Dopo il cinema sta morendo la fiction!

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La fiction italiana è in crisi, lo dice il rapporto della Fondazione Rosselli.  Lo sappiamo tutti, lo vediamo ogni sera in tv, ma ora arrivano i dati allarmanti. Nel 2011, in Italia, si sono investiti 270 milioni – tra produzione e acquisto – e le stime del 2012 sono ancora peggiori con 255 milioni. Se pensiamo che in Francia sono stati 536 milioni e in Inghilterra 740, c’è veramente da preoccuparsi. Ma la crisi profonda del settore non si ferma qui. La produzione si è ridotta di un terzo in cinque anni e il fatturato delle imprese ha segnato un -24%. Ma il vero problema è nelle importazioni che sono aumentate del 67% e le esportazioni calate del 58%. I numeri di per se potrebbero non interessare a chi non è un “addetto ai lavori”, ma dovrebbero invece scuotere tutti gli italiani. La televisione e la fiction in particolare (certo non la proposta offerta indiscriminatamente da tutti i canali negli ultimi anni) dovrebbero essere un patrimonio culturale per tutti. Attraverso una buon prodotto televisivo si potrebbero toccare temi sociali e sensibilizzare i cittadini verso la conoscenza di altre culture. Si potrebbero veicolare  messaggi di integrazione e di dialogo tra diverse esperienze e civiltà. Invece lasciamo nell’oblio una grande possibilità di arricchimento, senza pensare neppure ai posti di lavoro che progressivamente perdiamo. L’indotto di una fiction televisiva è enorme, ma sembra che le istituzioni siano lontane in questo momento… forse pensano all’intrattenimento solo come lavaggio del cervello e non come una scelta culturale. E allora l’industria televisiva si deve far carico anche della lacuna istituzionale e lo fa con l’unico dato positivo che sembra emergere da un rapporto “disastroso”. Il dato è quello di un progressivo rientro in Italia della produzione.

Quando si capirà che il cinema e la tv sono un’industria che può veramente risollevare le sorti dell’Italia al pari della Fiat o del siderurgico e che a differenza di molte altre industrie è anche una ricchezza culturale ed ecosostenibile?  In Italia abbiamo veramente i “set a cielo aperto” e li lasciamo all’oblio.

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