King Krule grida il disagio delle periferie e si appresta a diventare star!

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L’America non rinuncia al suo “Sogno” nemmeno in tempo di crisi, anzi sembra che tutti i nuovi idoli debbano, ora più che mai incarnare quell’immagine di vincenti, “bravi ragazzi molto esuberanti”, uno dei tanti che però ce l’ha fatta. E’ il caso di Justin Bieber e Selena Gomez, belli e patinati, icone per quel pubblico, per lo più femminile, che si esalta a sognare canzoni romantiche e melodiche. Poi c’è invece l’altra medaglia che invece viene dall’Inghilterra, non quella dei One Direction che si situano sulla stessa linea di Bieber e Gomez, ma quella delle voci ‘arrabbiate’ che gridano il disagio delle periferie. Dai Clash di Joe Strummer fino ai Libertines di Carl Barât e Pete Doherty, che con le loro canzoni combattono per far emergere le problematiche sociali e non raccontano di realtà edulcorate. Ma oggi più che mai il rock britannico si affida a Archy Marhsall, in arte King Krule cantautore e produttore che per il suo diciannovesimo compleanno – il prossimo 24 agosto – si regala la pubblicazione del primo album, 6 Feet beneath the moon (Sei piedi sotto la luna). 

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Ma chi è King Krule?

Figlio di un art director della BBC, nipote di un musicista ska (lo zio era uno dei Top Cats).  A otto anni Archy già scrive canzoni. A 11 riceve in regalo dal padre un registratore a otto piste. Poi, adolescente, si concede ad alcune band del suo quartiere, nel sud-est londinese. Infine prende coraggio e inizia a esibirsi da solista, con moniker fantasiosi: DJ JD Sports, Edgar the Beatmaker, e a sedici anni si autobattezza Zoo Kid. È l’alias che lo sbatte per la prima volta sulle pagine dei magazine. Archy ha una bella voce baritonale, profonda, scura, cavernosa, l’esatto contrario di quanto ti aspetteresti dal suo aspetto fragile e sagaligno. Canta la delusione, il disorientamento sociale, la frustrazione e la rabbia della sua generazione con la personalità dell’autore di carattere. 

Viaggio all’inferno per andare nel lato oscuro della musica giovanile! 

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