Cipro o Grecia… ecco il dilemma di Grillo sull’Italia!

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Le bugie delle banche nell’analisi di Beppe Grillo che prevede che l’Italia è più facile che si ritrovi presto come la Grecia, ma esclude la possibilità che si generi una situazione simile a quella cipriota.

 “La vicenda cipriota è un’ ulteriore smentita delle frottole care alle banche italiane e ai giornalisti ai loro ordini, che blaterano di ‘lotta al contante come battaglia di civilta. E’ tutto falso: nessun altro mezzo di pagamento offre pari protezione e uguale garanzia di disponibilità. L’esito della crisi cipriota ha confermato la volontà di salvaguardia dei depositi bancari fino a 100.000 euro, ritenuta in qualche modo la soglia sotto cui si colloca il piccolo risparmio. Fra l’altro anche per le obbligazioni Alitalia operò in qualche modo tale limite. Appare però quantitativamente arduo, per non dire impossibile, garantire una tale protezione in caso di default dell’Italia: i risparmiatori italiani sono troppi.Una fine come la Grecia non è certo prossima, ma a medio termine non si può escludere. Di fatto non la escludono i mercati finanziari. Cosa significa infatti – si legge sul sito – uno spread di 300-350 punti ovvero un rendimento dei titoli di stato italiani superiore del 3-3,5% a quelli tedeschi? In qualche modo significa attribuire anche più del 3% di probabilità all’insolvenza dello Stato italiano.” E’ quanto si legge sul blog di Grillo.

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2 commenti

  1. NicotraDomenico

     /  aprile 7, 2013

    http://rapportoaureo.wordpress.com/2012/03/13/euro-arriva-la-conferma-dellue-ci-hanno-sempre-truffato/
    Euro, arriva la conferma dell’UE: ci hanno sempre truffato. 13 martedì mar 2012. Pubblicato da aurita1 in Banche, Daneistocrazia, Governo, Monti, Politica, Signoraggio, Usura
    Tag articolo 117, auriti, banca centrale europea, bce, bcn, borghezio, draghi, euro, Europea, eurosistema, interrogazione, maastricht, mario borghezio, monti, Scurria, Signoraggio, stati membri, trattato, truffa, Unione, usura di Francesco Filini
    Finalmente arriva la risposta all’interrogazione presentata dall’Europarlamentare Marco Scurria sulla natura giuridica dell’€uro, e finalmente arriva la conferma: ci stanno truffando. Ci hanno sempre truffati. Ma andiamo per ordine. Marco Scurria aveva chiesto chiarimenti sulla risposta data dalla commissione europea alla prima interrogazione sulla proprietà giuridica dell’euro presentata dall’On. Mario Borghezio, nella quale si affermava che nella fase dell’emissione le banconote appartengono all’Eurosistema, mentre nella fase della circolazione appartengono al titolare del conto sulle quali vengono addebitate. Attenzione perchè le parole negli atti ufficiali e nel linguaggio tecno-eurocratico vanno soppesate per bene. Quindi il commissario Olli Rehn rispondeva a Borghezio che la proprietà delle banconote cartacee (dove troviamo ben impressa in ogni lingua dell’Unione la sigla della Banca Centrale Europea) è dell’EUROSISTEMA. Ma cos’è quest’Eurosistema?
    “L’Eurosistema è composto dalla BCE e dalle BCN dei paesi che hanno introdotto la moneta unica. L’Eurosistema e il SEBC coesisteranno fintanto che vi saranno Stati membri dell’UE non appartenenti all’area dell’euro.” Questa è la definizione che si legge sul sito ufficiale della BCE. Quindi le Banche centrali nazionali stampano le banconote e si appropriano del loro valore nominale (ad Es. se stampare un biglietto da 100 ha un costo fisico per chi lo conia di 0,20 centesimi – valore intrinseco – le BCN si appropriano anche del valore riportato sul biglietto stampato). E l’On Scurria chiedeva quali fossero le basi giuridiche su cui poggiava l’affermazione del Commissario Olli Rehn: Interrogazione con richiesta di risposta scritta E-000302/2012 alla Commissione Articolo 117 del regolamento Marco Scurria (PPE) Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro
    In risposta ad un’interrogazione scritta sul medesimo tema presentata dall’on. Borghezio fornita il 16 giugno 2011, la Commissione informa il collega che “al momento dell’emissione, le banconote in euro appartengono all’Eurosistema e che, una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono addebitate in conseguenza”. Può la Commissione chiarire quale sia la base giuridica su cui si basa questa affermazione?
    Nei tempi stabiliti dal Parlamento Europeo arriva la risposta: IT E-000302/2012 Risposta di Olli Rehn a nome della Commissione (12.3.2012)
    L’articolo 128 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea costituisce la base giuridica per la disciplina dell’emissione di banconote e monete in euro da parte dell’Eurosistema (costituito dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali). La proprietà delle banconote e delle monete in euro dopo l’emissione da parte dell’Eurosistema è disciplinata dalla legislazione nazionale vigente al momento del trasferimento delle banconote e monete al nuovo proprietario, ossia al momento dell’addebito del conto corrente bancario o dello scambio delle banconote o monete. Olli Rehn non fa altro che ribadire che dopo l’emissione, ossia dopo la creazione fisica delle banconote o più verosimilmente dell’apparizione in video delle cifre sui terminali dell’Eurosistema (totalmente a costo zero, se si esclude l’energia elettrica che mantiene accesi i computers…) la proprietà dei valori nominali appartiene al nuovo proprietario, ovvero a chi ha accettato l’addebito, a chi ha accettato di indebitarsi. Non solo. Olli Rehn, per giustificare l’affermazione secondo la quale rispondeva a Borghezio che l’Euro appartiene nella fase dell’emissione all’Eurosistema, cita l’articolo 128 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, dove nel comma 1 si legge:
    La Banca centrale europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca centrale europea e le banche centrali nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione.

    E’ chiarissimo. Non c’è scritto da nessuna parte che la proprietà giuridica dell’euro emesso appartiene alla BCE o alle BCN. C’è soltanto scritto che la BCE può autorizzare l’emissione di euro a se stessa e alle BCN, dovendo controllare l’inflazione nella zona euro, così come stabilito dal Trattato di Maastricht. Ribadisce che solo l’Eurosistema può stampare le banconote o creare elettronicamente i valori nominali. Ma nessun riferimento giuridico, nessun trattato, nessuna legge, nessuna deliberazione, niente di niente ci dice che l’Eurosistema ha la facoltà di addebitare la moneta. E’ evidente che si appropria di questo grande ed esclusivo privilegio. Ciò che diceva il prof. Giacinto Auriti trova finalmente conferma in un atto ufficiale della Commissione Europea: le Banche Centrali si appropriano del valore della moneta perchè emettono solo addebitando, prestando, e il prestare è una qualità esclusiva del proprietario. Auriti chiamava questo meccanismo la truffa del signoraggio, parola sulla quale oggi si fa volutamente grande confusione, essendo per la massa direttamente associabile alla farfallina di Sara Tommasi e a qualche improbabile personaggio del mondo della politica che fa avanspettacolo che le si accompagna.
    Non a caso l’indomito professore dell’Università di Teramo aveva denunciato la Banca d’Italia (organismo privato in mano per il 94% a banche commerciali e fondazioni bancarie) per truffa, associazione a delinquere, usura, falso in bilancio e istigazione al suicidio (grave piaga dei tempi nostri). Infatti la moneta, essendo il mezzo di scambio con il quale i cittadini riescono ad interagire tra loro dando vita al mercato, ovvero riuscendo a scambiarsi reciprocamente beni e servizi prodotti grazie al loro lavoro, deve appartenere esclusivamente a chi lavora, ovvero al popolo. Chi si appropria indebitamente del valore della moneta non fa altro che sfruttare il lavoro del popolo, lucrare sulle fatiche e sulla produzione altrui chiedendo che gli vengano pagati gli interessi sul prestito erogato. Questa è la gigantesca distorsione del nostro tempo, questa è la Grande Usura. E sotto il giogo di questa malefica piaga, sono finiti tutti i popoli d’europa che oggi pagano sulla propria pelle una crisi sistemica e indotta, figlia di un paradigma che dal 1694 (anno di costituzione della prima Banca Centrale, la Bank of England) si è imposto sulla vita dell’uomo. Il meccanismo dell’indebitamento degli Stati da parte di organismi privati quali sono le Banche Centrali Nazionali è presente quasi ovunque. La Federal Reserve conia negli USA il dollaro, la Bank of England conia nel Regno Unito la Sterlina, la BCE conia l’Euro. Ma per quanto ci riguarda, esiste un’abissale differenza, che rende il sistema ancora più perverso: gli Stati dell’Unione non possono ricevere il credito direttamente dalla BCE (cosa che invece accade in modo diretto e subordinato negli altri paesi, ed Es. negli USA dove il Congresso ordina di stampare e la FED esegue) ma devono finanziarsi sul mercato, la parolina magica con cui ci prendono per i fondelli. In poche parole funziona così: la BCE crea denaro a suo piacimento, lo da in prestito alle banche commerciali (Draghi ha recentemente creato circa 1000 miliardi di euro prestandoli all’1%) e queste possono decidere se acquistare o meno i cosiddetti BOND, i titoli del debito (con tassi che vanno dal 5 al 7%). Non è possibile, quindi, per i paesi della UE attuare una propria politica monetaria, pur volendo accettare il meccanismo dell’indebitamento pubblico. Tutto è nelle mani della Grande Usura. I signori della Goldman Sachs, banca d’affari targata USA, siedono ai vertici delle grandi istituzioni bancarie, Mario Draghi ne è l’emblema. Ora hanno deciso di gestire direttamente anche le Istituzioni politiche, Mario Monti e Papademos sono i primi alfieri al servizio della Goldman. La politica è messa sempre più all’angolo, ostaggio del sistema finanziario che controlla partiti, sindacati e mondo dell’informazione. L’unica soluzione che abbiamo è quella di informare il più possibile. Questi meccanismi perversi devono essere conosciuti da tutti, nonostante il boicottaggio del sistema dell’informazione del regime usurocratico. Lo sforzo deve essere titanico, la volontà e la determinazione non devono piegarsi di fronte a niente. A tutti noi un in bocca al lupo.
    http://rapportoaureo.wordpress.com/2011/11/28/debito-pubblico-la-banca-del-north-dakota-e-differente/
    Debito pubblico? La Banca del North Dakota è differente. 28 lunedì nov 2011. Pubblicato da aurita1 in Daneistocraziadi Francesco Filini
    Ebbene sì, mentre la crisi planetaria mette in ginocchio l’economia degli stati sovrani ‘rei’ di aver contratto nel corso degli anni debiti pubblici da capogiro (se si sommassero i debiti pubblici delle sole nazioni occidentali dell’emisfero boreale del globo potremmo utilizzare a pieno titolo la parola “fantastigliardi”) con le rispettive banche centrali (delle società anonime a proprietà privata che hanno usurpato la sovranità monetaria dei popoli arrogandosi la facoltà di emettere moneta semplicemente stampandola come fessoero una tipografia), c’è uno Stato che non ha debito pubblico, anzi ha un attivo di oltre 300 milioni di dollari e ha una disoccupazione a livelli strutturali: il 3,3%. Qual’è il segreto del North Dakota? Semplicemente l’aver mandato a quel paese la Federal Reserve, la banca americana che emette e presta il dollaro a tutti gli Stati Uniti con eccezione del virtuoso stato di cui sopra. Nella prima parte del secolo scorso infatti, i lungimiranti contadini del North Dakota si rifiutarono di aderire al Federal Reserve System decidendo di non prendere un centesimo in prestito dalla FED e di non corrispondere quindi nessun tasso d’interesse alla banca emittente. Decisero di creare una loro Banca, la Bank of North Dakota http://banknd.nd.gov/ , una banca pubblica che opera il sistema della riserva frazionaria a fin di bene: attraverso i depositi (in dollari) dei cittadini la BND garantisce l’accesso al credito alle imprese e alle famiglie con tassi d’interesse e di sconto a condizioni agevolate (per i finanziamenti nell’economia agricola si arriva all’1% dell’ammontare del capitale preso in prestito!), gli interessi corrisposti non vanno a finire nelle tasche di pochi privati speculatori, ma tornano ai cittadini in quanto la BND è una Banca Pubblica e come tale può accreditare i dividendi allo Stato finanziando opere e servizi pubblici. Un miracolo? Assolutamente no, una cosa talmente semplice e logica che ogni Stato Sovrano potrebbe fare da un giorno all’altro. Facciamo un esempio. Immaginiamo di vivere in un Paese governato da politici eletti direttamente dal popolo. facciamo finta – per assurdo, s’intende! – che questi abbiano deciso di far politica non per difendere i propri interessi o quelli delle lobbies che li sostengono e li finanziano, ma per far progredire, crescere e sviluppare la propria terra e il proprio popolo. Continuiamo nel nostro immenso sforzo di fantasia e arriviamo a ipotizzare che la cultura dominante di un popolo non sia quella del favoritismo, del consociativismo, dell’interesse collettivo piegato all’interesse del singolo attraverso manovre tatticistiche fine a se stesse, ma solo e soltanto quella del merito e dell’interesse nazionale. Arriviamo a rasentare la bestemmia immaginando che questi governanti che vogliono fare l’interesse del popolo decidano di creare una Banca Nazionale, che i cittadini decidano di spostare le loro ricchezze presso questa Banca, consapevoli del fatto che le spese che pagano (frutto del loro sudore) ritornano nelle loro tasche. Cosa succederebbe? Succederebbe che le banche commerciali fallirebbero e i loro proprietari (conosciamo i nomi degli amministratori delegati, dei consiglieri d’amminisatrazionem dei direttori generali ma NON CONOSCIAMO I VERI PROPRIETARI, ovvero coloro che ogni anno incassano i dividendi) sarebbero costretti a guadagnarsi da vivere non sulla produzione di lavoro altrui come fanno i pidocchi, ma con il proprio sudore. Ma nel nostro Paese l’unico sudore che ci e’ rimasto (comincia anche a mancare il lavoro) è quello che ci ritroviamo al risveglio dopo aver fatto certi bei sogni…

    http://www.ilgiornale.it/news/north-dakota-miracolo-fatto-casa.html North Dakota, il miracolo fatto in casa. Marcello Foa – Mar, 09/11/2010 – 02:11
    Qual è lo Stato che può vantare una disoccupazione al 4,4%? E aumenti del Pil a due cifre con incrementi dei redditi delle persone fisiche pari al 23% tra il 2006 e il 2009? Uno pensa: non può essere che la Cina. Sbagliato. Anche nell’ansimante America c’è chi va alla grande. L’autore di questo miracolo è il North Dakota, ovvero uno dei piccoli e in apparenza marginali tra i 50 che compongono la federazione statunitense. La sua fortuna? Aver dato retta, tra il 1915 e il 1920, alla Nonpartisan League, un movimento locale che l’establishment tentò di fermare bollandolo come populista, ma che in realtà era lungimirante. Quel movimento indipendente propose agli elettori del North Dakota di non aderire al Federal Reserve System ovvero al circuito finanziario imperniato sulla Fed, la Banca centrale americana. Pensavano, i contadini dello Stato, che non ci si potesse fidare dei banchieri di Wall Street e che fosse più saggio avvalersi di un Istituto indipendente. Il tempo ha dato loro ragione. Il successo del North Dakota è tutto qui: pur usando il dollaro come valuta di scambio, oggi è l’unico Stato americano che non dipende dalla Federal Reserve. A garantire le sue riserve sono i cittadini, i quali, in caso di dissesti finanziari non potrebbero avvalersi dell’assicurazione federale sui depositi. Lo Stato corre un rischio, ma ipotetico: in oltre 90 anni di vita l’istituto non è mai stato in difficoltà ed è passato indenne attraverso ogni crisi. Per legge lo Stato e tutti gli enti pubblici devono versare i fondi nelle casse della Banca centrale del North Dakota, che li usa non per ottenere utili mirabolanti, né per oliare indebitamente le banche private, ma per aiutare la crescita dello Stato. Di fatto agisce come un’agenzia di sviluppo economico e dunque sostiene progetti d’investimento, concede finanziamenti a tassi molto bassi, nonché un numero impressionante di prestiti agli studenti a condizioni eque. Sarà per la mentalità contadina di quella gente o per le virtù civiche sia degli amministratori della banca che dei cittadini, ma il tasso di spreco e di inefficienza è bassissimo. Per dirla in altri termini: quegli investimenti non sono sprecati in progetti insensati o improduttivi, dunque non producono carrozzoni parapubblici con interessi e prospettive clientelari, ma producono ricchezza nel territorio e dunque nuovo gettito fiscale, nuovi fondi per la banca; insomma, generano un ciclo virtuoso. Sembra l’uovo di Colombo, ma altro non è che il trionfo del buon senso. In ultima analisi lo scopo della banca centrale di un Paese dovrebbe essere quello di agevolare uno sviluppo economico armonioso e senza squilibri finanziari o inflazionistici. La Bank of North Dakota ci riesce a tal punto da chiudere ogni anno in utile (nel 2009 per 58 milioni di dollari), denaro che torna ai legittimi proprietari ovvero ai contribuenti. Il sistema funziona così bene che diversi Stati americani vogliono imitarlo. E mica solo staterelli, anche colossi come California, Ohio, Florida, stufi di un meccanismo che negli ultimi trent’anni ha creato una ricchezza illusoria. La Federal Reserve, infatti, non appartiene ai cittadini americani, ma alle banche, che pertanto sono i suoi azionisti di riferimento, così come, peraltro, avviene per la Banca d’Italia. Il liberista Ron Paul da anni sostiene, inascoltato, che una Banca centrale non è nemmeno contemplata dalla Costituzione americana e che di fatto tradisce lo spirito dei fondatori degli Stati Uniti d’America. Furono gli ambienti di Wall Street, nel 1914, a indurre il presidente Wilson a creare la Fed, la quale, però, nel corso dei decenni ha assunto compiti e generato dinamiche devianti, sottraendo al popolo la sovranità finanziaria. Contrariamente alla Fed, la North Dakota Bank non ha bisogno di considerare interventi straordinari a sostegno di un’economia asfittica, né di comprare i Buoni del Tesoro invenduti, per la semplice ragione che lo Stato non ha debiti ed è addirittura in surplus. La North Dakota Bank non ha seguito la moda dei subprime, né della cartolarizzazione dei debiti, né delle altre diavolerie finanziarie escogitate negli ultimi anni dai dissennati e avidissimi manager delle grandi banche d’affari. Ha continuato ad essere una banca centrale al servizio della comunità, capace di mettere a disposizione dei privati le risorse necessarie per avviare imprese che poi non vivono di sussidi, ma secondo le regole di mercato. È la rivincita di un’America semplice e vincente, ma di cui nessuno parla mai.
    http://accademiadellaliberta.blogspot.it/2013/03/cartello-assicurativo-scatta-il-diritto.html martedì 5 marzo 2013
    Cartello assicurativo, scatta il diritto al risarcimento per il premio maggiorato
    L’assicurato può ottenere il risarcimento del danno patito a causa dell’incremento dei premi dovuto ad un “cartello” messo in piedi dalle compagnie assicuratrici, accertato e sanzionato dall’Antitrust. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 5327/2013, accogliendo il ricorso di un cliente e cassando la sentenza della Corte di appello di Napoli che ora dovrà nuovamente decidere sulla vicenda in diversa composizione. Secondo la Cassazione, infatti, gli atti del procedimento dall’Autorità per la tutela della concorrenza costituiscono “prova privilegiata” a favore del consumatore. Non solo, “L’assicurato ha il diritto di avvalersi della presunzione che il premio corrisposto sia stato superiore al dovuto per effetto del comportamento collusivo della compagnia assicuratrice convenuta, in misura corrispondente all’aumento dei premi rispetto alla media europea”. …….. http://www.diritto24.ilsole24ore.com/guidaAlDiritto/civile/responsabilita/sentenzeDelGiorno/2013/03/cartello-assicurativo-scatta-il-diritto-al-risarcimento-per-il-premio-maggiorato.html Pubblicato da Giuseppe Turrisi a 12:00

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