Le pubblicità razziste della Svezia quanto pesano sulla nostra economia?

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E’ da giorni aperto un dibattito in rete sulla pubblicità razzista proposta dalla Svezia per sponsorizzare un proprio parco giochi. Tra colpevolisti e innocentisti il popolo della rete si divide e dialoga animatamente sostenendo le proprie tesi.

Abbiamo raccolto tre voci dissidenti che ci accusano di faziosità nell’aver dato una notizia che di per sè non è razzista proprio per dar voce a chi, a differenza di noi, trova la pubblicità un omaggio o solo frutto di un’ironia intelligente:

“Ma vi siete bevuti il cervello? Questa pubblicità gioca sul fatto che anche le mete più ambite svaniscono al confronto del loro parco giochi. E’ ironica e simpatica. L’Europa probabilmente tace del silenzio rassegnato che si prova davanti ad articoli idioti come questo. Siete davvero degli sfigati”.

“E’ esattamente il contrario di quanto dice l’articolo. La pubblicità chiaramente si basa sul paradosso che i bambini svedesi preferiscono il parcogiochi a quelle che sono ritenute le mete più belle in Europa per le vacanze. Altro che razzismo, è un omaggio, possibile in un paese culturalmente evoluto come la Svezia, forse meno in Italia, dove il razzismo c’è di sicuro, e quindi c’è malafede. Il tono dell’articolo, e anche i successivi commenti di tuttacronaca sui “bimbi che piangono che fanno tristezza” indicano una mancanza di ironia, e, alla peggio, una punta di ipocrisia. Per questo gli italiani capiscono solo le pubblicità con tette e culi. Siamo, in definitiva, provinciali, bigotti e ignoranti. Sicuramente più degli svedesi”.

“Hanno ragione in fin dei conti …. Un luogo dove spiagge e luoghi di villeggiatura pieni di wucumprà, zingari, cingalesi e altra gente che oltre a proporre merci trova il tempo per scippare e spacciare con una certa facilità rimanendo impunita non si presta per una bella vacanza…”

C’è anche chi invece poi la pensa in maniera diversa:

“Gli Scandinavi un po’ razzisti nei nostri confronti lo sono eccome. Spiace dirlo, ma è purtroppo la verità e denigrare l’Italia e considerarla un Paese quasi sottosviluppato è nella loro corde. Molti la amano, per contro, ne apprezzano la cultura, la cucina, il clima e la gente, ma si tratta dei più aperti. E loro stessi ammettono quanto pregiudizio diffuso ci sia nei confronti del Sud Europa. Poi, si può discutere quanto di questo ci meritiamo e quanto sia frutto di una loro buona ignoranza. E quanto noi abbiamo lo stesso atteggiamento con altri Paesi, come quelli del Nord Africa. Ma sinceramente, anche senza gridare allo scandalo, ironia in queste pubblicità non ne vedo molta. Ed essere consapevoli delle cose fa bene a tutti”.

Ringraziando tutti del contributo che ci lasciano in bacheca e soprattutto per il dialogo, a volte a tinte forti, che ci permette un confronto vorremmo solo far riflettere su un altro aspetto della pubblicità svedese.

Quanto una pubblicità del genere danneggia l’economia turistica italiana?

In Italia pur avendo introdotto, tramite recepimento della normativa europea, la pubblicità comparativa, abbiamo però posto dei limiti ben specifici:

1) usa nomi o segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o con i segni distintivi legittimamente usati da altri, o imita servilmente i prodotti di un concorrente, o compie con qualsiasi altro mezzo atti idonei a creare confusione con i prodotti e con l’attività di un concorrente;

2) diffonde notizie e apprezzamenti sui prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a determinare il discredito, o si appropria di pregi dei prodotti o dell’impresa di un concorrente;

3) si vale direttamente o indirettamente di ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.

Come si può vedere la pubblicità svedese mina alla radice il punto 2 della normativa e lo fa non nei confronti di un azienda italiana (il che già sarebbe stato grave), ma di un intera nazione.

In Italia cerchiamo di fare una pubblicità “celebrativa” di un marchio non denigrando altri prodotti… perchè gli svedesi lo devono fare con le nostre spiagge o con quelle dei paesi del sud Europa? Inoltre per celebrare il nostro paese perchè non hanno messo una foto del golfo di Napoli, una caletta sarda o un lungomare siciliano? Perché non hanno messo le nostre città d’arte o un parco naturale?

Perché poi continuare a dividere… a contrapporre… a dare “punteggi” alle nazioni che compongono l’Europa? Quando ci sentiremo veramente cittadini degli Stati Uniti Europei? Quando in Svezia promuoveremo le bellezze italiane, pur facendo pubblicità a quelle locali? Quando non parleremo più di sud e di nord, ma di Europa? E ancora quando ci sentiremo fratelli e sorelle di un mondo che non ha confini se non nella testa dei potenti che lo hanno voluto relegare a regole e numeri per far credere che ci sono i più degni e i più indegni di farne parte?

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9 commenti

  1. pd valdengo

     /  Mag 3, 2013

    Reblogged this on .

    Rispondi
  2. Kala

     /  Mag 3, 2013

    razziste? ma va dai dai

    Rispondi
  3. tutto lascia pensare che il razzismo sia una buona leva per convincere gli svedesi… brutta storia, altroché danno di immagine.

    Rispondi
    • Sì, purtoppo questa divisione che serpeggia tra nord e sud non aiuta l’idea di un’Europa unita e di certo non favorisce il turismo, già intaccato dalla crisi

      Rispondi
  4. luca

     /  Mag 4, 2013

    siamo il paese delle gaffe internazionali , dello shock per il primo ministro di colore nella storia italiana , delle corna nelle foto pubbliche , dello sbeffeggiamento di alcuni giornalisti di paesi più o meno virtuosi , ecc. e ci lamentiamo ?

    Rispondi
    • Per fortuna non solo questo, Italia è anche persone responsabili, bellezze naturali, gente che si rimbocca le maniche, monumenti, sguardo al futuro…. Siamo un Paese estremamente complesso e variegato. Diaciamo che non sempre i nostri “rappresentanti” ci rappresentano

      Rispondi
  5. P.

     /  Mag 10, 2013

    Questa pubblicità fa leva sul sentimento di superiorità che pure gli svedesi hanno sugli altri popoli, specie su quelli del sud Europa, ma lo fa in maniera abbastanza furba da dividere il pubblico.

    Non sono state messe foto di Creta, Maiorca o di Roma perché altrimenti il sentimento di superiorità si sarebbe sciolto nell’usuale fascinazione dei nordici verso posti oggettivamente meravigliosi come quelli che (immeritatamente, spesso) abbiamo ricevuto in eredità noi “maiali”.

    Si è deciso invece di evocare la meta famosa e desiderabile solo col nome, ma associandola all’immagine negativa di un bambino che piange. La conclusione: quelle mete famose e desiderabili rendono tristi i nostri figli, e gli svedesi fanno presto a completare il ragionamento col motivo per cui i bambini piangerebbero in Italia, Spagna e Grecia: basta leggere i giornali.

    Quindi, dice la pubblicità, rimanetevene qui, nel nostro piccolo paradiso, freddo e triste quanto si vuole, ma accogliente per i nostri figli. Non ci vedo razzismo, ma solo la solita furbizia del pubblicitario, che, con tutta evidenza, colpisce ancora.

    Rispondi
    • Certo che farebbe più “Europa” la non comparazione, anche se ovviamente in questo caso la pubblicità diventerebbe meno impattante.

      Rispondi

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