Quattro stagioni… veleggiando tra le notizie!

tuttacronaca-compleannoCerte cose le conosciamo, eppure non possiamo fare a meno di meravigliarci ogni volta che ne facciamo esperienza. Sappiamo che un anno che inizia è destinato a terminare e che i cerchi si chiudono sempre. Eppure stupisce ugualmente che, dopo aver iniziato parlando dell’uragano Sandy, questi nostri primi 365 giorni terminino con la tempesta San Giuda. La parte migliore di una fase che si chiude in modo simmetrico? Che abbiamo la certezza se ne aprirà un’altra. Tutta da scrivere, tutta da vivere. Ma prima d’iniziare un nuovo post, prima di mettere mano al nostro secondo anno, vogliamo vedere cosa ci lasciamo alle spalle. La domanda che ci poniamo è una sola: potremmo mai avere un altro anno simile? Perchè davvero, le abbiamo viste tutte. Ci siamo persi solo la fine del mondo, ma non possiamo farcene una colpa: errore di calcolo dei Maya!

Cosa dire di questi 365 giorni? Sono stati 12 mesi di “maltempo” per molti versi. Ma le giornate cupe sono anche state rischiarate da raggi di luce che hanno riscaldato l’umore. Dicevamo che siamo partiti con il vento in poppa, non sarebbe potuto essere diversamente vista la furia di Sandy. Ma proprio quell’evento ci ha permesso di puntare i riflettori sugli Stati Uniti. Anche l’America aspetta un nuovo ciclo. Perchè nell’ultimo anno abbiamo assistito e applaudito alla riconferma di Barak Obama come leader e poi l’abbiamo visto inciampare nella questione siriana, scontrarsi contro la crisi economica e il braccio di ferro con i repubblicani senza dimenticare lo scandalo del Datagate che l’ha coinvolto “a sua insaputa”. Ma mentre all’estero infuriava la bufera, in Italia le piazze venivano sconvolte dallo Tsunami Tour e la prospettiva di veder il governo “aperto come una scatola di sardine” ha iniziato a farsi strada. Dopo di che, la concitazione. Non solo nessun partito, nè alcuna coalizione, hanno ottenuto un numero sufficiente di voti lasciandoci per diverso tempo in balia del dubbio amletico dei politici: “allearsi o non allearsi”, ma anche senza una guida religiosa. Perchè l’aver visto tutto comprende anche questo: Benedetto XVI ha rinunciato al seggio pontificio aprendo le porte per permettere l’ingresso al nuovo, nelle vesti di un Papa che arriva “dalla fine del mondo”, che chiede ai fedeli di pregare per lui e che ama sorprendere con le sue telefonate e non solo.

E se il “gran rifiuto” di Ratzinger ha meravigliato, la creazione delle Larghe Intese al governo ha fatto rabbrividire molti, per il loro non avere un’identità. La fiducia nel popolo scema e si ricorre alla violenza, con quel gesto estremo che è stata la sparatoria avvenuta davanti a Palazzo Chigi il giorno del giuramento: a farne le spese il brigadiere Giuseppe Giangrande, assieme alla figlia assurto al ruolo di eroe quotidiano. Con una simile premessa, e con Bersani che ha prima traghettato il partito alle elezioni con fare dittatoriale e poi, fallito l’obiettivo, ha lasciato la Segreteria dem, non meraviglia che fin da subito sia iniziata una nuova campagna elettorale. Anche se ai più, anche a livello mondiale, risulta incomprensibile che un pregiudicato ri-fondi un partito. Perchè in quest’anno si è molto parlato del “grande perseguitato della magistratura”, Berlusconi è stato condannato ma al suo posto continua a restar saldo come nessun altro e non ci stupiremo se si continuerà a parlare di lui. Del resto in questi 12 mesi non è l’unico “finito” che rinasce a nuova vita. L’esempio eclatante è quella Roma che dopo aver mortalmente deluso i suoi tifosi, sotto la guida di Garcia è risorta dalle sue ceneri più lucente che mai. Perchè siamo in Italia e non possiamo non parlare di calcio, non possiamo dimenticare lo scudetto della Juve, le molte balotellate, il sorriso bonario di Benitez e la qualificazione della Nazionale ai Mondiali.

Ma l’appuntamento con Brasile 2014 c’impone di ricordare anche quanto accaduto in Brasile negli ultimi mesi: non è stata solo la festa per la Giornata Mondiale della Gioventù alla presenza di Papa Francesco ma, soprattutto, quei mille problemi, in primo luogo economici, che hanno fatto sì che in migliaia si riversassero nelle strade per protestare contro il governo e chiedere una vita migliore. Ma se parliamo di proteste non possiamo scordare quella al Gezi Park, in Turchia: un sit in per salvare un’area verde che si è presto trasformata in contestazione nazionale. Chi ha avuto molto da dire, però, durante tutto l’arco di questi 365 giorni, comparendo un po’ ovunque, sono state le Femen. Le attiviste hanno fatto la loro apparizione in Italia e all’estero forti dei loro topless e delle scritte sulla pelle. Ma quest’ondata di femminismo è il contraltare dei numerosissimi femminicidi che hanno portato a puntare il dito anche contro le pubblicità. E se non se ne parla per l’uso del corpo delle donne è per quel sottofondo razzista che a volte lasciano trasparire. Una in particolare ha fatto molto discutere: quella di un parco giochi svedese che ha mostrato bimbi in lacrime al solo pensiero di doversi recare nei Paesi del sud Europa invece di godersi le attrazioni casalinghe. Forse questo dovrebbe farci riflettere: vorremmo attirare turisti ma lasciamo che i nostri beni di maggior rinomanza si sfaldino sotto il peso dell’incuria e del tempo.

Ma l’uomo non è “lupo” solo con le sue ricchezze artistiche, si rivela tale anche con i suoi simili. Come nel caso di quella notizia nota da anni ma che a periodi torna a far discutere, e si spera a rifletter, dell’azienda farmaceutica che “trasmette il cancro” nei vaccini, così come nel caso dei cinesi che fanno abortire una donna al settimo mese. Molto avremmo da ricordare di quest’anno, il processo per la morte della piccola Sarah Scazzi e le interminabili indagini sul caso Melania Rea e sull’omicidio di Yara Gambirasio, senza scordare che anche Oscar Pistorius si è macchiato del delitto d’omicidio. Ma la quotidianità non è solo cronaca nera, politica o crisi (che si riverbera anche nel problema delle pensioni). Ci sono anche i momenti di svago, quelli che ti portano a seguire programmi come Amici e a meravigliarti se Miguel Bosè lascia il posto da giudice oppure a interessarti della vita personale del vip di turno, come dimostrano i matrimoni giunti al capolinea di Cavani e di Bova. E c’è quella difficilmente comprensibile rabbia nei confronti di una OLLG che viene fatta salire sul palco dove si sta esibendo Justin Bieber durante un concerto. Ma ora è tempo di guardare all’oggi e a quello che verrà: ci chiediamo che ne sarà dei migranti e se riusciremo a porre un freno alle tragedie, per quanto ancora la terra continuerà a tremarci sotto i piedi e se l’Etna tornerà a “travestirsi” da Tour Eiffel con la sua lava. Tutto quello che accadrà, saremo pronti a riferirvelo e a condividerlo con voi. Non avremo una visione privilegiata dall’alto come Parmitano… ma i radar a 360° sono sempre funzionanti! Pronti? Non è Capodanno ma… è sempre un nuovo inizio!

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