Terremoto del Pollino; una storia che ritorna

Il Pollino è zona dichiaratamente sismica. Sono due anni  che l’area è esposta a un continuo sciame sismico e   il 25 ottobre c’è stato un evento di magnitudo 5 gradi della scala Richter che ha provocato numerose lesioni  agli  edifici, aumentandone la vulnerabilità. Ma la cosa più grave è lo stato d’animo degli abitanti. ormai profondamente segnato da queste scosse che sembrano non finire a dalla paura che possa arrivare un sisma più severo, analogamente a quello che successe nell’Aquilano nel 2009. Molte scuole sono state chiuse per diversi giorni e tante famiglie, mentre cercano di condurre una vita normale di giorno, abbandonano poi le abitazioni durante la notte e vanno a dormire in auto. Col sopraggiungere della stagione fredda, il Dipartimento della Protezione Civile invierà dei moduli abitativi, perchè in quella zona gli inverni sono rigidi.

Intanto si apprende che giovedì 9 novembre ci sarà un incontro a Roma fra una delegazione di Sindaci delle aree interessate e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà. I sindaci chiedono la “Dichiarazione dello Stato di Emergenza” che, a parere di molti esperti, compreso Franco Gabrielli Capo del Dipartimento della Protezione Civile, non dovrebbe essere necessaria stante il fatto che attualmente i danni sono lievi.

Premesso che la “Dichiarazione dello Stato di Emergenza”, significa soldi, soldi da dare ai comuni interessati per la messa in sicurezza degli edifici, in mancanza di un evento grave, tale attività si identifica come “Attività di prevenzione dai rischi”, da effettuarsi nella normale gestione della cosa pubblica e non con interventi straordinari. Ma sicuramente  tutto ciò che è prevenzione non è mai stato fatto – a parte gli interventi statali dopo il sisma del 1998 – e nonostante in Basilicata siano stati effettuati, fra gli anni 1997 – 2000 tutti gli studi di vulnerabilità sul patrimonio pubblico e privato che avrebbero consentito, già da tempo, la messa in sicurezza o quantomeno il miglioramento degli edifici esposti al rischio. Perché Regioni ed Enti locali affrontano questi problemi solo quando il rischio o il danno sono già palesi  o rischiano di diventare tali e invece di mettere gradualmente in campo risorse proprie corrono a chiederle allo Stato Centrale?

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