Grasso per il web… ma è solo apparenza, poi c’è la “casta” in Parlamento!

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Il web e’ per il neo presidente del Senato Pietro Grasso ”uno strumento indispensabile. Ho sfruttato anch’io Internet per la condivisione dei commenti dei cittadini su una proposta di legge, la mia prima presentata subito, il primo giorno da senatore. Mi sono adeguato a questo metodo. Non ho alcuna difficolta’ ad aprirmi al confronto, purche’ poi le decisioni vengano prese non certo via Internet ma in Parlamento”. Non si tratta di adeguarsi, ma di ascoltare il parere dei cittadini e trasformare i loro desideri in legge, che non resti sterile, ma che sia applicata! Adeguarsi per Grasso significa solo fare una promozione personale attraverso il web? Far finta di innovare e non cambiare nulla? Restare nella “casta” senza voler capire che ascoltare i bisogni è l’unico modo per far riavviare il motore all’Italia… Grasso pensa di fare lo “pseudo-moderno” lasciando poi le cose come stanno?

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4 commenti

  1. “Non si tratta di adeguarsi, ma di ascoltare il parere dei cittadini e trasformare i loro desideri in legge”.
    Temo che la democrazia rappresentativa, in Italia come nella quasi totalità delle democrazie degne di questo nome, funzioni in maniera diversa da quello che auspichi tu. Il parlamentare non ha tanto il diritto quanto piuttosto il dovere di operare in piena autonomia, senza vincolo di mandato (art. 67 della Costituzione). Non può dunque fungere da mera cinghia di trasmissione fra la totalità dei cittadini e la definizione delle leggi loro rivolte. Non si elegge, del resto, un parlamento per commissariarlo subito dopo, dandone il potere – che gli compete secondo la Costituzione – ad un’entità (la Rete) priva di soggettività giuridica e i cui pronunciamenti non sono regolati da alcun dispositivo istituzionale che si faccia garante della loro qualità democratica. Per modificare il quadro vigente, occorre mettere mano alla Costituzione, essendo però forti di una maggioranza qualificata che sfugge alle possibilità del M5S. Fino ad allora, la promozione di questa sorta di “Stato parallelo”, che funziona secondo regole stabilite da una sola parte politica (il M5S), dovrebbe essere considerata, a tutti gli effetti, attività eversiva e dovrebbe perciò essere perseguita penalmente.

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    • Nessuno obbliga Grasso ad accettare ciò che dicono i cittadini, ma è lui stesso che, prima, si dichiara a favore del network e subito dopo lo nega, affermando che i poteri sono del parlamento. Ciò che ha dato fastidio nel discorso della persona è questo odore di ipocrisia…
      C’è da dire che, nella quasi totalità delle democrazie degne di questo nome, quando s’indice un referendum il risultato, che rappresenta il volere del popolo, quello stesso popolo che ha seguito una campagna elettorale ed ha dimostrato fiducia ad un partito assegnando il proprio voto, viene preso in considerazione da chi governa. Nella maggior parte delle democrazie non si assiste a scene patetiche come quelle a cui siamo abituati noi italiani, con parlamentari che passano dal governo al carcere il giorno stesso in cui perdono l’immunità. Dopo questa parentesi sul termine democrazia, non si tratta di obbedire ciecamente a tutto quello che viene richiesto in rete, si tratta di aprire gli occhi su una realtà contingente: i risultati alle urne hanno dato un segnale forte che tutt’ora sembra non essere stato percepito visto che non ci sono stati cambiamenti di sorta (non che potessero cambiare lo stato, ma si ha la netta impressione che tutti i gruppi siano continuando per la loro strada). Si tratta di sentire persone che hanno avversato una riforma del disegno di legge qualche mese fa ora affermare che una delle loro priorità è proprio la riforma elettorale. (Sto facendo un discorso generalizzato, come il Suo nel commento). La maggior parte delle persone che si esprimono via web sono cittadini che percepiscono la necessità di sentire su di sè l’onore e l’onere di essere italiani e una democrazia (dal greco: governo del popolo), un governo che parla del “bene del Paese” ha il dovere quanto meno morale di impegnarsi a ridare dignità al popolo italiano (che da parte sua gode del diritto di espressione ed ha a sua volta il dovere di impegnarsi per il bene comune). C’è solo una domanda che mi pongo al momento: perchè in Italia web = M5S? Mi risulta che anche il PD abbia il suo sito e moltti altri politici si esprimano via social network. Non siamo forse noi italiani ad assegnare troppe etichette?

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      • Chiunque può avere un sito, chiunque infatti lo ha e, nel caso dei partiti politici, è un bene che sia così. Tutte le iniziative che possono portare a una maggiore visibilità del processo democratico sono da salutare con favore. Dopodiché le istituzioni rimangono e non possono essere destituite delle loro prerogative. Non c’è alcuna contraddizione e alcune ipocrisia in quello che dice Grasso. L’acquisizione e la conoscenza del punto di vista altrui – attività alla quale Grasso dichiara di dedicarsi anche attraverso il web – è un momento, cui segue un momento diverso, successivo, distinto: quello dell’attività parlamentare vera e propria, nella quale Grasso non si limita a riversare il contenuto di quanto appreso in rete ma lo elabora in una sintesi originale che rappresenta il motivo stesso per cui si trova lì. Ribalto allora il problema: non dovremmo forse considerare con più attenzione la proposta democratica del Movimento Cinque Stelle, quantomeno rifiutando l’assunto implicito che la anima e cioè “rete=giusto”? Non credi che l’idea della rete come luogo trasparente, sulla quale Grillo costruisce tutta la sua comunicaizone, sia un po’ ingenua e – in fondo – falsa? Se vogliamo aprire un dibattito sul contributo che la Rete può dare alla democrazia, mi va benissimo. Però bisogna essere disposti a mettere da parte alcuni “totem” di cui mi pare che i cosiddetti “grillini” tendano a fidarsi un po’ troppo ciecamente. La rete, detto altrimenti, non è un luogo in cui tutti sono uguali (anche lì c’è chi conta di più) e non è soprattutto un luogo che possa ritenersi sganciato da logiche di potere.

      • Dipende quanto la rielaborazione tende a snaturare le informazioni ricavate solo per andare incontro ad un sistema arcaico che ha portato l’Italia non sul bordo, ma a precipitare. Possiamo aprire un dibattito sul web, iniziando dal fatto che continua a riproporre Grillo e dalle sue parole traspare la sua convinzione che in questo blog si “veneri” Grillo senza aver controllato se ci siano delle opinioni in merito al suo movimento (o a qualunque altro partito, del resto). Il problema del web è che le persone, purtroppo, leggono un unico contributo e si sentono in dovere/diritto di catalogare chi l’ha scritto. In effetti il problema non è neanche la rete, è che la gente legge una cosa e si convince di possedere la verità senza prendersi il disturbo di guardare oltre. Forse i grillini possono aver avuto una guida, di sicuro non tutti gli si sono affidati ciecamente (e la nomina di Grasso lo dimostra), forse si dovrebbe dare più fiducia alle persone. Il web è un mezzo per conoscere una realtà che può non essere la nostra ma che, esistendo sul suolo italiano, richiede comunque la nostra attenzione. Quello che la rete, nel caso, può offrire, è quindi la possibilità di ascoltare voci che non giungono ai luoghi del potere.

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