Animalisti e ricercatori a confronto a Milano: alta tensione

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E’ dovuta intervenire la polizia per tenere sotto controllo la situazione a Milano, dove oggi è stata scritta una nuova pagina dello scontro fra animalisti e ricercatori. Sullo sfondo di piazza Mercati, nel cuore della città, durante una manifestazione dell’associazione Pro-Test Italia a favore della sperimentazione sugli animali, un gruppo di animalisti vestiti di nero e incappucciati si è avvicinato ai ricercatori, circa un centinaio, reggendo cartelli e urlando “assassini”. I due “schieramenti” si sono fronteggiati poi per ore, mentre i ricercatori tentavano di proseguire con gli interventi previsti per la loro manifestazione e gli animalisti impegnati in un’azione di disturbo.  Tra i due gruppi, a far da barriera, la polizia. La manifestazione “in difesa della ricerca che salva la vita” era stata organizzata per dire basta alla razzia e ai danni che compiono gli animalisti quando invadono laboratori e istituti di ricerca, per sostenere le ragioni della ricerca scientifica e l’irrinunciabilità a “utilizzaregli animali per la salvaguardia della salute umana”. Come hanno spiegato gli organizzatori, s’intedeva “rispondere alle azioni estremiste degli animalisti in Italia, in sostegno della ricerca su animali, adempiendo allo scopo che la guida fin dalla sua nascita: dare una voce alle Istituzioni e agli scienziati intimiditi e messi a tacere dall’estremismo crescente degli animalisti, tramite volontariato e attività no profit”. Tre dunque gli obiettivi che ci si era prefissati: “La difesa del diritto dei ricercatori a lavorare in un clima sereno e senza minacce; il riconoscimento del ruolo che ha svolto e svolge la sperimentazione animale nella ricerca di base e nello sviluppo delle terapie; e la promozione di un’informazione alla portata di tutti su queste tematiche”.

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2 commenti

  1. cassandra

     /  giugno 2, 2013

    la battaglia NON è tra animalisti e ricercatori ma tra la vetusta e inaffidabile pratica chiamata vivisezione e la ricerca moderna e veramente predittiva x i malati..se ci fosse ancora un briciolo di democrazia e di pluralità di fonti si citerebbero anche le seguenti!
    L’ipotesi di predittività del modello animale per quanto riguarda le reazioni a farmaci e sostanze ed i processi patologici umani (modello causale analogo CAM) non è mai stata verificata (Balls 2004, Matthews 2008; Shanks et al. 2009, Pound et al. 2004; Knight 2007) e rimane attualmente un fatto controverso (van Der Worp et al. 2010). Sebbene non siano reperibili in letteratura degli studi di validazione formali per quanto riguarda il modello animale causale analogo, esistono non poche evidenze e revisioni sistematiche che sembrerebbero, semmai, dimostrare l’infondatezza dell’ipotesi di predittività.
    Ecco soltanto alcuni esempi presi in letteratura:
    Revisione sistematica, 2006: emerge che la concordanza tra i risultati positivi ottenuti sui modelli animali e quelli riscontrati poi sull’uomo nella pratica clinica è appena del 33%. Gli stessi autori concludono che un simile risultato dovrebbe far riflettere sul grado di estrapolabilità all’uomo dei dati ottenuti da studi su animali ed invitano alla cautela (Hackam & Redelmeier 2006).
    Da studi di concordanza tra modelli animali e uomo per gli effetti di 6 tipologie diverse di interventi e/o cure mediche (1 – corticosteroidi in trauma cranico, 2 – antifibrinolitici in emorragia, 3-trombolisi in ictus ischemico acuto, 4 -tirilazad in ictus ischemico acuto, 5 – corticosteroidi prenatali per prevenire la sindrome da stress respiratorio nei neonati, e 6 – trattamento con bifosfonati per prevenire l’osteoporosi) emerge una concordanza in circa la metà dei casi. Gli autori concludono che la discordanza osservata tra modelli animali e pratica clinica può essere dovuta a bias oppure all’incapacità del modello animale di riprodurre i processi fisio-patologici umani (Perel et al. 2007). Per interpretare le conclusioni di tale articolo riferirsi a Sena et al. 2010, che spiega come la tendenza a pubblicare preferenzialmente i risultati positivi a discapito di quelli inconcludenti o negativi porti ad una sovrastima della concordanza tra i risultati ottenuti sugli animali e quelli riscontrati sull’uomo.
    Studio sulla validità della s.a.: “L’uso di modelli animali non ha contribuito allo studio dell’ictus” [Use of Animal Models has not contributed to development of acute stroke therapies. Stroke 2005, 36:2323-2324. American Heart Association].
    Dall’analisi di 51 serie di esperimenti su animali condotta presso le Università di Wurzburg, Erlangen e Regensberg in Germania, è emerso che il 99,7% dei risultati prodotti dalla ricerca su 5000 animali, non erano applicabili alla clinica e che per il restante 0,3% non vi è stata alcuna applicazione (Lindl et al. 2006) Lo studio è stato menzionato più tardi sotto forma di lettera sulla rivista Altex, qui . L’autore conclude che i benefici per la salute collettiva derivanti dalla sperimentazione animale sono sovrastimati (Lindl e Voelkel 2011).
    Il Nacional Cancer Institute americano (NCI) sperimentò su modelli murini 12 tipi di farmaci antitumorali utilizzati con successo sui pazienti umani. Furono impiegati topi con 48 tipologie differenti di tumore “umano” e furono somministrati loro i 12 farmaci. Nel 63% dei casi i modelli murini furono incapaci di predire accuratamente la risposta umana. NCI ritiene anche che tali test contribuiscano alla perdita di potenziali cure che inefficaci nei modelli animali, potrebbe esserlo nella specie umana. [Science vol. 278, 7 November 1997: 1041-1042].
    Il 92% dei farmaci che passano con successo attraverso i test su animali non supera le successive fasi cliniche a causa di effetti avversi e/o inefficacia [dato FDA].
    I modelli animali forniscono dati di farmacocinetica inattendibili [Grass e Sinko 2002; Arun and Barry 2003 Shanks et al. 2009, vedi grafici qui]
    Gli studi di tossicità condotti su animali non possono essere considerati predittivi a causa delle significative differenze tra le specie rispetto a parametri farmacocinetici quali assorbimento, distribuzione, metabolismo, escrezione dei composti chimici o dei farmaci. Le ampie variazioni delle LD50 (anche nelle specie tra loro affini come ratti e topi) ci dicono qualcosa sull’inattendibilità dei test di tossicità attualmente previsti (Hartung 2009).
    L’anno 2007 ha segnato un punto di svolta nel campo della tossicologia, con la pubblicazione di una relazione, punto di riferimento dalla US National Research Council (NRC), sottolineando la necessità di focalizzarsi su metodologie in vitro ed in silico che siano predittive per il rischio tossicologico umano, rischio che gli attuali metodi basati su animali non sono in grado di predire efficacemente. Il rapporto “Test di tossicità nel 21 ° secolo: una visione ed una strategia”, è stato commissionato dalla US Environmental Protection Agency, in parte a causa del riconoscimento dei punti deboli negli approcci esistenti ai test sulla tossicità [Committee on Toxicity Testing and Assessment of Environmental Agents, National Research Council. Toxicity testing in the 21st century: a vision and a strategy. Washington, DC: National Academy Press; 2007]. La visione NRC richiede uno spostamento dall’approccio classico, che prevede l’utilizzo degli animali nei test tossicologici, verso modelli computazionali e high-throughput in vitro. La relazione ha sottolineato che questi metodi possono fornire dati più predittivi, in modo più rapido e conveniente rispetto ai tradizionali metodi in vivo. Gli articoli pubblicati in un secondo momento affrontano l’attuazione di questa visione per migliorare l’attuale sistema [Hartung 2009, Andersen e Krewski 2009].
    La predittività degli animali negli studi di teratogenesi è inaccettabile [Bailey et al. 2005, Bailey 2008]
    Gli studi di cancerogenesi svolti su animali non sono in grado di predire il rischio di cancro nell’uomo e l’estrapolazione dei dati dall’animale all’uomo comporta notevoli difficoltà. [Salsburg 1983, Lester et al. 1988, Knight et al. 2005, Kight et al.2006]
    Per decenni l’evidente correlazione tra fumo di sigaretta e cancro polmonare non è stata accettata. Ciò lo dobbiamo in gran parte al fatto che non è stato possibile riprodurre lo stesso fenomeno negli animali di laboratorio. Ciò risultò in un notevole ritardo nei provvedimenti legislativi a tutela della salute pubblica [Coulston and Shubick 1980].
    2012 – Studio sulla validità della sperimentazione compiuta sugli scimpanzé, specie animale, tra quelle usate in laboratorio, geneticamente più vicina all’uomo:
    a) la maggior parte delle ricerche compiute su scimpanzé e pubblicate (in aggiunta quindi alle ricerche mai presentate o non accettate per la pubblicazione) non viene mai citata successivamente in studi di medicina umana. Nelle rare citazioni era chiaro che gli esperimenti su scimpanzé non avevano contribuito alla ricerca clinica umana.
    b) La valutazione del ruolo degli scimpanzé negli studi per i vaccini contro l’AIDS dimostra il fallimento di tale modello. Ad oggi, 85 differenti vaccini hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci negli scimpanzé ed in altre scimmie. Tuttavia, in 197 studi clinici, nessuno di questi è risultato essere utile all’uomo.
    c) La valutazione riguardo alla ricerca sul cancro ha dimostrato che gli scimpanzé, i nostri più vicini parenti genetici, hanno sprecato enormi finanziamenti per la ricerca. I tumori negli scimpanzé sono estremamente rari, e sono biologicamente diversi dai tumori umani.
    d) La valutazione riguardo alla ricerca per l’epatite C ha dimostrato che il ruolo degli scimpanzé è totalmente esagerato. L’uso degli scimpanzé è continuato per convenzione, non per merito scientifico o per necessità.
    [The Ban on the Use of Chimpanzees in Biomedical Research and Testing in the UK Should Be Made Permanent and Legally Binding. BUAV/FRAME. ATLA 40, 3–8, 2012]
    Esempi di patologie umane per cui modelli animali sono da tempo riconosciuti fallimentari (e nonostante ciò vengono ancora proclamati “cruciali”).
    HIV in Primati e Felini (Kim et al. 2010, Bailey 2008, Bennet e Hart 1995 )
    Lesioni del midollo spinale (Akhtar et al. 2008; Akhtar et al. 2009).
    Sclerosi multipla (Rice 2012)
    Asma (Holmes et al. 2011)
    Malattie neurodegenerative (articolo qui)
    Alzheimer (Blennow et al. 2006, Hampel et al. 2010)
    Sepsi (Niels et al. 2003, Opal e Cross 1999)
    Ictus (Horn et al. 2001, O’Collins et al. 2006, Sena et al. 2010)
    Ipertensione (Stingl et al. 2009)
    Sistema cardiocircolatorio in topo ingegnerizzato (vedi articolo)
    Distrofia muscolare (Bohm et al. 2009)
    Modelli murini di cancro (Voskoglou-Nomikos et. al. 2003)
    Modelli murini e sistema immunitario (Khanna et al. 2011, Davis 2008, Leslie 2010, Mestas e Hughes 2004, Brady 2008)
    Malattie infiammatorie (Seok et al. 2013)
    Conclusioni
    Considerato che la ricerca che utilizza il modello animale CAM assorbe ingenti quantità di denaro e risorse umane e che tali risorse sono limitate, vi sono dei validi motivi per sottoporre la pratica ad un’urgente revisione.

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    • Buongiorno. Sicuramente c’è molto da fare ancora in Italia, riguardo la ricerca e non solo, motivo per il quale in molti preferiscono trasferirsi all’estero per avere possibilità maggiori. Essendo questo un blog di cronaca e non di divulgazione scientifica, abbiamo riportato la notizia di una manifestazione che è stata disturbata, senza prendere le parti di nessuno. Sicuramente c’è bisogno di un maggior approfondimento e di molte innovazioni e la ringraziamo per il suo contributo. Sicuramente i lettori interessati ad approfondire l’argomento faranno buon uso di questa lista di fonti creandosi una propria opinione. Grazie ancora e buona giornata.

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