Revoca alla delega di Antonio Ingroia, cause di forza maggiore

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E’ stata revocata la delega ad Antonio Ingroia  quale avvocato di parte civile al processo palermitano sulla trattativa Stato-mafia. al processo palermitano sulla trattativa Stato-mafia. Lo spiega Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili che sottolinea come la decisione sia stata presa per “cause di forza maggiore. L’ex procuratore Ingroia potrà esercitare la funzione di legale purtroppo solo fra un anno”.

“La posizione di isolamento dell’Associazione – continua la nota – ci ha obbligati a cercare un avvocato palermitano, ma l’ex procuratore Ingroia potrà esercitare la funzione di legale purtroppo solo fra un anno. Nel frattempo, quando l’avvocato Ammannato non potrà recarsi a Palermo, ci serviremo di un sostituto fiorentino”.

“Questa nota – conclude Maggiani Chelli – intende smorzare sterili polemiche”: la scelta di Ingroia “altra funzione non ha avuto se non quella di nominare un tecnico preparato nel processo. E comunque l’avvocato Danilo Ammannato aveva nominato l’avvocato Antonio Ingroia per le udienze successive al 10 ottobre”: quel giorno, infatti, “non potremo andare a Palermo perché a Firenze ci sarà presumibilmente la sentenza nei confronti di Francesco Tagliavia, mafioso palermitano che si è occupato della strage di Firenze.

Come mai deve attendere almeno un anno? Lo spiega Il Giornale citando la legge 247 del 2012, alias la nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense.

Come dice il quotidiano di Sallusti:

All’articolo 2 comma 3, recita: «Possono essere altresì iscritti: «a) coloro che hanno svolto le funzioni di magistrato ordinario, di magistrato militare, di magistrato amministrativo o contabile, o di avvocato dello Stato, e che abbiano cessato le dette funzioni senza essere incorsi nel provvedimento disciplinare della censura o in provvedimenti disciplinari più gravi». E fin qui nulla quaestio. Ma leggete come continua la legge: «L’iscritto, nei successivi due anni, non può esercitare la professione nei circondari nei quali ha svolto le proprie funzioni negli ultimi quattro anni precedenti alla cessazione». Che fuor di burocratese significa che l’avvocato Ingroia, anche dopo aver giurato, non può esercitare per due anni a Palermo, procura in cui ha lavorato per 20 anni e che ha lasciato meno di un anno fa.

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