Siamo rimasti tutti sconvolti da quei genitori che ritiravano i propri figli da scuola perché in classe vi erano troppi bambini stranieri, come quelli che si sono verificati a Costa Volpino, nel Bergamasco, o di Landiona, in provincia di Novara, ma ora arriva uno studio, condotto da Andrea Ichino, professore di Economia politica all’Università di Bologna, in collaborazione con Rosario Ballatore e Margherita Fort dal titolo «The Tower of Babel in the Classroom» e la polemica torna. Lo studio dimostrerebbe che una presenza massiccia di bambini stranieri nelle classi porterebbe i bambini italiani ad apprendere di meno e a far calare i loro risultati nei test. Dalla ricerca emerge che sostituendo un italiano con un immigrato in una classe della seconda elementare, la frazione di risposte corrette degli italiani nei test Invalsi si riduce del 12% in italiano e del 7% in matematica (dati relativi al 2009-10). Dalla seconda elementare alla quinta, tuttavia, i risultati degli alunni migliorano, il che evidenzia che i bimbi italiani riescono ad integrare gli stranieri, ma in tempi relativamente lunghi.
lupus.sine.fabula
/ settembre 24, 2013Gli insegnanti in classe fanno molta fatica a ‘stare dietro’ alle esigenze di tutti: dsa, bes, alunni da alfabetizzare, pei (dato che ultimamente anche le ore di sostegno sono poche poche)… per quanto cuore e quanta buona volontà ci mettano, la complessità è difficile per chiunque da organizzare… figuriamoci per dei bambini in fatto di esservi immersi e di dover oltre che comprendere imparare a lavorare proficuamente in quella complessità.
Credo però che proprio questa complessità sia da stimolo per la crescita dei piccoli, che si dovranno confrontare con una società più complessa di quella in cui siamo cresciuti noi. Imparare già dai banchi di scuola a integrare la complessità, non sarà un obiettivo valutabile ai test propinati dagli specialisti, ma è sicuramente una abilità che poi, nella vita, li farà sentire sicuri dentro la nostra stratificata società.