Il velo squarciato… perquisizioni e arresti per la strage di Capaci

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Si squarcia il velo dell’omertà e l’ultimo pentito di Cosa nostra, Gaspare Spatuzza, parla e fa i nomi di coloro che procurarono l’esplosivo o e lo prepararono per strage di Capaci dove perse la vita Giovanni Falcone, la moglie e tre uomini della scorta. Dopo 20 anni di omertà finalmente si rompe il silenzio e si squarcia il velo che aveva sempre lasciato molti interrogativi insoluti.

La ricostruzione del pentito Spatuzza è dettagliata: “Ricordo che un mese e mezzo prima della strage di Capaci, Fifetto Cannella mi chiese di procurargli una macchina voluminosa, per recuperare delle cose. Ci recammo pertanto con l’autovettura di mio fratello nella piazza Sant’Erasmo di Palermo, dove incontrammo Peppe Barranca e Cosimo Lo Nigro, e dove avremmo dovuto incontrare Renzino Tinnirello, il quale però tardò ad arrivare. Ci recammo quindi a Porticello, ove trovammo un certo Cosimo, ed assieme a lui ci recammo su un peschereccio attraccato al molo, da dove recuperammo dei cilindri delle dimensioni di 50 centimetri per un metro legati con delle funi sulle paratie della barca. Al loro interno vi erano delle bombe”. Lungo la strada, i mafiosi trovarono anche un posto di blocco ma non furono fermati. Poi Spatuzza continua il racconto: “Una volta arrivati a casa di mia madre, in cortile Castellaccio, scaricammo i bidoni all’interno di una casa diroccata di mia zia, che si trova a fianco”. Il giorno dopo, i “cilindri” furono spostati in un magazzino di Brancaccio: “Lì cominciammo la procedura tagliando la lamiera dei cilindri con scalpello e martello ed estraendo il contenuto”. Ma quell’operazione era troppo rumorosa: “Mi resi conto che eravamo all’interno di un condominio, quel posto non era adatto al lavoro”, ricorda Spatuzza davanti ai magistrati di Caltanissetta. Così, l’esplosivo fu trasferito ancora: in un magazzino della zona industriale di Brancaccio dove aveva sede la ditta di trasporti “Val. Trans.”, lì Spatuzza lavorava come autista.

“L’esplosivo che macinavamo era solido, di colore tra giallo chiaro e panna. Lo macinavamo schiacciandolo con un mazzuolo, lo setacciavamo con lo scolapasta sino a portarlo allo stato di sabbia”. Quell’esplosivo prelevato a Porticello non bastò: “Ci recammo a prelevare altri due bidoni alla Cala, sempre legati a un peschereccio”, prosegue Spatuzza. Una parte di quella micidiale carica fu consegnata poi a Giuseppe Graviano per la strage di Capaci, una parte servì per la strage Borsellino.

Nella ricostruzione di Spatuzza vengono chiamati in causa alcuni fedelissimi di Giuseppe Graviano, il capomafia del quartiere palermitano di Brancaccio che sta dietro tutte le stragi del ’92 e del ’93. Si tratta di Giuseppe Barranca, Cristofaro Cannella, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello. Sono tutti in carcere già da tempo, con condanne pesanti per reati di mafia ed omicidio. Nei loro confronti è scattata una nuova ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip di Caltanissetta Francesco Lauricella, su richiesta del procuratore aggiunto Domenico Gozzo e dei sostituti Onelio Dodero e Stefano Luciani. Il provvedimento riguarda anche Cosimo D’Amato, il pescatore che consegnò al gruppo di sicari l’esplosivo prelevato da alcuni vecchi ordigni trovati in mare, e Salvo Madonia, uno dei reggenti della potente famiglia palermitana di Resuttana, ritenuto uno dei mandanti della strage Falcone, assieme a tutta la Cupola mafiosa. Anche D’Amato e Madonia sono già in carcere.

Sono informazioni nuove che fanno chiarezza sulla parte che non era ancora emersa nella strage di Capaci. Di quel commando nessuno aveva mai parlato perché Giuseppe Graviano, aveva ordinato la massima riservatezza soprattutto nelle operazioni di confezionamento dell’esplosivo. Furono 200 i chili di tritolo, prelevato dal mare, che furono consegnati a Giovanni Brusca che ne aveva già procurati altri 200 chili nelle cave. Per la sistemazione delle cariche Brusca si rivolse al cugino e a Pietro Rampulla. Entrambi avevano molta dimestichezza con l’esplosivo.

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1 Commento

  1. pd valdengo

     /  aprile 16, 2013

    L’ha ribloggato su .

    Rispondi

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