“La ricerca italiana sotto attacco”: l’accusa di Nature

pro-sperimentazione-animale-tuttacronacaIn Italia, gli scienziati si trovano a fare i conti con un grave problema: “Di fronte all’uso dell’emotività non abbiamo strumenti”. Al riguardo, nella rivista Nature è stato pubblicato l’articolo “La ricerca italiana sotto attacco” nel quale viene denunciato il fatto che “Gli ultimi due anni sono stati un periodo molto duro per gli scienziati italiani” aggiungendo che la legge sulla sperimentazione animale è uno degli ostacoli insuperabili, poichè in grado di “minare alle fondamenta quasi tutta la ricerca biomedica del Paese”. Ma gli scienziati non sono immuni dalle critiche, visto che secondo la rivista sono “colpevoli di non aver spiegato in termini adeguati i metodi e i fini della loro ricerca, facendo sì che false informazioni e sfiducia si diffondessero tra la popolazione”. Partendo da questo articolo, la senatrice Cattaneo ha scritto una lettera, pubblicata da Repubblica.it, non tanto per attaccare Nature, come spiega Giornalettismo, “quanto piuttosto per partire dalla denuncia per cercare udienza presso il parlamento e l’opinione pubblica e denunciare a sua volta il problema posto dalla nuova legge e da un Paese che procede sui temi scientifici a furor di popolo”:

Il mondo ci guarda esterrefatto. L’editoriale di Nature Neuroscience addita l’Italia come un esempio negativo a cui gli altri paesi occidentali devono guardare per evitare di fare la stessa fine.

L’oggetto della reprimenda è la legge sulla sperimentazione animale votata dal Parlamento italiano che, di fatto, fermerà ogni sviluppo della ricerca biomedica, nel senso che comporterà un peggioramento delle capacità di lavoro dei nostri gruppi di ricerca. Peggiorerà la loro capacità di attrarre con la forza delle loro idee finanziamenti stranieri: nostri soldi che andranno quindi alle ricerche – anche sugli animali – degli altri Paesi. Ebbene, se si cercano risposte sul perché molti giovani, scienziati ma non solo, fuggono dall’Italia, ecco la risposta.

Con queste leggi, il Paese non solo umilia la scienza e la cultura, ma umilia i nostri figli, suggerendo loro che il loro impegno e i loro studi a questo Paese non servono. Queste “non scelte” politiche lasciano frastornati i colleghi all’estero, abituati a lavorare con scienziati italiani internazionalmente stimati e competitivi. Ci chiedono: ma come è possibile che versi in condizioni così pietose il Paese dove lavorano Luigi Naldini, che a Milano ha messo a punto un’avanzatissima terapia genica che utilizza alcuni virus modificati, o Michele De Luca che con il suo Centro di Medicina Rigenerativa a Modena, insieme al San Raffaele, ha sviluppato trattamenti straordinari con staminali per due condizioni di malattia, oppure Giacomo Rizzolatti, un neuroscienziato che alla soglia della pensione ha sbaragliato la ferrea competizione dello European Research Council e che tutto il mondo ci invidia per la spettacolare scoperta dei neuroni specchio (usando scimmie) e che ora punta a capire l’autismo. Potrei andare avanti a lungo. Forse non tutti si rendono conto di quanto arido sia il nostro deserto.

Gli stranieri che ci offrono opportunità lontano da qui si chiedono perché continuiamo a restare. E si prendono i nostri giovani. Ma noi, meno giovani, continuiamo a sentire il dovere di restare e lottare, anche in nome di una Costituzione che prevede il diritto di fare ricerca. Avendo conosciuto, anche sulla mia pelle, lo sfacelo di leggi antiscientifiche, mi chiedo come l’Italia riesca ancora a dare alla luce a scoperte e scienziati così unici al mondo. Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Repubblica, non so dirvi per quanto resisteremo. Bisogna far qualcosa. Il Paese muore.

Pier Paolo Di Fiore, ex direttore dell’istituto di ricerca oncologica Ifom e professore all’università di Milano, spiega che una delle poche leggi approvate dal governo (ex) Larghe Intese va ad ostacolare la ricerca di nuove terapie contro il cancro: “Il problema riguarda gli xenotrapianti, ma anche i test di tossicità dei nuovi farmaci. In Italia un laboratorio su due, fra quelli che effettuano ricerca preclinica, vedrebbero il loro lavoro compromesso”.  Il tema è di quelli che scottano, visto che da una parte si schierano gli animalisti e dall’altra gli scienziati. E sono proprio questi ultimi, nella fattispecie tutti i direttori degli Istituti di ricerca oncologica in Italia, ad aver firmato la petizione della Federazione italiana scienze della vita. Ma in Italia si trova anche la raccolta di firme salvalasperimentazioneanimale.it che è stata scritta da migliaia di persone. La legge non è ancora entrata in vigore e l’unica certezza è che molti scontri tra le due fazioni si profilano all’orizzonte.

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