Chiara Ferraro, autistica, candidata al consiglio comunale… è etico?

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Chiara Ferraro ha 21 anni, è di Roma, ed è candidata in consiglio comunale nella sua città con la lista di Ignazio Marino. Chiara Ferraro è affetta da una gravissima forma di autismo che comporta gravi conseguenze:  non parla quasi mai, al massimo canticchia versi di Domenico Modugno e Rino Gaetano. Almeno una volta a settimana ha crisi epilettiche che possono essere causate anche “da forti  e improvvisi rumori, o, per esempio, dalle grida di un dibattito acceso”.  E’ etico portare la Ferraro in luoghi dove, a causa di dialoghi concitati, si possono manifestare i segni, anche esteriori della sua sofferenza davanti al pubblico? 

Chiara, se eletta, dovrà essere sempre accompagnata dal padre-tutore, Maurio Ferrari, 61 anni. Che spiega così la controversa scelta di candidare Chiara: “Si deve avere il coraggio di mostrare l’esclusione e di disturbare i luoghi del potere: i politici devono capire cosa significa, toccare con mano la disabilità”. 

A proposito delle motivazioni addotte dal padre della candidata è appena il caso di far presente che le persone elette nel consiglio comunale devono perseguire fini generali senza legarsi a una specifica tematica (che ha i suoi propri addetti) e che può allontanare gli altri dai restanti obiettivi. Le istituzioni andrebbero messe nelle migliori condizioni per lavorare, non essere, invece, disturbate. Per tanto è indispensabile mantenere l’aula a livelli di operosa efficenza, mentre per quando riguarda i singoli politici l’esperienza in merito alle malattie e alle disabilità è giusto che le facciano altrove, anche in incontri appositamente dedicati, ma non nell’ambito della routine di lavoro. Verrebbe il sospetto che la candidatura della Ferraro possa essere strumentalizzata per raccogliere ipocritamente firme nel settore della malattia che, invece, andrebbe sempre e maggiormente tutelato e rispettato. 

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19 commenti

  1. Sono madre di un 23nne con Autismo, voteremo Chiara Ferraro e partecipiamo alla sua vita e alla sua campagna elettorale.
    Non vogliamo vivere ed esprimerci in “ambienti appositamente dedicati”, ma nella comunità che ci appartiene. Siamo cittadini.
    Quanti problemi di “etica” quando si parla di una persona con disabilità!
    Addirittura dei “sospetti”!
    Anche noi ne abbiamo molti su molti candidati. E lei? Solo sulla candidatura di Chiara Ferraro?

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    • Gentile signora, quello che soprattutto ci ha preoccupati è la possibilità di esporre in pubblico una persona autistica facendo della sua disabilità non un obiettivo su cui impegnarsi, ma una facile speculazione. Il consiglio non può essere una drammatica platea… Se qualcuno, invece, può garantire che Chiara ha le giuste conoscenze di settore e le relative capacità che le possano consentire una partecipazione attiva al lavoro del consiglio comunale nulla in contrario alla sua candidatura pur con il dolore di vederla troppo esposta. Ma date le conseguenze del suo autismo, e in assenza di assicurazioni esplicite, sembrano mancare i requisiti per la sua candidatura. Fermo rimanendo l’appassionata partecipazione di questo blog ai temi della giustizia sociale e al riconoscimento di diritti – che chiunque ci segua quotidianamente non può negarci – forse è il caso di studiare tutti insieme l’attività più congeniale a Chiara che sicuramente ha delle potenzialità culturali e pratiche che le consentono di esprimersi in altri campi.

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  2. Michela

     /  maggio 22, 2013

    “Verrebbe il sospetto….” Certo a tutti può venire il sospetto della strumentalizzazione, molti (anche tanti genitori, come me, di ragazzi autistici) sono contrari a questa scelta. Io stessa sulle prime l’avevo male interpretata. Però riflettendoci mi sono resa conto che è senz’altro una sferzata al sistema, una scelta difficile, dura, che i suoi genitori hanno fatto, ma coraggiosa e ammirevole, che potrà solo portare giovamento a chi (migliaia di persone) ha diritti che la legge prevede ma che non vengono di fatto garantiti e goduti. Quello che dite voi è tutto molto bello e molto giusto, circa Chiara, e non “dovrebbe” esserci bisogno di arrivare a questo, neppure di fare discorsi come quelli che stiamo facendo. I più deboli, in una società davvero civile, dovrebbero essere i primi ad essere tutelati nel migliore dei modi. E invece non è così. “Portare Chiara in luoghi dove si possono manifestare i segni, anche esteriori, della sua sofferenza”? Si, rispondo io, innanzi tutto perché quello è il modo di essere di Chiara, è parte di lei, e perché i nostri ragazzi non vanno “nascosti” (né “esibiti” beninteso) e perché è solo così forse che tanta gente, politici in primis, potranno avere occasione di capire DAVVERO che cosa comportano certe disabilità. Non di certo con la visitina istituzionale di 20 minuti al Centro di riabilitazione del quartiere, con tanto di fotografi al seguito, per mostrare una partecipazione e un interesse in maniera, quella si, puramente strumentale.

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    • Viene il sospetto perchè, come anche lei sottolinea, non è una scelta di Chiara ma dei suoi genitori. Come possiamo accettare che siano i genitori a scegliere su qualcosa che può mettere a rischio la salute della ragazza? Già per un “normodotato”, (termine assurdo coniato dalla lingua italiana, ma che delinea un concetto che altrimenti non è esprimibile) essere sottoposto alle critiche (spesso aspre e senza esclusione di colpi) che possono essere mirate a demolire una persona e non l’idea politica che sta esprimendo in quel contesto, è a volte insostenibile… come lo si può consentire che questa pressione, che a volte sfocia in polemica, sia indirizzata nei confronti di una ragazza che non ha i mezzi per difendersi? Ecco perchè è proprio la famiglia che la deve tutelare e non esporre… Chiara non può essere un “trofeo”, deve essere una ragazza che va aiutata ad esprimersi non portata dentro un ambiente destabilizzante che potrebbe minarle la serenità.

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  3. Gemma

     /  maggio 22, 2013

    La campagna elettorale di Chiara ha uno slogan “Io sono Chiara Ferraro”. Siete sicuri di aver compreso la portata di questa affermazione? Credo di no, altrimenti non usereste termini come “esposizione in pubblico”, “strumentalizzazioni” e “trofeo”! Il senso della candidatura di Chiara, secondo il mio modesto parere, sta nel rappresentare “bisogni” della collettività, tutti siamo Chiara Ferraro quando ci relazioniamo con un cittadino con una disabilità grave e voltarsi dall’altra parte non risolve, non aiuta nè noi nè Chiara nè tutti i disabili che lei rappresenta. La disabilità non riguarda solo l’individuo e i suoi familiari, ma l’intera collettività, che deve essere pronta a riconoscere uno spazio adeguato nello spazio comune e non uno spazio a parte. Una politica seria crea condizioni di migliore convivenza e non di “migliore” isolamento. Chiara ha un diritto costituzionalmente garantito a sedere in un Consiglio Comunale se riceve l’investitura del popolo, e se quel Consiglio Comunale dovrà rallentare (?) i lavori, ben venga… O per caso esistono disabili di serie a e di serie b? Vi sognereste di negare la parola ad un distrofico, o ad un sordomuto perchè la loro interazione è più lenta? Neghereste l’abbattimento delle barriere architettoniche ad un disabile fisico? L’abbattimento delle barriere di Chiara si chiamano “tutela”, uno strumento previsto dalla legge che rappresenta un “ponte” tra tutti i cittadini come Chiara e la restante collettività. Il tutore rappresenta Chiara “per nome e per conto” si dice in ambito giuridico. Ed è giusto che ci sia anche chi si faccia portavoce degli interessi legati alla disabilità. Chi tutela Chiara sa cosa è meglio per lei, perchè convive con le sue difficoltà da quando è nata, non celate quindi la vostra resistenza alla diversità dietro un buonismo inesistente sbandierando un presunto “bene” di Chiara a stare in “luoghi più adatti”. Il luogo più adatto per Chiara è ovunque lei voglia stare, e nessuno dovrebbe impedirglielo. E poi mi permetto di consigliarvi provocatoriamente il film “Viva la libertà”, forse uscire dagli schemi precostituiti può solo far bene alla politica, e forse sensibilizzare e indicare percorsi molto più illuminati di quelli che abbiamo visto finora!

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    • E’ la scritta su un manifesto a esprimere la volontà di una persona? Oppure un attento percorso condotto da medici e psicologi attenti che possono valutare l’effettiva volontà della ragazza di trovarsi ogni giorno nel mezzo di discussioni animate e di polemiche? La collettività, come abbiamo già spiegato, non vuole emarginare i disabili, ma tutelare quando alcune candidature non sono a favore della disabilità, bensì vengono sfruttate per altri scopi. Noi ci auguriamo ceh non sia questo il caso, ma troppe volte abbiamo assistito inermi a strumentalizzazioni della politica che si è appropriata di lotte sociali per perseguire i suoi scopi, per questo vogliamo capire se e come Chiara abbia espresso al sua volontà. Il peso della collettività poi non deve mai ricadere sul disabile, la collettività si sta facendo forse scudo di Chiara mettendola all’interno di una istituzione e poi non dandole gli strumenti per poter intervenire a favore o sfavore di una decisione complessa e spesso frutto di compromessi? L’isolamento si ha quando si vuole costringere la presenza in un luogo di stress e di tensione per un disabile che spesso non è in grado di gestire il peso e la fatica di impegni quotidiani a contatto con molte persone… l’isolamento si ha anche stando insieme agli altri, è una condizione personale, non scatta la socialità solo perchè ci si trova a contatto con le persone… Non è poi questo un blog di medicina o di disabilità, noi abbiamo sollevato un problema per aprire un dialogo, è chiaro che ci sono medici, psichiatri, psicoterapeuti che possono analizzare ogni singola situazione personale… la disabilità non è un problema da risolvere genericamente “un distrofico” o “un sordomuto”, ma con “quel distrofico” con “quel sordomuto” perchè ognuno ha una sua storia e non si può e non si deve globalizzare questo tipo di problemi che spesso sono complessi e indistricabili nel rapporto con la famiglia e il territorio. Le barriere architettoniche sono muri… non persone non confondiamo mai le persone con le cose! La tutela di Chiara non viene da Chiara, ma da chi ha gli strumenti per entrare in quell’universo bellissimo che ogni persona ha dentro di sè e deve tutelare… Chiara non è i disabili, è una persona che deve essere aiutata in un percorso non caricata di oneri e doveri per una comunità che si appella a lei in quanto incapace di attivare risorse affinchè lei possa usufruire di diritti e non doversene gravare… Non possiamo essere tacciati di buonismo da chi non frequenta il blog, da chi è miope davanti a quello che scriviamo ogni giorno e all’impegno che mettiamo per aprire un dialogo… inoltre sul finale la pregherei di essere meno confuso perchè sinceramente sta inserendo nel mondo dei disabili anche problemi di integrazione… ogni intervento ha bisogno di un suo spazio se vuole essere approfondito oppure rischiamo, e siamo sicuri che non sia questo il caso, di fare sterili conversazioni da bar. Non ci piace poi la “violenza” con la quale ci sentiamo attaccati, il nostro intento è solo quello di un dialogo aperto senza “preconcetti” e non si può tacciare chi non si conosce, solo ed esclusivamente da poche risposte di essere: buonista e con preconcetti. Più volte abbiamo chiesto, inascoltati, di voler lasciare un contributo per migliorare questo spazio senza usare termini violenti, perchè la nostra filosofia è quella di tendere la mano e non di trovare barriere architettoniche davanti a noi. La ringraziamo per il suo contributo e ci auguriamo che voglia chiarirci l’ultima parte del suo intervento per poterle dare una risposta esaustiva, al contempo la invitiamo a leggere anche altri articoli e a rendersi conto che preconcetti o buonismo non fanno parte dei nostri valori.

      Rispondi
  4. Roberto

     /  maggio 22, 2013

    La potremmo sempre tenere in un’ aula speciale accanto a quella consiliare a giocare col computer, come a scuola, così non disturba…

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  5. Michela

     /  maggio 22, 2013

    Avete scritto “Come possiamo accettare che siano i genitori a scegliere su qualcosa che può mettere a rischio la salute della ragazza?” Noi genitori e tutori dei ns figli disabili psichici lo facciamo da sempre, scegliamo sempre per loro, le cure, i medici, i centri dove essere seguiti, è un nostro dovere come genitori e agiamo sempre nello loro esclusivo interesse, ritenendo di fare la cosa migliore per loro. “Dobbiamo” operare delle scelte, per forza di cose. Io credo fermamente che anche i genitori di Chiara abbiano agito col medesimo spirito quindi credo che tali critiche, neppure troppo velate, nei loro confronti, siano quanto meno offensive. Senza considerare che, come scritto e specificato da più parti, tale scelta è avvenuta sotto la guida di numerosi psicologi e terapisti che seguono Chiara e che, nel caso della sua elezione, monitorerebbero costantemente il suo percorso e il suo benessere. E aggiungo che la serenità di Chiara non è a mio avviso messa a rischio da una sua ipotetica elezione e partecipazione alla vita del Consiglio comunale, ma da chi conserva e perpetra mentalità che con l’inclusione e la vera accettazione del disabile psichico (in questo caso) hanno poco a che fare.

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    • Scusi, ma chi deve sedere in consiglio comunale e prendere le decisioni politiche? Chiara, il padre di Chiara o i medici che la seguiranno? Non è la stessa cosa scegliere i medici o le medicine per i propri figli, decidere le cure e prendere, invece, decisioni politiche per la cittadinanza! Fare i politici, forse lo abbiamo dimenticato, ma è una professione che richiede background, aggiornamento costante e obbiettivi da perseguire nell’interesse di una collettività. Pensa veramente che sua serenità Chiara la possa trovare in un attività politica di cui ignora tutto e non piuttosto attraverso cure e affetto che niente hanno a che fare con la sua esposizione mediatica fine a se stessa?

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  6. Michela

     /  maggio 22, 2013

    Sì lo penso, perchè NON penso che la sua “esposizione” (come la chiamate voi) mediatica sia fine a se stessa, tutt’altro. E poi basta con questi termini, ha ragione Gemma! Riguardo la professionalità dei politici, credo che ci dovremmo preoccupare di ben altro, considerato chi siede ora nel Parlamento nazionale senza la benché minima esperienza o competenza. Ma questa è un’altra storia.
    Comunque lascio cadere la cosa, è chiaro che VOI avete già deciso cosa è giusto e cosa non lo è: il vostro titolo terminava con un punto di domanda ma la risposta ve la siete già data da soli. Potevate risparmiarvelo (il punto di domanda intendo).

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    • Indubbiamente i gravi problemi dei disabili hanno bisogno di grande attenzione e amore per rendere la loro vita dignitosa e accompagnarli nella ricerca della felicità. Al contrario l’intolleranza e l’acredine con cui Lei affronta i problemi riversando diffamazione su di noi, non ci appare lo strumento migliore per dare sicurezza ai ragazzi in difficoltà, che sicuramente avvertono la scarsa serenità in chi li circonda. Voglia credere che anche noi siamo vicini alla sofferenza di Chiara, degli altri ragazzi e delle loro famiglie e proprio per questo non li vorremmo a disagio in un’attività che non è la loro, esposti a critiche che potrebbero essere veramente ingiuste e cattive. La nostra preoccupazione si basa sul fatto che per questi giovani occorre prima di tutto la TUTELA. Ciò significa che non è giusto gettarli nella fossa dei leoni per un’errata questione di principio che è propria dei genitori e non sappiamo invece quanto corrisponda ai desideri di Chiara e delle altre persone come lei.

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      • Gemma

         /  maggio 23, 2013

        Mi sembra doveroso rispondere alla sua richiesta di chiarimento. Mi preme innanzitutto chiarire che non c’era alcuna violenza nel mio intervento, ci si confronta su idee, ed io personalmente lo faccio senza esprimere giudizi di valore sui i miei interlocutori, pertanto, definire buonista un’affermazione (nello specifico mi riferivo alla vostra critica al far sedere Chiara in una confusionaria aula consiliare) non significa accusare di buonismo la persona che scrive o addirittura l’intero blog. Chiarito questo, ritengo personalmente molto più pesanti le accuse (strumentalizzazione, esposizione di sofferenza) mosse contro chi ha lanciato una sfida coraggiosa,mi riferisco a genitori, familiari e tutto lo staff di psicologi che ruota intorno a Chiara. Una domanda vorrei porgliela: ma quali sarebbero questi scopi per raggiungere i quali verrebbe strumentalizzata Chiara? Lei continua a parlare di Tutela, perfetto! La tutela è uno specifico istituto giuridico esistente nel nostro ordinamento (cui sottende un’etica giuridica) a favore di quei soggetti che, attenzione, non è che sono privi di volontà, ma semplicemente non hanno gli strumenti adatti per “rappresentare quella volontà” alla collettività. In questo senso parlavo di tutela come strumento che abbatte barriere, in questo caso specifico la barriera che c’è tra Chiara (ed ogni soggetto che abbia una grave disabilità) ed il resto della collettività. Il tutore (con un giudice tutelare che ne monitora continuamente l’operato) si fa interprete delle volontà, dei bisogni, delle necessità del soggetto in questione, agisce per nome e per conto, ed esprime gli interessi di chi rappresenta. Chiara vuole, chiede, agisce nella persona del suo tutore, questo è la rappresentanza. Non tener conto di questo significa in questo ragionamento significa contestare la stessa natura di soggetto giurico a Chiara, e questo mi consenta è molto pericoloso! Insinuare sospetti sul tutore e sulla bontà e diligenza del suo operato non mi sembra corretto oltre che inopportuno, visto che c’è un giudice tutelare cui egli risponde in relazione al proprio operato. Pertanto piuttosto che fare processi alle intenzioni, chiediamoci se non sia proprio il suo tutore a sapere meglio di chiunque altro cosa sia meglio per Chiara, visto che è stato investito della tutela. Non so se lei ha esperienza in merito, io non direttamente ma sì, e le assicuro che nulla si può far fare ad un autistico che egli stesso non voglia fare. Penso che far fare ad un autistico una contro la sua volontà sia da annoverare tra le cose impossibili. In questo senso dicevo che Chiara ha diritto a stare ovunque lei voglia stare. E non parlo di semplice integrazione, parlo di inclusione. Penso di averle risposto sul piano giuridico. Sul piano politico se lei legge il programma di Chiara (di cui il suo tutore si fa rappresentante) si parla di progetto individuale, di dis-economy, di budget di cura, tutti scopi che non mi sembrano strumentali a null’altro che a migliorare le condizioni di vita di Chiara e di tutti i ragazzi come lei. Il progetto individuale esprime proprio il concetto che lei stessa ha sottolineato che non esiste un sordomuto, un autistico generico, ma quel particolare soggetto con le sue peculiarità, con la sua storia. Come vede siamo d’accordo. E lo è anche Chiara. Provi ad affacciarsi al mondo di Chiara, e capirà che la sua candidatura è un’opportunità per la politica tutta, e non si fermi alla settorialità delle sue proposte, perchè allora un partito come i Verdi non avrebbe mai dovuto sedere in Parlamento. Tutti con le proprie idee possono offrire un contributo in tutti i settori. e sono convinta che Chiara e il suo tutore (che ricordiamolo rappresenta Chiara, è Chiara, da cui lo slogan famoso) portando la diversità nell’aula consiliare possono stimolare al confronto, possono stimolare il mettersi in discussione, e perchè no, magari un cambiamento, un modo diverso di fare e pensare la politica. Sul piano umano mi sento di dirle che vivere, lavorare, stare accanto a persone con una disabilità mentale porta la collettività a riparametrare tutto, a non dare nulla per scontato, a rivedere tempi e modi, è una sfida, non affatto facile, ma penso che sia giusto provare, soprattutto perchè è la diversità che arricchisce

      • Continuiamo a non capire a cosa si riferisse la parola buonismo se non è riferito alla persona che scrive o all’intero blog… Può capitare che nella fretta si digiti male un indirizzo… Dire infatti che non si esprimono giudizi e poi accusarci di buonismo perché siamo preoccupati che Chiara possa sedere in un’aula consiliare dove proprio la natura del lavoro può portare, anche solo a toni concitati, senza parlare di insulti o toni alterati significa voler ignorare la diagnosi effettuata da specialisti sul caso specifico dell’autismo di Chiara. La nostra francamente è solo una riflessione. Anche nella parte finale del Suo intervento si legge un giudizio aprioristico e negativo nei confronti quando Lei afferma “Provi ad affacciarsi al mondo di Chiara, e capirà che la sua candidatura è un’opportunità per la politica tutta, e non si fermi alla settorialità delle sue proposte”. Chi le ha detto che noi non solo ci affacciamo, ma anche ci inseriamo tutte le volte che ciò è possibile sui problemi che Lei solleva? Ci permetta di dirle che le sue affermazioni tagliano ogni tipo di dialogo… anzi lo gelano sul nascere!
        Quanto ai chiarimenti che lei ci chiede sul significato della parola “strumentalizzazione”, parola che da Lei è stata estrapolata da un nostro contesto, è un’ipotesi – e come lei sa, l’ipotesi è un ragionevole dubbio – che ci giunge da troppe esperienze politiche del passato. Non vorremmo che per un qualsiasi motivo la “strumentalizzazione” possa avvenire da parte di una qualsiasi forza politica o da qualunque soggetto interessato a specularci sopra che al momento, ovviamente, non siamo né Lei né noi siamo definire.
        A parte il trattato giuridico sulla tutela che è rintracciabile in altri siti web, la ringraziamo di aver voluto fare una sintesi chiara ed esaustiva. Tuttavia la nostra risposta sul problema tutela è molto semplice: perché “esporre” Chiara quando il padre può benissimo portare avanti il progetto della ragazza?
        Infatti lei afferma “Sul piano politico se lei legge il programma di Chiara (di cui il suo tutore si fa rappresentante) si parla di progetto individuale, di dis-economy, di budget di cura, tutti scopi che non mi sembrano strumentali a null’altro che a migliorare le condizioni di vita di Chiara e di tutti i ragazzi come lei”. A parte che non ci saremmo permessi di rispondere senza aver letto la sua proposta, perché è nostra cura sempre e comunque documentarci, che bisogno c’è di portare la ragazza in consiglio, quando sarebbe forse più fattibile prendere questa proposta di cambiamento e attuarla senza dover obbligare Chiara a un impegno costante e stressante? Si candidi il padre di Chiara o uno dei genitori degli altri disabili autistici!
        Non siamo i soli a temere per lo stress che un’elezione potrebbe comportare a Chiara e in questo senso ci permettiamo di riportare il giudizio e l’opinione che in proposito ha espresso un “addetto ai lavori” cioè il presidente dell’Associazione nazionale soggetti autistici (Angsa) Carlo Hanau:
        “È chiaro che lei non potrà mai fare il consigliere comunale – dice Hanau – perché non potrà rappresentare né gli interessi suoi né dei cittadini o di chi è nella sua stessa condizione”.Ferraro ha una severa forma di autismo, associato a epilessia farmaco resistente, è stata interdetta 5 anni fa su suggerimento dell’avvocato ed è il padre, Maurizio a esercitare per lei le funzioni di tutore. “Gli autistici di cui ci occupiamo non sono in grado di rappresentare sé stessi come riescono a fare, al contrario, coloro che hanno la sindrome di Asperger – spiega il presidente dell’Angsa – Chi ha la sindrome di Asperger è in grado di far capire che cos’è l’autismo dall’interno. Ma non è il caso in questione ed è ovvio che, stando così le cose, la funzione di consigliere non potrà mai essere svolta da lei”. Hanau sottolinea l’importanza di “portare alla ribalta l’istituto agrario Garibaldi”, da cui proviene anche Chiara e che conta 112 studenti disabili, di cui 52 con autismo, perché “il dovere di aiutare i ragazzi del Garibaldi e sostenere il lavoro che sta facendo Simona Levanto con loro dovrebbe essere sentito dalla collettività romana”.
        “E’ chiaro che lei non potrà mai fare il consigliere comunale, perché non potrà rappresentare né gli interessi suoi né dei cittadini o di chi è nella sua stessa condizione”.

        Chi meglio del Presidente dell’Angsa può esprimere un giudizio sereno, attento e degno di tutta la fede possibile? Non ci sembra che ci possano essere più dubbi sull’argomento.

      • Michela

         /  maggio 23, 2013

        E comunque rileggendo la vs risposta, non vi consento IO di offendere una persona (mamma) come me che pur con tutte le difficoltà, le preoccupazioni e i disagi quotidiani, cresce suo figlio, autistico, con amore e dedizione totali. E certa, io come tanti altri genitori (compresi quelli di Chiara) di fare e scegliere la strada, per il proprio figlio, che possa condurlo ad un’esistenza serena e dignitosa. I nostri ragazzi, sappiatelo, avvertono tutto, e se noi, come famiglie, manchiamo a volte di serenità, sarebbe giusto che la società, qualche quesito in merito, se lo ponesse.

      • Sappiamo l’impegno con cui i genitori assistono i propri figli autistici e proprio per questo è giusto che la società dia loro i supporti necessari. La possibile mancanza di serenità può derivare proprio da questo e non da difetti intrinseci ai genitori, quindi signora non ci siamo permessi né tanto meno c’è stata alcuna intenzione di offendere le Vostre persone e l’impegno che quotidianamente affrontate. Sicuramente il Suo attacco è stato un equivoco. Tuttavia quando si svolge un dialogo alla pari bisogna essere espliciti e chiari nei rispettivi convincimenti e opinioni. Ringraziandola Le auguriamo buona giornata.

  7. Gemma

     /  maggio 23, 2013

    Mi scuso per qualche errore di battitura, la risposta è stata scritta di getto. Spero di aver dato il mio contributo sereno al dibattito, e che nulla di quanto scritto venga inteso in modo violento. Sono certa che tutti vogliamo il bene di Chiara, ed è giusto, doveroso, sano che se ne parli. Buona giornata e buon lavoro a tutti!

    Rispondi
  8. Michela

     /  maggio 23, 2013

    I commenti di Gemma mi paiono ineccepibili sotto ogni punto di vista, e li condivido in ogni singola espressione. Per quanto mi riguarda, essendo stata tacciata di intolleranza e acredine nel trattare l’argomento e di “diffamazione” nei vostri confronti (!) per aver detto che avreste potuto scegliere un titolo meno interlocutorio vista la vostra posizione preconcetta, mi ritiro come detto dalla discussione, che ritengo non possa essere vantaggiosa per nessuno se condotta in tali termini. Buona giornata.

    Rispondi

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