La Kyenge chiede integrazione, ma è la prima a non darla?

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Il neo-ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge ha voluto partecipare alla consegna degli  attestati di cittadinanza onoraria ai bambini nati in Italia figli di immigrati. Una cerimonia voluta dall’amministrazione guidata da Giuliano Pisapia del Pd. Fuori ad attendere la Kyenge c’era il capogruppo della Lega Nord a Palazzo Marino, Alessandro Morelli, che ha provato a stringere la mano al ministro dell’Integrazione, ma è stato bloccato prima dalla scorta e poi letteralmente snobbato dalla Kyenge. Una “scortesia” che arriva dopo una campagna senza esclusione di colpi da parte del Carroccio contro la Kyenge: dalle t-shirt sfoggiate dagli esponenti del Carroccio nell’assemblea consiliare (con la scritta che evidenzia il reato di clandestinità), alla netta contrarietà del partito di Roberto Maroni sullo Ius soli, fino alla sortita di Matteo Salvini che, dopo la tragedia di Niguarda aveva dichiarato: ”Il ministro Kyenge fa istigazione a delinquere quando dice che l’immigrazione clandestina non dovrà più essere un reato”. Ma quando si deporranno le armi da una parte e dall’altra per aprire il dialogo? Chi chiede integrazione non dovrebbe essere la prima, al fine di avviare un processo di rinnovamento, a non avere risentimenti contro chi la nega? Dare la mano sarebbe stato il gesto, che poteva diventare il simbolo di un desiderio di migliori rapporti e aprire quindi la strada al cambiamento… forse l’Italia non è pronta per l’Integrazione proprio perché chi la chiede nutre troppi rivendicazioni verso chi l’osteggia. Non è compito di un ministro essere la prima persona a rompere le barriere contro la diffidenza? Se non si sogna un mondo per tutti, anche per chi come la Lega ha timore che gli italiani diventino emarginati nel loro Paese, come si fa a parlare di italiani nati da figli di immigrati? Vogliamo toglierci le magliette dell’intolleranza e aprire le porte alla solidarietà senza parlare di razza, etnia, colore o ideologia? Possiamo sognare un’integrazione che non sia dettata dalle “scortesie” o dalle revanche nei confronti degli italiani? E se la Lega sbaglia, possiamo almeno non assistere a scene che, anche per il futuro possono autorizzare la Lega a ulteriori irrigidimenti? Nelle mani del neo ministro c’è il futuro di quei bambini, oggi stranieri e domani italiani, a cui va insegnato ad amare e non a odiare, a dare la mano e non a “snobbare” un saluto. Nelle mani della Kyenge c’è quell’Italia nuova che vuole sentirsi unita e che invece si sente osteggiata con comportamenti che spesso sono solo rivendicazioni e non percorsi per arrivare al dialogo sereno che può consentire più diritti a tutti, anche agli italiani.

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2 commenti

  1. angelo

     /  maggio 22, 2013

    Vuole l’integrazione, ma mi sembra la prima razzista!
    L’integrazione si ottiene con il lavoro ed il rispetto e senza lo snobismo antipatico finora dimostrato che questo si alimenta lo scontro raziale!
    Questo episodio è il prologo della mancata partecipazione ai funerali delle povere vittime prese a picconate a Milano!
    Si, perchè l’immigrazione selvaggia produce anche questo e chi la auspica si rende colpevole di complicità!

    Rispondi
    • Il problema è molto difficile da risolvere ma se lo esaminiamo nel suo complesso forse si può fare qualcosa. Prima di tutto chiedersi se questi immigrati preferirebbero rimanere al loro Paese e in questo caso è lì che dovrebbero essere convogliate le risorse italiane e internazionali troppe volte buttate al vento o finite nelle mani di politici di poca onestà. Detto questo è necessario che ci sia una possibilità di accoglienza dignitosa per chi arriva, a cominciare dall’insegnamento della lingua e dall’apprendimento di un mestiere o di una professione, dato che molti ne sono privi. Per coloro che invece possono corrispondere alle esigenze lavorative che offre l’Italia l’inserimento e l’integrazione potrebbe essere immediata, se ci fosse una buona programmazione. Inoltre sarebbe necessario non accusare genericamente di razzismo gli italiani che rifiutano gli stranieri, senza rendersi conto che la convivenza fra diverse etnie spesso avviene in territori economicamente fragili e in situazioni ambientali a volte drammatiche per gli stessi cittadini italiani. I politici non possono scaricare la loro incompetenza sugli italiani più deboli e poi dall’alto delle loro cariche e del loro benessere accusarli di razzismo. Il ministro Kyenge prima di rifiutare la mano a un italiano – e per giunta un rappresentante delle istituzioni che siamo tenuti tutti a rispettare – dovrebbe riflettere anche sul disagio degli italiani… Perché è proprio dandoci la mano che può iniziare un dialogo

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