La Finocchiaro ribatte a Renzi: “miserabile”!

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Sono ancora fresche le dichiarazioni di Matteo Renzi secondo il quale non è possibile proporre i nomi di Marini e Finocchiaro per la corsa al Colle perché non rispettano la condizione base di un candidato in grado di coinvolgere “la maggioranza più alta possibile”. Il primo è un senatore bocciato dagli elettori abruzzesi durante l’ultima chiamata alle urne mentre la seconda è semplicemente improponibile da quando si è recata all’Ikea per far compere accompagnata dagli uomini della scorta relegati al ruolo di “spingicarrello”.

La Finocchiaro, che quando le foto della sua incursione al punto vendita del colosso svedese sono state pubblicate ha reso una volta di più evidente come i soldi degli italiani siano trattati con il massimo disprezzo, non ha atteso molto per far pervenire la replica. “Non mi sono mai candidata a nulla. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli. Ho sempre servito le istituzioni in cui ho lavorato con dignità e onore, e con tutto l’impegno di cui ero capace, e non metterei mai in difficoltà nè il mio Paese, nè il mio partito. Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti”. In realtà sembra la senatrice del Pd stia scivolando sullo specchio che cerca invano di scalare, perché è quanto meno offensivo per l’intelligenza delle persone parlare di dignità dopo aver dimostrato come i soldi, che non ci sono per saldare i debiti alle aziende, possono essere spesi per recarsi a riempire un carrello presso il punto vendita di un’industria straniera. Ma forse è “miserabile” far presente agli italiani da chi potrebbero essere governati…

La Finocchiaro però, indignata, prosegue nel suo sfogo affermando di trovare “inaccettabile e ignobile” che sia un’esponente del suo stesso partito ad attaccarla. “Sono dell’opinione che chi si comporta in questo modo potrà anche vincere le elezioni, ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato”. Certo, detto da uno degli esponenti di quello stesso partito che cerca in tutti i modi di tagliare fuori Renzi, iniziando con l’escluderlo dalla rosa dei grandi elettori, quanto meno fa riflettere. Spaventa che, foto in mano, ancora ci si rifiuti di ammettere la verità e c’è da dire che la senatrice ha perso una grande occasione per dimostrare le “qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico ed un uomo di Stato”: ammettere di aver sbagliato invece di negare l’evidenza e, se proprio ritiene “miserabile” l’atteggiamento di Renzi, porsi su un piano diverso, magari di dialogo invece che sbarrare la porta subito dopo aver puntato il dito contro chi, anzi, ha evitato affermazioni ben più gravi nei suoi confronti. Come dimenticare infatti che il Presidente della Repubblica presiede il Consiglio superiore della magistratura? Sarebbe “onesto” affidarle quell’incarico dopo che il 24 ottobre scorso il marito Melchiorre Fidelbo è stato rinviato a giudizio per truffa aggravata e abuso d’ufficio e quindi dovrà nuovamente presentarsi di fronte alla giustizia? Fidelbo guida infatti la Solsamb srl, società che ha ottenuto, senza gara, a Catania, l’affidamento dell’appalto per l’informatizzazione del Presidio territoriale di assistenza (Pta) di Giarre ricevendo così un “ingiusto vantaggio patrimoniale”, secondo la Procura. Insomma, anche senza l’Ikea, la Finocchiaro non rappresenta la stella più fulgida verso cui guardare!

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Shell fugge dall’Italia?

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Shell sta valutando l’ipotesi di cedere i suoi 870 distributori di benzina in Italia. La compagnia petrolifera sta infatti “considerando la potenziale cessione dei business rete, aviazione, supply e distribuzione” nel nostro Paese. Si tratterebbe di una decisione in linea con la strategia di concentrarsi sul “downstream”, chiamato anche processo a valle ( con la  raffinazione del petrolio greggio e la trasformazione e purificazione di gas naturale grezzo , nonché la commercializzazione e distribuzione di prodotti derivati ​​dal petrolio greggio e di gas naturale)  solo dove questo è competitivo.

M’arrabatto la pagina Facebook che svela i segreti per arrivare a fine mese

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M’arrabatto ovvero “Consigli e trucchi per risparmiare e imparare a vivere con 700 euro al mese”. I segreti più divertenti fino a oggi pubblicati sono le saponette fatte in casa con olio  esausto delle patatine fritte e imbucarsi ogni sera a un evento diverso per mangiare gratis, “basta sapersi muovere bene e tenersi aggiornati”.

“Il male ero io”. Maso e un libro catartico per redimersi

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Si può uccidere i propri genitori massacrandoli con l’aiuto di tre amici solo per soldi e poi redimersi?  il 17 aprile 1991 Pietro Maso non ebbe nessuna pietà per sua mamma e suo papà e li annientò solo per intascare la sua parte di eredità. Reo confesso per questo crimine agghiacciante che sconvolse l’Italia, fu condannato a 30 anni. Oggi, il 41enne Maso, è un uomo libero, sposato e lavora in una ditta milanese che assembla computer. Una vita normale, un lavoro ( che di questi tempi suona quasi come un privilegio) e un libro in arrivo dal titolo “Il male sono io”.

Senza falsi pudori e senza pregiudizi c’è da chiedersi se un giovane che oggi legge questa storia non possa gridare a un’ingiustizia sociale. Chi compie un delitto, si pente e può pubblicare un libro, c’è chi studia per anni, si laurea cerca una collaborazione in una casa editrice e si vede chiudere la porta in faccia. Se tutto va bene, ma bene veramente si ritrova per 1 anno con un contratto a progetto a fare fotocopie nel tentativo, quasi impossibile, di far arrivare il proprio manoscritto sulla scrivania di un editore. Ma c’è anche chi ripone il manoscritto nel cassetto e va a lavorare al fast food. I loro nomi resteranno per sempre soffocati da chi sale alla ribalta dell’attenzione pubblica con crimini efferati, di una violenza inaudita che fanno rabbrividire per la freddezza con la quale sono compiuti.

Ma Maso è solo l’ultimo ad avere un posto d’onore tra gli scaffali di una libreria.  Ricordiamoci di  “Una storia da dimenticare e Catene spezzate” di Luciano Lutring, il solista del mitra, o “Tre monete d’oro” di Bruno Brancher e “Waiting to be Heard” di Amanda Knox, con i presunti maltrattamenti di una guardia carceraria.

Il problema non è quindi la riabilitazione di un condannato, il problema è di ingiustizia sociale. Se in Italia si è ottimi universitari, con un brillante curriculum e una gran volontà di ottenere i frutti dei propri sforzi ci si troverà presto soffocati come quei genitori, stritolati da un sistema che ormai si basa solo sullo scandalismo. E allora va bene Maso, va bene Amanda, va bene Bruno Brancher, va bene Luciano Lutring.

E’ troppo semplicistico parlare di stupore per le polemiche, di un uomo come tutti gli altri, perchè Maso come tutti gli altri non lo è proprio. E’ un privilegiato con un lavoro fisso in una ditta, con un libro in uscita. E c’è chi onestamente ha lavorato e sudato una vita, chi non ha commesso omicidi efferrati, chi ha sempre assistito i propri genitori che ora non riesce ad arrivare a fine mese. E’ giustizia? E’ qualunquismo? E’ populismo? O è forse una fotografia tragica della nostra realtà italiana?

 

L’orco verde che non paga i musicisti è polemica alle Iene.

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Il celebre orco verde dei cartoons, Shrek,  non paga i musicisti. La Iena Giulio Golia ha scoperto che non è ancora stato pagato nessuno del cast che ha partecipato alla tournée francese dell’anno scorso. La società LVShow che li aveva ingaggiati  è stata messa in liquidazione per essere sostituita poi da LV Spettacoli, il cui titolare naturalmente è sempre lo stesso, Lorenzo Vitali. La Iena è andata a incontrare il responsabile e ha strappato una mezza promessa che il personale sarà pagato entro tre mesi, ma passati pochi giorni gli è stata recapitata una diffida a mandare in onda il servizio. All’udienza, però, il giudice ha dato ragione a Golia, permettendogli di mandare in onda il filmato, e ha condannato Vitali a pagare 5200 euro di spese processuali. “Non sarebbe stato meglio versarle ai musicisti creditori?”, ha commentato quindi la Iena.

 

Grillo si ritira dalle Quirinarie!

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Oggi è previsto il ballottaggio tra i 10 nomi del M5S per eleggere il candidato che poi sarà votato in parlamento per il Colle.

“Ringrazio tutti coloro che mi hanno votato per la presidenza della repubblica, ma non parteciperò come candidato alle votazioni odierne”. Lo precisa sul suo blog Beppe Grillo.

Si ritira dalla sfida quindi il leader dei grillini e lascia quindi agli elettori una rosa di 9 personalità che si contenderanno il voto finale. Chi sceglieranno i grillini tra Gian Carlo Caselli, Ferdinando Imposimato, Romano Prodi, Emma Bonino, Dario Fo,  Milena Jole Gabanelli, Stefano Rodotà, Gino Strada  e Gustavo Zagrebelsky.

Spinta sui binari dai pendolari, muore una studentessa travolta da un treno.

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Ressa dei pendola e una ragazza viene spinta sui binari proprio nel momento in cui passa il terno. E’ morta così Roberta Cometa studentessa 23enne di Castellana Grotte. L’incidente avvenuto alle 7.30 di questa  mattina ha impressionato i presenti per la violenza delle immagini. Il treno ha tranciato gli arti inferiori della ragazza e in pochi minuti la giovane è morta per le emorragie subite a causa delle amputazioni. A nulla è servito il repentino intervento dei Vigili del Fuoco e del 118.

Se sulle banchine ci fosse più civiltà e meno maleducazione incidenti come questi sarebbero evitabili.

“The Avengers”, la vera sorpresa dei pop corn d’oro! Mtv Awards 2013

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Ieri, Sony Pictures Studios di Culver City, in California, al  sono stati assegnati i famigerati popcorn d’oro ovvero gli Mtv Awards. La cerimonia è stata presentata dall’attrice comica Rebel Wilson, che ha anche vinto il premio come rivelazione femminile. Ma la vera novità che aveva fatto sobbalzare sulle sedie tutti i fans di Twilight era l’assenza delle nomination che l’ultimo capitolo della saga era riuscito a ottenere. Un vero e proprio record negativo su un titolo che ancora conta milioni di fans, che ieri sera si sono dovuti accontentare della magra consolazione del “Best Shirtless Performance” , la miglior interpretazione senza camicia, assegnato agli addominali di Taylor Lautner.

La vera sorpresa, che davvero nessuno poteva ipotizzare è arrivata proprio dal miglior film dell’anno. E’ stato premiato “The Avengers” la pellicola diretta da Joss Whedon basata sul supergruppo dei Vendicatori, composto dai supereroi dei fumetti Marvel Comics. Al film di Whendon è andato anche il premio per la miglior scena di combattimento e quello per il miglior cattivo del grande schermo, l’ottimo Tom Hiddleston nei panni di Loki, che ha battuto avversari del calibro di Javier Bardem (“Skyfall”) e Leonardo di Caprio (“Django Unchained”). Confermata miglior attrice la vincitrice dell’Oscar Jennifer Lawrence per “Il lato positivo-Silver Linings Playbook”, e miglior attore il suo co-protagonista Bradley Cooper; la coppia si impone anche per il miglior bacio cinematografico dell’anno.

Uno dei premi più attesi, il Best Wtf Moment, letteralmente “Ma che c….?”assegnato alla scena più memorabile va a Jamie Foxx (Django) e Samuel L. Jackson (Stephen) per il rogo di Candieland in “Django Unchained”. Jamie Foxx, che ha ritirato il premio indossando una maglietta contro l’uso delle armi raffigurante il viso di Trayvon Martin (diciassettenne afro-americano ucciso in Florida nel febbraio 2012) e delle vittime della sparatoria alla scuola Sandy Hook con la scritta “Know justice, know peace”, si è aggiudicato anche il prestigioso “Mtv Generation Award” (in passato vinto, tra gli altri, da attori come Johnny Depp, Sandra Bullock, Adam Sandler, Tom Cruise Ben Stiller e Mike Myers). Quello costituito da Mark Whalberg e Seth Mac Farlane in “Ted” è invece il miglior “duetto” secondo il pubblico di Mtv. L’eroe dell’anno è Martin Freeman, il Bilbo Baggins di “Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato”, mentre il premio per la miglior performance horror è andato a Saraj Sharma per “Vita di Pi”.

Google search ci influenza anche in politica!

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Si chiama autocomplete ed è il sistema che ci aiuta nelle ricerche con google. E’ quel suggerimento che si viene a comporre quando effettuiamo una ricerca nel più importante motore di internet. Naturalmente il sistema si basa sull’attività di ricerca di tutti gli utenti del Web e i contenuti delle pagine web indicizzate da Google. Poi naturalmente ci sono dei filtri che eliminano i contenuti che possano essere violenti o offensivi o incentivare l’uso di siti con contenuti pirata.

Quello che emerge è una serie di luoghi comuni e di frasi fatte che svettano in classifica quando inseriamo nella ricerca il nome di un politico:

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Tutti questi esempi ci mostrano come sia sempre più facile spostare nella mente dell’elettore una credenza politica. Si può pensare anche che ci siano persone addette a immettere determinate frasi nel web fino a quando queste ricerche non siano indicizzate e vengano quindi riproposte agli utenti anche a fini elettorali. Manovrare un sistema di ricerca non è poi così complesso per chi sa addentrarsi nei meandri del web e poi “pilotare” le nostre ricerche fornendoci già una prima opinione sul politico che stiamo cercando.

Su alcuni nomi poi è indiscutibile vedere che ci sono anche frasi offensive che non sono state rimosse, dubbi che vengono instillati nella mente persone che solo tramite la ricerca vengono a porsi interrogativi fuorvianti che altrimenti non avrebbero mai pensato e spesso le risposte non sono così puntuali. E’ stato o può divenire un modo di pilotare il voto?

Alemanno minaccia querele via twitter. Scoppia il caso a Report.

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«Alla Gabanelli solo una risposta: querela per diffamazione e risarcimento danni per le menzogne contro Roma in onda su Report». Questo il tweet postato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno dopo la puntata di Report andata in onda ieri che aveva come tema, tra l’altro, la questione delle tangenti filobus.

La puntata della trasmissione diretta da Milena Gabanelli intitolata «Romanzo Capitale» – che dovrebbe essere replicata lunedì sera su RaiSat Extra alle 21 – non parlava soltanto dello scandalo tangenti sui filobus, ma analizzava anche il sistema dei subappalti per la metro C. Si parlava delle presunte infiltrazioni mafiose, gli interessi della nuova banda della Magliana «che entra negli affari che contano», il caso dei numerosi consulenti del Comune, i debiti milionari delle municipalizzate di Roma.

Il punto focale riguardava, però, Riccardo Mancini, ex ad dell’Ente Eur. Un imprenditore anonimo intervistato dal giornalista Paolo Mondani ha accusato: «Dal 2008 è Mancini che si mette al tavolo con le imprese e spartisce i subappalti della metro C. Per ognuno di questi, intascava una percentuale del 50%». Una rivelazione che confermerebbe il «peso» dell’allora Ad di Eur Spa già delineato dalle testimonianze nell’inchiesta della Procura di Roma «Mancini faceva il sindaco, sugli appalti decideva lui», dice il manager di un consorzio di cooperative di costruzioni.

Si è scatenato perciò il linciaggio per la conduttrice e il programma televisivo, tanto che è sceso in campo Umberto Marroni, capogruppo Pd di Roma Capitale a prenderne le difese affermando «Più che annunciare querele via twitter il Sindaco Alemanno dovrebbe rassegnare le dimissioni e non ripresentarsi alle elezioni di maggio. La puntata di Report ha messo ulteriormente in luce quel che noi denunciamo da anni: la deriva dell’Amministrazione Alemanno in scandali e politiche clientelari, da Parentopoli alla gestione opaca degli appalti. Oltre alle cinque domande che gli abbiamo posto da settimane sulla vicenda filobus, rimaste disattese, Alemanno dovrebbe rispondere ad altre due domande: quale era l’oggetto delle cene con i dirigenti di Finmeccanica?» Queste cene sarebbero provate da una dichiarazione Lorenzo Cola che, in un verbale secretato avrebbe affermato:  «Nella primavera del 2009 ci fu una cena a casa mia con l’amministratore delegato della Breda Roberto Ceraudo, con Mancini e con Alemanno. Si discusse della tangente da 600 mila euro che doveva essere versata per chiudere l’affare».  Circostanza smentita dal sindaco di Roma.

E’ guerra in Venezuela dopo la vittoria del socialista di Maduro!

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Per una manciata di voti Nicolas Maduro è stato designato successore di Hugo Chavez. Il socialista ha battuto il liberista Henrique Capriles avendo ottenuto il 50,7% di preferenze contro il 49,07%. Capriles non ha accettato il risultato, immediatamente ha gridato ai brogli e ha chiesto un nuovo conteggio delle schede dichiarando:  “Non la accetteremo fino a quando anche l’ultima scheda non verrà verificata”. La linea dura di Capriles contro i socialisti è già nota, anche quando a ottobre fu battuto da Chavez, non risparmiò la sua invettiva. Solo 240 mila voti separano Maduro da Capriles e questo dato è allarmante perché il partito socialista ha perso circa 600 mila voti rispetto a ottobre quando si presentò Chavez. Un calo era fisiologico, Maduro non ha lo stesso carisma di Chavez, ma nessuno si aspettava una vittoria così di misura, tanto che lo stesso Maduro ha riconosciuto le sue colpe: “Sono consapevole del fatto che ci sono molte cose che devono essere corrette, ma possiamo migliorare”. In un clima di tensione si procederà quindi al nuovo conteggio delle schede, ma ancora una volta le polemiche non cessano, in un continuo scambio di accuse come quella pesantissima rivolta a Maduro dal partito di Capriles “ex vicepresidente, non ha nemmeno esitato a tenere una conferenza stampa trasmessa sulla televisione pubblica in pieno clima elettorale”. Dall’altra parte Maduro ha immediatamente accettato un nuovo conteggio dei voti “Non ho paura di un controllo dei risultati”, ricordando che, pur con margini veramente esigui, nessuno ha impedito a George Bush  o all’ex presidente messicano Felipe Calderon di governare.

  

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