famigliari sempre più in bilico.

Si rapisce ( e in seguito si ucciderà) un uomo politico nel 1978, si spara ai carabinieri nel 2013… è sempre il disagio sociale e le politiche di governo che spesso non sanno dare risposte certe ai cittadini a innescare le micce delle ribellioni più violente. Oggi abbiamo avuto un segnale forte, un indicatore che deve farci riflettere non sul gesto di un emarginato, psicologicamente provato dalla crisi, ma su una rabbia crescente e sul bisogno imminente di dare nuove speranze agli italiani.  Non si può vivere solo nell’incubo economico, perché a vincere altrimenti sarà la violenza.

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A Verona la partita della speranza genovese: Chievo-Genoa 0-1

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Se per il Chievo la fine del campionato è in un certo senso “rilassante”, dopo il pessimo inizio e gli ottimi risultati delle ultime partite, gli uomini di Ballardini mira alla vittoria per continuare a sperare nella salvezza. Da notare però che l’unica vittoria genovese al Bentegodi risale al 2008: allora i veneti erano appena sbarcati in serie A.

Se l’avvio è per il Chievo, poco dopo è il Genoa a prendere il possesso di palla in una partita dura ma senza falli. Al 16′ prima azione gol per i veronesi, cross basso di Cofie dalla destra con Dramè che si inserisce in area e calcia di prima intenzione: palla alta. Il Genoa inizia a risentire della pressione ed il suo gioco è timido. Vargas, dopo un primo cross sbagliato, ci riprova e non sbaglia, ma Puggioni è bravo a uscire in presa alta. nonostante qualche allungo accellerato sulle fasce portato avanti dai giocatori del Chievo, il primo tempo si rivela fiacco e noioso, con un Genoa che sembra intimidito da degli avversari che pure non danno il meglio di sè. Un piccolo brivido arriva quasi al termine del primo tempo: al 44′ Stoian riceve palla al limite dell’area, salta un uomo e calcia ma Frey devia in corner. Un minuto dopo Moretti calcia a colpo sicuro a due passi dalla porta ma trova Puggioni pronto a respingere con i piedi.

Incitati dai tifosi, gli ospiti al 13′ del secondo tempo sembrano aver ritrovato la grinta ed al 28′, dopo alcune azioni buone ma senza esito da parte di entrambe le squadre, Boriello realizza di testa anticipando Dramè sugli sviluppi di un calcio d’angolo: 0-1. Al 34′  il Chievo va vicino al pareggio con Thereau che batte un corner, Frey esce a casaccio e Andreolli di testa non trova la porta per pochi centimetri. Ormai i ritmi sono calati e non c’è molto altro da vedere. L’incontro si chiude sullo 0-1 che rappresenta la prima vittoria in trasferta nel 2013 per il Genoa. Per il resto brutta partita, con il Chievo che meritava qualcosa di più per le occasioni create.

Torino-Juventus: il derby inizia tra gli scontri! 0-2

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Derby della Mole n. 152 a Torino mentre la Juve tiene gli occhi fissi sullo scudetto.  I granata si giocheranno il tutto per tutto, per far rinviare la festa agli odiati rivali ed anche per prendersi la rivincita dopo il 3-0 dell’andata. La squadra di Ventura, però, non agguanta una vittoria dalla 29 giornata, quando terminò sull’1-0 contro la Lazio e si confronta con la squadra bianconera che, uscita dalla Champions, non vede lora di metter le mani sul secondo scudetto consecutivo.

La tensione si è percepita già prima dell’inizio della partita, quando quattro tifosi bianconeri sono stati fermati dalle forze dell’ordine nei pressi dello stadio Olimpico di Torino. I momenti più caldi si sono manifestati quando un gruppo di tifosi granata ha cercato di venire a contatto con decine di ultras bianconeri che stavano sfilando in un corteo autorizzato. Le forze dell’ordine sono intervenute e hanno tenuto a distanza di sicurezza le due tifoserie. Alcuni juventini hanno poi esploso petardi e bombe carta mentre stavano entrando allo stadio.

La squadra di Ventura ha dato il meglio di sè fin dai primi minuti aiutando a rendere la partita vivace fin dall’inizio. Ritmi alti ed un bel gioco fino al 12′ quando Vucinic sbaglia un gol fatto. Pogba offre un’ottima possibilità al montenegrino che controlla ma non riesce a concludere come vorrebbe di destro a tu per tu con Gillet. Sei minuti dopo altra splendida occasione per la coppia: cross nel mezzo di Pogba per Vucinic, il nro 9 viene contrastato, palla a Pogba che però viene ribattuto da Glik. Al 25′ è il turno dei granata, ma Bianchi, di testa, lancia sopra la travarsa. Al 43′ ancora una ghiotta occasione per il Torino: potentissimo destro di Santana che Bffon smanaccia in corner.

Il primo tempo termina sullo 0-0, con una partita senza reti ma ben giocata. La Juve più presente in campo anche se il Toro, quando gioca, sa farsi pericoloso.

Nella ripresa si continua a giocare sotto la pioggia che rende difficoltosi i rinvii. E’ sempre la Juve a giocare mentre il Toro sembra in costante attesa. A centrocampo dove si distingue Pogba, capace di intercettare qualsiasi pallone mentre gli avversari riescono a fermarlo solo con i falli. Al 17′ Asamoah e Vidal tentano di costruire un’azione pericolosa, ma hanno i difensori del Torino praticamente incollati addosso e non riescono a creare spazi, del resto ci sono 8 giocatori granata in difesa. Al 22′ Pogba prova un tiro pericoloso, ma non inquadra bene la porta e la rete di Gillet resta ancora inviolata e due minuti dopo è il turno di Vucinic ma viene servito troppo lungo. Nell’ultimo quarto d’ora il gioco inizia a farsi lento. Al 34′ Cross al centro di Vidal, ma Bonucci viene anticipato da Gazzi e scatta il contropiede del Torino con Cerci che salta due uomini in velocità ma viene bloccato da Buffon. Pogba spreca un’occasione d’oro al 39′ ma è Vidal, due minuti dopo, a sbloccare la partita con un bel destro da fuori area che infila alle spalle di Gillet: 0-1. Passano solo altri cinque minuti, al primo di supplementari arriva il raddoppio: destro di Marchisio al volo dopo un passaggio di testa di Vidal che aveva ricevuto a sua volta la palla da Pirlo su punizione.

I granata non sono riusciti a impedire i festeggiamenti: i bianconeri possono già annusare il profumo dello scudetto!

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Roma-Siena: lo spettacolo fa poker! 4-0

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Per i  toscani è una gara importantissima per quando riguarda la lotta alla salvezza con un solo punto di vantaggio sulle penultime Palermo e Genoa e un risultato negativo significherebbe mettere a serio rischio la permanenza in serie A. La Roma, invece oltre a cercare l’approdo in Europa attraverso la finale di Coppa Italia, può provare a mettere in sicurezza l’ingresso in Europa League, visto che la zona dista solo 2 punti.

E’ subito la Roma a farsi pericolosa ma già all’8 anche il Siena parte all’attacco con Angelo che riesce a conquistare un calcio d’angolo. Il vantaggio romano arriva già al 14′ con una grande azione del trio d’attacco: assist delizioso di Lamela, tocco sotto di Osvaldo che supera Pegolo in uscita. 1-0. Un minuto dopo arriva il cross centrale di Totti, Lamela tira al volo e fulmina Pegolo. 2-0. Al 25′ la squadra di casa sfiora il terzo gol con Osvaldo che centra il palo. Il Siena comunque continua a lottare e al 26′ gioca una bella azione: cross di Angelo che cerca Valiani. Lobont blocca senza problemi. Subito dopo, tiro da fuori di Pjanic: Pegolo c’è. Al 40′ però i giochi potrebbero definitivamente chiudersi: Florenzi mette in mezzo un difficile pallone per Osvaldo. Sinistro di prima e doppietta per l’italo-argentino: 3-0.

Quando inizia la ripresa, il Siena continua a lottare rimediando solo calci d’angolo che non realizza. L’occasione arriva al 17′: tiro potente di Emeghara, Lobont risponde con la mano aperta, Torosidis allontana. Al 21′ però è ancora la Roma all’attacco: azione personale di Totti che termina con un tiro velenoso che Pegolo non riesce a trattenere. Osvaldo si fionda sul pallone e lo insacca. 4-0 e tripletta per l’attaccante. Al 31′ i bianconeri che non hanno ancora mollato hanno un sussulto in zona offensiva: cross di Della Rocca, Angelo tenta un difficilissimo esterno: pallone alto. L’incontro termina con un poker, calato grazie alla trippletta di Osvaldo e la rete di Lamela.

Arrestati i killer dell’appuntato Tiziano Della Ratta

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Sono stati fermati i due rapinatori che ieri hanno ucciso, durante una sparatoria, l’appuntato Tiziano della Ratta a Maddaloni, in provincia di Caserta. I fermati sono Rosario Esposito Nuzzo, di 20 anni, e Giuseppe De Rosa, di 22 anni, entrambi di Napoli. Trattenuti in stato di fermo anche Vincenza Giaglione, di 30 anni, e Angelo Covato, di 19, componenti del gruppo che ha partecipato alla rapina in gioielleria e alla sparatoria che ne è seguita. Entrambi piantonati da ieri nell’ospedale di Caserta.

E’ stato operato il cc Giuseppe Giangrande rimasto ferito davanti a P. Chigi.

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Si è preferito operare. Così al policlinico Umberto I di Roma il brigadiere Giuseppe Giangrande è stato sottoposto a un intervento  neurochirurgico per eliminare eventuali frammenti ossei dopo la sparatoria in cui è rimasto coinvolto questa mattina davanti a palazzo Chigi. A dichiararlo è stato il direttore della Dea dell’ospedale. Intanto la prognosi non viene sciolta.

Come si apprende dalle fonti ospedaliere del San Giovanni, l’altro carabiniere hala gamba destra fratturata.

Sconcerto e grande tristezza alla caserma Baldissera, sul Lungarno Pecori Giraldi a Firenze, sede del Sesto Battaglione Carabinieri Toscana, dove sono in servizio il brigadiere Giuseppe Giangrande e il carabiniere scelto Francesco Negri, feriti nell’attentato di stamani, davanti a Palazzo Chigi. Poca voglia di parlare fra i colleghi dei due militari – molti stanno andando a Roma per star loro vicino – che li definiscono ‘due bravissimi ragazzi, che si sacrificano. Questo – viene spiegato – e’ un lavoro che si fa solo con la passione, e’ un mestiere che chiede molto, che ti tiene lontano dalla famiglia e dagli affetti. Qua condividiamo tutto, esperienze di vita, tensioni, ansie e gioie’. Il contingente toscano era arrivato a Roma da qualche giorno ‘siamo a disposizione del Comando generale – viene aggiunto – che ci impegna non solo in Toscana, ma laddove ci sia bisogno: dalle emergenze di Lampedusa a quelle per la Tav, al servizio pubblico durante le partite’.

Giuseppe Giangrande, 40enne siciliano, è di origine siciliana, ma da anni vive a Prato.  Vedovo da due mesi, con una figlia 23enne che è corsa a Roma non appena ha appreso la notizia.

Accanto a Francesco Negri, il secondo carabiniere ferito c’è la compagna. Francesco, 30enne, originario di Torre Annunziata,  ha subito chiesto notizie del collega.

“Volevo colpire i politici” Preiti confessa!

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Preiti, l’autore della sparatoria a Palazzo Chigi di questa mattina, confessa il suo movente: “volevo colpire i politici”. Negli ultimi minuti sono emersi poi nuovi elementi per sul profilo dell’ttentatore. Sembrerebbe che Preiti abbia perso ingenti somme al gioco e versasse in  difficoltà economiche. L’attentatore già prima della separazione dalla moglie spendeva molti soldi alle slot machine e al biliardo. Proprio questo sarebbe tra i motivi che lo hanno allontanato dalla famiglia, facendogli perdere il lavoro. Intanto le scorte per i politici sono state rafforzate, mentre si cerca di abbassare i toni sugli scontri politici.

Kubica un altro incidente spaventoso per il pilota polacco

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E’ il secondo incidente grave dopo quello accorso ad Andora, quando Robert Kubica rimase gravemente ferito impattando  contro un guard-rail durante il rally delle Ronde. Il polacco, allora tra i più brillanti piloti di Formula 1, riportò dei gravi danni alla mano, quasi completamente staccata e riportata alle normali funzionalità dopo una lunga e difficile riabilitazione. Due anni e spiccioli dopo, per il ristabilito Kubica, un altro spavento, sempre durante un rally (alle isole Azzorre): ma stavolta, per fortuna, nessun danno. Solo qualche brutto ricordo.

 

Lesioni alla colonna vertebrale per uno dei cc feriti a Roma.

giuseppe prieti- cc lesioni colonna vertebrale-tuttacronaca

Si continuano a rincorrere le notizie sulla sparatoria di questa mattina che ha posto in nostro Paese in primo piano anche davanti all’occhi della comunità internazionale. Minuto dopo minuto si è cercato di ricostruire il folle gesto di un uomo che non lucidità e freddezza ha sparato su due carabinieri. E’ notizia dell’ultimo minuto che uno dei due avrebbe riportato alcune lesioni alla colonna vertebrale.

“Un tragico gesto criminale”, così Alfano in conferenza stampa

sparatoria palazzo chigi

Alfano, in conferenza stampa, parla di “tragico gesto criminale operato da un disoccupato di 49 anni che ha manifestato subito dopo l’intenzione di volersi suicidare”. Sembra Peiti non l’abbia potuto fare immediatamente perché aveva esaurito il caricatore. Il Ministro dell’Interno ha parlato poi delle condizioni dei due carabinieri feriti dall’uomo. Il brigradiere Giangrande, colpito al collo, è ora ricoverato al policlinico Umberto I in prognosi riservata. Il carabiniere scelto Negri ha invece riportato ferite da arma di fuoco ad entrambe le gambe. Entrambi i militari non sono in pericolo di vita. Il ministro ha proseguito parlando dei risultati del primo esame degli eventi: sarebbero riconducibili ad un gesto isolato su cui sono in corso ulteriori accertamenti mentre la situazione generale di ordine pubblico nel Paese non desta preoccupazioni. Nel frattempo sono stati comunque rafforzati i controlli presso gli obbiettivi a rischio. Alfano tiene infine ad informare che “il Consiglio dei Ministri ha espresso formalmente, per bocca di Presidente Letta, solidarietà all’arma dei carabinieri e alle famiglie delle vittime.” Il pensiero quindi è stato allargato a comprendere anche la famiglia di Tiziano Della Ratta, carabiniere ucciso ieri mentre cercava di sventare una rapina.

Domani in conferenza dei capigruppo verrà data la disponibilità a riferire immediatamente in Parlamento su quanto avvenuto oggi.

Ultime novità sul caso Orlandi… l’omicidio di Caterina-Katy Skerl.

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Manuela Orlandi e le troppe morti che emergono intorno a una vicenda che da anni si ripropone alla ribalta e poi viene sedata. Ora sembra che sia arrivato il momento, forse il clima giusto in cui è possibile parlare. Forse ha contribuito anche l’elezione di un Papa non europeo, un Papa che viene quasi dalla fine del mondo. Ma bisogna anche fare attenzione ai mitomani, a chi dice di sapere e forse non sa poi così tanto perchè ne è venuto a conoscenza in modo frammentario. Ancora più attenzione bisogna invece farla a non considerare attendibili fonti che potrebbero rivelare indizi fondamentali e finalmente scoprire una verità che da troppi anni è sotterrata da omertà e da intrighi interni alle mura del Vaticano.

Marco Fassoni Accetti qualche giorno fa si è “costituito” e ha confessato di essere stato uno dei telefonisti del caso Orlandi e immediatamente sono scattati i dubbi e le contraddizioni, ma anche una nuova pista che forse fino a oggi non era mai stata presa in considerazione: collegare la scomparsa di Manuela con altre morti.

30 anni fa la famiglia Orlandi, dopo il rapimento della figlia fu contattata telefonicamente. Marco Fassoni Accetti ha confessato che alcune volte sarebbe stato lui a chiamare la famiglia, ma che non era lui l’Amerikano, quel tale che secondo le analisi svolte dalle forze dell’ordine, sarebbe (o sarebbe stato) un tale di elevata cultura, familiarità con la lingua latina e una certa permanenza in Italia visto il modo di parlare, che alcuni al tempo accostarono – senza alcuna prova – alla figura dell’arcivescovo Paul Marcinkus, allora onnipotente signore dello IOR (la banca vaticana) dimissionato nel 1990 ed esiliato (senza promozione cardinalizia) a Sun City, USA, dove è morto nel 2006. Esistono ancora i nastri di quelle telefonate? E’ possibile, attraverso le nuove tecnologie, svolgere accertamenti più mirati? Perchè non sono mai stati ripresi quei nastri? Ora dove si trovano?

Altro punto che mostra diversi dubbi e su cui si stanno facendo diverse ipotesi è il flauto che grazie a Marco Fassoni Accetti  è stato ritrovato e sembra possa essere quello usato da Emanuela alla scuola di musica che frequentava.

Se però si guarda tra le foto del sito di Marco Fassoni Accetti ce n’è una con sullo sfondo una figura umana che impugna un flauto, ben visibile, che si direbbe simile o eguale a quello fatto ritrovare.

Foto che artisticamente ha un forte significato simbolico come tutta l’opera di Marco Fassoni Accetti: in primo piano un uomo a torso nudo, in parte coperto con un lenzuolo che ne lascia scoperte le spalle e sul fondo, che potrebbe essere costituito da un dipinto originale o da un fotomontaggio, c’è il dipinto policromo di una figura femminile, una Madonna quasi, che tiene tra le mani proprio un flauto. Era quello che poi è stato fatto ritrovare? E’ uno simile?

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La foto si trova in una sezione chiamata Collegio in cui i personaggio vengono genericamente chiamati  “Frère” (fratello). Il freré è tutto vestito di nero, i Fratelli cristiani di San Giovanni Battista de la Salle o i Maristi.

Sul flauto c’è stata molta polemica anche nei corridoi del palazzo di giustizia. Fonti ben informate hanno rivelato che la polizia scientifica avrebbe mostrato il suo dissenso per come Chi l’ha visto avesse abusato di quel ritrovamento per fare il proprio scoop non facendo attenzione a preservare le tracce che potevano trovarsi sullo strumento rinvenuto il 3 aprile e rimasto per 24h nelle mani della troupe della trasmissione e mostrato anche a Pietro Orlandi fratello della vittima e quindi con un dna simile a quello di manuela che sicuramente ha manomesso le tracce organiche. Si teme anche che l’emozione abbia spinto qualcuno degli Orlandi a provare il flauto, per sentire più vicina Emanuela. Questa ultima ipotesi sembra meno probabile, ma aver lasciato per 24 h un oggetto così importante nelle mani di Chi l’ha visto è sicuramente stato un errore gravissimo.

Altro dubbio degli inquirenti è la sicurezza mostrata da Pietro Orlandi nell’affermare che si trattasse proprio del flauto di sua sorella. Come fa a dire a distanza di anni che sia veramente quel flauto? Comprensibile la voglia di arrivare alla soluzione dopo 30 anni di smentite e conferme che hanno portato a un nulla di fatto, ma prima di poter affermare la proprietà dello strumento bisogna veramente analizzarlo a fondo.  Ci sono poi le tesi “complottistiche” che circolano su internet e che vorrebbero ricollegare la data del ritrovamento con il giorno dedicato alla Madonna di Fatima (che per altro richiama la figura ammantata sullo sfondo della foto di Marco Fassoni Accetti), quando in Italia è stato pubblicato il libro con l’autobiografia di Alì Agca, il terrorista turco che nell’81 sparò a Papa Wojtyla. Proprio Alì Agca, che come ricordiamo più di una volta aveva dato versioni diverse sul rapimento dell’Orlandi.

Il superteste afferma di aver fatto parte di un gruppo di intelligence per esercitare pressioni sulla Santa Sede. A quale scopo? Nel 1983 il Papa è Giovanni Paolo II, che sta conducendo una battaglia nemmeno tanto sotterranea per la libertà della Polonia. Perché rapire una ragazzina figlia di un commesso della Prefettura della Casa pontificia? La Prefettura si occupa di gestire gli accessi al Santo Padre, organizza incontri e viaggi. Certamente è un buon punto di pressione per la sua vicinanza al Pontefice. Ma la domanda resta: a quale scopo?

L’uomo dice di essere stato chiamato a far parte di un gruppo di controspionaggio nato per combattere le fazioni in Vaticano e intimidendo ecclesiastici e vari personaggi con foto e ricatti. Al tempo stesso però lui era in Corso Rinascimento a Roma, il 22 giugno di 30 anni fa, a scattare le foto alla BMW su cui Renatino De Pedis stava portandosi via Emanuela.

Marco Fassoni Accetti è stato mostrato da “Chi l’ha visto?” intento in una performance televisiva di una ventina d’anni fa con Giancarlo Magalli. Che lo presenta in quell’occasione come sosia di Roberto Benigni. Come è possibile che un imitatore di Benigni possa essere appartenente a un gruppo d’intelligence e vada in Tv a fare l’imitazione di un comico molto famoso?

Altro tema caldo che avvalorerebbe l’ipotesi che negli anni del rapimento di Emanuela Orlandi ci fosse stato un gruppo di pressione c’è anche l’adozione del nuovo Codice di Diritto Canonico del 1983. Che però era già pronto in bozza verso il 1980.  A differenza di quello precedente del 1917, il Pio-benedettino come viene chiamato, traduce in canoni tutto il corpus di norme accumulatosi nel corso dei secoli. Codice che alla data del rapimento di Emanuela Orlandi era già stato promulgato (il 25 gennaio) e sarebbe poi entrato in vigore il 27 novembre dello stesso anno.

È il 21 dicembre scorso quando un turista segnala una busta sospetta lasciata dietro a un colonnato di San Pietro. C’è scritto in inglese «non toccare». Sul posto arrivano gli investigatori e scoprono che contiene un teschio. Il medico legale al quale viene consegnato, fa una prima indagine e conclude che si tratta di ossa abbastanza vecchie. I risultati finali delle analisi, però, non sono ancora completi. Quello che salta all’occhio è la scritta, eseguita con una calligrafia particolare.

Circa quattro mesi dopo, a casa di Antonietta Gregori, sorella di Mirella, l’altra ragazza scomparsa misteriosamente, e di Raffaella Monzi, amica di Emanuela, vengono recapitate due lettere. Contengono ritagli di giornali scritti in tedesco che parlano del corpo delle guardie svizzere, una ciocca di capelli, e la foto di un altro teschio con uno strano marchio inciso. Una breve indagine permetterà di accertare che si tratta di un teschio conservato in una chiesa di via Giulia, e che risale ad epoca medioevale.

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Simona Maisto noteranno, però, una certa somiglianza tra la calligrafia del biglietto che accompagna il pacco recuperato sotto al colonnato e quella del messaggio contenuto nelle lettere. Già dodici anni fa un teschio lasciato nella chiesa di San Gregorio VII aveva fatto riaprire le indagini. I periti, all’epoca, non si trovarono d’accordo: per qualcuno poteva essere di una donna giovane, per altri di un uomo. E non se ne fece nulla.

E’ il 21 dicembre 2012 quando scatta l’allarme a San Pietro. Un turista segnala una busta sospetta lasciata dietro a un colonnato di San Pietro. C’è scritto in inglese «non toccare». Sul posto arrivano gli investigatori e scoprono che contiene un teschio. Il medico legale al quale viene consegnato, fa una prima indagine e conclude che si tratta di ossa abbastanza vecchie. I risultati finali delle analisi, però, non sono ancora completi. Quello che salta all’occhio è la scritta, eseguita con una calligrafia particolare.

Circa quattro mesi dopo, a casa di Antonietta Gregori, sorella di Mirella, l’altra ragazza scomparsa misteriosamente, e di Raffaella Monzi, amica di Emanuela, vengono recapitate due lettere. Contengono ritagli di giornali scritti in tedesco che parlano del corpo delle guardie svizzere, una ciocca di capelli, e la foto di un altro teschio con uno strano marchio inciso. Una breve indagine permetterà di accertare che si tratta di un teschio conservato in una chiesa di via Giulia, e che risale ad epoca medioevale.

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Simona Maisto noteranno, però, una certa somiglianza tra la calligrafia del biglietto che accompagna il pacco recuperato sotto al colonnato e quella del messaggio contenuto nelle lettere. Già dodici anni fa un teschio lasciato nella chiesa di San Gregorio VII aveva fatto riaprire le indagini. I periti, all’epoca, non si trovarono d’accordo: per qualcuno poteva essere di una donna giovane, per altri di un uomo. E non se ne fece nulla.

Ci sono poi le ultime notizie in cui Marco Fassoni Accetti ha associato il giallo dell’Orlandi non solo con la scomparsa di Mirella Gregori, altra ragazza rapina pochi giorni prima di Emanuela, ma anche con l’omicidio di Caterina-Katy Skerl. 

Chi era? Una studentessa 17enne di liceo artistico, figlia di un regista americano, che abitava a Montesacro (Roma) e che venne trovata uccisa (per strangolamento) il 22 gennaio 1984 a Grottaferrata, in una vigna.La ragazza era scomparsa da casa nel primo pomeriggio del 21 gennaio, il giorno prima del ritrovamento del suo cadavere, dopo essersi recata sulla Tuscolana per incontrare un’amica. Dopo, il buio, e un mostro che l’attendeva con un fil di ferro. Cosa può collegare questo terribile omicidio di un’adolescente, ai rapimenti di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori che il superteste aveva definito “sequestri bluff“, organizzati con la complicità di amiche compiacenti per ricattare e destabilizzare ambienti vicini alla Santa Sede?

Una cosa è certa le tre ragazzine  frequentavano ambienti vicini all’organizzazione in cui Marco Fassoni Accetti – di professione regista cinematografico indipendente – recitava il ruolo di “telefonista“.  Che ruolo ha veramente avuto Marco Fassoni nell’intera vicenda? Era veramente solo uno dei telefonisti?

E perché, se Emanuela e Mirella vennero rapite solo a scopo dimostrativo, e oggi sarebbero entrambe vive a Parigi, la povera Caty venne invece “fatta fuori”?

Restano tanti, troppi dubbi e domande senza risposta, intrecci non svelati e punti interrogativi che riguardano la stessa persona di Fassoni Accetti, reo di aver ucciso, mettendolo sotto con il suo furgone, un 12enne figlio di un funzionario uruguayano dell’ONU, Josè Garramon, nel 1983. Un incidente, dovuto all’oscurità, così si era giustificato il superteste (assolto in fase processuale), dichiarando, però, che il ragazzino era stato spinto sotto l’auto, di proposito. Da chi? Ragazzini e ragazzine coinvolte in gioco di spionaggio più grande di loro?

Fassoni  è stato anche intercettato al telefono con la sua fidanzata. Lei  molto arrabbiata,  gli dice: «Ora basta, ne hai fatte di tutti i colori, persino in quella storia di Emanuela Orlandi». Si tratta solo di un mitomane? Di qualcuno che è stato ossessionato dalla scomparsa di Mirella e Emanuela… Ma perchè è stato poi coinvolto nell’uccisione di José Garramon? Solo un tragico incidente?

 

L’attentatore di Palazzo Chigi: “Ammazzatemi voi”. L’Angelus continua

attentatore-palazzo chigi

Tre persone ferite: due carabinieri ed una passante incinta. Questo il bilancio dell’attentato a Palazzo Chigi mentre era in corso la cerimonia di Giuramento del Governo Letta. Luigi Preiti, l’attentatore che in un primo momento è stato definito uno squilibrato e per il quale si è parlato di patologia psichica, è stato subito bloccato dalle forze dell’ordine e ferito nel corso di una collutazione. L’uomo, una volta che è stato gettato a terra, avrebbe implorato la morte: “per favore uccidetemi, ammazzatemi voi”. Queste le parole dirette alle forze dell’ordine a cui poi ha chiesto che gli fossero allentante le manette, perchè non sentiva il braccio. Intanto iniziano a sorgere dubbi sul suo stato mentale: la sua supplica lascia intuire che l’uomo potrebbe essere stato costretto a compiere il gesto o che comunque ci sia qualcuno alle sue spalle. Ci sono diversi indizi che testimoniano la sua lucidità: si è vestito in modo informale per attraversare la piazza non visto, l’arma era di piccolo calibro ed è stata estratta solo all’ultimo momento, inoltre l’uomo ha mirato al collo ed alle gambe, ossia ai punti non protetti dal giubbotto di sicurezza. Per lui accuse di tentato omicidio, porto e detenzione d’arma. Il fratello nega i problemi psichici raccontando della mancanza di lavoro, dopo aver perso il suo nel campo dell’edilizia, e del divorzio.

Anche l’Angelus di Papa Francesco ha rischiato di essere sospeso per questioni di sicurezza. Proprio stamattina, nel corso dell’omerlia, Papa Bergoglio si era rivolto ai ragazzi che stanno per ricevere la Cresima affermando che Dio “ci dà il coraggio di andare controcorrente, sentite bene giovani. Non ci sono difficoltà tribolazioni, incomprensioni che ci devono far paura”. Aggiungendo: “Giocate la vita per grandi ideali. Scommettete su grandi ideali, su cose grandi, non siamo stati scelti dal Signore per “cosine” piccole ma per cose grandi”.

Sparatoria a Palazzo Chigi: l’attentatore è affetto da patologia psichiatrica

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Si chiama Luigi Preiti l’uomo che ha sparato davanti a Palazzo Chigi mentre era in corso la cerimonia di giuramento. Di Rosarno, classe ’64, domiciliato ad Alessandria, Preiti è tornato nel paese d’origine due anni fa, a seguito del divorzio. L’uomo, affetto da patologia psichiatrica, ha dimostrato comunque oggi una certa lucidità: oltre al momento scelto per l’attacco, ha scelto di confondersi tra la folla indossando giacca e cravatta ed estraendo l’arma, una pistola di piccolo calibro, solo all’ultimo minuto. L’attentatore, quando è stato bloccato, avrebbe detto: “per favore ammazzatemi, uccidetemi voi”. Nel frattempo il ministro Mario Mauro ha raggiunto l’ospedale dove sono ricoverati i due carabinieri e la donna rimasti feriti durante la sparatoria. La donna, in stato interessante, ha riportato solo una ferita superficiale, per quello che riguarda i militari, non sono in pericolo di vita. A seguito dell’accadimento, il Consiglio dei Ministri è stato anticipato alle 13 mentre Enrico Letta e Angelino Alfano si sono chiusi in colloquio. Il ministro Cancellieri ha parlato di “fatto inquietante” ma non crede ci sia dietro “una regia”. Mentre dai due capogruppo del M5S arriva una nota scritta in cui, oltre a rammarricarsi per l’accaduto, affermano che “La violenza non si accetta in democrazia”. Tutte le forze politiche, del resto, condannano l’accaduto.

Giuramento del nuovo Governo Letta e… speriamo che noi ce la caviamo!

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Ciò che è chiaro è che ha vinto il centrodestra. I ministeri chiave e l’impegno da parte di Enrico Letta a rispettare tutti i punti del programma del Pdl.

Pochi minuti prima di giurare il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta in un’intervista al Messaggero, ha sottolineato che il premier incaricato “ha accettato integralmente gli otto punti del nostro programma”, compresa “la cancellazione dell’Imu sulla prima casa e sui terreni agricoli, nonché la restituzione di quanto pagato lo scorso anno sono fondamentali”.

Fabrizio Saccomanni, nominato ministro dell’Economia e delle Finanze, ha dichiarato aRepubblica che occorre “puntare sulla crescita e coinvolgere le banche, le imprese e i consumatori in un grande patto“, capace di rimuovere quel “fattore di incertezza psicologica” che finora ha indotto tutti questi soggetti all’attesa frenando gli investimenti. Saccomanni è quindi convinto che serva “uno sforzo coordinato di tutti per ripristinare il bene prezioso della fiducia”, mentre sul piano tecnico ci vuole quella che chiama “una ricomposizione della spesa”, secondo una “impostazione di tipo politico che solo un governo può dare”. Saccomanni punta infine a un contenimento della pressione fiscale attraverso un taglio della spesa corrente e, se riuscirà, lo spread potrà scendere “a quota 100 e anche meno”.

Il primo a giurare è Letta a cui Napolitano fa anche gli auguri e poi uno dopo l’altro passano tutti i ministri. Alla fine della cerimonia per la foto di rito si sceglie di collocare Letta e Napolitano vicino al ministro per l’integrazione Cecile Kyenge, il primo ministro di colore eletto nella storia della Repubblica Italiana.

Buon Lavoro e speriamo che noi ce la caviamo!

 

Attentato davanti a Palazzo Chigi!

sparatoria palazzo chigi

Circa alle 11.35, mentre era in corso la cerimonia di Giuramento del nuovo esecutivo voluto dal Premier Enrico Letta, ha avuto luogo una sparatoria davanti a Palazzo Chigi. Testimoni parlano di 7 colpi di pistola che hanno lasciato a terra un carabiniere con una grave ferita al collo mentre un’altro è rimasto colpito alla gamba. I mezzi di soccorsi sono già arrivati sul luogo. Un uomo italiano, calabrese di classe ’67, sarebbe già stato fermato ed è rimasto ferito a sua volta in una collutazione. Si parla di uno squilibrato, vetito in giacca e cravatta, che si è avvicinato ai due militari prima di aprire il fuoco con un’arma di piccolo taglio. Panico tra le forze di sicurezza nel vedere il collega a terra. I ministri, all’oscuro di quanto sta accadendo, proseguono a prestare giuramento con la formula di rito. Il sottosegretario Patron Griffi è sul luogo mentre scatta lo stato di massimo allerta e la folla viene fatta defluire. Anche una passante è rimasta ferita, colpita solo di striscio.

Oscar Pistorius: il business è tutto su di lui!

Oscar-Pistorius-processo
Manca poco più di un mese all’inizio del processo che vedrà alla sbarra Oscar Pistorius, il campione paraolimpico sudafricano che causò la morte della fidanzata Reeva Steenkamp. Volontà omicida o tragico incidente? Quello che è certo è che l’attenzione mediatica continua ad essere rivolta su di lui: una copertina dal titolo “Gunman” è apparsa sul Time, decine di interviste a chiunque possa avere qualche connessione con la vicenda si leggono sui magazines sudafricani, i paparazzi non smettono di seguirlo. Non c’è da meravigliarsene se ai poliziotti che per primi sono entrati nell’abitazione di Pistorius una delle principali testate giornalistiche internazionali ha offerto 40 mila euro per gli scatti dei loro smartphone. Gli agenti però non sonpo potuti cadere in tentazione: i vertici della polizia hanno confiscato i cellulari di tutti quelli che lavorano al caso! Non poteva mancare, a questo punto, l’interessamento delle grandi case editrici: è stata l’americana Pan McMillan, alla fine, ad aggiudicarsi i diritti d’autore della storia che diventerà un libro dal titolo “Behind the Door: The Oscar and Reeva Story” e verrà pubblicato a processo terminato. Ma sugli scaffali arriverà anche, per Penguin, “The Oscar Pistorius story”, con la firma del giornalista britannico John Carlin, a lungo corrispondente dal Sudafrica, mentre la sudafricana Zebra Press, che ha acquisito i diritti per il mercato inglese e del Commonwealth, pubblicherà “No More Heroes: Oscar Pistorius’s Fall from Grace” ad opera di Jacques Steenkamp (nessuna parentela con la vittima) e Gavin Prins. Per gli appassionati di e-book, infine,  la giornalista investigativa Laurianne Claase ha redatto “Pieces of the Puzzle: A guide to the Oscar and Reeva case”. Nel frattempo ad Hollywood si cerca di scoprire chi potrebbe interpretare Pistorius sul grande schermo: ci sarebbero già due copioni pronti sulla vicenda ed il ruolo di Reeva, stando alle prime indiscrezioni, dovrebbe essere affidato a Charlize Theron. Per quello dell’atleta, si vocifera su Ryan Gosling, fisicamente molto simile al “Blade Runner” sudafricano, ma l’attore pare che stia pensando di prendersi un periodo di riposo prima di debuttare dietro la macchina da presa. Ovviamente, non poteva mancare il coinvolgimento dei social network: un gruppo di sostenitrici virtuali del corridore, sotto l’egida dell’hashtag #Pistorians, difendono a colpi di tweet la causa del loro idolo. Tutti ai nastri di partenza qiundi, in attesa di scoprire quali saranno le parole che chiuderanno la storia: colpevole o innocente?

Nuova voragine a Napoli!

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Dopo il crollo del 4 marzo, che fortunatamente non causò vittime, nella riviera di via Chiaia si è aperta una seconda voragine. E’ stata sufficente un po’ di pioggia perchè il sottosuolo di Napoli avesse nuovi sussulti. Il cedimento è avvenuto davanti al ristorante Zingara, che solitamente dispone dei tavolini all’aperto, fortunatamento non provocando feriti. I testimoni hanno raccontato di aver sentito un enorme boato prima che la terra si aprisse.

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