La vergogna dell’asilo negato in Italia.

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Si torna alle nonne e ai nonni che con giocattoli e libri con figure suppliscono alla mancanza degli asili. Il nuovo bando per quelli comunali, a Pescara, i posti sono solo 130 e la domanda bisogna farla entro il 31 maggio… chi ha il posto vince un terno all’otto. Per gli altri? Si fanno lievitare i costi. L’Assessore ha già confermato che “non riusciremo ad accogliere tutti i bambini, ma attiveremo convenzioni con strutture private e presto realizzeremo nuovi nido attingendo a fondi regionali”.

Ma se a Pescara la situazione è critica nel resto d’Italia c’è una vera e propria emergenza. La crisi avanza e molti genitori chiedono che il figlio possa frequentare solo mezza giornata, ma c’è anche chi non riesce a permettersi neppure quella. Solo le fasce di reddito più alte chiedono l’iscrizione e si toccano vette da 40,5% per il nido e 86% per la scuola d’infanzia. Così i nidi diventano un “diritto d’elite”.

In Lombardia i comuni faticano a far fronte alle spese di competenza, mentre in Toscana si cerca attraverso le sezioni speciali Pegaso, che sorgono in scuole statali o comunali, di far fronte alla maggior parte delle richieste. Quest’anno aumenteranno di 70 unità, ma si è chiesto l’intervento dello Stato  per far fronte ai costi.

A Roma è solo attesa. Un bambino su due resta in lista.  Le domande per le comunali della prossima stagione sono state mille in più e 11.381 piccoli (su 21.757) resteranno a casa. I “fuori asilo” nella capitale sono diventati più di quelli che entreranno e il rapporto tra educatori e bambini passerà da uno ogni sei a uno ogni sette. La giunta Alemanno, ancora, ha scelto di affidare la gestione di otto asili ad altrettante strutture private emanando un bando che fa scendere il costo per bimbo da 600 euro a 480, un low cost che diventerà inevitabile ribasso della qualità offerta.

Resta da chiedersi, se due genitori, che per loro fortuna lavorano in questi tempi di disoccupazione, fra un po’ non saranno costretti a scegliere chi deve mantenere il lavoro e chi invece rimanere a casa con il bambino visto che non ci sono più asili e nido per accoglierli.

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