Memorie di una kazaka: il blitz contro la Shalabayeva

Shalabayeva  -ricostruzione-memoriale-tuttacronaca

Neppure si fosse trattato di un killer seriale, invece che di una mamma con la propria figlia in fuga da un regime, quello kazako, che le voleva solo ostaggio per condannare a morte Mukhtar Ablyazov. Un racconto duro, aspro e spietato quello che emerge dal memoriale rilasciato dai legali della Shalabayeva al Financial Times datato 22 giugno, che se fosse confermato, aprirebbe una triste pagina di storia italiana. Si porrebbero domande sul ruolo del ministero dell’Interno, su quello degli Esteri, sulla polizia e sui servizi.

Al suo interno, il racconto degli ultimi tre giorni vissuti dalla moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov in Italia, dalla notte del blitz alla permanenza al Cie di Ponte Galeria fino alla partenza per Astana. Secondo quanto scritto da Alma, a fare irruzione sono state «30-35» persone, più «una ventina» rimasti fuori all’edificio: «Erano vestiti di nero. Alcuni di loro avevano catene d’oro al collo, molti avevano la barba, uno una capigliatura punk con una cresta». Tra loro anche «una donna, di circa 30 anni, che mi ha accompagnato dovunque andassi nella casa», scrive ancora la moglie di Ablyazov al quale gli autori del blitz chiesero le generalità e, solo dopo diversi minuti di esitazione e di tensione crescente, la donna decise di mostrare loro il suo passaporto centrafricano. «Non avevano nessun segno esterno da cui si potesse capire che erano poliziotti e militari. Ma tutti avevano delle pistole e parlavano tra loro in italiano», sono le parole della donna che racconta come ad un certo punto le fu ordinato di vestirsi e di venire via: «Con me non avevo né soldi, né documenti, non avevo un avvocato né un interprete».

Poi, come se tutto questo non bastasse, c’è anche un capitolo, dedicato agli insulti. Secondo la  Shalabayeva, quella tremenda notte, gli fu gridato in italiano, frasi che non riusciva a capire «…L’unica cosa che ho potuto distinguere in questa serie di offese fu ‘p*****a russa’…  Avevo una sola sensazione in quel momento: erano venuti ad ucciderci senza un processo, un’indagine, senza che nessuno lo avrebbe mai saputo».

Cosa è davvero accaduto e per ordine di chi?

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  1. Trema la poltrona di Alfano… Letta lo proteggerà? | tuttacronaca

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