Marino spreme Roma: cocktail a base di tassa di soggiorno, Irpef e Imu!

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Il sindaco ecologista, che pedonalizza i Fori avrà pensato che a settembre è tempo di vendemmia e perché non spremere Roma? D’altra parte i conti sono in rosso e necessitano di un cocktail salutare che possa far abbassare il debito di circa 800 milioni. Per il momento quindi sul tavolo ci sono le ipotesi dell’aumento della tassa di soggiorno, l’aumento Irpef comunale che passerebbe dallo 0,9 all’1,2% del reddito di ciascun contribuente e l’aumento dell’Imu sulla prima casa. Non era abolità? Sì, ma ritorna. Giovanna Vitale su cronaca di Repubblica scrive:

“Aumentare di un punto l’Imu sulla prima casa (dallo 0,5 allo 0,6 per mille). Un aumento in realtà fittizio, visto che la tassa è stata abolita, che vale però 120 milioni: sempre che, quando a fine anno il ministero dell’economia rimborserà i comuni, lo faccia sul mancato incasso effettivo e non sullo storico”. Aumentare l’aliquota Imu cioè, per poter chiedere allo Stato un rimborso più corposo a fine anno. Uno stratagemma che sembra, ad una lettura distratta, a costo zero ma che comunque pesa sulle casse pubbliche.

Se poi dovesse cadere il governo la seconda rata dell’Imu non sarebbe più solo virtuale. Non l’unico aumento però. Un altro ben più pesante e molto più direttamente nelle tasche dei romani sarà quello dell’addizionale comunale Irpef che aumenterà di uno 0,3%.

“Per chiudere la manovra 2013 – scrive Ernesto Menicucci sul Corriere della Sera -, rifatti i calcoli, servono 815 milioni di euro e, per reperirli, una parte arriverà dall’aumento delle aliquote. Quali? La tassa di soggiorno (da 5 a 10 euro al giorno per gli hotel a 4 e 5 stelle) e, molto probabilmente, da un ulteriore innalzamento dell’Irpef: dall’attuale 0,9 per cento, secondo le simulazioni fatte dal Campidoglio, si dovrebbe arrivare a 1,2. In questo modo, si recupererebbero circa 240-250 milioni di euro”.

Sul tavolo c’è anche il federalismo fiscale per i municipi,  tagli agli sprechi ma, inevitabilmente anche ai servizi. L’assessore al bilancio Daniela Morgante, giudice della Corte dei Conti, è infatti accusata anche da alcuni colleghi di partito di ragionare troppo con la calcolatrice e poco con la politica e starebbe, secondo indiscrezioni riprese sia da Repubblica che dal Corriere della Sera, pensando di lasciare l’incarico subito dopo il varo della manovra in questione.

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