Aggressore o aggredito? Il caso di presunto razzismo nel Bolognese

musicista-picchiato-tuttacronacaQualche giorno fa era circolata la notizia di un’aggressione a sfondo razzista avvenuta a Pieve di Cento, nel Bolognese, ai danni di Sourakhata Dioubate, musicista nato in Guinea e residente in Italia da 13 anni. Quella che era stata resa nota era la versione della presunta vittima ma ora ha preso parola anche il presunto aggressore, un 87enne al quale, inizialmente, era stata “abbassata l’età”: si era infatti parlato di un “anziano di almeno 70 anni”. Le due versioni sono diametralmente opposte e ora spetterà alla giustizia portare alla luce la verità alla base della vicenda. Se nella versione fino ad ora nota Dioubate aveva riportato una frattura alla mano a causa delle percosse ricevute dal suo aggressore, ora il figlio dell’anziano, Gianfranco Minardi, si è faccio prestavoce del padre raccontando come si sono svolti i fatti dal punto di vista dell’italiano. Come riporta mlon13.com, che ha contattato il figlio di Ottorino Minardi:

Il Minardi ci conferma che, da parte del padre, non vi è stata alcun tipo di aggressione, ne’ fisica ne’ tanto meno verbale e a sfondo razziale. Aggiungendo altri particolari che, se confermati da testimoni e magistratura, metterebbero totalmente in discussione la denuncia del musicista. «Erano circa le 10:30-11 del mattino, mio padre veniva dalla via del centro anziani, era appena stato in farmacia e, arrivando all’incrocio con via Gramsci, non si è fermato subito allo stop, è andato un po’ avanti. Il musicista (Dioubate, ndr) arrivava da via Gramsci in bicicletta, ma la Punto di mio padre non ha nemmeno toccato  il ciclista. Il quale è sceso dalla bici (non è caduto) lanciando la bicicletta stessa verso la macchina di mio padre, iniziando a prenderla a pugni e ad inveire contro di lui ». Continua il Minardi: «Ha iniziato a dare pugni sul cofano della macchina e a insultare mio padre, con frasi del tipo “Ecco, il solito italiano di merda”. Mentre mio padre, terrorizzato anche perchè pensava che il ciclista fosse alterato, ha cercato di dissuaderlo dal suo intento rabbioso, dicendogli “Lasciami andare, fammi andare a casa. Fatti in là, spostati, vai a casa anche te, dai”». Poi la precisazione sul legnetto “spranga”: «Solo dopo, vedendo che il musicista non si placava e non si spostava dalla strada, mio padre ha tirato fuori dalla macchina un bastoncino di legno lungo circa 30 cm, che in pratica è il piede di una sedia che lui usa artigianalmente quando va a pescare, e che lo aiuta ad alzarsi dal seggiolino quando va via. Quel legnetto, che non è ne’ una spranga ne’ un bastone di metallo come ha detto il musicista, mio padre lo ha impugnato soltanto per difendersi e per intimargli di spostarsi dalla strada per lasciarlo andare a casa. Ma non l’ha assolutamente usato contro l’uomo, l’ha solo agitato verso di lui. Non l’ha picchiato, e neppure toccato» E dal bar arriva un signore per sedare la rissa. «A quel punto dal bar, dopo aver detto più volte al musicista di fermarsi, un avventore è andato da mio padre e lo ha convinto a metter giù il bastone, placandolo e sedando la possibile rissa».E alla fine Ottorino torna in macchina e va a casa. «A quel punto mio padre, ancora impaurito e col solo pensiero di tornare a casa, ha fatto marcia indietro e se ne è andato. Senza cercare di investirlo come ha detto il musicista, e senza colpirlo»

Gianfranco Minardi ribadisce che il padre ha 88 anni (non 70 come erroneamente dichiarato nel primo articolo del Carlino), che è invalido civile e prende un sacco di medicine tutti i giorni, e che quindi non sarebbe in grado di picchiare nessuno, tanto meno un uomo così grosso come il Dioubate. Anche quando gli chiediamo se Ottorino sia mai stato razzista in vita sua, la risposta è ancor più netta: «Mai, e neanche in famiglia c’è mai stato alcun razzista». Poi ci fa riferimento ad una perizia che avrebbe effettuato alla vettura, dove sono evidenti le ammaccature sul cofano provocate – secondo il racconto del padre – dai pugni inferti dal musicista di colore, e di alcuni testimoni del bar, che potrebbero certamente confermare questa versione. E riguardo al perchè e al motivo che avrebbe spinto il Dioubate a dichiarare il falso, Minardi non sa darsi una spiegazione: «Non lo so, magari voleva farsi pubblicità, anche la conferenza stampa è stata un po’ spettacolarizzata». La chiacchierata si conclude con un Minardi affranto, di chi è certo di aver subito una grave ingiustizia: «Stavamo anche pensando di far denuncia a chi ci ha diffamato, ma non so, vedremo».

Le parole di Gianfranco Minardi trovano parziale riscontro dal gestore del bar “Caffè del Borgo”, che ci conferma che uno dei suoi clienti è intervenuto per far sì che il tutto non degenerasse, dicendo al musicista di fermarsi e andando verso Ottorino Minardi per invitarlo a rimettere in macchina il legnetto. Che, come dichiarato da un altro testimone oculare, sarebbe solamente stato impugnato, ma non utilizzato contro il Dioubate.

Come si nota, due verità contrapposte ed entrambe, in assenza della verità, possono essere aperte ad interpretazioni. Ora la palla passa alla giustizia e alla magistratura cui spetterà il compito di capire chi sia a vittima e chi l’aggressore.

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2 commenti

  1. Il link al collegamento al sito mlon13.com è errato.. L’url è http://www.mlon13.com

    ciao
    grazie

    Rispondi

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