Il Caimano visto da Moretti: gli errori della sinistra secondo Nanni

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Un lungo viaggio all’indietro per capire il presente ripercorrendo un viaggio negli errori della sinistra, senza risparmiare nessuno. Le responsabilità di Berlusconi possono prescindere da quelle di chi avrebbe dovuto mettere un freno e non lo ha fatto, chi ha sottovalutato il conflitto d’interesse, chi “ha tenuto in vita Berlusconi” con quell’ultimo atto di tradimento a Prodi il giorno delle elezioni del Presidente della Repubblica?

Queste sono le domande di Nanni Moretti che  nel suo ultimo libro ritrae tutti gli errori della sinistra. Nessuna clemenza, perché se si “assolvono” gli errori si può facilmente cadere nella tentazione di commettere di nuovo l'”atto impuro”.

In “Berlusconi, errori sinistra dal ’94 a oggi”, Moretti Parla anche delle manifestazioni a Roma, quelle che hanno attraversato tutta la città e dal Palazzo di Giustizia sono arrivate alla Rai e poi al ministero della Pubblica Istruzione. Nell’intervista rilasciata all’Espresso (in edicola domani), si ripercorre un iter che ha segnato profondamente la cultura e la società italiana:

“Manifestazioni non di parte, ma dalla parte di tutti i cittadini. Ancora oggi sono fiero quando penso che nelle nostre manifestazioni siamo riusciti a coinvolgere anche una parte degli elettori del centrodestra. […] Volete sconfiggere Berlusconi per via giudiziaria, ci hanno ripetuto per anni, lo ripetono anche ora. Noi, in realtà, volevamo che la legge fosse uguale per tutti e che non si facessero leggi apposta per evitare processi a uno solo. I girotondi li facevamo per ricordare, anche a noi stessi, che ci stavamo ormai abituando a considerare normali cose che in una democrazia non sono affatto normali: per esempio che un uomo possa essere proprietario di tre reti televisive e in più che possa fare politica, e in più che possa diventare capo del governo”.

Si attribuiscono le colpe della caduta del governo Prodi a Fausto Bertinotti:

In quel periodo Berlusconi era percepito come perdente anche dal centrodestra, che timidamente stava cercando un altro leader. Prodi aveva una sua credibilità e il governo non era impopolare. Se Rifondazione non avesse fatto cadere quel governo, l’Ulivo avrebbe governato per dieci anni con Prodi e dal 2006 con Veltroni. Se invece si fosse andati a votare subito dopo la caduta di Prodi, l’Ulivo avrebbe vinto da solo, senza Rifondazione.

Massimo D’Alema poi spiegò a Moretti che nel 1998 non si poteva andare subito al voto, voto che per Moretti avrebbe vinto l’Ulivo senza bisogno di Rifondazione comunista:

«No, guarda, ti sbagli, nel ‘98 non si poteva andare a votare». Mi spiegò che non si potevano fare le elezioni perché c’era la guerra in Kosovo e la legge di bilancio da approvare. Mi raccontò che furono proprio Veltroni e Mussi a bussare alla sua porta chiedendogli di fare il presidente del Consiglio. Molti lo hanno criticato per delle scemenze, ma i suoi errori sono tutti politici, tutti visibili, tutti mai riconosciuti. Non era tra gli elettori per il presidente della Repubblica lo scorso aprile, ma non credo sia stato triste il giorno in cui i 101 non hanno votato per Prodi.

Poi il commento di Moretti sul Pd:

In questi anni ai vertici del Pd ci sono stati personalismi senza personalità e soprattutto una grande confusione. Dopo le elezioni del 2013 pochi avevano già deciso che dopo quei risultati il governo con il Pdl fosse l’unico possibile, erano pochi ma sono stati decisivi. Gli altri, Bersani per primo, erano confusi. Poi sono arrivati i 101 elettori che nel segreto hanno votato contro Prodi, che sembra avere l’unico torto di averli fatti vincere due volte.

Poi il governo Letta:

Per come è stato messo insieme, sembra la realizzazione dei peggiori luoghi comuni e pregiudizi del Movimento 5 Stelle sul Partito democratico. Mi sembra che sia vissuto dai più come qualcosa di transitorio. L’elettorato e i militanti si sono messi in letargo per tornare in tempi abbastanza rapidi al voto.

Ma il primo errore fu nel 1994:

C’è stata nel 1994 — con un monopolista televisivo che si candidava a guidare il governo — una straordinaria rottura delle regole democratiche. Per fronteggiare questo fatto straordinario c’era bisogno da parte della sinistra di una risposta straordinaria, anche sul piano simbolico. Non c’è stata nemmeno una risposta ordinaria, semplice, piccola. E invece traccheggiare, sottovalutare il conflitto di interessi, ritenersi più furbi dell’avversario, assuefarsi lentamente a una costante, incredibile anomalia per un paese democratico.

Ma chi vincerà le prossime elezioni? Moretti risponde:

Chi vincerà? Ci vuole un cambiamento di costume, culturale. Vincerà chi capisce che il gioco è cambiato e che bisogna farne uno completamente nuovo. Ci volevano altri strumenti per contrastare Berlusconi, un altro tipo di persone, un altro modo di fare politica. Un’altra solidità, un altro rigore. Un’altra integrità.

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