Il Guardian è sotto attacco hackers!

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Qualche giorno fa era toccato all’AP e alcuni giornali avevano riportato la notizia del falso attacco alla Casa Bianca e del ferimento di Barack Obama. La notizia si era diffusa anche sui mercati e il dj era sceso di 100 punti in pochi istanti, per poi riprendersi quando si era ormai capito che si trattava di un gruppo di hacker che avevano violato Associated Press. Oggi tocca al quotidiano britannico Guardian che come rivelano alcune fonti è stato preso di mira da un gruppo di hacker siriani filo governativi riuniti sotto la sigla “Syrian Electronic Army” che si sono approfittati dell’account Twitter.

 

Chi ha aiutato i due attentatori di Boston? Una donna?

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Trovato Dna femminile su una delle bombe usate per gli attentati alla maratona di Boston. Con una indiscrezione arrivata alla stampa sembra che il cerchio si allarghi intorno ai due fratelli  Tsarnaev.

Gli investigatori, tuttavia, si muovono con cautela anche perché ritengono che ci possano essere diverse spiegazioni sulla presenza di Dna non appartenente ai due sospetti. Le indagini intanto proseguono: Katherine Russell, vedova di Tamerlan Tsarnaev, continua a collaborare con le autorità. Il suo legale afferma che “sta facendo il possibile per dare una mano nelle indagini. L’Fbi ha prelevato un campione del suo Dna per verificare se corrisponda a quello rinvenuto su una delle bombe”.

Muore l’uomo dai capelli di ferro, cercava un nuovo record.

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Sailendra Nath Roy  un indiano detentore di un primato Guinness è morto ieri nello Stato orientale del West Bengal probabilmente stroncato da un infarto mentre cercava di migliorare il primato che già deteneva: l’attraversamento per 183 metri di un fiume appeso per icapelli ad un cavo metallico. Il suo primato risaliva al 1 marzo 2011 quando Sailendra era riuscito a percorrere 82 metri nel cielo del Neemrana Fort Palace del distretto di Alwar in Rajasthan, appeso per una corda di capelli. La giornata era iniziata in un clima festoso, ma quando Sailendra si è trovato a circa il 40% del percorso ha iniziato a dare segni di insofferenza e ad agitarsi in modo scomposto. Ma dopo un primo momento di panico era sembrato in grado di continuare anche se aveva accelerato la sua progressione mostrando ancora una volta che qualcosa non andava. Improvvisamente  fra le grida della gente, Roy è però crollato, rimanendo appeso per i capelli al cavo metallico senza compiere più alcun gesto. I soccorritori hanno impiegato circa 45 minuti per recuperarlo. Trasferito all’ospedale, i sanitari non hanno potuto fare altro che costatarne il decesso, presumibilmente per infarto.

 

La questione di siringhe che ha sconvolto il Parlamento

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A Montecitorio si sente di tutto e questo non è una novità, ma ancora una questione sulle siringhe non l’avevamo sentita e nonostante si sia detto nei giorni scorsi di abbassare i toni nella politica, per evitare altri attentati, sembra proprio che ci sia chi, invece, le polemiche le voglia alimentare.

E’ parso strano a tutti il curriculum della neo-ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, una diplomata del liceo classico che viene messa senza nessun esperienza pregressa a capo di uno dei ministeri più bollenti e più delicati. Un ministero che deve fare i conti con i tagli operati da Monti, con tantissimi Istituti in profondo rosso e con problemi di malasanità che continuano a verificarsi. Risorse che non ci sono, ricerca quasi assente e nepotismo dilagante. Sicuramente Beatrice Lorenzin farà un ottimo lavoro, e la laurea non è un requisito richiesto per fare il ministro, ma quello che lascia perplessi è che nelle parole di Letta si era più volte riscontrata la ferma volontà di avere persone con esperienza, cosa che non è accaduta per uno dei ministeri chiave come la Sanità.

Non a caso la cittadina a Cinque Stelle Silvia Giordano aveva fatto notare una strana discrepanza che si era venuta a creare con l’incarico alla Lorenzin:

“Non capisco perché noi, per la nostra età e per la nostra mancata esperienza nei palazzi, da mesi ci sentiamo dire da chiunque che siamo degli incompetenti mentre quando il presidente del Consiglio presenta come ministro della Salute una persona che non ha mai visto neanche una siringa oltre che una laurea, è una persona simbolo del cambiamento generazionale e di aria nuova mah… Spiegatemelo, non ci sono ancora arrivata, ma da ignorante è probabile che sono io a non cogliere il senso logico…”

La risposta del Pdl non si è fatta attendere ed è puntualmente giunta a giro di e-mail con la firma di Luca d’Alessandro.

“E’ grave che, solo per distinguersi e per amor di polemica, certi grillini non facciano altro che offendere e dileggiare. Il ministro Lorenzin, in questi anni, si è distinta per serietà e competenza, valori assai importanti per chi è chiamato a occupare ruoli di responsabilità e di amministrazione della cosa pubblica. Queste sono le doti che le sono richieste e che ha di certo, per guidare il ministero della Salute, non la capacita’ di fare iniezioni. Non so se l’onorevole Lorenzin abbia mai visto una siringa ma, a giudicare dal suo sbagliato intervento, ci auguriamo che la cittadina Silvia Giordano non ne abbia viste forse un po’ troppe”.

Quello che lascia perplessi è il tono di polemica e di attacco. La macchina del fango che immediatamente vuole travolgere Silvia Giordano senza rispondere alla sua provocazione con alcuni fatti certi che avrebbero smontato la sua tesi. C’è solo un atto di arroganza senza dare spiegazioni del percorso che ha portato a scegliere la Lorenzin al Ministero della Salute. Magari se fosse spiegato con parole semplici e senza inutili e sterili polemiche si riuscirebbe a dialogare meglio tra le forze in parlamento, sembra quasi che il Pdl debba attaccare per difendere… ma questo atteggiamento è dei deboli e di chi ha qualcosa da nascondere… dove non c’è chiarezza e trasparenza… visto che invece confidiamo che la scelta della neo ministra possa davvero essere all’insegna del cambiamento e del ricambio generazionale ci aspettiamo qualche risposta ulteriore che possa dissipare ogni ragionevole dubbio.

Balotelli sfida il Real: in palio, una notte con Fanny!

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L’attaccante del Milan lancia una sfida mediatica alla squadra spagnola in corsa per la Champions: “Se il Real Madrid rimonta contro il Borussia Dortmund e si qualifica per la finale, lascerò che la mia ragazza vada a letto con tutti i giocatori“. Una proposta indecente, l’ennesima balotellata, che dimostra quanto Mario reputi più che remota la possibilità di rimonta della squadra di Mourinho (l’allenatore, dal canto suo, è convinto che sia possibile, se solo i suoi ragazzi giocheranno “da Real”), che in Germania perse per 4-1. Chissà cosa ne pensa Fanny Neguesha, la 22enne modella belga che sembra aver rubato il cuore del calciatore. Mario parlava sul serio? Lo scopriremo solo se domani sera il Real riuscirà nella “remuntada”!

Per Letta è SI’… ma il rating non cambia!

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Dopo il discorso di oggi, senza nessuna sorpresa, Enrico Letta si è aggiudicato la fiducia a Montecitorio con 453 sì, 153 no e 17 astenuti. Via libera quindi al programma del neopremier. E se Piazza Affari approva, e lo dimostra chiudendo positivamente  con l”indice Ftse Mib che guadagna il 2,20% a 16.929 punti e riporta così il listino milanese sui livelli di oltre due mesi fa, Standar & Poor’s, l’agenzia di rating, non cambia la sua opinione: nonostante la nuova coalizione, si resta a BBB+ visto che permane il significativo rischio che l’economia possa non riprendersi nella seconda metà dell’anno: “Le parole iniziali di Letta suggeriscono un’intenzione a rallentare, ma non invertire, la velocità del risanamento fiscale”. L’agenzia dichiara anche che non è chiaro se un simile governo sarà effettivamente in grado di attuare delle riforme che incentivino la crescita, inoltre “la legge elettorale potrebbe essere riformata e questo, a nostro avviso, rafforzerebbe la capacità di azione dei futuri governi”.

In bocca al lupo Javier! Domani l’intervento del capitano nerazzurro

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Lontano dal campo per diversi mesi: è questo il futuro che si è spalanzato davanti a Javier Zanetti, infortunato al tendine d’Achille della gamba sinistra ieri durante la partita con il Palermo. Ma il capitano nerazzurro non ha certo intenzione di mollare: domani verrà operato  al San Matteo di Pavia. Pur consapevole che la sua carriera ora è messa in forse, un simile infortunio a 40 anni non è certo un incidente di percorso che passa senza farsi notare, il calciatore non si scoraggia e dichiara: “Farò di tutto per guarire bene e rendermi disponibile. Voglio tornare per giocare, almeno un’altra partita davanti ai miei tifosi, spero più di una…”. Nel messaggio rivolto a tifosi ed amici, si legge tutta la sua determinazione ed il suo sguardo rivolto al presente ed al futuro:
Ciao a tutti, ringrazio tutti i tifosi, i colleghi chi mi è stato vicino in questo momento. Questo fa parte del nostro mestiere. Penso già all’operazione e alla riabilitazione per tornare a giocare. C’è questa convinzione nella mia testa. Farò tutto con calma per guarire bene e poi rendermi disponibile per qualsiasi cosa. Ho subito capito che si trattava di qualcosa di grave e che poteva essere il tendine. E’ stata una giornata sfortunata. Fa parte del mio mestiere, è arrivato ora, a quasi 40 anni per fortuna non ho mai avuto infortuni gravi. In serenità cercherò di guarire e di stare meglio. Dicono che è difficile ricominciare a quest’età? Ognuno può dire quello che vuole. Io voglio guarire bene, guarirò grazie al nostro staff medico che è uno dei migliori, voglio tornare per giocare. Almeno un’altra partita davanti ai miei tifosi la voglio fare e mi auguro di farne anche più di una. Cosa ho detto ai miei compagni? Hanno dimostrato tanto affetto. Erano dispiaciuti di quanto accaduto, li ringrazio, ma bisogna stare vicino a questi ragazzi, in questo finale di stagione che non è semplice, non è facile perché siamo contati. Io sarò un tifoso in più e loro cercheranno di qualificarsi, dando il massimo, per l’Europa League. Tanti auguri dagli avversari? Vuol dire che la mia carriera è stata una carriera dove tutti hanno apprezzato il mio comportamento dentro e fuori dal campo e questa testimonianza mi fa piacere. Il gol più bello? Parigi, un trofeo importante. Sono pochi i gol, ma per me sono importanti. Grazie a tutti i tifosi per l’affetto, da quando sono arrivato in Italia mi avete sempre fatto sentire come un figlio“.

Ma un campione come Zanetti, che si è sempre fatto stimare anche dagli avversari, non può non ricevere gli auguri da chi si augura di poter tornare a sfidarlo presto in campo. Tra gli altri il romanista Totti: “Javier, ahò, non fare scherzi! Mi raccomando, ti aspetto per il prossimo Roma-Inter”. Parlando di lui, parole di lode sono arrivate anche da Stefano Braschi, designatore della serie A ed ex arbitro: “Ma ho espulso anche Maldini però sono persone per le quali ho stima profonda, gli auguro tanta fortuna, che possa riprendersi e possa tornare a giocare. Giocatori come Zanetti sono simboli positivi, dei punti di riferimento, non merita di chiudere la carriera cosi’. Gli faccio un in bocca al lupo affettuoso”.

Anche Conte, l’allenatore della Juve, ha espresso parole di ammirazione nei suoi confronti: “Zanetti fa parte di quella categoria di giocatori, così come Milito, che hanno fatto grandi cose nel passato, che hanno vinto ‘tripletè. Da parte mia c’è la massima considerazione verso l’uomo e verso il il giocatore. Auguro a Xavier e anche a Milito di rivederli presto in campo. Tutti con lui esattamente come lui è sempre stato con noi. Xavier Zanetti, gli stessi anni all’Inter del presidente Massimo Moratti, arrivato in nerazzurro che era un ragazzo, magari senza neanche saperlo, un predestinato a essere il capitano, record su record di presenze, un simbolo, un’icona. Un uomo adesso temprato da tutto, dalle coppe che ha alzato al cielo e anche dai giorni bui in cui non si è mai tirato indietro”. E se il Milan, via Twitter, lancia il suo in bocca al lupo al capitano, i tifosi rossoneri hanno mostrato il peggior lato del calcio made in Italy con cori improvvisati mentre la loro squadra gareggiava contro il Catania: “Salta con noi Javier Zanetti, salta con noi Javier Zanetti”.

Pippo Civati non partecipa alla fiducia… dissenso nel Pd!

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“Non parteciperò al voto di fiducia del governo Letta. Ho deciso così, dopo giorni difficili, dopo avere atteso risposte che non sono arrivate, dopo avere valutato tutte le alternative e le possibilita’ che avevamo di fronte”. Così Pippo Civati, deputato del Pd.

La verità della giornalista che ha intervistato il figlio di Preiti

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Mannuela Iatì interviene via Facebook sulle polemiche che l’hanno vista protagonista in merito all’intervista al figlio di Preiti, è infatti tra quanti hanno intervistato il figlio dello sparatore, anche se l’intervista girata da lei in particolare non è andata in onda.

“Torno da Predosa e all’improvviso mi accorgo che sono montate polemiche accesissime sulla messa in onda dell’ “intervista” al figlioletto di Preiti. Bene, siccome amo la verità dei fatti e non sopporto che si parli di “sciacallaggio” anche quando non è così, vi spiego com’è andata, essendo una delle tre giornaliste presenti al momento dell’ “intervista”: a chiedere ESPRESSAMENTE che, attraverso le tv, il bambino potesse dire al padre che gli vuol bene anche se ha sbagliato, é stata la mamma. La signora Ivana (che è stata peraltro garbata, disponibile e dignitosa nel rilasciarci le sue dichiarazioni) lo ha portato davanti alle telecamere di sua iniziativa, senza che neanche minimamente qualcuna di noi si fosse sognata di chiedere una cosa del genere. Anzi, aggiungo che, fosse stato per lei, il bimbo sarebbe stato addirittura ripreso in viso, così come ci aveva chiesto. Se invece è stato ripreso di spalle e col cappuccio in testa é soltanto grazie alla sensibilità e professionalità delle colleghe che lo hanno fatto appunto girare, proprio per tutelarlo. Io non so cosa sia andata in onda dell'”intervista”, non ho visto, forse l’aspetto della richiesta espressa del bimbo e della madre di mandare un messaggio d’affetto al papà poteva essere esplicitato, cosí da non creare equivoci. E forse qualche domanda nella parte finale di questa “intervista” era un “di più” che poteva essere evitato. In ogni caso, però, ritengo che, prima di sollevare pesanti accuse contro “un certo modo di fare giornalismo”, bisognerebbe informarsi meglio. E lo posso dire con ancora maggiore tranquillità per il fatto che non ho alcun interesse specifico nella questione, dal momento che sapevo già stamattina che non avrei usato e messo in onda quel tipo di ripresa per un mio servizio in trasmissione, essendo non adatta alla tipologia del mio racconto. È tutto”.

Nonostante ci sia la Carta di Treviso, come ha ricordato  Carlo Gubitosa, che impegna i giornalisti a non avvalersi mai dei minori, nemmeno se autorizzati dai genitori in trasmissioni che possano turbare o ledere il ragazzo, nulla a fermato i giornalisti. C’è poi un mero fatto etico che dovrebbe fermare ogni giornalista sul confine tra scoop e buon senso. Anche se la madre in un attimo di shock abbia chiesto che il ragazzino parlasse, sarebbero stati i giornalisti a non voler accogliere quella richiesta chiaramente dettata da un istinto poco lucido in un momento drammatico di una famiglia immersa in una tragedia. I giornalisti hanno pensato come quelle parole potessero essere accolte dalla figlia del carabiniere ferito? Come quelle parole potessero generare rabbia e sconcerto in altre famiglie?

Domenico Quirico, giornalista del La Stampa, scompare in Siria

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La Stampa rompe il muro del silenzio e ammette che sono 20 giorni che ha perso i contatti con il proprio inviato in Siria, Domenica Quirico. Il giornalista si trovava nella zona di Homs quando 9 aprile non ha più dato notizie. Così riassume la vicenda il quotidiano torinese:

“Da venti giorni abbiamo perso i contatti con il nostro inviato Domenico Quirico, in Siria per una serie di reportage dalla zona di Homs.  

Due settimane di ricerche, fatte in modo silenzioso e riservato ma in ogni direzione, coordinate dall’Unità di crisi della Farnesina, non hanno dato sinora alcun risultato concreto e così abbiamo condiviso con le autorità italiane e la famiglia la decisione di rendere pubblica la sua scomparsa, sperando di allargare il numero delle persone che potrebbero aiutarci ad avere informazioni. 

Domenico è entrato in Siria il 6 aprile, attraverso il confine libanese, diretto verso Homs, area calda dei combattimenti, per poi spingersi, se ce ne fosse stata la possibilità, fino alla periferia di Damasco. 

Era partito dall’Italia il 5 aprile per Beirut, dove era rimasto una giornata in attesa che i suoi contatti si materializzassero: la mattina di sabato 6 aprile gli abbiamo telefonato per avvisarlo del rapimento dei colleghi della Rai nella zona di Idlib. Ci ha spiegato che il suo percorso sarebbe stato completamente diverso e che ci avrebbe richiamato una volta passato il confine. Nel pomeriggio, alle 18:10, ha mandato un sms con cui annunciava al responsabile Esteri de La Stampa di essere in territorio siriano. 

Due giorni dopo, lunedì 8, ha prima mandato un messaggio alla moglie Giulietta, per confermarle che era in Siria e che era tutto ok, poi verso sera l’ha chiamata a casa. La linea era molto disturbata, ha spiegato che di lì a poco il cellulare non avrebbe preso più e che le persone con cui viaggiava gli avevano chiesto di non utilizzare il satellitare, che sarebbe stato quindi in silenzio per qualche giorno ma di non preoccuparsi. 

Martedì 9 ha ancora mandato un sms a un collega della Rai nel quale diceva di essere sulla strada per Homs. E’ stato questo l’ultimo contatto diretto avuto con Domenico. 

Prima di partire ci aveva avvisato che non avrebbe scritto niente mentre era in Siria e che per circa una settimana sarebbe rimasto in silenzio: la copertura della rete dei cellulari è saltata in molte zone dell’area di Homs e usare il satellitare non è prudente perché così si segnala la propria presenza.  

Siamo abituati ai silenzi di Domenico, che si ripetono quasi in ogni suo viaggio, tanto che l’ultima volta che era stato in Mali non lo avevamo sentito per sei giorni. Fanno parte del suo modo di muoversi e lavorare: ha sempre sostenuto che le tecnologie e le comunicazioni sono il miglior modo per farsi notare e mettersi in pericolo. La sua strategia è di viaggiare da solo, tenendo un profilo bassissimo e mimetizzandosi tra le popolazioni, al punto di condividere con un gruppo di profughi il rischio della traversata in barcone tra la Tunisia e Lampedusa. 

D’accordo con la famiglia dopo sei giorni di silenzio, lunedì 15 aprile, abbiamo avvisato l’Unità di Crisi della Farnesina del viaggio di Quirico e del suo silenzio. Il giorno dopo abbiamo fornito ogni elemento sui suoi spostamenti per far partire le ricerche. Ricerche che non si sono mai interrotte, e di cui apprezziamo gli sforzi fatti in ogni direzione, ma dal terreno fino ad oggi non sono arrivati segnali di alcun tipo. 

La scelta di non dare notizia e non pubblicizzare la scomparsa è stata presa, in accordo con le autorità italiane, per evitare di attrarre l’attenzione su Domenico in una zona ad alto rischio di sequestri. Nell’ipotesi che potesse essere in una situazione di difficoltà e cercasse di uscire, ci è stato spiegato che era bene non dare visibilità alla sua presenza.  

La grande angoscia delle sua famiglia e di tutti noi, colleghi e amici di Domenico, finora è stata tenuta riservata e anche gli amici che ha nelle altre testate hanno rispettato questo silenzio che speravamo favorisse una soluzione. Purtroppo non è stato così e per questo abbiamo ora deciso di rendere pubblica la sua scomparsa. 

Domenico Quirico, 62 anni, è uno dei giornalisti italiani più seri e preparati nell’affrontare situazioni a rischio. Negli ultimi anni ha raccontato il Sudan, il Darfur, la carestia e i campi profughi nel Corno d’Africa, l’esercito del signore in Uganda, ha seguito interamente le primavere arabe, dalla Tunisia all’Egitto, è stato più volte in Libia per testimoniare la fine del regime di Gheddafi. Nell’agosto 2011 nel tentativo di arrivare a Tripoli veniva rapito insieme ai colleghi del Corriere della Sera Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina e di Avvenire Claudio Monaci. Nel sequestro veniva ucciso il loro autista e solo dopo due giorni drammatici venivano liberati. 

Nell’ultimo anno ha coperto per tre volte la guerra in Mali, è stato in Somalia e ora per la quarta volta è in Siria. Nei suoi primi due viaggi siriani era stato ad Aleppo, dove aveva raccontato i bombardamenti e la prima fase della rivolta. Nell’ultimo aveva invece seguito i ribelli spingendosi fino nella zona di Idlib. 

Ha voluto tornare di nuovo per raccontare l’evoluzione di un conflitto che si è allontanato troppo dalle prime pagine dei giornali e che – ci ripeteva – nonostante i suoi orrori non scuote la società civile occidentale.  

La cifra del giornalismo di Domenico Quirico è una tensione fortissima alla testimonianza, che deve essere sempre diretta e documentata. Domenico non ha mai accettato di raccontare stando al di qua del confine, attraverso le voci dei profughi o dei fuoriusciti, lo trova eticamente inaccettabile. Ci ha sempre ripetuto che bisogna stare dentro i fatti e che un bombardamento lo si può raccontare solo se si è sotto le bombe insieme alle popolazioni, con cui bisogna condividere emozioni e destini. 

Per questo è partito ancora una volta: per onorare il mestiere che ama. 

Noi restiamo tenacemente attaccati alla speranza di avere al più presto sue notizie, di continuare ad ascoltare i suoi racconti, e la sua capacità di analisi mai ideologica o faziosa. Lo aspettiamo insieme alla moglie, alle figlie, ai suoi amici e ai nostri lettori. 

Per segnalare questa nostra attesa abbiamo deciso di mettere sulla testata del giornale un fiocchetto giallo, come fanno le famiglie che attendono il ritorno di una persona cara di cui non si hanno notizie.” 

L’ennesimo giornalista di cui si perdono le tracce. l’ennesima conferma del clima di tensione che in Siria regna anche verso i corrispondenti stranieri che sono lì solo per svolgere il proprio lavoro. Quirico è un giornalista esperto di territori a rischio come si ricorda nell’articolo, il quale è più una lettera aperta, un appello del direttore che rompe il silenzio e cerca di richiamare l’attenzione pubblica per dare uno spessore internazionale alla vicenda.

Si addormenta mentre i figli sono sotto la doccia e li ritrova morti!

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Ha 22 anni la mamma che si è addormentata lasciando i figli di dieci mesi e di due anni da soli sotto la doccia. Il più piccolo è morto soffocato mentre l’altro è morto per ipotermia. Adesso si è aperto il processo e la storia è diventata un vero e proprio caso nazionale per l’Australia. Tra innocentisti e colpevolisti si sta consumando a colpi di web e di interviste tv un processo su una tragedia senza fine.

 

 

Soledad ci riprova e corteggia Cavani! Edinson al bivio?

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Non è facile dirsi addio… Questo deve aver pensato Maria Soledad Cavani moglie del giocatore del Napoli. Così cercando di darsi una risposta a quella crisi matrimoniale che li ha sconvolti, con tanto di foto della nuova fiamma di Edinson su tutti i giornali, Soledad cerca un riavvicinamento dopo aver scoperto che in fondo lo può anche perdonare.

“Non è finita tra noi due, non stiamo divorziando. Presto sarò di nuovo in Italia e finalmente incontrerò Edinson. Voglio fargli la domanda direttamente in faccia, guardandolo negli occhi, allora capirò qual è la verità. Io lo amo ancora”.

Questo è un tratto dell’intervista rilasciata da Soledad che poi parla anche di Maria Rosaria:

“Non la conosco. Non posso dire nulla. So solo che io non avrei portato a casa dei miei genitori un uomo sposato da sei anni con due figli (Bautista e Lucas) di cui uno nato da pochi giorni. Se ha sbagliato quella ragazza certamente avrà sbagliato anche mio marito. Io non giudico nessuno, sarà Dio a giudicare. Edinson ha tradito Dio, il Dio in cui crede fermamente, ancora prima di me. Ha tradito la sua famiglia. Suo figlio Bautista, ancora prima di me. Ogni giorno lui mi chiede del suo papà: ‘Quando torna papà? Quando andiamo da papà?’. E’ dura cacciare dentro le lacrime e rispondergli”.

Un’intervista che probabilmente ha un fondo di verità, di una donna che si sente ferita e che vuole altre spiegazioni e che spera forse anche in un riavvicinamento… Ma forse questo sarebbe il momento del silenzio, dell’introspezione… di parlare sì, ma non dalle pagine di un giornale scandalistico che amplifica solo l’attenzione mediatica su un rapporto che magari andrebbe risolto fra le mura domestiche.

“Non credo che potrò perdonare” così la figlia del cc ferito.

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“Non credo potrò perdonare Luigi Preiti. Adesso devo pensare”. Lo ha detto tra le lacrime Martina Giangrande, la figlia del carabiniere ferito nella sparatoria davanti a Palazzo Chigi. “Ringrazio – ha aggiunto – l’Arma, come i rappresentanti delle istituzioni che mio padre stava con orgoglio vigilando e proteggendo”. La ragazza, intervistata al Policlinico Umberto I, ha poi ricordato che “proprio oggi sono tre mesi che mia madre è mancata. Sono fiera di mio padre che ha dedicato tutta la sua vita alle istituzioni. Grazie a tutte le istituzioni che mi hanno trattata come una figlia, grazie a chi mi ha trasmesso umanità. Mi ha toccato molto la sensibilità della signora Boldrini, la presidentessa della Camera, che vorrei incontrare nuovamente. Ora dovrò rimodulare la mia vita, come ho già fatto, ho lasciato il lavoro. Mi dedicherò a questa famiglia al momento sgangherata”, ha poi concluso.

Intanto le condizioni mediche di Giangrande restano stazionarie e l’ultimo bollettino medico parla di: “stazionarietà grave” ma anche di una sospensione progressiva dei sedativi che hanno mostrato come il paziente sia lucido e in grado di di respirare autonomamente per un breve periodo”.

Il manifesto gay che fa scandalo nel Trentino

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La campagna pubblicitaria dello scandalo ora diventa quella organizzata dall’Arcigay e Arcilesbica, nella regione Trentino-Alto Adige per la settimana contro l’omofobia

Due locandine che ritraggono un bacio appassionato, la prima tra due uomini, la seconda tra due ragazze.
Niente di grave, se non fosse per l’accostamento all’iconografia legata agli Schützen, il corpo paramilitare tirolese particolarmente legato alla tradizione locale.

Per il M5S il governo l’Alf-etta è mafiosa!

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“Presidente Letta, visto il ministro dell’Interno scelto”, o che gli e’ stato imposto, “sembra il governo della trattativa stato-mafia, il governo del bavaglio alla magistratura”. Lo dice Andrea Colletti, deputato M5s, nel dibattito sulla fiducia e continua con una serie di accuse: “Il vostro governo è una mano di vernice sulla parete ammuffita. Questo governo puzza di Dc, di compagnia delle opere. Il Ministro dell’Interno che è stato scelto o costretto a scegliere puzza di trattativa Stato – Mafia”, dice Colletti contestato dai deputati Barbara Saltamartini (PdL) e Ettore Rosato (Pd) che hanno definito il discorso inaccettabile e fuori da ogni rango istituzionale. In particolare, l’onorevole Saltamartini ha richiamato il Presidente di turno, definendo il suo atteggiamento non imparziale. E poi l’ha anche rimproverato perché non aveva pronunciato correttamente il suo nome.

Il dibattito sulla fiducia s’incedia e va a colpire con cecità un discorso che invece, negli intenti, poteva essere condiviso e magari monitorato costantemente se non avesse attuato quanto promesso. Bacchettato a posteriori, ma non certo con un giudizio prevenuto. Alfano non ha bisogno sicuramente di presentazioni, sappiamo benissimo cosa rappresenta e quali siano i limiti a cui il premier Letta ha dovuto abbassare la testa. D’altra parte è un governo di larghe intese con tutti i se e ma che ci possono essere, ma che ha cercato  di avvicinare con un discorso, equilibrato e pragmatico, diverse forze politiche. Letta è un dc di ferro adottato dal Pd, ma di quella democrazia cristiana che cerca di allontanarsi anche da se stessa e prova con spirito liberale a porsi in una posizione di super partes per il risanamento di un Paese allo sbando, sembra perciò inopportuno in sede di discussione sulla fiducia da dare o non dare a un governo incentrare il discorso su un problema che è evidente e scontato. Un problema sotto gli occhi di tutti, che viene rilevato solo per suscitare scandalismo e fare notizia… è quello di cui il Paese non ha bisogno. Cerchiamo un’opposizione seria e condivisa, non una lacerazione scandalistica.

La Minetti e la sua vita rovinata

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“Non è un bel periodo. Per fortuna ho la mia famiglia accanto. Mio padre Antonio è quello a cui mi sorreggo quando impazzisco, mia sorella Angelica la mia confidente”, a parlare l’ex conigliera regionale della Lombardia in quota Pdl Nicole Minetti: “La politica? – ha dichiarato a “Chi” – Solo a pensarci mi viene il vomito. Nell’ultimo periodo per me era diventato un massacro quotidiano. Arrivavo in aula e dicevo a me stessa: ‘Vediamo oggi che cosa mi succederà?’. Ogni mia azione, anche la più stupida, suscitava una reazione. Reazione quasi sempre negativa, che ha scatenato una sorta di odio sociale nei miei confronti, almeno da parte di alcuni”.  Il vomito magari dovrebbe venire ai cittadini che hanno assistito a uno show di vallette mentre le loro vite andavano in pezzi. Quando arriverà la vergogna per persone che ancora osano rilasciare interviste (colpevoli anche i giornalisti a riportarle) dopo aver gettato una Regione nel baratro? Una Regione del nord vero motore propulsivo dell’Italia?

La sua vita, confida, non è semplice: “Ho 28 anni e vedo la mia vita rovinata – confida – la mattina mi sveglio e non so che cosa fare. Mi manca avere la testa occupata, mi manca il fatto di potere lavorare. Per questo potrei tornare a fare l’igienista dentale”, e sta scegliendo cosa fare in futuro “tempo fino a settembre, poi potrei pensare davvero di lasciare l’Italia per sempre”. Chissà quante persone l’hanno avuta una vita rovinata dal suo comportamento in Consiglio Regionale e la sua ignavia nel non pensare ai provvedimenti utili per una regione così complessa come la Lombardia. Dobbiamo veramente preoccuparci della sua di vita o di chi oltre a non aver un lavoro ha i problema di far fronte giornalmente alle esigenze della propria famiglia senza avere uno stipendio minimo che garantisca una vita dignitosa?

Sul flirt con Corona: “sogno di una notte di mezza estate. La ‘motorata’ in giro con Corona mi mancava, dovevo farmela e comunque a lui voglio un bene che non si spegnerà”.  fa piacere che un Consigliere regionale sia andato a farsi un giro in moto con un condannato per aggressione a pubblico ufficiale, estorsione e tentata estorsione, estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali, detenzione e spendita di banconote false e detenzione e ricettazione di una pistola e che sia indagato e sotto procedimento penale per  bancarotta ed evasione fiscale, corruzione, diffamazione, truffa e appropriazione indebita. Sono veramente amicizie da coltivare per un politico.

Infine Nicole non nasconde di essersi sottoposta a interventi di chirurgia estetica. “Ammetto di avere fatto qualche ritocco. Non sono come le mie colleghe politiche o dello spettacolo, che dicono: ‘Io sono come mamma mi ha fatto’. Tanto tra noi rifatte ci riconosciamo tutte. E quando la gente per strada mi urla ‘a rifattona!’, io sorrido”.

Speriamo veramente che decida di abbandonare l’Italia per sempre… e soprattutto che non faccia altre dichiarazioni che indignano un popolo italiano in crisi per l’incapacità e l’ignoranza dimostrata da una classe politica di cui la Minetti è una delle protagoniste più  indegne. Chi ci ripagherà dei danni fatti da consiglieri comunali di questo calibro?

Poi diamo la colpa a Grillo degli attentati? Sono persone come la Minetti che con le sue dichiarazioni istigano all’odio e alla violenza per l’ingiustizia sociale che rappresentano!

In fondo però non si può che provare pena per persone così sterili mentalmente e claustrofobicamente prese dal proprio egocentrismo che non riescono neppure a capire la situazione del paese dove vivono e le opportunità che si sono lasciate sfuggire per colpa della loro congenita mediocrità.

Letta nel letto a 3 piazze! Pdl-Pd e M5S all’opposizione

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Letta apre il suo discorso con il ringraziamento al Presidente della Repubblica per la dedizione al Paese per aver accettato un nuovo mandato. “La scelta di Napolitano è stata un’eccezione e ci ha indicato lui un percorso…” Poi il Premier continua con la sua presa di coscienza della difficoltà del compito che si trova ora a dover affrontare: “avverto fortissimi i limiti delle mie capacità, ma sperando che le mie spalle siano tanto larghe da sostenere il peso dell’incarico…” Un incarico che gli è stato affidato sicuramente in un momento di piena emergenza economica e sociale e i cui temi sono tra i più difficili e complessi da dover affrontare.  Letta, all’inizio del discorso, ringrazia anche Bersani per il sostegno dimostrato, quasi fosse stata una staffetta tra lui e l’ex leader del Pd… in aula scatta l’applauso, il secondo dopo quello che il Parlmento ha voluto dedicare a Napolitano.

Il passaggio successivo riguarda il bilancio dello Stato e il debito pubblico, con chiaro riferimento all’Europa. Ed è proprio all’Europa che chiede un’apertura… Un percorso che faccia uscire i Paesi europei dalla logica di vincitori e vinti, di nord e sud, la stessa che ha portato gravi conseguenze per molti paesi del Mediterraneo.

Letta si impegna a viaggiare e andare a Bruxelles, Berlino e Parigi dopo la fiducia, per chiedere che venga avviato il processo di un’Europa federale con un’unione politica ed economica.

Torna quindi sulla tematica economica “di solo risanamento l’Italia muore, le politiche per la ripresa non possono più attendere. Troppe famiglie sono in preda alla crisi” e qui ricorda anche il grave attentato di ieri davanti Palazzo Chigi, ricorda il sacrificio di due carabinieri Giuseppe Giangrande e Francesco Negri… e dei familiari, in particolare della figlia di Giangrande, Martina. Rivolge anche un ringraziamento all’arma dei carabinieri… facendo scattare l’applauso al Parlamento.

“Il paese può farcela e per farcela deve ripartire”. Questo è un altro dei passi importanti del discorso del neo Premier. Qui Letta parla della riduzione della pressione fiscale, di una nuova normativa sul lavoro e dei nuovi sgravi fiscali per i giovani neoassunti. In questa parte dell’intervento inserisce il superamento dell’Imu sulla prima casa con lo stop di giugno, ma anche la revisione del patto di stabilità e la rinuncia dell’aumento Iva. Sottolinea poi l’importanza di finanziamenti in singoli settori, non con una caduta a pioggia, ma con interventi mirati che permettano una crescita competitiva in un quadro internazionale.

Tocca anche il tema della giustizia perchè  “solo con la certezza del diritto” i finanziamenti possono essere virtuosi. Possono esserci investimenti nel nostro Paese solo se la giustizia e la moralizzazione nella vita pubblica riescono a dare risposte certe agli investitori. Solo se i processi vengono svolti con tempi certi e si basino su pene sicure. Chiama in causa Cesare Beccaria e la Corte dei Diritti dell’uomo che ultimamente ha duramente condannato l’Italia per la condizione nelle carceri. Un Paese deve dare dignità alla propria popolazione carceraria, è quindi indispensabile ripartire da una revisione di queste condizioni e dare immediate risposte alla Corte dei Diritti dell’uomo.

C’è anche una domanda, chiara e netta che cade nel silenzio dell’Aula: “chiediamoci quanti bambini non nascono in Italia per la precarietà dei giovani?” E come si può combattere questa realtà che da troppi anni condanna un paese alla crescita zero o addirittura negativa? Con il rafforzamento dell’ apprendistato, con il sostegno alle imprese per ridurre i costi di lavoro, con lo stimolo all’imprenditorialità. Ma ricorda anche lo sforzo che ci deve essere per l’integrazione con altre culture, sforzo di cui si occuperà il neo ministro Cecile Kyenge che dovrà creare un ponte verso la coesione di nuove culture… altro applauso da parte dell’aula.

Non lascia in sospeso neanche il settore della ricerca e parla di un piano pluriennale finanziato con il Project Bond. La ricerca deve aiutare anche a trovare nuove fonti di energia e nuove risorse che vadano di pari passo con ecosostenibilità da un lato e con uno snellimento della burocrazia dall’altro, risorse che possano sbloccare la creatività del fare impresa.

Non dimentica Letta neppure la ferrea lotta all’evasione, ma senza che Equitalia adotti metodi da sempre troppo rigidi che conducono i contribuenti alla disperazione. Un fisco giusto che non incuta paura.

Parla di cultura, del made in Italy e della volontà di nominare il commissario unico per Expo, nei prossimi giorni. Prevede anche un viaggio a Milano per studiare  e mettere a punto l’organizzazione dell’evento.

Si fa riferimento allo sport, come stile di vita e come risorsa per prevenire le malattie, non da ultimo come lotta all’obesità.

Non risparmia la classe politica sia a livello nazionale che locale che non ha mai voluto fare una politica di rilancio del sud attraverso i fondi europei. Richiama le responsabilità di “generazioni politiche” che hanno portato a quello che da sempre si vive come un disagio del nostro Paese, quel divario, ormai voragine, tra settentrione e meridione.

Ritorna sul problema lavoro come elemento necesarrio per la dignità e il benessere per poi spaziare verso l’altro imminente problema che è un punto fondamentale che dovrà essere dibattuto nei prossimi mesi: gli esodati. Parla di impegno prioritario del governo, con il superamento delle contrapposizioni di destra e sinistra che fino a oggi lo hanno frenato e con i sindacati al centro che devono diventare i protagonisti del dibattito.

Altro perno centrale che si colloca all’interno del discorso occupazione è il lavoro femminile. Letta ricorda che l’Italia, nonostante abbia fatto notevoli passi in avanti in questo settore, ancora non è un Paese al livello con la media mondiale, “non è un Paese delle pari opportunità”.

Conferma di voler rivedere l’idea di  welfare. Non basta più la concezione che è oggi vigente, ma si deve ampliare e andare a garantire un reddito minimo soprattutto per quelle famiglie che hanno figli e che hanno il problema della precarietà.  Un’Italia quindi migliore e più solidale che pensi anche a migliorare i trasporti pubblici e soprattutto quelli dei pendolari. Un’Italia che prevenga i rischi con il lavoro della Protezione Civile, che ringrazia anche per gli interventi efficienti ed efficaci durante i terremoti che hanno scosso profondamente alcune regioni italiane.

Torna sul problema della credibilità politica e come giorno dopo giorno si sia andata progressivamente perdendo l’autorevolezza del potere. Il ruolo anche della rete che va usata facendo un attento discernimento tra ciò che è vero e ciò che è falso. Fra le righe richiama anche il potere dell’informazione che deve raccontare ai cittadini cercando sempre la verità, anche quando questa verità è scomoda da raccontare… insomma torna sul vecchio concetto “del buon padre di famiglia”, banale ma sempre valido, oggi più che mai per dare una moralizzazione alla vita quotidiana che sembra sempre più “sbandare” in percorsi che spesso allontanano dall’etica e dalla giustizia.

Fa un primo passo forte e rilevante per l’opinione pubblica ed elimina lo stipendio ai ministri. Non ci sarà il sommarsi dell’emolumento parlamentare a quello dei ministri. Inoltre dichiara di volere al più presto eliminare il rimborso elettorale ai partiti. E conclude: 

“O si vince o si perde tutti insieme” 

Un discorso che cerca di fare un excursus su tutte le tematiche di emergenza dalla disoccupazione alla pressione fiscale, ma anche la condizione delle carceri e l’integrazione. Sullo sport e sul problema del pendolarismo e delle infrastrutture. Una revisione piena dei rimborsi elettorali e una spending review a iniziare dall’eliminazione dello stipendio ai ministri. Tocca anche temi fondamentali come il federalismo fiscale e l’eliminazione delle provincie.  Auspica il cambiamento immediato della legge elettorale e lo colloga in un’esigenza di garanzia per governi stabili e legittimità del mandato parlamentare

Torna sul ruolo centrale della pace, del Nobel vinto dall’Europa e della coesione che serve per far fronte, tutti insieme, alla crisi. Di rivedere quindi il concetto stesso di Europa non solo come un elemento del passato, ma soprattutto del presente e del futuro. Un elemento che diventi un soggetto economico da contrapporsi a Cina, India e Brasile con un’idea di commercio e di politica che sia europea e che non cerchi di “copiare” quella di altri Paesi: essere capaci di sognare i propri sogni.

Sempre sul piano internazionale si impegna, al più presto, a  riportare in Italia i marò e a chiudere la contesa dei nostri militari con l’India.

Un discorso intriso di cattolicesimo, soprattutto nel brano in cui cita Francesco e ripete che bisogna “scomettere su cose grandi”. un discorso che si inserisce nella tradizione di quella  “democrazia cristiana 2.0” che tutti pensano scomparsa e che invece gode di ottima salute. Un discorso, però, che nonostante i limiti e le difficoltà oggettive, appare programmatico e pragmatico sui mali del Paese. Se lo “scotto” è solo un linguaggio che spesso trae ispirazione dalla Bibbia in fondo è un “compromesso storico che si rinnova” ed è accettabile anche per chi si schiera più a sinistra e vorrebbe uno stato laico nel profondo delle istituzioni. In fondo non si può inneggiare all’integrazione e poi ripetere le parole del Papa in un’aula parlamentare, parole che quasi vengono a imporsi sulle altre religioni, che in un’istituzione andrebbero comunque tutelate e ricordate. Ma in fondo la Bibbia, come il Vangelo, è una fonte di inesauribile ispirazione e poggia su’un etica e su un’organizzazione sociale condivisibile anche dagli atei. Estraendo quindi la parte religiosa dei testi e basandoci invece sulla “filosofia sociale”  forse è una strada percorribile per raggiungere in fretta quella “moralizzazione” della politica che tanti cittadini chiedono a gran voce.

Ecco quello che ci aspetta nel nostro domani… meglio rimboccarsi subito le maniche e iniziare a sognare un mondo migliore!

La famiglia si stringe intorno a Giangrande

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Giuseppe Giangrande, il carabiniere ferito gravemente ieri davanti a Palazzo Chigi, “resta sedato, intubato e ventilato meccanicamente” mentre nel suo bollettino medico si parla di moderato ottimismo. Amalia Allocca, direttore sanitario del policlinico Umberto I, non fa però previsioni sulla futura mobilità del militare, sottolineando che “per ora la condizione neurologica non è valutabile”. Giangrande, in questo periodo,stava cercando di riprendersi dal lutto della moglie, avvenuto appena due 2 mesi fa. L’uomo non resta comunque solo, tutta la famiglia gli si è stretta attorno e con lui si trova la figlia 23enne, Martina, arrivata nella capitale dopo aver appreso la notizia. I giornalisti non paghi del bollettino medico, “freddo e impersonale” e che non fa scoop, hanno approfittato della presenza del fratello Pietro per farsi rilasciare ulteriori dichiarazione, in cerca di dettagli che rendano più “saporite” le notizie.  “Mio fratello ha trascorso la notte tranquillamente, ha riconosciuto la figlia, l’ha vista. Ha mosso le palpebre. Ha cercato di parlare, ha tentato di rassicurarla come a dire ‘vai a casa nulla è accaduto”, racconta Pietro Giangrande prima di aggiungere: “Ha riconosciuto la figlia Martina e ha mosso le spalle. In nottata ha respirato da solo”. Un altro velo squarciato, quello che c’è di più sacro, la vicinanza di un padre ed una figlia, gettato sotto gli occhi di tuttti. La ragazza, che lo zio Ciro definisce forte, è ora circondata dall’affetto dei familiari e dai colleghi del padre e, secondo quanto dicono i parenti, ha ssorbito bene il colpo. E’ giusto intervistare i parenti, voler sapere ogni dettaglio della vita di Giangrande? Se ha riconosciuto la figlia, se ha mosso le spalle, se ha cercato di parlare? E’ giusto puntare l’ “obiettivo” sulla figlia, su una ragazza di 23 anni che ancora deve elaborare il lutto della madre e che si trova a dover affrontare un nuovo dramma? Ma a volte anche quest’intrusione sembra non bastare, la vita che si trasforma in un reality passa anche per i social network e per una frase postata tempo fa  dal carabiniere nel suo profilo Facebook: A volte la vita ti riserva delle brutte sorprese che ti fanno pensare a tante cose, l’importante è non abbattersi e ricominciare tutto da capo”. Deve ripartire da questo punto Giangrande, dalla sua famiglia, dalla sua stessa vita… non dalle troppe parole. Non è importante sapere che fosse una brava persona, un buon padre, uno stimato professionista. E’ stato la vittima innocente di una crisi nazionale di cui non ha colpa. Una crisi che ha spezzato tante vite ma questa volta, per fortuna, non ce l’ha fatta. Per questo va rispettato, la sua famiglia con lui, senza dover ogni volta per forza buttar giù una porta per osservarli nella loro intimità.

Intervista shock al figlio di Preiti… scoppia la polemica in rete!

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Dove stiamo andando? Cosa significa oggi nel 2013 fare informazione? Possono sembrare domande retoriche e ritrite da anni di domande a cui non abbiamo saputo dare la giusta risposta, ma se al centro del dibattito c’è un bambino di 11 anni forse è il momento di affrontare seriamente il problema. L’intervista shock al figlio di Preiti, l’uomo che ieri ha ferito due carabinieri davanti a Palazzo Chigi, è stato superare il limite, ma non solo per il cattivo gusto del gesto, ma soprattutto per l’invasione nella privacy di un bimbo, con genitori separati, di appena 11 anni costretto a dover parlare di suo padre, dei suoi sentimenti, del suo dramma davanti alle telecamere.

Twitter insorge contro SkyTg24 e Studio Aperto e diversi utenti chiedono la sospensione della messa in onda. E finalmente arriva da parte di Sarah Varetto la sospirata sospensione.

“Appena sono iniziate le polemiche abbiamo deciso di interrompere subito la diffusione del video”, ha spiegato la Varetto, direttore di SkyTg24. “Non lo faremo più passare in televisione e lo abbiamo tolto anche da internet. Questo perché abbiamo il massimo rispetto per il bambino e per la sua famiglia. Detto questo abbiamo mandato in onda il bambino con tutte le cautele possibili: c’era il permesso della madre e non era riconoscibile in volto, aveva anche la voce alterata”.

Anche il presidente dell’Ordine Enzo Iacopino, dal suo profilo Facebook, ha condannato l’intervista: “Per registrare questa dichiarazione sorprendente (!), si piantona la casa di un ragazzo di 11 anni. Lo si intervista, forse convinti di aver fatto uno scoop. Ne viene fuori, invece, solo un modo di fare informazione che sento estraneo al mio cuore, ancor prima che alle regole elementari della professione”, si legge.

Un altro appello era arrivato anche dalla democratica Paola Concia che su Twitter ha chiesto

“Sull’intervista al figlio di #preiti dico ai #giornalisti con il cuore in mano: fermatevi! #SparatoriaChigi”

Il problema è nella morbosità che fa notizia, nei reality che forse hanno messo in tv sentimenti portandoli all’amplificazione massima e gli spettatori che cercano quotidianamente quelle emozioni che vengono riprodotte anche sull’attualità, nella quotidianità dove quella sfera emotiva è ben più fragile (a volte ancora in fase di sviluppo) e andrebbe preservata e non esposta sopratutto per rispetto di quei ragazzi che stanno vivendo un dramma personale e familiare. Possiamo iniziare a pensare un giornalismo non scandalistico che voglia raccontare le notizie senza ricercare lo scoop? Possiamo immaginare un informazione pluralista, ma che sappia darsi un etica? Possiamo aspirare a parlare dei drammi con “delicatezza” quella stessa che avremmo per i nostri cari, quella che non spinga un 11enne a dover rispondere ai microfoni:  “Ma secondo te cosa gli ha detto la testa a tuo padre?”.

Poi ci meravigliamo se al centro di Padova scrivono sui muri “luigi preiti sei uno di noi, pagherete caro” ? Ce la prendiamo con Grillo che inneggia alla rivolta? Se i giornalisti non ponessero ogni dettaglio in primo piano (anche quelli che rilevanza per la collettività non ne hanno)  probabilmente educheremmo la popolazione a un informazione meno becera e scandalistica e più partecipata e dialogata.

Passeggino azzurro per Kate: riapre il toto-bebè

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Il bebè reale nascerà a luglio e Kate Middleton, Duchessa di Cambridge, si prepara per l’evento come tutte le future mamme: facendo shopping! Nel caso specifico un passeggino… di colore azzurro! Sarà un maschietto allora? Dopo la rivelazione sfuggita a marzo, quando ricevendo in regalo un peluche ringraziò affermando che l’avrebbe tenuto per sua figlia, e con la nuova legge che permette alle donne di salire al trono? Quello che è certo è che c’è stato un boom di quotazioni del nome Alexandra nel quaderno dei bookmaker e in molti parlano di un possibile “depistaggio” nella scelta del passeggino. Quello che è certo è il marchio prescelto: Bugaboo, un vero must per le mamme vip, e non solo, che coniuga stile e praticità. Prodotto da un’azienda olandese, fin dalla sua prima apparizione, nel 1999, ha fatto parlare di sè per il design innovativo e rivoluzionario e in poco tempo è diventato un “IT” per le celebrità: semplicemente, da avere, come hanno dimostrato, tra gli altri, Rachel Zoe (nella versione griffata Missoni), Gwyneth Paltrow, Naomi Watts, Gwen Stefani, Matt Damon. Bimbo o bimba che sia, insomma, il royal baby viaggerà con stile.

Prostituirsi dopo aver perso il lavoro… la crisi avanza in Italia

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Una 45enne della provincia di Rovigo si prostituiva a Vicenza dopo aver perso il lavoro a fine del 2012.

«Prostituirsi è la cosa più brutta che può capitare a una donna… Ma se vuoi mangiare». Così ha raccontato la donna la sua esperienza, affermando anche di aver scelto di svolgere l’attività lontano da casa per paura di essere riconosciuta. La palazzina era stata notata da molti abitanti della zona per gli strani movimenti. Insieme alla 45enne c’erano altre donne che come lei svolgevano quel lavoro per esigenze economiche, anche se nell’ultimo periodo nonostante i diversi annunci pubblicati in internet il lavoro era calato. La crisi era arrivata anche nel loro settore. Ora è stata avviata anche un’indagine per favoreggiamento alla prostituzione ed è stato posto sotto sequestro l’appartamento in cui sono state rinvenute confezioni vuote di preservativi e cellulari con le utenze pubblicizzate nei siti specializzati.

Il boa che terrorizza gli inquilini! Il water diventa pericoloso

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E’ caccia al boa di due metri e mezzo che è da sabato mattina è considerato scomparso dall’abitazione del proprio padrone. Il boa è fuggito da un water poco prima dell’ora di pranzo. Tra le ipotesi vi è la possibilità che si sia perso nelle fognature della città o che possa trovarsi nei condotti idraulici dello stabile e da lì l’animale potrebbe trovare una via di fuga attraverso i water di altri appartamenti. La scomparsa del boa ha seminato quindi il panico tra gli inquilini del palazzo situato alla periferia Ovest di Milano, in via Puricelli.

L’animale però non è pericoloso come più volte ha ribadito il Corpo forestale, anzi al momento si teme per la sua incolumità e soprattutto si ritiene che possa già essere morto. Il panico però non si placa da quando un uomo ha avvisato la polizia con una telefonata nella giornata di sabato: «Ho alcuni serpenti, li stavo sistemando, il boa era in una teca provvisoria. È fuggito, si è infilato in bagno, non ho fatto in tempo a bloccarlo». Partono le squadre di emergenza e insieme ai Vigili del Fuoco arriva la Forestale che controlla i documenti del proprietario, il quale risulta pienamente in regola con tutti gli adempimenti. Arrivano anche i tecnici del settore delle fognature del Comune e fanno un’ispezione, ma del boa nessuna traccia.

Arrivano anche le rassicurazioni da parte dell’erpetologo del Museo di storia naturale di Milano, Stefano Scali, che cerca di tranquillizzare gli inquilini ormai in preda al terrore puro: «ritengo improbabile che se è finito nelle fogne possa sopravvivere a lungo. Questi animali sono abituati ai climi tropicali. Sotto terra, nelle fogne, trovano cibo, ma freddo e umidità impediscono persino la digestione. Hanno bisogno di mettersi al sole, scaldarsi, cacciare. Un boa di quelle dimensioni si può spostare per brevi tratti, ma non c’è alcun motivo di allarme. Per quanto grosso, è innocuo; al massimo può mordere, ma procurando solo una ferita superficiale».Alla fine si decide di sospendere le ricerche… in caso di avvistamento o ritrovamento allora si provvederà a intervenire. La paura intanto fra gli inquilini resta e il bagno diventa per tutti un luogo inquietante.   

David Nyarwaya annega nel Trebbia, era scappato da Ruanda

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David Nyarwaya, era arrivato in Italia a 19 anni dopo essere fuggito con la famiglia dal Ruanda, insanguinato dalla guerra civile.  Figlio di un funzionario governativo, che se fosse finito nelle mani dei ribelli non sarebbe stato risparmiato, aveva trovato riparo a Crema grazie a una volontaria della città,  ma a David la morte lo attendeva nelle acque del fiume Trebbia. Faceva parte di un  gruppo di cremonesi che partecipava ad un corso di sopravvivenza e per trarre in salvo alcuni componenti è rimasto vittima della violenza del fiume.

“Il corpo – spiegano dalla sala operativa del comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Piacenza – è stato ritrovato in una zona impervia, in località Berlina sopra Bobbio. Era stato avvistato al binocolo, domenica mattina, da una squadra del soccorso alpino: era spiaggiato su un ‘raschio’ e si è riusciti a recuperarlo con una manovra complessa perché la corrente del fiume in piena è molto forte”.

 

Elisa e la sua gravidanza a forma di “pagliaccio”

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Anche i vip sono ormai contagiati dalle mode del web. La pandemia dilaga in Italia come all’estero delle future mamme che disegnano la propria pancia e si immortalano creando foto che diventano presto virali. La gravidanza si sa può allontanare i fans e quindi meglio renderli “partecipi” di ogni fase della gravidanza. In tempo di crisi, con la popolazione italiana che non può più permettersi tanti figli (ma il più delle volte i giovani non riescono neppure a pensare di poter sostenere economicamente il peso di uno solo) sono quindi i vip a mettere in evidenza la loro voglia di maternità. Dopo l’uovo disegnato sul pancione di Belen arriva il pagliaccio di Elisa sullo sfondo di una cameretta con orsetti e peluche. La cantante regala ai fan uno scatto inedito e lo posta su Facebook con un semplice commento: “Cucù”. Quel “cha” arriverà prestissimo visto che Elisa è già all’ottavo mese.

 

Muore a 10 anni dopo la prima comunione soffocata dalla mozzarella

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Arianna Nunziata aveva solo 10 anni ed è morta soffocata da un pezzo di mozzarella nel giorno della sua prima comunione. Un incidente impensabile mentre era nel giardino di casa insieme a parenti e amici a festeggiare il suo “il più bel giorno della sua vita”. La morte è avvenuta in pochi minuti, dal momento in cui Arianna ha messo in bocca la mozzarella a quando c’è stata la folle corsa in ospedale.

 

ESPLOSIONE AL CENTRO DI PRAGA. 13 feriti.

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Una forte esplosione è avvenuta nel centro di Praga, danneggiato fortemente un palazzo. Al momento i feriti accertati sono 13 ma si scava sotto le macerie alla ricerca di altre persone che potrebbero essere state coinvolte nei crolli. La causa dello scoppio non è stata ancora accertata anche se,  secondo i primi rilievi della polizi,a è probabile che sia dovuta a una fuga di gas. La deflagrazione ha fatto saltare le finestre degli edifici nel raggio di centinaia di metri, comprese quelle del vicino Teatro Nazionale.

Il biglietto di Saldanha, l’infermierà che rivelò le condizioni di Kate!

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Era depressa Jacintha Saldanha, l’infermiera suicidatasi lo scorso 10 dicembre impiccata per la vergogna di aver violato la privacy della duchessa di Cambridge dopo la finta telefonata della regina Elisabetta, ma questo non le ha impedito di puntare il dito sui veri colpevoli che l’hanno portata al gesto estremo.

Ora emerge l’ultima lettera dell’infermiera suicidatasi il 10 dicembre. Un atto d’accusa chiarissimo: “I responsabili di questo atto – scriveva Jacintha Saldanha – sono i due dj australiani. Fate pagare a loro il mutuo della mia casa”.

Il biglietto è stato ritrovato accanto al corpo ed era indirizzato ai responsabili dell’ospedale. E’ stato il “Sunday Times” a pubblicarlo. Ora verrà utilizzato nell’istruttoria sui suicidio che scagiona i responsabili del King Edwards VII dalle accuse che erano state rivolte loro in un primo momento, ovvero che la donna si fosse uccisa dopo le pesanti minacce di provvedimenti disciplinari ricevute dai suoi datori di lavoro.

La lettera di Amanda ai Kercher.

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Come mai tutti i presunti assassini sono grafomani? Scrivere è catartico e su questo non ci sono dubbi così Amanda Knox non fa eccezione e come, Restivo, scrisse anche lei una  lettera alla famiglia di Meredith Kercher. La lettera non fu mai spedita  su consiglio degli avvocati della studentessa americana. Ora si torna a parlare di questa vicenda nel  “Sun on Sunday”, che pubblica alcuni estratti del testo. Amanda aveva scritto una lettera anche per scusarsi con Patrick Lumumba, il congolese che si sarebbe poi rivelato completamente innocente, ma che era stato in un primo momento accusato dalla giovane. Anche questo testo non era mai stato spedito, sempre su consiglio dei legali. “Queste lettere – avevano consigliato gli avvocati ad Amanda – potrebbero essere considerate soltanto un escamotage”.

Ecco alcuni estratti del libro di Amanda riportati sul giornale britannico: “A volte ripenso ad alcuni miei comportamenti del passato e vorrei aver fatto diversamente. Per prima cosa, vorrei aver scritto ai Kercher. Desideravo dire loro quanto volevo bene alla loro figlia. Con quanto affetto parlava della sua famiglia. Dire loro che la sua morte era per me un grandissimo dispiacere.E poi, avrei voluto scrivere a Patrick che mi dispiaceva averlo accusato. Quel mio gesto è imperdonabile, e lui non meritava quel trattamento, ma avrei voluto dirgli che non avevo nulla contro di lui. Altri mi avevano spinto a fare il suo nome e a me dispiaceva immensamente”.

“Quelle lettere non furono mai spedite – riprende Amanda – perché Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova (i suoi due avvocati) mi dissero di non farlo. I giudici avrebbero preso questo comportamento per un escamotage”.

Ed ecco i testi delle due lettere. Ai Kercher: “Mi dispiace per la vostra perdita e mi dispiace che mi ci sia voluto così tanto tempo per dirvelo. Non sono io che ho ucciso vostra figlia. Anch’io sono una sorella e posso soltanto immaginare quanto grande sia il vostro dolore. Nel tempo, relativamente breve, in cui Meredith ha fatto parte della mia vita, lei è sempre stata gentile con me. Penso a lei ogni giorno”.

E poi, a Patrick: “Mi sento in colpa nei tuoi confronti”. “Ma mostrai quelle lettere a Carlo – continua Amanda – e lui mi disse che non era il momento giusto”.

La tassa che mette in crisi Letta! Scontro sull’Imu a poche ore dalla fiducia

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Nonostante la fiducia al governo Letta dovrebbe essere una mera formalità, ma restano ancora molti dubbi su come il neo Premier possa abolire la tassa sulla prima casa. Il Pdl con Brunetta infiamma la polemica e minaccia di negare la fiducia se l’Imu non verrà cancellata. Per il Popolo della Libertà è un punto fondamentale anche perchè gran parte della campagna elettorale di Berlusconi si è basata sulle lettere che dichiaravano la restituzione della tassa. Letta vuole sfruttare questo importante passo a suo favore e quindi trovare una formula alternativa per poter dare un segnale forte alla popolazione attraverso una sua iniziativa. Probabile quindi un accordo per una moratoria o per l’aumento delle detrazioni. Con l’Imu però entrano 4 miliardi all’anno, denaro che affluisce proprio grazie a questa patrimoniale, non è facile quindi trovare un gettito fiscale “certo” e “costante” per sostituire l’Imu. C’è grande attesa quindi per il discorso di Letta alle Camere che pronuncerà oggi alle 15.00 proprio per capire in che direzione il governo Letta si muoverà nei primi 100 giorni. Secondo una previsione fatta da Fabio Martini sulla stampa sembra proprio che una parte fondamentale del discorso di oggi verterà sulla tassa più odiata dagli italiani:

“Letta dirà chiaramente che la prima misura per farlo è rivedere l’Imu, anche se non dovrebbe dettagliare subito come questo avverrà. Partirà dalla premessa che la crisi è gravissima, che è in corso la più grave recessione della storia italiana, che sono drasticamente scesi il Pil e il reddito disponibile per le famiglie, mentre si è impennato il tasso di disoccupazione. Dalla crisi si esce con un patto tra consumatori (da tutelare più e meglio), imprese e banche. Letta annuncerà – e questo è un passaggio importante – che il nuovo governo si impegnerà a rifinanziare la Cassa integrazione in deroga, in scadenza a giugno.

Continua così il grande monopoly della politica italiana sull’Imu.

Simone Moro aggredito dagli sherpa

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L’alpinista Simone Moro, assieme ai compagni Ueli Steck e Jonathan Griffith, è stato aggredito ieri pomeriggio da un gruppo di Sherpa nel campo base n.2 dell’Everest. I tre hanno eseguito il fissaggio delle corde su una parete sul lato ovest del Lhotse prima di far ritorno al campo di partenza. Qui, un centinaio di sherpa li stavano aspettando per “punirli fisicamente” per una presunta interferenza nel loro lavoro. Alcuni alpinisti stranieri sono intervenuti impedendo allo scontro di degenerare in tragedia. Moro, il bergamasco che da anni frequenta le vette dell’Himalaya in Nepal, ha riportato ferite non gravi ma Steck deve essere trasferito a Kathmandu per problemi più seri. Nimanuru Sherpa, direttoredell’agenzia che ha organizzato la spedizione di cui fanno parte i tre, si è detto “rattristato per l’accaduto”, osservando che l’episodio “rischia di offuscare l’immagine del Nepal nel mondo”. Nel frattempo la polizia ha aperto un’inchiesta sull’accaduto.

Da dove ripartiamo: gli ultimi 7 giorni…

riassunto settimanale

Dal punto di vista politico, questa settimana è stata ricca di eventi, a partire da lunedì quando, mentre i manifestanti in piazza protestavano, Napolitano ha accettato di tornare ad assuemere il ruolo di Presidente della Repubblica. Un capo in mezzo alla baraonda che è la politca italiana, quando non si capisce più chi sta con chi, dove sono gli inciuci, i franchi tiratori girano a piede libro e… i ministri fuggono in autoambulanza per non aver a che fare con i cittadini che li hanno eletti! Insomma, dopo Berlusconi che, dimessosi dal ruolo di premier, quando ha sentito profumo di elezioni (e odore di tribunale) ha deciso di tornare in campo, dopo Monti che aveva assicurato che terminato il periodo di governo tecnico sarebbe tornato alla sua Bocconi, anche Re Giorgio non ce l’ha fatta a lasciare i palazzi del potere, nonostante avesse ripetuto all’infinito che una sua ricandidatura sarebbe stata al limite del ridicolo… Nel frattempo, con un PD allo sfascio e un’idea di governo basato sulle larghe intese, bisognava trovare la persona adatta per la leadership. Dopo un rapido giro di consultazioni, la scelta è caduta su Enrico Letta che si è trovato nella scomoda situazione di dover creare un governo ben sapendo che assicurarsi la fiducia al momento non è il compito più semplice del mondo. Eppure ce l’ha fatta (che riesca a farlo durare è un altro discorso e molto dipenderà dalla volontà di Berlusconi) e ieri ha presentato la sua lista di 21 nomi, tra i quali 7 donne, con un ministro di colore, Cecile Kyenge, che non è nato sul suolo Italiano, insomma, una dichiarazione di guerra alla Lega! Ma tutto quello che ha fatto la politica in questi anni, le vite che ha calpestato, schiacciato, dilaniato per quel giuramento troppe volte non rispettato, quello che anche oggi hanno ripetuto e che si conclude con “nell’interesse esclusivo della Nazione”, non poteva continuare a passare impunito. Così oggi, mentre il nuovo governo era intento nella sua celebrazione, all’esterno di Palazzo Chigi è avvenuta la tragedia: una sparatoria che, non potendo ferire i politici, ha colpito due carabinieri. Altri due militari in ospedale, mentre ieri un terzo, Tiziano Della Ratta, ha perso la vita in servizio. Sembra che le vite degli eroi quotidiani siano destinate a terminare senza pace: ce l’ha dimostrato Fermo Santarossa, un imprenditore che ha preferito la morte all’obbligo di licenziare i suoi dipendenti. Una tragedia consumata in silenzio, per non disturbare. Una lezione di dignità. Non solo la crisi, anche il male di vivere, la depressione, un dolore troppo grande per essere portato… Alessia Olimpo, 35 anni, non ce l’ha fatta a riprendersi, nonostante una bellissima figlia, nonostante l’amore del marito Alberto Calderoli: si è tolta la vita, portando la piccola con sè, forse per evitarle quella lotta che si chiama vita. Che è a volte dura, altre pericolosa, ma che sa essere anche il viaggio più meraviglioso che si possa intraprendere, se solo una piccola luce dentro ci aiuta ad illuminare la strada.

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C’è bisogno di leggerezza, sì, indubbiamente! Allora spazio ai programmi più amati, alle ultime indiscrezioni, al gossip che permette di guardare altrove. Quello che forse lascia un po’ di amarezza è troppo spesso fanno parlare gli scandali, si guarda al “buio” dei famosi di turno per non sentirli troppo distanti da noi o, forse, per non idealizzarli. Poi si guardano i talent, nella speranza di ritrovarsi un giorno là in mezzo, forse perchè l’attenzione mediatica fa in qualche modo sentire vivi. Fatto sta che questa settimana l’apice dell’interesse l’ha raggiunto la notizia che Miguel Bosè lascia Amici! Ebbene sì, anche gli “amici” a volte si trasformano in nemici. E infatti la lettera di Selvaggia Lucarelli indirizzataa Belen Rodriguez, che vorrebbe essere la summa della corretta maternità assume le tinte di un’anima che si rode nell’invidia: potere delle copertine patinate! E che dire poi della favola tutta italiana di Cenerentola? Una cassiera che fa battere il cuore al calciatore più corteggiato dal gossip… sì, stiamo parlando di Cavani e della sua Maria Rosaria. Miracoli del tempo che scorre: una volta il principe arrivava su un cavallo, non era sposato, non aveva figli… ora di cavalli ne ha a migliaia, tutti rinchiusi in un motore, tradisce la moglie incinta e l’apice della sua carriera la raggiunge rincorrendo il pallone assieme ad altri 21 uomini in pantaloncini corti. Lo stadio non sarà un castello ma… l’amore dona una fantasia immensa! E a proposito di immaginazione…quella umana non ha limiti, lo dimostrano le biblioteche piò originali del mondo: strutture fantasiose ed accoglienti che permettono di perdersi in mezzo a mondi altri. Perchè di una cosa siamo certi: come un ottimo libro… non c’è nulla. E se non bastano per fugare gli incubi, forse potrebbe riuscirci un piccolo amico a quattro zampe: guardare il video che segue per credere!

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK! 

Uno sguardo a… Filetto di maiale all’alloro.

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La ricetta puoi trovarla QUI!

Penelope Cruz sul set di… Nine di Rob Marshall

Penelope Cruz sul set di… Non ti muovere di Sergio Castellitto

Penelope Cruz sul set di… Tutto su mia madre di Pedro Almodovar

Gente di Alcobendas… Penelope Cruz

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Uno sguardo ad Alcobendas… il centro dell’arte

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Uno sguardo ad Alcobendas… il teatro.

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Uno sguardo ad… ALCOBENDAS, Madrid, Spagna.

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Gli albanesi che sfregiarono Lucia Annibali e una strana casualità

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Continua in ospedale l’odissea di Lucia Annibali, l’avvocato 35enne, aggredito lo scorso aprile nel suo appartamento a Pesaro, da due albanesi, probabilmente mandati dall’ex  Luca Varani. Ma mentre le condizioni della donna restano stabili, la polizia ha fermato  Altistin Precetaj, 28 anni, albanese di Scutari, che si sospetta essere uno dei due esecutori materiali del gesto che hanno sfigurato l’Annibali. L’albanese è stato localizzato dai carabinieri in un casolare di Novilara, dove aspettava che le acque si calmassero per scappare all’estero. Resta ancora ricercato l’altro albanese,
Rubin Talaban, 31 anni, suo concittadino, considerato l’uomo che ha materialmente gettato l’acido addosso alla vittima. I due albanesi sono stati incastrati dalle immagini di una telecamera di sicurezza che li ha ripresi in Via Rossi, la sera dell’agguato, a pochi passi dall’abitazione di Lucia Annibali. Precetaj, difeso dall’avv. Umberto Levi, avrebbe detto di aver incontrato casualmente Talaban, di aver preso un caffé con lui per poi andare a trascorrere la serata in un circolo dopo aver lasciato l’amico.

Talaban, e questa è la prima casualità, era stato fermato circa 3 settimane prima dell’agguato dalla polizia per un controllo: con sé aveva una bottiglia di acido e non aveva saputo spiegare perche’ se la portasse dietro. Il nervosismo gliel’aveva fatta scivolare di mano e l’acido era caduto, ferendolo, su un piede dell’agente che lo stava controllando. Fatti gli accertamenti del caso, Talaban era stato allontanato con foglio di via, ma evidentemente era rimasto in zona. Altro aspetto ‘strano’ della vicenda, e probante per i carabinieri, il tentativo di Varani di disfarsi di una Smart immatricolata nel 2004, in ottime condizioni d’uso, facendola rottamare. La city car, però, non è stata demolita, e su quella – e altre auto in uso al professionista – i carabinieri del Ris stanno effettuando rilievi perché la convinzione degli investigatori è che vi siano tracce di acido, in particolare sul blocco dell’accensione, posto tra i due sedili, che risulta corroso. Varani inoltre si sarebbe presentato una seconda volta dall’autodemolitore per richiedergli indietro i sedili con la scusa di volerli vendere su E-Bay. Gli inquirenti sono convinti che Varani fosse ossessionato dalla donna, che lo aveva lasciato a ottobre dopo aver scoperto che il compagno non aveva mai troncato la relazione con la sua fidanzata ‘storica’, da cui peraltro l’uomo aspetta un figlio. A febbraio, è emerso dalle indagini, Lucia Annibali se l’era ritrovato sul pianerottolo di casa. Entrando, aveva avvertito un forte odore di gas. Aveva così chiamato un tecnico scoprendo che alla caldaia mancava del tutto una guarnizione. Vi era stato quindi già un tentativo di uccidere la donna, la quale ha dichiarato di non aver mai voluto sporgere denuncia per non rovinare professionalmente l’uomo.

La gaffe di Marra sul ministro di colore per l’Integrazione

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Momento di imbarazzo per Donato Marra, segretario generale della presidenza della Repubblica, che  durante il giuramento del nuovo governo si è chiesto come avrebbe dovuto pronunciare il nome del ministro di colore all’Integrazione Cecile Kyenge.

“Questa come si leggerà?”, dice Marra che, come si sente nel video trasmesso dal canale del Quirinale.

L’analisi sul paese di Stefano Rodotà da Fazio a Che tempo che fa.

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“Sa l’elettorato del Pci…” Stefano Rodotà scivola su questo lapsus a “Che tempo che fa”, nel rispondere a una domanda di Fabio Fazio, poi si corregge e ammette  “Sa, l’elettorato del Pd è molto complicato”.

Ma perchè la sinistra non l’ha votato? Fazio fa la domanda che qualsiasi italiano, di destra e di sinistra, si sta chiedendo dal giorno dell’elezione del Presidente della Repubblica e Rodotà risponde con una domanda “Dovevo andare a chiedere di candidarmi? Ma io ho una storia lì dentro…” Una storia che passa dal Pci e arriva al Pds… una storia che va ben oltre alla sinistra dilaniata dalle correnti e piena di protagonismi. Una storia che si riallaccia ai veri valori di uguaglianza e di diritti delle persone. Quei diritti calpestati dalla superficialità di alcuni politici e dalla corruzione di altri, quei diritti negati  dalla maleducazione di chi per troppi anni ha trattato il parlamento come un luogo dove “bivaccare” con insulti e “condanne” sommarie verso intere fasce della popolazione.  Forse è tempo davvero di iniziare a pensare a nuovi equilibri… Rodotà pensa a Vendola.   

Assaltato il ministero dell’Interno in Libia

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Gruppi di uomini armati hanno cercato di assaltare il ministero dell’Interno a Tripoli. La tensione sale in Libia, ma “questi attacchi non ci metteranno mai in ginocchio e noi non ci arrenderemo”, ha riferito lo stesso premier, Ali Zeidan, dopo che altri gruppi di miliziani avevano tentato anche di penetrare all’interno del ministero degli Esteri.

Quanto costano agli italiani gli ex presidenti di Camera e Senato? 500 mln

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Quanto costano agli italiani gli ex presidenti di Camera e Senato? 500 milioni all’anno!

Benefit che consitono, tra l’altro, nell’assegnazione di un’auto blu, di un ufficio in pieno centro e di uno staff di personale, tutto gratuito per dieci anni. Per rinunciarci, basta dichiararlo in una lettera che, per ora, ha presentato solo Pierferdinando Casini.
La Iena Filippo Roma ha provato a chiedere spiegazioni a diversi ex presidenti della Camera, tra cui Fausto Bertinotti, Irene Pivetti, Gianfranco Fini e Renato Schifani, ma ha raccolto solo reazioni irritate.

Parla la donna incinta ferita nella sparatoria di Palazzo Chigi

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Si è trovata fianco a fianco con un attentatore. E’ ancora sconvolta Marina Stolfi, che insieme al marito, Andrea erano usciti a fare una passeggiata sotto il sole di Roma. Quando sono partiti gli spari, Marina,  incinta al quarto mese di gravidanza, stavano camminando tranquillamente con il loro figlio nel passeggino. Intanto la polizia stava transennando la piazza per l’arrivo dei ministri e a quel punto la famiglia Stolfi si è trovata accanto a Luigi Preiti che ha iniziato a sparare. Cinque,sei, sette colpi e l’universo è cambiato. Urla e sangue. Andrea, 39 anni, cerca di mettere a riparo suo figlio, portando il passeggino, dietro la guardiola, ma il bambino cade e si ferisce uno zigomo. Nulla di grave, ma è il panico. Marina, invece rimane ferita a un braccio, anche per lei tanta paura, ma non ci sono rischi. Anche Andrea alla fine si troverà una ferita superficiale sulla gamba. Alla fine la famiglia sta bene, vengono anche trasportati al Santo Spirito per gli accertamenti. Sono increduli che hanno sfiorato la tragedia restando quasi illesi.

Ma Andrea ricorda quegli attimi con precisione: «Avevamo parlato proprio ad uno dei carabinieri, che stava transennando la piazza e ci aveva detto di tornare indietro. Ho rischiato di essere al suo posto. Quell’uomo in giacca e camicia poteva colpire anche me e soprattutto la mia famiglia. La differenza è solo di qualche metro, abbiamo rischiato di essere colpiti anche noi».

Per far passare la paura ci vorrà del tempo, ma l’importante è che nessuno di loro è stato ferito gravemente.

Le emozioni del secondo tempo di Milan-Catania: 4-2!

Milan1Catania2

Le squadre tornano in campo dopo un primo tempo inaspettato tanto quanto avvincente. Milan sempre in attacco, palle gol che si sono sprecate, Catania che amplifica la difesa per impedire che la rete venga violata. Al 30′ il colpo di scena: Legrottaglie insacca alle spalle di Amelia: 0-1. I rossoneri si scatenano ulteriormente ma solo al 45′ Frison, estremo difensore siciliano all’esordio assoluto in serie A, capitola davanti ad un destro a incrociare di Flamini.

Tornano in campo gli stessi 22 del primo tempo, la determinazione rossonera è rimasta invariata così la compattezza della difesa catanese anche se è passata a 3 con Izco salito a destra. I ragazzi di Allegri cercano implacabilmente il raddoppio, due corner non postano a nulla di fatto mentre El Shaarawy, al 6′, obbliga Frison a tuffarsi a destra per respingere. L’incontro continua ad essere entusiasmante: il Milan attacca, il Catania difende salvo poi cercare il contropiede in velocità pur non facendo soffrire gli avversari. Frison, al debutto in serie A, sta giocando un’ottima partita, all’11’ respinge in corner anche Montolivo. La squadra di Maran approfitta del calo di pressione offensiva dei milanesi che iniziano ad essere un po’ affaticati: Barrientos calcia in profondità per Bergessio: pallonetto di sinistro che batte Amelia: 1-2! Allegri cerca nuove soluzioni sostituendo Nocerini con Pazzini: la formazione passa a 4-2-3-1. Al 26′ El Shaarawy spreca una palla con un pessimo tiro a lato: la squadra non sta reagendo. Balotelli viene ammonito per proteste: il cartellino gli offre la carica che stava cercando: destro violento che Frison riesce a respingere, Pazzini si avventa sulla sfera e insacca di sinistro a porta sguarnita: 2-2! Al 31′ contropiede rossonero: Montolivo in area serve El Shaarawy, Frison respinge ma Pazzini è pronto sulla ribattuta: 3-2! Doppio cartellino giallo dell’arbitro Massa: ammoniti Barrientos e Flamini a seguito di un parapiglia: i catanesi circondano l’arbitro perché il contropiede è nato da un presunto fallo di Boateng sul loro numero 28. Negli ultimi minuti di gioco la squadra di Allegri cerca di amministrare il vantaggio e il ritmo cala. Al primo minuto di recupero, Izco atterra Balotelli in area di rigore, Mario da dischetto non perdona: 4-2!

Nonostante il calo di ritmo nella fase finale, non sono mancate le emozioni in questa partita che riconsegna il terzo posto ai Milanesi.

Rodotà è pronto a mettersi al fianco di Vendola.

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“Ho partecipato a molti cantieri in questi anni e parteciperò anche a questa discussione che si sta aprendo”. Lo ha detto Stefano Rodotà a ‘Che tempo che fa?’ rispondendo alla domanda se volesse partecipare al cantiere della sinistra che vuole aprire Vendola.

Gasparri condanna Grillo per l’attentato e Veltroni prende le difese del M5S

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«Urla, aizza, minaccia, esalta al qaeda e poi qualcuno spara. Chiare le colpe.Sappiamo chi ha incoraggiato i violenti. C’è chi ha se minato violenza, sappiamo bene chi sia, prima qualcuno delira poi arriva il disperato armato. C’è chi  ha invocato bombardamenti sui palazzi della politica poi uno va lì e spara ai carabinieri. Ci sono responsabilità evidenti. Un abbraccio ai carabinieri feriti. Avrà pure sparato un pazzo ma c’è gente che evoca violenza da troppi giorni in quelle vie di Roma».  Così il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Pdl), lancia accuse dai social network.
Infine, con un tweet, polemizza con Gianfranco Rotondi, suo compagno di partito, reo di aver preso le difese di Grillo affermando: «Nessuno speculi sulla vicenda di stamane con la sparatoria nei pressi di palazzo Chigi per associare il Movimento 5 stelle alla violenza. Il clima di attacco alla politica non è figlio di Grillo, al massimo ne ha tratto legittimamente vantaggio».

Secca la replica di Gasparri: «Solidarizza con i carabinieri, non con chi non lo merita».

Il Pdl si spacca quindi sulla sparatoria di Palazzo Chigi, con un Gasparri che, purtroppo, non riesce a guardare il disagio profondo che si vive in Italia. Sarebbe fin troppo facile e strumentale accusare Grillo che, al contrario, ha sempre professato la linea pacifica di protesta. La verità è che Gasparri non vuole vedere in faccia la gravissima condizione socio-economica che attanaglia il nostro Paese e si rifugia in un’accusa sterile e infondata.

Dal blog Grillo risponde seccamente:  «Ci discostiamo da questa onda che spero finisca lì perchè il nostro MoVimento non è assolutamente violento. Piena solidarietà alle forze dell’ordine e speriamo che sia un episodio isolato e rimanga tale».
Mentre in una nota congiunta i capigruppo del M5S Roberta Lombardi e Vito Crimi dichiarano «A nome di tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle esprimiamo la nostra ferma condanna per il folle gesto di violenza perpetrato poco fa davanti a Palazzo Chigi ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà umana e civile ai tre Carabinieri in servizio ed al passante feriti. La democrazia non accetta violenza».

In soccorso di Grillo e dell’M5S arriva anche il Twitter di Walter Veltroni: «Ciò che è accaduto a Roma lo chiariranno gli inquirenti. Chiamare in causa, per il clima, il M5S è un errore grave e una strumentalizzazione». Lo scrive su twitter Walter Veltroni commentando la sparatoria davanti a palazzo Chigi.

Il tweet di Veltroni spazza via anche il “Chi semina vento raccoglie tempesta” di La Russa  «Abbiamo sempre sostenuto che la predicazione dell’odio e dell’abbattimento dell’avversario, che si manifesta anche col sistematico disturbo organizzato delle manifestazioni altrui a cui il centrodestra non si è mai accodato, può portare le persone psicologicamente predisposte all’uso criminale della violenza. Scontate le condanne anche sincere di ogni parte politica ma non basta per sentirsi tutti assolti. Ai feriti e all’Arma dei Carabinieri la mia totale vicinanza e solidarietà».

Quando riusciranno i nostri partiti a fare un “mea culpa” per la situazione in cui versa la popolazione italiana e smetteranno di ribalzarsi le colpe di partito in partito? Soprattutto quando smetteranno di trovare colpe  al M5S anche per una stella cadente?

Milan-Catania: il primo tempo che non ti aspetti! 1-1

milan-catania

Allegri ha i giorni contati, 5 per l’esattezza. Tanti quanto gli ultimi incontri, quelli neccessari per assicurarsi il terzo posto e centrare l’obbiettivo Champions. Senza il risultato, considerato anche che la Fiorentina oggi ha scavalcato i rossoneri, ci sono due possibilità: probabilmente dovrà dire addio ad una direzione con il quale non c’è mai stata una grande intesa, sempre che invece non scelgano di riconfermarlo e a quel punto spetterebbe all’allenatore decidere se restare o cedere al pressing di Roma e Napoli. Del resto è noto che a Miranello il piano B è già pronto, su volere di Berluscono: Clarence Seedorf, che ancora non ha il patentino, ma difficilmente rifiuterebbe la panchina. Per fortuna sua e della squadra, comunque, Allegri oggi ritrova in campo Balotelli e si scontra con una squadra che non ha grandi velleità pur essendo in un buon piazzamento con l’Europa League non lontana.

Le squadre scendono al Meazza di Milano sotto la pioggia, ma il campo non è in condizioni proibitive. Al 3′ arriva già un episodio da moviola: Boateng calcia al centro e Legrottaglie intercetta con un braccio molto largo. Subito dopo Balotelli guadagna una punizione che regala a sua volta un angolo. Nei primi minuti l’intensità di gioco dei rossoneri regale buone azioni, mentre il Catania deve ancora entrare completamente in partita. I ragazzi di Maran continuano a regalare punizioni agli avversari, che però non riescono a chiudere con successo. Balotelli sembra voler recuperare il tempo perso anche se non riesce ancora a finalizzare l’azione. Al 16′ interviene in scivolata su un cross basso di Boateng ma sfiora appena il pallone sottoporta mentre al minuto successivo lancia sul fondo. La squadra di casa domina la partita e ha l’ennesima occasione gol al 24′ con un cross dalla destra, Balotelli e Flamini non riescono a deviare, entrambi si lamentano per le marcature “energiche” dei difensori del Catania. Due minuti dopo Bergessio viene ammonito per essere entrato in scivolata in ritardo su Abate che esce zoppicando, rientra subito, ma le condizioni non sembrano migliorate. Colpo di scena al 30′! Nocerino falloso su Barrientos fa guadagnare un calcio di punizione per il Catania, Lodi scodella al centro e Legrottaglie di testa anticipa tutti e batte Amelia: 0-1! Subito dopo Gomez cerca il raddoppio ma trova Amelia sulla sua strada. I rossoneri passano al contrattacco, ma Boateng colpisce la traversa. La partita si scalda e si accende una mischia nell’area del Catania: conclusione di Balotelli a botta sicura respinta da un difensore, il pallone arriva a Montolivo che calcia, Frison respinge. Il Milan reagisce alla grade dopo il gol subito. Continua ad essere falloso il Catania: già tre cartellini gialli per la squadra di Maran (Bergessio, Frison, Legrottaglie), solo uno per i rossoneri (De Sciglio). I ragazzi di Allegri continuano a giocare ininterrottamente in attacco, ma senza esito. La svolta arriva al 45′: Abate calcia un cross, Boateng di petto passa a Flamini che di destro insacca alle spalle di Frison: 1-1! Un minuto di recupero e Massa manda tutti in spogliatoio.

 

Emma e il calcio a Miguel!

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Dopo tante polemiche forse emerge la verità ed è tra le più sconcertanti. L’alterco di “Amici” fra Miguel Bosé ed Emma Marrone sarebbe degenerato dietro le quinte e dalle frecciatine reciproche si sarebbe passati ai fatti: un calcio che Emma avrebbe dato a Miguel si era già parlato, ma ora emergono i particolari e quel calcio sarebbe andato a finire  proprio sul fondoschiena di Bosé. A quel punto il coach avrebbe deciso di abbandonare la trasmissione, forse sarà felice anche Maria De Filippi che ancora non gli ha perdonato l’eliminazione di Emanuele…

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