Quota 96: la penalizzazione della riforma Fornero

quota96-tuttacronacaL’ora x sta per scattare: entro il 7 febbraio gli operatori scolastici devono presentare la domanda di cessazione dal servizio. Tra i molti che si presentaranno all’appuntamento, di questi, buona parte appertiene ai Quota 96, che già nel settembre 2012, raggiunti i requisiti indicati dalla legge 247/2007, pensavano d’iniziare una nuova fase della loro vita. Quello che servirebbe loro per riuscire finalmente a raggiungere la meta, o almeno sperare sia possibile, come spiega Ciro Troccoli,

c’è bisogno solo di una forte azione legislativa da parte della Ministra Carrozza, accompagnata dallo slittamento della data fissata per le domande di pensionamento. Spostamento che non creerebbe alcun problema tecnico-amministrativo per la predisposizione degli adempimenti scolastici. Slittamento, del resto, già adottato per l’anno scolastico 2012/13, dal mese di gennaio al marzo 2012. E molte sono le donne che accetteranno di andare in pensione con le norme Fornero. Per costoro, ma ciò vale per tutti, significa rinunciare ad almeno 300/400 euro mensili, non avendo altre alternative, pur avendo raggiunto da tempo i requisiti della normativa vigente prima della legge 201/2011, legge Monti-Fornero sulle pensioni che, ricordiamo, ha arretrato la data per andare in pensione al 31/12/2011, anziché al 31/08/2012 come previsto dalla legislazione scolastica. Riforma che oltre ad aver stravolto il calendario scolastico e la normativa che lo regola, ha sconvolto la vita a quelle migliaia di persone (circa 4000) che già si ritenevano in pensione dal 1 settembre 2012.

Penalizzato chi sceglie di andare in pensione. Penalizzati anche gli alunni che si trovano come docenti, a volte, insegnanti disillusi che vorrebbero essere altrove, ma, causa crisi, continuano a sedere ogni mattina al loro posto. Ciò naturalmente comporta domande alle quali è difficile dare una risposta. Perchè viene anche da domandarsi, visto lo stato attuale della scuola italiana che manca dei fondi necessari, come potranno in mancanza di aggiornamenti costanti docenti in età teoricamente pensionabile dare la giusta istruzione alle nuove generazioni? E non è una domanda da poco, visto che recenti studi hanno dimostrato che i giovani italiani sono “inoccupabili” proprio perchè non hanno le competenze richieste. Le stesse competenze che dovrebbero apprendere a scuola e non con metodi educativi “arcaici” in un’era 2.0.

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