Spesa previdenziale e spesa assistenziale, facciamo chiarezza sulle pensioni

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Il nodo su cui si gioca gran parte del dibattito politico è incentrato sulle pensioni. I cittadini che vorrebbero andare in pensione e che non possono più farlo, diritti acquisiti che vengono lavati via da un contributo di solidarietà (quasi che la solidarietà potesse essere imposta quando mancano le risorse e il Pil è in caduta libera) e quell’adeguamento al costo della vita che dovrebbe essere automatico per garantire a tutti ( e non solo ad alcune fasce) il tenore di vita che si è raggiunto dopo tanti sacrifici e rinunce, invece diventa quasi un regalo. La politica tra paternalismo e populismo elargisce e condanna, sentenzia e rastrella per raschiare fino in fondo un barile che non è più vuoto, ma appare ormai bucato. La ripresa è dietro l’angolo, il futuro è meraviglioso e la crescita ci sarà… prima o poi! La disoccupazione è un problema da risolvere con un vertice a Roma… ad Aprile! Con calma tutti i nodi arrivano al pettine… per poi restarci? Sembra proprio che tra questi ci sia anche speculare sulle parole. Proprio strumentalizzare alcuni dati sembra che sia diventato l’ultimo sport nazionale e soprattutto, un modello che molti adottano a danno di quelle materie, la cui comprensione non è sempre facile e immediata. Quindi avvalendosi di equivoci e di poca trasparenza c’è chi intorno al grande dilemma pensionistico costruisce teorie e dispensa soluzioni. L’ultimo equivoco è nato intorno alla spesa previdenziale e spesa assistenziale. Come spiega Il Fatto Quotidiano alcuni giornalisti avrebbero:

…sommato i pensionati che usufruiscono di assegni senza aver versato contributi: quelli con integrazione al minimo (6, 9 milioni), con gli assegni sociali (830 mila), i pensionati di guerra (300 mila) e gli invalidi (2, 8 milioni). Deduzione: “Il 46 per cento dei pensionati Inps non ha pagato contributi né tasse”, basandosi su un numero complessivo di assegni di 23 milioni (che nel 2012 però è di 21 milioni).

Se sul numero dei pensionati la percentuale è corretta, sull’ammontare della spesa no. La somma per quelle voci, infatti, ammonta a 32 miliardi su una spesa complessiva, nel 2012, di 249 miliardi. Il fatto è che, come spesso capita, si somma la spesa previdenziale, quella che serve direttamente a coprire le posizioni contributive, con quella “assistenziale” che copre altre voci. Il problema è che questa distinzione non è chiara nemmeno da parte delle istituzioni preposte, compresa l’Inps. Oltre alle voci sopra indicate ci sono quelle che vengono contabilizzate nel suo enorme bilancio: l’assistenza al reddito (cassa integrazione, disoccupazione) per 22,7 miliardi, la spesa socio-assistenziale (malattia, maternità, etc.) per 10,4 miliardi e altre spese ancora. Di tutto questo, la fiscalità generale si fa già carico visto che, nel 2012, i trasferimenti statali all’Istituto hanno superato i 94 miliardi. Una cifra cospicua, frutto anche della fusione avvenuta con l’Inpdap che ha portato nell’Istituto un disavanzo di circa 9 miliardi.

Quali sono le spese previdenziali?

Distinguiamo tra Previdenza in senso stretto e Ammortizzatori sociali.

Nella prima:

  • Pensioni di invalidità,vecchiaia e superstiti
  • Liquidazioni per fine rapporto di lavoro
  • Indennità di malattia, infortuni e maternità

Nella seconda:

  • Indennità di disoccupazione
  • Assegni di integrazione salariale

 Quali sono le spese assistenziali?

Anche qui vanno distinte le prestazioni in denaro e le prestazioni in natura.

Le prime sono:

  • Pensioni sociali
  • Pensioni di guerra
  • Pensioni di invalidità civile
  • Pensioni ai non udenti e ai non vedenti

Nella seconda:

  • Servizi deglia sili nido
  • Servizi delle strutture socio-assistenziali

Quale potrebbe essere una delle tante soluzioni per risolvere l’annoso problema pensionistico?

In sostanza, al di là dei dati e delle parole, l’unica soluzione sarebbe quella di ripartire dai versamenti effettuati. Bisognerebbe far chiarezza tra chi una pensione, anche di importo elevato, l’ha costruita in anni di lavoro e chi invece ha usufruito di agevolazioni e ora prende un assegno mensile che è nettamente più vantaggioso rispetto ai contributi versati.

 

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