Le foto confermano la versione delle 15enni. Sole alla stazione di servizio.

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Le telecamere della stazione di servizio di Arino (tra Venezia e Padova) mostrano la Punto di Mirco Sacher, il 61enne ucciso a Udine. Sono le 18.53 del 7 aprile e al volante dell’auto ci sono le due 15enni ree confesse del delitto. Le ragazze hanno sempre confessato di essersi allontanate dal luogo dell’omicidio da sole, senza l’aiuto di nessuno, ma non sono mai state credute dagli inquirenti che hanno sempre pensato alla presenza di un terzo complice. Queste immagini nell’area di ristoro e a bordo del veicolo confermano la loro versione dei fatti.

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Emanuela Orlandi: prima il flauto, ora una busta…

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Cristina Orlandi, sorella di Emanuela, ha confermato che il flauto ritrovato nella chiesa di Sant’Apollinare dietro una formella della Via Crucis potrebbe essere quello appartenuto alla ragazza, questo perchè la custodia dello strumento della giovane presentava gli stessi angoli consumati. La redazione di Chi l’ha visto si è quindi recata nel negozio dove la famiglia l’aveva acquistato, usato, cercando la conferma e nella speranza di risalire all’insegnante di musica che l’aveva venduto. Il titolare del negozio, confrontando lo strumento con quello di una foto in cui Emanuela suona il suo, ha confermato si tratta dello stesso modello. Al momento il flauto è in mano alla polizia, che spera di estrarne il dna dal beccuccio. Nel frattempo, una busta anonima è stata recapitata ad una ex compagna della scuola di musica dell’Orlandi. All’interno, delle foto di guardie svizzere nell’atto del giuramento, con alcune scritte e date che ricordano un codice e dei negativi di foto non decifrabili, eccetto per una che raffigura un teschio con una scritta sulla fronte. All’interno del plico c’erano anche una bustina che contiene un ciuffo di capelli, un fiore di tulle, un pezzo di stoffa e del materiale non identificato, simile a terriccio. Il tutto è ora in mano agli inquirenti.

Gozi, il supertestimone del caso Ragusa, si è sentito minacciato

Loris Gozi-ragusa - tuttacronaca

Dopo l’apparizione a volto scoperto alla trasmissione Quarto Grado, Loris Gozi è tornato a parlare a Chi l’ha visto, dove era già intervenuto senza mostrarsi. L’uomo ha raccontato di essersi sentito minacciato da quando ha dato pubblicamente la sua testimonianza circa i fatti avvenuti la notte del 14 gennaio 2012, la stessa in cui è scomparsa Roberta Ragusa. Come avevamo già riportato (Il racconto del supertestimone del caso Ragusa), Gozi, in quell’occasione, ha visto una prima volta Logli a bordo della sua auto e, in seguito, ha assistito al litigio di una coppia. Il giorno successivo ha poi ricevuto una visita del marito di Roberta che, mostrando una foto della donna, chiedeva informazioni affermando che fosse scomparsa in seguito ad una caduta che le aveva causato la perdita di memoria.

Giallo profondo in un mistero buio… Mirco Sacher è stato soffocato?

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L’autopsia effettuata oggi sul corpo di Mirco Sacher non conferma la morte per soffocamento anche se le lesioni riscontrate sono plausibili. Il problema però è più complesso perché il quadro clinico riscontrato nel corso delle analisi porta ad evidenziare un quadro complesso e poco chiaro, frutto di una dinamica non semplice da interpretare. Insomma siamo in un giallo che è un “mistero buio” che forse ci vorrà del tempo per arrivare a una soluzione che rimetta insieme le tante tessere del puzzle. Ora si attendono le perizie tossicologiche e poi, in 30 giorni, dovrebbero essere pronte le analisi istologiche. Quel che è sempre meno probabile è l’ipotesi che l’uomo volesse violentare una delle due ragazze.

 

Come in un videogame: la testimonianza della 15enne di Udine

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“Sembrava di essere in GTA, il videogame. Ci siamo sentite come l’eroe del gioco”. Questa l’agghiacciante testimonianza di una delle due quindicenni di Udine.  L’avrebbero ripetuta questa frase innumerevoli volte a  Sonny Rizzetto e Walter Wisdom, i due giovani di Pordenone che, domenica notte, le hanno convinte a costituirsi ai carabinieri. Tv7 Triveneta  raccoglie le parole dei due giovani che dichiarano “Le abbiamo viste alla stazione di Mestre, erano calme, tranquille e senza soldi. Quasi ridendo, e comunque non tradendo nessuna emozione, ci hanno raccontato di aver ucciso un uomo, messo in moto la sua auto, attaccando i fili dell’accensione, e di essere fuggite con questa a 150 all’ora in autostrada. Ci è sembrato un racconto strano al punto che volevamo andare a Udine, a vedere se davvero c’era il cadavere. Poi, arrivati a casa, abbiamo avuto conferma dai nostri genitori e abbiamo convinto le ragazze a presentarsi ai carabinieri.”

 

 

L’UOMO DI UDINE E’ STATO UCCISO NON CI SONO DUBBI!

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Il ferroviere in pensione di Udine non è morto naturalmente ma è stato ucciso.  Questa è la prima verità sul giallo di Udine e nulla può più lasciar ombre di dubbi su una morte naturale come si era ipotizzato nei giorni scorsi. Intanto le famiglie restano chiuse in un silenzio totale dietro le porte delle loro abitazioni. Ieri una delle due mamme si era lasciata sfuggire «Mia figlia non può avere guidato l’auto, perché non ne è capace» e adesso forse ne sono convinti anche gli inquirenti che stanno cercando di dissipara la matassa di un omicidio davvero complesso.

Il rendimento scolastico delle due 15enni: rischio bocciatura.

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Un rendimento scolastico non brillante e una condotta insufficiente. Le due ragazze che per un periodo erano state anche compagne di banco erano poi state divise perché la vicinanza peggiorava il loro profitto. Una delle due ragazze aveva anche subito la sospensione di un giorno, una era stata a rischio abbandono, ma poi era stata recuperata e reinserita nonostante le numerose assenze. La scuola aveva indirizzato una lettera alle famiglie proprio la settimana scorsa. «Stavamo suonando un campanello d’allarme. Avevamo predisposto un incontro con le famiglie per la prossima settimana, le avevamo convocate con l’intento di discutere la situazione. Il rendimento non era buono, ma nulla di irrimediabile». Insomma la scuola probabilmente oltre che dei voti scolastici, voleva intervenire proprio sul comportamento e sulla “disciplina”.

Ora i due banchi vuoti hanno reso evidente ai compagni il coinvolgimento delle due ragazze nella vicenda della morte di Mirco Sacher, ma in classe non si è parlato dell’accaduto: «C’è sconcerto e preoccupazione – ha confermato il preside – quanto è accaduto era impensabile. Al momento però non abbiamo intavolato alcuna discussione nè con i compagni nè con gli insegnanti, aspettiamo che la situazione si chiarisca per non creare suggestioni prive di senso. Quando sarà il momento opportuno staremo vicini alle famiglie e quando le ragazze torneranno programmeremo il miglior inserimento possibile».

 

Il giallo di Udine. Le quindicenni hanno usato il bancomat dell’uomo

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Hanno prelevato al bancomat le due quindicenni, con la tessera di Mirco Sacher, dopo che si erano date alla fuga dal luogo del delitto. Gli inquirenti poi hanno rilevato che negli ultimi tempi i prelievi effettuati su quel bancomat erano stati numerosi. Poi ancora giallo sui profili Facebook delle ragazze che sono stati posti sotto sequestro e probabilmente verrà nominato un consulente per analizzare le caselle delle due studentesse al fine di ricostruire, ove possibile, gli eventuali motivi che possono aver portato a quel gesto.

Da quanto si è appreso, almeno una delle due ragazze avrebbe usato il social network con grande assiduità; meno l’altra. Gli investigatori ritengono che le due adolescenti possano aver affidato al loro diario on-line pensieri e confidenze utili alle indagini. Gli investigatori  avrebbero escluso che Mirco Sacher avrebbe tentato di violentarle.  La presenza di entrambe in auto avrebbe reso molto difficile una violenza, specie da parte di un anziano. Nelle ultime ore le indagini sarebbero dirette a distinguere le posizioni e le responsabilità delle due ragazzine. Una delle due avrebbe avuto un rapporto più familiare e una frequentazione maggiore con la vittima rispetto all’altra.  Si parla anche però della relazione di una delle due ragazze con un giovane rom, storia che non si sa se può avere una rilevanza nella vicenda.

I profili Facebook delle due 15enni di Udine

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Scatti adolescenziali. Allegri e spensierati, a volte lievemente maliziose come una 15enne può essere. Forse in quei profili le due ragazze sembrano leggermente più grandi, ma nulla di più. Gli inquirenti non hanno trovato tracce rilevanti sui loro profili: tante scritte, tanti sogni e molti amici. Quindi la soluzione del caso va cercata altrove, non certo in quelle foto che rivelano solo l’amicizia reciproca fra le due ragazze che frequentano un istituto professionale della provincia di Udine.

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