Evacuazione in Cile: si teme eruzione del vulcano Copahue

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Allarme rosso in Cile per il timore di una nuova eruzione del Copahue. Le autorità cilene hanno già ordinato l’evacuazione di circa 200 persone che vivono alla pendici del vulcano, sulla frontiera andina con l’Argentina. Per il ministro degli Interni, Andres Chadwick, “è iniziato un processo che potrebbe portare ad una nuova eruzione”. Da ieri, sono stati circa 445 i tremori nell’area che l’ufficio nazionale per le emergenze ha registrato.

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E’ ufficiale: Benitez siederà sulla panchina del Napoli

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L’annuncio è arivato in modalità 2.0: con un messaggio su Twitter: “Rafa Benitez e’ il nuovo allenatore del Napoli. Un uomo di grande esperienza internazionale. Un leader”. Pochi caratteri per annunciare a tutti i tifosi del Napoli chi siederà sulla panchina nella prossima stagione. Così il presidente della squadra partenopea, Aurelio De Laurentiis, ha ufficializzato l’ingaggio di Rafa Benitez come successore di Walter Mazzarri.

Razzismo in campo. Lo chiama “gorilla”: denunciata dal campione!

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Il miglior giocatore aborigeno del football australiano, Adam Goodes, stava disputando la sua partita quando una sentito una ragazzina 13enne urlargli “gorilla!”. Il campione è tornato sui puoi passi e, indicandola, l’ha denunciata sotto gli occhi di tutti i presenti che seguivano l’incontro tra i Sydney Swans e la squadra di Collingwood. La giovane è apparsa imbarazzata e si è scusata per qullo che in Australia è considerato un grave insulto razzista che potrebbe fruttarle anche grane con la giustizia. Goodes ha scusato la ragazzina affermando di sperare che un simile errore potesse diventare un insegnamento per tutto il Paese. Ma dopo un simile gesto è apparso ancora più fuori luogo che la famiglia della 13enne si sia lamentata di essere stata trattata rudemente dagli uomini predisposti alla sicurezza.

Alla Camera oggi si parlava di violenza sulle donne: aula deserta!

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Le violenze sulle donne si susseguono in tutta Italia, ma sembra ai politici (con le dovute eccezioni) la cosa non importi poi tanto. Forse perchè non possono usarle per fini politici cose fanno quando un extracomunitario compie atti di violenza, forse perchè in fin dei conti chi doveva votare in questi giorni già aveva preso la sua decisione, fatto sta che uno scatto mostra un’aula desolatamente vuota. E’ inizata con un  minuto di silenzio per Fabiana Luzzi, la sedicenne uccisa e bruciata dal suo fidanzato a Corigliano Calabro, la seduta dell’Aula della Camera presieduta da Laura Boldrini. Il tema era il recepimento della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, a quanto pare non degna di particolare attenzione, come ha osservato, rammaricandosene, il presidente di Montecitorio Laura Boldrini. “Auspico che si arrivi subito alla ratifica della Convenzione  e alle leggi necessarie per la sua rapida attuazione”, ha affermato, prima di spiegare: “Per la prima volta la violenza contro le donne viene incardinata nell’ambito della violazione dei diritti umani. Ovvero dei diritti fondamentali della persona”. Ma, nonostante la scarsissima partecipazione, c’è comunque spazio per un battibecco tra la deputata del M5S Carla Ruocco e Mara Carfagna, diatriba che in breve si sposta in facebook. “La Carfagna – commenta la parlamentare sul social network – ha appena letto, dinanzi ad un’aula vuota, eccetto noi del 5 Stelle, una relazione sulla violenza sulle donne in cui incitava, tra l’altro, la tv a non strumentalizzare il corpo femminile nelle trasmissioni…..ma è quella stessa Carfagna? Sarà per questo che le sue colleghe pidielline sono tutte assenti??? Per non assistere a questa pagliacciata???”. La replica della pidiellina arriva nell’intervento conclusivo: ”Spesso la violenza contro le donne nasce dall’atteggiamento di alcune donne che usano le modalità più ignobili e infamanti contro altre donne. Le stesse modalità che spesso utilizzano i maschi. Modalità che siamo ora qui a condannare e che magari provengono da giovani donne che non si rendono conto di dove si trovino e del rispetto che si dovrebbe avere delle istituzioni in cui sono ora”. E prosegue: parlando dell’ ”imbecillità dei preconcetti e delle battute che alla fine qualificano solo chi le fa” e se la prende con i ”comportamenti superficiali di chi giudica solo sulla base di pregiudizi”.

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Addio al “cuore matto” della canzone italiana: è morto Little Tony

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Little Tony è mancato oggi, all’està di 72 anni, nella clinica Villa Margherita a Roma, dove era ricoverato da tre mesi. Antonio Ciacci, così all’anagrafe, si è spento a causa di un tumore. Tra gli interpreti più celebri della musica leggera italiana, reinterpretò in chiave nostrana il rock’n’roll, grazie a cui si assicurò l’appellativo di “Elvis Presley italiano”. Tra i suoi cavalli di battagli, gli intramontabili Cuore Matto e Riderà. Ma gli inizi risalgono a molto prima, grazie ad una famiglia di musicisti e la gavetta nei paesi dei Castelli Romani, nelle balere e nei teatri d’avanspettacolo. Nel 1958 si trasferisce in Inghilterra, assieme ai fratelli, dopo esser stato notato, durante uno spettacolo al Teatro Smeraldo di Milano, dall’impresario inglese Jack Good. E’ all’estero che nasce il gruppo Little Tony and his brothers, con un nome ispirato da Little Richard. Il successo che viene tributato al gruppo trattiene i ragazzi all’estero per alcuni anni durante i quali produce numerosi singoli come Lucille, Johnny B. Good, Shake rattle and roll. Alcuni suoi brani entrano a far parte della colonna sonora di alcuni film, da Blue Monday a Il gangster cerca moglie, da Che tipo rock a I teddy boys della canzone.

Bisogna attendere il 1961 per rivederlo in Italia, sul palco dell’Ariston, in compagnia di Adriano Celentano. Assieme cantano  24 mila baci,  aggiudicandosi il secondo posto del Festival di Sanremo ma destinata ad diventare uno dei maggiori successi della discografia di quegli anni, che sono anche quelli delle canzoni per i film, 5 marines per 100 ragazze, Rocco e le sorelle, Nerone ’71, La bella americana e Pugni pupe e marinai. Il primo, vero successo disografico per lui arriva con Il ragazzo col ciuffo: la vetta della classifica è sua. L’hanno successivo prova inutilmente a bissare il successo con So che mi ami ancora, ma deve attendere il 1963 per  ottenere il secondo posto al Cantagiro con Se insieme a un altro ti vedrò (scritta da suo fratello Enrico). Nello stesso anno  incide con successo T’amo e t’amerò, già presentata da Peppino Gagliardi. E’ anche il periodo in cui inizia la carriera di attore, in numerosi musicarelli. Torna a Sanremo nel 1964 con Quando vedrai la mia ragazza e ottiene un buon successo estivo con Non aspetto nessuno, portata al Cantagiro, e col retro La fine di agosto.  Ma Little Tony otterrà la consacrazione solo nel 1966, quando partecipa al Cantagiro con Riderà. Dopo di che un’altra hit infiamma il cuore degli italiani: Cuore matto, prima in classifica e poi fra i primi posti per dodici settimane consecutive.

Nel 1968 la quarta partecipazione a Sanremo con Un uomo piange solo per amore mentre in autunno arrivano Lacrime e La donna di picche. Little Tony  arriva anche a fondare una propria etichetta, la “Little Records”, con cui esce E diceva che amava me/Nostalgia e nel 1970 c’è il grande successo di La spada nel cuore, che conquista il quinto posto finale a Sanremo e lui esegue in coppia con Patty Pravo. Meno fulgida è la seconda metà degli anni Settanta, dopo che nel ’74 partecipa di nuovo a Sanremo con Cavalli e a Saint Vincent, semifinalista di “Un disco per l’estate” con Quando c’eri tu. Nel 1975 incide l’album Tony canta Elvis, omaggio al suo idolo, in cuiu ne interpretanda vari classici. Gli anni successivi sono quelli delle partecipazioni alle trasmissioni televisive di revival, in cui ripropone un personaggio che il pubblico non ha mai smesso di amare. Negli anni Ottanta, insieme a Bobby Solo e Rosanna Fratello, forma il supergruppo Ro. Bo. T. (dalle loro iniziali) che riscuote un certo successo. Nel 1981 incide Profumo di mare, celebre sigla della serie televisiva Love Boat.

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Le amministrative: cartoline da Roma

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A Roma continuano gli spogli ma da subito una cosa è apparsa chiara: a vincere è stato l’astensionismo. Le percentuali di elettori sono in calo quasi ovunque, ma nella Capitale è stato registrato il maggior numero di astenuti con solo il 52,8% degli aventi diritto a recarsi alle urne, contro il 73,6% del 2008. Un crollo di quasi 21 punti percentuali dunque, che dimostrano come la politica italiana, complice anche il governo di larghe intese che per molti elettori ha rappresentato un tradimento.

Ma se è già deciso il ballottaggio tra Marino e Alemanno, con il primo saldamente in testa e il sindaco uscente che consiglia al Pd di non cantar vittoria, molti sono stati gli interventi “alternativi” per i quali vale la pena ricordare queste elezioni. Una “cartolina dalle elezioni” è quella che ritrae il candidato al I Municipio Augusto Caratelli (Pdl), già presidente del gruppo Pdl nel consiglio uscente e presente nella campagna elettorale con una singolare foto sui suoi manifestini che lo ritrae nelle vesti di centurione romano. Il candidato ha votato… ma nel seggio sbagliato! Si è infatti presentato a un seggio della scuola Manin di via Bixio all’Esquilino. La deroga, permessa dal presidente del seggio, è stata vivacemente contestata dai rappresentanti di lista del Pd e di Sel, che hanno ricordato il fonogramma specifico inviato domenica mattina dall’Ufficio elettorale del Comune secondo il quale “i componenti del seggio, i rappresentanti di lista e le forze dell’ordine possono votare solo se elettori del medesimo municipio”. Ma forse nessuno ha avvisato il centurione, perchè, intervistato al telefono, ha chiuso la chiamata con un secco: “Non ho tempo per rispondere, sono con persone al seggio… E poi io sono rappresentante di lista e mi risulta che posso votare ovunque”.

Chi dovrà nettamente rivedere la propria linea, però, è il Movimento 5 Stelle, ora che anche la loro base si sta spaccando e in molti iniziano ad incolpare gli stessi Grillo e Casaleggio per il netto crollo. Ma De Vito, il candidato sincado per Roma, ha affermato che “Il dato di oggi non è così negativo se confrontato con il 16,64 ottenuto a Roma alle regionali, un calo non drammatico e così vistoso. Non siamo scontenti del risultato ottenuto, si parla del 13-14%. Siamo contenti di entrare in Consiglio, faremo un’ottima opposizione”. La causa del calo, per De Vito, è da trovare nel fatto che “abbiamo avuto pochissimo spazio, i giornali hanno parlato pochissimo di noi. I partiti hanno messo in campo un potere e una forza economica superiore alla nostra che ha permesso meglio di intercettare piu’ voti rispetto agli astenuti”. Una stoccata infine anche ad Alfio Marchini: “Ci si e’ messo anche Marchini che ha messo una forza economica molto forte e ha preso un 9-10%”. Sul Semplice Portavoce? “Il movimento non e’ Beppe Grillo: Grillo e’ una persona importante, e’ venuto e ha fatto il suo comizio, come lo avevo fatto io mezz’ora prima parlando dei temi della campagna romana”. Insomma, sembra parlare da politico navigato, puntando il dito contro gli altri ma senza fare una seria analisi delle difficoltà effettive del Movimento. Ma in fin dei conti meglio non guardarsi attorno, come spiega Zaghis: “non paragoniamo mele con pere”.

Ci si chiede cosa potranno fare i due candidati che affronteranno il ballottaggio per riuscire a catturare gli astenuti, considerato che lo spoglio sta dimostrando che gli italiani sono stanchi e che anche l’antipolitica non riesce ad attecchiare, così come non non premia pienamente neanche una novità civica e di territorio come il movimento di Alfio Marchini, imprenditore romanissimo nè un voto di nicchia come quello per la sinistra di Sandro Medici. Alemanno giustamente osserva che “nessuno vuole essere sindaco del 50% dei romani” e prosegue: “Bisogna portare al voto metà dei romani, bisogna capire il perché dell’astensionismo soprattutto dei giovani”. Marino risponde invece in modo pragmatico, con un discorso di politica che si basa sui dati di fatto: “buche, senza casa, senza lavoro”. Il rappresentante del Pd ringrazia chi “ha votato” prima di setenziare: “la città vuole cambiare, la corsa però non è finita”. Un appello poi agli elettori del M5S in vista del prossimo turno, per ricordare che “abbiamo temi in comune”. Di certo Marino molto dovrà contare sulle proprie forze, considerato che alle spalle ha un partito che al momento sembra inesistente.

Può essere invece fiero di sè Marchini, che infatti afferma: “abbiamo ucciso il consociativismo” e giudica il risultato ottenuto “straordinario: un popolo si è messo in marcia”. Non parla di endorsement l’accorto Marchini ma, precisa, “non farò il vice di nessuno ma faremo una grande attenzione ai programmi e ai valori”.

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Nell’attesa del ballottaggio del 9 e 10 giugno, viene da chiedersi a chi potrà dare la colpa in caso di sconfitta Alemanno. Perchè ieri, dopo aver invitato i tifosi di Lazio e Roma a mantenere la calma e non dare uno spettacolo negativo della città, non ha trovato altra motivazione per la scarsa affluenza se non nel derby valido per la Coppa Italia. Affermazione questa che ha fatto sbizzarrire il popolo di Twitter, come una rapida raccolta di cinguettii di elettori insoddisfatti può dimostrare. Si va dal “Dopo #colpaditwitter #colpadelderby ma #colpavostra mai?!” al: “se Roma è uno scandalo dal punto di vista delle barriere architettoniche #romaèvita”. Ma non mancano le riletture all’affermazione del sindaco: “é #colpadelderby se sono il sindaco peggiore della storia di Roma”. Ma anche: “#colpadelderby se i parenti di #alemanno non l’hanno votato”. C’è poi chi nega che sia successo qualcosa ieri allo Stadio Olimpico: “#colpadelderby Quale derby? Ieri non si è giocato nessun derby”. Ma qualcuno si spinge anche oltre: “È decisamente #colpadelderby se nelle strade ci sono buche così grosse che fanno provincia”. Forse qualche spunto da prendere c’è…

Arriva il bar dei gatti!

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Volete prendervi un caffè o un té in compagnia degli “amici mici”? A Parigi si può. Mentre state degustando un pasticcino o un buon aperitivo si può anche pensare di adottare un gatto a “Le cafè des chats”. Il locale dovrebbe aprire in agosto nel quartiere del Marais e dovrebbero mancare solo alcune migliaia di euro per finanziare l’ambizioso progetto che ha già un suo omologo a Vienna. Attraverso il crowdfunding gran parte dell’iniziativa è pronta a partire e la prefettura ha già concesso la licenza. Quanto all’igiene, nulla sarà compromesso dalla scelta di ospitare i felini. Al massimo saranno una decina di gatti e tutti provvisti del libretto sanitario, inoltre i promotori dell’iniziativa assicurano che  “Ogni dipendente del bar sarà responsabile di due o tre gatti e dovrà fare un check-up settimanale e assicurarne l’igiene quotidiana. Un veterinario li visiterà ogni tre mesi”. Nessun rischio di pelo di gatto nel caffè latte!

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Il futuro dell’Ilva è a rischio

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Il Cda di Riva Fire ha redatto una nota in cui segnala che “Il sequestro deciso dai magistrati di Taranto mette a rischio la continuità aziendale” dell’Ilva. In prima battuta “il provvedimento rischia di compromettere l’iter per l’approvazione del piano industriale 2013-2018 avviato da mesi, sia da Ilva che da Riva Fire, e che, supportato da adeguati test di impairment di esperti indipendenti nonché da analisi di sostenibilità finanziaria effettuate da primari advisor, era ormai prossimo al termine” “Il perseguimento di tale iter avrebbe consentito sia il rispetto di tutti gli obblighi Aia sotto il profilo industriale e finanziario, sia l’approvazione del bilancio nei termini di legge in situazione di continuità aziendale”, aggiunge il comunicato della società della famiglia Riva spiegando che “l’interruzione di tale processo causata dal sequestro può invece portare a una situazione fuori controllo, anche con possibili ripercussioni occupazionali per circa 20.000 dipendenti diretti in Italia e almeno altrettanti nel cosiddetto indotto”.

Ma Ilva significa anche famiglia Riva, e di certo di due patron del colosso, Emilio e Nicola, non se la passano meglio: la Corte di Cassazione ha confermato gli arresti per loro e per l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, respingendo il ricorso presentato dalla difesa contro l’ordinanza del riesame del 23 ottobre, che aveva detto no al rilascio. Si tratta del secondo rifiuto dall’inizio dell’anno della richiesta di revoca dei domiciliari per i proprietari del polo industriale.

Maestra d’asilo maltrattava i bambini, può tornare a lavoro tra 2 anni

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Alcuni bambini di due o tre anni venivano legati al seggiolone e messi a tacere con il nastro adesivo sulla bocca. Una vera e propria tortura perpetrata tra le mura di una scuola. Così una 47enne maestra d’asilo di Madrid educava i bambini. Nulla sarebbe emerso se i bambini a casa non avessero confessato cosa subivano quotidianamente. Ma se la storia è agghiacciante, la sentenza è allucinante. Pur ritenendo la maestra,  Aránzazu G.A., colpevole, il tribunale ha condannato la donna solo a 15 mesi di carcere e tra appena due anni potrà tornare a insegnare. Una sentenza del genere a lasciato la Spagna e l’intera comunità europea senza parole, anche perchè al processo non erano mancate neppure le testimonianze che non lasciavano ombra di dubbio sulle violenze che subivano i bambini. Anche una cuoca della struttura aveva dichiarato di aver visto l’insegnante spingere e insultare i bambini, arrivando anche a dirgli “sei stupido come tuo padre”.

Dove è la giustizia e a chi vengono affidati i bambini?  

Dramma in casa Melandri: la compagna di Marco perde il figlio

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Marco Melandri doveva diventare padre a novembre. La sua felicità era talmente grande da non riuscire a contenerla e ha deciso di condividerla subito con pochi amici nell’hospitality della Bmw nel paddock di Donington. “Manuela è rimasta a casa per fare degli esami, ho visto la prima ecografia ed è stato un momento veramente emozionante. Forse il più emozionante della mia vita”. Marco aveva anche intenzione di comunicarlo ai fans dopo il GP, che si sentiva in grado di conquistare. Ma non è riuscito a trattenersi e già domenica mattina l’ha reso noto al microfono di Italia, 1 dopo il warm up, in un orario di basso ascolto. Subito dopo la gara: il secondo posto nella prima corsa dietro l’imprendibile Tom Sykes e il quinto nella seconda sfida causa un fuoripista costato un altro podio prezioso per il Mondiale. La sera, quando i motori avevano ismesso di rombare da un po’, la drammatica notizia: Manuela, incinta di tre mesi, aveva perso il bambino. Marco ha scelto di condividere il suo enorme dolore con un twee: “Purtroppo appena uscita la notizia è successo quello che non volevamo, Manuela ha perso il bimbo. Vi ringraziamo per l’affetto” ha scritto. Subito dopo, in un altro tweet, ha aggiunto: “Non vedo l’ora di tornare a casa e starle vicino in un momento così difficile per una donna, ma lei è super forte: sono troppo orgoglioso di avere al fianco una ragazza cosi speciale che mi ha reso una persona migliore”. Un colpo durissimo per entrambi, un vuoto profondo. Per Marco e Manuela solo un augurio: di tornare presto a correre rapidi nella vita.

Lapsus in casa Samsung? Presentato in rete il Galaxy S4 mini

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Errore o no? La Samsung ha caricato sul sito che raccoglie le app due immagini del suo nuovo prodotto, il Galaxy S4 mini, presentandolo prima di quanto fosse stabilito, ossia nell’evento a lui dedicato che si svolgerà a Londra il prossimo 20 giugno. Ad accorgersi della pubblicazione è stato il blog TgSpot, ma la notizia ha subito iniziato a circolare in rete, permettendo così agli utenti di controllare il sito dov’è possibile scegliere e scaricare applicazioni compatibili con il proprio dispositivo con una suddivisione per telefoni. C’è anche la possibilità che Samsung presenti la nuova linea di tablet Galaxy e Ativ, ovvero i prodotti equipaggiati con Windows 8. A una prima analisi, sembrerebbe che il “mini” abbia un display di 4.3 pollici, che salgono a 5 nella versione grande.

La storia del signor Graham: l’uomo che credeva di essere uno zombie!

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Il signor Graham, come ha divulgato la rivista New Scientist, è affetto dalla “sindrome del cadavere vivente”, che l’ha colpito nove anni fa facendolo svegliare una mattina convinto di essere morto. Il bizzarro caso del britannico ha catturato l’attenzione tanto che ne ha parlato anche il Telegrafh, spiegando che la sindrome di Cotard, piuttosto rara, sembra colpire principalmente le persone affette da gravi forme depressive. L’uomo, clinicamente depresso, ha tentato il suicidio otto mesi prima d’inizare ad affermare di essere uno zombie e di sostenere che il suo cervello fosse morto. In seguito, ha smesso di fumare, parlare e anche di mangiare, tanto “non ce n’era bisogno, dal momento che ero morto”. Graham è stato sottoposto a mesi di terapie, in seguito alle quali è riuscito a sconfiggere la sua malattia, cosa che gli ha permesso di vivere una vita normale. Questa sindrome, che è tra le più rare al mondo, affligge qualche centinaia di persone in tutto il pianeta. La sindrome si presenta in varie forme, una delle quali fa sì che le persone non riescano più a percepire come funzionanti i propri arti. “Non volevo vedere nessuno. Non aveva senso – racconta Graham – Non provavo più piacere per nulla. Adoravo la mia automobile, ma non mi ci avvicinavo mai. Tutte le cose che mi interessavano sono scomparse. Ho perso il senso del gusto e dell’olfatto. Non aveva senso mangiare perché, tanto, ero morto. Parlare era una perdita di tempo perché non avevo mai avuto niente da dire.” Ad un certo punto, si è anche convinto che il luogo più adatto a lui fosse il cimitero, ma la polizia l’ha riportato a casa. I medici hanno scoperto che la sua attività cerebrale era tanto bassa da far pensare ad uno stato vegetativo.  “Faccio questo lavoro da 15 anni e non ho mai visto nessuno in grado di stare in piedi e interagire con le persone con un’attività cerebrale tanto anomala – ha spiegato il dottor Steven Laureys di Liegi – Le funzioni cerebrali di Graham sembravano più simili a quelle di qualcuno sotto anestesia o in uno stato di sonno profondo.” Ora che Graham sta meglio, anche se non gli sarà possibile tornare alla normalità, non sente più il suo cervello “morto” e non ha paura di morire, nonostante questo, “Io sono fortunato ad essere vivo adesso”.

Fabiana Luzzi: il corteo in suo ricordo e le 20 coltellate

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Niente scuola oggi per i ragazzi delle superiori di Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza. E’ stato il giorno del corteo in segno di solidarietà per Fabiana Luzzi, la ragazza bruciata viva dal fidanzato. Il corteo ha percorso le strade del paese partendo dall’istituto tecnico-commerciale Luigi Palma, la scuola frequentata dalla 16enne e terminando davanti l’abitazione della vittima. Sugli striscioni scritte del tenore “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci” e “No al femminicidio” mentre sul primo, quello in testa al corteo, si leggeva “16 anni per sempre…riposa in pace piccolo angelo. La tua storia meritava più ascolto”. E ancora: “Puoi raggiungere solo adesso la tua meta quel mondo diverso che non trovavi mai. Solo che non doveva andare così, solo che ora siamo tutti un po’ più soli”. . Un bouquet di fiori che è stato deposto all’imbocco della stradina alla fine della quale è stato trovato il cadavere di Fabiana mentre alcuni palloncini bianchi a forma di cuore sono stati lanciati in aria. Tutti i partecipanti avevano inoltre un nastro rosso al polso, a rappresentare l’amore che provavano per lei. Il padre, in preda alla commozione, ha parlato del rapporto tra Fabiana ed il suo fidanzato: “La picchiava e non le dava pace, io gliel’avevo detto di lasciare quel ragazzo”. La madre, che ha avuto parole anche per l’assassino definendolo “una povera vittima”, ha dichiarato il diritto di Fabiana “di avere giustizia” spiegando che “in questo momento abbiamo bisogno di sentire l’affetto della gente. Non vogliamo sentirci soli”. La famiglia della ragazza, pur essendo testimone di Geova, ha accettato di ricevere monsignor Marcianò. Il padre, accogliendolo in casa, lo ha abbracciato e gli ha detto: “Mi ha fatto piacere ricevere la sua visita. Noi ci incontriamo sul valore della vita”. Con lui, il vescovo ha ricordato un possibile recupero dell’omicida. “Ho parlato del problema educativo e del profondo disagio del ragazzo che ha compiuto l’omicidio. In modo esplicito ho fatto riferimento al perdono ed ho trovato una reazione positiva nei familiari della ragazza uccisa. Ho voluto affrontare anche il discorso della rieducazione a 360 gradi che va affrontato quando sarà passato il momento del dolore”. La madre ha preso a sua volta parte al corteo, affacciandosi al balcone del secondo piano per urlare: “Fabiana quanta gente ti voleva bene, solo uno ti odiava. Come era bella mia figlia, ora non posso più vederla, devo solo ricordarla attraverso di voi”.

Intanto sono venuti alla luce nuovi dettagli dell’omicidio: Fabiana aveva cercato in tutti i modi di strappare dalle mani del fidanzato la tanica di benzina, alzandosi da terra e buttandosi contro di lui nel tentativo di versare per terra il contenuto infiammabile. Probabilmente debole per le coltellate ricevute, poi è ricaduta a terra ed il 17enne le ha dato fuoco. Questo almeno il racconto di D.M. durante l’interrogatorio. Il giovane ha spiegato la dinamica dell’omicidio e gli ultimi istanti di vita di Fabiana, che ha cercato, pur ferita, di sfuggire al suo aguzzino fino all’ultmo. Da quanto è emerso dall’autopsia, la ragazza è stata colpita 20 volte, bisognerà però attendere altre analisi per sapere con esattezza se sia stata bruciata viva.

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Un anno di tempo per risolvere il sovraffollamento carcerario

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L’Italia ha un anno di tempo per risolvere il sovraffollamento carcerario ed è inoltre tenuta a risarcire i detenuti che ne hanno dovuto subire le conseguenze. E’ questa la decisione presa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo che ha rigettato il ricorso dell’Italia. I dati più recenti al riguardo sono quelli che ha riferito qualche giorno fa al Senato il ministro della Giustizia Cancellieri: quasi 66mila detenuti nelle carceri italiane, quindi con circa 20mila reclusi in eccesso. L’associazione Antigone, però, ha parlato di 30mila detenuti in più rispetto ai posti regolamentari. Con tali cifre, l’Italia è il terzo Paese in Europa per carceri sovraffollate.

Rehana e Sobia: le lesbiche musulmane convolate a nozze in GB

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Nessun imam ha acconsentito a celebrare le loro nozze, ma Rehana Kausar, 34 anni, e Sobia Kamar, 29, si sono sposate in una cerimonia civile, probabilmente la prima di una coppia lesbica musulmana in Gran Bretagna. Le due donne, che si sono incontrate tre anni fa mentre studiavano a Birmingham, e hanno vissuto insieme per un anno nello Yorkshire meridionale, hanno pronunciato le loro promesse davanti ad un funzionario comunale di Leeds alcune settimane fa, e immediatamente dopo hanno chiesto asilo politico visto che hanno già ricevuto minacce di morte, soprattutto in Pakistan, dove le relazioni omosessuali sono considerate illegali. La loro scelta, come ha spiegato Rehana al termine della cerimonia, dipende dal fatto che “Questo Paese ci consente di avere diritti, e noi abbiamo preso una decisione personale. Non è un problema di nessun altro che cosa decidiamo di fare con le nostre vite. Il problema con il Pakistan, invece, è che ognuno crede di avere il diritto di decidere delle vite altrui e di poter imporre la propria morale agli altri. Ma questo non è l’approccio giusto. Noi siamo in questa condizione a causa del nostro clero, che ha sequestrato la nostra società una volta tollerante e rispettosa dell’individuo”.

Niente aumento dei ticket sanitari? Ci si sta lavorando…

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L’ipotesi a cui stanno lavorando Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, e Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia, si basa sui risparmi di spesa già effettuati e che permetterebbero di non far entrare in vigore i nuovi ticket sanitari previsti per il 2014, con i quali si contava di incassare due miliardi di euro. Il progetto d’inserimento, infatti, sarebbe già stato fermato ed il lavoro sarebbe già ad uno stadio avanzato. Lorenzin sembra abbia imposto al collega la necessità di non imporre nuove misure “insostenibili” per i cittadini.

Busta sospetta recapitata al “Giornale”

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I Vigili del fuoco sono intervenuti nella sede del “Giornale”  dopo che una busta sospetta è stata recapitata alla redazione . Nel palazzo di via Negri, a Milano, si stanno eseguendo i rilievi del caso e, nel dubbio possa trattarsi di antrace, tutta la redazione è stata bloccata in via precauzionale, vista la facilità con cui queste spore si propagano. Sei persone sarebbero in ospedale per accertamenti. Proprio oggi Alfano ha annunciato la revoca della scorta per il direttore della testata, Alessandro Sallusti.

L’auto di Cesare Paciotti finisce nel fiume. Si mette in salvo sul tettuccio!

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Lo stilista Cesare Paciotti questa mattina voleva fare un giro lungo la spiaggia di Cvitanova Marche, in provincia di Macerata, dove vive. Salito a bordo della sua Land Rover Defender, con il cane di casa, un doberman, a tenergli compagnia, si è apprestato a risalire la foce del Chienti. L’auto però si è impantanata, sprofondando per un metro e mezzo nella sabbia e l’uomo non ha potuto far altro che salire con il suo amico a quattro zampe sul tettuccio dell’auto e chiamare i soccorsi. Una squadra speleo-fluviale dei vigili del fuoco è accorsa sul posto, dove ha tratto in salvo padrone e cane, ed entrambi sono in buona salute. Più difficoltoso si è rivelato il recupero della Land Rover, a causa delle correnti del corso d’acqua.

166 giorni a spasso nello spazio: al via domani la missione di Luca Parmitano

Parmitanoastronauta

Countdown a -1 per Luca Parmitano, l’astronauta 36enne di Paternò, che domani salirà a bordo della navicella Soyuz, dal cosmodromo di Baikonour, in Kazakistan, diretto verso la Stazione spaziale internazionale.  Il siciliano è sposato con Kathy e ha due figlie, di 3 e 6 anni. Diplomato al liceo scientifico Galilei di Catania e laureato in Scienze Politiche a Napoli frequentando al tempo stesso l’Accademia Aeronautica di Pozzuoli, nell’Arma azzurra ha raggiunto il grado di maggiore e conta oltre 2.000 ore di volo con abilitazione al pilotaggio di 20 modelli tra aerei ed elicotteri ed è, dal 2009, nel novero degli astronauti dell’Agenzia spaziale europea. Ma soprattutto, sarà il primo italiano a poter vantare una passeggiata nello Spazio. In missione, però, Parmitano troverà un po’ d’Italia, considerato che ormai più della metà dei moduli abitativi pressurizzati del laboratorio è “made in Italy” dalla progettazione alla costruzione. E’ lui stesso a raccontarlo: “Mi ritroverò in orbita circondato da tecnologia italiana, segno che il nostro settore della ricerca e dell’industria e il coordinamento dell’Agenzia spaziale italiana hanno sempre più crediti nel ristretto club dei paesi che si occupano di spazio. Il ruolo dell’Italia, evidente anche nell’ideazione degli esperimenti, è importante sia nella realizzazione dall’A alla Z di parti della stazione, sia quale paese guida di molti progetti dell’Agenzia spaziale europea, ad esempio la Cupola, il luogo più spettacolare dell’Iss”.

Ma gli astronauti non avranno troppo tempo per godersi la bow window, la più grande finestra mai costruita nello spazio. Dovranno infattti “seguire oltre 150 esperimenti sceintifici, curare e sviluppare la parte tecnologica della stazione e infine ci sono compiti legati ai futuri scenari esplorativi che già adesso creano i presupposti per raggiungere nei prossimi anni altri pianeti”. Gli investimenti sono ingenti, per questa missione che prende il nome di “Volare”, ma sono tutti giustificati. “Con queste missioni contribuiamo a costruire un futuro migliore e non solo perché con il lavoro di oggi qualcuno domani potrà andare su Marte. Grazie agli esperimenti sulla Stazione spaziale si stanno raccogliendo importanti risultati ad esempio per la medicina, vedi le cure per l’osteoporosi, dato che in assenza di peso le ossa si indeboliscono. E poi si lavora per migliorare la lotta all’inquinamento, per scoprire nuovi carburanti ecologici con test che possono essere eseguiti solo in assenza di gravità. Per i frutti di tanti di questi esperimenti sarà necessario attendere anni, forse decenni, ma è questo il modo di procedere della ricerca che non si può fermare”. Iss, la Stazione spaziale internazionale, è in orbita, con il suo nucleo primario, dal 1998. Dal 2000 è abitata senza soste (fino a 8 astronauti) e l’anno prossimo dovrebbe essere completata per restare in esercizio fino al 2028. Visibile a occhio nudo dalla Terra, viaggia a una velocità media di quasi 28mila chilometri orari ad un’altezza che varia tra i 278 e il 460 chilometri. Compie 16 volte al giorno un’orbita completa. Alla realizzazione e al funzionamento del grande laboratorio di ricerca scientifica contribuiscono Nasa (Usa), Rka (Russia), Esa (Europa, ovvero Italia, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Svizzera), Jaxa (Giappone) e Csa (Canada). I costi stimati dell’Iss sono di circa 100 miliardi di euro nei 30 anni di attività.

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Papa Francesco e l’esorcismo: parla l’uomo “liberato”

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Il Vaticano ha sempre negato che Papa Francesco abbia fatto un esorcismo in Piazza San Pietro, eppure gli esperti, leggendo il labiale, continuavano a sostenere la loro idea. Il Santo Padre avrebbe recitato infatti la formula necessaria per praticarlo: “Io ti scongiuro, Satana, nemico della salvezza dell’uomo, che riconosce la giustizia e la bontà di Dio Padre, che ha condannato giusto giudizio il tuo orgoglio e l’invidia.” Ora il quotidiano spagnolo El Mundo è riuscito ad intervistare l’uomo messicano che ha goduto di questo intervento. Angelo V. ha 43 anni e due figli, un viso sereno e modi gentili e racconta di essere posseduto da quattro demoni che lo tormentano da quattordici anni, più forti della dozzina di esorcisti che hanno tentato, invano, di liberarlo e che hanno concordato fosse un caso di possessione diabolica insanabile. Almeno fino a quando Papa Francesco non gli ha posto le mani sulla testa. Padre Juan Rivas, il sacerdote che quel giorno accompagnava Angelo, racconta l’esperienza vissuta. “Il Papa ha salutato Angelo, lui gli ha baciato l’anello e in quel momento è caduto in trance. Gli ho detto che questa persona aveva bisogno della sua benedizione, che aveva subito più di dieci esorcismi. Allora lui gli ha posto le mani sulla testa e a quel punto abbiamo sentito un rumore terribile, come il ruggito di un leone. Tutti quelli che si trovavano lì lo hanno udito perfettamente. Anche il Papa lo aveva sentito, così come gli uomini della sua scorta e una ragazza che era poco distante da noi. Angelo ha annuito lentamente, dicendo che il la preghiera del Papa era stata molto buona”. Ora che Angelo sta bene e cammina, ha potuto raccontare la sua storia ai giornalisti, a partire dalla prima volta in cui i demoni si sono impossessati di lui. “È stato nel 1999. Ero su un autobus, di ritorno da Città del Messico. Ho sentito come una forza entrare nell’autobus. Non la vedevo, ma la percepivo. Si è avvicinata e si è fermata di fronte a me. A un tratto ho sentito come una pugnalata al petto, mi sentivo come se mi dovesse aprire le costole”. Pensava si trattasse di un attacco di cuore, cosa che non era, ma la sua salute è via via peggiorata. “Ho cominciato ad avere frequenti stati di trance, mi dicevano che parlavo in altre lingue. Nessun medico riusciva a spiegarmi cosa mi succedeva. Ho fatto test, radiografie, analisi… Ma nessuno è mai riuscito a darmi una spiegazione”. La diagnosi per lui è arrivata solo nel 2004, poi sono arrivati gli esorcismi, rivelatisi inefficaci. Infine un sogno, quello in grado di cambiare una vita:  “Papa Francesco vestito di rosso, che pregava con un incensario in mano, circondato dai cardinali. Non diedi importanza a quell’immagine fino al giorno in cui non vidi quella scena in televisione. Allora decisi di andare a Roma”. Arrivato, Angelo ha chiesto a Juan Rivas di accompagnarlo dal Papa. “Dopo aver provato tre volte a salutarlo, l’ultima domenica la Divina Provvidenza ci ha aiutato e ci ha permesso di incontrarlo e di pregare con lui”, ha concluso padre Rivas.

Saviano tra coca, disciplina mafiosa e la difesa della felicità

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In occasione della pubblicazione sel zuo nuovo libro, Zero Zero Zero, Roberto Saviano rilascia un’intervista al quotidiano tedesco Die Welt in cui descrive un paradosso tutto italiano: nel Paese senza regole, la criminalità organizzata è quella che vanta la maggior propensione al sacrificio e al rispetto dei codici di comportamento. In essa è riscontrabile una disciplina che crea una parziale fascinazione sullo scrittore. “La criminalità organizzata ne esercita una certa quantità, lo devo confessare. Ma sarebbe un errore soccombere a questa forza di attrazione. I mafiosi costruiscono un’immagine di uomini d’onore, che vivono secondo un codice, detengono molti soldi e non hanno alcuna paura della morte. Questo mito va smontato: devo mostrare quanto siano ridicoli, le loro paure, la loro esistenza miserabile. Credo davvero che le cose si possano cambiare, se vengono scritte. Questa è la mia ossessione”. La vita della criminalità italiana, insomma, è costellata di rinunce, soprattutto se confrontata con la mafia messicana, dove lusso e feste sono un tratto distintivo dei grandi capi del cartello della cocaina. “I boss italiani sono gli ultimi calvinisti dell’Occidente. Vivono la maggior parte del loro tempo in un buco sottoterra, e per il loro successo rinunciano ad ogni lusso”. Ma un paradosso è anche il rapporto tra i suoi due libri: con Gomorra, che ha confessato non riscriverebbe se avesse il potere di tornare indietro nel tempo, che, dopo averlo obbligato ad una vita sotto scorta, gli ha permesso di scrivere la nuova opera. “Non vale la pena scrivere un libro che ti distrugge la vita. E’ importare raccontare la verità sulla mafia, e non avere paura né essere costretti al silenzio. Ma è altrettanto importante difendere il proprio percorso verso la felicità. Ora non so più come ritrovarlo, visto che vivo completamente isolato dagli altri uomini”. Ma l’isolamento l’ha portato a compiere un passo oltre: “Grazie alla scorta sono però riuscito ad incontrare molti inquirenti, ed ho avuto accessi ad atti e testimonianze che mi hanno permesso di studiare la dinamica del cartello delle droghe. “Suona paradossale, ma più vivo protetto, maggiore è la mia vicinanza a ciò che accade nel mondo della criminalità, anche se non posso più permettermi di camminare per strada”. Saviano non risparmia neanche, dopo tutte le bastonate inflitte dalla Germania all’Italia, una piccola bacchetata ai tedeschi. “La Germania sottovaluta il traffico di droga in modo drammatico, alla polizia mancano gli strumenti giuridici per poterlo contrastare in modo efficace. In Germania la mafia è al sicuro in modo davvero assurdo”. Per concludere, l’autore si schiera con la legalizzazione della cocaina, che rappresenta il più importante business per le mafie globali:  “La coca rappresenta un mercato da 400 miliardi di dollari di fatturato annuo. Una legalizzazione darebbe agli stati la possibilità di contrastare la droga, con campagne come quella condotta contro il fumo, e togliere alla criminalità organizzata la sua maggior fonte di guadagno”. Capitalismo allo stato pure insomma, che semplifica con un esempio: “Nessun altro affare dà maggior lucro. I suoi profitti sono enormi. Si prenda questo esempio. Chi all’inizio del 2010 ha investito nell’Apple 1000 euro, ora ne possiede 1600 grazie alla crescita delle sue azioni. Chi invece nel 2012 ha investito 1000 euro nella cocaina, ora ne possiede 182 mila. Cento volte di più rispetto alle azioni che sono andate meglio negli ultimi anni”.

Italia da record… per gli aumenti delle bollette della luce!

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Stando ai dati forniti da Eurostat, dalla seconda metà del 2011 alla seconda del 2012, gli italiani hanno visto un aumento nella loro bolletta della luce dell’ 11.2%, uno dei maggiori registrati nell’Ue, mentre si è fermato a “solo” il 10.6% quello per il gas. Se confrontiamo questi dati con quelli dell’Unione Europea, vediamo che, all’estero, i prezzi dell’elettricità per le famiglie sono aumentati del 6,6% e quelli del gas del 10,3%. Questo aumento si somma inoltre a quello già avvenuto tra il 2010 e il 2011, pari al 6.3% per quanto riguarda l’elettricità e del 12.6% per il gas. Se l’Italia, per quello che concerne la luce, segue Cipro (+21%) e Grecia (+15%), nella classifica degli aumenti delle bollette del gas si piazza al settimo posto, ma resta il fatto che il prezzo medio resta sopra la media Ue, a 9,5 euro per 100kWh (9,5 in termini di potere d’acquisto), mentre in Germania è di 6,5 (6,3 in termini di potere d’acquisto), in Francia 6,8 (6,1) e in Gran Bretagna di 5,8 (5,3).

Referendum Bologna: si dice no ai i fondi alle scuole private

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Vince l’opzione A al referendum consultivo sui sondi comunli per le private dell’infanzia a Bologna: 59% contro il 41% della B. Premiati dunque i promotori che chiedevano di destinare circa un milione di euro all’anno alla scuola pubblica. L’affluenza, che non ha inficiato sul risultato visto che non era necessario il quorum, si è però fermata ad appena il 28.71%, con solo un bolognese su tre che si è presentato alle urne. Nel quartier generale dei refendari, però, è un ottimo risultato, considerato che “gli elettori che si sono recati alle urne superano di gran lunga il numero di persone direttamente coinvolte nella decisione”. Senza contare “le scomode e irrazionali dislocazioni dei seggi e le carenze organizzative del Comune”, oltre “al grande astensionismo registrato alle elezioni amministrative in tutta Italia e anche nella provincia di Bologna, che fa risaltare ancor più la partecipazione bolognese al referendum”. Voci opposte ovviamente dai difensori della convenzione, che l’hanno definito “il referendum comunale meno partecipato della storia di Bologna”, come ha sottolineato Alessandro Alberani, segretario della Cisl e in prima fila nel comitato a favore delle private. Per i fautori dell’opzione B, quindi “molto rumore (sui mass media e sulla stampa) per nulla”. Una vittoria reale per la scuola pubblica? Non stando al sindaco Virginio Merola, che aveva già avvisato che, qualsiasi fosse stato il risultato, non avrebbe fatto cambiare direzione all’amministrazione. Semplice la dichiarazione di Prodi, a favore delle risorse alle private: “Le persone che erano interessate sono venute a votare”.

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Ma il referendum era anche un banco di prova sulla tenuta del Pd e della coalizione del centrosinistra, che sembrava destinata a spaccarsi durante la campagna elettorale. A favore della consultazione si sono schierati fin da subito l’ala sinistra della maggioranza, capeggiata dal Sel, e tante associazioni della società civile, il M5S, la Fiom, i sindacati di base, i collettivi studenteschi e persino Casapound. A fiancheggiare il Comune, invece, il centrodestra, l’Udc, la Curia, la Cisl e il mondo economico, dalle cooperative di ogni colore a Cna, commercianti e Unindustria.

Il regime siriano e i gas tossici sui ribelli: documentato l’uso delle armi chimiche

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Le Monde ha pubblicato un reportage e un filmato nel quale emerge la testimonianza di due invati speciali che hanno trascorso un paio di mesi con i ribelli siriani raccogliendo elementi e tersimonianze sull’uso di gas tossici da parte del regime siriano di Bashar al Assad, che avrebbe utilizzato armi chimiche contro i ribelli nel quartiere di Jobar, a Damasco. Nell’articolo, a firma Jean-Philippe Rémy, vengono spiegati gli effetti di un particolare attacco condotto dal regime contro i ribelli: “Nessun odore, nessun fumo, non c’è stato nemmeno un fischio per indicare il lancio di gas tossici”. Segue la spiegazione di come subito siano apparsi i primi sintomi: “C’era chi tossiva in modo violento, gli occhi bruciavano, la vista era annebbiata”. Subito dopo l’attacco  tra i ribelli c’era chi aveva difficoltà respiratorie, vomitava o era svenuto. “E’ necessario evacuare i combattenti più esposti, prima che soffochino”, si legge. Anche il fotografo del quotidiano ha sofferto di problemi respiratori e alla vista per 4 giorni. E’ un’accusa contro chi non ha mai creduto all’utilizzo delle armi chimiche quella che viene lanciata: “Bisognerebbe ascoltare i medici che, sul posto, cercano di arginare gli effetti di questi gas”. Ma i reporter non si sono limitati a questo, raccogliendo anche testimonianze di un uso “in maniera ben più ampia” di gas tossici, da parte di militanti e medici che riferiscono i sintomi di queste sostanze: difficoltà respiratorie, mal di testa, pupille contratte, nausee. “Se non li si trova subito, è la morte”, commenta, in forma anonima, un medico di Kafer Battna, città feudo ribelle non lontano da Damasco.

Er Batman condannato: 3 anni e 4 mesi per Fiorito

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Il gup Rosalba Liso ha stabilito per l’ex capogruppo del Pdl alla Regione Lazio, Franco Fiorito, è stato condannato a tre anni e quattro mesi mentre sono cinque quelli d’interdizione dai pubblici uffici. Ma questa seconda condanna non dovrebbe preoccuparlo più di tanto se è vera la sua dichiarazione: ”Mai più in politica, lo giuro. Mi metto a fare il filantropo. Una cosa deve essere chiara: non ho rubato nulla, quei soldi mi sono stati assegnati tramite delibera. Per questa storia ho fatto fin troppo carcere. Ho dimostrato, documenti alla mano, di non aver commesso alcun peculato. Spero che la sentenza venga ribaltata in appello”. L’ex Tesoriere era accusato di peculato per essersi appropriato di oltre un milione di euro dai fondi del gruppo regionale del Pdl. I suoi due ex capo segreteria hanno invece patteggiato: Bruno Galassi sconterà una pena ad un anno e cinque mesi, un anno e due mesi in vece per Pierluigi Boschi.

Finisce quindi in carcere Er Batman che, come spiega Nonciclopedia ha questo soprannome perchè “un pomeriggio fu aiutato da quattro amici a salire sulla sua nuova, fiammante Harley-Davidson: appena lo mollarono, non riuscì a ingranare la prima e, con un tonfo sordo, cadde su fianco bestemmiando. Da quel momento fu “Er Batman”. Soprannome che ha fatto sbizzarrire la rete!

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E’ morta la zia di Angelina Jolie: aveva lo stesso gene difettoso della nipote

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E’ stata lungimirante Angelina Jolie, l’attrice che si è sottoposta ad una doppia mastectomia per ridurre i rischi del cancro al seno dopo che, nel 2007, sua madre Marcheline Bertrand è morta per un tumore alle ovaie. E’ stato questo a farle decidere di sottoporsi ad un test gentico ottenendo un responso infausto: nel suo corpo è presente il BRCA1, un gene difettoso che aumenta dell’87% il rischio di un tumore alla mammella o alle ovaie. Da questo, la decisione di sottoporsi all’intervento. Ieri Angelina ha appreso della morte della zia Debbie Martin, di 61 anni, sorella di sua madre, per la stessa malattia dopo che il cancro le era stato diagnosticato nel 2004. Brad Pitt, marito della Jolie, al momento dell’intervento ha mostrato il suo orgoglio affermando “Ha fatto una scelta assolutamente eroica”. Senza dubbio difficile ma anche saggia: i rischi di cancro sono ora scesi al 5%.

Napoli violenta: il rapinatore degli androni colpisce al Vomero

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Alto, qui quaranta, ben vestito e in compagnia di una bimba sui dieci anni o poco più. Lei serve per tranquillizzare le vittime dopo la perplessità iniziale di ritrovarsi uno sconosciuto nell’androne del palazzo, in prossimità dell’ascensore. Lui fa uscire la piccola, dicendole di raggiungere la madre in strada. Solo quando la presunta figlia ha varcato il portone estrae la pistola e la punta contro l’inquilina, quasi sempre una persona anziana, che sta rincasando. Si fa consengare tutto, borsa, gioielli, telefonino. Dopo di che, tranquillamente, se ne va, facendo perdere le proprie tracce. Nel giro di pochi giorni, è già accaduto in via Consalvo Carelli, via Domenico Fontana, via Piscicelli, via Cimarosa. Stesso copione, stesso risultato. E la paura di far rientro in casa che s’insinua nella mente delle persone.

Omicidio-suicidio nel milanese: un’altra storia di disagio economico e sociale

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Un marito con problemi d’alcolismo, una moglie che soffre di disagio psichico, una coppia che vive in condizioni molto precarie in un’abitazione che deve lasciare a breve perchè sfrattati. Era questo il quadro di due coniugi trovati morti questa mattina nella loro abitazione di via Matteotti a Besate, in provincia di Milano. Lui, 52 anni, ha strangolato la moglie, di un anno più giovane, e poi si è impiccato. L’ennesimo, drammatico caso di omicidio-suicidio dovuto ad un grave disagio economico e sociale. In un Paese dove lo Stato abbandona i suoi cittadini, lasciando che la famiglia abbia l’intero onere di sobbarcarsi i problemi senza poter contare su un aiuto esterno mentre pochi eletti possono far affidamento su protezioni e raccomandazioni, sembra che ormai sia la morte l’unico modo di poter conservare un po’ di dignità, una fuga estrema da una vita ingestibile.

Trattativa Stato-Mafia: processo al via… e già rinviato

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Ha preso il via oggi il processo sulla trattativa Stato-Mafia e già arrivano le prime contestazioni. Prima dell’inizio dell’udienza a Palermo, infatti, l’ex politico Mancino, imputato per falsa testimonianza, ha affermato: “Non posso stare nello stesso processo in cui c’è la mafia”, aggiungendo: “Ho fiducia e speranza che venga fatta giustizia e che io possa uscire al più presto dal processo”. Oltre all’ex ministro, gli imputati presenti sono l’ex comandante del Ros Antonio Subranni e Massimo Ciancimino. Con loro, il gup Piergiorgio Morosini lo scorso 7 marzo ha rinviato a giudizio per “attentato mediante violenza o minaccia a un corpo politico, giudiziario o amministrativo dello Stato, aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra”,  boss Totò Riina, Leoluca Bagarella e Nino Cinà, l’ex pentito Giovanni Brusca, l’ex generale del Ros Mario Mori, l’ex colonnello Giuseppe De Donno e l’ex senatore del Pdl Marcello Dell’Utri. Riina e gli altri tre mafiosi sono collegati in videoconferenza con l’aula bunker.

Se Mancino ha intenzione, tramite il suo legale, di chiedere lo stralcio della sua posizione, la Procura ha preannunciato che gli contesterà una nuova aggravante, ancora non resa nota. Diversa la posizione per Massimo Ciancimino, accusasto anche di concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia mentre è stata stralciata la posizione di Provenzano per la sua incapacità di partecipare al processo: le sue condizioni psichiche sono infatti compromesse in parte da una forma di Alzheimer e in parte dall’intervento per la rimozione di un ematoma cerebrale che il boss si era procurato cadendo in cella.

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La “storia” della trattativa, come il gup Morosini spiegò il 7 marzo, quando dispose il rinvio a giudizio, parte dalle aspettative deluse sul maxiprocesso, con la conferma degli ergastoli ai vertici dei clan. Da qui il tentativo di Cosa nostra di chiudere i conti con chi riteneva responsabile di quella debacle giudiziaria e la ricerca di nuovi referenti politici. La mafia avrebbe cercato di condizionare le istituzioni con le stragi e stringere alleanze con massoneria deviata, frange della destra eversiva, gruppi indipendentisti, per dare vita a un piano eversivo condotto a colpi di attentati rivendicati dalla Falange Armata. Il primo passo sarebbe stato l’imicidio dell’eurodeputato Dc Salvo Lima, seguito dall’allarme attentati a una serie serie di ministri. A questo punto s’innesca la figura di Mannino, che ha chiesto il rito abbreviato, che per aver salva la vita stimolò l’inizio di una trattativa servendosi del capo del Ros Antonio Subranni. Ci sarebbero quindi stati contatti tra gli ufficiali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni e l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, il papello con le richieste del boss Totò Riina per fare cessare le stragi, l’ingresso nella trattativa del capomafia Bernardo Provenzano. Il rapposto si sarebbe potuto interrompere nel 1993, con la decisione dello Stato di revocare la 334 41-bis. Non essendo sufficente, per i boss, l’ammorbidimento della linea carceraria, un nuovo filone di trattativa si sarebbe innescato portando alla ribalta altri protagonisti, come Dell’Utri “portatore” della minaccia mafiosa a Silvio Berlusconi, futuro premier. Nella storia entra anche l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino: avrebbe detto il falso negando di avere saputo dall’allora Guardasigilli Claudio Martelli dei contatti tra il Ros e Ciancimino.

Il processo per la trattativa Stato-Mafia è uno dei temi che tocca da vicino gli italiani, ancora scossi dalla strage di Capaci e dall’attento al giudice Paolo Borsellino, tra gli altri. A testimonianza di ciò uno striscione a sostegno di Agnese Borsellino è stato affisso questa mattina sulle grate dell’aula bunker. La vedova del magistrato, morta tre settimane fa, chiedeva “verità e giustizia” per l’assassinio del marito Paolo, ucciso nella strage di via D’Amelio. Secondo i magistrati Borsellino sarebbe stato ucciso proprio perché seppe della trattativa. Un “successo” anche per il figlio, che ha affermato: “Per la prima volta la Stato processa altri pezzi dello Stato. Sembrava una cosa impossibile, invece sta avvenendo. Ho fiducia nei magistrati e nel processo e il dato di partenza è che la trattativa non è più ritenuta fumosa o fantomatica. C’è stata”.

“Qualora si dovessero accertare elementi di colpevolezza dello Stato, lo Stato non potrebbe nascondere eventuali responsabilità sotto al tappeto”, ha dichiarato il pm Antonio Di Matteo, e in molti ci auguriamo che sia così.

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Oggi, dopo le richieste di pm e difesa, la Corte d’Assise ha deciso di rinviare il processo che si tiene nell’aula bunker del carcere “Galiarelli” di Palermo. La nuova data è quella del 31 maggio, decisa per andare incontro alla domanda, sia dei magistrati che dei difensori degli imputati, di avere un termine per interloquire sulle nuove richieste di costituzione di parte civile.

Uccide il convivente con l’acqua bollente: arrestata

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Avrebbe ucciso il convivente, l’82enne Donato Annesi, procurandogli ustioni di primo e secondo grado con l’acqua bollente. E’ questo il motivo per il quale una donna di 46 anni, di cui per il momento non è stato fatto il nome, è stata sottoposta dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza a fermo per omicidio a Fascineto (CS). L’anziano è morto per le ustioni lo scroso 25 maggio, dopo esser stato ricoverato all’ospedale Cardelli di Napoli. Sulla donna gravano anche le accuse di percosse ai danni dell’uomo.

Giochi pericolosi. 13enne salta da un muretto di 10m: grave

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E’ saltato da un muretto alto 10 metri per gioco, precipitando, un tredicenne che ora si trova in prognosi riservata all’ospedale Loreto Mare. E’ accaduto ieri sera, nella zona adibita allo scarico delle merci, nell’area parcheggio circostante il centro commerciale “Le Ginestre” di Volla, in provincia di Napoli. Il ragazzino, che compirà 14 anni il prossimo novembre e vive nel quartiere Ponticelli del capoluogo partenopeo, si trova ora in prognosi riservata ed i medici gli hanno riscontrato un trauma toracico e cranico. I carabinieri stanno svolgendo indagini per accertare la responsabilità di quanto accaduto

Tragico ritorno dai play off: fuori strada pullman di tifosi bresciani. Un morto

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E’ uscito di strada nella notte, nei pressi del casello di Bagnolo Mella nel Bresciano, un pullman che trasportava una cinquantina di tifosi del Brescia di ritorno dall’incontro di play off per la promozione in serie A, disputatosi a Livorno e faceva parte de una colonna di sei autobus. Secondo le prime informazioni riferite da 118 e polizia stradale l’incidente si è verificato intorno alle 4 tra le uscite di Manerbio e Brescia Sud in direzione di Brescia, quando il veicolo ha sfondato le barriere di protezione e si è ribaltato su un fianco. A seguito dell’incidente è morto un ragazzo, Andrea T., 22enne di Lumezzane (Brescia) mentre le ambulanze hanno trasportato negli ospedali una ventina di feriti, tra i quali due in condizioni molto gravi, in codice rosso, e altri sette in codice giallo. Ancora incerte le cause dell’incidente, che si pensa possano essere riconducibili a un colpo di sonno del conducente anche se al momento non sono escluse le ipotesi di un malore o anche di un guasto del mezzo.

Attentato in Afghanistan: preso di mira blindato italiano

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Ancora un attentato in Afghanistan, ancora degli italiani nel mirino. Ora che Barbara De Anna, la funzionaria italiana dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) rimasta gravemente ferita nel recente attacco a Kabul, è stata trasferita, in condizioni “gravi ma stabili” all’ospedale americano di Ramstein, in Germania, a restare coinvolti nell’esplosione di un ordigno sono stati due nostri militari che stavano transitando nell’ovest dell’Afghanistan. L’attentato è avvenuto ad una trentina di chilometri da Farah, una delle zone da sempre più turbolente dell’area affidata al controllo del contingente italiano. I militari coinvolti, che si trovavano a bordo di un blindato Lince, sono stati subito soccorsi ed evacuati.

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