Grasso contro il balletto sexy di Miley Cyrus

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 Il balletto (senza dubbio di cattivo gusto) di Miley Cyrus è arrivato anche al Presidente  del Senato Pietro Grasso che, anche se deve prestare  attenzione alla disoccupazione e al baratro che, ora dopo ora, rischia di ingoiare l’Italia, ha trovato  tuttavia  il tempo di intervenire su problemi di costume e bacchettare i giornalisti. Tra un governo sempre in bilico, lo sforamento del 3%, l’Europa con il fiato sul collo ecco le sue considerazioni sull’ex adolescente di Disney Channel.

“Nelle ultime settimane una ragazzina di venti anni, ex star della Disney, ha deciso di conquistare l’attenzione dei media con un balletto e un video molto provocatori e ad alto contenuto erotico. In ogni sito di informazione del mondo abbiamo avuto video e gallerie fotografiche, nell’ordine: del balletto, delle imitazioni, delle parodie, delle reazioni e delle curiosità, ognuna di queste corredata da immagini esplicite di adolescenti seminude”, osserva Grasso che suggerisce invece alle testate maggiormente impegnate nella lotta alla violenza di genere “di fuggire dalla tentazione di qualche contatto in più, e di declinare l’invito implicito a partecipare ad una campagna di marketing così ben costruita”.

Ma se il Presidente del Senato vuole fare una campagna contro la mercificazione del corpo femminile, può guardare  anche il materiale che dilaga in terra italiana, senza andare oltre oceano. Nel frattempo poi c’è da notare che Cyrus ha fatto ancora parlare di sé dondolando nuda su una palla demolitrice o con l’esibizione a Las Vegas, ma molti hanno anche ironizzato sulla cantante demolendone proprio la vena sexy che invece stava diventando un leitmotiv della campagna pubblicitaria…  Oggi di scandaloso c’è ben poco in una cantante seminuda, meglio guardare alla politica  per tentarne una moralizzazione.

Terremoto di magnitudo 7.7 in Pakistan!

terremoto-pakistan-tuttacronacaIl Servizio geologico degli Stati Uniti ha stimato di magnitudo 7.7 la scossa di terremoto che ha colpito il Pakistan alle 16:29 locali (13:29 ora italiana). L’epicentro è stato localizzato nella regione del Beluchistan, a un centinaio di chilometri dalla città di Khuzdar. L’ipocentro è stato registrato a una profondità di 23 kilometri. Al momento non sono stati ancora segnalati danni a persone o cose. Forti scosse sono state avvertite a Karachi, città della provincia del Sindh, e in altre zone del Paese. La scossa è stata così intensa che è stata avvertita anche in India a Nuova Delhi, dove gli edifici sono stati visti oscillare.

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Aggiornamento ore 16:04

Inizia la conta dei danni provocati dalla forte scossa di terremoto che ha interessato l’area che si trova tra Awaran Turbat e Khuzdar. Sono molte le persone ferite e molte le case danneggiate nel distretto di Balochistan Awaran a causa del terremoto. La scossa è stata avvertita in molte città pachistane (Karachi, Hyderabad, Larkana, Quetta) e in gran parte delle province del Baluchistan e di Sindh. Danni sono segnalati nei distretti di Khuzdar ed Arawan, in Baluchistan. In quest’ultimo distretto i tetti di due scuole sono crollate ed alcune persone ferite sono state trasportate in ospedale.

Non solo lo stop per 3 giornate: super multa per SuperMario!

balotelli-multa-stop-tuttacronacaAria tesa in casa rossonera mentre i giocatori si preparano a salire, nel pomeriggio, sul treno che li condurrà a Bologna per la giornata infrasettimanale di campionato. Dopo l’espulsione per tre giornate che il giudice ha inflitto a SuperMario, Allegri ha dichiarato pubblicamente: “Sono contro gli attacchi isterici”. Abate ha invece offerto un consiglio: “Deve imparare a controllarsi”. Tassotti soggiunge: “Gli arbitri sono stati chiari: i giocatori devono essere più educati quando si rivolgono a loro. Bisogna essere più rispettosi”. Matri chiosa: “Questi sono episodi che dovremmo evitare”. Al momento non sono state rilasciate da Berlusconi dichiarazioni ufficiali ma, riporta calciomercato.com, una fonte interpellata al riguardo avrebbe prosaicamente descritto il presidente onorario come  “incaz***o come un puma”. Nel frattempo la società ha chiarito la sua posizione in merito alla doppia decisione inflitta dal giudice Tosel, annunciando che si appellerà solo contro la sanzione alla Curva Sud. “AC Milan comunica che presenterà ricorso avverso la chiusura della Curva e non coltiverà il ricorso avverso la squalifica di Mario Balotelli”. Ma l’attaccante sta per essere colpito anche da una sanzione che, osservano in Via Turati, in base al regolamento interno di disciplina, sarà particolarmente pesante. C’è chi parla di 80mila euro a giornata, per un totale di 240mila euro per le tre partite alle quali non potrà partecipare.

La pianista nuda che suona l’inno del Corinthians…

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Non sono passate neppure 24 ore dalla sua pubblicazione su YouTube e la clip da 30 secondi ha spopolato sul web con oltre 35.000 visualizzazioni.  Suona  Rita Tibes, in arte conosciuta come Suzy la pianista e la  particolarità del video è che Suzy, 32 enne, ha cercato di attirare l’attenzione suonando quasi completamente nuda!

Belpietro vince alla Corte europea dei diritti dell’uomo

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Nessun giornalista sarà più condannato alla violazione della libertà d’espressione se non per i reati di incitamento alla violenza o per diffusione di discorsi razzisti. Questo è quanto stabilito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza in cui dà ragione a Belpietro, condannato a 4 anni dalla Corte d’Appello di Milano.

Cosa aveva pubblicato Belpietro?

L’articolo intitolato ‘Mafia, 13 anni di scontri tra pm e carabinieri’,  che risale al novembre 2004, firmato da Raffaele Iannuzzi, era stato ritenuto diffamatorio nei confronti dei magistrati Giancarlo Caselli e Guido Lo Forte.

La Corte dei diritti dell’uomo pur ritenendo giusta la condanna per diffamazione e anche il risarcimento a 110mila euro a favore di Forte e di Caselli, non ritiene invece giusta la condanna a quattro anni di prigione, anche se poi sospesa. La Corte infatti ritiene che, nonostante spetti alla giurisdizione interna fissare le pene, la prigione per un reato commesso a mezzo stampa è quasi sempre incompatibile con la libertà d’espressione dei giornalisti, garantita dall’articolo 10 della convenzione europea dei diritti umani.

La caduta dei miti? Saviano dall’auto di Siani fino all’affitto della casa del boss.

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Roberto Saviano è sempre stato un personaggio scomodo. In particolare lo scrittore ha sempre diviso il pubblico tra sostenitori e contrari, tra chi in sostanza lo mette sul podio come eroe antimafia e chi lo vorrebbe vedere sprofondare in un burrone accusandolo di plagio e a volte di protagonismo. In realtà è che l’Italia sa creare miti, ma poi vuole vederli sempre distrutti. E’ un meccanismo che accade spesso con gli scrittori, i giornalisti, i registi, i musicisti… Chiunque vada oltre allo spettacolo di intrattenimento è destinato prima o poi a cadere nella morsa che tenterà attraverso l’umiliazione e l’emarginazione di destinare all’oblio chi tentava di lanciare un messaggio diverso.

Non si tratta quindi di essere favorevoli o contrari a Saviano, non si tratta di difendere una posizione o un’altra, ma di far emergere la capacità di far precipitare nel silenzio chi vuole cantare fuori dal coro, a torto o a ragione.

Sky paga l’affitto al camorrista Raffaele Gallo, classe 1976, arrestato dai Carabinieri pochi mesi fa per associazione mafiosa. E intanto quello che si legge in giro per la rete è che Gomorra paga il boss. Gomorra da sempre si identifica nel nome di Saviano e il gioco riesce… quasi! Poi certo ci sono gli articoli a corollario per capire che c’è una  coproduzione firmata Cattleya, Fandango, Sky in collaborazione con La 7 e la distribuzione internazionale di Beta, dietro al pagamento di 30.000 euro al boss mafioso per l’affitto della villa.

A fare chiarezza ci pensa quindi il Fatto Quotidiano:

Nelle mani dell’amministratore giudiziario c’è un affitto in piena regola: contratto da 30 mila euro per sei mesi di riprese, firmato da Cattleya. Soldi destinati al boss, quello vero, con tutto quello che significa sul piano dell’immagine, oltre che su quello economico. E non solo. Il piano superiore è stato ristrutturato per filmare gli interni: il contratto prevede che, se il proprietario di casa non chiede di smantellarla, la ristrutturazione resti dov’è. Oltre 30mila euro, quindi, salvo ripensamenti, il boss intasca pure la ristrutturazione. Roba che può valere altri 50mila euro. I soldi destinati all’affitto, dopo l’arresto di Gallo e il sequestro giudiziario dell’immobile, ora sono finiti nelle casse dello Stato.

Chiarito che il boss mafioso è stato pagato e capito quali siano stati gli autori a pagarlo, la discussione si sposta sul presunto plagio. Il 21 settembre scorso Saviano e Mondadori sono stati condannati in appello per un presunto plagio ai danni del quotidiano Cronache di Napoli perchè responsabili di “illecita riproduzione” di tre articoli, pubblicati dai quotidiani localiCronache di Napoli e Corriere di Caserta (editi, appunto, dalla Libra), all’interno del libro “Gomorra”. Saviano sulla sua pagina Facebook spiega così:

“In questi lunghi anni sotto scorta, nel corso dei quali ho affrontato molti attacchi, quel che in assoluto più mi ha ferito sono state le accuse di plagio, perché ho sempre scritto e lavorato ai miei articoli e ai miei libri personalmente e con dedizione. Ho sempre cercato fonti e notizie ovunque le trovassi. Ho sempre voluto come prima cosa accertarmi che quanto stessi raccontando fosse vero, provato, verificato. Ecco perché voglio informare la folta comunità di Facebook, i miei amici virtuali, di un processo che va avanti dal 2008. Quell’anno al Festivaletteratura di Mantova raccontai la grammatica di alcuni quotidiani in terra di camorra – o come dicono molti ‘in terra di Gomorra’ – una comunicazione agghiacciante, di cui poi ho parlato in uno speciale di Che tempo che fa. Immediata arriva la citazione in giudizio da parte dell’editore dei quotidiani di cui avevo parlato. Non mi accusavano di averli diffamati, ma di aver totalmente copiato Gomorra. Quando si racconta ciò che accade nel medesimo territorio, è sempre possibile dire: ‘L’avevo scritto prima io’”

Saviano ha inoltre precisato:

“Ora, per Libra Editrice – la società che pubblica ‘Cronache di Napoli’ e il ‘Corriere di Caserta’, il cui vecchio editore, Maurizio Clemente, è stato già condannato a otto anni e mezzo di reclusione per estorsione a mezzo stampa – Gomorra era interamente tratto dai loro quotidiani. Il Tribunale, nella sentenza di primo grado, ha rigettato le loro accuse, condannandoli anzi al risarcimento di danni: hanno loro ‘abusivamente riprodotto’ due miei articoli. Naturalmente hanno fatto ricorso in Appello e la loro condanna è stata confermata. I giudici hanno poi ritenuto che due passaggi del mio libro avrebbero come fonte due articoli dei quotidiani di Libra. Neanche due pagine su un totale di 331. Ricorrerò in Cassazione. Anche se si tratta dello 0,6% del mio libro, non voglio che nulla mi leghi a questi giornali: difenderò il mio lavoro e i sacrifici che ha comportato per me e per le persone a me vicine”

Ma anche chi lo accusa ha voluto dare le sue motivazioni, così Simone di Meo sferra un nuovo attacco:

“Lo ha fatto allora e ha continuato a farlo anche dopo. Nel mio caso, per avere ragione delle risibili ricostruzioni difensive di Saviano, non fu necessario nemmeno adire le vie legali, che pure avevo intenzione di percorrere, ma bastò una semplice lettera del mio avvocato, Lucio Giacomardo. Non una lunga missiva giuridica, ma la semplice comparazione tra i testi dei miei articoli e le pagine del libro per mostrare la più lampante della verità: le parole, le frasi, i concetti erano identici. Ergo, l’ufficio legale della Mondadori per evitare forse altre noie al suo fuoriclasse si affrettò a rettificare il libro e a inserire a pag. 141 il mio nome come autore dello scoop copiato da Roberto. Non andai oltre né chiesi altro. Per me poteva bastare. Non per lui, però, che da quel momento ha sfruttato ogni occasione possibile per attaccare i giornali napoletani cui pure aveva attinto a piene mani dipingendoli come house organ della camorra e strumenti di diffusione della subcultura malavitosa campana. Perché si sia vendicato così, ancora oggi me lo chiedo”

Ora la questione arriverà alla Cassazione. Ma in attesa di giudizio si apre un nuovo capitolo: quello dello skipper che denuncia Saviano per diffamazione.  

E alla pagina seguente cosa si trova? Marco Risi che precisa che l‘auto fotografata e filmata ieri al bordo della quale vi era Saviano non è quella di Siani. E tutto di nuovo crolla nell’immaginario collettivo, in quel sottile filo di legalità che parte da Siani e che poteva arrivare in eredità a Saviano che invece viene spezzato ancora una volta.  Risi racconta che l’auto di Giancarlo Siani  fu ritrovata e rimessa a nuovo 2 settimane prima delle riprese del film biografico “Fortapàsc”, distribuito al cinema nel 2009.  “È giusto che abbiano chiamato anche l’autore di Gomorra – dice Risi – che ha una certa affinità con Giancarlo, tanto che tra i camorristi che lo minacciavano qualcuno lo chiamava “Siano”. Però qualche volta dovrebbe anche tenere a mente il lavoro degli altri”.

Nella lunga intervista rilasciata all’Huffigton Post il regista racconta della Citroen Mehari di Giancarlo Siani:

Marco Risi, cosa pensa di questa iniziativa?
Sono contentissimo. La figura di Giancarlo Siani deve essere ricordata ed è una buona idea quella del percorso a bordo della sua auto. Però la Citroen Mehari non è ripartita ieri e sarebbe giusto ricordarlo.

Come sono andate le cose?
Due settimane prima delle riprese di “Fortàpasc” ritrovammo la vettura di Siani in un agriturismo in Sicilia. Dentro c’erano ancora tutti i documenti a nome di Giancarlo. Decidemmo così di utilizzarla, tanto che sarebbe diventata un simbolo del film.

In che condizioni era?
Era inutilizzabile, piena di polvere e di colore lilla. Così l’abbiamo rimessa a nuovo: abbiamo cambiato la batteria e l’abbiamo dipinta di verde, il suo colore originale. Da quel momento la Mehari non ci ha mai abbandonato.

L’auto com’era finita in Sicilia?
Dopo che la Mehari non era più sotto sequestro da parte dell’autorità giudiziaria, i genitori e i parenti di Siani, distrutti dalla tragedia, non la reclamarono. Così fu comprata all’asta dal titolare di questo agriturismo. Non so se senza il nostro intervento l’auto sarebbe mai stata recuperata.

Che rapporto ha con la figura di Siani?
Ormai è come se lo conoscessi. Sono entrato in intimità con la sua persona anche senza averlo mai incontrato. Ho letto le 30 lettere private che scrisse alla sua ragazza. Durante la lavorazione del film ho scoperto la sua evoluzione di giornalista. Inoltre ho tutt’ora un ottimo rapporto con tutta la famiglia di Siani.

Ed ecco che allora l’attenzione si sposta, altri protagonisti, altre storie da mettere sul piedistallo, mentre si cerca di allontanare dalla scena chi grida e vuole raccontare l’ennesima scomoda verità. E’ tempo di nuovi protagonismi?

 

Il giocatore che festeggia il gol… mangiando la pizza a bordo campo!

calciatore-pizza-tuttacronacaC’è chi balla, chi corre a ricevere gli applausi della curva, chi mostra una maglia con la scritta o allarga le braccia come se volesse volare. Mille e più modi per esultare dopo aver segnato un gol. Alcuni poi sono particolarmente originali. Come quello di Dominic Oduro, attaccante ghanese dei Columbus Crew autore della rete dell’1-0 segnata ai Chicago Fire. Un festeggiamento così non s’era mai visto: il numero 11 insacca con un un potente destro nell’angolino basso e poi… si concede una fetta di pizza!

Si aggrava la posizione di Di Cataldo: le testimonianze degli amici della coppia

millacci-dicataldo-tuttacronacaEra il 19 luglio quando Anna Laura Millacci aveva pubblicato in Facebook le foto che avrebbero, secondo quanto lei stessa aveva scritto, testimoniato le percosse subite dal compagno Massimo Di Cataldo. La donna si diceva sconvolta anche perchè le percosse le avrebbero causato un aborto. Il cantante ha sempre negato il fatto mentre sul quotidiano oggi erano apparse delle foto risalenti a una festa tenutasi il 18 luglio, lo stesso giorno in cui la donna raccontava di essere stata picchiata. Nelle immagini, non comparivano però segni esteriori della presunta violenza subita. Le indagini nel frattempo continuano e nuove testimonianze potrebbero inchiodare l’autore di brani come “Se adesso te ne vai” e “Amo te”, indagato dalla procura di Roma per maltrattamenti e procurato aborto ai danni dell’ex compagna. Gli amici della coppia avrebbero infatti confermato che la sera del 18 luglio Anna Laura aveva il volto tumefatto ed era sconvolta e aveva fatto ricorso a trucco e cerone per nascondere i segni sul volto. La posizione del cantante sembra aggravarsi.

I pediatri contro SOS TATA: è diseducativo… arriverà SOS BIMBI?

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I bambini sempre più confusi: programmi tv che dovrebbero educare e alcune volte non lo fanno, immagini violente e sesso reperibile ovunque, dalla pubblicità fino alla rete. Oggi però a finire nella lente di sorveglianza dei pediatri è il programma “SOS TATA”. I pediatri lo hanno infatti definito diseducativo e soprattutto hanno puntato il dito contro la puntata andata in onda il 14 settembre su La7, dove un bimbo di 12 mesi veniva lasciato a piangere nel suo lettino. In particolare si fa notare che è necessario fermare “l’esposizione di bambini nei reality show a situazioni umilianti e diseducative”.

Nella lettera aperta inviata al Garante, l’Associazione culturale dei pediatri scrive:

“In questa trasmissione, un bimbo di appena 12 mesi veniva lasciato piangere solo nel suo lettino, chiuso in camera, perché si addormentasse. Il bimbo aggrappato alle sbarre del letto gridava, sudato, disperato, terrorizzato, con la telecamera puntata su di lui per vari minuti. Nel frattempo  la mamma veniva intrattenuta in cucina dalla Tata rassicurante, mentre il fratellino maggiore si tappava le orecchie. Finalmente alla mamma è stato permesso di andare dal bimbo, mettergli il ciuccio e adagiarlo sotto le coperte. Il bimbo a questo punto rallentava il pianto, guardava la mamma, tenendole le braccia in cerca di conforto, ma la madre, secondo le indicazioni della tata, se ne andava via, rilasciandolo solo. Il bimbo, deluso, ripiombava in un pianto ancora più straziante. Dopo altri interminabili minuti, il bimbo sfinito non piangeva più e si addormentava: esprimiamo ancora una volta il nostro dissenso per i metodi per educare i bambini piccoli a dormire che si basano sull’estinzione graduale del pianto”.

La lettera in particolare condanna i “metodi sbagliati” usati dalle tate del programma:

“Sappiamo ormai dalla ricerca scientifica, se non bastasse il buon senso,  che la fisiologia dell’essere umano prevede che riceva delle cure di tipo prossimale da parte della madre e degli adulti che se ne prendono cura, e che la pretesa che un bambino piccolo si addormenti da solo e dorma per tutta la notte senza richiedere la presenza e il contatto dell’adulto, oltre ad essere anti-fisiologica ed irrealistica, può provocare confusione nei genitori e grande stress nei bambini.

Questi metodi possono minare fin dalla primissima infanzia la fiducia negli adulti e quindi in se stessi e interferire con lo stabilirsi di una sana relazione genitori-figli, oltre ad interferire (se il bambino è piccolo) con l’allattamento al seno. Riteniamo che sia pericoloso e fuorviante promuovere in tv il ricorso a questi sistemi, senza che ai genitori vengano date informazioni complete e coerenti, affinché possano compiere decisioni informate. Chiediamo quindi -prosegue l’Associazione Culturale Pediatri- che le redazioni televisive si facciano carico di questa responsabilità. Soprattutto, poi, pensiamo che puntare la telecamera su di un bambino piccolo, solo, stravolto, terrorizzato, e trasmetterlo indiscriminatamente a milioni di telespettatori, sia una violazione della dignità e dei diritti del bambino, compreso quello dei bambini che magari stavano guardando la tv a casa”

Raoul Bova indagato per evasione fiscale: chiesti 1,5 milioni di euro

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Prima il giallo sulle condizioni di salute, poi il gossip che ha ventilato un possibile divorzio. Ora Raoul Bova torna nuovamente a far parlare di sè. Questa volta, però, si tratta di un’accusa di evasione fiscale. Infatti, delle transazioni non giustificate sul conto della Sammarco Srl, società in mano a Bova (20%) e alla sorella (80%) che dal 1996 cura i diritti d’immagine dell’attore, sono finite nel mirino della procura di Roma che ora indaga sull’attore. E’ Il Messaggero che spiega che tale mossa avrebbe consentito a Bova di pagare un’aliquota più bassa: l’evasione si attesterebbe attorno ai 680mila euro. Su queste basi, la procura aveva chiesto un sequestro preventivo per equivalente, ma Gip e Riesame avevano rigettato la richiesta in quanto l’azione dell’attore non avrebbe evidenziato rilievo penale. Secondo il giudice, si trattava dunque di un illecito perseguibile “esclusivamente con gli strumenti amministrativi”. La Cassazione, al contrario, ha imposto al Riesame la riapertura del caso e divalutare se “possa configurarsi come penalmente rilevante”. Nel caso venisse accertata una condotta fraudolenta, l’attore rischia il sequestro dei beni. La cifra dovuta allo Stato, attualizzata e incrementata dagli interessi, è di 1,5 milioni di euro. L’attore, da parte sua, ha fatto sapere di di “attendere con animo sereno i risultati dell’accertamento”.

iPhone 5S… basta un capezzolo!

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Divertente video per dimostrare che la nuova creatura di Apple, l’iPhone 5S, può essere bloccato e sbloccato anche attraverso il riconoscimento di un capezzolo. La dimostrazione è stata diffusa da un sito di informazione nipponico  Rocket News 24 e ripreso dall’Independent.

Nel filmato, il Touch ID, l’innovativo sistema di sicurezza a impronte digitali Apple, registra e riconosce il capezzolo di un utente. E rimane bloccato quando una seconda persona tenta di accedere al dispositivo nella stessa maniera.

Touch ID non è considerato sistema di sicurezza infallibile. In rete, il team di hacker Chaos Computer Club (CCC) ha già spiegato come violarlo. Tempi duri per il gioiellino di Apple.

Pirlo scoppia la bomba: dopo la sostituzione va sotto la doccia!

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Scoppia la bomba in casa Juve su Pirlo: il calciatore, sostituito da Conte contro il Verona, non è rimasto in panchina a seguire la partita con i compagni, come scritto nel regolamento interno juventino, ma è andato a farsi la doccia. 34 anni e una stagione con l’obiettivo di poter volare in Brasile per il Mondiale. Intanto ci sono le due sostituzioni subite  (tante quante quelle dell’intero scorso campionato) che pesano notevolmente sulle spalle del giocatore.

A giugno poi scade il contratto e nche se la Juve minimizza e parla di intesa per un prolungamento simile a quella di Buffon, quasi una formalità, c’è anche qualche nome che spunta: Xabi Alonso per la Juve potrebbe anche essere un interessante nome da tentare di acquisire appena si riaprirà il calciomercato. Certo la trattativa non è facile, ma tentar non nuoce.

Intanto Prandelli tra strategie e diplomazia cerca di buttare acqua sul fuoco:

”Pirlo va gestito? Avremo un occhio di riguardo per i giocatori più utilizzati, visto che siamo già qualificati”: lo ha detto Cesare Prandelli, a margine della decima edizione della ‘Vialli e Mauro Golf Cup’.

”Però – ha aggiunto – se loro vogliono esserci per me è un onore, sono i giocatori che devono dare un segnale in questo senso. Avremo l’opportunità di provare chi ha giocato meno. Il vice Pirlo? Lodi ha disputato campionati straordinari, ma per un discorso di prospettiva abbiamo preferito puntare su Verratti”.

E’ questa la meritocrazia? Lorenzetti raccomanda uno studente!

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Si parla molto di meritocrazia, di studiare, di approfondire, di sapere almeno una lingua straniera… per poi restare disoccupati. C’è chi ancora ci racconta che migliori si è negli anni della formazione e più probabilità si avranno per un lavoro futuro. Poi dalle pagine del quotidiano La Repubblica apprendiamo che, in alcuni casi, basta una telefonata… quella segnalazione che può cambiarti la vita a scapito di chi Santi in Paradiso non ne ha e vede esaurirsi anche le speranze.

Questo è quello che è accaduto il 3 settembre 2012 quando Maria Rita Lorenzetti, ex presidente Pd della Regione Umbria e allora presidente di Italferr, agli arresti per associazione a delinquere e corruzione nell’inchiesta sui lavori del passante Tav di Firenze, chiama la professoressa Gaia Grossi, ordinaria di Chimica generale all’università di Perugia e suo ex assessore alle Politiche sociali alla Regione Umbria.

“Senti pisché, ti devo chiedere una cortesia. Tu una tale Romani di patologia generale la conosci?”. “Luigina Romani? L’assistente del rettore? Come no, certo, perché, che c’è?”.

Ecco la macchina della “segnalazione” che si mette in moto con una serie di contatti telefonici per raccomandare uno studente di Odontoiatria che ha “urgenza”  di aprire uno studio a Terni ma teme che uno studente più danaroso di lui arrivi prima sul mercato. Quasi un “peccato nobile”? Sempre di peccato si tratta. È il padre del giovane a rivolgersi alla ex governatrice dell’Umbria: il ragazzo deve superare entro il mese l’esame di patologia generale. E lei si prodiga. I carabinieri del Ros di Firenze registrano.

La professoressa Grossi afferra al volo la richiesta: “Ho capito, ha bisogno di non essere fermato ingiustamente, diciamo così, per qualche finezza accademica”.

“Ecco ecco, brava, hai capito perfettamente, Gaia mia”, le fa eco la presidente Lorenzetti: “Noi siamo concrete e pratiche senza tante seghe. Insomma, questa è l’ansia di chi dice: “Io non è che sono figlio di papà, sono uno normale che però sto più avanti di quest’altro, allora vorrei arrivare prima””.

Sempre più nobili i ragionamenti della Lorenzetti… concretezza, praticità, nessun figlio di papà… solo qualcuno con un contatto di quelli che possono cambiare la vita.  Sono forse le raffinatezze accademiche, che a volte in medicina, consentono di non uccidere un malato,  a diventare “seghe” nel colloquio fra la Lorenzetti e  la Grasso?

Il 6 settembre la professoressa Grossi annuncia alla amica Maria Rita di aver parlato con il rettore, il professor Francesco Bistoni, ordinario di microbiologia. “Lo vedo domani pomeriggio perché queste cose è meglio farle di persona, comunque si è prosternato perché gli ho detto da chi viene. “A disposizione” (ride). Ti faccio sapere domani… Però insomma la persona è molto molto, molto vicina a lui, è la sua allieva”. L’indomani annuncia: “Fatto!”. “Sei grande”, le risponde Lorenzetti. E la professoressa commenta: “Come si diceva, a noi chi c’ammazza?”.

Sicuramente conoscendo in anticipo chi ha avuto una “segnalazione”, il pericolo di cadere nelle mani di medici poco esperti diminuisce sicuramente…

Ecco che ancora da le pagine di La Repubblica si apprende:

Lorenzetti però ha bisogno di ulteriori chiarimenti: “Il ragazzo deve avere qualche informazione o va tranquillo?”. Risponde la professoressa: “Lui (il rettore, ndr) ha detto: “Cosa fatta””.
Ma il papà dello studente non è tranquillo. Meglio sarebbe se il figlio conoscesse in anticipo le domande. E qualche giorno più tardi provvede a riferire alla amica Lorenzetti gli argomenti preferiti dal figlio. Ma ancora non basta, perché la professoressa Romani non sembra aver capito che deve avere un occhio di riguardo per il ragazzo. Maria Rita Lorenzetti torna alla carica con Gaia Grossi: “Allora bisogna proprio che Frà (Francesco, il rettore, ndr)… Gli devi dire, guarda, proprio per le ragioni che ti ho detto io ci tengo proprio in modo particolare appunto che la chiami”. Perché – dice il padre del ragazzo – “a lui non gli può dire di no perché trema”. Cioè la docente non potrebbe dire di no al rettore. Maria Rita Lorenzetti non molla la presa. Insiste con l’amica perché si faccia di nuovo sentire col rettore: “Grazie pischella mia. Noi della vecchia guardia siamo sempre dalla parte del più debole”.

E anche la morale ha il suo giusto ruolo, tanto che:

Il 27 settembre Gaia Grossi la rassicura definitivamente: “Istruzioni per l’uso. Il capo è andato in laboratorio ieri. Ha parlato con i suoi, ha visto le analisi, sono tutte positive. Quindi la prognosi è positiva”. Previsione esatta. Poche ore più tardi il padre del ragazzo chiama Maria Rita Lorenzetti. È entusiasta: “Allora, il mio è andato a fare la visita, è rimasto contentissimo, però gli ha ordinato 30 analisi da fare”. La presidente resta un momento disorientata, poi capisce: “Eh, quindi? Alla grande. Ah, ecco 30 analisi, scusami, c’ho avuto un momento… Quindi alla grande”. In serata Maria Rita Lorenzetti invia un sms all’amica Grossi: “Tutto a posto. 30. Grazie e ringrazia il capo”.

Forse, a questo punto, indignarsi è un atteggiamento “qualunquista”, in fondo si è solo “segnalato” il più debole, non un figlio di papà! Poi i politici ci parlano di meritocrazia? Di diritto allo studio? Di costruirsi il futuro seduti davanti a un libro? Forse a volte serve solo alzare la cornetta del telefono!!!

Noi continuiamo a sperare, che in un mondo utopico, non dobbiamo più sentire “Grazie pischella mia. Noi della vecchia guardia siamo sempre dalla parte del più debole”.

 

Quelle scritte sugli scogli degli Argonauti: la bellezza sfregiata

scogli-imbrattati-tuttacronacaE’ il Tirreno a riportare la notizia dello sfregio inflitto a Capobianco, una delle più belle spiagge di Portoferraio, sull’Isola d’Elba. Su quegli scogli bianchi, così caratteristici e che, visti da lontano, sembrano brillare, sono apparse delle scritte a spray. Una bomboletta rossa, per parlare di amore, per ricordare momenti di vita di coppia, ma anche per incitare all’odio razziale. Quelle scritte del colore del sangue sono apparse sui levigati scogli degli Argonauti, redatte da vandali che possono anche parlare d’amore, ma non conoscono il rispetto. Carlo Rizzoli, l’assessore al decoro, ha commentato: “Un fatto grave. Provvederemo quanto prima a ripulire la spiaggia. Serve più educazione”.

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Notte di terrore nel bergamasco: si consuma una gangster story in strada

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Poteva essere la scena di un film tra gangster e invece era una rapina a mano armata dove i malviventi non hanno risparmiato i proiettili e la violenza. Due colpi di pistola e una raffica di mitra, i vetri infranti ovunque e i titolari del «Caffè Orientale», in via Trieste a Martinengo, che fortunatamente, sono usciti indenni, grazie ai cristalli antifurto.  L’obiettivo però non era il locale che sorge sul tratto dell’ex statale Soncinese che attraversa la città ma la sala giochi «Black Jack» che sorge a fianco ed è collegata al bar vero e proprio. All’interno, sono sistemate 40 slot machine e 17 videolottery. Dentro, c’è contante per 60-90 mila euro.

A raccontare quanto è avvenuto è Patrizia Ricci, titolare insieme al marito del locale:

«Verso l’1.15 nel locale c’eravamo solo io e mio fratello Francesco – racconta Patrizia -. Domenica la gente va via prima. Nel piazzale erano rimasti due clienti a chiacchierare. Li stavo seguendo attraverso il sistema di video sorveglianza mentre sistemavo le ultime cose». Un attardarsi che forse ha ingannato i banditi. Pensando che quei due fossero i proprietari, hanno colpito. Sono arrivati sgommando su un Golf Volkswagen nera, rubata poco prima a Romano e poi ritrovata in località al Tiro di Martinengo. Dall’auto sono scesi in tre, passamontagna in testa e armi spianate. «Due dei rapinatori sono andati verso i clienti – racconta la titolare -. Appena hanno capito che con noi non c’entravano, li hanno fatti stendere. Li sorvegliava il bandito rimasto a fare il palo. Gli altri due sono corsi all’entrata, ma era chiusa».

I banditi, due italiani e uno di colore, hanno provato prima a entrare nella sala giochi, ma quando sono arrivati l’hanno trovata chiusa e quindi hanno tentato di entrare dal bar.  La titolare appena si è accorta dei rapinatori ha azionato gli allarmi. I malviventi hanno capito che il colpo era saltato e hanno perso la ragione:  «Due hanno cominciato a sparare all’impazzata – dice la Ricci -. Quello col mitra, che era più indietro, ha tirato una raffica contro le vetrine, incurante del complice che era davanti alla porta. Anche quest’ultimo non ha pensato un secondo e ha esploso due colpi a meno di un metro dal vetro».

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I proiettili sono penetrati rimbalzando sul soffitto. Uno è andato a colpire anche un’altra vetrata sul lato. Un paio sono finiti nel cartongesso sopra il bancone dietro cui era nascosta la titolare. Meno di cinque minuti dopo nel locale c’erano i carabinieri. Dei rapinatori, nessuna traccia.

«L’ultimo furto l’abbiamo subito 15 giorni fa – racconta la Ricci -. Abbiamo aggiunto la licenza per i tabacchi al bar a luglio e nemmeno due mesi dopo, arrivando la mattina, abbiamo trovato il vetro della porta d’entrata rotto. Le sigarette erano sparite».
Uno stillicidio che per la barista sembra ormai essere la normalità. «Chi fa questo lavoro deve metterlo in conto. Si fanno sacrifici e poi si rischia di prendersi due colpi di pistola. Per che cosa poi? Se uno si ferma a pensarci, finisce che molla tutto. E non escludo che lo facciamo anche noi. Non so proprio fino a quando troveremo la forza di andare avanti».

Passa poco più di un’ora e suona un altro allarme. Ancora banditi a caccia di slot machine. Viene colpito il bar «La salamandra» di Ghisalba. Con un’auto viene divelta la porta d’entrata, i ladri entrano e caricano tre videopoker e un cambia monete su un Ford Transit e poi si danno alla fuga.

STUDIO SHOCK: con i bimbi stranieri in classe gli alunni italiani apprendono meno

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Siamo rimasti tutti sconvolti da quei genitori che ritiravano i propri figli da scuola perché in classe vi erano troppi bambini stranieri, come quelli che si sono verificati a Costa Volpino, nel Bergamasco, o di Landiona, in provincia di Novara, ma ora arriva uno studio, condotto da Andrea Ichino, professore di Economia politica all’Università di Bologna, in collaborazione con Rosario Ballatore e Margherita Fort dal titolo «The Tower of Babel in the Classroom» e la polemica torna. Lo studio dimostrerebbe che una presenza massiccia di bambini stranieri nelle classi porterebbe i bambini italiani ad apprendere di meno e a far calare i loro risultati nei test. Dalla ricerca emerge che sostituendo un italiano con un immigrato in una classe della seconda elementare, la frazione di risposte corrette degli italiani nei test Invalsi si riduce del 12% in italiano e del 7% in matematica (dati relativi al 2009-10). Dalla seconda elementare alla quinta, tuttavia, i risultati degli alunni migliorano, il che evidenzia che i bimbi italiani riescono ad integrare gli stranieri, ma in tempi relativamente lunghi. 

12 Km contromano: la foto shock della Panda rossa

contromano-passante-tuttacronaca12 km in autostrada, contromano. Una folle corsa terminata con uno schianto all’altezza di Mogliano, in provincia di Treviso, dopo che decine di automobilisti l’hanno schivata, e la morte della 37enne Arianna Menegatti. La polizia stradale ha ora iniziato l’analisi dei video delle telecamere e sta ascoltando alcuni degli automobilisti che, sotto shock, hanno telefonato al centralino informando della Panda Rossa lanciata contro senso. Le prime chiamate, lo scorso sabato, erano arrivate alle 14.45: “C’è un’auto che corre contromano in carreggiata direzione Trieste, fermatela prima che faccia una strage”. Una bomba che avrebbe potuto procurare molti morti mentre, alla fine, l’unica vittima è stata la stessa conducente dell’auto. Solo qualche contusione per Tiziano Pasquali, 63 anni, trevigiano di Mansuè, alla guida della Passat contro cui si è scontrata. Sposata e residente a Comacchio, Arianna Menegatti era partita da casa nel tardo pomeriggio di venerdì per andare a fare visita al padre che abita a Cittadella. Come abbia potuto imboccare il Passante in senso opposto è un mistero che la Polstrada sta cercando di risolvere. L’uomo coinvolto nell’incidente, che ora si ritrova iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, anche se la Procura di Treviso puntualizza che si tratta di un mero atto dovuto a stessa tutela dell’uomo, ha raccontato quei terribili attimi al Gazzettino: “Stavo percorrendo il Passante, guidavo a velocità moderata. Davanti a me avevo un grosso furgone che non mi consentiva una visuale ampia delle tre corsie”. In un attimo è passato dalla tranquillità al panico: “All’improvviso il furgone si è scansato e mi sono trovato di fronte un’auto rossa che mi piombava addosso a velocità sostenuta”. Il 63enne ha visto la morte in faccia: “Ho percepito d’essere in pericolo di vita e di riflesso ho cercato di scansare l’ostacolo. Ho sterzato verso il guard-rail. Ma l’auto rossa, anziché andare dalla parte opposta, ha imitato la mia manovra facendo zigzag. Mi veniva dritta addosso mentre io cercavo disperatamente di evitarla. Ricordo di aver toccato il freno. Poi più nulla. Solo lo schianto”.

Polemica nell’ippica, fantino con le costole rotte e cavallo infortunato

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A Lanciano un fantino cade, un cavallo s’infortuna e il fronte degli ambientalisti che si apre. Il fantino Christian Atzori, di Corridonia, è caduto nella prima batteria di corse. All’ospedale di Lanciano, dove è ancora ricoverato, gli hanno riscontrato fratture alle costole. Il cavallo è andato giù nella finalissima, infortunandosi in modo grave tanto da far temere per la sua vita. Un altro cavallo si era infortunato nelle batterie. Sotto accusa la pista con il terreno che non sarebbe perfettamente manutenuto, anche perché da tempo non si correvano gare. Ma l’organizzatore dell’associazione “Corse e cavalli”, Nico Di Corinto, ricorda che come in tutti gli sport, anche nell’ippica possono verificarsi incidenti e spiega:  «Innanzitutto spiace che sia stata messa in giro la voce che il cavallo era stato abbattuto, invece lo stiamo curando e speriamo di salvarlo. Al fantino Atzori e alla sua famiglia tutta la nostra solidarietà. Non si trattava di un Palio, come, a esempio, quello di Siena, dove si corre senza sella e si parte fra i canapi. Erano normali corse al galoppo, con selle e partenze dalle gabbie, che rientrano tra le manifestazioni popolari a carattere regionale: c’è una commissione per la sicurezza e un veterinario della Asl che controlla i cavalli. Con la sabbia la pista era stata resa idonea. Abbiamo fatto tutto secondo le regole per far gareggiare i cavalli nella massima sicurezza. Purtroppo, poi, nelle attività sportive gli incidenti possono sempre succedere».

Il dibattito resta aperto e gli animalisti non sono della stessa opinione, in fondo i cavalli non possono scegliere se gareggiare o meno, non possono decidere a quali e quante corse prendere parte e soprattutto, sono sarà il caso di Lanciano, ma molto spesso i galoppatoi non sono in regola e il terreno è ostico per i cavalli e i fantini. Il dibattito è aperto.

Westgate Mall: l’incubo non è finito!

westgate-nairobi-tuttacronacaDura ormai da sabato mattina l’incubo del Westgate, il centro commerciale di Nairobi assalito da parte del gruppo somalo al Shabaab. Il Ministero dell’Interno del Kenya aveva detto che tutti gli ostaggi di Westgate erano stati liberati e che il centro commerciale era stato “ripulito” dalle forze speciali, senza incontrare “resistenza”. Risale a ieri sera la ricognizione delle forze speciali per accertarsi non ci fossero altri ostaggi e l’assedio fosse terminato. Tuttavia, secondo alcune fonti della sicurezza nel centro commerciale ci sarebbero ancora “uno o due” uomini armati, sfuggiti al blitz di lunedì sera. Sono stati invece alcuni testimoni a raccontare di aver udito sporadici colpi d’arma da fuoco e un’esplosione provenienti dall’interno del Mall. I terroristi sarebbero stati localizzati vicino a un casinò in uno dei piani alti del Westgate. Amina Mohamed, ministro degli Esteri, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu a New York, ha dichiarato che nel commando c’erano “due o tre americani e una cittadina britannica”, mentre il gruppo degli Shabaab, che ha rivendicato l’attacco, ha postato su Twitter una lista con nome e provenienza di 17 terroristi, molti dei quali residenti in Occidente, in particolare in Usa, Gran Bretagna e Svezia.

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